11 episodes

Viaggi sonori: da qui all'altrove!

Audiodoc Olmo Cerri

    • Society & Culture

Viaggi sonori: da qui all'altrove!

    I quaderni del guardacaccia

    I quaderni del guardacaccia

    Nel 1875 viene introdotta in Svizzera una nuova e moderna legge che regolamenta l’esercizio della caccia e che pone precise regole e limiti al prelievo venatorio. È in questo periodo che iniziano a muoversi nei nostri boschi due figure opposte ma complementari: il guardiacaccia e il bracconiere.


    Sono stati recentementi ritrovati in Capriasca i quaderni di servizio di uno dei primi guardiacaccia della nostra regione: Giovanni Nesa di Lugaggia, nato nel 1830. Nesa si è occupato di sorvegliare la bandita del Camoghé fra il 1880 e il 1884. Attraverso la lettura delle pagine di questo singolare “diario di lavoro” possiamo seguire i lunghi tragitti nei boschi percorsi nel tentativo di scoprire gli illeciti, le minuziose e quasi poetiche osservazione del “selvagiume”, la difficoltosa ricerca dell’ultimo orso del sottoceneri, ma possiamo anche gettare uno sguardo nella vita privata e nella quotidiana di una famiglia ticinese. I diari sono stati recentemente pubblicati in un volume intitolato “Con il canochiale o veduto tre camozze…”.

    La pubblicazione è frutto del lavoro di conservazione e ricerca curato dall’Archivio Audiovisivo di Capriasca e Valcolla, ente che si occupa di conservare e tutelare le immagini e le testimonianze orali che costituiscono la memoria collettiva della regione.

    In questo viaggio sonoro incontreremo il responsabile dell‘Archivio Nicola Arigoni, collaboratore del Centro di dialettologia e di etnografia e lo storico e appassionato cacciatore Flavio Zappa, che ci guideranno tra le pagine di questo diario e ci accompagneranno nei boschi e sui sentieri della bandita sorvegliata dal guardiacaccia Nesa.

    • 25 min
    Si potrebbe andare tutti allo zoo comunale

    Si potrebbe andare tutti allo zoo comunale

    Può un’elefantessa indiana di quasi tre tonnellate aiutarci a raccontare la storia di una città? Forse sì, se l’elefantessa in questione è Bombay: la star indiscussa dell‘ormai scomparso zoo di Milano.

    Preda di una battuta di caccia nel Nord dell’India, arrivata in Europa nel 1932 dopo un lungo e avventuroso viaggio in nave, osserverà, dal suo troppo piccolo recinto all‘interno dei Giardini di Porta Venezia, i cambiamenti della città. Sopravviverà ai bombardamenti alleati con una ripiegata provvidenziale nel parco di Monza.

    Nel dopoguerra divertirà i bambini indossano dei grossi occhiali bianchi e suonando una piccola armonica con la sua grossa proboscide. Non si farà spaventare dal clima pesante degli anni di piombo e nemmeno dall‘arrivo dell‘eroina nel parco che è stato la sua casa per quasi settant‘anni.

    Nulla poté però contro le spinte ecologiste degli anni ’80 che faranno chiudere il suo zoo, lasciandola, come una diva dimenticata, senza il suo amato pubblico, che era forse l‘unico scopo di una vita priva di libertà.

    In questo audiodocumentario ripercorreremo la storia di questo grosso e quasi mitico pachiderma, nato libero lungo il fiume Brahmaputra e morto in una gabbia tra le nebbie padane.

    Ringraziamenti
    Si rigraziano per le preziose testimonianze: Mami Azuma, Valerio Meletti, Marta Njiaus, Davide Pinardi (che per primo mi ha parlato di questo zoo), Francesco Borella e il tassidermista Ermano Bianchi.

    • 27 min
    Il tassidermista

    Il tassidermista

    L’essere umano ha sempre cercato delle tecniche per evitare o ritardare la decomposizione dei cadaveri: per motivi rituali, spirituali, politici o scientifici. Dalle mummie dell’antichità, alla salma di Lenin nel suo mausoleo, dai cadaveri pietrificati da Gorini a Lodi, alle preparazioni tassidermizzate e catalogate ordinatamente nelle teche dei musei.

    Per saperne di più su questo procedimento, a metà strada fra scienza ed arte, scendiamo nei seminterrati del palazzo neogotico che ospita il Museo di Storia Naturale di Milano.

    Fra pentoloni per bollire le ossa, scatole piene di occhi di vetro e una collezione di strumenti chirurgici, incontriamo Ermano Bianchi. Lui gli animali li ama, ed è proprio per evitare che le prede di un parente cacciatore venissero gettate che ha iniziato, giovanissimo, ad interessarsi a questa pratica.

    Il suo sguardo è fiero e le sue parole lasciano trasparire passione ed entusiasmo, ma la pensione non è lontana e non ci sono sostituzioni in vista. Sarà forse lui l‘ultimo tassidermista del museo?

    • 23 min
    Orsanti

    Orsanti

    A partire dal Settecento e fino agli anni ‘50 dello scorso secolo ha avuto luogo un fenomeno migratorio particolarmente curioso: quello degli ammaestratori ambulanti di animali. Dagli appennini parmensi sono partiti migliaia di artisti transumanti che, muovendosi a piedi per l’Europa, facevano esibire animali ammaestrati: orsi, cammelli, dromedari e scimmie, ma anche capre, pappagalli e cani.

    Le compagnie, composte da quattro o cinque uomini e qualche bambino per raccogliere il denaro, raggiungevano località anche molto remote dell’Europa, ritornando nelle terre natali ogni tre o quattro anni. Viaggiavano lontani dai grandi centri, toccando anche piccoli villaggi e comunità minori, in modo da poter continuare quotidianamente le esibizioni (e garantire così una continuità di guadagno). I proprietari delle compagnie riuscivano alle volte ad accumulare delle piccole fortune e, in alcuni casi, arrivarono a possedere dei circhi veri e propri.

    Relativamente a questo fenomeno, sono diverse le domande fondamentali a cui i ricercatori non sono ancora riusciti a dare una risposta. Dove si procuravano gli animali? Chi ha insegnato a queste popolazione montane ad addestrare animali feroci? Cosa resta oggi di questa incredibile tradizione?

    In questo viaggio alla scoperta degli orsanti ci accompagnerà Carlo Stiaccini, ricercatore dell’università di Genova e Carlo Cavalli, collezionista e cultore di storia locale ed erede di due dinastie di orsanti.

    Visiteremo i villaggi abbandonati ai piedi del monte Pelpi e frugheremo tra le carte di un archivio a Bedonia, alla ricerca dei tragitti di questi ambulanti, che attraversavano spesso e volentieri anche la Svizzera e il Canton Ticino.

    • 24 min
    Le Colonie libere italiane in Svizzera 2/2

    Le Colonie libere italiane in Svizzera 2/2

    La prima Colonia Libera Italiana in Svizzera viene fondata a Ginevra nel 1925, con l’idea di organizzare gli esuli antifascisti e di sensibilizzare gli emigrati italiani ai valori democratici e di interessarli al processo di ricostruzione del paese.

    Con il tempo, in tutti i principali centri dell’emigrazione in Svizzera, nascono delle sedi delle Colonie Libere che, accanto all’attività, sociale, culturale e aggregativa, porteranno avanti numerose battaglie per i diritti dei lavoratori e degli immigrati in generale.

    Nel novembre del 1943 le dieci Colonie presenti sul territorio svizzero (Ginevra, Baden, Zurigo, Lugano, Losanna, Sciaffusa, San Gallo, Kreuzlingen, Arbon e Grenchen) si uniranno, a Olten, in una Federazione. Con questo audiodocumentario, cogliamo l’occasione del 75° anniversario di questa istituzione, per intraprendere un viaggio – in due tappe – sulle tracce della storia delle Colonie Libere, con uno sguardo sulle prospettive e sulle battaglie future.

    Questi 75 (e più) anni di attività della Federazione delle Colonie Libere sono stati ricchi di storia e di battaglie. Alcune perse e altre vinte, come quelle per l’abolizione dello statuto dello stagionale.E’ nell’ambito di quest’esperienza che nascono strutture fondamentali per la comunità italiana in Svizzera: l’ECAP in campo formativo e l’INCA in quello previdenziale.

    Come si concretizza oggi l’attività della Federazione. Qual è il senso oggi di questa realtà?

    Audiodocumentario di Olmo Cerri, con le testimonianze di Anna Maria Cimini, Andrea Ermano, Gianfranco Bresadola, Maurizio Spallaccini, Margherita Pugliesi Nuzzo, Maddalena Stabile Perrenoud, Claudio Micheloni, e le voci di tanti membri e simpatizzanti delle Colonie Libere Italiane. La colonna sonora è di Victor Hugo Fumagalli.

    Si ringrazia Mattia Lento, Daniel Bilenko e la FCLI per il sostegno.

    • 21 min
    Le Colonie libere italiane in Svizzera 1/2

    Le Colonie libere italiane in Svizzera 1/2

    La prima Colonia Libera Italiana in Svizzera viene fondata a Ginevra nel 1925, con l’idea di organizzare gli esuli antifascisti e di sensibilizzare gli emigrati italiani ai valori democratici e di interessarli al processo di ricostruzione del paese.

    Con il tempo, in tutti i principali centri dell’emigrazione in Svizzera, nascono delle sedi delle Colonie Libere che, accanto all’attività, sociale, culturale e aggregativa, porteranno avanti numerose battaglie per i diritti dei lavoratori e degli immigrati in generale.

    Nel novembre del 1943 le dieci Colonie presenti sul territorio svizzero (Ginevra, Baden, Zurigo, Lugano, Losanna, Sciaffusa, San Gallo, Kreuzlingen, Arbon e Grenchen) si uniranno, a Olten, in una Federazione. Con questo audiodocumentario, cogliamo l’occasione del 75° anniversario di questa istituzione, per intraprendere un viaggio – in due tappe – sulle tracce della storia delle Colonie Libere, con uno sguardo sulle prospettive e sulle battaglie future.

    Questi 75 (e più) anni di attività della Federazione delle Colonie Libere sono stati ricchi di storia e di battaglie. Alcune perse e altre vinte, come quelle per l’abolizione dello statuto dello stagionale.E’ nell’ambito di quest’esperienza che nascono strutture fondamentali per la comunità italiana in Svizzera: l’ECAP in campo formativo e l’INCA in quello previdenziale.

    Come si concretizza oggi l’attività della Federazione. Qual è il senso oggi di questa realtà?

    Audiodocumentario di Olmo Cerri, con le testimonianze di Anna Maria Cimini, Andrea Ermano, Gianfranco Bresadola, Maurizio Spallaccini, Margherita Pugliesi Nuzzo, Maddalena Stabile Perrenoud, Claudio Micheloni, e le voci di tanti membri e simpatizzanti delle Colonie Libere Italiane. La colonna sonora è di Victor Hugo Fumagalli.

    Si ringrazia Mattia Lento, Daniel Bilenko e la FCLI per il sostegno.

    • 22 min

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