La trappola nascosta del rendere tutto più facile | EP. 1

Riccardo Palumbo

Rendere le cose più facili ci porta sempre a decidere meglio? Non necessariamente. Nel primo episodio di Umanamente Razionali, Riccardo Palumbo parte dal mantra di Richard Thaler — "make it easy" — per seguirlo fin dove diventa scomodo. Ridurre attriti orienta le nostre scelte, è vero. Ma lo stesso principio funziona in ogni direzione: a volte un attrito messo lì apposta ci protegge, altre volte serve solo a chi vuole decidere al posto nostro. Dove finisce la spinta gentile e comincia la manipolazione? Umanamente Razionali è il podcast sulla razionalità umana — quella reale, fatta di scorciatoie cognitive che non sono errori ma adattamenti. Nuovi episodi ogni settimana. umanamenterazionali.substack.com

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  1. 1d ago

    Make it easy. Anzi no!

    Alla ripresa dalla pausa estiva, questo numero segna l’inizio di una seconda fase della newsletter Umanamente razionali. Per ragioni che saranno chiare leggendo l’articolo, da oggi i contenuti sono disponibili anche in formato podcast anche sulle altre principali piattaforme di ascolto e in versione completa su Substack.🎧 Segui Umanamente Razionali LinkedInYoutubeSpotify Iscrivetevi per non perdere la prossima puntata. Lasciate un commento e condividetela. È il modo più concreto per aiutarci a far crescere questo progetto. Grazie! In Italia, tra le forze dell’ordine, si registra un suicidio ogni otto-nove giorni. Il tasso è quasi doppio rispetto alla popolazione generale, e tra gli agenti di Polizia Penitenziaria è ancora più alto. Secondo i dati dell’Osservatorio permanente interforze, tra il 2019 e il 2023 i suicidi accertati tra poliziotti, carabinieri, finanzieri e agenti penitenziari sono stati 207. Il numero reale è probabilmente più alto: si stima che circa il 30% dei casi non viene reso pubblico, spesso per volontà delle famiglie. La prima reazione è pensare che chi indossa una divisa sia esposto a un livello di stress insostenibile. Penso ci sia del vero: turni massacranti, esposizione alla violenza, una cultura organizzativa che potrebbe stigmatizzare la richiesta di aiuto psicologico. C’è poi un altro dato: in oltre l’80% dei casi, il mezzo utilizzato è la pistola di ordinanza. Chi ha un’arma in mano ha a disposizione uno strumento che non lascia margine. Il punto non è solo la letalità dello strumento. Il punto è la sua accessibilità. La pistola di ordinanza non è un oggetto che si va a cercare in un momento di crisi. È lì. Sempre. Sul comodino, nella fondina, a portata di mano. Richard Thaler, premio Nobel per l’economia nel 2017, e tra i padri fondatori dell’economia comportamentale ha proposto in più occasioni un suo mantra: “If you want to get people to do something, make it easy“. Se vuoi che le persone facciano qualcosa, rendiglielo facile. Thaler lo intendeva come principio di policy design, un modo per orientare i comportamenti desiderabili senza obbligare nessuno. Il principio funziona però in tutte le direzioni. Anche quelle che non vorremmo. Togliere il mezzo, togliere il gesto Se la facilità di accesso favorisce un comportamento, ridurre quell’accesso dovrebbe ridurre il comportamento. Sembra ovvio, eppure per decenni l’obiezione dominante è stata: chi vuole davvero farlo troverà un altro modo per suicidarsi. I dati dicono il contrario. Fino alla metà del Novecento, il metodo di suicidio più diffuso nel Regno Unito era l’inalazione di gas domestico, che allora derivava dal carbone e conteneva fino al 20% di monossido di carbonio. Tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Settanta, il gas di carbone fu gradualmente sostituito con gas naturale proveniente dal Mare del Nord, privo di monossido. Le morti per inalazione crollarono fino quasi ad annullarsi. E il tasso complessivo di suicidio scese di circa il 30%. Le persone non avevano semplicemente cambiato metodo. La maggior parte di loro, privata di quello più accessibile, non aveva cercato alternative. In Israele, nel 2006, le forze di difesa imposero ai soldati di lasciare le armi in caserma durante i fine settimana, anziché portarle a casa come era prassi. Il risultato, documentato in uno studio di Lubin e colleghi pubblicato su Suicide and Life-Threatening Behavior nel 2010: un calo del 40% dei suicidi. La riduzione riguardava quasi interamente i fine settimana; durante i giorni feriali, quando i soldati avevano accesso alle armi in caserma, il tasso non era cambiato. Uno studio successivo di Shelef e colleghi stimò la riduzione al 57%. Il dato è potente nella sua semplicità. Un cambiamento logistico – lasciare l’arma nell’armadietto il venerdì sera – aveva prodotto un effetto superiore a qualsiasi programma di prevenzione psicologica. Non perché lo stress fosse diminuito, non perché la sofferenza fosse scomparsa, ma perché nel momento più acuto della crisi lo strumento non era lì. E quel momento, per molti, poi sarebbe passato. Una ricerca della University of Houston su 153 sopravvissuti a tentativi quasi letali ha mostrato che il 24% aveva impiegato meno di cinque minuti tra la decisione e l’atto. Il 70% meno di un’ora. La crisi suicidaria è spesso brevissima. Se durante quei minuti lo strumento più letale non è a portata di mano, la probabilità di sopravvivenza aumenta drasticamente. La facilità di accesso non è un dettaglio. È il meccanismo. L'architettura invisibile Richard Thaler e il giurista Cass Sunstein hanno dato un nome a questo meccanismo: choice architecture, architettura delle scelte. L’idea è che il modo in cui le opzioni vengono presentate influenza la scelta almeno quanto le opzioni stesse. Il contesto non è mai neutrale. L’esempio classico è l’iscrizione ai piani pensionistici. Quando l’iscrizione è automatica – si è dentro per default, si può uscire quando si vuole – i tassi di adesione superano il 90%. Quando bisogna attivarsi per iscriversi, scendono sotto il 50%. Stessa possibilità, stesso vantaggio economico, stesse persone. L’unica differenza è se il percorso richiede un gesto oppure no. Lo stesso principio opera nelle mense scolastiche: collocare la frutta ad altezza degli occhi e i dolci più in basso o più lontano aumenta il consumo di frutta senza togliere i dolci dal menu. Nessuno è obbligato a nulla. Ma il comportamento cambia, perché cambia ciò che è facile. Nell’edizione finale di Nudge, Thaler e Sunstein introducono un concetto speculare al nudge: lo chiamano sludge. Se il nudge è la spinta gentile – rendere facile un comportamento desiderabile – lo sludge è l’attrito deliberato. L’ostacolo messo lì apposta per scoraggiare un’azione. E qui la simmetria del principio diventa piena. Rendere facile ciò che vuoi promuovere. Rendere difficile ciò che vuoi scoraggiare. Sono le due facce della stessa medaglia. Quando l'attrito protegge Le barriere sui ponti sono attrito. E salvano vite: una meta-analisi di studi su ponti dove sono state installate barriere fisiche ha mostrato una riduzione dei suicidi per salto superiore al 90% nei siti interessati, senza un corrispondente aumento in altri luoghi. La doppia conferma prima di un bonifico bancario è attrito. I cinque secondi che la piattaforma ti chiede prima di pubblicare un commento sono attrito. Il tappo a prova di bambino sui farmaci è attrito. In tutti questi casi, il principio è lo stesso: interporre un ostacolo tra l’impulso e l’azione, dare al sistema cognitivo il tempo di recuperare il controllo. O semplicemente rendere un errore un po’ meno probabile. L’attrito, quando è al servizio della persona o della collettività, è protezione. Quando l'attrito è tutt'altro che gentile Lo stesso strumento nelle mani di chi persegue un interesse diverso dal tuo diventa qualcos’altro. Penso alle piattaforme che offrono 30 giorni gratuiti di prova. L’iscrizione è un gesto: un clic, una carta di credito. Talvolta la disdetta è un percorso a ostacoli: link nascosti, pagine di conferma multiple, telefonate a call center disponibili solo in orari scomodi, offerte di sconto che interrompono il processo. L’asimmetria è intenzionale. Chi ha progettato quel percorso sa che ogni ostacolo in più riduce la probabilità che tu completi la disdetta. E che molti, arrivati al terzo passaggio, chiuderanno la pagina rimandando a domani. E domani non arriverà. Amazon ha costruito un impero anche sull’applicazione perfetta del principio opposto: il one-click purchase. Un bottone. Nessun attrito. Il desiderio si trasforma in acquisto prima che il sistema riflessivo abbia il tempo di intervenire. Non è un caso che la funzionalità sia stata brevettata: Amazon la considerava un vantaggio competitivo strategico, non una soluzione di usabilità. Lo scroll infinito dei social media è lo stesso principio applicato all’attenzione. Non c’è una fine della pagina, non c’è un momento naturale in cui fermarsi. Il contenuto successivo è già caricato, già pronto. Il gesto del pollice che scorre è diventato automatico, un comportamento facilitato fino a diventare involontario. Ne ho scritto a proposito del rage bait nell’articolo “Dodici uomini arrabbiati”: la facilità con cui si condivide un contenuto senza leggerlo non è un difetto del sistema. È il sistema. C’è una differenza etica fondamentale tra le due applicazioni dell’attrito. Quando le barriere sui ponti rendono difficile un gesto irreversibile, l’attrito serve chi lo subisce. Quando un’azienda rende facile l’iscrizione e difficile la disdetta, l’attrito serve chi lo impone. Il meccanismo è identico. L’intenzione è opposta. Thaler e Sunstein hanno proposto un criterio per distinguere: il nudge è legittimo quando opera nell’interesse di chi viene “spinto”, o nell’interesse collettivo, e quando la libertà di scelta è preservata. Lo sludge diventa manipolazione quando serve l’interesse di chi lo progetta a scapito di chi lo subisce. È una distinzione apparentemente semplice. Nella pratica, la linea di confine è spesso sottile. Perché “Make it easy” funziona: la parsimonia come strategia biologica Come ho già raccontato più volte in questa newsletter, siamo animali cognitivamente parsimoniosi. Il cervello è un organo energivoro, e l’evoluzione ha risolto questo problema nel modo in cui risolve tutti i problemi: selezionando l’opzione più efficiente. Il cervello è costruito per minimizzare il dispendio di risorse cognitive, per preferire il percorso a minor resistenza ogni volta che è possibile. Non è pigrizia, è parsimonia. È la strategia che ci ha permesso di sopravvivere per centinaia di migliaia di anni con un organo che, pur rappresentando una frazione minima del nostro corpo, ne divora un quinto d

    Make it easy. Anzi no!

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