Pillole di Nonsolosuoni.it

Radio Nonsolosuoni.it

Qui sono raccolte tutte le "Pillole di Nonsolosuoni", ovvero tutte le puntate della rubrica di Radio Nonsolosuoni.it nella quale ogni giorno parliamo di un artista o gruppo musicale che ha fatto la storia della musica. Su Radio Nonsolosuoni, la rubrica va in onda dal lunedì al sabato dopo i notiziari delle ore 7, 11, 18 e 23. Un viaggio che, giorno dopo giorno, racconta la storia della musica dagli anni 60 fino agli anni 2000.

  1. 2d ago

    Musica antistress – Dai Linkin Park ai Coldplay, la playlist che calma l’anima

    Ben ritrovati a questa puntata particolare, nata dall’idea di capire quali siano le canzoni migliori antistress. A rispondere è un sondaggio condotto su mille adulti americani, basato su migliaia di brani contenuti in playlist dedicate a stress, decompressione e regolazione emotiva. Il risultato più sorprendente riguarda i Linkin Park, la band che più americani dichiarano di scegliere quando cercano musica contro lo stress — davanti persino ad Adele e Taylor Swift. Secondo il report, il 35% degli intervistati indica la musica come primo strumento per gestire lo stress, superando l’esercizio fisico (27%) e il dialogo con amici o familiari (9%). Un dato ancora più significativo: il 42% afferma di aver usato la musica come sostituto di un supporto professionale per la salute mentale. Un segnale che richiede prudenza, ma che racconta bene come la musica sia diventata una maniglia emotiva, non più semplice sottofondo ma compagna di equilibrio e riflessione. Molti costruiscono playlist personali come piccole “farmacie sonore”, scegliendo brani in base all’umore o affidandosi a selezioni già pronte sulle piattaforme. In questo panorama, i Linkin Park funzionano perché esprimono emozioni riconoscibili — rabbia, vulnerabilità, frustrazione, bisogno di sfogo — trasformandole in energia condivisa. Il brano più presente nelle playlist dedicate alla salute mentale è però Sparks dei Coldplay, una scelta più morbida e contemplativa, legata ai momenti di routine: la guida, il traffico, le incombenze quotidiane. Situazioni in cui lo stress non ha il volto del trauma, ma quello della vita di tutti i giorni. La classifica include anche Drake, Taylor Swift e The Weeknd, ma oggi ci soffermiamo sul messaggio più semplice: la musica come spazio di decompressione, come gesto quotidiano di cura e piacere.

    Musica antistress – Dai Linkin Park ai Coldplay, la playlist che calma l’anima
  2. 3d ago

    Loredana Bertè – “Savoir Faire”, il decimo album e la svolta londinese del 1984

    Saperci fare, cosa significa? Nel mondo della musica, è anche la capacità di reinventarsi e sorprendere. Lo sa bene Loredana Bertè, protagonista dell’episodio di oggi con Savoir Faire, brano e album che nel 1984 segnarono una tappa importante della sua carriera. Registrato a Londra e prodotto da Ivano Fossati, Savoir Faire fu il decimo disco della cantante calabrese. L’album si apre con Ragazzo mio di Luigi Tenco, e prosegue con tre brani firmati Enrico Ruggeri, tra cui proprio Savoir Faire, scritto appositamente per lei. Nel disco trova spazio anche Petala, tratto dal repertorio di Yves Van, tradotto da Fossati, e Una sera che piove di Bernardo Lanzetti, brano che la Bertè ha riproposto più volte nei suoi concerti dal vivo. Nelle versioni in compact disc è presente anche TV Color, firmata dal bassista Guido Guglielminetti, mentre Full Circle avrebbe dovuto essere promossa a livello europeo con un videoclip mai realizzato. Nonostante l’assenza di singoli ufficiali, l’album ebbe una promozione televisiva di rilievo, con apparizioni nei programmi di punta del sabato sera come Fantastico 5 e Risatissima (1984–85), dove Loredana fu ospite fissa. Il disco raggiunse la posizione numero 18 nella classifica degli album più venduti, restando in Top 50 per 20 settimane, e chiuse l’anno al numero 88 della graduatoria annuale. Savoir Faire avrebbe dovuto essere distribuito anche a livello europeo, e ne esistono edizioni destinate ai mercati giapponese, tedesco e olandese. Nel 2022 è stato ristampato in vinile rosa, con una copertina diversa dall’originale, che nel 1984 mostrava lo sguardo intenso di Loredana Bertè. Un album raffinato e coraggioso, che conferma la sua capacità di fondere energia, eleganza e sperimentazione. Classe 1950, Loredana Bertè continua ancora oggi a portare sul palco la stessa forza e autenticità che la contraddistinguono fin dagli esordi del 1974.

    Loredana Bertè – “Savoir Faire”, il decimo album e la svolta londinese del 1984
  3. 4d ago

    Stevie Wonder – Da “Songs in the Key of Life” al nuovo “Through the Eyes of Wonder”

    Si intitolava A Time to Love e risaliva al 2005, l’ultimo lavoro di un artista straordinario come Stevie Wonder. Oggi, a distanza di 22 anni, il cantante e compositore statunitense è pronto a tornare con un nuovo album: Through the Eyes of Wonder, previsto per il 2027. Il progetto era stato anticipato durante un concerto tributo a Los Angeles, dove Wonder aveva rivelato di essere al lavoro su nuovo materiale, includendo quattro tracce inedite concepite durante le sessioni di Songs in the Key of Life (1976). La conferma è arrivata poi a Cardiff, in Galles, nel corso del tour Love, Light and Song. Al centro del nuovo disco c’è proprio un omaggio a “Songs in the Key of Life”, uno degli album più importanti della carriera di Stevie Wonder, realizzato con oltre 130 musicisti tra cui Herbie Hancock e George Benson. Pubblicato nel 1976 dopo due anni di lavorazione, contiene brani leggendari come Sir Duke, Isn’t She Lovely ed As. Nel 2026 festeggerà il 50° anniversario, e negli Stati Uniti ha ottenuto la certificazione Diamante, confermandosi come uno dei dischi più influenti della storia della musica soul e R&B. Nel corso di una carriera lunga più di mezzo secolo, Stevie Wonder ha conquistato 25 Grammy Awards, un Oscar nel 1984 per I Just Called to Say I Love You e oltre 100 milioni di album venduti nel mondo. Tra i brani simbolo di quel periodo creativo c’è anche Sir Duke, dedicato al grande Duke Ellington e arricchito da riferimenti a Louis Armstrong ed Ella Fitzgerald: un omaggio alla storia del jazz e alle sue radici più luminose. Un pezzo che continua a rappresentare la gioia, l’energia e la gratitudine di Wonder verso i maestri che hanno ispirato la sua musica.

    Stevie Wonder – Da “Songs in the Key of Life” al nuovo “Through the Eyes of Wonder”
  4. 5d ago

    Patti Smith – La voce del rock che dialoga con il Papa

    La conosciamo bene, l’abbiamo ascoltata più volte anche sulle frequenze di Nonsolosuoni, e lei continua a stupire con la sua tenacia e profondità. Durante l’estate, Papa Leone XIV ha ricevuto a Roma Patricia Lee Smith, conosciuta in tutto il mondo come Patti Smith: icona del rock, poetessa e artista impegnata da sempre sui temi della pace, dei diritti umani e della giustizia sociale. Reduce da una serie di concerti in Italia, tra cui uno partecipatissimo al Circo Massimo, Patti Smith ha dialogato con il Pontefice in un incontro che conferma il canale aperto tra la Santa Sede e le voci più originali della cultura contemporanea. Non è la prima volta: già nel 2013 aveva partecipato all’udienza generale di Papa Francesco, poi al Concerto di Natale in Vaticano nel 2014, e in più occasioni aveva espresso apprezzamento per il messaggio di fraternità e misericordia del Pontefice argentino. Il suo rapporto con il mondo cattolico risale anche agli anni del pontificato di Benedetto XVI, in un dialogo costante tra arte e spiritualità, tra musica e ricerca di senso. Nata a Chicago nel 1946, cresciuta artisticamente nella New York degli anni ’70, Patti Smith ha rivoluzionato il linguaggio del rock trasformandolo in una poesia civile: da Horses in poi, la sua opera ha intrecciato arte e responsabilità sociale, dalla denuncia delle guerre alla difesa della libertà, dalla memoria delle vittime alla tutela del pianeta. La sua voce unisce fede e impegno pubblico, spiritualità e testimonianza, in un equilibrio raro e autentico. Pur non identificandosi formalmente con la tradizione cattolica, Patti Smith riconosce nei messaggi di Papa Francesco una profonda consonanza sui temi dell’umanità, della compassione e della pace.

    Patti Smith – La voce del rock che dialoga con il Papa
  5. Sep 19

    I 10 migliori album rock americani di sempre secondo Ultimate Classic Rock – e il capolavoro dei Beach Boys

    Qual è il miglior album rock americano di sempre? A rispondere è stata la redazione di Ultimate Classic Rock, che ha analizzato oltre 60 anni di musica e pubblicato la classifica dei 250 migliori album americani di sempre . Un viaggio nella storia del rock, proprio mentre la tecnologia ha riportato l’ascolto verso i singoli, rendendo l’album un formato quasi “d’epoca”. Ecco la Top 10, così come riportata dalla testata:Bob Dylan – Highway 61 Revisited (1965)Paul Simon – Graceland (1986)Guns N’ Roses – Appetite for Destruction (1987)Marvin Gaye – What’s Going On (1971)The Jimi Hendrix Experience – Are You Experienced? (1967)Bruce Springsteen – Born to Run (1975)Stevie Wonder – Songs in the Key of Life (1976)Prince & The Revolution – Purple Rain (1984)Bob Dylan – Blonde on Blonde (1966)The Beach Boys – Pet Sounds (1966)Secondo Ultimate Classic Rock, Pet Sounds è il miglior album rock americano mai realizzato, una posizione confermata anche da altre testate come Parade . 🌟 Perché Pet Sounds è considerato un capolavoro? Uscito nel 1966, il disco è spesso accostato a Sgt. Pepper’s dei Beatles come uno dei primi concept album della storia. Non tanto per una trama narrativa, quanto per una unità sonora e atmosferica completamente nuova per l’epoca. Molti critici lo considerano quasi un album solista di Brian Wilson, che ne fu produttore e mente creativa. Wilson voleva liberare i Beach Boys dall’etichetta di surf band e portare la loro musica verso introspezione, malinconia e raffinatezza armonica. Ispirato dal “Wall of Sound” di Phil Spector, costruì arrangiamenti orchestrali complessi, armonie vocali di una precisione mai sentita prima e un uso innovativo dello studio come strumento creativo. Brani come Wouldn’t It Be Nice e God Only Knows — quest’ultima definita da Paul McCartney “la più bella canzone pop mai scritta” — mostrano una profondità emotiva e musicale che ha influenzato generazioni di artisti.

    I 10 migliori album rock americani di sempre secondo Ultimate Classic Rock – e il capolavoro dei Beach Boys
  6. Sep 18

    Céline Dion – “All By Myself”: il ritorno della voce che commuove il mondo

    Ci sono artisti che conquistano per la voce, per la presenza scenica o per la capacità di trasmettere emozioni autentiche. Céline Dion è tutto questo: talento, empatia e dolcezza in un’unica figura. Dopo anni di silenzio forzato, la cantante canadese è tornata sul palco con un concerto completo a Parigi, inaugurando la sua residency davanti a oltre 30.000 spettatori. Un evento storico: il primo vero show dopo la diagnosi di sindrome della persona rigida, la rara patologia neurologica che l’aveva costretta a interrompere le esibizioni. Vestita di nero, Céline ha aperto la serata con On ne change pas, accolta da una standing ovation che l’ha commossa fino alle lacrime. Poi, sulle note di Destin, l’emozione si è trasformata in gioia: la promessa di tornare a cantare è diventata realtà. Il concerto, articolato in quattro atti e un bis, ha attraversato 26 brani del suo repertorio francese e internazionale. Tra i momenti più intensi: Because You Loved Me e The Power of Love nella prima parte,My Heart Will Go On e Beauty and the Beast nel secondo atto,un medley pop‑disco con I Feel Love, I’m Alive, That’s The Way It Was e Sweet Dreams (Are Made of This),e infine All By Myself, il brano simbolo della sua forza e vulnerabilità.Originariamente scritto da Eric Carmen nel 1976, All By Myself è stato reinterpretato da Céline Dion con una potenza vocale che ha reso la canzone immortale.

    Céline Dion – “All By Myself”: il ritorno della voce che commuove il mondo

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