Gameromancer, il podcast videoludicamente scorretto

Gameromancer

Unisciti alla community – Segui la newsletter – Dona su Patreon Questo non è il solito podcast di videogiochi. Gameromancer è una ribellione contro chi si occupa di videogiochi per (e con) lucro, riducendoli a mera merce. I videogiochi sono Cultura, sono Arte, sono Vita. E in quanto tali assolutamente personali.

  1. Jul 20

    Ep. 254: Quanto sono invecchiate PS Vita e 3DS?

    Unisciti alla ribellione su Telegram – Iscriviti alla newsletter – Supportaci su Patreon Giocare con le console portatili vecchie non è nostalgia, è necessità. È inutile raccontarsela, indorare la pillola, pensare che console "portatili" siano portatili solo perché non sono attaccate alla TV. Se non sta dentro una tasca, "portatile" diventa solo un'etichetta. Il gaming portatile, quello nato con Game Boy, è morto, ucciso dagli smartphone e dalla possibilità tecnologica di giocare "quasi come in salotto" anche in mobilità, rendendo le console dedicate un retaggio del passato, anacronistiche e insulse a livello di business. Questo però, per quanto inevitabile nell'ottica dell'evoluzione del medium, a noi giocatori, ha tolto un'opzione, un'esperienza che aveva caratterische ben precise. Il game design dei videogiochi portatili era costruito su caratteristiche e form factor della macchina e questo dava vita a gameplay unici, due mondi diversi rispetto alla fruizione "da divano". I due schermi, il touch screen e il microfono di Nintendo DS danno vita ancora oggi ad esperienze uniche, freschissime, cristallizzate nel tempo, l'epoca sperimentale di Japan Studios su PSP ha donato al mondo cult come LocoRoco e Patapon, fino all'effetto stereoscopico di 3DS, per carità, più gimmick che sostanza, ma volete mettere? Prima ancora, in epoca Game Boy, avere una portatile significava poter godere di pillole di gameplay al bisogno, da Tetris, clamoroso pure oggi, fino alle versioni miniaturizzate di serie come Zelda, Mario fino a Final Fantasy. Le idee sopravvivono al progresso tecnologico ed è per questo che oggi, riscoprire le portatili, non è nostalgia ma la necessità di (ri)trovare uno spazio esterno alle soluzioni, sempre più uguali a loro stesse, che il mercato propone, riappropriandoci di momenti, abitudini, stili di gioco che i produttori hanno deciso che non sarebbero più dovuti essere parte della nostra vita di giocatori.

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  2. Jul 13

    PlayStation ha deciso che i dischi te li puoi dare nel culo – Checkpoint

    Unisciti alla ribellione su Telegram – Iscriviti alla newsletter – Supportaci su Patreon La questione non è fisico contro digitale, la questione sono i cazzo di monopoli. Sony che fa detonare il supporto fisico si traduce in Sony che ti sta dicendo che se vuoi comprare i giochini per PS5 devi comprarli da lei. Fanno loro il prezzo, decidono loro quando vanno in sconto, decidono loro le condizioni a cui puoi accedere a roba che paghi 80 fottuti euro e stai sicuro che continuerai a pagare tanto quanto anche adesso che risparmiamo sulla logistica e sul trasporto. Puoi sharare l'account, ok. Ma puoi PER ORA. E non è escluso che succeda come con Netflix, e Sony ti faccia pagare un extra per ogni console diversa dalla principale dove scarichi i tuoi giochini. In tutto questo noi europei siamo fortunati. L'UE qualche anno fa ha rotto il culo ad Apple più o meno per lo stesso motivo, e adesso su iPhone e iPad puoi installare uno store di terze parti dove le regole non le fa più Apple. Questo non vuol dire che arriverà Steam su PlayStation, quella è solo la possibilità più remota. Però è probabile che l'UE obblighi Sony a vendere le chiavi dei giochini anche fuori dal suo store. Ma rimane una merdata atroce il fatto che in un colpo solo spariscano sia il mercato dell'usato che la possibilità di prestare un videogioco ad un amico, per farglielo conoscere o semplicemente perché giocandolo hai pensato a lui e allora vorresti che lo giocasse così potete parlarne davanti alla vostra prossima birra. Perché i videogiochi sono questo. Uno spazio che condividiamo con altri stronzi impallinati come noi. Che adesso è minacciato non perché non puoi più accumulare plastica nel backlog, ma perché non puoi più collezionare memorie.

  3. Jun 15

    Ep. 251: Harada Saudita – i soldi sporchi del gaming

    Unisciti alla ribellione su Telegram – Iscriviti alla newsletter – Supportaci su Patreon Nei videogiochi non esistono più soldi puliti. La sconfitta più grossa che c'ha inflitto il capitalismo forse è proprio questa. Fare videogiochi costa sempre di più, e il 99% dei soldi che girano in questo circo vengono da gente di merda. Bin Salman non si è comprato solo SNK. Non ha soltanto diverse quote in giochini che spaziano da Nintendo fino a TakeTwo. Adesso attira anche le persone che sono state dietro le nostre IP preferite, e manco una mesata fa ha convinto Harada a tornare al lavoro dopo 6 mesi di pensione. L'uomo che ha reso Tekken fichissimo adesso è sul libro paga di uno che ammazza giornalisti per sport. E questa cosa è più importante del fantasticare su cosa potrebbe fare Harada con le IP di SNK. Quando i soldi non ce li mette l'Arabia Saudita arrivano da Tencent, e insomma, la Repubblica Popolare Cinese non è per nulla un esempio di virtù. Ma sappiamo far schifo benissimo anche in occidente: presente Microsoft? Dopo 100 miliardi spesi in acquisizione videoludiche ha fatto talmente tante merdate pro-Israele che perfino Arkane Studios si è sentita in dovere di pubblicare una lettera aperta in cui invitava la propria dirigenza a togliersi la testa dal culo. I videogiochi oggi, purtroppo, sono anche questo. E dobbiamo esserne consapevoli. Perché la consapevolezza è l'unica arma che al momento non sta dietro paywall.

    Ep. 251: Harada Saudita – i soldi sporchi del gaming

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