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Parliamo con gli imprenditori e i CEO più importanti d'Italia. Raccontiamo le loro storie per scoprire come hanno fatto DAVVERO ad arrivare dove sono, i loro errori e i consigli PRATICI.

  1. 3d ago

    La Più Grande Azienda al MONDO di Cappe da Cucina è ITALIANA e fa €500 MILIONI 🇮🇹 La Storia di Elica

    Nel 1978 un ragazzo marchigiano di 16 anni perde il padre e si ritrova a guidare una fabbrica con 120 dipendenti.   48 anni dopo la sua azienda è il primo produttore al mondo di cappe aspiranti e ha tra i suoi clienti Ikea e Whirlpool.   Ermanno Casoli è un veterinario delle campagne di Fabriano. Incuriosito dalle prime cucine componibili, arrivate in Italia nel 1969, decide di costruire a mano una cappa per aspirare i fumi.   Nel 1972 nasce così, in un garage, Elica. Dopo il successo iniziale, Ermanno avvia la produzione in serie e trova clienti enormi come Philips. Pochi anni dopo però, nel 1978, Ermanno muore e suo figlio Francesco, a soli 16 anni, eredita l’azienda.    Per qualche anno Elica viene gestita dai manager interni, finché Francesco Casoli non prende in mano l’azienda. Da lì ci sono anni di forte crescita e Elica chiude contratti da decine di milioni di €con multinazionali come Whirpool, Bosch Siemens e Ikea, che il nuovo CEO convince in maniera molto creativa.   Nel 1995 però c’è il momento più difficile dell’azienda: lo stabilimento più grande brucia e tutto il magazzino viene distrutto. Grazie all’aiuto degli operai che lavorano notte e giorno, in circa tre mesi Elica riprende la produzione.   Negli anni 2000, grazie alle innovazioni nel design delle cappe e alle collaborazioni con designer famosi, tra cui David Lewis, Elica tocca i €200 milioni di fatturato. Ha particolare successo in tutta Europa la nuova cappa a camino in acciaio.   Nel 2021 Francesco compra EMC, il suo fornitore di motori elettrici, per €31 milioni. Intanto esordisce nel cooking e in seguito completa la gamma con piani a induzione, forni e Lhov.    Durante la crescita però commette anche qualche errore, come l’acquisizione in Cina che finisce per costargli €40 milioni.   Oggi Elica è una cooking company italiana e leader mondiale delle cappe aspiranti con una quota di mercato di circa il 12%. Nel 2025 fattura €460 milioni e produce circa 3 milioni di sistemi aspiranti per la cucina. Abbiamo incontrato Francesco a Milano per raccontarci tutta la storia del Gruppo Elica: (00:00) Chi è Francesco Casoli (00:46) Un veterinario inventa la prima cappa in Italia nel suo garage (periodo 0-1) (02:28) Il padre muore improvvisamente e Francesco entra in azienda a 16 anni (04:09) Porta Elica a €180 Milioni e conquista Ikea e Bosch (05:02) Un incidente in azienda rischia di far chiudere Elica (06:15) Supera i €300 milioni grazie a un nuovo design (periodo 1-100) (07:49) Elica si quota e perde decine di €milioni in Cina (08:53) Le difficoltà di crescere all’estero (10:55) Compra il suo fornitore per non essere schiavo dei Cinesi (12:09) Elica oggi: il leader mondiale delle cappe da cucina (13:22) Come arriveranno a €1 miliardo e consigli

  2. Sep 23

    Da MILIONI di Debiti a €65 MILIONI coi Piumini SENZA Piume🪿Nicolas Bargi, Save the Duck

    Prova Shopify se vuoi massimizzare le conversioni e diminuire i costi del tuo e-commerce: https://www.shopify.com/it/enterprise?country=it&lang=it&utm_source=podcast&utm_medium=audio&utm_campaign=Chapeau_Q126MVOTKP-40y8 Nel 2012 un ragazzo di Pisa investe tutti i suoi risparmi per salvare l’azienda di famiglia (e decine di oche). Oggi i suoi piumini scalano il K2 e valgono €65 milioni. Nicolas Bargi nasce nel 1970 a Pisa. A 13 anni inizia con dei lavoretti in Forest, l’azienda tessile del nonno fondata negli anni ‘50. A 18 anni si trasferisce a Milano per studiare e la vita notturna lo conquista: diventa PR per varie discoteche milanesi e crea una grande rete di contatti. Dopo la laurea torna in Forest dove svolge vari ruoli aziendali tra cui magazziniere, addetto vendite e responsabile export. A quel tempo l’azienda lavora principalmente per conto terzi e Nicolas nel ‘95 apre i primi uffici in Cina. Nel 2000, però, decide di rilanciare l’azienda con dei marchi propri: Bull & Bear, Black Witch e poi Ganesh. Inizia un periodo di crescita e Forest passa da 5 a 11 milioni, ma nel 2008 inizia la crisi più profonda della loro storia. Problemi di qualità, ritardi nelle consegne e crediti insoluti portano Forest vicino al fallimento. Nicolas ha un’intuizione per salvare l’azienda: usa tutta la casa e i risparmi di famiglia per lanciare nel 2012 il suo nuovo brand: Save The Duck. Propone un piumino in materiale tecnico, come visto dagli sportivi in California, e sostituisce materiale sintetico alle piume d’oca. Nel 2014 vende il 51% a Marina Salamon di Altana per accelerare la crescita e liquidare suo padre. In 3 anni, aiutato dal CFO, l’azienda arriva a fatturare €25 milioni. Nel 2018 Marina cede le sue quote al fondo Progressio, che acquista un ulteriore 14% da Nicolas direttamente, facendo un 13x sull’investimento. Con la nuova cassa Save The Duck apre i primi negozi monomarca. Nel 2018 i piumini di Nicolas sono i primi senza piuma d’oca a salire su una vetta sopra i 6000 metri, il K2. Nel 2022 Progressio vende ed entrano come soci Reinhold Geiger e Andrea Hoffman, i proprietari di L'Occitane. Nel 2025 Save The Duck ha fatturato €64 milioni e ha sponsorizzato la nazionale USA di pattinaggio alle olimpiadi. Nicolas punta di arrivare a €120 milioni nei prossimi 5 anni, ci ha raggiunto a Milano per raccontarci come: (00:00) Chi è Nicolas Bargi (01:08) Da sarto a imprenditore: la nascita di Forest (02:25) Dopo 2 anni di scioperi chiude l’azienda di famiglia (03:03) Nicolas parte come magazziniere e PR per mantenersi (04:38) Prigioni e lavoro minorile: i momenti più traumatici della sua vita (06:11) La crisi dimezza il fatturato dell’azienda (08:46) Fonda Save The Duck dopo un viaggio che gli cambia la vita (11:13) I primi problemi finanziari (13:28) Porta Save The Duck a €25 milioni in 3 anni (15:11) Crea una giacca che scala Everest e K2 (18:17) Vende parte dell’azienda per accelerare la crescita (20:24) Arriva a €40 milioni ma il Covid congela gli affari (21:40) Vende l’80% ai miliardari di L'Occitane (23:15) I numeri di Save The Duck e come arriverà a €240 milioni (25:23) Arriva alle Olimpiadi e trionfa nel pattinaggio (27:02) Errori più grandi e giornata tipo (28:58) Consigli e i milioni di oche salvate da Save The Duck

  3. Sep 17

    Il Fallimento di A-Style: il Marchio più CONTROVERSO degli Anni 2000

    Prova TOT col codice chapeaux3 e semplifica la fatturazione elettronica GRATIS: https://go.tot.money/4vkBs6w Un ragazzo di Milano disegna un adesivo con due omini che si ingr*ppano. 20 anni dopo, quel logo vale €30 milioni ed è sulla maglietta di Messi e Valentino Rossi. Questa è la storia di A-Style, il marchio più controverso degli anni 2000, e del suo fondatore Marco Bruns. Marco Bruns cresce a Milano, figlio di un operaio e una casalinga. Dopo il liceo scientifico si iscrive a Informatica, che abbandona dopo un paio di bocciature. Poi apre una piccola società per vendere pile, molto di moda in quel periodo. Giocando con un programma di grafica, disegna per caso una "A" due puntini che ricordano due persone durante l’amplesso. Il logo resta per anni in un cassetto fino a quando lo stampa su centinaia di adesivi con cui tappezza i furgoni degli amici e tutti i semafori di Milano, diventando un fenomeno di culto locale. Nel 1999 Marco lancia ufficialmente A-Style. I primi pezzi sono sacchetti e magliette con il logo iconico. Dopo qualche rifiuto, riesce a entrare sugli scaffali di qualche negozio di Milano. Nel 2004 realizza la prima affissione da 25 metri in Piazza 25 Aprile a Milano e inonda il Pitti, uno degli eventi di moda più importanti del mondo, con milioni di coriandoli col logo. Questi stunt fanno volare gli affari e, grazie a una strategia di licensing, in pochi anni A-Style arriva a fatturare decine di milioni in tutta Europa. Dal 2005 Marco s'inventa altre campagne folli: disegna un logo gigante sul tracciato del Tour De France, sponsorizza la MotoGp e fa una campagna che ritrae Messi come “il Messia”. Nel 2008 il fatturato tocca €30 milioni, ma iniziano i problemi. Il marchio subisce contraffazioni in tutto il mondo ed emergono conflitti coi licenziatari, come la produzione parallela non autorizzata e royalties non pagate. Nel 2008 Marco rifiuta offerte di acquisizione milionarie e nel 2015, tra milioni di falsi e problemi coi licenziatari, ritira il marchio dal mercato. Nel 2026, però, riparte con un nuovo team e rilancia A-Style. Quindi, l'abbiamo raggiunto a Milano per scoprire la storia del marchio più controverso nella storia d'Italia: (00:00) Chi è Marco Bruns (01:00) La nascita del logo A-Style (02:55) Ricopre Milano di adesivi ma viene beccato dalla Polizia (04:44) Stampa le prime t-shirt: A-Style diventa un marchio (06:50) Appende un cartellone sconcio in centro a Milano (09:26) Guadagna il primo milione sabotando un evento (12:51) Il Tour de France lo porta sulla copertina dei giornali (14:24) Arriva a €25 milioni ma iniziano le cause legali (16:13) Valentino Rossi e la Moto GP (18:17) Sponsorizzare Leo Messi (19:50) Come A-Style diventa una macchina da soldi (20:59) Tocca i €30 milioni di fatturato (23:04) Scopre la mega-truffa del suo fornitore (25:45) Il fallimento e le cause in tribunale (28:38) Il futuro di A-style (29:57) Consigli

  4. Sep 9

    48 Ore nell’Hotel 5 Stelle più Lussuoso della Sardegna: Cosa c'è dietro un Hotel per MILIARDARI

    Siamo stati 48 ore in un hotel 5 stelle lusso in Sardegna per capire perché i milionari spendono €10’000 a notte per dormirci (e scoprire le loro richieste più assurde) Prova 8Sleep con uno sconto ESCLUSIVO di €350: http://eightsleep.com/chapeau. Siamo molto gasati di collaborare con loro e abbiamo anche intervistato il loro CTO: https://youtu.be/5ZSXUpTDCaA?si=38Y3v3pf0cYZihwt Siamo arrivati in mattinata al 7 Pines Sardinia, la sede italiana della catena di alberghi 5 stelle lusso. Dopo il check-in abbiamo lasciato le valigie in camera, che era più grande di casa mia, e ci siamo goduti la vista dal terrazzo sul tetto (giudicatela dal video). Abbiamo seguito Vito Spalluto, il Managing Director, nella riunione mattutina con tutto il suo team dove discutono dei risultati finanziari e degli ospiti in arrivo. Finito il meeting, siamo saltati sul golf cart e Pasquale Iealpi, il Marketing Manager di 7 Pines,  ci ha portato in giro per tutto il resort a vedere come si rilassano i milionari d’estate.  Siamo passati per l’oasi, i campi da tennis, le calette private e il beach club, dove Pippo ha avuto l’onore di suonare il gong. Per rilassarci dopo questa grandissima fatica, siamo anche andati a farci un massaggio da migliaia di euro nella SPA.  Finito il giro del resort abbiamo provato ad accogliere un cliente alla reception, ma non siamo sicuri di aver rispettato gli standard del 7 Pines … fateci sapere se ci avreste licenziato  Dopo ci siamo imbucati nella cucina del Capogiro, il ristorante stellato del 7 Pines. Abbiamo preso parte alle riunioni dello chef stellato Pasquale D’Ambrosio, prima con i camerieri e poi in cucina con la brigata, per vedere come ci si prepara per una cena in un ristorante di questo livello.  Per finire, abbiamo intervistato Vito che ci ha raccontato come si diventa General Manager di un hotel di lusso, com’è gestirlo da dietro le quinte e quanto costa tenere aperto, le richieste più assurde degli ospiti miliardari e i piani futuri di 7 Pines. Cosa ne pensate dell’hotel? Paghereste €10’000 per dormirci una notte? (00:00) Dentro 7 Pines: Il 5 Stelle Lusso da €10k a Notte (01:01) Imbucati nella Riunione dello Staff (02:24) Il Beach Club e la SPA di un 5 Stelle Lusso04:56 Potremmo lavorare al 7 Pines? (finito male) (06:45) Nella Cucina del Ristorante Stellato: come si prepara una cena da milionari (09:08) Incontriamo lo Chef Stellato del Capogiro  (10:59) Dalla Bocciatura all’Esame alla Carriera negli Hotel di Lusso (13:13) La Chiamata che gli Cambia la Vita14:18 Investe €80 Milioni per Lanciare 7 Pines (16:12) Porta 7 Pines da €0 a €15 Milioni in 4 anni (17:37) Le Richieste più Assurde e i Costi Nascosti del Lusso in Sardegna (20:45) Momenti più Difficili, Giornata Tipo e Consigli

  5. Jul 28

    Lo YouTuber da 4 MILIONI di Iscritti Diventato Imprenditore MILIONARIO💡 Alessandro Tenace dei TheShow

    Nel 2013 due amici caricano video su YouTube dove rubano la spesa e scoreggiano in biblioteca. Grazie a questi scherzi, oggi fatturano €1.3 milioni e hanno 4+ milioni di followers Alessandro Tenace è figlio di un impiegato e una casalinga. È un bambino timido finché a scuola incontra Alessio Stigliano. Studiano insieme e già da piccoli condividono la passione per la recitazione, facendo uno show davanti ai compagni.  L’amicizia si rafforza e nei weekend iniziano a girare degli sketch comici con delle telecamere nascoste. Alessandro inizia così ad affrontare la sua timidezza. Dopo il liceo, Ale si iscrive al Politecnico di Milano mentre lavora come venditore di stampanti in un centro commerciale per pagarsi gli studi. Alla fine della sua prima relazione, Alessandro scopre su YouTube i canali di schezi americani, come Vitaly e Whatever. Ispirato anche dal successo degli scherzi telefonici di Frank Matano, nell'ottobre 2013 Ale fonda con Alessio il canale "The Show”. Pubblicano una volta a settimana video di scherzi ed esperimenti sociali. I primi contenuti ottengono migliaia di visualizzazioni e a dicembre 2013 il canale raggiunge i 10.000 iscritti.  Nel 2014 arrivano i primi accordi commerciali e i due Ale capiscono che quel passatempo sarà il loro lavoro. Firmano con un’agenzia e producono candid per Rai e Mediaset. Uno scandalo sul web però li distrugge: durante un video dove spaventano passanti, vengono additati come una gang e il chaos mediatico fa saltare i  contratti, anche con le Iene. I TheShow però non si abbattono e i loro video ricevono milioni di visualizzazioni. Così nel 2015 TheShow raggiunge 1 milione di iscritti, con un fatturato di circa €70.000 euro e quasi 30 milioni di visualizzazioni mensili nel 2015-2016. L’anno dopo i due Ale vincono anche Pechino Express. Nel 2019 fondano ufficialmente la società e il fatturato supera i €120’000. Dopo uno scambio quote e un contenzioso con l’agenzia, i TheShow tornano riprendono il 100% del canale.  La svolta arriva nel 2021: lanciano TheShow+, una sezione con contenuti dedicati agli abbonati. Nel 2022 il fatturato passa i €531’000. Tra il 2020 e 2023 altri scandali colpiscono i TheShow: la prima mentre Ale lancia dei petardi fuori da una pizzeria, la seconda nel 2023 mentre chiede il biglietti ai passeggeri di Trenord. Ale viene aggredito e riceve delle querele a cui però decide di non rispondere. Questi momenti non hanno fermato i TheShow che oggi, trainati dai 20’000 abbonati di TheShow+, fatturano più di €1.3 milioni grazie ai loro scherzi. Sono da poco presenti anche su Amazon Prime Video, dove potete trovare anche i video di Chapeau!+ Ale ci ha raggiunto per raccontarci l’inizio, le denunce e il futuro dei TheShow: (00:00) Chi sono i TheShow (01:00)  Il primo incontro di Alessandro e Alessio (02:17) Apre TheShow su YouTube mentre lavora come commesso (05:15) Come è venuta l’idea di aprire il canale (07:25) Il primo video su YouTube (periodo 0-1) (09:14) Trova un’agenzia e chiude il primo contratto (13:01) Rai e Mediaset li portano in TV (14:20) Lo scandalo delle Maschere Bianche e i problemi con Le Iene (15:37) I momenti migliori a Pechino Express (17:08) Arrivano a 1 milione di iscritti ma inizia lo scontro con l’agenzia (20:13) Querele e Denunce: i problemi legali di TheShow (23:33) Sopravvivere durante il Covid senza poter girare (26:07) Lanciano TheShow+ e arrivano a €600’000 (periodo 1-100) (28:53) I numeri di TheShow oggi (30:37) L’offerta difficile da rifiutare di una piattaforma di streaming (32:49) Consigli

  6. Jul 22

    ⁠⁠La Più Grande Azienda al Mondo di Amarene è ITALIANA e Fa €145 MILIONI 🍒 La Storia di Fabbri

    Prova TOT con il codice chapeaux3 e semplifica la fatturazione elettronica GRATIS: https://go.tot.money/4vkBs6w Nel 1914 un artigiano emiliano inizia a vendere ai bar le amarene preparate dalla moglie, 100 anni dopo la sua azienda è alla quinta generazione e fattura €145 milioni. Agli inizi del ‘900, Gennaro Fabbri acquista una drogheria a Portomaggiore (Ferrara) con un piccolo prestito di 3.000 lire dal fratello, dopo anni passati come agricoltore e impagliatore. Mescola liquori nel retrobottega della "Premiata Distilleria Fabbri" e inizia la vendita delle sue prime etichette, come il Primo Maggio e l’Amaro Carducci. Gli affari vanno bene e nel 1914 acquista un terreno a Bologna per aumentare la produzione.  Lo stesso anno inizia a vendere nei bar damigiane di amarene conservate nello zucchero, ricetta della moglie Rachele, usate per le granite. Queste vanno a ruba e Gennaro punta sul suo marchio: realizza il celebre vaso in ceramica di Faenza e crea sciroppi (inizialmente per bibite gasate) e altri liquori. Durante la Seconda Guerra Mondiale lo stabilimento viene requisito e iniziano anni difficili per i Fabbri. Negli anni ‘50 entrano in azienda Aldo e Romeo, i figli di Gennaro, che vendono amarene in tutta Italia girando con automobili di lusso per convincere i commercianti. Romeo ha un’intuizione geniale: lancia i “cremolati”, dei semilavorati per gelato che ne rendono molto facile la preparazione. Tantissimi bar in tutta italia quindi creano la propria gelateria e Romeo gira la Penisola con un laboratorio itinerante per insegnarne la ricetta. Negli anni '60-'70 l'azienda lancia altre paste per gelateria, frutta e il whisky Black Jack importato dalla Scozia. Arrivano però grandi marchi internazionali con investimenti nel marketing molto più elevati, che portano Fabbri ad abbandonare gradualmente il mondo dei liquori. Una forte spinta agli affari è data dalla pubblicità televisiva, radiofonica e dal 1957 dal Carosello con il Pirata Salamone. L’espansione estera, partita nel dopoguerra in Australia, Germania e Francia, si rafforza dagli anni 2000 quando Nicola entra in Fabbri. Oltre a una crescita sostenuta in Europa, c'è anche una spinta nei paesi asiatici come Cina e Singapore e in America. Inoltre, Fabbri crea uno stabilimento in Argentina dopo il default per servire le Americhe.  Oltre le guerre mondiali e l’arrivo delle multinazionali, Fabbri sopravvive agli anni difficili del Covid dove vede dimezzarsi il suo fatturato. Oggi Fabbri è presente in più di 100 paesi con 10 sedi dirette, ha superato i €145 milioni di fatturato e offre più di 1200 prodotti. è leader di mercato negli sciroppi e, soprattutto, nelle amarene (>70%).  Grazie ai patti familiari stipulati nel 2019, si avvicina oggi all’azienda la quinta generazione della famiglia.  Abbiamo raggiunto Nicola a Bologna per scoprire tutta la storia delle amarene più famose al mondo: (00:00) Fabbri: le amarene più famose al mondo (01:00) Gennaro investe 3000 lire per aprire una drogheria (02:26) Inventa l’amarena Fabbri e l’iconico vaso in ceramica (periodo 0-1) (04:36) La causa con Coca-Cola e le difficoltà della guerra (06:27) I figli di Gennaro portano Fabbri in tutta Italia con due “supercar” (07:27) Fabbri arriva a €50 milioni grazie al gelato (periodo 1-100) (09:32) Il Carosello e le pubblicità con più successo (12:23) La minaccia delle multinazionali straniere in Italia (13:33) L’esodo degli Italiani porta Fabbri nel mondo (14:34) La conquista della Cina e l’acquisto mancato (17:03) Sopravvive al default dell’Argentina e sbarca in America (... e da McDonald’s) (19:07) Perde metà del fatturato in un giorno (20:08) Offerte di acquisizione e fatturato oggi (21:39) Crescere in Fabbri e giornata tipo da CEO (23:37) I patti di famiglia per la successione (24:56) Consigli

  7. Jul 14

    La Famiglia Italiana che Fa €150 MILIONI con Schiuma da Barba e Dentifricio 💈La Storia di Proraso

    Risparmia tempo in riunione e lascia Plaud prendere appunti al posto tuo. Clicca qui 👇🏼⁠ Note Pro Plaud: https://bit.ly/3RvsENg Note Pro Amazon: https://bit.ly/44sdawA Inserisci il codice MARCHIO10 per il 10% di sconto! Nel 1948 un giovane fiorentino porta la schiuma da barba in Italia. 80 anni dopo il suo laboratorio fattura €150 milioni e controlla alcuni dei brand preferiti dagli Italiani, come Marvis e Proraso.Ludovico Martelli nasce alla fine dell’800 a Firenze. Nel 1908, apre la sua attività di rivendita profumi, come la colonia Jean Marie Farina importata dalla Germania. Il figlio Piero eredita l’azienda e inizia a creare marchi propri con un piccolo laboratorio di formule. Nel 1948 lancia il brand Proraso per commercializzare una crema pre/dopobarba, rivoluzionaria per l'epoca, venduta principalmente ai barbieri. Negli anni '60 l'azienda fattura circa 2 miliardi di lire.Nel 1968-69 entra Ludovico (figlio di Piero), che dà un forte impulso al brand grazie al lancio della schiuma da barba rapida, arrivata dagli USA. Il fatturato cresce del 10-20% annuo fino a raggiungere 8-9 miliardi nel 1993.Negli anni '90 entra in azienda Giovanni Galeotti, oggi CEO. Nato a Catania, laureato in Economia e Commercio a Bologna. Prima di Martelli lavora nel marketing, arrivando a essere direttore marketing di Schwarzkopf a Firenze, dove conosce il dottor Martelli (che produceva per Schwarzkopf) proponendogli di acquistare Proraso. Ludovico Martelli rifiuta, ma nasce un ottimo rapporto fra i due.Quando Schwarzkopf chiude gli uffici italiani, Galeotti propone a Martelli di prendere in distribuzione i marchi liberati (Testa Nera, Kaloderma, Batiste, Erba Viva). Ludovico accetta, compra questi brand e prende Giovanni in azienda.Proraso di proprietà e gli altri marchi in distribuzione: il fatturato nel 1994 passa da 4 a 14 milioni. L’anno successivo però arriva una profonda crisi: il marco tedesco raddoppia (da 350 a 700 lire) e causa un aumento folle nei cosi, dato che molti prodotti erano importati dalla Germania. Tutta l’azienda vive 6 mesi di cassa ma, l’anno dopo,il business torna in utile.Sempre nel 1996 Schwarzkopf riprende Testa Nera e mette in vendita Kaloderma, Battiste ed Erba Viva. Nello stesso periodo, Martelli acquisisce Marvis, storico brand di dentifricio ormai sparito (fatturato ~500.000 euro, venduto nei discount) per €4-5 milioni e Schultz (shampoo alla camomilla). Giovanni punta su Marvis, torna al packaging e alle formule originarie, e il brand esplode. Sono celebri le pubblicità del Barbiere a Domicilio degli anni ‘90 e la diffusione in Asia grazie a un’attrice Koreana. Nel 2010 il fatturato di gruppo è €38 milioni e nel 2012 Giovanni diventa CEO del Gruppo.Nel 2019, quando il fatturato è di circa 58 milioni, entra al 28% del capitale il fondo cinese Nuo Capital (guidato da Italiani) per sostenere l'espansione internazionale, lasciando ancora la maggioranza alla famiglia Martelli/Galeotti.Nel 2025 la Ludovico Martelli fattura €137 milioni, con un budget 2026 di €151 milioni. Marvis pesa circa il 60% del fatturato, Proraso il 20%. È presente in circa 70 paesi: Italia (45%), Cina e USA sono i principali. Proraso ha il 28% di quota di mercato in Italia nel segmento rasatura.Giovanni ci ha raggiunto a Milano per raccontarci tutta la storia di Marvis e Proraso: (00:00) Proraso: la prima schiuma da barba italiana (01:09) 1948: Piero Martelli porta la schiuma da barba in Italia (periodo 0-1) (02:27) La storia di Giovanni Galeotti, CEO di Proraso (04:55) Compra Testanera e Schultz (06:56) La crisi di Proraso (08:00) Compra il dentifricio Marvis e lo porta da 0 a €70 milioni (10:00) Porta Proraso da €6 a €30 milioni grazie agli hipster (periodo 1-100) (13:53) Il fondo straniero e i numeri di Proraso e Marvis oggi (16:26) Come battere colossi da miliardi di € (18:17) Giornata tipo (19:51) Errori e Consigli

  8. Jul 7

    Dallo SFRATTO alla Catena di Palestre Più Grande d’Italia 💪🏼 Eduardo Montefusco, CEO di FitActive

    Prova 8Sleep con uno sconto ESCLUSIVO di €350: http://eightsleep.com/chapeau. Siamo molto gasati di collaborare con loro e abbiamo anche intervistato il loro CTO Nel 2007, un programmatore napoletano eredita una palestra sotto sfratto e €400 mila di debiti. 20 anni dopo ha la catena di palestre più grande in Italia. Eduardo nasce a Napoli nel 1982. Cresce a Milano dove da piccolo scopre l’informatica grazie al pc del padre e se ne innamora subito. Impara a programmare da autodidatta e a 18 anni inizia a lavorare in p.IVA per per una società di intermediazione bancaria, oggi Nexi. Si iscrive a Informatica in Bicocca ma abbandona presto l'università, dando priorità al lavoro da sviluppatore software per piccole attività locali. Un giorno, all’iscrizione in palestra, il titolare gli chiede un software gestionale. Nasce così una collaborazione che diventa una proposta di entrare in società. Eddy accetta e investe €30 mila. Di giorno lavora come sviluppatore mentre la sera come venditore porta a porta di prevendite per la palestra Evolution a Seveso, in apertura nel 2007. I primi anni sono durissimi: taglio della corrente per bollette non pagate e sfratto esecutivo. Nel gennaio 2009, a 26 anni, diventa amministratore della palestra ereditando €417 mila di debiti. Per rilanciare l’attività, introduce nuove dinamiche commerciali (recall clienti per rinnovi e assenze) che portano la crescita al +30% nel 2009, con un fatturato di €700 mila, e a ripagare i debiti nel 2010. Nel 2014 arriva a gestire 3 palestre e, l’anno successivo, apre 4 palestre insieme lanciando ufficialmente il brand FitActive. Nel 2016 però vive una crisi profonda con alcuni soci, risolta acquistando le loro quote. Diventa così unico proprietario e lancia il modello franchise/partnership per finanziare la crescita. Eddy inoltre introduce in Italia il modello fitness low-cost 24h, assente fino a quel momento, ispirandosi alle palestre in Germania. Grazie a questo format, le aperture crescono in modo esponenziale: da poche sedi fino a 20-27 aperture all’anno nell’ultimo periodo. Anche durante il Covid continuano le aperture di nuove palestre e, nonostante la crisi vissuta dal settore, chiude definitivamente solo una sede. Eddy raddoppia comprando anche una catena di palestre in Spagna (KeasyFit) e aprendo fuori dall’Italia. Oggi FitActive conta quasi 200 palestre in 7 paesi (Italia, Svizzera, Romania, Albania, Macedonia del Nord, Brasile, Spagna), con più di 450 mila iscritti. Il fatturato è di circa 150 milioni di euro con un EBITDA del 20%, tra i più alti del settore. Eddy ci ha raggiunto a Milano per raccontarci tutta la sua storia (00:00) Chi è Eduardo Montefusco (01:00) A 18 anni inizia a lavorare come programmatore indipendente (02:04) Le prime esperienze da venditore porta a porta (03:09) Diventa socio di una palestra per €30 mila (04:59) Vende 300 abbonamenti per una palestra che ancora non esiste (06:38) I primi grossi problemi della palestra (bollette non pagate) (08:34) Rilancia l’attività per ripagare €417 mila di debiti (10:31) Falliscono tutte le nuove attività (ristorante, fisioterapia, …) (12:11) Come apre 6 nuove palestre in 2 anni (13:25) Liquida i soci per risolvere i problemi legali (15:45) Fonda FitActive e apre la prima palestra in Franchise (18:21) Apre 50+ palestre in tutta Italia (periodo 1-100) (20:16) Il periodo più difficile: fatturato a €0 e sfratto (23:00) Uscire dall’Italia e i problemi dell’estero (24:44) Offerte di acquisizione e numeri di FitActive oggi (27:47) Le tecniche di vendita delle Low Cost (28:58) Consigli

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