Il Signore Gesù, pur di rendere comprensibili i suoi messaggi di salvezza, ricorre anche al paradosso. Nel Vangelo di oggi viene lodata l’astuzia di un autentico imbroglione che, vìstosi scoperto nella sua infedeltà verso il proprio padrone e prossimo al licenziamento, cerca, con abilità e scaltrezza, di accattivarsi la benevolenza dei creditori, sperando poi di godere della loro protezione. È fin troppo evidente che il Signore non vuole che imitiamo l’astuzia e, ancor meno, la disonestà dell’amministratore infedele. Vuole invece che, come figli della luce, ci adoperiamo alacremente e con vera sapienza per conseguire i beni più grandi che egli stesso vuole donarci. Ci ha avvertiti che «stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita». Per passare attraverso una porta stretta occorre chinarsi e farsi piccoli, diventare umili. Per percorrere una strada angusta occorrono abilità, destrezza e prudenza. Ecco le virtù e la sapienza che Gesù vuole vedere praticate dai suoi seguaci. «Il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono». La violenza che il cristiano è chiamato a esercitare consiste nel sacrificio quotidiano con cui affronta gli ostacoli della vita, nell’abbraccio volontario della propria croce, nella salita faticosa verso il monte dei risorti. Abbiamo il conforto dello Spirito Santo, che ci illumina e ci fortifica, rendendoci astuti e sapienti, coraggiosi e intrepidi. Se tanta pusillanimità serpeggia ancora nel mondo cristiano, ciò dipende dalla mancanza di fede e di fiducia nel Signore, dalla mancanza di preghiera e dalla perenne tentazione dell’autosufficienza. Tutto questo ci rende deboli e paurosi, rischia di ricondurre la Chiesa nel buio delle catacombe e, soprattutto, di indurci a subire passivamente ogni angheria o a cadere in facili compromessi con il mondo. Forse è ancora vero che «i figli di questo mondo, verso i loro pari, sono più scaltri dei figli della luce»…