Milly Podcast – Italiano vero • Storie vere

Milly

Un podcast dedicato a chi sta imparando l’italiano, pensato come un ponte tra lingue e culture. Attraverso il racconto, non solo attraverso la grammatica, ogni episodio intreccia la lingua italiana a storie, temi e voci che arrivano da mondi diversi — attualità, testimonianze, esperienze di vita — con l’obiettivo di avvicinare culture e persone, non solo insegnare una lingua. Non un podcast didattico nel senso tradizionale, ma uno spazio in cui l’italiano diventa la chiave per entrare in contatto con storie vere e con il mondo, qualunque sia la lingua in cui nascono. Per domande o curiosità, puoi scrivermi a: milly@bluewin.ch Un ringraziamento speciale a Liv Art Photography per l’immagine di copertina.

  1. 3d ago

    Rick Salmeron: l’unico investimento che non puoi vendere

    Qual è il miglior investimento che possiamo fare nella nostra vita? Da un consulente finanziario mi aspetterei il nome di un fondo, un titolo o magari una strategia. Rick Salmeron, invece, mi ha dato una risposta completamente diversa: l’autostima. In questo episodio ho parlato con Rick del momento in cui, nel 2017, qualcosa ha cominciato a cambiare nella sua vita. Il lavoro andava bene, ma usciva da un divorzio che aveva lasciato il segno nel modo in cui guardava se stesso. Quasi controvoglia partecipò a un corso di crescita personale e lì cominciò a porsi una domanda che fino ad allora non si era mai fatto davvero: «Che cosa penso di meritare?» Da quella domanda siamo arrivati alle piccolissime decisioni di ogni giorno. Un “ti amo” detto alla persona che abbiamo accanto. Un confine che finalmente decidiamo di mettere. Un’opportunità per cui troviamo il coraggio di farci avanti. Una scelta economica rimandata ancora una volta. Gesti che, presi singolarmente, sembrano insignificanti, ma che ripetuti possono cambiare lentamente la direzione di una vita. Rick mi ha raccontato anche una cosa molto personale: la donna che anni fa lo convinse a partecipare a quel corso, quando lui era certo che non si sarebbe mai più sposato, oggi è sua moglie. Questa conversazione non parla soltanto di soldi. Parla del valore che attribuiamo a noi stessi e di quanto quel valore possa entrare, silenziosamente, nelle nostre relazioni, nel lavoro e nelle scelte che facciamo quando nessuno ci guarda. E alla fine rimane una domanda che voglio lasciare anche a voi: La versione di me che crede di meritare una bella vita farebbe la stessa scelta che sto facendo oggi?

    Rick Salmeron: l’unico investimento che non puoi vendere
  2. 4d ago

    Colleen Slemmer e Christa Pike: una vita spezzata, una condanna a morte e il confine della giustizia

    Il 30 settembre 2026, in una prigione del Tennessee, lo Stato tenta di eseguire una condanna a morte. Gli aghi vengono inseriti. Il pentobarbital viene somministrato. Poi una seconda volta. Ma Christa Pike continua a respirare. Dietro quella notte, però, c’è una storia iniziata trentuno anni prima. E soprattutto c’è un nome che non voglio venga dimenticato: Colleen Slemmer. Aveva diciannove anni quando, nel 1995, la sua vita venne brutalmente spezzata. Christa Pike aveva diciotto anni quando commise quel terribile crimine e fu successivamente condannata a morte. In questo episodio parto da Colleen, perché parlare della pena capitale senza ricordare le vittime significherebbe raccontare soltanto metà della storia. Ma vi porto anche dentro gli ultimi mesi di Christa Pike, le controversie sul metodo di esecuzione e quella notte in cui una procedura concepita per concludersi con la morte arrivò alla fine del proprio protocollo lasciando la condannata ancora viva. E da lì nasce una domanda che va molto oltre queste due donne: che cosa significa davvero fare giustizia? Essere contrari alla pena di morte significa dimenticare chi è stato ucciso? Oppure possiamo chiedere giustizia per una vittima senza chiedere che un’altra vita venga tolta in suo nome? Io ho una posizione. Ma in questo episodio voglio soprattutto raccontarvi i fatti e lasciarvi davanti a quella domanda. Perché dietro le sentenze, i tribunali, le prigioni e le nostre convinzioni ci sono esseri umani. E prima di chiudere voglio che rimanga soprattutto un nome. Colleen Slemmer. Questo episodio è dedicato alla sua memoria e alla sua famiglia. Perché nessuna sentenza potrà restituirle la vita. E nessuna discussione sulla pena di morte dovrebbe permetterci di dimenticarla.

    Colleen Slemmer e Christa Pike: una vita spezzata, una condanna a morte e il confine della giustizia
  3. 5d ago

    Intervista ad Arvida Juni Svenske: la donna che racchiude moltitudini

    Quante parti di noi possono restare in silenzio prima che troviamo le parole per raccontarle? In questo episodio ho parlato con Arvida Juni Svenske, poetessa e scrittrice svedese. La sua è una storia che attraversa Stoccolma e Malmö, la scrittura, la ricerca della propria identità e quel momento in cui, dopo anni trascorsi a percepire un’inquietudine difficile da nominare, ha riconosciuto se stessa come donna trans. Arvida mi ha raccontato questo percorso con grande apertura: dall’infanzia e dalle aspettative legate al genere fino al periodo in cui un problema fisico l’ha costretta a fermarsi. Proprio in quel silenzio, racconta, ha cominciato ad ascoltare qualcosa che per molto tempo aveva cercato di tenere sommerso. Abbiamo parlato anche della sua raccolta “Caribbean Wind, Polynesian Storm”, in cui poesia, storia trans e riflessioni sul colonialismo si incontrano, e del suo prossimo libro, “Estrogen Speech”, dedicato alla femminilità e ai molti modi in cui una donna può essere donna. Arvida ha condiviso con me anche alcune delle sue poesie e mi ha raccontato cosa significhi esporsi al giudizio degli altri, attraversare la vulnerabilità e continuare, nonostante tutto, a cercare la propria voce. Non ho voluto realizzare un episodio che dicesse a chi ascolta cosa pensare. Ho voluto creare uno spazio in cui una persona potesse raccontare la propria esperienza fino in fondo e in cui noi potessimo semplicemente fermarci ad ascoltarla. Perché forse nessuno di noi è una stanza sola. Siamo case con molte porte. E alcune aspettano soltanto di essere aperte.

    Intervista ad Arvida Juni Svenske: la donna che racchiude moltitudini
  4. Sep 28

    Riconoscere la gabbia, ricostruire la casa — Intervista a Chris Wasko

    Ci sono relazioni in cui non servono urla perché qualcosa faccia male. A volte si impara semplicemente a camminare in punta di piedi, a misurare ogni parola, a chiedere scusa per mantenere la pace e, poco alla volta, a dubitare persino di ciò che si prova. In questo episodio ho parlato con Chris Wasko, che si occupa di recupero dal trauma e dalle relazioni narcisistiche ed emotivamente abusive. Chris conosce questo tema anche attraverso la propria storia familiare e mi ha raccontato il momento in cui ha iniziato a riconoscere certi schemi e ha deciso di interromperli per proteggere sé e i propri figli. Abbiamo parlato di gaslighting, ipervigilanza, confini, senso di colpa e di quei segnali che, quando siamo dentro una relazione, possono essere molto più difficili da riconoscere. Ma soprattutto abbiamo parlato di ciò che viene dopo: quel periodo in cui si può sentire la mancanza persino di chi ci ha fatto soffrire e bisogna lentamente imparare a fidarsi di nuovo della propria voce. Una frase di Chris mi è rimasta particolarmente impressa: per gran parte della sua vita ha scelto ciò che manteneva tranquilli gli altri. Oggi sceglie ciò che porta pace a sé e ai suoi figli. Questo episodio parla proprio di quel passaggio: riconoscere la gabbia e, un giorno alla volta, ricostruire la propria casa. E alla fine rimane una domanda, forse la più importante: Se nessuno dovesse approvarlo, che cosa sceglieresti oggi, per te?

    Riconoscere la gabbia, ricostruire la casa — Intervista a Chris Wasko

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