A sta per Arte

Accademia SantaGiulia

Che cos’è l’arte? Una domanda all’apparenza semplice, che però apre a una molteplicità di definizioni, interpretazioni, contraddizioni. Questo podcast dell’Accademia SantaGiulia esplora l’arte a partire dalle parole usate per definirla: concetti che cambiano senso a seconda dell’epoca, del contesto culturale, della sensibilità di chi guarda, crea o studia. Attraverso episodi tematici e un approccio critico e provocatorio, il podcast indaga le molte facce dell’arte – bella o brutta, naturale o artificiale, essenziale o superflua – incrociando punti di vista storici, teorici, culturali e artistici. Un progetto di approfondimento pensato per chi studia, insegna o vive l’arte come campo aperto e dinamico, dove anche una parola può bastare per aprire una riflessione. Autrici le studentesse del II anno del triennio di Didattica dell'Arte (A.A. 23/24).

Episodes

  1. A sta per Artificiale (seconda parte)

    10/09/2025

    A sta per Artificiale (seconda parte)

    “Artificiale”: un’espressione oggi usatissima per le intelligenze. Un’espressione che va a braccetto con “digitale” e, per alcuni, significa anche “apocalittica”. Che impatto ha ed ha avuto, l’intelligenza artificiale e tutto quel che ne consegue, sull’arte? Sono solo gli NFT ad aver dato uno scossone al mondo dell’arte? (anzi, cosa sono, in pratica, gli Nft?) È solo nella criptoarte, il problema? Oppure, già prima, l’artificialità ha cambiato l’arte, la sua rappresentazione, i suoi temi? Ma forse, forse è più di questo; forse pensare che la relazione tra “Arte” e “Artificiale” sia relegata alla digitalizzazione, resta a prescindere un po’ ingenuo: il dibattito sull’artificialità dell’arte è antecedente agli Oculus. Già la Scuola di Francoforte dibatteva su quanto fosse o meno positiva la sua “riproducibilità tecnica”, su quanto un concerto trasmesso in radio perdesse il suo essere arte, nell’atto dell’essere trasmesso. E forse, forse c’è ancora di più. L’arte non è, in fondo, un po’ tutta “Artificiale”? Non lo è da quando crea la prospettiva, o forse ancora prima, da quando uomini primitivi decisero di rappresentare le azioni più naturali sulle pareti delle grotte? E allora, ritorniamo a capo: l’arte è un prodotto artificiale, il massimo prodotto artificiale mai progettato dall’uomo… O, come nelle grotte, è la sua più naturale espressione? In queste puntate abbiamo intervistato: la scrittrice Nadia Busato; l’esperta di mercato dell’arte Vera  Canevazzi; l’artista Marco Cadioli; l’esperto di cultura visuale Massimo Tantardini. Abbiamo citato il poeta Federico Garcìa Lorca, dell’opera Net.Art Generator dell’artista Cornelia  Sollfrank, lo storico Melvin Kranzberg, il filosofo Walter Benjamin, l’ingegnere informatico e docente Micheal Noll, il Collins Dictionary e l’Apocalisse. Si è parlato anche del festival Duende di Brescia; del coro nel teatro greco; dell’opera Ritratto di Edmond Belamy creata dal collettivo francese Obvious; di Net Art o Media Art; delle opere Back to the metaverse e The Apocalypse will be visualised by an AI di Marco Cadioli; della rivista IO01 - Umanesimo Tecnologico; delle artiste Sarah Andersen, Kelly McKernan e Karla Ortiz; dei software Midjourney, stability AI e Deviant  Art; dei Radio Days e dei filosofi Walter Benjamin, Rudolf Arnheim, Theodor Adorno, Herbert Marcuse; del drammaturgo Bertolt Brecht; dell’ingegnere informatico e docente Micheal Noll.

    18 min
  2. A sta per Artificiale (prima parte)

    10/09/2025

    A sta per Artificiale (prima parte)

    “Artificiale”: un’espressione oggi usatissima per le intelligenze. Un’espressione che va a braccetto con “digitale” e, per alcuni, significa anche “apocalittica”. Che impatto ha ed ha avuto, l’intelligenza artificiale e tutto quel che ne consegue, sull’arte? Sono solo gli NFT ad aver dato uno scossone al mondo dell’arte? (anzi, cosa sono, in pratica, gli Nft?) È solo nella criptoarte, il problema? Oppure, già prima, l’artificialità ha cambiato l’arte, la sua rappresentazione, i suoi temi? Ma forse, forse è più di questo; forse pensare che la relazione tra “Arte” e “Artificiale” sia relegata alla digitalizzazione, resta a prescindere un po’ ingenuo: il dibattito sull’artificialità dell’arte è antecedente agli Oculus. Già la Scuola di Francoforte dibatteva su quanto fosse o meno positiva la sua “riproducibilità tecnica”, su quanto un concerto trasmesso in radio perdesse il suo essere arte, nell’atto dell’essere trasmesso. E forse, forse c’è ancora di più. L’arte non è, in fondo, un po’ tutta “Artificiale”? Non lo è da quando crea la prospettiva, o forse ancora prima, da quando uomini primitivi decisero di rappresentare le azioni più naturali sulle pareti delle grotte? E allora, ritorniamo a capo: l’arte è un prodotto artificiale, il massimo prodotto artificiale mai progettato dall’uomo… O, come nelle grotte, è la sua più naturale espressione? In queste puntate abbiamo intervistato: la scrittrice Nadia Busato; l’esperta di mercato dell’arte Vera  Canevazzi; l’artista Marco Cadioli; l’esperto di cultura visuale Massimo Tantardini. Abbiamo citato il poeta Federico Garcìa Lorca, dell’opera Net.Art Generator dell’artista Cornelia  Sollfrank, lo storico Melvin Kranzberg, il filosofo Walter Benjamin, l’ingegnere informatico e docente Micheal Noll, il Collins Dictionary e l’Apocalisse. Si è parlato anche del festival Duende di Brescia; del coro nel teatro greco; dell’opera Ritratto di Edmond Belamy creata dal collettivo francese Obvious; di Net Art o Media Art; delle opere Back to the metaverse e The Apocalypse will be visualised by an AI di Marco Cadioli; della rivista IO01 - Umanesimo Tecnologico; delle artiste Sarah Andersen, Kelly McKernan e Karla Ortiz; dei software Midjourney, stability AI e Deviant  Art; dei Radio Days e dei filosofi Walter Benjamin, Rudolf Arnheim, Theodor Adorno, Herbert Marcuse; del drammaturgo Bertolt Brecht; dell’ingegnere informatico e docente Micheal Noll.

    15 min

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Che cos’è l’arte? Una domanda all’apparenza semplice, che però apre a una molteplicità di definizioni, interpretazioni, contraddizioni. Questo podcast dell’Accademia SantaGiulia esplora l’arte a partire dalle parole usate per definirla: concetti che cambiano senso a seconda dell’epoca, del contesto culturale, della sensibilità di chi guarda, crea o studia. Attraverso episodi tematici e un approccio critico e provocatorio, il podcast indaga le molte facce dell’arte – bella o brutta, naturale o artificiale, essenziale o superflua – incrociando punti di vista storici, teorici, culturali e artistici. Un progetto di approfondimento pensato per chi studia, insegna o vive l’arte come campo aperto e dinamico, dove anche una parola può bastare per aprire una riflessione. Autrici le studentesse del II anno del triennio di Didattica dell'Arte (A.A. 23/24).