Se un ribelle spento

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"Se un ribelle spento passa il testimone siamo pronti a prenderlo?" Questa è la domanda centrale del brano di Fronte Unico "L'ultimo respiro fa da testamento", una canzone che cita moltissimi personaggi storici che hanno segnato la storia del mondo attraverso la ribellione e la rivolta. In questo podcast li ricordiamo uno per uno, cercando di tratteggiarne un ritratto.

  1. 04/26/2021

    Bobby Sands | Se un ribelle spento 2 - Episodio 9

    Il 5 Maggio 1981 muore un uomo nel carcere di Long Kesh, a Belfast. La sezione in cui muore è nuovissima, è stata realizzata solo 5 anni prima e viene chiamata Maze (che vuol dire labirinto), o anche H-Blocks, Blocchi H, perché è costituita da 8 edifici a un piano in cemento armato a forma di H. Il carcere di Long Kesh e la sezione «Maze» sono protagonisti fissi di tutte le canzoni di lotta dell’Irlanda del Nord; è là che il «Governo Autonomo Nordirlandese» («Home Rule Government») di Faulkner rinchiudeva i repubblicani e i militanti dell’IRA, è là che fu impiantato il lager degli internati. L’uomo di cui parliamo oggi non è morto lì, ma nell’ospedale della prigione, perché stava male, molto male. Era da 66 giorni in sciopero della fame e l’annuncio della sua morte dà il via a rivolte che durano diversi giorni in tutta l’Irlanda del Nord. L’uomo che muore il 5 Maggio 1981 si chiama Bobby Sands, ha 27 anni e da venticinque giorni è un membro del Parlamento di Westminster, sarà uno dei mandati più corti della storia. Lascia i genitori, i fratelli, una sorella e un figlio piccolo, Gerard, nato dal suo matrimonio finito durante il suo secondo periodo in carcere. Bobby Sands è anche un membro dell’IRA, l’esercito repubblicano Irlandese che lotta, anche con le armi, per la fine del dominio britannico in Irlanda del Nord e per la riunificazione dell’Irlanda. Altri nove uomini (6 dell’IRA e 3 dell’INLA, l’ala marxista) moriranno a causa degli scioperi della fame dopo Bobby Sands tra maggio e agosto del 1981. Al funerale di Bobby Sands 100.000 persone si schierano ai lati del percorso, dalla sua casa a Twinbrook, West Belfast, fino al cimitero cattolico di Milltown, dove sono sepolti tutti i caduti dell’IRA di Belfast.

    Bobby Sands | Se un ribelle spento 2 - Episodio 9
  2. 04/19/2021

    Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti | Se un ribelle spento 2 - Episodio 8

    Con questa puntata andiamo al carcere di Charlestown, a Boston, la notte tra il 22 e il 23 Agosto 1927. Sotto le sue alte mura di mattoni scuri si è radunata una folla di migliaia di persone, controllate da tantissimi poliziotti in assetto da battaglia, con mitragliatrici e riflettori sui tetti delle case che circondano la prigione. La città è paralizzata, perché quel giorno è stato indetto uno sciopero generale, ed è dal mattino che si susseguono scontri che causano numerosi feriti e centinaia di arresti. Man mano che il sole tramonta la tensione sorge. Alla luce delle fotoelettriche  aumentano i cori, gli slogan, le urla. Fino a mezzanotte, quando all’improvviso cala un silenzio totale. La folla alza gli occhi verso il carcere, anche se non lo vedono, nascosto dietro i mattoni scuri. Noi invece a differenza loro possiamo sapere cosa sta succedendo quando è appena cominciato il 23 Agosto 1927. C’è un uomo che entra nella stanza della sedia elettrica del carcere. Entra e guarda negli occhi tutti gli uomini presenti. Si siede sulla sedia elettrica, e quando finiscono di sistemare le cinghie e il casco ha ancora la forza per gridare: “Viva l’Anarchia!”. Il boia ha bisogno di due scariche elettriche per porre fine alla sua vita. Subito dopo entra un altro uomo, che è stato arrestato e condannato insieme al primo. I suoi folti baffi nascondono uno strano sorriso. Prima di venire legato alla sedia elettrica  stringe la mano a tutti i guardiani e dice: “Voglio ribadire che sono innocente. Ho commesso i miei peccati, ma mai un delitto. Ringrazio tutti quelli che si sono battuti per dimostrare la mia innocenza”. Mentre gli calano il casco sul capo, aggiunge: “Desidero perdonare le persone che mi stanno facendo questo”. Anche per lui serviranno due scariche di corrente. Si conclude in meno di mezz’ora una delle più controverse storie giudiziarie degli Stati Uniti d’America, quella del processo a Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, anarchici di origine italiana, durata sette anni e destinata a far parlare di sé ancora per decenni.

    Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti | Se un ribelle spento 2 - Episodio 8
  3. 03/29/2021

    Tamara Bunke | Se un ribelle spento 2 - Episodio 6

    La nostra puntata di oggi comincia in Bolivia, a Vado del Yeso, nel tratto in cui il Rio Grande scorre incassato tra le rocce. È un luogo dove siamo già stati parlando del ribelle per eccellenza, Ernesto Guevara. Anche il periodo è lo stesso, perché in quel tratto del Rio Grande ci sono 9 guerriglieri della colonna di Guevara che cercano di guadare il fiume. Solo che sull’altra riva del guado di Puerto Mauricio, ad attenderli, ci sono i militari boliviani avvisati da un contadino, il delatore Honorato Rojas. In quel gruppo di guerriglieri c’è una donna bionda, smagrita e pallida ma ancora bellissima – così l’avrebbero descritta successivamente i militari – in pantaloni mimetici, scarponi anfibi, camicetta a righe bianche e verdi scolorita e lacera, zaino in spalla e fucile a tracolla. I militari li falciano sul bagnasciuga. Il corpo della donna verrà ritrovato solo una settimana più tardi dai soldati. Nel suo zaino trovano alcuni taccuini con liste di brani musicali, testi di canzoni popolari, un nastro con musiche della Bolivia orientale, pochi capi di vestiario e un piatto di alluminio con un foro di proiettile al centro. Le sue ossa verranno recuperate soltanto nel 1998, messe in una cassetta di legno pregiato avvolta in una barriera cubana e riportate a Cuba, dove verranno seppellite nel Mausoleo di Santa Clara accanto a quelle di Che Guevara e a tutti i compagni caduti nella tragica esperienza boliviana. La donna morta in Bolivia, la nostra ribelle spenta di oggi, ha 29 anni e si chiama Tamara Bunke, ma è diventata famosa con il nome di Tania la Guerrigliera.

    Tamara Bunke | Se un ribelle spento 2 - Episodio 6
  4. 03/22/2021

    Irma Bandiera | Se un ribelle spento 2 - Episodio 5

    ABologna c’è il porticato più lungo d’Europa; seicentosessantasei archi su colonne per quasi quattro chilometri, che collegano il centro storico con il santuario di San Luca, posto sulla cima di un colle, dove da secoli viene custodita l’immagine sacra della Madonna protettrice dei bolognesi. La strada parte dall’arco del Meloncello, incrociando via Saragozza e un’altra strada che risale verso nord che si chiama Via Irma Bandiera. Sotto quell’arco c’è una lapide, dedicata proprio ad Irma Bandiera. Recita: «Irma Bandiera Eroina nazionale 1915 – 1944 Il tuo ideale seppe vincere le torture e la morte La libertà e la giovinezza offristi Per la vita e il riscatto del popolo e dell’Italia Solo l’immenso orgoglio attenua il fiero dolore Dei compagni di lotta Quanti ti conobbero e amarono Nel luogo del tuo sacrificio A perenne ricordo posero» Irma Bandiera era una partigiana, un’operativa, non una staffetta. Il 7 Agosto 1944 aveva trasportato delle armi alla base della sua formazione a Castel Maggiore. La sera viene arrestata a casa dello zio, insieme ad altri due partigiani, e rinchiusa alle scuole di San Giorgio. Viene trasportata a Bologna, dove viene torturata per sei giorni e sei notti, i fascisti della Compagnia Autonoma Speciale, guidati dal Capitano Renato Tartarotti, arrivano anche ad accecarla con una baionetta. Irma non parla, non dice nulla. Il 14 Agosto 1944 alla fine la portano al Meloncello di Bologna, vicino alla casa dei suoi genitori, e la giustiziano con alcuni colpi di pistola, lasciando il corpo esposto per un’intera giornata, come monito. Viene portata all’Istituto di Medicina Legale di via Irnerio dove un custode, amico della Resistenza, scatta le foto del viso devastato dalle torture. In suo onore, nell’estate del 1944, una formazione di partigiani operanti a Bologna prenderà il nome di Prima Brigata Garibaldi “Irma Bandiera”. A lei verranno inoltre intitolate una brigata SAP (Squadra di azione patriottica) che operava nella periferia nord di Bologna ed un GDD (Gruppo di Difesa della Donna).

    Irma Bandiera | Se un ribelle spento 2 - Episodio 5
  5. 03/15/2021

    Argo Secondari | Se un ribelle spento 2 - Episodio 4

    C’è un uomo in una stanza buia, nel manicomio di Rieti. È seduto, e batte ripetutamente il palmo della mano destra sulla gamba destra. Lo fa da anni. Dicono che la stoffa dei pantaloni si è consumata, a forza di quel gesto. Forse gli serve solo a far passare il tempo, a far passare la monotonia di quel luogo; forse si immagina di prepararsi a un nuovo assalto, contro le trincee nemiche come nella prima guerra mondiale.  Il 17 Marzo 1942 quella mano smette di battere su quella gamba.  Quello di Rieti non era il primo manicomio che lo imprigionava. Prima era stato a Montefiascone, e prima ancora a Camerino, dove viveva nel 1924. Qualcuno diceva che era pazzo. E forse era vero, perché ne avrebbe avuto motivo: il 31 Ottobre 1922, pochi giorni dopo la Marcia su Roma, era stato aggredito da alcuni fascisti armati di mazze che, colpendolo ripetutamente sulla testa, gli avevano provocato una commozione cerebrale, oltre ad una ferita alla regione parietale destra. Non si sarebbe più ripreso dall’aggressione subita. O forse era più semplicemente un modo per farlo sparire dalla circolazione, visto che suo fratello Epaminonda, medico cardiologo negli Stati Uniti, aveva tentato invano di farlo espatriare per poterlo curare. Richiesta che il regime fascista aveva sempre respinto. Il suo funerale per ordine della questura, che temeva il verificarsi di disordini, si svolge in forma privata. Riposa nel cimitero monumentale di Rieti. Il ribelle spento di oggi è Argo Secondari, capo degli Arditi del Popolo, che muore in quel manicomio, dopo 18 anni di prigionia, a 46 anni.

    Argo Secondari | Se un ribelle spento 2 - Episodio 4
  6. 03/08/2021

    Francesc Sabatè El Quico | Se un ribelle spento 2 - Episodio 3

    Nel museo della Guardia Civil a Madrid, come trofei di guerra, sono esposti tra gli altri un Mitra Thompson, una pistola semiautomatica Colt calibro 45 e un binocolo. Sono oggetti di una sola persona, che si chiama Francisco Sabaté, ma che gli anarchici spagnoli conoscono con il soprannome di El Quico. È stato l’anarchico più ricercato di tutta la spagna dal 1936, anno in cui Franco sale al potere, fino al giorno della sua morte, il 5 Gennaio 1960. Riescono a prenderlo solo dopo la più grande caccia all’uomo mai organizzata in Spagna, con uno spiegamento di forze immane. Pattuglie su tutti i passi dei Pirenei, posti di blocco su ogni strada, vie d’accesso ai paesi piantonate, squadre di pronto intervento dotate di jeep con mitragliera, cecchini appostati sui campanili e alle finestre dei piani più alti delle case coloniali. L’avevano individuato il 31 Dicembre 1959 nei pressi di Belasu, ma era riuscito a dileguarsi nella boscaglia con i quattro anarchici che stava scortando attraverso i Pirenei. Il 3 Gennaio trovano la casa in cui si nascondono, la circondano con cento uomini e la assaltano. Muoiono i quattro anarchici e i contadini che avevano dato riparo a El Quico. Lui riesce a fuggire di nuovo, anche se deve strisciare perché è ferito a una gamba. E scompare di nuovo. Riescono a prenderlo soltanto il 5 Gennaio a San Celoni, dove stava cercando il dottore del paese. La gamba è infetta e Francisco ha la febbre alta e la vista annebbiata. Non riesce più a fuggire, né a sperare di difendersi. Francisco Sabaté El Quico giace in un lago di sangue in mezzo alla strada. Forse è agonizzante, o forse già morto. Ma la Guardia Civil continua a sparare caricatori a bruciapelo, solo per fare scempio del suo corpo inerte.

    Francesc Sabatè El Quico | Se un ribelle spento 2 - Episodio 3
  7. 03/01/2021

    Silvio Corbari | Se un ribelle spento 2 - Episodio 2

    È il 17 agosto 1944 e siamo a Ca’ Cornio, vicino a Modigliana, un piccolo comune dell’Appennino Tosco Emiliano che adesso è in provincia di Forlì-Cesena. C’è una baracca, e all’interno della baracca ci sono quattro uomini e una donna. La donna è ferita, si chiama Iris Versari, e il giorno prima l’esplosione di un fucile Sten difettoso le ha colpito una gamba e l’ha costretta al riposo. Attorno alla baracca ci sono gli uomini scelti del Reparto Mussolini e la Prima Divisione Alpen Jager, circa trecento armati, avvisati dal traditore Franco Rossi che i principali partigiani della banda più ricercata di Faenza sono proprio lì, in quella baracca. Quando i fascisti e i tedeschi cercano di entrare si scatena una battaglia feroce fatta di spari e bombe a mano, ma stiamo comunque parlando di 5 contro trecento. L’unica via di scampo è il burrone su cui si affaccia una finestra sul retro, dal quale è possibile raggiungere il bosco alle pendici del monte e cercare di far perdere le proprie tracce. Ma Iris Versari non può scappare con la gamba ferita. E allora non vuole scappare nemmeno il suo compagno, che si chiama Sirio Corbari, nome di battaglia Silvio, ed è il capo della banda. Quando un fascista riesce a fare irruzione Silvio lo uccide, ma Iris coglie l’attimo per suicidarsi, l’unico modo per convincere Silvio a tentare di salvarsi. Così Corbari tenta la fuga insieme agli altri due partigiani, Adriano Casadei e Arturo Spazzoli. Dalla finestra si lanciano nel burrone e rotolano per i fianchi della collina, mentre fascisti e tedeschi aprono il fuoco su di loro. Arturo Spazzoli viene colpito più volte, ha le gambe sfracellate e una ferita al ventre. Adriano e Silvio arrivano sul fondo, Silvio ha entrambe le caviglie slogate. Adriano cerca di raggiungere gli alberi e coprire la ritirata del compagno, ma Sirio Corbari cade dall’argine del torrente e si frattura il cranio. Dalla ferita si vede la materia cerebrale.  Adriano non ha più voglia di scappare, e decide di rimanere lì con Silvio. Li trovano così gli uomini del Battaglione Mussolini e i tedeschi della Prima Divisione Alpen Jager. Finiscono Arturo Spazzoli con un colpo di pistola, e costringono Corbari e Casadei a seguirli fino a Castrocaro.  È lì che li impiccano. Corbari muore senza aver ripreso conoscenza. Casadei si infila da solo il cappio. I fascisti tirano la corda con eccessiva foga, e si spezza. Dopo qualche minuto la corda è pronta di nuovo, e Adriano Casadei commenta in dialetto emiliano: “Siete marci anche nella corda”.  Il pomeriggio i corpi vengono trasferiti a Forlì e impiccati per la seconda volta in Piazza Saffi, come monito per la cittadinanza. Il giorno dopo vengono impiccati anche i cadaveri di Arturo Spazzoli e Iris Versari.

    Silvio Corbari | Se un ribelle spento 2 - Episodio 2

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"Se un ribelle spento passa il testimone siamo pronti a prenderlo?" Questa è la domanda centrale del brano di Fronte Unico "L'ultimo respiro fa da testamento", una canzone che cita moltissimi personaggi storici che hanno segnato la storia del mondo attraverso la ribellione e la rivolta. In questo podcast li ricordiamo uno per uno, cercando di tratteggiarne un ritratto.