Liberi di essere” Liberi di essere è uno spazio dedicato a chi ama la bellezza, l’arte e la vita

romina.angeli

Un podcast dedicato a chi ama la bellezza , l' arte e la vita. Liberi di essere è uno spazio libero , dove parole e pensieri si intrecciano tra emozioni , musica , cinema, fotografia , cura di sè e letture che parlano all' anima . Un viaggio da ascoltare con il cuore , perchè la bellezza puo' salvare . E ognuna di queste storie parla anche di noi .

  1. 4d ago

    La città dei vivi: il futuro che Luca non ha avuto

    Ci sono storie che non si riescono a lasciare andare. Non soltanto per la brutalità di ciò che è accaduto, ma per le domande che continuano a lasciare dentro di noi. Nel 2016, la morte di Luca Varani, ventitré anni, sconvolse Roma e l’Italia. Una vicenda raccontata da Nicola Lagioia nel libro La città dei vivi, tornata oggi al cinema con un nuovo sguardo sulla vita di Luca e sulle persone che gli sono state accanto. In questa puntata non voglio limitarmi a ricostruire una tragedia. Voglio interrogarmi sul contagio psichico, sul confine tra comprendere e giustificare, sulle responsabilità individuali e sulle conseguenze che una sola notte può lasciare dietro di sé. Tre famiglie segnate per sempre, esistenze cambiate irrimediabilmente e una domanda che non smette di fare male: chi era Luca, al di là del modo in cui è morto? Questa storia, per me, ha anche una dimensione personale. Perché a volte una notizia smette di essere qualcosa che leggiamo da lontano e ci restituisce, all’improvviso, la consapevolezza di quanto siano vicini mondi che credevamo estranei. Non serve santificare una vittima per riconoscerne il valore. Non serve essere impeccabili per meritare di vivere. E nessuna vita dovrebbe essere ridotta al suo ultimo capitolo. Questa è una riflessione sulla fragilità umana, sulla responsabilità e sul futuro che può essere tolto. Ma, soprattutto, è un tentativo di restituire a Luca qualcosa che la violenza non dovrebbe mai cancellare: la sua umanità. Perché, nel tentativo di capire chi ha tolto una vita, non dobbiamo dimenticare chi quella vita l’ha vissuta. E non dimenticare.

    La città dei vivi: il futuro che Luca non ha avuto
  2. Oct 4

    Pietro, eccoti ancora una volta. La strada per Mustang

    Ci sono persone che entrano nella nostra vita senza averci mai conosciuti davvero. Le vediamo crescere davanti a noi, cambiare, cercare la propria strada. E, senza sapere esattamente quando sia successo, diventano parte della nostra storia. Pietro Taricone è stato una di queste persone. Per tutti è stato, prima di tutto, “‘o guerriero” del primo Grande Fratello. Ma fermarsi a quell’immagine significa raccontare soltanto una piccolissima parte della sua storia. Perché Pietro voleva andare oltre: studiare, recitare, costruirsi un percorso, vivere con curiosità e senza paura di uscire dagli schemi. Poi arrivò il cinema. E arrivò Kasia Smutniak. Sul set di Radio West, nel 2003, le loro vite si incontrano. Da lì nasce una storia d’amore, una famiglia, una figlia e un legame profondo con un luogo lontanissimo: il Mustang, in Nepal. Quel viaggio del 2003 diventerà qualcosa di molto più grande di un ricordo. Anni dopo, Kasia tornerà in Nepal, anche insieme alla loro figlia Sophie, e da quel desiderio condiviso con Pietro nascerà un progetto concreto per le comunità locali: la Ghami Solar School. In questa puntata attraversiamo la vita di Pietro Taricone senza lasciarla definire dalla sua morte. Torniamo al ragazzo che aveva una fame incontenibile di vita, all’attore che cercava il proprio spazio, all’uomo innamorato, al padre, al viaggiatore. E torniamo a quella risata. Quella risata che, alla fine, sarà ancora lì. Eccoti, Pietro. Ancora una volta.

    Pietro, eccoti ancora una volta. La strada per Mustang
  3. Sep 27

    UNA PERSONA.ANCHE UNA SOLA. Presley Gerber, Matthew Perry e la forza di parlare

    Ci sono notizie che ti attraversano. E poi ce ne sono altre che ti costringono a fermarti. La morte di Presley Gerber mi ha fatto questo effetto. Non soltanto per la notizia in sé, ma per tutto quello che ha riportato a galla: la salute mentale, la dipendenza, il fentanyl, lo stigma, il modo in cui giudichiamo ciò che non conosciamo e quella terribile abitudine di pensare che chi ha “tutto” non possa stare male. In questa puntata parlo di Presley, ma anche di Matthew Perry e delle loro esperienze raccontate pubblicamente. Non per soffermarmi su come ci hanno lasciati, né per costruire spiegazioni che non abbiamo, ma per ricordare ciò che hanno scelto di raccontare quando erano ancora qui. Parlo del filo sottilissimo che può esistere tra dolore, bisogno di sollievo e dipendenza. Del fentanyl e della crisi degli oppioidi. Ma soprattutto parlo delle persone che restano: delle domande senza risposta, del dolore, dei ricordi e di quella sensazione devastante di chiedersi per sempre: “Se avessi capito? Se avessi fatto qualcosa?” E poi parlo delle parole. Di quelle dette e di quelle scritte. Di quanto sia facile, dietro uno schermo, giudicare la vita di qualcuno che non conosciamo. E di quanto sia importante ricordare che dietro ogni storia c'è una persona, dietro ogni morte c'è una famiglia e dietro ogni parola che scriviamo c'è una responsabilità. Presley e Matthew hanno cercato, in modi diversi, di trasformare la propria esperienza in qualcosa che potesse aiutare qualcun altro. Forse anche una sola persona. Ed è da lì che voglio partire. Perché non possiamo sempre salvare qualcuno.
Non possiamo sempre capire.
Non possiamo avere tutte le risposte. Ma possiamo ascoltare. E possiamo scegliere le nostre parole. Perché le parole hanno un peso.
Sempre.

    UNA PERSONA.ANCHE UNA SOLA. Presley Gerber, Matthew Perry e la forza di parlare
  4. Aug 30

    KOBE BRYANT — OLTRE IL TEMPO

    Ci sono persone che appartengono al tempo in cui hanno vissuto. E poi ci sono persone che riescono ad andare oltre il tempo. Kobe Bryant per me è una di queste. In questa puntata racconto il campione, certo: i Los Angeles Lakers, la NBA, le vittorie, la disciplina, la fame di diventare sempre migliore. Ma soprattutto racconto l’uomo che esisteva dietro la leggenda. Il bambino cresciuto anche in Italia, il ragazzo che trasformò il talento in ossessione per il miglioramento, il campione, il padre di quattro figlie, l’uomo che dopo vent’anni di basket ebbe il coraggio di ricominciare da capo e diventare narratore, autore e creatore. Racconto Gianna, la loro complicità, il loro amore per il basket e quella parte della sua vita nella quale Kobe smise di pensare soltanto a ciò che poteva conquistare e iniziò a pensare a ciò che poteva lasciare agli altri. E poi racconto il 26 gennaio 2020. Una domenica che ha cambiato per sempre la vita di nove famiglie e che ha lasciato un vuoto immenso nel mondo dello sport e oltre lo sport. Ma questa non è una puntata soltanto sulla perdita. È una puntata sull’eredità. Sulla Mamba Mentality, che è diventata molto più grande del basket: la disciplina, la capacità di ricominciare, la volontà di imparare, il coraggio di affrontare il limite e di trasformare ciò che si è ricevuto in qualcosa da restituire agli altri. Perché Kobe non ha lasciato soltanto record. Ha lasciato una mentalità, delle storie, degli insegnamenti, una famiglia, una generazione di giovani ispirati dal suo esempio. E ha lasciato qualcosa anche a me. Kobe Bryant è stato il mio sportivo preferito e una delle persone che hanno contribuito alla mia formazione. Per questo ho sentito il bisogno di raccontarlo: non soltanto come leggenda del basket, ma come anima rara. Questa è la storia di un uomo che ha continuato a cercare, a imparare, a creare, a diventare. La storia di Kobe Bryant. Oltre il tempo. 💛💜💛💜

    KOBE BRYANT — OLTRE IL TEMPO

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