Favole di Storie Fantastiche dal genio di Leonardo da Vinci

Favole di Leonardo da Vinci, ricche di grande impegno morale. “La vera saggezza nasce dalla conoscenza della Natura e da una vita in armonia con essa” (LdV).

Leonardo fu anche scrittore di favole ricche di grande impegno morale. Esse mettono in guardia dai pericoli dell’ignoranza, dell’invidia, della superbia e della presunzione. Sono storie brevi, dove le vicende della natura e degli animali, reali e mitologiche, aiutano a comprendere meglio la storia degli uomini. “La vera saggezza nasce dalla conoscenza della Natura e da una vita in armonia con essa” (LdV).

  1. 01/30/2024

    Il bruco e la virtù. Una favola di Leonardo da Vinci.

    Eppure, stava lì, in attesa, fermo e ben saldo sul palmo di una foglia, il piccolo teneroso bruco. Il vermicello dai tanti e tanti piedini guardava con i suoi occhietti in ogni parte e in ogni dove, e girava intorno nei suoi pensieri. C’era chi sorrideva, chi salutava, chi cantava, chi saltellava, chi correva in ogni dove, e soprattutto c’era volava. Tutto era gioioso intorno, ogni cosa si muoveva e vibrava di vita felice. Solo lui, povero bruchino, non riusciva quasi più a muovere il suo corpo, non aveva mai avuto voce, né poteva muoversi veloce come gli altri, ma soprattutto, non sapeva cosa volesse dire volare. Ogni suo passaggio da una foglia all’altra gli pareva un lungo stanco e infinito viaggio. Eppure non invidiava nessuno. Sapeva di essere un bruco, e che i bruchi devono imparare a filare una bava sottilissima per tessere, con grande arte maestra, preziosa e meravigliosa, la propria piccola casa. Perciò, con molta pazienza e dedizione, iniziò il suo ultimo lavoro. In breve tempo il bruco, stanco e lento, si trovò chiuso in un banco, tiepido bozzolo di seta, una crisalide, assai lontana e isolata dal mondo. “E adesso che faccio?” si domandò. “Ora devi saper aspettare, mio dolce bruchino” gli rispose una vocina segreta e misteriosa, dolce voce di una mamma mai conosciuta. “Ancora un po’ di pazienza e vedrai, e sentirai”. E il bruco attese, attese con fiducia il prodigio di madre natura. Poi fu il suo giusto momento, e senza che suonasse la sveglia, il bruco aprì gli occhi, e sentì che non era più un bruco stanco e lento. Sentì qualcosa di morbido e candido che lo teneva al caldo, avvolto in un tenero abbraccio. Aprì con le nuove zampette raschiose e taglienti un varco nel bozzolo, si sbrigliarono fuori due grandi veli leggeri leggeri. E uscì fuori alla luce del sole. Non aveva più i suoi mille piedi, non aveva più quel corpo ingombrante, né cadde pesante al suolo. Ora s’accorse di avere due ali grandi, leggere e bellissime, ricche di mille colori variopinti e luminescenti al sole. Come d’istinto, come madre natura volle, il nuovo essere batté le ali, e subito si librò nell’aere, su, in alto in alto, nel cielo infinito. Così appare la virtù, leggera e maestosa, e se ben paziente essa attende ad ogni cosa e premia la pazienza. Continue reading

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  2. 01/14/2024

    L’aspide e l’Icneumone, una favola di Leonardo da Vinci

    L’aspide è un serpentello pericolosissimo per il suo veleno mortale. Al morso dell’aspide non c’è altro rimedio che di tagliare subito le parti morsicate. Eppure, questo pestifero animale ha un tale desiderio di compagnia che si muove sempre insieme a qualcuno della sua specie, maschio o femmina che sia. Se, per disgrazia, uno dei due viene ucciso, l’altro, con incredibile velocità, corre dietro all’uccisore: da quel momento egli non ha che uno scopo, vendicare il compagno, e per sete di vendetta vince ogni avversità. Se l’uccisore è un soldato, l’aspide passa in mezzo all’esercito senza far male a nessuno finché non trova il colpevole; non c’è ostacolo che possa fermarlo, supera ogni difficoltà, e da lui scampa soltanto chi fugge velocissimo o chi si butta al di là di un corso d’acqua. Ha gli occhi infossati nella testa e grandi orecchi; più che la vista è l’udito finissimo che lo aiuta a muoversi. Come ogni animale pure l’aspide terribile ha un suo mortale nemico: è un topo, un grosso topo che vive sulle rive del fiume Nilo, in Egitto, che si chiama Icneumone. Quando vede un aspide vicino alla sua tana, l’icneumone corre fino alla sponda del fiume e s’immerge nel fango. Ma non è per paura o per nascondersi alla vista dell’aspide. No. Dopo essersi completamente immerso nel fango, l’Icneumone, riemerge e dal sole caldo d’africa si fa seccare il fango addosso. Appena il fango s’asciuga e secca, l’icneumone si immerge nuovamente nel fango lasciando la piccola testa fuori, poi riemerge e ancora dal sole caldo d’africa si fa seccare il fango addosso, sopra l’altro fango secco, e poi lo fa ancora, e si fa seccare, e ancora si tuffa nel fango. Così, uno sull’altro, si fa fare dal fango e dal sole, tre o quattro vestiti di fango secco, che diventano duri come una corazza di bronzo. A quel punto l’icneumone affronta l’aspide a testa alta, e come un eroe in battaglia, tiene testa ai suoi attacchi, restando in attesa del momento propizio all’attacco finale. Quando il serpente spalanca le fauci enormi per uccidere l’icneumone coi denti pieni di veleno, il topo, con un balzo veloce, gli schizza dentro fin giù nella gola, e si piazza lì, proprio, in mezzo alla gola dell’Aspide, e lo soffoca. Continue reading

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Leonardo fu anche scrittore di favole ricche di grande impegno morale. Esse mettono in guardia dai pericoli dell’ignoranza, dell’invidia, della superbia e della presunzione. Sono storie brevi, dove le vicende della natura e degli animali, reali e mitologiche, aiutano a comprendere meglio la storia degli uomini. “La vera saggezza nasce dalla conoscenza della Natura e da una vita in armonia con essa” (LdV).