Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)

Episodes

  1. 14h ago

    [Mar 6] Commento: Due modi di servire il Signore.

    «Marta, Marta, tu ti preòccupi e ti àgiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta». C’è un dolce rimprovero in queste parole di Gesù nei confronti di Marta; lei vuole offrire, come sempre, la migliore accoglienza al Signore. Evidentemente si sente onorata di averlo come ospite nella sua casa ed è quindi normale che si preoccupi e si agiti per molte cose. Quale donna, innamorata di Cristo, non lo farebbe? È molto probabile che il suo affaccendarsi derivi dalla voglia di preparare un buon pranzo al Signore, offrendogli tutto il meglio di quanto dispone e di quanto è capace di preparare. Marta diventa così il modello di una schiera innumerevole di donne, umili, solerti e sagge, che spendono la loro vita nella silenziosa operosità delle mura domestiche, facendo tutto con amore e per amore del Signore. Maria, la sorella di Marta e di Lazzaro, si è scelta la parte migliore. Lei è profondamente convinta, come affermerà lo stesso Cristo, che non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Ha scelto quindi di nutrirsi e bearsi della Parola di Gesù, e sta lì, attenta e affascinata dal suo amato Maestro. Lei, forse senza averlo ancora ascoltato, è già convinta che chi ascolta la sua parola e la mette in pratica è per lui fratello, sorella e madre. Vuole quindi stabilire con lui una più profonda comunione, un’intimità di intensissimo amore. I santi ci dimostrano che la gioia più grande di cui possiamo godere sulla terra consiste proprio nel lasciarsi penetrare dallo spirito di Gesù, nell’ascolto umile e docile della sua parola di verità e di salvezza. Anche Maria è un’antesignana di tante donne che si sono consacrate completamente al Signore e vivono di preghiera e di ascolto, nel silenzio dei loro monasteri e dei loro conventi. Sono la schiera delle contemplative, quelle che il mondo chiama impropriamente recluse, ma che invece si fanno carico di tutte le urgenze della Chiesa e del mondo. Abbiamo, comunque, due fulgidi esempi di santità: quella operosa di Marta e quella contemplativa di Maria. Le due splendide figure si ìntegrano vicendevolmente e sono due esempi mirabili che conducono alla santità.

  2. 1d ago

    [Lun 5] Commento: Chi è il mio prossimo?

    L’amore del prossimo è alla base della predicazione di Gesù in tutti e quattro i Vangeli. Certo, Gesù dovette parlarne spesso, se questa sua parola rimase così profondamente impressa nel cuore della prima comunità. Qui Gesù cambia la prospettiva della domanda dello scriba. Non più: «Che cosa debbo fare?», ma: «Chi ha bisogno di me?». Sembra una differenza piccola, ma in realtà cambia completamente il modo di vivere il comandamento dell’amore. «Che cosa debbo fare?» può diventare facilmente la domanda di chi cerca semplicemente di compiere il proprio dovere, di fare ciò che è prescritto e poi sentirsi a posto con la coscienza. «Chi ha bisogno di me?», invece, è la domanda di chi si mette in ascolto della realtà e delle persone che incontra. Non parto più da ciò che devo fare io, ma dall’altro che ho davanti. Non cerco soltanto un comportamento corretto, ma qualcuno da riconoscere, da ascoltare, da aiutare. Io devo farmi «prossimo». E allora saprò riconoscere chi mi sta vicino e che cosa sono chiamato a fare. L’estensione del comandamento è affidata alla capacità personale di «inventiva»: il mio prossimo è colui che il mio amore, sempre aperto, sa farmi scoprire come tale. Non posso stabilire in anticipo chi merita il mio amore e chi no. È l’incontro con l’altro che mi chiede di diventare prossimo. Compagni di viaggio del Dio-straniero, dell’unico buon Samaritano, da tutti giudicato irreligioso, anche noi siamo stati incontrati da lui e trattati come «prossimi». La stessa Eucaristia che celebriamo è un incontro di questo tipo. Mandati da questo ostello, sulla via risanati, abbiamo accolto dentro di noi quello sguardo nuovo che sa accorgersi dell’altro?

  3. 1d ago

    [Lun 5] Vangelo: Gal 1, 6-12; Sal 110; Lc 10, 25-37.

    In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai». Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all'albergatore, dicendo: "Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno". Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va' e anche tu fa' così».

  4. 2d ago

    [Dom 4] Commento: I frutti della vigna.

    Fra le tante suggestive immagini a cui il nostro Dio si paragona, è molto attraente quella del vignaiolo che si prende amorevolmente cura della sua vigna. La cura, la difende, pianta le viti prescelte, le migliori… attendendo poi il momento del raccolto per godere degli attesi frutti. Così il Signore Dio si comporta con il suo popolo prediletto. Nulla lascia di intentato perché la sua vigna abbondi di splendidi grappoli. Purtroppo, le legittime attese del Signore restano ripetutamente deluse per colpa delle infedeltà dei suoi amati, che al posto dell’uva buona gli portano l’amara e acerba uva selvatica. Che triste delusione! San Paolo è ben consapevole che spesso le infedeltà al Signore derivano dalle eccessive preoccupazioni per le cose della terra, quelle che ci fanno trascurare quelle ben più preziose del cielo. Vincere allora le inquietudini, le eccessive preoccupazioni, assumendo un interiore atteggiamento di fiducioso e filiale abbandono al Padre, nel fervore della preghiera, significa riassumere la linfa vitale che garantisce i frutti migliori e più abbondanti. Occorrono i doni dello Spirito per essere sapienti e saggi. Non solo un popolo prediletto può sperimentare l’infedeltà, ma perfino i capi religiosi: quelli che dovrebbero essere i primi testimoni, sacerdoti, dottori della legge, scribi e farisei, cadono nella tentazione della falsità e dell’ipocrisia. La responsabilità in questi casi si accresce a dismisura e il peccato diventa di una particolare gravità. Non solo non si compie il bene, ma si impedisce ad altri di compierlo. Il peccato diventa motivo di gravissimo scandalo ed è duramente condannato dal Signore: “Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina e fosse gettato negli abissi del mare”. Accogliere con infinita gratitudine la parola di Dio e coloro che ce la porgono è uno dei doveri principali del cristiano. È la garanzia che rende veramente fruttuosa la nostra vita agli occhi di Dio e anche del nostro prossimo. Cosa ricordarci per oggi, anche nella festa di San Francesco, patrono del creato? Forse di cercare di essere buoni agricoltori, buoni amministratori di quella vigna verde, curata e piena di uva buona, perché quel che abbiamo ricevuto noi in dono possa rimanere anche un nostro dono ai nostri figli… Il Signore ce lo conceda.

  5. 3d ago

    [Sab 3] Commento: Il potere di camminare sui serpenti.

    Gesù, affidando la sua missione agli apostoli e ai loro successori, li dota di poteri speciali, garantisce loro la sua assistenza e la sua presenza perenne, fuga da loro ogni paura, li rende pronti ad ogni evenienza, anche all’insuccesso e alle persecuzioni. Li manda come agnelli in mezzo ai lupi, ma profetizza per loro una vittoria finale certa: “non prevarranno”. Comprendiamo in questo contesto la gioia, quasi esplosiva, dei discepoli che, al ritorno da una missione, hanno potuto constatare, quasi toccare con mano, la verità delle promesse di Cristo. Essi hanno sperimentato che la potenza del Signore si è trasferita in ciascuno di loro: “anche i demòni si sottomettono nel tuo nome”. Gesù condivide la loro gioia, esulta nello Spirito Santo, rende grazie al Padre per aver rivelato ai “piccoli” i misteri del suo Regno e ribadisce le sue promesse, esplicitandole ulteriormente. Oggi ben comprendiamo cosa significhi nella realtà storica “camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico”; quel “sopra” ci indica l’oggetto della nostra fede e la dimensione umana ed escatologica della missione che Cristo ha affidato a tutti noi credenti. Ci ricorda anche che i criteri di giudizio per valutare l’efficacia del nostro operare per Lui sono anch’essi al di sopra dei raziocini umani. Egli ha voluto però donarci una speciale promessa, insita nella natura stessa della missione e del mandato e che sarà il motivo più profondo della nostra gioia: “rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti in cielo”.

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