Indagini

Il Post

Tutto quello che è successo dopo alcuni dei più noti casi di cronaca nera italiana. Una storia ogni mese, il primo del mese. Un podcast del Post, scritto e raccontato da Stefano Nazzi.

  1. −1 d

    New York - 11 settembre 2001, con Francesco Costa

    Prima dell’11 settembre 2001, il mondo era diverso da oggi. Negli aeroporti si potevano accompagnare le persone in partenza fino al gate. Le regole sui bagagli erano poche e anche alcune lame corte erano ammesse a bordo. I dirottamenti capitavano più spesso di oggi, ma l’obiettivo di solito era ottenere qualcosa attraverso una trattativa. Chi dirottava un aereo, per ottenere quello che voleva, aveva bisogno di restare vivo. Le porte delle cabine di pilotaggio non erano blindate, perché non c’era ragione di blindarle. Tutto questo cambiò l’11 settembre 2001, quando 19 terroristi di al Qaida dirottarono quattro aerei civili per lanciarli contro obiettivi simbolo degli Stati Uniti. Stefano Nazzi e Francesco Costa raccontano i dirottamenti e quello che accadde quel giorno sugli aerei e dentro le Torri Gemelle, e ricostruiscono i giorni e i mesi precedenti, e quelli successivi. I segnali ignorati, gli errori e i fallimenti che impedirono di prevenire gli attentati; i cambiamenti politici e culturali innescati, in tutto il mondo, dall’11 settembre: la sorveglianza di massa, le guerre e l’instabilità in Medio Oriente, l’Islam come tema politico e culturale, la perdita di autorevolezza degli Stati Uniti. Altre Indagini è un podcast per le persone abbonate al Post, che racconta le grandi vicende che hanno cambiato l’Italia. Questa è una puntata speciale che ricostruisce invece un evento che ha cambiato gli Stati Uniti e il mondo: per ascoltarla puoi abbonarti al Post, già da ora. Ed è speciale anche perché è disponibile in versione video: si può vedere sul sito e sull’app del Post. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

    New York - 11 settembre 2001, con Francesco Costa
  2. 1 sep.

    Ravenna – 16 settembre 2016 – Prima parte

    Giulia Ballestri scomparve a Ravenna il 16 settembre 2016. Il suo corpo venne trovato nella notte tra il 18 e il 19 settembre nello scantinato di una villa di proprietà della famiglia del marito, Matteo Cagnoni. Quella villa, costruita negli anni Trenta, era abbandonata da tempo. In città era conosciuta come “la casa degli spiriti”. La donna, stabilì l’inchiesta, era stata colpita ripetutamente con un grosso ramo di pino. L’aggressione era durata 40 minuti, a più riprese. L’assassino l’aveva guardata soffrire, l’aveva spogliata per umiliarla. Giulia Ballestri si stava separando dal marito, un dermatologo famoso, appartenente a una famiglia molto conosciuta in città. L’uomo fu fermato dopo un tentativo di fuga dalla casa dei genitori a Firenze. Negò, e ha sempre continuato a farlo, di essere l’assassino della moglie. Grazie all’iniziativa di una pubblico ministero, l’indagine venne aperta subito, fin dal 18 settembre, per omicidio e non per scomparsa di una persona. Questo permise di acquisire rapidamente una serie di elementi che consentirono di ricostruire, anche visivamente, grazie a varie videocamere, che cosa poteva essere accaduto. Gli inquirenti individuarono il movente nel rifiuto dell’uomo di affrontare quello che considerava uno sfregio alla sua immagine pubblica. Matteo Cagnoni è stato condannato in via definitiva all’ergastolo per omicidio aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

  3. 1 sep.

    Ravenna – 16 settembre 2016 – Seconda parte

    Giulia Ballestri scomparve a Ravenna il 16 settembre 2016. Il suo corpo venne trovato nella notte tra il 18 e il 19 settembre nello scantinato di una villa di proprietà della famiglia del marito, Matteo Cagnoni. Quella villa, costruita negli anni Trenta, era abbandonata da tempo. In città era conosciuta come “la casa degli spiriti”. La donna, stabilì l’inchiesta, era stata colpita ripetutamente con un grosso ramo di pino. L’aggressione era durata 40 minuti, a più riprese. L’assassino l’aveva guardata soffrire, l’aveva spogliata per umiliarla. Giulia Ballestri si stava separando dal marito, un dermatologo famoso, appartenente a una famiglia molto conosciuta in città. L’uomo fu fermato dopo un tentativo di fuga dalla casa dei genitori a Firenze. Negò, e ha sempre continuato a farlo, di essere l’assassino della moglie. Grazie all’iniziativa di una pubblico ministero, l’indagine venne aperta subito, fin dal 18 settembre, per omicidio e non per scomparsa di una persona. Questo permise di acquisire rapidamente una serie di elementi che consentirono di ricostruire, anche visivamente, grazie a varie videocamere, che cosa poteva essere accaduto. Gli inquirenti individuarono il movente nel rifiuto dell’uomo di affrontare quello che considerava uno sfregio alla sua immagine pubblica. Matteo Cagnoni è stato condannato in via definitiva all’ergastolo per omicidio aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

  4. 1 aug.

    Policoro (Matera) - 23 marzo 1988 - Prima parte

    Marirosa Andreotta e Luca Orioli, due ragazzi poco più che ventenni, furono trovati morti nella notte tra il 23 e il 24 marzo 1988. Erano a casa di Marirosa, a Policoro, in provincia di Matera. Fu la madre di lei a trovarli. Erano in bagno, lei nella vasca, lui sul pavimento, entrambi nudi. La morte fu attribuita a elettrocuzione, cioè una scossa elettrica partita da un termoventilatore. Morte accidentale, scrissero i carabinieri. Non ci fu autopsia e l’esame sui corpi fu superficiale e frettoloso, praticamente non fu fatto. Emerse da subito una stranezza: il termoventilatore, quando furono trovati i corpi, era ancora in funzione, non c’era stato nessun blackout. Fu fatta, dopo la richiesta della famiglia, una nuova perizia che attribuì la causa della morte a una presa a muro con fili scoperti ma si scoprì poi che i risultati di quella perizia erano stati falsificati da chi l’aveva eseguita. Da allora, si scoprirono altre cose strane: i corpi erano stati probabilmente spostati, la ragazza aveva una ferita lacero-contusa alla nuca che i carabinieri non avevano menzionato nel verbale mentre un testicolo del ragazzo era visibilmente ingrossato. Sei anni dopo si scoprì che le fotografie allegate al fascicolo presentavano immagini della scena molto diverse da quelle ricordate dai testimoni che per primi erano arrivati a casa degli Andreotta. I dubbi e la scoperta di incongruenze continuarono negli anni. I corpi vennero riesumati due volte e due autopsie diedero risultati molto differenti. La conclusione della prima fu che i due ragazzi erano stati probabilmente colpiti e annegati; la seconda tornò sulla morte accidentale, questa volta per avvelenamento da monossido di carbonio. L’indagine sulla morte dei due ragazzi entrò poi in una grande inchiesta, denominata Toghe lucane, condotta dall’allora sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris. L’ipotesi fatta dal magistrato fu che Marirosa Andreotta e Luca Orioli avessero visto o scoperto qualcosa che non dovevano sapere. Ci sono stati nel tempo vari tentativi di riapertura delle indagini che si sono conclusi però sempre con archiviazioni. La vicenda dei due ragazzi di Policoro è una storia strana, piena di dubbi e domande senza risposte, ipotesi e sospetti. È una storia lunga 38 anni e che continua ancora oggi. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

  5. 1 aug.

    Policoro (Matera) - 23 marzo 1988 - Seconda parte

    Marirosa Andreotta e Luca Orioli, due ragazzi poco più che ventenni, furono trovati morti nella notte tra il 23 e il 24 marzo 1988. Erano a casa di Marirosa, a Policoro, in provincia di Matera. Fu la madre di lei a trovarli. Erano in bagno, lei nella vasca, lui sul pavimento, entrambi nudi. La morte fu attribuita a elettrocuzione, cioè una scossa elettrica partita da un termoventilatore. Morte accidentale, scrissero i carabinieri. Non ci fu autopsia e l’esame sui corpi fu superficiale e frettoloso, praticamente non fu fatto. Emerse da subito una stranezza: il termoventilatore, quando furono trovati i corpi, era ancora in funzione, non c’era stato nessun blackout. Fu fatta, dopo la richiesta della famiglia, una nuova perizia che attribuì la causa della morte a una presa a muro con fili scoperti ma si scoprì poi che i risultati di quella perizia erano stati falsificati da chi l’aveva eseguita. Da allora, si scoprirono altre cose strane: i corpi erano stati probabilmente spostati, la ragazza aveva una ferita lacero-contusa alla nuca che i carabinieri non avevano menzionato nel verbale mentre un testicolo del ragazzo era visibilmente ingrossato. Sei anni dopo si scoprì che le fotografie allegate al fascicolo presentavano immagini della scena molto diverse da quelle ricordate dai testimoni che per primi erano arrivati a casa degli Andreotta. I dubbi e la scoperta di incongruenze continuarono negli anni. I corpi vennero riesumati due volte e due autopsie diedero risultati molto differenti. La conclusione della prima fu che i due ragazzi erano stati probabilmente colpiti e annegati; la seconda tornò sulla morte accidentale, questa volta per avvelenamento da monossido di carbonio. L’indagine sulla morte dei due ragazzi entrò poi in una grande inchiesta, denominata Toghe lucane, condotta dall’allora sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris. L’ipotesi fatta dal magistrato fu che Marirosa Andreotta e Luca Orioli avessero visto o scoperto qualcosa che non dovevano sapere. Ci sono stati nel tempo vari tentativi di riapertura delle indagini che si sono conclusi però sempre con archiviazioni. La vicenda dei due ragazzi di Policoro è una storia strana, piena di dubbi e domande senza risposte, ipotesi e sospetti. È una storia lunga 38 anni e che continua ancora oggi. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

  6. 1 juli

    Roma – 4 marzo 2016 – Prima parte

    Il 4 marzo 2016 a Roma, in via Igino Giordani, un ragazzo di 23 anni, Luca Varani, fu assassinato da due persone più grandi di qualche anno: Manuel Foffo e Marco Prato. Non fu solo un omicidio: Luca Varani fu torturato, colpito più di 100 volte con un martello e due coltelli. Ci fu, da parte degli assassini, ferocia e crudeltà verso una persona che non conoscevano, nel caso di Foffo, o conoscevano solo superficialmente, nel caso di Prato. Dissero che l’avevano fatto per capire che cosa si prova a fare del male a qualcuno. Appena due giorni dopo il delitto, nella puntata di una trasmissione televisiva, furono resi noti i verbali d’interrogatorio di uno dei due arrestati quando l’altro doveva essere ancora interrogato. E questo rappresentò un evidente danno per l’indagine. Di quel delitto si discusse a lungo, alla ricerca di spiegazioni. Fu quasi rassicurante pensare che i due avessero agito sotto l’effetto di grandi quantità di cocaina e alcol. Ma i giudici del processo esclusero, in base alle perizie, l’incapacità di intendere e di volere. Luca Varani fu raccontato secondo stereotipi e luoghi comuni e così i suoi assassini con rappresentazioni che mischiarono tutto, rendendo quasi indistinguibili le azioni di vittima e assassini. A distanza di tempo è possibile riordinare i fatti tentando di andare all’origine di quel delitto, analizzando anche come la giustizia affrontò una storia così violenta e apparentemente senza motivazioni. Se è vero che fu un caso senza un movente materiale e concreto, è anche vero che un movente c’è sempre e in questo caso, come in altri, risiede nella psicologia di chi commise il delitto. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

  7. 1 juli

    Roma – 4 marzo 2016 – Seconda parte

    Il 4 marzo 2016 a Roma, in via Igino Giordani, un ragazzo di 23 anni, Luca Varani, fu assassinato da due persone più grandi di qualche anno: Manuel Foffo e Marco Prato. Non fu solo un omicidio: Luca Varani fu torturato, colpito più di 100 volte con un martello e due coltelli. Ci fu, da parte degli assassini, ferocia e crudeltà verso una persona che non conoscevano, nel caso di Foffo, o conoscevano solo superficialmente, nel caso di Prato. Dissero che l’avevano fatto per capire che cosa si prova a fare del male a qualcuno. Appena due giorni dopo il delitto, nella puntata di una trasmissione televisiva, furono resi noti i verbali d’interrogatorio di uno dei due arrestati quando l’altro doveva essere ancora interrogato. E questo rappresentò un evidente danno per l’indagine. Di quel delitto si discusse a lungo, alla ricerca di spiegazioni. Fu quasi rassicurante pensare che i due avessero agito sotto l’effetto di grandi quantità di cocaina e alcol. Ma i giudici del processo esclusero, in base alle perizie, l’incapacità di intendere e di volere. Luca Varani fu raccontato secondo stereotipi e luoghi comuni e così i suoi assassini con rappresentazioni che mischiarono tutto, rendendo quasi indistinguibili le azioni di vittima e assassini. A distanza di tempo è possibile riordinare i fatti tentando di andare all’origine di quel delitto, analizzando anche come la giustizia affrontò una storia così violenta e apparentemente senza motivazioni. Se è vero che fu un caso senza un movente materiale e concreto, è anche vero che un movente c’è sempre e in questo caso, come in altri, risiede nella psicologia di chi commise il delitto. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

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