Charlot

RSI - Radiotelevisione svizzera

Versatile, curioso e con l’ambizione di regalare qualche sorriso con una pensosa leggerezza. Charlot da Charlie Chaplin prende il nome ma vorrebbe rifletterne anche lo spirito, per diventare un programma che guarda al mondo dello spettacolo come da una scala a chiocciola: con una prospettiva a 360 gradi ma anche qualcuno in più. Perché passare e ripassare da un certo luogo - fisico o mentale - affrontare tematiche e problematiche vicine da punti di vista differenti, alla fine ci regala piccole illuminazioni, impreziosite da accostamenti inediti. Charlot si occuperà di cinema, di teatro, di opera lirica, di serie TV, di musical o di stand-up comedy... Facendoli dialogare tra loro a volte. Altre sfruttando quello che i linguaggi più moderni insegnano a quelli tradizionali. Due ore settimanali per scoprire, riflettere, interrogarsi sul mondo dello spettacolo e le sue prospettive.

  1. 1d ago

    ​La matita incantata dello Studio Ghibli

    Nelle piazze e nei cortei del Sessantotto gli studenti invocavano “la fantasia al potere”. A tradurre quello slogan in realtà è stata forse più di ogni altra l’animazione giapponese, e nessuno lo racconta meglio dello Studio Ghibli. Fondato nel 1985 da Isao Takahata e Hayao Miyazaki insieme al produttore Toshio Suzuki, prende il nome da un vento caldo e secco che soffia dal Sahara verso il Mediterraneo. E il vento, da “Nausicaä della Valle del vento” a “Si alza il vento”, attraversa da sempre il cinema di Miyazaki. Da una parte Takahata, considerato un maestro del realismo storico e sociale con il suo capolavoro La tomba delle lucciole, dall’altra Miyazaki, poeta del fantastico e del sogno. Due sguardi complementari, uniti da un’amicizia nata alla Toei Animation negli anni Sessanta e dalla stessa fiducia nella capacità del disegno animato di raccontare il mondo. Di Miyazaki aveva colto il talento e l’originalità anche Akira Kurosawa, il regista di Rashōmon e I sette samurai, che disse: “Talvolta lo paragonano a me. Mi dispiace per lui perché lo abbassano di livello”. In una celebre intervista televisiva del 1993 Kurosawa confessò di aver amato “Il mio vicino Totoro”, e in particolare il Gattobus. Dal viaggio di documentazione sulle Alpi svizzere per la serie “Heidi”, nel 1973, fino alla nascita dello Studio Ghibli, ripercorreremo il cammino condiviso dai due maestri e alcuni dei capolavori che hanno segnato la storia dell’animazione mondiale. In equilibrio tra realismo e fantasia, natura e spiriti, musica e memoria. Voleremo sulle ali della fantasia, per scoprire come da un foglio di carta e una matita prenda vita la magia di un intero universo. Ospiti di Charlot, Andrea Fontana, saggista, critico cinematografico, sceneggiatore e autore di fumetti, tra i massimi esperti italiani di animazione giapponese, coautore con Enrico Azzano di Studio Ghibli. L’animazione utopica e meravigliosa di Miyazaki e Takahata (Bietti, 2024). E Luigi Paolo Zeni, yamatologo e curatore d’arte al Museo Rietberg di Zurigo, che con Christian Esposito ha firmato a Lugano la mostra Buon compleanno Heidi! 50 anni della serie animata.

    ​La matita incantata dello Studio Ghibli
  2. Sep 12

    ​​Nolan, Ulisse e l’impossibilità del ritorno a casa​ ​ 

    Il regista rilegge il mito omerico in un’opera spettacolare che interroga memoria, colpa e perdita di un mondo distrutto per sempre. È stato l’Evento cinematografico dell’estate – qualcuno direbbe dell’anno – al centro di un vortice di polemiche che per mesi ha preceduto l’uscita nelle sale cinematografiche (poco più di un migliaio nel mondo, per garantire la spettacolare versione IMAX voluta da Nolan). Prima l’Elena di Troia interpretata da un’attrice nera. Poi le accuse di woke da una parte e di appropriazione culturale “Born in the U.S.A.” dall’altra. E ancora: un cast superstellare, ma il meno mediterraneo della storia del cinema, e la presunta credibilità dell’ex soldato Ryan – alias Matt Demon – nelle vesti del tormentato Ulisse dal multiforme ingegno che, reduce da decenni di mare aperto, tenta ancora di tornare alla sua Itaca. Un dibattito che, con l’arrivo del film, è esploso definitivamente, rimbalzando per settimane sui giornali, in quella che chiamiamo l’estate più torrida di sempre (e che, con ogni probabilità, sarà solo la nuova normalità).   Noi “Odissey”, il nuovo film di Cristopher Nolan, l’abbiamo visto. E, forti dell’idea che “tradurre” e “trasporre” è sempre, inevitabilmente, anche “tradire” (del resto, le tre parole condividono la stessa radice etimologica) e che quindi un eccessivo accanimento filologico sugli scarti rispetto all’originale testo omerico finisca per diventare sterile, poniamo quella che ci sembra l’unica domanda davvero cruciale: fermo restando che questa non è L’Odissea, ma una Odissea, siamo di fronte a un’operazione cinematografica che ci consegna qualcosa di significativo? Un’opera “che palesa ancora una volta, con forza e intensità, la vita di una storia – quella dell’Odisseo – che continua a circolare nelle vene di un immaginario collettivo”? Per molti (sufficienti?) aspetti, sì.  Ne parliamo con la grecista e saggista Cristina Dell’Acqua, docente all’IULM di Milano e autrice de “Il nodo magico. Ulisse, Circe e i legami che ci rendono liberi” (Mondadori, 2021), e con lo scrittore e traduttore Edoardo Rialti, docente di Letterature Comparate e Storia del Cinema e della Letteratura presso l’Istituto Lorenzo de Medici di Firenze, autore di una delle più notevoli e articolare recensioni dedicate al film. ​

    ​​Nolan, Ulisse e l’impossibilità del ritorno a casa​ ​ 

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Versatile, curioso e con l’ambizione di regalare qualche sorriso con una pensosa leggerezza. Charlot da Charlie Chaplin prende il nome ma vorrebbe rifletterne anche lo spirito, per diventare un programma che guarda al mondo dello spettacolo come da una scala a chiocciola: con una prospettiva a 360 gradi ma anche qualcuno in più. Perché passare e ripassare da un certo luogo - fisico o mentale - affrontare tematiche e problematiche vicine da punti di vista differenti, alla fine ci regala piccole illuminazioni, impreziosite da accostamenti inediti. Charlot si occuperà di cinema, di teatro, di opera lirica, di serie TV, di musical o di stand-up comedy... Facendoli dialogare tra loro a volte. Altre sfruttando quello che i linguaggi più moderni insegnano a quelli tradizionali. Due ore settimanali per scoprire, riflettere, interrogarsi sul mondo dello spettacolo e le sue prospettive.