Vivere in Chetogenica - Lorenzo Vieri

Lorenzo Vieri

Benvenuta o benvenuto, sul podcast del Dott. Lorenzo Vieri "Vivere in chetogenica"! Il podcast dedicato alla dieta chetogenica in cui ti spiegherò tutti i punti fondamentali di questa dieta che per alcuni è diventato uno stile di vita! Seguimi e avrai tutte le informazioni! A presto!

  1. 1d ago

    La tua colazione “sana” ti fa venire ancora più fame? ⚠️

    Fai colazione, pensi di aver mangiato abbastanza e dopo un paio d’ore hai già di nuovo fame.Un caffè, qualche cracker, un cioccolatino per arrivare a pranzo. Poi la mattina successiva ricomincia tutto da capo. Ti riconosci?In questo episodio di Vivere in Chetogenica voglio partire proprio da una situazione molto comune: la colazione che consideriamo normale, e spesso anche sana, ma che non sempre ci aiuta a gestire la fame nelle ore successive. Cappuccino e brioche, fette biscottate con la marmellata, yogurt zuccherato, un po’ di miele perché “tanto è naturale”. Sono abitudini consolidate, che spesso ripetiamo senza chiederci come ci sentiamo dopo aver mangiato. Eppure quella domanda è importante: la tua colazione ti accompagna serenamente fino a pranzo oppure ti lascia alla continua ricerca di qualcosa da sgranocchiare? Perché quando parliamo di dimagrimento e mantenimento del peso non possiamo pensare soltanto alle quantità o alle calorie. Dobbiamo considerare anche quanto sia sostenibile, nella vita quotidiana, l’alimentazione che stiamo seguendo.Se passi buona parte della giornata a combattere con la fame, ogni scelta diventa più faticosa.  Devi resistere alle tentazioni, organizzare continuamente spuntini e affidarti alla forza di volontà anche quando sei stanco, impegnato o sotto stress.In questa puntata parlo della differenza tra fame biologica e fame emotiva, due esperienze che possono assomigliarsi ma che hanno caratteristiche e dinamiche differenti. Avere bisogno di mangiare e desiderare un alimento preciso mentre guardi la televisione, per esempio, non sono necessariamente la stessa cosa. Imparare a riconoscere quello che provi è un primo passo per capire come intervenire sulle tue abitudini. Affronto poi il rapporto tra composizione del pasto, glicemia, insulina e fame percepita, per spiegare perché ciò che scegli al mattino può influenzare il modo in cui affronti il resto della giornata.Il punto di partenza è semplice: sentirsi momentaneamente pieni e sentirsi sazi a lungo non sono sempre la stessa cosa. Quali alternative possiamo prendere in considerazione?Nell’episodio ti parlo di colazioni low carb e chetogeniche, sia dolci sia salate: dalle uova con avocado allo yogurt senza zuccheri aggiunti, fino ai pancake preparati con farine di mandorle o cocco. Sono esempi per ragionare su una colazione diversa da quella abituale, da adattare al proprio percorso alimentare, ai propri gusti e alle proprie esigenze.Spesso mi sento dire: “In albergo una colazione diversa la faccio volentieri, ma a casa torno sempre alle stesse cose”. Ed è proprio qui che entrano in gioco l’abitudine, la comodità e l’organizzazione. A volte ripetiamo una scelta perché è quella che conosciamo meglio, senza osservare se ci aiuta davvero a stare bene durante la mattina. Questo ragionamento riguarda anche il mantenimento. Dopo aver raggiunto il peso desiderato, è utile continuare a prestare attenzione alle abitudini che rendono più semplice gestire l’alimentazione nel tempo.La prossima volta che fai colazione, prova quindi a osservare cosa succede dopo: quando torna la fame? Quanto è intensa? Senti il bisogno di mangiare qualsiasi cosa oppure cerchi qualcosa di preciso? Sono domande semplici, ma possono aiutarti a conoscere meglio il tuo rapporto con il cibo.Ascolta l’episodio e scopri perché vale la pena guardare la colazione anche da questo punto di vista. Se la puntata ti è utile, segui il podcast e lascia una valutazione a cinque stelle sulla piattaforma da cui mi ascolti. Ti aspetto anche nel gruppo Facebook Vivere in Chetogenica.Buon ascolto e un saluto dal Doc!

  2. Oct 27

    Non è lo sgarro del sabato a farti ingrassare. Sono le altre 167 ore ⚠️

    Ti preoccupi dello sgarro del sabato sera, magari passi tutta la settimana pensando a quella cena fuori o a quel pasto nel quale ti concederai qualcosa di diverso dal solito, ma hai mai pensato che il vero problema potrebbe non essere quel singolo momento? E se fossero invece tutte le altre 167 ore della settimana a determinare il risultato che vedi sulla bilancia?In questo episodio di Vivere in Chetogenica, insieme alla Dott.ssa Costanza Bazzoli, voglio affrontare uno degli aspetti più delicati di qualsiasi percorso alimentare: il mantenimento del peso e quei piccoli comportamenti quotidiani che, senza nemmeno accorgercene, possono riportarci progressivamente al punto di partenza. Quando iniziamo una dieta abbiamo generalmente un obiettivo preciso, un piano alimentare da seguire e una serie di regole che ci aiutano a mantenere la direzione. Ma cosa succede quando raggiungiamo il risultato e iniziamo finalmente a concederci maggiore libertà?È proprio in quel momento che si gioca una delle partite più importanti.Perché perdere peso e riuscire a mantenerlo sono due cose differenti. Possiamo aver seguito perfettamente un programma per mesi, aver raggiunto il nostro obiettivo e ritrovarci comunque, qualche tempo dopo, a recuperare lentamente i chili persi. Non necessariamente perché abbiamo ricominciato a mangiare completamente come prima, ma perché nella nostra quotidianità sono tornati piccoli comportamenti che avevamo imparato a controllare. Costanza porta alcuni esempi molto concreti. Magari dopo il pasto libero del weekend avvertiamo un po' più di fame e decidiamo di aggiungere uno spuntino che normalmente non avremmo fatto. Oppure mangiamo qualche quadratino di cioccolato in più, raddoppiamo la porzione di frutta secca o iniziamo a essere meno precisi con le quantità degli alimenti.Presi singolarmente sembrano dettagli insignificanti, ma quando queste piccole aggiunte si ripetono ogni giorno possono modificare sensibilmente il nostro apporto calorico complessivo. Ed è proprio qui che nasce il problema: non ci accorgiamo di aver cambiato le nostre abitudini, ma ci accorgiamo del risultato sulla bilancia.A quel punto iniziamo magari a dare la colpa al pasto libero del sabato sera, decidiamo di eliminarlo oppure proviamo a compensare autonomamente mangiando meno nei giorni successivi. E così rischiamo di ricreare quel rapporto confuso con l'alimentazione dal quale stavamo cercando di uscire.Ma come possiamo capire cosa sta realmente succedendo?Durante l'episodio parliamo di uno strumento tanto semplice quanto utile: il diario alimentare. Annotare con sincerità tutto quello che mangiamo per alcuni giorni può aiutarci a individuare quelle piccole variazioni che normalmente sfuggono alla nostra attenzione.Non si tratta di compilare un diario per sentirsi giudicati o per dimostrare al nutrizionista di essere stati perfetti. Al contrario, serve proprio a capire dove possiamo intervenire per correggere il percorso, senza dover ricominciare necessariamente una dieta restrittiva.Costanza racconta anche il caso di una paziente che, dopo diversi mesi di mantenimento, aveva iniziato a recuperare un po' di peso senza comprenderne il motivo. Approfondendo la sua quotidianità è emerso che lo stress e la fretta l'avevano portata a mangiare più velocemente e a prestare meno attenzione alle porzioni, ormai valutate soltanto a occhio.In una situazione del genere non serve necessariamente rivoluzionare l'alimentazione. Può essere sufficiente tornare temporaneamente a pesare gli alimenti, recuperare una maggiore attenzione durante i pasti e ricalibrare quelle abitudini che nel tempo si sono modificate.Ma il mantenimento non riguarda soltanto ciò che mangiamo.Dobbiamo considerare anche il sonno, lo stress, l'attività fisica, la salute e tutti quei fattori che possono influenzare la nostra quotidianità e il nostro rapporto con il cibo. Non possiamo pretendere che una persona attraversi periodi difficili, dorma poco, lavori sotto pressione e continui a vivere l'alimentazione esattamente come nei momenti più tranquilli.Ed è proprio per questo che considero fondamentale il confronto con il professionista che ci segue, soprattutto dopo aver raggiunto il peso desiderato. Perché esistono due estremi che dobbiamo evitare: da una parte chi vive con il terrore di recuperare anche un solo chilo e continua a comportarsi come se fosse ancora in una dieta rigidissima; dall'altra chi considera il risultato raggiunto come il permesso di abbandonare completamente tutte le attenzioni costruite durante il percorso.Il mantenimento dovrebbe trovarsi nel mezzo, in una condizione nella quale possiamo vivere normalmente, concederci momenti di libertà e mantenere contemporaneamente quelle abitudini che ci hanno permesso di raggiungere il risultato. E soprattutto dobbiamo imparare a fidarci progressivamente di noi stessi, senza vivere ogni scelta alimentare con ansia o sensi di colpa.Perché il vero obiettivo non è evitare per sempre una cena fuori o un pasto libero. È costruire una quotidianità abbastanza solida da permetterci di gestire anche quelle occasioni senza perdere il controllo di tutto il resto.In questo episodio vogliamo quindi aiutarti a guardare oltre il famoso sgarro del weekend e a comprendere perché il mantenimento si costruisce soprattutto attraverso ciò che facciamo normalmente, giorno dopo giorno. Perché il problema non è necessariamente quello che mangi in un'ora della settimana. Potrebbe essere quello che fai nelle altre 167.E se vogliamo davvero che questa sia la tua ultima dieta, dobbiamo imparare a gestire entrambe le cose. Buon ascolto.

  3. Oct 20

    C’è scritto KETO. Ma ti stanno fregando? ⚠️

    C’è scritto “keto” sulla confezione. Magari trovi anche “keto friendly”, “keto compatibile” oppure ti viene proposto un intero percorso di 21 giorni costruito intorno a pasti sostitutivi, barrette e prodotti confezionati.Ma questo basta davvero per dire che stai facendo una dieta chetogenica? In questo episodio di Vivere in Chetogenica affrontiamo insieme un tema sul quale vediamo ancora moltissima confusione: quello dei prodotti keto e dei pasti sostitutivi.Viviamo in un periodo nel quale vogliamo ottenere tutto velocemente e il dimagrimento non fa eccezione. Vogliamo perdere peso rapidamente, possibilmente facendo meno fatica possibile, e inevitabilmente diventano molto interessanti tutte quelle soluzioni che promettono di semplificare il percorso: il prodotto già pronto, la barretta, il pasto sostitutivo o il programma da seguire per 21 giorni.Il nostro approccio, però, parte da un principio completamente diverso. Quando seguiamo una persona non vogliamo soltanto portarla a raggiungere un determinato peso. Vogliamo che durante il percorso impari qualcosa sull’alimentazione, sulle proprie abitudini e sulle scelte che dovrà continuare a fare anche quando la dieta sarà terminata. Perché perdere peso utilizzando esclusivamente prodotti già pronti può anche sembrare semplice. Il problema è capire cosa succederà quando quei prodotti non ci saranno più.Ed è qui che arriviamo alla prima domanda importante di questo episodio: un prodotto con scritto “keto” è necessariamente un prodotto chetogenico?La dieta chetogenica non è semplicemente una lista di alimenti consentiti e vietati. Per ottenere e mantenere uno stato di chetosi conta anche il rapporto complessivo tra carboidrati, proteine e grassi. Questo significa che leggere “keto”, “keto friendly” o “keto compatibile” sulla parte anteriore di una confezione non dovrebbe essere sufficiente per decidere automaticamente che quel prodotto possa essere utilizzato liberamente all’interno della nostra alimentazione. Dobbiamo imparare a girare la confezione e capire cosa stiamo realmente comprando.Durante l’episodio entriamo quindi anche nel tema delle etichette e degli ingredienti, perché molti prodotti confezionati utilizzano dolcificanti, polioli e altre sostanze che permettono di ottenere determinate caratteristiche nutrizionali e organolettiche. Questo non significa automaticamente che siano alimenti da demonizzare, ma un utilizzo frequente o quantitativamente importante di alcuni di questi prodotti può creare, in determinate persone, gonfiore e discomfort gastrointestinale. Ed è proprio per questo che non vogliamo passare da un estremo all’altro.Non stiamo dicendo che la barretta keto sia il male o che qualsiasi alimento confezionato debba essere eliminato.La domanda che dobbiamo farci è molto più intelligente:quando ha realmente senso utilizzarlo?Se viaggio molto, trascorro parecchie ore fuori casa oppure mi trovo occasionalmente in una situazione nella quale non riesco a organizzare un pasto normale, avere con me una soluzione confezionata e facilmente conservabile può essere utile.In quel momento il prodotto diventa uno strumento pratico. Può aiutarmi a gestire un’emergenza senza trasformare quella situazione nell’occasione per abbandonare completamente le scelte alimentari che sto seguendo.Ma c’è una differenza enorme tra utilizzare occasionalmente una barretta perché sono in viaggio e costruire la mia alimentazione quotidiana intorno a barrette, preparati e pasti sostitutivi.Nel primo caso sto utilizzando consapevolmente uno strumento. Nel secondo rischio di non imparare mai realmente a mangiare.Ed è proprio questo il punto centrale del nostro approccio.Durante un percorso vogliamo utilizzare il cibo vero, imparare progressivamente a scegliere gli alimenti, organizzarli e inserirli nella nostra quotidianità. Perché sono proprio queste competenze che dovranno rimanere quando la fase di dimagrimento sarà terminata. Possiamo anche perdere molto peso seguendo per qualche settimana un protocollo estremamente rigido basato su prodotti già preparati.Ma cosa abbiamo imparato alla fine?Cosa succede quando torniamo al supermercato, al ristorante, a cena con gli amici o semplicemente nella cucina di casa nostra? Se non abbiamo modificato nulla nel nostro modo di scegliere e utilizzare il cibo, rischiamo di ritrovarci esattamente nella situazione dalla quale eravamo partiti.Ed è il motivo per cui vediamo persone che continuano ad alternare periodi molto rigidi di 21 o 28 giorni a periodi nei quali recuperano progressivamente il peso perso, per poi ricominciare nuovamente con lo stesso sistema. Noi vogliamo provare a interrompere proprio questo meccanismo.E c’è anche un effetto interessante che vediamo spesso nelle famiglie dei nostri pazienti. Quando una persona inizia a scegliere meglio gli alimenti, organizzare diversamente i pasti e sviluppare maggiore consapevolezza, capita che anche chi vive con lei inizi progressivamente a mangiare meglio.Non significa che tutta la famiglia debba entrare in chetosi o seguire la stessa dieta.Significa che una migliore educazione alimentare può avere conseguenze che vanno molto oltre il singolo paziente. Quindi, prima di iniziare l’ennesimo programma di 21 giorni basato esclusivamente su prodotti sostitutivi, fermati un momento. Leggi le etichette, guarda cosa stai realmente acquistando e soprattutto chiediti cosa avrai imparato quando quel programma sarà terminato.Perché il nostro obiettivo non è semplicemente farti perdere peso il più velocemente possibile. È aiutarti a costruire qualcosa che possa rimanere anche dopo.E possibilmente fare in modo che questa diventi davvero la tua ultima dieta.Buon ascolto.

  4. Oct 13

    Se sei in chetogenica e NON hai energia, controlla queste cose ⚠️

    Una delle sensazioni che molte persone mi raccontano quando iniziano correttamente una dieta chetogenica è quella di avere molta più energia rispetto a prima. L'energia tende a essere più stabile durante la giornata, diminuiscono quei momenti in cui sembra di doversi trascinare fino a sera, spesso sparisce la sonnolenza dopo i pasti e anche dal punto di vista mentale ci si può sentire più attivi e concentrati. Eppure ogni tanto capita di sentire qualcuno dire esattamente il contrario: “Sono in chetogenica, ma mi sento stanco e senza energie.”Ed è proprio da questa apparente contraddizione che parte questo episodio di Vivere in Chetogenica, perché prima di pensare che la dieta chetogenica non faccia per te o di iniziare a modificarla completamente, ci sono diversi aspetti che vale la pena controllare. Naturalmente esistono situazioni particolari che devono essere valutate individualmente. Penso, per esempio, a condizioni come un'anemia importante, a valori del ferro molto bassi oppure a determinate terapie farmacologiche. Ma escluse queste situazioni, ci sono alcuni errori molto più comuni che possono spiegare perché, nonostante la chetosi, l'energia non sia quella che ti aspettavi.Il primo è molto semplice: potresti mangiare troppo poco.Esistono diete chetogeniche estremamente restrittive dal punto di vista calorico, alcune delle quali arrivano a quantità di calorie veramente molto basse. Essere in chetosi non significa diventare improvvisamente immuni agli effetti di una restrizione calorica importante. Se l'energia introdotta è estremamente ridotta, può bastare una passeggiata, una rampa di scale o un'attività fisica un po' più impegnativa per accorgersi che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe. Poi c'è un aspetto che vedo sottovalutare molto spesso: l'idratazione.Possiamo essere attentissimi alla scelta degli alimenti, pesare tutto perfettamente e seguire il piano alla lettera, ma dimenticarci completamente di bere abbastanza. La dieta chetogenica ha un importante effetto sulla gestione dei liquidi e soprattutto nelle prime fasi possiamo perdere rapidamente una quantità significativa di acqua.Con la riduzione dell'insulina cambia anche la gestione del sodio e, insieme ai liquidi, possiamo perdere elettroliti. È uno dei motivi per cui nei primi giorni della chetogenica la bilancia può scendere rapidamente, ma è anche uno dei motivi per cui una persona non adeguatamente idratata può iniziare a sentirsi stanca e spossata. E questo ci porta direttamente al terzo punto: non basta bere, dobbiamo prestare attenzione anche ai sali minerali.Una gestione non adeguata di sodio ed elettroliti può contribuire alla comparsa di stanchezza, crampi, giramenti di testa e difficoltà durante l'attività fisica. Se perdiamo acqua e minerali senza compensarli adeguatamente, non possiamo aspettarci che il nostro organismo continui a lavorare nelle condizioni migliori. C'è poi un'altra situazione apparentemente paradossale.In alcune persone la chetogenica può inizialmente aumentare talmente tanto l'attivazione da interferire con il sonno. Ci si sente molto svegli, si dorme meno o peggio e inizialmente questa maggiore energia può persino sembrare positiva. Ma dopo diversi giorni di sonno insufficiente arriva inevitabilmente il conto e quella che sembrava energia può trasformarsi in stanchezza durante la giornata.In questi casi il problema non è necessariamente che la chetogenica ti stia togliendo energia. Potrebbe essere il fatto che non stai più dormendo abbastanza per recuperarla.Anche lo stress deve essere preso in considerazione. Se attraversiamo un periodo particolarmente impegnativo, con la mente continuamente attiva e una quantità importante di pensieri e preoccupazioni, la percezione delle nostre energie può cambiare indipendentemente dall'alimentazione. Non possiamo attribuire automaticamente alla dieta tutto quello che succede mentre la stiamo seguendo.Infine c'è il tema dell'insulino-resistenza. Non tutte le persone partono dalla stessa situazione metabolica e, in alcuni casi, può essere necessario un po' più di tempo prima di percepire quei miglioramenti dell'energia e della fame che altri raccontano già nelle prime fasi. Con il proseguimento del percorso, la perdita dei primi chili e una maggiore stabilità glicemica, la situazione può progressivamente cambiare.Il messaggio di questo episodio, quindi, non è che se sei stanco devi semplicemente aspettare e ignorare quello che senti. È esattamente il contrario.Se stai seguendo una dieta chetogenica e continui a sentirti senza energie, cerchiamo di capire perché. Stai mangiando abbastanza? Stai bevendo a sufficienza? Come stai gestendo sodio e sali minerali? Stai dormendo bene? Stai attraversando un periodo particolarmente stressante? C'è una situazione metabolica o clinica che richiede più tempo o una valutazione specifica? Prima di concludere che la chetogenica non funziona per te, vale la pena mettere insieme questi pezzi e capire dove può essere il problema. Perché nella maggior parte delle persone la chetogenica dovrebbe portare verso una maggiore stabilità dell'energia mentale e fisica.E se questo non sta succedendo, la stanchezza è un segnale da comprendere, non semplicemente da sopportare. Buon ascolto.

  5. Oct 6

    Se dopo la dieta torni come prima, hai già perso ⚠️

    Quando una persona inizia una dieta, normalmente pensa che l’obiettivo sia perdere peso. È comprensibile: c’è un numero sulla bilancia che vogliamo vedere scendere, ci sono centimetri da perdere e magari un peso che cerchiamo di raggiungere da anni. Ma nel mio modo di lavorare quello è soltanto il primo pezzo del percorso, perché perdere peso senza cambiare ciò che ci ha portato ad accumularlo rischia semplicemente di prepararci alla prossima dieta.Per questo c’è una frase che ripeto spesso ai miei pazienti: questa deve essere la tua ultima dieta. Non significa che dopo potrai tornare a mangiare esattamente come prima e dimenticarti completamente dell’alimentazione. Significa arrivare al punto in cui non avrai più bisogno di alternare continuamente periodi di dieta a periodi in cui recuperi il peso perso, perché nel frattempo sarà cambiato il tuo modo di vivere l’alimentazione. Ed è proprio di questo che voglio parlarti in questo episodio di Vivere in Chetogenica: di come cerco di portare progressivamente i miei pazienti dal “fare una dieta” alla costruzione di un vero stile di vita.Spesso parto proprio dalla dieta chetogenica, che può rappresentare una sorta di reset. Naturalmente serve per lavorare sul peso, ma allo stesso tempo può diventare l’occasione per iniziare a modificare quelle abitudini che negli anni hanno contribuito a creare il problema. Se sono arrivato ad avere 20, 30 o 40 chili di sovrappeso, infatti, difficilmente potrò pensare di perdere quei chili e poi tornare esattamente ai comportamenti precedenti aspettandomi un risultato diverso.Il punto è che le vecchie abitudini non possono essere semplicemente cancellate. Dire “da domani non lo faccio più” può funzionare per qualche giorno, ma richiede una quantità enorme di forza di volontà. Quello che cerchiamo di fare è diverso: sostituire progressivamente determinati comportamenti con altri e ripeterli abbastanza a lungo perché inizino a diventare sempre più naturali. La dieta, quindi, diventa anche il periodo nel quale iniziamo concretamente a costruire quello che dovrà rimanere dopo. Testo incollatoMa c’è un altro aspetto importante del mio approccio: non guardare soltanto il peso. Quando incontro una persona cerco di capire tutta la situazione di partenza, perché posso avere davanti qualcuno che è semplicemente in sovrappeso oppure una persona che, insieme al peso, presenta altre problematiche, assume farmaci, dorme male, soffre di reflusso, ha problemi intestinali, mal di testa frequenti o semplicemente vive da tempo con poca energia e una sensazione generale di malessere.Durante il percorso, quindi, non mi interessa soltanto vedere cosa succede sulla bilancia. Voglio capire anche cosa succede a tutto il resto. Magari il peso quella settimana è sceso poco, ma il reflusso che avevi continuamente è migliorato. Oppure dormi meglio, hai più energia durante la giornata, il tuo intestino funziona meglio o alcuni fastidi che ormai attribuivi semplicemente all’età sono diminuiti. Sono miglioramenti che rischiamo di ignorare quando concentriamo tutta la nostra attenzione su un unico numero, mentre in realtà possono diventare una parte fondamentale della motivazione necessaria per continuare il percorso. Questo diventa particolarmente importante perché un dimagrimento significativo richiede tempo. Se dobbiamo perdere parecchi chili, probabilmente avremo davanti mesi di lavoro e inevitabilmente ci saranno settimane nelle quali il peso scenderà molto e altre nelle quali succederà poco o nulla. Se l’unica cosa che ci interessa è la bilancia, basta uno stallo per iniziare a pensare che quello che stiamo facendo non funzioni. Se invece abbiamo imparato a osservare anche come stiamo, quanta energia abbiamo e quanto sono cambiate determinate problematiche quotidiane, abbiamo una fotografia molto più completa del percorso.Naturalmente anche sentirsi bene non è sufficiente per dire che tutto stia andando nella direzione corretta. Per questo considero importante anche il monitoraggio attraverso gli esami del sangue. Quando modifichiamo in maniera importante l’alimentazione dobbiamo controllare nel tempo anche quei parametri che possono darci informazioni prima ancora che un eventuale problema diventi percepibile.Poi c’è tutto il lavoro sulle difficoltà quotidiane, ed è uno dei motivi per cui con i miei pazienti utilizzo il follow-up. Settimanalmente cerchiamo di capire cosa ha funzionato e cosa invece ha creato difficoltà, perché non abbiamo tutti gli stessi problemi. Per qualcuno può essere complicato organizzare i pasti, per qualcun altro il vero ostacolo sono le occasioni sociali e per altri ancora possono essere gli attacchi di fame legati allo stress, alle emozioni o a determinate situazioni familiari e lavorative.È proprio lavorando su questi punti che possiamo evitare di limitarci a perdere peso senza aver risolto ciò che ci aveva portato ad accumularlo. Se la fame nervosa è stata per anni uno dei motivi per cui mangiavo più del necessario, non posso pensare che basti consegnarmi un foglio con scritto cosa mangiare. Prima o poi dovrò imparare a gestire anche quella situazione, altrimenti resterà lì ad aspettarmi quando la dieta sarà terminata.Tutto questo serve a creare progressivamente un passaggio: all’inizio sto facendo una dieta e devo prestare molta attenzione a ciò che faccio; con il tempo, invece, alcuni di quei comportamenti iniziano a diventare normali e l’alimentazione comincia a trasformarsi in uno stile di vita. Ed è questo che rende possibile non soltanto raggiungere un risultato, ma soprattutto conservarlo.Il mio obiettivo, infatti, non è vedere un paziente arrivare al peso minimo e salutarlo pensando che inevitabilmente recupererà due o tre chili. Quando qualcuno mi dice “perdiamone qualcuno in più perché tanto dopo qualcosa riprenderò”, non è quella la logica che voglio utilizzare. Voglio che il peso, una volta terminato il dimagrimento, possa stabilizzarsi all’interno di un normale margine di mantenimento.Perché alla fine il risultato che cerco non è semplicemente poterti dire che hai perso un certo numero di chili. Voglio che, a distanza di mesi, tu possa guardarti indietro e renderti conto che non sei tornato al punto di partenza, che alcune delle vecchie abitudini non fanno più parte della tua quotidianità e che il benessere, l’energia e la vitalità che hai ritrovato durante il percorso sono ancora lì. È questo che intendo quando parlo di ultima dieta: la dieta prima o poi termina, ma quello che abbiamo imparato durante il percorso deve essere abbastanza solido da rimanere anche dopo.Buon ascolto.

  6. Sep 29

    Devi davvero fare la chetogenica per dimagrire? ⚠️

    Devi davvero fare una dieta chetogenica per perdere peso? È una domanda che potrebbe sembrare quasi provocatoria, soprattutto se a fartela sono io all'interno di un podcast che si chiama Vivere in Chetogenica. Eppure la risposta non è così scontata. Sono un grande sostenitore della dieta chetogenica, la utilizzo da anni nel mio lavoro e conosco molto bene le possibilità che può offrire. Ma questo non significa che debba necessariamente essere la scelta migliore per chiunque voglia dimagrire. Ed è proprio di questo che voglio parlarti in questo episodio. Molte persone arrivano alla chetogenica con un obiettivo molto semplice: perdere peso velocemente. Cercano informazioni online, vedono i risultati che può permettere di ottenere e pensano automaticamente che quella sia la strada da seguire. Ma scegliere un'alimentazione soltanto sulla base della velocità con cui può farti perdere peso significa ignorare una parte fondamentale del problema. La domanda non dovrebbe essere soltanto: “Quanto velocemente posso dimagrire con questa dieta?” Dovrebbe essere: “QUESTA DIETA HA DAVVERO SENSO PER ME?” La prima cosa che dobbiamo considerare è la salute. Esistono condizioni, patologie e terapie farmacologiche che richiedono particolare attenzione prima di iniziare una dieta chetogenica. Nel podcast ti porto alcuni esempi e ti spiego perché la scelta deve sempre partire dalla valutazione della situazione della singola persona. Poi c'è un altro elemento che spesso viene completamente sottovalutato: il tuo stile di vita. Quanto viaggi? Quanto spesso mangi fuori casa? Quanto riesci concretamente a organizzare e controllare quello che mangi? Perché una dieta può essere perfetta sulla carta e diventare completamente sbagliata nel momento in cui non riesci a inserirla nella tua vita. Lo stesso vale quando esistono già diverse limitazioni alimentari. Se alla selezione degli alimenti prevista dalla chetogenica dobbiamo aggiungere intolleranze o altre esclusioni, per alcune persone la gestione quotidiana può diventare talmente complicata da rendere più sensato scegliere un'altra strategia. Non perché la chetogenica non funzioni. Ma perché una dieta che non riesci concretamente a seguire difficilmente potrà diventare la soluzione giusta per te. C'è poi una domanda che considero estremamente importante: QUANTE DIETE HAI GIÀ FATTO NELLA TUA VITA? Se una persona non ha mai seguito seriamente un percorso alimentare, non è detto che abbia senso partire immediatamente dalla chetogenica. In alcuni casi può essere sufficiente mettere ordine nell'alimentazione, ridurre le calorie e utilizzare un approccio molto più semplice per ottenere già ottimi risultati. La situazione può essere completamente diversa per chi arriva dopo anni di tentativi, perdita e recupero del peso e percorsi che non hanno più prodotto i risultati sperati. In quel caso possiamo trovarci davanti a uno scenario differente e valutare se la chetogenica possa rappresentare una strada utile da percorrere. E poi c'è l'età. Nel podcast affronto anche una domanda che mi viene fatta da alcuni genitori: “Ha senso far seguire una dieta chetogenica a mio figlio?” In un ragazzo o in un adolescente, in assenza di specifiche indicazioni cliniche, spesso il primo obiettivo non dovrebbe essere quello di costruire una dieta estremamente restrittiva. Molto più semplicemente possiamo iniziare a mettere ordine nell'alimentazione, migliorare le abitudini quotidiane e contrastare la sedentarietà. Perché dobbiamo sempre ricordarci una cosa: NON DOBBIAMO UTILIZZARE PER FORZA LO STRUMENTO PIÙ POTENTE CHE ABBIAMO A DISPOSIZIONE. Dobbiamo utilizzare quello più adatto alla persona che abbiamo davanti. Ed è questa la distinzione che voglio fare in questo episodio. Non voglio convincerti a fare la chetogenica. E non voglio nemmeno convincerti a non farla. Voglio aiutarti a capire quali sono gli elementi che dovrebbero essere valutati prima di scegliere se utilizzarla oppure orientarsi verso un'alimentazione differente. Perché esistono situazioni nelle quali la chetogenica può essere estremamente interessante. E ne esistono altre nelle quali possiamo ottenere ciò che vogliamo con una strada più semplice e più facilmente sostenibile. Guara il video su keto e viaggi La dieta migliore non è necessariamente quella che promette il risultato più veloce. È quella che, nella tua situazione, ha realmente senso utilizzare. Buon ascolto.

  7. Sep 22

    Dopo le vacanze NON metterti subito a dieta ⚠️

    Le vacanze sono finite e magari ti ritrovi con qualche chilo in più, le abitudini un po' scombussolate e quella sensazione tipica di settembre che ti dice che è arrivato il momento di rimetterti in forma. Ed è proprio qui che spesso facciamo il primo errore. Vogliamo recuperare tutto e subito. Dopo settimane in cui magari abbiamo mangiato senza troppa attenzione, ci siamo mossi meno e abbiamo completamente perso la nostra routine, pretendiamo improvvisamente di passare all'estremo opposto: dieta rigidissima, palestra, camminate, corsa e mille nuove regole da seguire contemporaneamente. Sembra il modo migliore per ripartire. In realtà può essere il modo migliore per mollare tutto dopo poche settimane. In questo episodio di Vivere in Chetogenica voglio parlarti proprio di come affrontare correttamente la ripartenza dopo le vacanze, perché questo è uno dei momenti dell'anno in cui vedo contemporaneamente tantissima motivazione e tantissima fretta. E la fretta, quando parliamo di dimagrimento, può diventare un problema. Siamo circondati da messaggi che promettono risultati enormi in pochissimo tempo e questo finisce inevitabilmente per modificare le nostre aspettative. Arriviamo al punto in cui una persona può perdere anche 8, 10 o 12 chili e considerarsi comunque insoddisfatta perché nella sua testa avrebbe dovuto perderne ancora di più. Per questo il primo passo della ripartenza dovrebbe essere stabilire un obiettivo sensato. Da settembre al periodo natalizio abbiamo davanti circa tre mesi. È un periodo sufficientemente lungo per ottenere risultati importanti, ma non dobbiamo trasformarlo nell'ennesima corsa contro il tempo cercando di risolvere in poche settimane un problema che magari ci accompagna da anni. E soprattutto il nostro obiettivo non deve necessariamente riguardare soltanto il numero sulla bilancia. Possiamo lavorare sul peso e sui centimetri, certamente, ma possiamo anche utilizzare questo periodo per migliorare aspetti della nostra quotidianità e del nostro benessere sui quali l'alimentazione può avere un ruolo. C'è poi un secondo punto che per me è fondamentale. Se arrivi da un periodo completamente disordinato, non è detto che la cosa migliore sia passare immediatamente a una dieta rigidissima. Corpo e mente non amano particolarmente questi continui strattoni. Per questo può essere molto più intelligente utilizzare la prima settimana come una sorta di fase di transizione. Non significa continuare a mangiare come in vacanza. Significa iniziare semplicemente a rimettere ordine. Tornare a scegliere meglio gli alimenti, recuperare una certa regolarità nei pasti e nelle giornate e ricostruire gradualmente quelle abitudini che durante le vacanze abbiamo perso. In questo modo arriviamo alla settimana successiva già mentalmente preparati a seguire con maggiore precisione il programma, senza dover utilizzare tutta la nostra forza di volontà per passare violentemente dal completo disordine all'estremo controllo. Lo stesso ragionamento vale per l'attività fisica. Uno degli errori classici di settembre è voler cambiare contemporaneamente ogni aspetto della propria vita. Inizio la dieta, mi iscrivo in palestra, comincio a camminare tutte le mattine, magari aggiungo anche la corsa e improvvisamente riempio la mia giornata di comportamenti che fino alla settimana precedente non facevano parte della mia quotidianità. Per qualche giorno può funzionare benissimo. Quando la motivazione è alta siamo capaci di sostenere anche cambiamenti molto impegnativi. Il problema arriva dopo. Arriva quando la bilancia non ci dà esattamente il risultato che ci aspettavamo, quando abbiamo una settimana difficile al lavoro, quando arriva un problema familiare o semplicemente quando l'entusiasmo iniziale comincia inevitabilmente a diminuire. Se tutto quello che abbiamo costruito richiede continuamente uno sforzo enorme, basta un piccolo elemento esterno per far saltare l'intero sistema. Ed è proprio questo che voglio evitare. Non mi interessa che tu riesca a essere perfetto per tre settimane. Mi interessa molto di più che quello che inizi a fare oggi possa diventare progressivamente parte della tua vita normale. Per questo preferisco procedere per gradi: prima recuperiamo ordine e regolarità, poi rendiamo più precisa l'alimentazione e progressivamente inseriamo o riprendiamo anche l'attività fisica. La ripartenza di settembre è una grande opportunità proprio perché abbiamo davanti diversi mesi nei quali possiamo lavorare con continuità. Ma dobbiamo sfruttare quella motivazione per costruire nuove abitudini, non per sottoporci all'ennesimo periodo estremo che terminerà appena qualcosa andrà storto. Perché il corpo ama la regolarità molto più degli estremi. E l'obiettivo finale non dovrebbe essere semplicemente arrivare a Natale con qualche chilo in meno per poi ritrovarci, qualche mese dopo, a ricominciare ancora una volta da capo. L'obiettivo dovrebbe essere utilizzare questa ripartenza per costruire qualcosa di abbastanza sostenibile da accompagnarci anche oltre il dimagrimento. Quello che dico sempre ai miei pazienti è che vorrei aiutarli a fare la loro ultima dieta. Non perché da quel momento potranno dimenticarsi dell'alimentazione, ma perché avranno finalmente costruito abitudini abbastanza solide da arrivare al mantenimento e smettere di vivere continuamente tra periodi di dieta rigidissima e periodi di completo abbandono. Se sei appena tornato dalle vacanze e senti quella fortissima voglia di cambiare tutto da domani, ascolta questo episodio prima di partire. Perché questa volta l'obiettivo non dovrebbe essere ripartire più forte possibile. Dovrebbe essere ripartire in un modo che ti permetta di non fermarti di nuovo. Buon ascolto.

  8. Sep 15

    La bilancia serve. Ma se la usi per sempre stai sbagliando ⚠️

    Nel precedente episodio ti ho detto una cosa molto chiara: IN CHETOGENICA GLI ALIMENTI VANNO PESATI. E oggi voglio dirti una cosa che apparentemente potrebbe sembrare l'esatto contrario: NON VOGLIO CHE TU DEBBA PESARE QUELLO CHE MANGI PER TUTTA LA VITA. Non è una contraddizione. Anzi, sono due parti dello stesso percorso. Quando inizi una dieta chetogenica devi imparare a conoscere le quantità che stai realmente mangiando, perché non basta sapere COSA mettere nel piatto. Devi sapere anche QUANTO ne stai mettendo. Proteine, carboidrati e grassi devono rispettare determinate proporzioni. Pensare di poter gestire completamente a caso le quantità significa perdere uno degli elementi fondamentali della chetogenica. Ma c'è un problema... Non viviamo con una bilancia da cucina in tasca. Andiamo al ristorante. Viaggiamo. Mangiamo fuori casa. Ci troviamo in situazioni nelle quali pesare quello che abbiamo davanti è semplicemente impossibile. Ed è qui che entra in gioco una capacità che faccio sviluppare anche ai miei pazienti: ALLENARE L'OCCHIO ALLE PORZIONI. In questo episodio di Vivere in Chetogenica ti spiego come utilizzare la bilancia non soltanto per pesare ciò che mangi, ma per insegnare progressivamente al tuo cervello a riconoscere le quantità. Il principio è molto semplice. Se il tuo piano prevede, per esempio, 150 grammi di pollo, prima di guardare il numero sulla bilancia prova a osservare quella porzione. Guardala. Memorizzala. Cerca di capire visivamente quanto spazio occupa, quali sono le sue dimensioni e come appare nel piatto. Poi pesala. All'inizio probabilmente sbaglierai. Magari anche parecchio. Ed è assolutamente normale. Ma se ripeti questo piccolo esercizio ogni volta che prepari un pasto, dopo qualche settimana inizierai a costruire una vera memoria visiva delle quantità. E da quel momento succede qualcosa di importante: LA DIETA DIVENTA PIÙ SEMPLICE DA VIVERE. Non devi andare al ristorante con la bilancia. Non devi rinunciare a un viaggio perché non puoi pesare il piatto. Non devi essere perfetto al grammo. Devi aver costruito abbastanza esperienza da riuscire a capire, con una buona approssimazione, quanto stai mangiando. Nel podcast vedremo anche un passaggio ancora più interessante: IMPARARE A OSSERVARE GLI ALIMENTI PRIMA E DOPO LA COTTURA. Perché 200 grammi di una determinata verdura cruda possono apparire completamente diversi una volta cotti. Lo stesso vale per carne e altri alimenti. Allenare anche questa associazione ti permette di diventare ancora più autonomo quando mangi qualcosa che ti viene servito già pronto. Ma attenzione. L'occhio si può anche STARARE. Dopo aver imparato ad andare a occhio non significa che la bilancia debba sparire per sempre. Ogni tanto è utile fare una verifica: guarda una porzione; stimane il peso; poi mettila sulla bilancia e controlla quanto ti sei avvicinato. Perché lentamente potresti iniziare a sovrastimare o sottostimare quello che hai nel piatto senza nemmeno rendertene conto. E questa capacità diventa ancora più importante quando arriverai al mantenimento e inizierai eventualmente a reinserire alimenti che durante la fase chetogenica non utilizzavi. A quel punto il processo ricomincia: PESARE. OSSERVARE. IMPARARE. E poi tornare progressivamente a fidarti del tuo occhio. Perché la bilancia è uno strumento di apprendimento. NON dovrebbe diventare una condanna a vita. L'obiettivo è conoscere abbastanza bene ciò che mangi da poter gestire la tua alimentazione anche quando la vita reale non ti permette di essere perfetto. Ed è proprio questa autonomia che trasforma progressivamente una dieta in qualcosa di molto più vicino a uno stile di vita. Buon ascolto.

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Benvenuta o benvenuto, sul podcast del Dott. Lorenzo Vieri "Vivere in chetogenica"! Il podcast dedicato alla dieta chetogenica in cui ti spiegherò tutti i punti fondamentali di questa dieta che per alcuni è diventato uno stile di vita! Seguimi e avrai tutte le informazioni! A presto!

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