NEUROPOD

SOCIETA' ITALIANA DI NEUROLOGIA

Il podcast ufficiale della Società Italiana di Neurologia dove saranno trattati gli argomenti più interessanti e le novità in campo neurologico Tutti i nostri articoli sono approvati da un team editoriale dedicato e andranno in onda ogni martedì e giovedì

  1. Stagione 2 episodio 2 - Update sulla SHE

    13/05

    Stagione 2 episodio 2 - Update sulla SHE

    Prof.ssa Francesca Bisulli e Dott.ssa Chiara Martellino, La SHE rappresenta una vera sfida diagnostica, non solo per l’epilettologo ma anche per gli specialisti del sonno. Le manifestazioni motorie possono infatti apparire sorprendentemente simili, da un lato, a quelle delle parasonnie, tanto che Tassinari le descrisse come l’espressione di un carillon comune, in cui cambia chi gira la manovella, ma la melodia resta la stessa. Dall’altro lato, anche le crisi psicogene non epilettiche possono entrare in diagnosi differenziale, rendendo spesso difficile una distinzione basata sulla sola osservazione clinica. Proprio partendo da queste difficoltà diagnostiche, esistono indizi clinici che ci aiutano a differenziare la SHE dall’ampio capitolo delle parasonnie o dalle crisi psicogene di natura non epilettica?Nel corso del tempo, la SHE è stata definita in modi diversi, a testimonianza dell’evoluzione della nostra comprensione di questi episodi notturni. Inizialmente descritta come distonia parossistica nel sonno, è stata successivamente inquadrata come epilessia notturna del lobo frontale. Il termine attuale riflette la consapevolezza che l’origine delle crisi non è sempre frontale e che il vero elemento distintivo è il fenotipo ipermotorio sonno-relato. Esistono, tuttavia, indizi localizzatori che possano aiutarci a definire l’origine del focolaio epilettogeno? La video-polisonnografia è spesso considerata il gold standard: quali sono però i reali limiti?Da un punto di vista eziologico, qual è il ruolo della genetica nella SHE e quali elementi clinici dovrebbero orientare verso l’esecuzione di un’indagine genetica?La SHE è stata a lungo considerata una sindrome “benigna”, in virtù della riportata buona risposta al trattamento, in particolare alla carbamazepina, che rappresenta tuttora la terapia di prima linea.Tuttavia, dati più recenti hanno evidenziato una prognosi meno favorevole nel lungo termine, con meno di un terzo dei pazienti libero da crisi dopo 40 anni dall’esordio.Alla luce di questi dati, quali sono le alternative terapeutiche alla carbamazepina e quali nuove prospettive di trattamento si stanno delineando?

    32 min
  2. 19/06/2025

    Stagione 5 episodio 18 - Il terzo incomodo: sintomi neuropsichiatrici nelle malattie degenerative

    Dott. Fulvio Da Re & Dott. Dario Calisi Le malattie neurodegenerative sono un ampio campo  della neurologia, tutt'ora in continua innovazione, con i riflettori puntati alle terapie disease-modifying. In questo contesto, i sintomi neuropsichiatrici sono rilevanti per quelle che sono le diverse manifestazioni cliniche delle malattie neurodegenerative, suddivisibili in sinucleinopatie, amiloidopatie e taupatie, la cui complessità è spesso oggetto di misdiagnosi. Vediamo che se nella Demenza a corpi di Lewy i sintomi neuropsichiatrici sono ben noti e integrano gli ultimi criteri diagnostici, includendo anche una forma prodromica con psicosi e una con delirium, è meno noto ai non addetti ai lavori che la maggior parte dei pazienti con Malattia di Parkinson sviluppi sintomi neuropsichiatrici fra i non-motori, possibili sin dalle fasi prodromiche, e che questi risultino fra i più invalidanti durante il decorso di malattia. Nei disturbi neurocognitivi quali Malattia di Alzheimer e Demenza Frontotemporale i sintomi neuropsichiatrici rappresentano spesso il fenotipo dominante, con tuttavia differenze, legate a qualità dei sintomi e tempistiche di presentazione: la malattia di Alzheimer nella sua forma amnestica più comune spesso mostra una storia precedente di disturbo depressivo dell’umore con ritiro sociale, anche associato solamente a disturbo cognitivo soggettivo, mentre in fase più conclamata di malattia si manifestano più frequentemente sintomi psicotici e di aggressività; nella Demenza Frontotemporale, malattia che più frequentemente risulta esordire in età presenile fra i disturbi neurocognitivi, invece, i sintomi positivi psicotico-maniacali sono complessi sin dalle fasi iniziali della sua variante comportamentale,  che tuttavia va spesso in diagnosi differenziale con la malattia di Alzheimer, perlopiù con la sua variante atipica frontale. Lo scopo di questo podcast è fare chiarezza sulle zone d’ombra di alcune delle sfide che il neurologo può incontrare nella pratica clinica.

    10 min

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