Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)

Episodes

  1. 6H AGO

    [Dom 22] Commento: Gesù si commosse.

    Nella quinta domenica del tempo di Quaresima ci è donato, come imminente preparazione alla Pasqua, il racconto di uno dei miracoli più sorprendenti di Gesù. Tutti i miracoli, tutti i gesti e tutte le parole del Signore dovrebbero suscitare nei nostri cuori moto di lode e ringraziamento. Gesù si proclama sempre Signore della vita e della morte. Il miracolo narrato oggi è una resurrezione: quella del suo amico Lazzaro. Nei Vangeli e in tutta la Bibbia sono descritti vari miracoli, ma oggi ci troviamo di fronte a qualcosa di diverso. La resurrezione di Lazzaro è narrata dall’evangelista Giovanni con toni particolari, in cui si intrecciano sentimenti e desideri umani, fede e speranza nella resurrezione. Molti personaggi si affacciano e si alternano nel racconto, ciascuno rappresentando una particolare angolazione e sottolineatura dell’episodio stesso. Con i discepoli, la resurrezione di Lazzaro ci aiuta a comprendere la differenza tra la vita e la morte fisica e la vita e la morte spirituale, cioè la vita in Cristo e la morte come lontananza dal Signore. Nei discepoli, che esortano Gesù quasi come a rimproverarlo, si manifesta la parte umana di Gesù: essi riferiscono infatti che Lazzaro, colui che Egli ama, sta male. Gesù risponde invitandoli a scoprire la manifestazione della gloria di Dio anche in questo momento drammatico. Gesù si reca allora a Betània e scopre che Lazzaro era morto da quattro giorni. Lazzaro e le sorelle Marta e Maria sono legati a Gesù da un vincolo d’amore. I Vangeli raccontano vari episodi che li vedono protagonisti, ma ora questo equilibrio è sconvolto dalla morte inaspettata del fratello. In questo episodio, le sorelle Marta e Maria rappresentano la necessità di leggere gli avvenimenti, anche quelli drammatici, alla luce della fede. È questo il senso della domanda di Gesù, che è in realtà un’esortazione: “Credi tu?”. La risposta di Marta dimostra la completa fiducia in Gesù. Di fronte alla tomba di Lazzaro, Gesù mostra il suo lato veramente umano, non nascondendo nemmeno le lacrime di commozione. Ai discepoli Egli spiega il significato profondo del miracolo che sta per compiere; alle sorelle, alle quali chiede fede e fiducia, mostra la sua umanità. La resurrezione di Lazzaro è l’anticipazione (typos) della resurrezione di Gesù e ci suggerisce un atteggiamento di serena fiducia nel Signore di fronte a tutti gli avvenimenti della vita, da leggere sempre alla luce della fede. In questi giorni abbiamo un’occasione unica, che forse mai ci è capitata nella vita.

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  2. 6H AGO

    [Dom 22] Vangelo: Ez 37, 12-14; Sal.129; Rm 8, 8-11; Gv 11, 1-45.

    In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All'udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s'è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell'ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro. Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

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  3. 1D AGO

    [Sab 21] Commento: Mai un uomo ha parlato così!

    Oggi, nell’Ordine dei benedettini, si celebra l’antica festa del Transitus, della morte del Santo Patriarca san Benedetto abate, festa che nel calendario generale per tutta la Chiesa è stata trasferita all’11 luglio, ma nei calendari benedettini, per tradizione, è rimasta ancora. Per comodità inseriamo il commento alle letture del giorno, perché nelle chiese non benedettine si ascolteranno le letture di Quaresima, ma ricordate anche il grande Patriarca San Benedetto, che con il suo operato e grazie al "Ora et labora" dei suoi monaci nell'arco di tanti secoli, senz'altro ha contribuito a rafforzare le radici cristiane non solo in Europa ma nel mondo intero. Il Vangelo del giorno proposto dalla liturgia di oggi ci descrive l’ennesimo scontro tra i giudei riguardo a Gesù. Ognuno di loro guarda a Gesù, scoprendone un aspetto particolare. Per alcuni Gesù è un profeta; infatti, Egli è un profeta, anzi il Profeta per eccellenza, colui che completa tutta la tradizione profetica nel messianismo del Figlio di Dio. Altri dicono che Gesù è il Cristo, l’Unto che realizza in sé la profezia del Regno. Egli è anche il sommo Sacerdote che offrirà se stesso, come ci insegna l’autore della Lettera agli Ebrei, misericordioso e fedele. Tutta la Sacra Scrittura delinea proprio la figura di Gesù nella sua completezza. Il dissenso che nasce tra i concittadini di Gesù deriva probabilmente dall’incapacità di comprendere nella loro interezza tutte le Scritture; ognuno approfondisce un aspetto particolare tralasciando il resto. Vi è un particolare interessante in questa discussione: la presenza delle guardie. Esse rappresentano il mondo pagano, estraneo al popolo eletto e che quindi non ha ricevuto il dono delle Scritture. Nella loro semplicità volgono il loro sguardo e la loro attenzione su Gesù. Da qui possiamo trarre un’esortazione per noi: talvolta pensiamo alla Bibbia come a un toccasana miracoloso per noi, e capita che cerchiamo nelle Scritture solo ciò che più ci piace o che più ci fa comodo, quasi per fabbricarci il “nostro” Gesù. Questo periodo di Quaresima sia invece il tempo per scoprire, attraverso la lettura della Bibbia, Dio come vera luce e guida della nostra esistenza. E questa volta non abbiamo scuse di avere poco tempo.

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  4. 2D AGO

    [Ven 20] Commento: Cercavano di arrestarlo, ma sua ora non era ancora venuta.

    Il ministero di Gesù si è alternato, nei suoi tre anni di predicazione, tra la Giudea e la Galilea. Sono territori geograficamente diversi, regioni che nella loro diversità e complementarietà possono raffigurare i due grandi misteri di Gesù Cristo: il Mistero pasquale compiutosi a Gerusalemme, in Giudea, e il mistero dell’Incarnazione avvenuto a Nazareth, in Galilea. Nel brano del Vangelo di oggi però hanno in comune l’incapacità di riconoscere in Gesù il vero Messia. Chi lo ha conosciuto a Nazareth non ha capito la presenza di Dio nell’umiltà della casa paterna. La sua predicazione a Gerusalemme risultava scandalosa perché Gesù si manifestava come vero Dio. Egli è nel tempio per insegnare: è nella casa del Padre per manifestare la sua gloria nel mistero pasquale della sua morte e risurrezione. Il suo mistero è unico. Dio si manifesta nella vera gloria attraverso l’umiltà. È il Dio della misericordia che Gesù manifesta anche nella sua sottomissione al padre terreno, Giuseppe. Il Messia Gesù rivela il Padre e il suo amore per noi proprio nel mistero pasquale. Gesù vive questo mistero come l’obbedienza del Figlio al Padre, in modo che possa rivelare l’uomo a se stesso. Per noi questo è l’esortazione del brano del Vangelo: riconoscere in Gesù un unico mistero di amore che si realizza nell’obbedienza, virtù che misteriosamente unisce in modo fraterno gli uomini e ci fa aprire le braccia nella lode a Dio.

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  5. 3D AGO

    [Gio 19] Commento: Uomo giusto: tutto disponibilità e obbedienza.

    Il Santo Papa Paolo VI, il 19 marzo 1965, nell’omelia rivolta ai fedeli durante la sua visita alla parrocchia di San Giuseppe al Trionfale a Roma, parlando ai presenti si espresse così: “Che cosa di più umile, di più semplice, di più silenzioso, di più nascosto ci poteva offrire il Vangelo da mettere accanto a Maria e Gesù?” Troviamo che la figura di san Giuseppe è delineata dai tratti della modestia, la più popolare, la più comune, la più - si direbbe, usando il metro dei valori umani - insignificante, giacché non troviamo in lui alcun aspetto che ci possa dare ragione della reale grandezza e della straordinaria missione che la Provvidenza gli ha affidato. Guardandolo nello specchio del racconto evangelico, san Giuseppe si presenta con i tratti più salienti dell’estrema umiltà: un modesto, un povero, un piccolo, un semplice operaio che nulla ha di speciale, che non lascia, nel Vangelo stesso, nessun accento della sua voce. Oggi la santa Chiesa ci invita a contemplare questa figura di sposo della Vergine Maria, un invito che ci può aiutare molto ad accogliere alcuni doni, virtù e qualità giuste per la missione che ci è stata affidata da Dio e dalla Chiesa. L’evangelista Matteo, nel tessere l’elogio di Giuseppe, lo esaurisce sbrigativamente con una frase: “Giuseppe era giusto”, perché si è impegnato a eseguire la volontà di Dio; non ha mai avanzato la pretesa di rivendicare uno scampo di autonomia personale per attendere a qualcosa di suo. Davvero era un’anima di preghiera, che non si stancava mai di contemplare con meraviglia il grande mistero che viveva ogni giorno nel suo umile lavoro. Davvero Dio si nasconde nelle “cose” piccole del mondo per distogliere l’uomo dalla tentazione della grandezza. Gli evangelisti ci dicono che Maria “custodiva tutte queste cose nel suo cuore”: indubbiamente san Giuseppe stava nella stessa dimensione. L’evangelista Matteo ci presenta Giuseppe, “uomo giusto”, che amava e stimava Maria, ma che poi si trovò dinanzi a una situazione molto dolorosa e difficile, che non riusciva e non poteva capire. D’altra parte vedeva in Maria il segno della maternità, l’attesa di un figlio; dunque aveva la consapevolezza di trovarsi a tu per tu con un evento misterioso, umanamente inspiegabile. L’uomo giusto si abbandonò fiduciosamente al mistero di Dio e manifestò la sua totale disponibilità. La lettera ai Romani della liturgia di oggi è sulla linea del Vangelo: il Vangelo dice che Giuseppe era un uomo “giusto”, cioè cercava sinceramente la volontà di Dio e non il proprio interesse; la lettera ai Romani osserva che la giustizia viene dalla fede. Chiediamo la stessa fede, la stessa fiducia, la stessa docilità, la stessa generosità e purezza di amore, per noi e per tutti coloro che hanno responsabilità nella Chiesa, affinché le meraviglie di Dio si attuino anche nel nostro tempo.

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