Le interviste di Mario Modica

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Le interviste di Mario Modica a professionisti del mondo della comunicazione pubblicate su Spot and Web

  1. Oct 9

    Mirko Lagonegro (SoundsGreat): «Chi ha ucciso il vero valore del podcast?»

    Il COO e Presidente del C.d.A. di SoundsGreat analizza il divario tra pubblico e investimenti pubblicitari: tre “indiziati”, un settore che matura e una prospettiva fondata sull’attenzione e sulla relazione con gli ascoltatori. Il pubblico c’è. A mancare è una valorizzazione economica capace di riconoscerne il peso. È da questa considerazione che parte Mirko Lagonegro, COO e Presidente del C.d.A. di SoundsGreat, nell’intervista realizzata da Mario Modica per Spot and Web in occasione del Festival del Podcasting. Una riflessione sulle opportunità ancora poco sfruttate del mezzo, che prende forma attraverso una domanda provocatoria: chi ha ucciso il vero valore del podcast? Lagonegro individua tre possibili “indiziati”. Il primo è la radiofonia, mondo al quale continua a sentirsi legato dopo quarant’anni di attività. Nella sua lettura, nei mercati in cui il podcast si è sviluppato maggiormente, la radio ha saputo riconoscerlo come un’opportunità complementare al proprio modello di business. In Italia questo passaggio sarebbe stato più limitato, pur con eccezioni significative: cita Rai, OnePodcast del gruppo Gedi e Radio 24 del Sole 24 Ore. Il secondo è il mercato pubblicitario, che fatica a inserire il podcast in schemi di valutazione consolidati. Un mezzo con caratteristiche specifiche richiede conoscenza, familiarità e criteri adeguati: altrimenti rischia di essere percepito come una complicazione anziché come una possibilità per i brand. Il terzo indiziato è lo stesso settore del podcast, chiamato a fare autocritica. Secondo Lagonegro, gli operatori avrebbero potuto spiegare meglio che cosa offre questo linguaggio, come funziona e quale valore può generare per un’azienda. Un ritardo che contribuisce alla distanza tra ascolti e investimenti. Nell’analisi, inoltre, distingue il podcast dal più ampio mercato del digital audio, nel quale rientrano anche lo streaming e le piattaforme musicali. La sua, però, è una diagnosi orientata alla crescita. «Non è una questione di se, è una questione di quando», afferma, sottolineando come il pubblico, soprattutto quello più giovane, abbia già abbracciato la fruizione on demand. Rispetto alla precedente edizione del Festival, Lagonegro osserva maggiore preparazione, qualità e concretezza. Interpreta anche la diminuzione dei podcast prodotti come un segnale di maturazione e riconosce il contributo del lavoro di Ester Memeo. È su questa evoluzione che si concentra l’impegno condiviso con il socio Davide Panzo: portare ai brand uno strumento che considera ancora sottovalutato. Perché, oltre alle visualizzazioni e alla copertura, cresce il bisogno di conquistare attenzione e costruire un rapporto con le persone. Ed è proprio nella capacità di creare quella relazione che Lagonegro individua il valore più forte del podcast.

  2. Oct 8

    Ester Memeo: «Il podcast è un linguaggio tutto suo». Dieci anni di Festival tra audio, video e nuove opportunità

    L'organizzatrice del Festival del Podcasting racconta a Spot and Web come è cambiato il settore, il crescente interesse delle aziende e le prospettive di un mezzo che continua a reinventarsi. Da fenomeno di nicchia, coltivato soprattutto da appassionati e produttori indipendenti, a strumento di comunicazione utilizzato da aziende, grandi editori e professionisti. In dieci anni il podcasting italiano ha attraversato una trasformazione profonda, senza però perdere la sua caratteristica più preziosa: la capacità di creare un rapporto diretto e personale con chi ascolta. A raccontare questa evoluzione è Ester Memeo, conosciuta come Lady Podcast, organizzatrice del Festival del Podcasting, intervistata da Mario Modica per Spot and Web in occasione della decima edizione della manifestazione. Memeo ripercorre un decennio di cambiamenti, dall'epoca in cui il podcast era esclusivamente audio all'affermazione del video podcasting, particolarmente apprezzato dalle nuove generazioni. Ma l'evoluzione non si ferma al video: oggi i contenuti possono trasformarsi in libri, graphic novel e progetti capaci di dialogare anche con la radio tradizionale. Un passaggio importante dell'intervista riguarda il rapporto con le aziende. Secondo Memeo, per molto tempo il podcast è stato considerato soprattutto una tendenza da seguire. Negli ultimi due anni, invece, si sta affermando una maggiore consapevolezza: realizzare un podcast non significa semplicemente adottare un nuovo canale, ma comprenderne il linguaggio e costruire contenuti pensati specificamente per quel mezzo. C'è poi il racconto personale di una professionista che ha scoperto quasi per caso il podcasting, partecipando a un corso di formazione, fino a trasformare quella passione in una vera attività professionale. Guardando al futuro, Memeo immagina un Festival sempre più capace di riunire le diverse anime del settore, favorendo formazione, confronto e nuove opportunità. Anche le sue produzioni continueranno a esplorare il rapporto tra podcast, business, branding e temi sociali e culturali. Ma forse il messaggio più significativo dell'intervista riguarda il tempo. In una società dominata dalla rapidità dei contenuti digitali, il podcast conserva la possibilità di fermarsi, approfondire e ascoltare. Un valore che, nell'epoca della comunicazione istantanea, potrebbe rappresentare proprio la sua forza più grande. Ascolta l'intervista integrale di Mario Modica a Ester Memeo, realizzata al Festival del Podcasting 2026.

  3. Oct 4

    Meno urla, più preparazione: Filippo Poletti racconta “Il presentatore perfetto”

    Saper parlare non basta. Per condurre un evento, tenere viva l’attenzione del pubblico e valorizzare gli ospiti servono studio, ascolto e capacità di affrontare gli imprevisti. È da questa idea che nasce “Il presentatore perfetto”, il nuovo libro di Filippo Poletti, pubblicato da Guerini e Associati, che propone 31 regole per chi sale sul palco con il compito di guidare un incontro. Nell’intervista con Mario Modica per Spot and Web, il giornalista affronta anche il tema dell’aggressività nella comunicazione televisiva. Secondo la rilevazione realizzata con BIG – Business Intelligence Group, illustrata durante la conversazione, il 64% degli italiani considera la televisione contraddistinta dalla violenza. Un dato che invita a riflettere sulla responsabilità di chi conduce e sul valore di una comunicazione capace di coinvolgere senza alzare la voce. Ma come si riconosce un buon presentatore? Poletti incrocia due qualità fondamentali, preparazione e reattività, e individua quattro profili: l’apprendista, il funambolo, il recitante e il direttore d’orchestra. Quest’ultimo rappresenta il modello a cui tendere: conosce a fondo i contenuti, sa ascoltare e adatta la conduzione a ciò che accade, senza diventare prigioniero del copione. Tra il ricordo della cura con cui Piero Angela preparava anche un’intervista e il gradimento del pubblico per i conduttori più gentili, la conversazione offre spunti a chi organizza eventi, modera dibattiti o lavora nella comunicazione. Con una convinzione che attraversa tutto il libro: la preparazione viene prima dell’improvvisazione.

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