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Tutto quello che non vi dicono sugli Stati Uniti d'America

  1. Trump contro il Papa, quando la politica si fa religione di guerra

    APR 21

    Trump contro il Papa, quando la politica si fa religione di guerra

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8511 TRUMP CONTRO IL PAPA, QUANDO LA POLITICA SI FA RELIGIONE DI GUERRA di Roberto Vivaldelli   L'attacco senza precedenti del presidente Donald Trump contro Papa Leone XIV, scatenato da una disputa sulla guerra contro l'Iran, non rappresenta un fulmine a ciel sereno. È piuttosto l'esito visibile, tra le altre cose, di una tensione sotterranea di cui poco si parla e che attraversa l'amministrazione repubblicana fin dal primo giorno del secondo mandato - e che, a ben vedere, affonda le sue radici nella storia stessa della politica statunitense. Si tratta di un confronto silenzioso ma sempre più aspro tra il mondo cattolico e una Casa Bianca sempre più influenzata da posizioni evangelico-millenariste. Per comprendere la frattura attuale tra il Pontefice e il presidente americano, infatti, non basta guardare alle ultime settimane. Occorre risalire a un'immagine diventata virale: la preghiera nella Sala Ovale. In quell'occasione, alcuni pastori evangelici, con le mani appoggiate sul presidente Trump, invocarono esplicitamente la benedizione divina per la vittoria degli Stati Uniti in una guerra totale contro l'Iran. L'evento, ampiamente documentato sui social, fu organizzato da Paula White Cain, storica figura del movimento cristiano conservatore pro-Trump, sostenitrice della teologia della prosperità e di una lettura in definitiva apocalittica della politica estera. Questo episodio non è folkloristico: segna lo spostamento ideologico dell'amministrazione da un realismo di matrice cattolica a una visione escatologica che interpreta il conflitto mediorientale - in particolare contro l'Iran sciita - come parte di una sorta di piano divino. Ne è un plastico esempio il sermone tenuto il 1° marzo 2026 da John Hagee, fondatore di Cristiani Uniti per Israele: «Profeticamente, siamo proprio al momento giusto». Il pastore pregò affinché «Dio Onnipotente venga portato sul campo di battaglia e che i nemici di Sion e i nemici degli Stati Uniti possano essere distrutti davanti ai nostri occhi». Per molti evangelici conservatori, proteggere Israele e combattere l'Iran non è soltanto una scelta geopolitica, ma un preciso dovere escatologico. È proprio tale visione apocalittica che Papa Leone XIV ha contestato apertamente. Dopo che il presidente Trump aveva minacciato di "cancellare un'intera civiltà" e di ricorrere all'arma atomica - un'ipotesi che avrebbe portato l'umanità sull'orlo del baratro - il Pontefice ha dichiarato con fermezza: «Oggi come tutti sappiamo c'è stata anche questa minaccia contro tutto il popolo dell'Iran e questo veramente non è accettabile». Parole che si sono sommate a quanto, nella Domenica delle Palme, aveva detto sempre Papa Leone XIV citando il profeta Isaia (1,15): «Gesù non ascolta le preghiere di coloro che fanno la guerra, ma le respinge, dicendo: "Anche se molte preghiere fate, io non vi ascolterò, perché le vostre mani sono piene di sangue"». E aveva aggiunto: «Gesù è il Re della Pace, che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra. Egli non ascolta le preghiere di coloro che fanno la guerra, ma le respinge». Si trattava, anche in quel caso, di una critica diretta all'amministrazione Trump, e in particolare al Segretario alla Guerra Pete Hegseth, che aveva invocato Dio promettendo che l'esercito americano avrebbe portato «morte e distruzione dall'alto» in Iran. Parole che riecheggiavano quelle di altri esponenti evangelici e neoconservatori favorevoli alla guerra, come l'ambasciatore in Israele Mike Huckabee e i senatori Ted Cruz e Lindsey Graham - un copione già visto nel 2003 con l'Iraq. In questo clima di crescente tensione, assume un rilievo particolare la figura del cattolico più influente dell'amministrazione: il vicepresidente JD Vance. Convertitosi al cattolicesimo nel 2019, Vance rappresenta potenzialmente l'unico ponte credibile tra la Casa Bianca e il magistero pontificio. Finora, verosimilmente per ragioni di pura sopravvivenza politica, Vance ha scelto di allinearsi pubblicamente alla linea del presidente, arrivando a invitare il Vaticano «ad attenersi alle questioni morali» e a non interferire nelle scelte di politica estera. Uscita a vuoto? Sì, e peraltro ben difficilmente sottoscrivibile. Tuttavia, non va sottovalutato il ruolo che Vance sta svolgendo dietro le quinte. È stato proprio lui a guidare i delicati negoziati di Islamabad con l'Iran, negoziati finora falliti (tanto che c'è chi ha visto in quella "missione impossibile" una polpetta avvelenata ai danni del vicepresidente) ma che - secondo fonti diplomatiche - potrebbero riprendere a breve. In un'amministrazione sempre più incline a una deriva messianico-radicale, a oggi Vance rimane forse l'unico alto funzionario in grado di porre un freno razionale a una escalation che potrebbe rivelarsi catastrofica. Vance ha dunque una responsabilità storica, per il Gop: impedire che questa frattura tra evangelici militanti e cattolici moderati si trasformi in una ferita aperta all'interno del Partito Repubblicano. Una deriva del genere non rischierebbe soltanto di compromettere le performance del partito alle prossime elezioni di midterm, ma potrebbe indebolire strutturalmente il Gop nel lungo periodo, alienando quell'elettorato cattolico conservatore che, negli ultimi anni, è diventato sempre più decisivo per le vittorie repubblicane. Nota di BastaBugie: Roberto de Mattei nell'articolo seguente dal titolo "Il Papa e Trump: un contrasto esplosivo" spiega perché Donald Trump ha attaccato frontalmente Leone XIV. Ecco l'articolo completo pubblicato su Radio Roma Libera il 15 aprile 2026: Dopo le invettive del presidente Trump contro Papa Leone XIV, la deplorazione è d'obbligo, e bene ha fatto la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ad esprimerla, come leader di una nazione che ospita la Cattedra di Pietro. Leone XIV è il Capo della Chiesa universale, al di sopra di tutti i potenti della terra, e mai come in questo caso il rispetto della forma è rispetto della sostanza. Ma alla deplorazione deve seguire l'analisi delle parole e dei fatti, se non si vuole essere vittima delle sabbie mobili del caos che inghiottiscono chiunque rinunci all'uso della ragione in un'epoca di turbolenza come quella che viviamo. E la prima domanda che deve porsi chi vuole usare la ragione è perché Donald Trump abbia attaccato frontalmente Leone XIV, accusandolo di essere «liberal» e di «assecondare la sinistra radicale» quando, nel suo primo mandato presidenziale, non ha mai attaccato con tanta veemenza papa Francesco, che era certamente più «liberal» e di sinistra del suo successore.   Ripercorriamo innanzitutto gli eventi: «Un'intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata in vita», ha scritto Trump il 7 aprile su Truth, a poche ore dalla scadenza dell'ultimatum con cui tentava di far accettare a Teheran una resa incondizionata. Leone XIV ha preso sul serio la minaccia roboante di Trump e lo stesso giorno, uscendo da Castel Gandolfo ha definito «inaccettabile» la minaccia al popolo iraniano. Non era la prima volta che in maniera diretta o indiretta rimproverava il presidente americano per la sua gestione della crisi. L'11 aprile, dopo la veglia di preghiera tenuta nella basilica di San Pietro nelle stesse ore in cui Stati Uniti e Iran stavano tenendo i colloqui di pace, poi falliti in Pakistan, Trump si è sfogato contro il Papa sul suo social, Truth definendolo «debole sui fatti criminosi» e «pessimo in politica estera». Il presidente americano ha aggiunto: «Non voglio un papa che trovi terribile il fatto che l'America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti e, cosa ancora peggiore, svuotando le proprie prigioni - inclusi assassini, spacciatori e killer - mandandoli nel nostro Paese». Trump ha detto ancora, «Non voglio un Papa che critichi il presidente americano perché sto facendo esattamente quello per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia. Preferisco di gran lunga suo fratello Louis che ha capito tutto». Il duro post è stato seguito dalla pubblicazione di un'immagine creata con l'intelligenza artificiale di un Trump-Messia, presto rimossa dopo la pioggia di critiche.  All'attacco frontale di Trump, è seguita una sobria replica di Leone XIV. «Non mi fa paura» e «non voglio aprire un dibattito», ha detto il Papa ai giornalisti. sbarcando in Algeria, nel suo viaggio in Africa. «Non sono un politico: smettiamola con le guerre!», ha spiegato ancora il Pontefice ricordando di parlare «del Vangelo: continuerò a farlo ad alta voce» contro i conflitti. Trump, che non mostra di conoscere né le regole della diplomazia, né quelle della buona educazione, si serve dell'iperbole come arma di negoziato, Non è l'unico a farlo. Fin dall'inizio del conflitto in Ucraina, Putin, e soprattutto, l'ex Presidente russo Dmitry Medvedev, continuano a minacciare l'uso dell'arma nucleare. È molto inquietante, ma non è detto che abbiano intenzione di far seguire i fatti alle parole. Il problema è che la Russia, come la Cina e la Corea del Nord, dispone di un arsenale nucleare, l'Iran non ancora. Qui cade la domanda di fondo, formulata da Mario Sechi su "Libero" del 14 aprile in questi termini: «Cosa si fa con l'Iran che ribadisce di voler continuare il suo programma nucleare»?  La trattativa, infatti, è fallita proprio perché l'Iran non vuole rinunciare all'uso della bomba atomica. Un intervento militare svolto a sventare questa minaccia non rientra in q

    16 min
  2. Groenlandia: senza Dio il potere diventa violenza

    FEB 10

    Groenlandia: senza Dio il potere diventa violenza

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8439 GROENLANDIA: SENZA DIO, IL POTERE DIVENTA VIOLENZA di Paola Belletti   «La Groenlandia è il ponte fondamentale tra l'Europa e l'America del Nord, ma per conquistarla dovrai sconfiggere anche il suo clima polare!». Questa è la didascalia a un post del famosissimo gioco da tavolo Risiko, compagno di pomeriggi interminabili e sfide epiche tra adolescenti e non, ma senza conseguenze geopolitiche, fino all'avvento degli smartphone. Ma ciò che ha spinto Trump alla sua ormai innegabile fissazione per l'isola più grande del mondo non sono motivi così superficiali. Gli Usa devono averla, ha dichiarato, e "in un modo o nell'altro" l'avranno. Ciò che lo attira è il suo ricchissimo sottosuolo, pieno di quelle terre rare indispensabili per l'elettronica avanzata, l'AI e compagnia. Il valore economico e strategico di questo territorio e di ciò che gli investimenti Usa permetterebbero di estrarre - 1,5 milioni di tonnellate di terre rare- è incalcolabile, o meglio potrebbe valere la supremazia economica degli Stati Uniti per i prossimi cinquant'anni. Acquisirla potrebbe infatti interrompere il monopolio cinese su chip, batterie, difesa, commenta Diego Toffoli, responsabile investimenti di Intermonte advisory & gestione, su Adnkronos. COLONIA DELLA DANIMARCA In questa partita che sembra giocarsi però tutta su tavoli lontani dalla Groenlandia, cosa pensano invece i suoi abitanti? L'isola è stata colonia della Danimarca dal XVIII secolo fino all'inizio del XX; conquistata perché territorio strategico per la caccia alle balene, ha potuto godere di una certa libertà a scopi strategici perché proprio gli Inuit, popolazione indigena dei territori artici, con le loro tradizioni, erano abilissimi cacciatori di cetacei. Il colonialismo gentile dei danesi, quindi, era in ogni caso mosso da calcoli di convenienza. Ora che i riflettori del mondo sono puntati sull'isola però molti aspetti del dominio danese tutt'altro che gentili e rispettosi stanno emergendo con forza e per la popolazione questa situazione può addirittura trasformarsi in opportunità. La Groenlandia è una democrazia parlamentare rappresentativa e una nazione costitutiva autonoma all'interno del Regno di Danimarca, con un sistema di autogoverno che le conferisce autonomia questioni interne ma non su difesa e esteri. Se fino a metà del '900 ha potuto godere di una forma di colonialismo pacifico e di una protezione attiva del suo isolamento, dal 1953 la madrepatria ha intrapreso una danizzazione intensa e traumatica. Fu imposta la lingua danese, un'urbanizzazione a tappe forzate, l'istruzione impostata su un curriculum danese, molti bambini Inuit tolti alle famiglie e portati in Danimarca, tutto per ottenere una assimilazione culturale e una cancellazione dell'identità della popolazione originaria. In questa strategia di omologazione uno degli strumenti più odiosi messi in atto sistematicamente e in modo subdolo a danno della popolazione, è stata la sterilizzazione forzata delle donne in età fertile. Con il pretesto di controlli di routine alle giovani Inuit a molte giovani veniva inserita la spirale, cosa che spesso scoprivano anni dopo non riuscendo a restare incinte e in molti casi perdendo del tutto la propria capacità di concepimento. ALMENO 4500 DONNE Questa pratica, secondo un report del governo danese, sarebbe andata avanti dal 1960 al 1991, anno in cui la Danimarca smise di controllare direttamente il sistema sanitario groenlandese. Solo fra il 1960 e il 1970 avrebbe coinvolto almeno 4500 donne, cioè la metà di quelle in età fertile. La prima donna a parlare pubblicamente della sua sterilizzazione forzata è stata la psicologa e attivista Naja Lyberth, che nel 2017 creò un gruppo Facebook per raccogliere testimonianze di altre persone che avevano vissuto la stessa esperienza. La drammatica vicenda ha avuto quindi risonanza internazionale e lo stesso governo danese ha chiesto scusa e risarcito le donne che avevano intentato una causa per la violenza e le menomazioni subite. Una discriminazione che sa di genocidio preventivo. Se prevale da parte della popolazione groenlandese certamente una ferma opposizione all'idea di essere acquisiti, se non addirittura acquistati dagli Stati Uniti, (i sondaggi infatti mostrano che solo il 6% dei 56mila abitanti sarebbe favorevole a diventare territorio statunitense), c'è chi vede nell'attuale escalation un'opportunità. Come riporta il sito Kath.net: «Almeno sta sfidando il controllo danese", afferma Amarok Petersen - attivista e una delle vittime della sterilizzazione - a proposito di Trump. "Questa discussione non era mai stata consentita prima"». Nota di BastaBugie: Gianandrea Gaiani nell'articolo seguente dal titolo "Lo show di Trump a Davos. Poi l'accordo sulla Groenlandia" parla di Trump che lancia accuse contro la Nato, ma esclude l'uso della forza per prendere la Groenlandia. E in serata arriva la fumata bianca: accordo col resto della Nato per lo sfruttamento dell'isola artica. Ecco l'articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 22 gennaio 2026: Mentre il governo della Groenlandia pubblica una nuova brochure con i consigli alla popolazione in caso di crisi sul territorio, Donald Trump a Davos tranquillizza almeno in parte la popolazione dell'isola affermando che non intende usare la forza per conquistarla. Il documento viene presentato come una "assicurazione", come ha spiegato il ministro dell'Autosufficienza, Peter Borg, in una conferenza stampa a Nuuk. "Non ci aspettiamo che sia necessaria". La sera stessa aveva già raggiunto un accordo con la Nato, rappresentata dal segretario generale Mark Rutte, e Trump ha ritirato la minaccia dei dazi ai paesi europei che avevano mandato contingenti simbolici sull'isola artica, su richiesta della Danimarca.  Secondo quanto riferisce l'emittente danese Tv2, i cittadini groenlandesi hanno ricevuto un opuscolo Preparati alle crisi - sopravvivere per cinque giorni del Dipartimento per l'Ambiente e la Natura. L'emittente danese ritiene che, tra i beni essenziali per la famiglia figurano: Acqua potabile; Tre litri d'acqua a persona al giorno; Eventuale acqua per gli animali domestici; Scorte alimentari per cinque giorni, a lunga conservazione e di facile preparazione; Armi da caccia, munizioni e attrezzatura da pesca; Farmaci e primo soccorso. Inoltre, il Dipartimento segnala l'utilità di avere con sé: Radio FM a batterie/manovella/pannelli solari e numeri di telefono importanti (familiari, vicini e autorità di emergenza), oltre a VHF o altri dispositivi di comunicazione satellitare. Qualcosa di simile al prontuario presentato lo scorso anno dalla Ue per far fronte a un'invasione russa. Trump a Davos ha affermato che «vedremo quello che succede. L'opzione militare non è sul tavolo. Non penso che sarà necessaria. Penso che la gente userà il buon senso questa è l'unica notizia che vi do», ha detto il presidente dopo aver definito la Groenlandia «un grande pezzo di ghiaccio necessario per la sicurezza nazionale americana e dell'Occidente». Trump ha ricordato che nella Seconda Guerra Mondiale Washington aveva presidiato la Groenlandia (contro la minaccia dei sottomarini tedeschi) per poi "stupidamente" restituirla alla Danimarca a fine guerra. Questo «non sarebbe dovuto accadere ma allora la gente la pensava diversamente». Trump poi ha lamentato che la Nato «ha trattato ingiustamente gli Stati Uniti per anni», che hanno pagato «praticamente il 100% della difesa» degli altri alleati e senza chiedere mai nulla in cambio. Una rivisitazione della storia discutibile che si conclude con la richiesta di Trump che gli europei per esprimere un sia pur tardivo ringraziamento cedano a Washington «una sola cosa, un pezzo di ghiaccio» che solo gli Stati Uniti hanno la capacità militare di difendere. «Solo noi abbiamo delle forze armate forti abbastanza, eravamo i più forti alla fine della Seconda Guerra Mondiale e ora lo siamo molto di più; di certo, non lo può fare la Danimarca», ha concluso confermando ancora una volta di considerare la Nato un organismo a cui gli Usa sono estranei. In ogni caso pur escludendo l'uso della forza, Trump ha chiarito che ne vuole la proprietà, non un altro tipo di accordo sulla Groenlandia e del resto a Washington è già stato preparato un disegno di legge che assegnerebbe all'isola lo status di 51° stato degli Usa. Eppure, la sera stessa è stata raggiunta una prima intesa fra gli Usa e il resto della Nato. Donald Trump ha annunciato di aver raggiunto "il quadro di un futuro accordo" sulla Groenlandia con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, e che pertanto non farà scattare i dazi che aveva minacciato di imporre ai Paesi europei che hanno inviato militari sull'isola e che sarebbero dovuti entrare in vigore il 1° febbraio. Poi, parlando con i giornalisti a Davos, spiega: «L'accordo sarà reso pubblico molto presto, è un grande accordo per tutti, ci darà tutto ciò di cui abbiamo bisogno». «È un accordo che durerà per sempre», sottolinea. «È un accordo a lungo termine, è un accordo a lungo termine definitivo, non c'è limite di tempo», scandisce il capo della Casa Bianca. Che in un'intervista a Cnbc chiarisce: «gli Stati Uniti e gli alleati europei lavoreranno insieme sul sistema di difesa missilistico Golden Dome e sui diritti allo sfruttamento dei minerali in Groenlandia». [...]

    14 min
  3. Stop al multilateralismo mondialista, gli Usa si ritirano da 66 enti

    FEB 3

    Stop al multilateralismo mondialista, gli Usa si ritirano da 66 enti

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8447 STOP AL MULTILATERALISMO MONDIALISTA, GLI USA SI RITIRANO DA 66 ENTI di Luca Volontè   Detto, fatto. A un anno dall'annuncio della volontà di uscire da molti organismi internazionali, ormai divenuti un crogiolo di burocrazie dannose e incapaci di portare soluzioni rispettose delle identità nazionali, gli USA hanno tagliato finanziamenti e ponti con 66 organizzazioni, 31 delle quali legate all'Onu. Lo hanno fatto con un memorandum firmato dal presidente Donald Trump il 7 gennaio 2026 e che fa seguito all'ordine esecutivo del 4 febbraio 2025, n. 14199 (Ritiro degli Stati Uniti da alcune organizzazioni delle Nazioni Unite, cessazione dei finanziamenti alle stesse e revisione del sostegno degli Stati Uniti a tutte le organizzazioni internazionali). Una mossa decisa e chiara che dovrebbe indurre anche i Paesi europei a riflettere sull'urgente necessità di riformare drasticamente ed eliminare gran parte di questi organismi internazionali, in molti casi prede di lobby ideologicamente orientate e contrarie anche allo spirito e alla lettera della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, adottata dall'Assemblea generale dell'Onu nel 1948. La decisione del presidente Trump di ritirare gli Stati Uniti dalle suddette 66 organizzazioni segna uno dei cambiamenti più radicali nella politica estera statunitense degli ultimi decenni. Molti di questi enti sono agenzie, commissioni e comitati consultivi legati alle Nazioni Unite che si occupano di clima, lavoro, migrazione e altre questioni che l'amministrazione Trump ha classificato come iniziative a favore della "diversità" e del "woke". Altre organizzazioni, non appartenenti alle Nazioni Unite, presenti nell'elenco includono il Partenariato per la cooperazione atlantica, l'Istituto internazionale per la democrazia e l'assistenza elettorale, il Forum globale contro il terrorismo, la Commissione di Venezia. In tutti questi casi, l'amministrazione Trump «ha ritenuto che gli enti fossero ridondanti nella loro portata, mal gestiti, inutili, dispendiosi, mal amministrati, influenzati dagli interessi di attori che promuovono i propri programmi, contrari ai nostri, o una minaccia alla sovranità, alle libertà e alla prosperità generale della nostra nazione», come ha dichiarato il segretario di Stato, Marco Rubio, in una nota nella quale si avverte che «la revisione di ulteriori organizzazioni internazionali ai sensi dell'ordine esecutivo 14199 è ancora in corso». Il messaggio è chiaro: i giorni in cui miliardi di dollari dei contribuenti statunitensi finivano a interessi stranieri sono finiti. Al di là delle lamentele provenienti l'8 gennaio dal segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, la decisione di Washington è un salutare rifiuto del tipo di multilateralismo che ha plasmato gran parte dell'ordine globale dalla fine della Guerra Fredda. Il mondo è cambiato, Trump vuole esserne protagonista, l'Europa è invece preda di personalismi liberal-socialisti fuori tempo, oltreché dannosi. La Casa Bianca sostiene che queste organizzazioni non servono più gli interessi degli Stati Uniti e nemmeno l'ordine globale, piuttosto promuovono ideologie - dall'ambientalismo ai programmi Lgbt e pro aborto - sempre più distanti dagli interessi reali dei popoli. Tra gli enti da cui gli Stati Uniti si sono ritirati figurano il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC), la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, UN Women e il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA), tutti manovrati da lobby internazionali che hanno imposto la propria ingegneria sociale a molte nazioni. In questo contesto, la decisione dei giorni scorsi è da intendersi come una difesa della libertà e responsabilità decisionale nazionale contro strutture che, nella pratica, operano senza una reale responsabilità nei confronti dei cittadini e spesso senza rendere conto nemmeno agli Stati. Il memorandum presidenziale riflette anche un cambiamento nella strategia più ampia degli Stati Uniti. Washington ha preso atto che, anche a causa dell'inadeguatezza della presidenza Biden, il mondo è diventato sempre più diviso e che gli USA - prima del ritorno di Trump alla Casa Bianca - contavano sempre meno rispetto alla Cina, alla Russia e in generale ai BRICS. In coerenza con gli impegni dell'America First, l'amministrazione Trump sta perseguendo un approccio bilaterale, transazionale e pragmatico, invece dell'indistinto multilateralismo e "tafazzismo" europeo.

    5 min
  4. Il toccante omaggio di Trump alla Vergine Maria

    JAN 20

    Il toccante omaggio di Trump alla Vergine Maria

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8429 IL TOCCANTE OMAGGIO DI TRUMP ALLA VERGINE MARIA di Paola Belletti   «Oggi riconosco che ogni americano celebra l'8 dicembre come un giorno santo in onore della fede, dell'umiltà e dell'amore di Maria, madre di Gesù e una delle più grandi figure della Bibbia. Nella festa dell'Immacolata Concezione, i cattolici celebrano quella che credono essere la liberazione di Maria dal peccato originale come madre di Dio. Entrò per la prima volta nella storia documentata da giovane donna quando, secondo la Sacra Scrittura, l'angelo Gabriele la salutò nel villaggio di Nazareth con la notizia di un miracolo: "Ti saluto, o piena di grazia! Il Signore è con te", annunciandole che "concepirai nel grembo e darai alla luce un figlio, e lo chiamerai Gesù"». Così si apre il toccante messaggio presidenziale che Donald Trump ha pubblicato in occasione della festa dell'Immacolata Concezione, dogma che spesso persino i cattolici confondono con il concepimento verginale di Gesù. (Va detto che, proprio su questo, le parole del presidente risultano invece imprecise, poiché fanno risalire l'evento dell'Incarnazione alla nascita e non al silenzioso ingresso di Gesù nel tempo nel grembo della giovane di Nazareth).  UN RUOLO FONDAMENTALE Il testo prosegue riconoscendo il ruolo fondamentale di Maria nella redenzione di tutta la storia umana e si sofferma in seguito sull'importanza della devozione alla Madre di Dio da parte del popolo americano e su quanto bene la Vergine abbia compiuto nel corso della storia della nazione. «Per quasi 250 anni, Maria ha svolto un ruolo fondamentale nella nostra grande storia americana. Nel 1792, meno di un decennio dopo la fine della Guerra d'Indipendenza, il vescovo John Carroll, il primo vescovo cattolico degli Stati Uniti e cugino del firmatario della Dichiarazione d'Indipendenza Charles Carroll, consacrò la nostra giovane nazione alla madre di Cristo. Meno di un quarto di secolo dopo, i cattolici attribuirono a Maria la straordinaria vittoria del generale Andrew Jackson sugli inglesi nella memorabile battaglia di New Orleans. Ogni anno, l'8 gennaio, i cattolici celebrano una Messa di Ringraziamento a New Orleans in memoria dell'aiuto di Maria nel salvataggio della città». Il messaggio si chiude con l'Ave Maria: «Le sacre parole che hanno portato aiuto, conforto e sostegno a generazioni di credenti americani nei momenti di bisogno» sono riproposte come preghiera operante e non come contenuto didascalico. Maria, la creatura umana più potente al mondo, ricordava il National Geographic di qualche anno fa, il modello della nostra vera natura liberata dal peccato, l'anticipo di Paradiso che continua ad accompagnare le nostre vite e interviene nella storia, riconosciuta come tale da un presidente americano non cattolico. È senza dubbio un messaggio di grande valore che non può che trovarci riconoscenti e concordi nell'invocarla.  LE REAZIONI DEI CATTOLICI USA L'Avvocata per eccellenza a cui tutti gli uomini possono rivolgersi perché ottenga la pace considerata per quello che essa è: un dono di Dio: «Oggi, ci rivolgiamo ancora una volta a Maria per trovare ispirazione e incoraggiamento mentre preghiamo per la fine della guerra e per una nuova e duratura era di pace, prosperità e armonia in Europa e nel mondo». Come riporta Aciprensa, non risulta che mai alcun presidente Usa - nemmeno i due cattolici, Kennedy e Biden -, abbia rilasciato dichiarazioni dedicate in via esclusiva alla festa dell'Immacolata; quello di Trump è dunque un messaggio inedito e coraggioso, soprattutto se si considera che la sua fede è da "cristiano non confessionale", come si è definito egli stesso. Nonostante il messaggio abbia ricevuto come prevedibile, critiche per il sospetto di ipocrisia e strumentalizzazione - lo scopo sarebbe ingraziarsi l'elettorato cattolico-, molti sono coloro che ne riconoscono il valore di novità assoluta: «Chad Pecknold, professore di scienze politiche presso la Catholic University of America, ha affermato di aver accolto con favore il riconoscimento della festività da parte del presidente. "Quanto più gli Stati Uniti onorano pubblicamente le festività cristiane come Natale, Venerdì Santo e Pasqua, e quanto più ricordiamo i nostri più grandi santi ed eroi nazionali, tanto più la nostra nazione sarà orientata verso Dio", ha affermato. "Questa è la chiave spirituale per elevare la Repubblica americana per i prossimi 250 anni".» Per Susan Hanssen, docente di storia all'Università di Dallas, il messaggio presidenziale è «"un evento storico abbagliante". Che un presidente celebri Maria come "piena di grazia" e celebri "la centralità dell'Incarnazione", ha affermato, "va oltre qualsiasi cosa gli americani abbiano mai sentito nei discorsi pubblici presidenziali". "Questa proclamazione, insieme al primo Papa americano nella storia del mondo, segna un momento spartiacque nella storia culturale americana"».

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  5. Bloccanti della pubertà, Kennedy fa emergere la verità

    12/30/2025

    Bloccanti della pubertà, Kennedy fa emergere la verità

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8395 BLOCCANTI DELLA PUBERTA', KENNEDY FA EMERGERE LA VERITA'   Il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS) ha pubblicato un nuovo, attesissimo, rapporto scientifico che lancia un monito chiarissimo contro la cosiddetta "assistenza di affermazione di genere" sui minori, scatenando l'ira dei gruppi pro-LGBT. Lo studio, sottoposto a revisione paritaria e basato su un precedente documento diffuso a maggio sui giovani con confusione di genere, porta un titolo eloquente: "Trattamento della disforia di genere pediatrica: revisione delle prove e delle migliori pratiche". Il rapporto analizza l'uso di bloccanti della pubertà, ormoni eterosessuali e interventi chirurgici su bambini e adolescenti, evidenziando come questi trattamenti comportino danni «significativi, a lungo termine e troppo spesso ignorati o monitorati in modo inadeguato». Non si parla di rischi teorici, ma di conseguenze concrete, ovvero: infertilità o sterilità, disfunzione sessuale, alterazioni della densità ossea, impatti cognitivi negativi, malattie cardiovascolari e disturbi metabolici, aumento dei disturbi psichiatrici, complicazioni chirurgiche e rimpianto. Questi risultati arrivano in un contesto politico già acceso. A gennaio scorso, infatti, il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per limitare gli interventi di "cambio di sesso" su minori, denunciando le mutilazioni chimiche e chirurgiche come un «palese danno causato ai bambini» travestito da presunta necessità medica. Il nuovo studio dell'HHS conferma e rafforza queste preoccupazioni, mettendo in discussione l'intera narrazione secondo cui "bloccare" la pubertà e somministrare ormoni o interventi chirurgici sarebbe l'unica via per "salvare" i giovani in difficoltà. KENNEDY: QUESTA NON È MEDICINA, È NEGLIGENZA A dare ulteriore peso al rapporto è stato l'intervento del segretario dell'HHS, Robert F. Kennedy Jr., che non solo ha approvato le conclusioni dello studio, ma ha attaccato duramente l'establishment medico statunitense. In una dichiarazione molto netta, Kennedy ha accusato l'American Medical Association e l'American Academy of Pediatrics di aver diffuso «la menzogna secondo cui le procedure chimiche e chirurgiche di rifiuto del sesso potrebbero essere positive per i bambini». Secondo Kennedy, queste associazioni hanno tradito il loro giuramento di "non nuocere": le loro cosiddette cure di affermazione di genere avrebbero inflitto «danni fisici e psicologici duraturi a giovani vulnerabili». Parole durissime che arrivano da un vertice istituzionale di primo piano: «Questa non è medicina, è negligenza», ha affermato, accusando l'élite medica di aver abbracciato un'ideologia anziché attenersi alle evidenze scientifiche. Inoltre, proprio per l'estrema rilevanza del tema, l'HHS ha reso noto di aver invitato l'American Academy of Pediatrics e la Endocrine Society a contribuire al rapporto, a quanto pare senza però ricevere collaborazione: entrambe le organizzazioni si sarebbero rifiutate di partecipare. Parallelamente alle conclusioni del rapporto, negli Stati Uniti si registra un dato significativo: un numero crescente di ospedali e professionisti sanitari sta riducendo i trattamenti "di affermazione di genere" per i minori. L'Università del Michigan, la Yale Medicine, il colosso sanitario Kaiser Permanente, il Children's Hospital di Los Angeles, la UChicago Medicine e il Children's National Hospital di Washington, DC sono solo alcuni dei sistemi sanitari che hanno già eliminato o iniziato a limitare bloccanti della pubertà e altri farmaci "transgender" per i più piccoli. Segnali che indicano prudenza, se non un vero dietrofront, rispetto all'entusiasmo ideologico degli ultimi anni. Sul piano delle statistiche, il fenomeno resta tuttavia enorme: si calcola che circa 2,8 milioni di americani dai 13 anni in su si identifichino oggi come "transgender". La generazione Z è quella con la percentuale più alta di auto-identificazione "LGBTQ+": circa il 7,6%. Ma i dati scientifici ricordati dal rapporto, e da un già vasto corpus di studi, dicono anche altro: ovvero che oltre l'80% dei bambini con disforia di genere supera spontaneamente questa condizione entro la tarda adolescenza, senza bisogno di farmaci o bisturi. Persino gli interventi chirurgici di "riassegnazione" completa, sottolineano le ricerche, non bastano a eliminare la maggiore tendenza all'autolesionismo e al suicidio rispetto alla popolazione generale. INTERESSI ECONOMICI ENORMI In tutto questo, però, a gettare un'ombra ancora più pesante sul sistema sono emerse anche ammissioni dirette di medici che "affermano il genere", immortalate in video o email, in cui riconoscono di aver promosso questi trattamenti pur sapendo che sono pericolosi e quindi con troppa leggerezza. Una inchiesta del 2022 sulla Clinic for Transgender Health del Vanderbilt University Medical Center ha rivelato, a tal proposito, che la dottoressa Shayne Sebold Taylor ha dichiarato apertamente che «questi interventi chirurgici fanno un sacco di soldi». Parole che confermano un sospetto drammatico: dietro la retorica dei "diritti" e dell'"inclusione" si muovono soprattutto interessi economici enormi, mentre a pagare il prezzo più alto sono i bambini e gli adolescenti. In tal senso, quindi, il nuovo rapporto dell'HHS, le denunce di Robert F. Kennedy Jr., il dietrofront di tante strutture sanitarie e le numerose prove scientifiche vanno tutti nella stessa direzione: la cosiddetta assistenza di affermazione di genere sui minori non è una cura innocua, ma un campo minato di rischi, spesso irreversibili. Un monito che dovrebbe far riflettere, e molto, anche in Europa e in Italia, dove la pressione per introdurre nelle scuole e nei protocolli sanitari l'ideologia gender si fa ogni giorno più aggressiva, soprattutto se pensiamo ai diktat Lgbt con i progetti gender e la carriera alias negli istituti scolastici di ogni ordine e grado e se pensiamo allo scandalo che ha colpito l'Ospedale Careggi di Firenze, dove sono emerse gravi lacune sulla somministrazione della Triptorelina - un farmaco bloccante della pubertà - senza le dovute e obbligatorie visite psicologiche e psichiatriche.

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  6. Elon Musk lancia Grokipedia, una Wikipedia senza pregiudizi woke

    12/16/2025

    Elon Musk lancia Grokipedia, una Wikipedia senza pregiudizi woke

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8381 ELON MUSK LANCIA GROKIPEDIA, UNA WIKIPEDIA SENZA PREGIUDIZI WOKE di Paola Belletti   Mi ricordo quando l'enciclopedia era quella che un venditore porta a porta era riuscito a rifilare alla nostra come a tante altre famiglie del quartiere. Roba anni Ottanta, del secolo e del millennio scorso. In questo millennio, invece, c'è soprattutto lei, Wikipedia, l'enciclopedia libera che tanto libera non è più da un pezzo, come abbiamo già approfondito sulla nostra rivista (qui per abbonarsi). Wiki stava per il nostro vecchio "giovane e dinamica", anzi vorrebbe dire veloce e condivisa. Nel 2001, quando i suoi fondatori iniziarono a dare vita all'idea visionaria, open e ottimista del sapere condiviso e trasparente, l'ideologia woke (ah, le vocali, che differenza possono fare!) non era ancora così diffusa e arrogante. L'agenda LGBTECCETERA e tutto il progressismo non se ne erano ancora appropriati. Mentre ora sì, giungendo al notevole risultato di esasperare contemporaneamente cittadini di ogni parte del pianeta Terra. Il grossolano edificio, però, inizia a mostrare crepe su alcune delle sue strutture portanti, come è il caso dell'enciclopedia online. Musk lo ha annunciato su X: "Stiamo costruendo Grokpedia. È un enorme miglioramento rispetto a Wikipedia. Onestamente, dobbiamo fare dei passi avanti verso l'obiettivo di xAI di comprendere l'universo". Anche il suo, di obiettivo, non è male in quanto ad ambizione. Dunque la sua xAI vuole offrire in tempi si suppone rapidi una voce alternativa a Wikipedia che non sia però così faziosa, anzi «irrimediabilmente faziosa - dice citando il post di Davud Sacks - Un esercito di attivisti di sinistra si occupa delle biografie e si oppone a ogni ragionevole correzione. A peggiorare ulteriormente la situazione, Wikipedia appare spesso per prima nei risultati di ricerca di Google e ora è una fonte attendibile per l'addestramento di modelli di intelligenza artificiale. Questo è un problema enorme». Il progetto di Musk sarà più simile alle intenzioni di Wikipedia all'età - breve - della sua innocenza: sarà open source e "libera da propaganda e narrazioni di parte". Elon Musk, a sua volta personaggio con le sue ombre e rischi annessi all'enorme potere di cui dispone e ai riferimenti etici spesso più che discutibili, non è l'unico a non poterne più di indottrinamenti, gender, bavagli e censure preventive e sta servendo pan per focaccia alla cancel culture. Oltre a lavorare (e far sgobbare alacremente) i suoi su AI e Grokipedia ha infatti cancellato il suo abbonamento a Netflix. Lo ha fatto esercitando il suo diritto di cliente insoddisfatto e comunicandolo a qualche centinaio di milioni di persone, che in moltissimi casi lo stanno imitando. Lui per primo ha seguito le dichiarazioni di un altro utente X, Matt Van Swall, accompagnando il suo annuncio di annullamento dell'abbonamento a Netflix con un lapidario "Same". Basta con l'aggressione ideologica e vigliacca ai nostri figli esposti a contenuti gender e basta anche con le accuse di nazismo a un uomo come Charlie Kirk che per la sua battaglia tutta dialettica contro gender e progressismo estremo è stato brutalmente assassinato. Religione en Libertad riferisce che «Steele (Hamish Steele, dichiaratamente gay, creatore della serie animata per bambini Dead Center: A Paranormal Park che normalizza i temi trans e queer per bambini proprio su Netflix, Ndr) avrebbe criticato aggressivamente Keir Starmer sui social media per le sue espressioni di cordoglio per l'omicidio di Kirk. Dopo aver insultato il Primo Ministro britannico per averlo fatto, Steele avrebbe definito il giovane leader cristiano un " nazista ". Il post sta circolando su X, riprodotto da un account Bluesky, ma non è presente nella sua cronologia, e lui nega di aver insultato Charlie». Cancellare un post dalla cronologia non è forse il nuovo "presto, nasconditi nell'armadio"? E in ogni caso non sono casi isolati quelli di utenti che hanno esultato per l'omicidio del giovane Kirk. Ecco, forse, il tempo per poter compiere queste vigliaccate impunemente sta per finire: «se quel conciso "Same" aveva già iniziato a moltiplicare il numero di disdette di abbonamenti, un altro tweet di Musk del 1° ottobre le ha fatte schizzare alle stelle in modo esponenziale. Questa volta erano otto parole: "Cancella Netflix per la salute dei vostri figli", ha detto in risposta a un tweet che rappresentava un cavallo di Troia che introduceva l'agenda woke e transgender "ai vostri figli" (e alla vostra stessa casa)». A quanto pare la libertà di pensiero e quella educativa rimangono due temi piuttosto sensibili anche per i genitori di oggi. L'effetto anestesia totale - mai andato a segno del tutto - sta gradualmente scomparendo.

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  7. Nuovi diritti = violazioni: svolta Usa in politica estera

    12/09/2025

    Nuovi diritti = violazioni: svolta Usa in politica estera

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8373 NUOVI DIRITTI = VIOLAZIONI: SVOLTA USA IN POLITICA ESTERA di Ermes Dovico   Il piano inclinato dei "nuovi diritti" si può ribaltare, se c'è la volontà politica di farlo. Lo conferma l'annuncio del Dipartimento di Stato degli USA che dal 2026 cambierà significativamente il modo di stilare il proprio rapporto annuale sul rispetto dei diritti umani nel mondo. In particolare, saranno ritenute violazioni dei diritti umani: i trattamenti ormonali e gli interventi chirurgici diretti alla "transizione di genere" dei bambini; gli aborti finanziati dai governi; le leggi che attentano alla libertà d'espressione; le politiche Dei (acronimo inglese che sta per "diversità, uguaglianza e inclusione") in tema di assunzioni, ossia le corsie preferenziali in base fondamentalmente alla razza e all'identificarsi come Lgbt; l'eutanasia coercitiva. Il cambiamento è stato comunicato dal Dipartimento di Stato con un telegramma inviato lo scorso 20 novembre a tutti i consolati e le ambasciate statunitensi. «Questo telegramma contiene istruzioni precise che suscitano profonda gratitudine nei rappresentanti del movimento pro-vita di tutto il mondo», scrive Raimundo Rojas, membro di National Right to Life. Riguardo all'uccisione dei nascituri, a partire dall'anno prossimo, i diplomatici americani dovranno indicare non solo se i governi sovvenzionano l'aborto e le sostanze abortive, ma anche la stima del numero totale di aborti praticati ogni anno in un dato Paese. In breve, l'aborto volontario verrà considerato per quello che è, un gravissimo attacco contro la vita e la dignità umana. Un fatto di portata storica rispetto al recente passato, perché segna un deciso cambio di rotta nella politica estera degli Stati Uniti. IL RAPPORTO ANNUALE SULLO STATO DEI DIRITTI UMANI È dagli anni Settanta del XX secolo che il Dipartimento di Stato compila un rapporto annuale sullo stato dei diritti umani in ciascun Paese membro dell'Onu. Questo rapporto è considerato da più parti come lo studio più completo fatto da un singolo governo su tale questione. Ma negli anni, tanto più in questo terzo millennio, la valutazione di quali siano i diritti umani e le loro relative violazioni è cambiata notevolmente in base al "colore" dell'amministrazione, se democratica o repubblicana. Per fare un paio di esempi emblematici, durante i mandati di Barack Obama e Joe Biden alla Casa Bianca, i rapporti del Dipartimento di Stato includevano una sezione sui cosiddetti "diritti riproduttivi", in ossequio alle richieste delle lobby dell'aborto. Nel primo mandato di Donald Trump, questa sezione era stata semplicemente rimossa. Discorso in parte simile per le nuove categorie - figlie dell'ideologia Lgbt - di "orientamento sessuale e identità di genere": incluse sotto Obama, ridimensionate durante la prima presidenza Trump. In questo secondo mandato del tycoon sta quindi avvenendo qualcosa di nuovo. Come sintetizza Rebecca Oas sul Friday Fax: «L'amministrazione Trump non si limita a rimuovere le questioni controverse, ma passa all'attacco». Oltre alla già citata critica all'aborto, nei prossimi rapporti saranno biasimati i governi che favoriscono il transessualismo, ossia quelle che il Dipartimento di Stato chiama «mutilazioni chimiche o chirurgiche» a danno dei bambini. Ad essere oggetto di critica saranno anche le indagini o gli arresti legati ai cosiddetti "discorsi d'odio". A questo proposito va ricordato che diversi Paesi occidentali, negli ultimi anni, hanno discusso e approvato leggi che limitano la libertà d'espressione in tema di aborto, pretese Lgbt (vedi le norme su "omofobia" e "transfobia") et similia, fino ad arrivare - come nel Regno Unito - ad arrestare pacifici difensori della vita nascente, colpevoli di offrire aiuto e anche solo di pregare mentalmente all'interno di una zona cuscinetto. Ricordiamo a proposito il discorso pronunciato da J. D. Vance a Monaco di Baviera nel febbraio 2025, quando il vicepresidente degli USA citò il caso del britannico Adam Smith-Connor (vedi qui) come vittima di uno Stato che calpesta «le libertà fondamentali», tanto da incriminarlo per un "reato" di pensiero. COMBATTERE LE NUOVE IDEOLOGIE DISTRUTTIVE Tra le violazioni dei diritti umani sarà incluso anche il fatto di facilitare l'immigrazione di massa o illegale «attraverso il territorio di un Paese verso altri Paesi». Un alto funzionario del Dipartimento di Stato, secondo quanto riporta la BBC, ha affermato, dietro richiesta di rimanere anonimo, che le nuove istruzioni sono intese come «uno strumento per cambiare il comportamento dei governi». Lo stesso funzionario ha spiegato che «gli Stati Uniti rimangono fedeli al riconoscimento della Dichiarazione d'Indipendenza secondo cui tutti gli uomini sono dotati dal Creatore di alcuni diritti inalienabili», aggiungendo che i diritti «ci sono dati da Dio, il nostro Creatore, non dai governi». Un riconoscimento, insomma, che gli unici veri diritti sono quelli fondati sulla legge morale naturale, emanazione della legge divina. Una verità che la moderna concezione dei diritti umani tende a ignorare, come dimostrano le proteste di organizzazioni come Amnesty International, che ha parlato di un «allontanamento dai diritti umani universali verso "diritti naturali" sfuggenti e indefiniti». Ma la mossa del Dipartimento di Stato, guidato da Marco Rubio, va nel verso giusto, quello appunto di combattere «le nuove ideologie distruttive» su cui si basano le violazioni dei diritti umani, come ha spiegato Tommy Pigott, portavoce del medesimo Dipartimento. Nel movimento pro vita americano c'è chi giustamente auspica un ripensamento della stessa amministrazione Trump rispetto a un altro frutto cattivo delle ideologie odierne, la fecondazione artificiale, che non solo slega l'atto unitivo e quello procreativo ma si accompagna al congelamento e alla morte di innumerevoli embrioni, svilendo la dignità dell'essere umano, trattato come mezzo. Resta, ad ogni modo, la notevole svolta del Dipartimento di Stato, che potrà influire positivamente su un maggiore rispetto della dignità umana nel mondo.

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  8. Nancy Pelosi se ne va: è stata la peggiore cattolica in politica

    11/11/2025

    Nancy Pelosi se ne va: è stata la peggiore cattolica in politica

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8350 NANCY PELOSI SE NE VA: E' STATA LA PEGGIORE CATTOLICA IN POLITICA di Luca Volontè   Nancy Pelosi smette con la politica, dis-onore e de-merito per esser stata la peggiore (sinora) credente cattolica in politica. L'ex speaker della Camera Nancy Pelosi, che ha rappresentato San Francisco al Congresso per 38 anni, ha annunciato giovedì mattina che non si ricandiderà al Congresso USA nel novembre 2026. Eletta per la prima volta nel 1987 per occupare un seggio lasciato vacante dalla morte del deputato Sala Burton, Pelosi, 85 anni, è stata la miglior interprete mondiale della incoerenza cattolica in politica e della sistematica banalizzazione e manipolazione dei principi non negoziabili e del Catechismo, piegati e erosi, fino alla loro evanescenza, pur di compiacere al potere dei Democratici e delle lobbies che progressivamente ne hanno preso pieno possesso, anche con il suo consenso. «Nessuno ha dato di più per San Francisco e lo Stato della California di Nancy Pelosi, con un fattore quasi infinito in termini di risultati concreti per persone reali», ha affermato di recente il governatore della California, l'abortista e pro Lgbtq+, Gavin Newsom, relatore per la Pontificia Accademia delle Scienze lo scorso anno, nel programma Political Breakdown di KQED. Dal lato opposto della barricata politica USA, per il presidente in carica Donald Trump, «il ritiro di Nancy Pelosi è una grande cosa per l'America... Era malvagia, corrotta e concentrata solo sulle cose negative per il nostro Paese». Difficile dargli torto, al di là delle malevolenze personali tra leader di partito americani, le prestazioni di Nancy Pelosi sono quantomeno criticabili e da sottolineare con la matita rossa. LA PEGGIORE Alcuni esempi devono essere ricordati a futura memoria, nonostante in Vaticano già ci sia chi la voglia innalzare sul piedistallo delle beatitudini. In qualità di presidente della Camera dal 2007 al 2011 e nuovamente dal 2019 al 2023, ha promosso leggi storiche, tra cui l'"Affordable Care Act", che ha ampliato il finanziamento pubblico dell'aborto, nonostante la forte opposizione dei gruppi religiosi e delle chiese cristiane. Quando il "Partial-Birth Abortion Ban Act" fu discusso alla Camera il 5 aprile 2000, ottenne un significativo sostegno bipartisan, con sedici Democratici che co-sponsorizzarono il disegno di legge e 77 che votarono a favore. La sua approvazione avrebbe proibito un aborto, ovvero un omicidio, «di un feto vivo e intatto finché il feto vivo e integro non è parzialmente fuori dal corpo della madre». Tra i democratici che non votarono a favore di questa legge, pensata per proteggere vite umane innocenti, c'è stata la deputata Nancy Pelosi della California. Voto contro anche tre anni dopo, quando la stessa norma venne ripresentata perché «l'aborto è un fallimento sotto ogni aspetto. Vogliamo garantire la sicurezza delle donne e vogliamo che rimanga legale», sempre e comunque. Il suo sostegno alla pratica di togliere la vita a bambini non ancora nati sarà per sempre al centro oscuro della sua eredità. Infatti Pelosi detiene un record di voto pro-aborto del 100%, oltre ad aver fortemente deplorato l'annullamento della sentenza "Roe contro Wade" nel 2022, definendola «una minaccia per la salute, la libertà e la sicurezza delle donne in tutto il Paese», nei giorni successivi aveva pomposamente preparato tutte le iniziative opportune per una «legge a tutela dell'aborto e che codificano le storiche sentenze della Corte Suprema», in risposta alla revoca della sentenza Roe v. Wade da parte della Corte, tra cui l'inserimento del diritto federale all'aborto libero ed incondizionato. PALADINA LGBT Era inoltre favorevole al "matrimonio" tra persone dello stesso sesso e alla possibilità di sottoporre i bambini con "confusione di genere" a procedure di transizione di genere, sia chirurgiche che chimiche, che alterano la vita. Più recenti sono invece le sue battaglie a favore dell'ideologia Lgbtq di cui si era dichiarata principale "paladina" nei mesi scorsi. L'emittente Fox News di agosto scorso riporta che, durante una visita al San Francisco VA Medical Center, la Pelosi aveva dichiarato il proprio impegno a livello nazionale per «garantire cure di affermazione di genere ai nostri ragazzi trans». Come ricorda uno dei siti web più autorevoli della comunità arcobaleno degli USA, l'alleanza con Pelosi risale a decenni fa. Lei è stata una sostenitrice visibile delle comunità queer, sin dal culmine dell'epidemia di HIV/AIDS, ha partecipato alla parata del pride di San Francisco sin dall'inizio della sua carriera 35 anni orsono. Per molte di queste sue posizioni e per l'impegno costante e assoluto a favore dell'omicidio dell'innocente, l'arcivescovo di San Francisco Salvatore Cordileone le ha vietato di ricevere la Santa Comunione nel maggio 2022, citando la sua «persistente difesa dell'aborto». Per tutta reazione e certa delle sue amicizie con alcuni cardinali Usa e all'interno del Vaticano, la Pelosi aveva respinto il rimprovero, affermando di ricevere «comunque la Comunione» ed infatti a conferma della sua ortodossia e prestigio riconosciutale in Vaticano, si recò a Roma il 29 giugno 2022 ad una Messa celebrata da Francesco e ricevette la Santa Comunione. Insomma: una campionessa di impegno a favore di sicari di bambini e della liberalizzazione dell'omicidio dell'innocente, nonché paladina di ideologia Lgbtq, indottrinamento e transizione chimico-chirurgica infantile che non mancherà di certo ai cattolici.

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