Arcipelago pedagogico

by «La scuola immaginata»

Il podcast de "La scuola immaginata" sui temi caldi dell'educazione. Riflessioni sempre aperte al confronto sul mondo dell'educazione e della scuola. Tanti punti di vista differenti desiderosi di nuovi incontri e collaborazioni. www.lascuolaimmaginata.it

Episodes

  1. In dialogo con Helga Ballardini

    Feb 26

    In dialogo con Helga Ballardini

    L’intervista di oggi è ricca di spunti di riflessione sull’educazione, le buone pratiche didattiche e l’amore per l’insegnamento e i suoi destinatari. Incontreremo Helga Ballardini, attualmente assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell’Università degli Studi di Trento, che possiede e trasmette incarnandola una forte passione per la professione docente e il mondo dell’educazione. Tra i vari progetti cui la professoressa Ballardini ha partecipato e ancora partecipa, ce ne sono alcuni che si possono scoprire e approfondire anche on-line. Qui di seguito il lettore troverà dunque qualche ulteriore utile riferimento: * Progetto Erasmus+ FLeD: l’iniziativa europea, promossa da sei differenti università tra cui UNITN, dedicata a supportare docenti e istituzioni nell’adozione e nella progettazione di scenari di apprendimento flessibile basati sulla didattica capovolta. * Piattaforma di progettazione FLeD: FLeD tool è uno strumento digitale e una comunità online dedicata a insegnanti e docenti universitari che vogliono progettare scenari di flipped learning in modo più efficace e flessibile. Si tratta di un ambiente di progettazione collaborativa con strumenti, risorse e esempi concreti per aiutare i docenti a sviluppare e condividere lesson plan basati sulla classe capovolta. * MOOC FLeD https://mooc.unitn.it/enrol/index.php?id=8: la piattaforma MOOC (Massive Open Online Courses) dell’Università di Trento, ospita una varietà di corsi online aperti a tutti e gratuiti, tra i quali anche quello del progetto FLeD, intitolato «Progettazione dell'apprendimento per un'istruzione flessibile: strategie e strumenti». * «Inclusi: Narrazioni di un percorso di formazione per insegnanti, dalla formazione al gioco per narrare l’Inclusione»: articolo uscito sulla rivista «Formazione & insegnamento», vol. 20, n. 3, 2022, che «descrive il percorso laboratoriale-esperienziale INCLUSI svolto da insegnanti ed educatori per promuovere la prospettiva inclusiva all’interno della realtà scolastica. Ulteriori informazioni sul progetto si possono leggere sul sito di Consolida, Consorzio Cooperative Sociali Trentine. Le parole chiave di questa puntata * adolescenza * comunità di pratica * confronto con le famiglie * confronto tra docenti * CPIA * equità educativa * etica professionale * facilitazione per l’italiano L2 * flessibilità e apprendimento flessibile * Flipped Learning * formazione docenti nell’istruzione superiore * inclusione e inclusività * pedagogie distintive * percorsi di apprendimento per studenti con background migratorio * pianificazione. * postura professionale * Reflective Team * relazioni profonde * ricerca * signature pedagogies * valori This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit www.lascuolaimmaginata.it

    1h 1m
  2. 10/12/2025

    Pietro Valenti: la moda sostenibile non basta

    Pietro Valenti: la moda sostenibile non basta Domenica 5 ottobre 2025, presso l’associazione Andromeda di Trento, Pietro Valenti, fondatore di Pangea Fabrics, azienda che si occupa di consulenza, ricerca e sviluppo nel settore tessile, ha tenuto una conferenza dedicata a moda, sostenibilità e industria, dal titolo «Come si fa… a vestire la bellezza. Trame del futuro: bellezza, etica e sostenibilità nella “moda”». L’associazione culturale «Studio d’Arte Andromeda» da tempo propone cicli di incontri domenicali nella cornice delle «Matinée all’aroma di caffè» le quali, a loro volta, rientrano nel più ampio quadro di incontri ed eventi che l’associazione ospita costantemente. Il contributo di Pietro Valenti è parte del ciclo intitolato «Come si fa», nel quale professionisti di settore ed esperti, spesso molto noti, raccontano e aprono al pubblico il «contenitore segreto di molte attività di cui tutti godiamo ma di cui spesso sappiamo davvero poco». L’associazione Studio d’Arte Andromeda ha presentato così l’evento: Cosa c’è dietro un paio di jeans? Vestire la bellezza, spogliare il pianeta? Pietro Valenti, imprenditore e consulente tessile, lavora nell’industria da 35 anni. È stato prima in Italia, poi in india per 12 anni e ora principalmente in Asia, operando ovunque ci fossero telai, stamperie e tintorie. Si adopera da anni per trovare vie sostenibili alla produzione e al consumo di capi di abbigliamento. Davanti a un pubblico attento, Valenti ha intrecciato la propria esperienza personale con un’analisi lucida del sistema produttivo globale, mostrando quanto la sostenibilità, pur necessaria, non sia di per sé sufficiente a cambiare il modello economico della moda. Ringraziamo l’associazione culturale Studio d’Arte Andromeda per aver scelto un tema così importante per le nostre vite ed avergli dato spazio e risonanza. Ringraziamo il sig. Pietro Valenti per averci concesso di registrare il suo prezioso contributo. Presentiamo al lettore de lascuolaimmaginata.it un sunto della conferenza corredato dalle slide che lo stesso autore ci ha condiviso. Per chi ha il piacere di ascoltare l’audio originale dell’evento, questo articolo è corredato da una speciale puntata podcast. Dall’intelligenza artificiale ai «panni sporchi» dell’industria tessile La storia professionale di Valenti comincia lontano dal mondo dei tessuti: laureato in intelligenza artificiale nel 1988, si è presto ritrovato, per eredità familiare, nel settore tessile. Dopo aver diretto l’azienda di famiglia, nel 2004 ha fondato una nuova impresa che lo ha portato a lavorare in India per oltre un decennio, dove ha costruito e gestito uno stabilimento produttivo. Dal 2014 lavora come consulente internazionale, collaborando con industrie tessili in Asia e Africa.Questa esperienza diretta sul campo gli consente di raccontare con precisione la complessità delle filiere globali, ben oltre le semplificazioni spesso diffuse nel dibattito pubblico sulla sostenibilità. Che cosa significa davvero «sostenibile» Richiamando uno studio della società di consulenza McKinsey, Valenti ha ricordato che un’attività non è sostenibile se: * consuma risorse naturali che non possono essere rigenerate; * produce effetti collaterali dannosi, come inquinamento o scarti non gestiti; * realizza prodotti difficili o impossibili da riciclare. Tre condizioni che, applicate all’industria dell’abbigliamento, delineano un quadro problematico: consumi d’acqua enormi, emissioni di gas serra, processi di tintura e finissaggio energivori, difficoltà di tracciabilità delle materie prime. Il ciclo di vita di un paio di jeans Per rendere tangibili questi concetti, Valenti ha scelto un oggetto simbolico: un paio di jeans. Secondo un’analisi condotta da Levi’s nel 2017, il ciclo di vita di un solo jeans richiede in media 3.800 litri d’acqua e produce 33,5 kg di CO₂.Circa il 67% del consumo d’acqua deriva dalla coltivazione del cotone, e oltre un terzo delle emissioni complessive proviene dai lavaggi domestici.Questi numeri, osserva Valenti, non devono essere letti come una condanna morale ma come una fotografia dell’intero sistema: dalla produzione agricola alla filiera industriale, fino ai gesti quotidiani dei consumatori. Energia, emissioni e differenze geografiche La conferenza ha poi toccato un punto spesso trascurato: le differenze di impatto energetico tra Paesi.Un kilowattora prodotto in India, ha spiegato Valenti, emette in media 320 grammi di CO₂, contro i 297 della Spagna e i 404 dell’Italia. La Francia, grazie al nucleare, scende quasi a zero.Nella sua ex fabbrica in India, l’uso di biomassa (pula di riso) al posto della lignite ha permesso di ridurre drasticamente le emissioni, dimostrando che la sostenibilità non è solo una questione di principi ma anche di scelte tecnologiche e di contesto. Il vero nodo: la tracciabilità e la quantità Oltre all’impatto ambientale, il nodo cruciale resta la tracciabilità.Nella filiera tessile, raramente chi tinge un tessuto sa da dove proviene il cotone. Lo stesso vale per i grandi marchi o i rivenditori. Questo deficit di trasparenza apre la strada al greenwashing, ovvero alla comunicazione selettiva che omette le parti scomode di un processo produttivo.Ma per Valenti il problema più grande non è la qualità, bensì la quantità: nel 2017 l’Unione Europea ha importato 510 milioni di paia di jeans, più o meno uno per abitante. “La vera insostenibilità,” osserva, “sta nella scala dei consumi, non solo nei materiali.” Shakespeare contro Zara Riprendendo una citazione dal Re Lear, Valenti ha ricordato che anche i più poveri hanno qualcosa di superfluo, e che la vita umana non può ridursi ai soli bisogni primari.Tuttavia, la fast fashion ha spinto questo “superfluo” fino all’eccesso, trasformando il desiderio in abitudine. Con la logica del prezzo basso e del ricambio continuo, marchi come Zara o H&M alimentano un modello in cui la durata del prodotto non ha più valore.“Non è più figo fumare,” ha commentato Valenti, “e dovremmo arrivare a dire che non è più figo cambiare pantaloni ogni due settimane.” Dalla seconda mano alle discariche del mondo Il viaggio del jeans non finisce nell’armadio. Solo il 20% dei capi raccolti per beneficenza trova una seconda vita; il resto finisce negli inceneritori o nelle discariche del Sud del mondo.Valenti ha mostrato immagini impressionanti dei mucchi di abiti usati ad Kenya e in Ghana, e delle montagne di vestiti abbandonati nel deserto di Atacama in Cile: simboli di una circolarità ancora fallita.La riciclabilità, ha ricordato, non è solo una questione tecnica ma di progetto: oggi è più facile riciclare un capo in poliestere che uno in cotone, e l’idea di “biodegradabile” applicata ai tessuti naturali è spesso un’illusione. Tre motori per la ruota della sostenibilità Nella parte conclusiva, Valenti ha invitato a non cedere al fatalismo.Crisi ambientali come il buco dell’ozono o le piogge acide sono state superate grazie a un’azione congiunta di innovazione tecnologica, legislazione efficace e consapevolezza dei cittadini.La sostenibilità, ha detto, “è una ruota che ha almeno tre motori: se uno si ferma, la ruota non gira”.Oggi, però, la ruota si muove lentamente: le tecnologie esistono, ma mancano norme coerenti e un consumo realmente informato. Oltre l’etichetta Dal prossimo ottobre in Francia ogni capo d’abbigliamento dovrà riportare un punteggio ambientale calcolato dal Ministero della Transizione Ecologica: un primo tentativo di rendere visibile l’impatto di ogni prodotto.L’Unione Europea seguirà con il progetto PEF – Product Environmental Footprint, ma la sfida, sottolinea Valenti, resta la trasparenza delle filiere globali.“Abbiamo gli strumenti,” conclude, “ma la sostenibilità non funziona se resta solo un’etichetta. Serve un equilibrio tra tecnologia, regole e cultura del consumo. Finché compreremo per abitudine, la moda continuerà a non essere sostenibile.” This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit www.lascuolaimmaginata.it

    1h 11m
  3. 09/06/2025

    Il percorso verso il mio primo workshop alla Trentino Art Academy

    Le prime scoperte: tra grafica, tipografia e pedagogia Guardando le pagine del mio diario, torno al 5 febbraio 2018: è una data che segna l’inizio di un percorso che la prossima settimana mi porterà a tenere il mio primo workshop, Interazione del colore, alla Trentino Art Academy, l’Accademia di Belle Arti di Trento. Quel giorno di sette anni fa avevo guardato una puntata di un documentario su Netflix dedicato alla graphic designer americana Paula Scher. La Scher, collaboratrice per molti anni dello studio Pentagram, ha realizzato loghi, copertine di dischi e progetti grafici memorabili; tra questi, mi colpì particolarmente il re-design dell’immagine del teatro newyorkese Public Theater, un logo tipografico giocato su variazioni di peso dei caratteri, ispirato alle collezioni di caratteri in legno create da Rob Roy Kelly. Grazie per aver letto La scuola immaginata! Iscriviti gratuitamente per ricevere nuovi post e supportare il mio lavoro. Rob Roy Kelly, graphic designer e grande educatore americano, aveva messo insieme nella sua lunga carriera la American Wood Type Collection, oggi conservata presso l’Università del Texas. In quel primo incontro, però, conoscevo ancora poco della sua figura; sapevo solo che aveva creato collezioni tipografiche uniche. La vera scoperta avvenne più di un anno dopo, il 20 ottobre 2019, quando tornai a riflettere sempre su quei temi e approfondii la vita e il lavoro di Kelly. Nato nel 1925 e scomparso nel 2004, Kelly è definito da Wikipedia come design educator, un educatore della grafica e del design. Scoprii così che era stato insegnante, collezionista e progettista di curriculi per molte scuole americane, e che molti suoi scritti riflettevano sul rapporto tra insegnamento, grafica e pedagogia. In quel periodo, fu proprio Kelly a farmi conoscere indirettamente Josef Albers, il maestro del Bauhaus che aveva profondamente influenzato il suo lavoro educativo. Leggendo gli scritti di Kelly, compresi che Albers non era stato solo un artista, ma anche un innovativo educatore del colore e della percezione visiva. Rimasi affascinato dal modo in cui Albers utilizzava materiali semplici come cartoncini, fili di metallo e cellophane per insegnare attraverso l’esperienza pratica, un approccio che avrebbe influenzato in seguito il mio pensiero sulla progettazione didattica. Trascorse così qualche altro mese. Il 6 gennaio 2020, ormai vicino alla conclusione del mio percorso di studi ITS all’Istituto Artigianelli, e con l’attività di docenza sospesa quell’anno per il grande carico cognitivo e emotivo, approfondii ulteriormente le idee di Albers e Kelly, esplorando anche i tre linguaggi di Pestalozzi – testa, mani e cuore – richiamati da Papa Francesco in un discorso del 2015: «insegnare a pensare, aiutare a sentire e accompagnare nel fare, affinché ogni studente possa vivere un’educazione inclusiva». Quella stessa giornata fu densa di scoperte, come riportato nella pagina di diario di allora: annotai idee didattiche, spunti per compiti autentici, approfondimenti sulla pedagogia di Paulo Freire e sui metodi di Design Thinking, raccogliendo tutto in poche ma preziose righe di appunti che sarebbero state le fondamenta del futuro workshop. Tra sfide personali e raccolta dei materiali: costruire le fondamenta Il 2020 si trasformò poi in un anno intenso e difficile. Dopo aver approfondito le idee di Josef Albers e Rob Roy Kelly, la vita mi mise di fronte a prove personali importanti: durante l’estate, successivamente alla prima ondata della pandemia di COVID-19, affrontai il mio primo trattamento per il cancro. Nonostante la fatica, a settembre mi fu proposto di tornare a insegnare ai miei ragazzi, conducendo quello che sarebbe diventato il corso di matematica applicata intitolato Ingegno. Fu un anno formativo molto intenso, segnato dalla cura e dal ritorno alla didattica, con la consapevolezza di quanto ogni momento di insegnamento e di tempo condiviso coi ragazzi sia prezioso. Nel 2021 e nel 2022, cavandomela tra un ulteriore microcarcinoma uroteliale e due follow-up, riflettei profondamente: su come avrei voluto impiegare le mie future giornate, su «a chi» avrei voluto dedicare la mia vita, su «per chi» mi sarei voluto spendere e sul ruolo dell’insegnamento nella mia esistenza. Scelsi così di propormi come supporto tecnico e come portinaio nella scuola dove oggi lavoro, continuando a nutrire la mia passione per la progettazione didattica. Fu solo a partire dal dicembre 2023 che tornai attivamente agli studi sul colore. Nelle classi del quarto anno dell’istituto dove lavoro, vengono infatti proposti ogni anno dei corsi a scelta. Decisi dunque di idearne uno tutto mio, intitolandolo Interazione del colore – imparare dalla pratica. In quel periodo cominciai a organizzare e archiviare tutto il materiale raccolto negli anni: le lezioni di Josef Albers, gli appunti del 6 gennaio 2020, le schede tratte dal libro Arte come esperienza: i metodi di insegnamento di un maestro del Bauhaus, i video trovati su YouTube, gli esercizi di Cromorama di Riccardo Falcinelli, i mazzi di colori utilizzati da Albers (Color-aid), gli appunti delle mie lezioni del professore Marco Olivotto sul contrasto simultaneo, la percezione visiva e la psicologia del colore. Accumulai così una vera e propria board di materiali, sparsi ma preziosi: un archivio personale di strumenti e idee, pronto a trasformarsi in un vero e proprio percorso didattico. La ricchezza di queste risorse, unite alla mia esperienza sul campo e alla mia curiosità pedagogica, avrebbe gettato le basi per il futuro syllabus del workshop, che oggi, nel 2025, vedrà finalmente la luce nelle aule della Trentino Art Academy ospitate presso la sede del CeFor della SEAC Spa. Dai materiali al syllabus: la nascita del workshop Nel corso del 2024 e nei primi mesi del 2025, ho deciso di trasformare tutta la mole di appunti accumulati in anni di studi e riflessioni in un vero e proprio syllabus. Nell’aprile 2025 ho organizzato il materiale in un modulo laboratoriale completo, pubblicato anche qui su questo sito, pronto a guidare studenti attraverso esperienze pratiche e riflessioni sul colore, ispirate ai metodi di Josef Albers e agli esercizi proposti da Fritz Horstman nel suo Interacting with color. A maggio 2025 ho partecipato al concorso della Trentino Art Academy per l’assegnazione della cattedra di Color Design. La mia candidatura si basava non solo sulla raccolta di materiali e sulle mie esperienze pregresse, ma anche su un progetto chiaro e innovativo: un percorso centrato sull’interazione del colore, che unisse pratica e riflessione teorica. Dopo un’attesa di oltre un mese, ho ricevuto una telefonata per il colloquio. Durante l’incontro mi è stato subito comunicato che, pur non avendo titoli accademici specifici, il mio profilo e le competenze che avevo sviluppato erano ciò che più interessava alla commissione. È così che da una lunga chiacchierata con i membri della Trentino Art Academy è nata l’opportunità di proporre un workshop: un percorso laboratoriale in cui gli studenti potessero sperimentare direttamente i principi della percezione del colore, lavorare con materiali semplici e osservare gli effetti delle interazioni cromatiche, proprio come insegnava Albers ai suoi studenti. Durante i mesi di luglio e agosto ho perfezionato ulteriormente il syllabus alla luce del libro Interacting with Color di Fritz Horstman, direttore del settore educazione della fondazione Anni e Josef Albers, arricchendolo di esercizi e riflessioni che porterò direttamente in aula. Ho poi riprogettato gli esercizi sia in digitale che in analogico. Stilato l’elenco delle possibili attività da svolgere alla luce della metodologia del dialogo euristico e del curricolo emergente, e con un occhio sempre fisso all’inclusione, alla sostenibilità e all’uso di materiali che siano sempre biomassa rinnovabile, tenendo a mente gli insegnamenti di Victor Papanek. Oggi, a pochi giorni dall’inizio del workshop, sento la grande responsabilità e l’entusiasmo di condurre questo percorso: sarà una sperimentazione, un laboratorio in cui teoria, pratica e pedagogia si incontrano, e un’occasione per condividere con gli studenti del corso di Graphic Design e di Fashion Design della Trentino Art Academy tutto ciò che ho imparato in anni di studio, ricerca e pratica didattica. Riflessioni e orizzonti: il colore come esperienza Guardando indietro, il percorso che mi ha condotto a questo workshop sembra un intreccio di scoperte, incontri, letture e sfide personali. Tutto è cominciato con un documentario su Paula Scher e la curiosità per i caratteri in legno di Rob Roy Kelly, è proseguito con l’incontro ideale con Josef Albers e i suoi metodi, e ha attraversato anni di riflessioni pedagogiche, esperienze didattiche e momenti difficili della vita. Ogni appunto preso, ogni libro sfogliato, ogni esercizio studiato ha contribuito a costruire il syllabus del workshop Interazione del colore. Ho imparato che il colore non è solo una questione estetica: è esperienza, percezione, comprensione, azione. È un mezzo per pensare, sentire e fare, un ponte tra conoscenze teoriche e pratica concreta. Il 17 settembre 2025 segnerà il primo incontro coi ragazzi, la prima lezione di questo laboratorio alla Trentino Art Academy. Fino ad adesso non ho mai insegnato in un corso post-diploma, anche se questi futuri studenti sono la prosecuzione ideale dei miei ultimi studenti, nati tra il 2002 e il 2005. Per me non è solo l’inizio di un corso: è la realizzazione di un progetto nato da anni di ricerca, passione e riflessione, e la possibilità di condividere con gli studenti non solo conoscenze, ma anche un modo di avvicinarsi al colore, alla vita e al design con curiosità, attenzione e profonda consapevolezza. Questo workshop sarà anche una sperimentazione: desidero osservare come gli studenti reagiranno agli esercizi, come inte

    16 min
  4. 10/27/2024

    Jacopo Michieli: l'animazione e il mestiere di animatore.

    Jacopo Michieli: l’animazione e il mestiere di animatore Cos’è l’animazione? Cosa fa un animatore? In cosa consiste in pratica l’animazione? Quali sono le basi teoriche dell’animazione? Quali sono le tecniche dell’animazione e le sue materie prime? Le risposte più esaurienti a queste domande le ho trovate nella viva voce e nella lunga esperienza di Jacopo Michieli, animatore professionale, insegnante e formatore, progettista multimediale e coordinatore di attività didattiche, e autore de «Il manifesto degli Animatori», Voglino Editrice, 2023.Laureato in Scienze Pedagogiche e in Tecnologie multimediali per la formazione, opera a Torino e fa parte dell’associazione «Multiker. Le molte creatività», della quale è socio fondatore con mansioni di gestione e amministrazione associativa. Per iniziare ad addentrarsi nel mondo dell’animazione e nel mestiere di animatore, invito il lettore ad ascoltare l’intervista a Jacopo Michieli disponibile on-line sul sito lascuolaimmaginata.it e sulle maggiori piattaforme podcast. L’ultimo invito, per chi è più interessato a questo tema, è quello di continuare ad approfondire le tematiche dell’animazione esplorando la ricca storia e le attività odierne dell’associazione «Multiker. Le molte Creatività», che agisce proprio «con lo scopo di creare nuove sinergie e potenziare la riflessione comune sull’animazione in ambito formativo, educativo e sociale».In seno ad essa, nata dallo storico gruppo «La Gracchia», opera un’intera famiglia di animatori. Di essa hanno fatto parte nel tempo e ne fanno ancora parte il nostro Jacopo Michieli, Giovanna Corni, autrice de «Il cerchio di animazione» e che da adolescente incontrò, tra gli altri, il capo scout artista e maestro di “cerchi di spontaneità e gioia” Luciano Ferraris, e Stefano Michieli di cui proprio oggi ricorre il decennale dalla scomparsa, fondatore de La Gracchia, insegnante di musica alle scuole medie nonché grande fautore delle pratiche d’animazione. Link utili * Sito personale di Jacopo Michieli * Il libro «Il manifesto degli Animatori» sul sito della Voglino Editrice * Canale YouTube e pagina Facebook dell’Associazione «Multiker. Le molte Creatività» This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit www.lascuolaimmaginata.it

    1h 43m
  5. 10/19/2024

    Primo principio della scuola immaginata

    Ultimo aggiornamento: sabato 19 ottobre 2024 1. Il principio Cosa se ne fa una scuola di una serie di principi? e in particolare di un principio come "Cura e rispetto di sé, degli altri e dell’ambiente.?" In questo articolo tratteremo dell'uso plausibile e dell'applicazione di una serie principi, o valori, nella nostra scuola, «La scuola immaginata». Provate a immaginare con noi. Questo principio, come i futuri, sarà di ispirazione per una Carta Studentesca redatta sulla falsa riga della Carta di Clan di ambito scoutistico. Il Manuale della Branca scout R/S dice a proposito della Carta di Clan: È il documento identitario della comunità R/S e ne orienta le azioni facendo sintesi delle esperienze vissute, delle idealità condivise, dei bisogni analizzati e degli obiettivi da raggiungere, che ispireranno la programmazione del clan/fuoco. Attraverso la firma, ogni rover e scolta afferma l’adesione individuale alla carta di clan; questo momento sancisce il passaggio dal cammino sui passi di scoperta a quello sui passi di competenza. […]Si ispira a ideali chiari e condivisi: la Legge e la Promessa scout, il Vangelo, la chiamata all’impegno e al servizio in funzione di specifici bisogni ed emergenze del territorio, il valore della strada e della comunità. Download Il principio oggetto di questo articolo in particolare aiuterà ad approfondire meglio alcuni temi che riguardano direttamente e più o meno strettamente la sua ampia sfera di applicazione legata a termini come "cura", "rispetto", "il sé", "gli altri", "la comunità", "l'ambiente", "il noi". Il principio aiuterà anche a scandagliare ed approcciare la gestione dei temi sollevati. Permetterà di meglio comprendere la messa in pratica di strategie di gestione delle situazioni che capitano spesso nella scuola e fuori di essa. Tale riflessione in fine favorirà l'evidenziazione dei rischi legati alle tematiche che emergeranno. L'elenco di temi che segue è composto di sotto-principi derivati dal principale e di rischi da dover attenuare, e serve a dare lo spunto alla riflessione sul principio proposto. * La corretta e consapevole raccolta differenziata dei rifiuti * Spiegazioni delle diverse tipologie di rifiuti tradizionali e di rifiuti speciali * Il rispetto per gli ambienti, i bagni, le porte e gli spazi comuni * La salute personale, la salute pubblica e l'igiene * Anoressia e bulimia, disturbi alimentari, corretta conoscenza di come nutrirsi * Spreco del cibo * Far colazione da soli e cenare soli o pranzare insieme * Il tabagismo, il consumo di nicotina mediante le sigarette elettroniche * Le dipendenze * La pulizia dei banchi utilizzati per una attività e per lo studio, l'eliminazione di eventuali scritte, la pulizia della propria postazione PC * La pulizia dell’aula al termine dell'ora di lezione * Esempio: la pulizia dell'aula è già pressi nelle scuole alberghiere durante le ore di "Laboratorio di cucina". * Il linguaggio corretto nei confronti degli altri * I furti * La risistemazione degli strumenti di lavoro, la loro manutenzione, la manutenzione degli ambienti e delle apparecchiature di lavoro ecc… * La pulizia della sporcizia più minuta sparsa per i pavimenti di tutto l'istituto, negli armadietti, dietro ai termosifoni ecc… * Venire a scuola coi mezzi pubblici per inquinare meno e conoscersi meglio, per prendersi il tempo per parlare Tutte le situazioni sopra evidenziate avvengono quotidianamente in ogni scuola del mondo, ogni anno. Si possono dunque prevedere e gestire. Tutto ciò che nella scuola può essere previsto può anche essere pianificato e programmato a priori, e di conseguenza inserito nella programmazione didattica e nella quotidianità delle lezioni, anche perché costituisce occasione preziosa di istruzione e apprendimento concreto all'interno del più ampio quadro educativo. Tali attività rientrano a pieno titolo anche nello svolgimento delle lezioni quotidiane delle materie tecniche. Sto pensando ai Centri di Formazione Professionale e anche a tutti gli istituti che hanno laboratori come quello di "Laboratori tecnologici ed esercitazioni". L'INDIRE a proposito delle finalità di tale materia infatti ci ricorda: Il preciso riferimento al reale contesto produttivo d’interesse permette di: * padroneggiare l’uso degli strumenti, delle tecniche e dei linguaggi caratteristici delle filiere, * affrontarne e risolverne gradualmente le problematiche principali, * analizzarne i processi produttivi/organizzativi e realizzare oggetti tecnici o intervenire su di essi o sulla relativa produzione. I temi sopra evidenziati riguardano anche le competenze di cittadinanza, come evidenziato dalla legge 92/2019. Essa prevede la realizzazione di alcune misure aggiuntive per garantire una migliore applicazione del disposto normativo nelle scuole. 2. Da dove nasce la riflessione sui principi e sui valori La riflessione su valori e principi prende le mosse dalle parole di Bruno Ciari sulle tecniche educative e sui valori. Ciari nella sua opera "Le nuove tecniche didattiche" si chiede: Che cos’è dunque una tecnica educativa? […]In definitiva (ci si perdoni l’insistenza su questo punto) la tecnica non è altro che la realizzazione dei valori, i quali non esistono affatto “per sé”, come nell’iperuranio platonico, ma solo in quanto si attuano nella vita di scuola. (n.d.r. grassetto mio) Le tecniche sono così riscattate da una loro funzione meramente strumentale, alla quale vien subito da pensare data l’accezione corrente del termine. Esse non stanno al servizio di certi valori, ma sono i valori stessi. In quanto tali (ripetiamo), non sono adoperabili da chicchessia per finalità diverse; sono mezzo e fine al tempo stesso. O si accettano in questa loro unità sintetica, o si distruggono. Il secondo ispiratore della riflessioni sui valori è un monaco buddista giapponese, direttore anche di una scuola dell'infanzia con numerosi alunni BES. Egli nel suo libro "Lezioni del Buddha per raggiungere la serenità in 3 mesi: 90 esercizi per rendere meravigliosa la vita di tutti i giorni", edito in Italia da Vallardi, definisce i valori come "linee guida di comportamento". Ognuno di noi dovrebbe darsi nella vita delle linee guida di comportamento. Ciò vale anche per una comunità e ancor di più per una comunità educativa. Vi rivelo un segreto: tutto è iniziato grazie al professor Masanobu Fukushima, che mi insegna e mi fa notare sempre qualcosa di nuovo. In un suo seminario ha assegnato il compito di «stabilire la propria linea di condotta in dieci punti». Ho quindi iniziato a riflettere: «Quale sarà la linea di condotta che più mi si addice?» Da buon buddhista, ho pensato di prendere spunto dagli insegnamenti del Buddha e di trarre ispirazione da saṇgaha-vatthu e pāramitā. Così, riportando queste virtù una per una, ho stilato il seguente elenco di dieci norme a possibile guida del nostro comportamento: […] 3. Da dove iniziare a mettere in pratica i principi 3.1 Primo passo Perché non provami ad ipotizzare dei valori da proporre? magari abbinati a delle pratiche, o tecniche didattiche che dir si voglia? Ora li sto chiamando valori. Fino ad adesso li ho chiamati anche principi. Qualcuno potrebbe pure definirli regole o da essi definire una manciata di regole. Ciò che conta è che a partire da essi si stabiliscano e si derivino regole di comportamento sempre attuali insieme ai ragazzi e non a prescindere da essi. Il corpo docente assieme a tutti gli educatori e al personale della scuola dovrebbe partire dalla definizione di principi chiari, allo stesso modo di quanto fatto dal «Nuovo Index per l'inclusione» edito in Italia da Carocci Editore. Il primo passo da compiere, una volta stabiliti tutti i principi dell'istituto sarà quello di mostrarli. In primo luogo attraverso il sito web ufficiale della scuola, con l'allestimento di una pagina web apposita, nonché inserendoli nella narrazione della proposta formativa e nel racconto delle attività quotidiane della sezione news, o progetti, o anche sui profili social della scuola. In secondo luogo i principi andrebbero sempre mostrati, descritti ed elencati fin dal primo contatto coi nuovi potenziali studenti, ovvero fin dal primo Open Day e ad ogni Open Day. Per ciascun valore e per tutti i valori assieme si dovrebbe: * Mostrare il valore come elemento fondamentale della scuola * Spiegare il valore brevemente * Comunicare che l'elenco dei valori sarà letto tutti insieme * Comunicare che l'elenco dei valori dovrà essere sottoscritto dall'adulto che iscriverà lo studente * Illustrare il «Progetto biennale/triennale della Carta studentesca» I valori non potrebbero essere elementi fondamentali al pari di quelli fisicamente costitutivi dell'istituto come i laboratori, gli ambienti didattici e la proposta formativa? Questa non potrebbe forse costituire l'occasione per far scrivere ai ragazzi stessi le norme e le regole di vita e di comportamento della scuola ispirate a valori e tecniche didattiche cui essi stessi hanno aderito fin dal primo giorno in cui hanno sentito parlare della scuola, fin da quando ne sono venuti a conoscenza dal sito e dalla presentazione degli stessi durante l'open day ed hanno poi deciso di scegliere quella specifica scuola? Riuscite a immaginare un momento solenne in cui i ragazzi di prima fanno una promessa consapevole e i più grandi la rinnovano? Questa promessa potrebbe poi costituire la base, insieme ai valori e alle tecniche, sulla quale costruire a distanza di qualche anno la nuova "Carta studentesca", una carta che li rappresenti e rappresenti meglio le loro specifiche esigenze legate alle esperienze vissute personalmente. E le altre scuole quale valori propongono all'Open Day? Quali valori hanno magari scritti sui muri? 3.2 Secondo passo: la Carta Studentesca Stendere assieme ai ragazzi del 4° e 5° anno la Carta Studentesca, sulla falsa riga della già citata carta di clan, facendo partecipare i ragazzi di 3ª ad alcun

    19 min

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