Hardigor | Hard Rock, Heavy Metal e Music Business

Igor Pedrazzini

Hard rock e heavy metal raccontati da dentro. Igor "Hardigor" Pedrazzini, batterista con un piede nel music business, porta sul podcast di hardigor.com le storie dei dischi che contano: i riff, i retroscena di studio con le vicende che hanno segnato il rock 'n' roll degli anni Settanta, Ottanta e Novanta. Per chi il metal lo ascolta sul serio.

  1. 3d ago

    Scorpions, Virgin Killer: la storia della copertina più censurata del rock

    (00:00:00) 1976: il disco è già nei negozi (00:00:38) L'hard rock tedesco negli anni Settanta (00:01:06) In Trance e la prima censura (00:01:41) L'idea della copertina (00:02:13) Nessuno ci vide un problema (00:02:41) Stati Uniti: la copertina sostituita (00:03:18) Che cosa dice la band (00:04:06) Trent'anni come nota a margine (00:04:35) 2008: la Internet Watch Foundation (00:05:37) Wikipedia non rimuove l'immagine (00:06:14) La IWF fa marcia indietro (00:07:20) L'effetto Streisand (00:07:51) Come si conserva un errore (00:08:27) Una voce difficile nel catalogo (00:08:45) Appetite for Self-Destruction (00:09:16) Saluti Scorpions e Virgin Killer: la storia della copertina del 1976, dalla RCA che la pubblicò al blocco di Wikipedia nel Regno Unito nel 2008. Nel 1976 la RCA pubblica il quarto album degli Scorpions con una copertina che oggi nessuno stamperebbe: la fotografia di una bambina, sotto un vetro incrinato. Negli Stati Uniti i distributori la rifiutano e la copertina viene sostituita con una foto della band; altrove il disco circola sigillato o in versioni diverse. Negli anni la band attribuisce la scelta all'etichetta, Uli Jon Roth dice che avrebbe dovuto impedirla. Poi, nel 2008, la Internet Watch Foundation mette nella lista nera la pagina di Wikipedia dedicata all'album e per giorni gran parte degli utenti britannici non può modificare l'enciclopedia. Una storia di censura, di responsabilità dell'industria discografica e dell'effetto Streisand, raccontata senza mostrare l'immagine. Altre storie su https://hardigor.com Foto: Klaus Meine, Matthias Jabs e Rudolf Schenker degli Scorpions all'Aragon Ballroom di Chicago, 26 luglio 1980, di International huckster (CC BY-SA 4.0). Fonte: Wikimedia Commons. Immagine rielaborata in bicromia; le grafiche derivate sono condivise con la stessa licenza. https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Klaus_Meine,_Matthias_Jabs_and_Rudolf_Schenker_of_Scorpions_performing_at_the_Aragon_Ballroom,_Chicago,_1980.jpg Licenza: https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/ Nota sull'uso dell'IA: la voce sintetica e le basi musicali di questo episodio sono generate con strumenti di intelligenza artificiale. Ricerca, verifica delle fonti e contenuti sono a cura di Igor Pedrazzini. Informativa completa: https://igorpedrazzini.com/uso-dell-ia/ Questo episodio include contenuti generati dall’IA.

    Scorpions, Virgin Killer: la storia della copertina più censurata del rock
  2. Oct 24

    Cinderella, la storia di Jeff LaBar: il chitarrista che voleva diventare chef

    (00:00:00) 1985: Jeff entra nei Cinderella (00:00:25) Upper Darby e una madre giapponese (00:01:07) La chitarra del fratello Jack (00:02:02) I Precious Metal e le notti al Galaxy (00:02:39) L'audizione con Tom Keifer (00:04:07) Night Songs e il tour con David Lee Roth (00:05:32) Bon Jovi, Judas Priest e AC/DC (00:05:52) Long Cold Winter (00:06:47) Il grunge e la fine di un'epoca (00:07:11) La reunion del 1998 e War Stories (00:08:51) Naked Beggars, Freakshow e Cheap Thrill (00:10:03) One for the Road, il disco solista (00:13:19) Gli anni difficili (00:14:53) Dal palco ai fornelli (00:18:03) 14 luglio 2021 (00:19:46) Gli omaggi del mondo del rock (00:21:39) Il vinile viola (00:22:23) Saluti Jeff LaBar e i Cinderella: la storia del chitarrista di Night Songs e Long Cold Winter, dal palco con Tom Keifer al sogno di diventare chef. Un ragazzo di Upper Darby, alle porte di Filadelfia, che balla davanti allo specchio con la chitarra del fratello. Pochi anni dopo è sul palco delle arene accanto a Tom Keifer: i tour con David Lee Roth, Bon Jovi, Judas Priest e AC/DC, il successo di Don't Know What You Got (Till It's Gone), poi l'arrivo del grunge e un'etichetta che volta pagina. Jeff LaBar non smette di suonare: i Naked Beggars, i Freakshow, i Cheap Thrill e un disco solista, One for the Road, inciso quasi tutto da solo. Dietro il sorriso, però, ci sono anni difficili, e la decisione di cambiare strada: una scuola di cucina a Nashville e il riso fritto della madre giapponese. Fino al 14 luglio 2021, agli omaggi di Keifer, Sebastian Bach e del mondo del rock, e a un vinile viola stampato in 300 copie. Altre storie su https://hardigor.com Foto: Jeff LaBar di MrPanyGoff (CC BY-SA 3.0). Fonte: Wikimedia Commons. Immagine rielaborata in bicromia; le grafiche derivate sono condivise con la stessa licenza. https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Jeff_LaBar_-_Cinderella_-_1.jpg Licenza: https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/ Nota sull'uso dell'IA: la voce sintetica e le basi musicali di questo episodio sono generate con strumenti di intelligenza artificiale. Ricerca, verifica delle fonti e contenuti sono a cura di Igor Pedrazzini. Informativa completa: https://igorpedrazzini.com/uso-dell-ia/ Questo episodio include contenuti generati dall’IA.

    Cinderella, la storia di Jeff LaBar: il chitarrista che voleva diventare chef
  3. Oct 17

    Gotta Say di Izzy Stradlin: la Patience amara dell'ex Guns N' Roses

    (00:00:00) Gotta Say: una telefonata e una verità (00:01:41) Izzy lascia i Guns N' Roses (00:02:12) Izzy Stradlin and the Ju Ju Hounds (00:02:38) Milano, Rolling Stone, 30 novembre 1992 (00:04:24) Anni in viaggio, fino a Londra (00:05:21) Wessex Sound Studios (00:06:07) Il significato di Gotta Say (00:07:12) Il mandolino di Eddie Ashworth (00:08:42) Madrid, Duff e il ritorno in studio (00:09:50) La Geffen boccia il disco (00:10:57) Bleedin, il pezzo gemello (00:12:06) La cugina amara di Patience (00:12:57) Un brano mai promosso (00:13:48) Chi era al telefono? (00:14:34) Dust N' Bones (00:15:32) Saluti Izzy Stradlin e Gotta Say: la storia del brano acustico di 117 Degrees, la «Patience» amara dell'ex chitarrista dei Guns N' Roses. Una telefonata, l'ennesima storia pronta e qualcuno che ha smesso di crederci. Gotta Say dura poco più di tre minuti, ma dietro c'è uno dei percorsi più tortuosi della discografia di Izzy Stradlin: l'uscita dai Guns N' Roses nel novembre 1991, i Ju Ju Hounds e l'unica data italiana al Rolling Stone di Milano, gli anni in viaggio fra Londra, Trinidad e la Spagna, una vecchia sala parrocchiale diventata studio di registrazione, il mandolino del produttore Eddie Ashworth e un'etichetta, la Geffen, che rimanda indietro il disco. Fino al 1998, quando Gotta Say esce come seconda traccia di 117 Degrees, e una recensione la chiama la cugina più dura e cinica di Patience. Altre storie su https://hardigor.com Foto: Izzy Stradlin di Dineshraj Goomany (CC BY-SA 2.0). Fonte: Wikimedia Commons. Immagine rielaborata in bicromia; le grafiche derivate sono condivise con la stessa licenza. https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Izzy_Stradlin_(7334558282).jpg Licenza: https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/ Musica di sottofondo: «My Paradise (Radio Mix)», generata con strumenti di intelligenza artificiale. Nota sull'uso dell'IA: la voce sintetica e le basi musicali di questo episodio sono generate con strumenti di intelligenza artificiale. Ricerca, verifica delle fonti e contenuti sono a cura di Igor Pedrazzini. Informativa completa: https://igorpedrazzini.com/uso-dell-ia/ Questo episodio include contenuti generati dall’IA.

    Gotta Say di Izzy Stradlin: la Patience amara dell'ex Guns N' Roses
  4. Oct 10

    Mr. Crowley di Ozzy Osbourne: la vera storia del testo di Bob Daisley

    Ozzy Osbourne e Bob Daisley: la vera storia del testo di Mr. Crowley, il brano di Blizzard of Ozz che interroga l'occultista Aleister Crowley. Nel 1980, ai Ridge Farm Studios, nella campagna inglese, il bassista australiano Bob Daisley si trovò davanti due parole e nessuna nota: «Mr. Crowley». Il titolo era di Ozzy, appena cacciato dai Black Sabbath; il testo toccò a lui. Invece di celebrare o condannare Aleister Crowley, scelse una terza strada: fargli una domanda. In questa puntata raccontiamo la nascita di Blizzard of Ozz con Randy Rhoads e Lee Kerslake, l'intro di tastiere di Don Airey e i due assoli di Rhoads, i titoli di No Bone Movies e Diary of a Madman, fino alla lunga battaglia per crediti e diritti.   Altre storie su https://hardigor.com Musica: Gabriele Romano Foto: Ozzy Osbourne di Ted Van Pelt (CC BY 2.0); Bob Daisley, foto promozionale Jet Records 1980 (pubblico dominio). Fonte: Wikimedia Commons.  https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Ozzy_Osbourne_1982.jpg https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Bob_Daisley_in_1980_from_Blizzard_of_Ozz_(cropped_close-up).jpg Licenza: https://creativecommons.org/licenses/by/2.0/   Musica: Gabriele Romano – Pixabay https://pixabay.com/it/users/gabrieleromanoy-28454482/ Immagini rielaborate in bicromia. Nota sull'uso dell'IA: la voce sintetica e le basi musicali di questo episodio sono generate con strumenti di intelligenza artificiale. Ricerca, verifica delle fonti e contenuti sono a cura di Igor Pedrazzini. Informativa completa: https://igorpedrazzini.com/uso-dell-ia/ Questo episodio include contenuti generati dall’IA.

    Mr. Crowley di Ozzy Osbourne: la vera storia del testo di Bob Daisley
  5. Sep 19

    Mr. Big e il Giappone: da "To Be With You" all'addio al Budokan

    Nel 1966 i Beatles trasformarono il Nippon Budokan, nato per le arti marziali, nel tempio del rock a Tokyo. Quasi sessant'anni dopo, su quello stesso palco, i Mr. Big hanno salutato per l'ultima volta il pubblico nipponico che non li ha mai abbandonati. In questa puntata ripercorriamo la storia di Eric Martin, Paul Gilbert, Billy Sheehan e Pat Torpey: la nascita della band a Los Angeles nel 1988, il trapano Makita di Daddy, Brother, Lover, Little Boy, il primo posto in America con To Be With You e poi l'arrivo del grunge, che cambiò le regole del gioco. Mentre gli Stati Uniti voltavano pagina, il Giappone restava fedele, con tutti gli album in classifica, una reunion annunciata prima a una radio di Tokyo che al resto del mondo e un pubblico capace di ascoltare in silenzio. Raccontiamo il perché di questo legame, dai negozi di dischi alla rivista Burrn!, fino alla forza discreta di Pat Torpey dietro i tamburi. Il viaggio si chiude con il tour d'addio e la sera del Budokan. Una storia di rock, fedeltà e rispetto, per capire cosa significhi davvero essere "big in Japan". Leggi l'articolo completo: https://igorpedrazzini.com/2026/07/11/mr-big-in-giappone-dal-budokan-dei-beatles-allultimo-inchino/ Il sito di Hardigor: https://hardigor.com Iscriviti alla newsletter dal sito per non perdere nessuna storia. Segui Hardigor sui social: YouTube: https://www.youtube.com/@hardigor Instagram: https://www.instagram.com/hardigor X: https://x.com/hardigor73 TikTok: https://www.tiktok.com/@hardigor73 Se l'episodio ti è piaciuto, segui il podcast, lascia una recensione e condividilo con chi vuoi Nota sull'uso dell'IA: la voce sintetica e le basi musicali di questo episodio sono generate con strumenti di intelligenza artificiale. Ricerca, verifica delle fonti e contenuti sono a cura di Igor Pedrazzini. Informativa completa: https://igorpedrazzini.com/uso-dell-ia/ Questo episodio include contenuti generati dall’IA.

    Mr. Big e il Giappone: da "To Be With You" all'addio al Budokan
  6. Jul 3

    Nick Mason "Living Dead Drummer": interview on stage, studio, and the 2026 European tour

    Nick "Living Dead Drummer" Mason is among the most versatile drummers on the California scene. His career spans distant territories: the industrial sound of FleischKrieg, the rock of Jason Charles Miller, the theatrical percussion of Street Drum Corps. Behind the drums he has backed very different projects while keeping a recognizable sonic identity. With the podcast Batter Heads he has become a leading voice in the drumming community. In this interview he retraces his journey: his childhood in a family steeped in percussion, the move from New York to Los Angeles, the difference between the precision of the studio and the energy of the stage. He talks about his influences, from Lars Ulrich and John Tempesta to Joey Kramer, Shannon Larkin and Sean Kinney. He then explains how he adapts his kit and his rhythmic vocabulary to each gig. He also previews September's European tour alongside Faster Pussycat, with Femme Fatale and Blacklist Union, which will bring him to play in Italy. The full transcript of the interview, in Italian, is available at hardigor.com Nick "Living Dead Drummer" Mason è tra i batteristi più versatili della scena californiana. La sua carriera attraversa territori distanti: l'industrial dei FleischKrieg, il rock di Jason Charles Miller, le percussioni teatrali degli Street Drum Corps. Dietro i tamburi ha accompagnato progetti molto diversi mantenendo un'identità sonora riconoscibile. Con il podcast Batter Heads è diventato una voce di riferimento nella comunità dei batteristi. In questa intervista ripercorre il suo percorso: l'infanzia in una famiglia immersa nelle percussioni, il trasferimento da New York a Los Angeles, la differenza tra la precisione dello studio e l'energia del palco. Racconta le sue influenze, da Lars Ulrich e John Tempesta fino a Joey Kramer, Shannon Larkin e Sean Kinney. Spiega poi come adatta il set e il vocabolario ritmico a ogni ingaggio. Anticipa anche il tour europeo di settembre al fianco dei Faster Pussycat, con Femme Fatale e Blacklist Union, che lo porterà a suonare in Italia. La trascrizione completa dell'intervista, in italiano, è disponibile su hardigor.com Nota sull'uso dell'IA: la voce sintetica e le basi musicali di questo episodio sono generate con strumenti di intelligenza artificiale. Ricerca, verifica delle fonti e contenuti sono a cura di Igor Pedrazzini. Informativa completa: https://igorpedrazzini.com/uso-dell-ia/ Questo episodio include contenuti generati dall’IA.

    Nick Mason "Living Dead Drummer": interview on stage, studio, and the 2026 European tour

About

Hard rock e heavy metal raccontati da dentro. Igor "Hardigor" Pedrazzini, batterista con un piede nel music business, porta sul podcast di hardigor.com le storie dei dischi che contano: i riff, i retroscena di studio con le vicende che hanno segnato il rock 'n' roll degli anni Settanta, Ottanta e Novanta. Per chi il metal lo ascolta sul serio.