Omosessualità - BastaBugie.it

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Gender, gay pride, movimento LGBTQIecc. hanno conquistato tutti gli spazi possibili e immaginabili: come possiamo difenderci da questi attacchi alla legge naturale (e al buon senso)?

  1. Jul 7

    La propaganda Lgbt entra a gamba tesa sui mondiali, ma il pride match è un flop

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8590 LA PROPAGANDA LGBT ENTRA A GAMBA TESA SUI MONDIALI, MA IL PRIDE MATCH E' UN FLOP   Alla fine, dopo tanto clamore, è stata una partita come le altre quella che è andata in scena la notte tra venerdì e sabato scorsi, alle cinque di notte ora italiana, a Seattle, negli Stati Uniti. Stiamo parlando della gara tra Iran ed Egitto, valida per la terza e ultima giornata del gruppo G dei Mondiali di calcio FIFA 2026. Una partita che, già a dicembre scorso prima ancora dei sorteggi dei vari gruppi, fu a sua volta sorteggiata come "Pride Match", dunque una sorta di partita simbolo della Coppa del Mondo per quanto riguarda il mondo arcobaleno. La scelta è ricaduta su questo match poiché si è giocato a ridosso della storica data - per il movimento Lgbt statunitense e globale - dei "famosi" moti di Stonewall, ovvero la rivolta dei clienti del bar gay "Stonewall Inn" di New York contro la polizia locale. Ebbene, nonostante la scelta sia stata casuale, il fatto di insistere - nel corso dei mesi - a voler etichettare come "Pride Match" proprio Iran-Egitto è stato visto da alcuni come una scelta politica. In entrambi i Paesi, infatti, l'omosessualità è considerata illegale e attivamente criminalizzata. Di fatto, quindi, la martellante propaganda mediatica ha fatto scattare un cortocircuito di accuse e polemiche. In tal senso è doveroso e sacrosanto sottolineare che qualsiasi criminalizzazione, così come qualsiasi violenza contro le persone omosessuali, è da condannare senza se e senza ma, dunque bisogna assolutamente prendere le distanze dalle leggi egiziane e iraniane in tal senso. Questo però sembra avere poco - o niente - a che fare con una partita di calcio, soprattutto perché non si vede l'utilità - se non meramente ideologica e propagandistica - di colorare di arcobaleno un match della Coppa del Mondo. Negli scorsi mesi e fino al giorno stesso del match la "paura" dei due Paesi era quella di ritrovarsi uno stadio pieno zeppo di bandiere arcobaleno, tanto che per settimane le federazioni calcistiche di Egitto e Iran hanno chiesto espressamente alla FIFA di vietare tali bandiere o striscioni. Il risultato è stato quello di ricevere altrettante settimane di silenzio dalla FIFA, che si è "mascherata" dietro la scusa che le bandiere arcobaleno non sarebbero assimilabili a simboli politici o partitici, e quindi non si potrebbero vietare. L'unica risposta è arrivata da Eric Wall, membro del comitato consultivo del "Seattle Pride Match", il quale non solo ha difeso la scelta della partita arcobaleno, ma ha rincarato la dose: «Non abbiamo nulla a che fare con ciò che accade all'interno dello stadio, ma avere bandiere Progress Pride dentro lo stadio è tipico di Seattle». Una dichiarazione che, lungi dal placare gli animi, ha rischiato di alimentare ulteriori tensioni.  Alla fine si è rivelato tutto fumo e niente arrosto. O meglio, tutto clamore mediatico e niente di concreto sugli spalti del Lumen Field Stadium. Pochissime se non praticamente inesistenti, infatti, le bandiere arcobaleno sulle tribune, almeno stando alle immagini televisive che si sono susseguite nella notte italiana. Le inquadrature non hanno infatti mai inquadrato alcun tifoso "pro-Lgbt", se non sporadicamente - si sono potuti contare sulle dita di una mano, sul totale di circa 67.000 spettatori - alcuni tifosi con la bandiera Lgbt disegnata sul volto. Per l'ennesima volta, dunque, abbiamo assistito a una totale mistificazione della realtà, con i media mainstream completamente allineati a una narrazione "rainbow", che ha presentato per settimane questo match come "storico" e che avrebbe dovuto essere tutto colorato di arcobaleno. Alla fine, i fatti hanno svelato una semplice e normale partita di calcio (per la cronaca, finita col punteggio di 1-1), senza propagande ideologiche né politiche, come è giusto sia.

    La propaganda Lgbt entra a gamba tesa sui mondiali, ma il pride match è un flop
  2. Jun 23

    L'Agesci apre ai capi scout Lgbt

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8581 L'AGESCI APRE AI CAPI SCOUT LGBT di Fabio Piemonte   L'Agesci si piega all'ideologia gender: da giorni, infatti, tiene banco la novità dell'associazione "cattolica" secondo cui anche i capi dichiaratamente Lgbt potranno, appunto, svolgere tale ruolo. È quanto infatti ha stabilito il documento "Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo", recentemente diffuso dalla stessa Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani. In nome del consueto richiamo ad accoglienza e inclusione, l'Agesci rivendica così il diritto per gli aderenti che si autodefiniscano omosessuali, lesbiche, queer o transgender di poter essere capi scout, e di conseguenza di poter essere dei modelli d'esempio per bambini e adolescenti, come del resto sono chiamati a fare, dal Patto Associativo, proprio i capi. Ma si può dire che in questo modo l'Agesci sconfessa quella 'C' del proprio acronimo e le profonde radici cristiane dello scoutismo, oltre che la Dottrina Sociale della Chiesa, il Magistero e il Catechismo della Chiesa Cattolica? Vediamo se sì e perché. IL DOCUMENTO DELL'AGESCI «Sguardo, ascolto, presenza sono la postura fondamentale che contraddistingue il nostro approccio. Nella consapevolezza di essere in primis educatori cristiani al servizio della crescita delle ragazze e dei ragazzi e non teologi, abbiamo maturato il desiderio di dare ulteriore concretezza ai nostri valori di accoglienza e di riconoscimento dei vissuti personali sapendo che in essi è all'opera il Signore». Questo afferma sin dal suo preambolo il documento Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo pubblicato dall'Agesci. In ossequio al mantra dell'inclusione, si subordina dunque a essa senza mezzi termini la verità dell'essere umano, riconosciuta anzitutto dalla biologia, prima ancora che dalle Scritture e dal magistero della Chiesa. Alla luce di tale premessa ne consegue «la convinzione che nel profilo del capo cristiano educatore l'orientamento affettivo e l'identità di genere non possono costituire un criterio di esclusione nel discernimento che le Comunità capi sono chiamate ad esercitare quando una persona adulta chiede di entrare in Associazione per svolgere un ruolo educativo». Per quanto nel testo si richiamino principi condivisibili quali il rispetto della dignità della persona e l'esigenza di non discriminare, il problema si amplifica allorquando si presume di poter far dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere del capo scout soltanto una "questione di vita privata". Nei fatti purtroppo le cose non stanno in questi termini, dal momento che la vita di un capo scout è essa stessa testimonianza. E ciò a maggior ragione quando si è chiamati a incarnare la fede cristiana che si professa. Nel Profilo del Capo - approvato dal Consiglio Generale 2025 con mozioni 22 e 23 - si legge infatti proprio che la guida scout deve vivere una testimonianza cristiana integrale, ossia è chiamata a educare attraverso l'esempio personale, perché i ragazzi apprendono soprattutto dall'adulto che «vive ciò che insegna». Di qui la stessa Comunità Capi deve valutare l'idoneità dell'adulto proprio sulla base di questa coerenza di vita cristiana. Di conseguenza, riguardo al Patto Associativo, il problema decisamente più rilevante rimane quello educativo. Il rischio concreto è infatti che tali guide scout, anziché educare allo sviluppo della propria identità maschile o femminile in conformità al proprio autentico Sé, indottrinino bambini e adolescenti alla fluidità di genere e alle tematiche care al mondo Lgbt.  IL MONITO DI LEONE XIV Dopo questa "svolta" sono arrivate però alcune affermazioni di Papa Leone XIV che, invece, ha ribadito come la Chiesa si ponga in una posizione totalmente opposta a quella paventata da Agesci. Ci riferiamo alle parole che - sicuramente per pura casualità - sono arrivate proprio pochi giorni dopo, seppur rivolte a un'altra associazione scoutistica, quella degli Scouts d'Europa Cattolici. «Siete testimoni per i ragazzi a voi affidati: la coerenza della vostra vita e la maturità delle vostre scelte sono ai loro occhi un esempio molto importante che li aiuta a crescere. Insieme a loro, vivete dunque la bellezza della fede nei gesti quotidiani e nella preghiera condivisa, nei Sacramenti e nel discernimento della vocazione di ciascuno», ha infatti detto il Pontefice lo scorso 1 giugno in occasione del cinquantesimo anniversario dell'Associazione Italiana Guide e Scouts d'Europa Cattolici. Il Santo Padre, evidenziando proprio il cuore dello stile educativo di chi è chiamato al ruolo di capo scout, ha ricordato l'intuizione del fondatore, Baden-Powell, e ha sintetizzato la missione di un capo scout in questi termini: «Voi accompagnate ragazzi e ragazze all'incontro con Gesù, Maestro di vita buona, Amico fedele, Guida giusta e forte per il nostro cammino». UNA REPLICA IMPLICITA (MA FORSE NON TROPPO) ALL'AGESCI Dopo aver rilevato che «il metodo scout mette al centro la persona, curandone tutti gli aspetti relazionali e la ricchezza umana», Papa Leone ha lodato in special modo il coraggio di tale «scelta pedagogica della vostra Associazione nell'educare in distinte sezioni maschili e femminili, per dedicare ai ragazzi e alle ragazze un'attenzione specifica. Esplorare in questo modo le caratteristiche fondanti dell'essere donna e dell'essere uomo è una dinamica propedeutica all'incontro autentico e consapevole con l'altro, che può favorire la reciproca maturazione. La formazione di buoni cristiani e buoni cittadini rappresenta il fine del metodo scout, realizzato attraverso l'intesa pedagogica dei capi con ogni ragazza e ragazzo nelle varie tappe del percorso». In questo modo, Leone XIV sembra aver voluto ribadire con forza quale presupposto fondamentale di ogni relazione educativa proprio l'irriducibile e strutturale diversità - e ricchezza - sussistente tra maschi e femmine. In quanto biologicamente differenti, bambini e bambine, ragazzi e ragazze necessitano infatti di strategie pedagogiche specifiche, orientate alla crescita e maturazione umana - e dunque anche emotivo-affettiva - in conformità alla propria identità maschile o femminile. In tale prospettiva - ha concluso il Santo Padre - «l'avventura dello scoutismo aiuta a scoprire come la nostra umanità viene illuminata e coinvolta dall'opera di Dio, vero educatore di tutti noi». Insomma attraverso il discorso agli Scout d'Europa, Papa Leone, proprio a partire dalla relazione educativa, ha ribadito con fermezza e con un linguaggio chiaro la posizione del Catechismo, della Dottrina Sociale e del Magistero della Chiesa. Custodendo la sua inviolabile dignità, la Chiesa accoglie ogni persona e nello stesso tempo rifiuta ogni ingiusta discriminazione, ma non può approvare atti «intrinsecamente disordinati», né tanto meno relazioni omosessuali attive, convivenze, matrimoni gay e transizioni di genere. Essendo oggettivamente in contrasto con il disegno di Dio sulla sessualità e il matrimonio, fluidità di genere e indottrinamento gender restano pertanto mera ideologia.

    L'Agesci apre ai capi scout Lgbt
  3. Jun 16

    Il gender nega scienza ed evidenza, lo dicono gli ormoni

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8576 IL GENDER NEGA SCIENZA ED EVIDENZA, LO DICONO GLI ORMONI di Roberto Marchesini   Recentemente ho tenuto una conferenza sul tema del maschile e del femminile che, ovviamente, ho trattato dal punto di vista aristotelico-tomista. Durante il momento di confronto con il pubblico, un giovane astante mi ha rivolto questo appunto: «Gli atteggiamenti e i comportamenti sono certamente influenzati dalla cultura, dall'educazione e dallo stile di vita; non credo sia possibile che siano in qualche modo influenzati dalla biologia». Lo confesso: ho faticato a credere alle mie orecchie. Questa affermazione contrasta, innanzitutto, con l'esperienza comune, almeno degli esseri umani delle classi sociali meno giovani. Io avevo una cagnolina che faceva la pipì accovacciata. Inoltre, la pipì solo quando ne aveva bisogno, tranne quando era in calore; in quel periodo, lasciava tracce di pipì qua e là, per segnalare la sua disponibilità alla riproduzione. Il suo amico Edo, invece, faceva la pipì alzando la zampina; e usava la pipì per "marcare il territorio", lasciando tracce del suo passaggio nei luoghi dove altri maschi avevano fatto la stessa cosa in precedenza. Posso assicurare al gentile lettore che non ho insegnato io, alla mia cagnolina, a fare pipì accovacciata; e - ho verificato - nessuno ha insegnato a Edo quel modo di liberarsi la vescica. Esclusa l'ipotesi "costruzione sociale" (società cinofila patriarcale e maschilista), resta evidentemente l'ipotesi biologica e istintuale (che fa, cioè, riferimento ad una anima). Comportamenti e atteggiamenti diversi tra i sessi - il lettore mi creda o no - li ho riscontrati personalmente in altre specie animali: gatti, pollame, pesci... Maschi e femmine hanno, in diverse circostanze della loro vita, atteggiamenti e comportamenti diversi; e non ho mai visto nessuno educare al predominio maschile polli o avannotti. L'UNICA FONTE DI CONOSCENZA Tuttavia, se i moderni si limitavano a deridere le verità metafisiche, i contemporanei faticano a credere anche ai propri occhi: l'unica fonte di conoscenza certa sembra essere la scienza, che si esprime principalmente attraverso social media e fonti di informazione mainstream; ma anche, marginalmente, mediante ricerche e paper peer reviewed. Facciamo una verifica rapida e semplice, tramite il secondo strumento (paper scientifici): la biologia - in particolare gli ormoni - ha un'influenza su atteggiamenti e comportamenti? Non prendiamo una sola ricerca ma una rassegna. Leggiamo: «Con questa rassegna illustriamo il ruolo cruciale che gli ormoni svolgono nel comportamento e nella cognizione umana, dall'interazione immediata tra fisiologia e situazioni ai processi di sviluppo a lungo termine che si estendono per tutto l'arco della vita. Il primo ormone, la secretina, fu scoperto nel 1902, ma anche a più di 120 anni di distanza la nostra comprensione dell'endocrinologia sociale e comportamentale è tutt'altro che completa. Tuttavia, è ormai evidente che esistono interazioni tra fattori ormonali e sociali, aprendo una moltitudine di quesiti di ricerca rilevanti per le scienze sociali». In sostanza: non ci si pone più la domanda se gli ormoni (cioè la biologia) influenzino comportamenti e atteggiamenti, lo lo diamo ormai per accertato; la domanda è come questo avvenga. Apprendiamo anche che questo tipo di ricerca non è recente o recentissimo; cosa che ne giustificherebbe l'ignoranza: risale a più di centoventi anni fa. Esiste addirittura una scienza (una scienza che, stranamente, merita ancora il nome di scienza; non junk-science) dedita esclusivamente a questo tema e che si chiama neuro-endocrinologia, definita come branca multidisciplinare della medicina che studia le complesse interazioni reciproche tra il sistema nervoso e il sistema endocrino. IL TESTOSTERONE Prendiamo come esempio (facile, abbiamo detto) il testosterone, un ormone steroideo appartenente alla famiglia degli androgeni. Esso viene prodotto soprattutto nei testicoli nell'uomo, in quantità minori nelle ovaie nella donna e, in entrambi i sessi, anche dalle ghiandole surrenali; è, quindi, un ormone prevalentemente (ma non esclusivamente) maschile. Bene, il testosterone non influenza solo lo sviluppo corporeo (crescita dei genitali;  comparsa della barba e dei peli; abbassamento della voce; aumento della massa muscolare; incremento della densità ossea; distribuzione tipicamente maschile del grasso corporeo, conformazione cerebrale "maschile"...). Esso influenza anche il comportamento, come è ampiamente dimostrato dalla ricerca (appunto) endocrinologica. E non nel senso che «aumenta l'aggressività», come sostiene la vulgata ufficiale: nel senso che riduce la tendenza a mentire; contrasta il conformismo e le strategie di reputazione ingannevoli; favorisce la perseveranza; è correlato con l'intelligenza «fluida». In sostanza: il testosterone influenza eccome atteggiamenti e comportamenti; soprattutto aumentando la vita "virtuosa". Non a caso, la parola virtù, così come virilità, ha la sua radice nella parola latina vir, che indicava l'uomo adulto pienamente realizzato... Per concludere: l'ideologia gender, essendo una ideologia, nega l'esperienza comune; ma, in questo caso, nega persino la scienza, quella con la S maiuscola. È, per usare il linguaggio contemporaneo, negazionista e antiscientifica. Il che richiede, evidentemente, un lungo percorso di indottrinamento e di lavaggio (con tanto di risciacquo e centrifuga) del cervello; da effettuarsi nelle più rinomate istituzioni scolastiche. La biologia, nel frattempo, continua imperterrita a fare il suo lavoro.

    Il gender nega scienza ed evidenza, lo dicono gli ormoni
  4. Jun 2

    Anche a Napoli la drag queen indottrina i bambini

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8564 ANCHE A NAPOLI LA DRAG QUEEN INDOTTRINA I BAMBINI di Fabio Piemonte   «Il rosa non è solo per le femmine e il celeste non è solo per i maschi». È stato questo il leitmotiv de "L'ora delle storie con Priscilla", uno spettacolo e laboratorio di lettura per bambini tenuto da una drag queen all'insegna dell'indottrinamento ideologico alla fluidità di genere che si è svolto domenica 19 aprile, presso la sede della Foqus Fondazione Quartieri Spagnoli, nell'ambito del Napoli Queer Festival. Svoltosi dal 14 al 19 aprile, il Napoli Queer Festival si autodefinisce come «un festival multidisciplinare dedicato all'esplorazione e alla promozione della cultura e delle arti performative queer. Attraverso spettacoli, musica, talk, mostre, percorsi formativi, mira a costruire e rafforzare luoghi di espressione queer: proponendo artistx ineditx nel panorama culturale della città per creare nuove connessioni col territorio; aprendo spazi di discussione e di confronto sulla queerness e sulle identità non conformi», secondo quanto si legge sul sito ufficiale della kermesse. Ebbene, sempre nell'ambito di questa iniziativa, l'evento con la drag queen veniva già prima del suo svolgimento presentato come un incontro dove «Priscilla legge favole a bambin3. Nessun trauma. Nessuna fuga verso mamma o papà. Nessuna paura. Solo risate, domande, curiosità. Bambin3 che hanno visto semplicemente una persona che ama truccarsi e vestirsi con colori vivaci. Hanno ascoltato la storia. Hanno partecipato. Hanno detto la loro. Con naturalezza». Il tutto è stato organizzato dal Collettivo Favolos*, in collaborazione con MagnaVeg, che coniuga la dieta vegana con la cultura delle «identità libere» - ossia fluide - in nome dell'inclusione.  LO "SPETTACOLO" DELLA DRAG QUEEN Attraverso questo spettacolo laboratoriale si è dunque instillata nei più piccoli la menzogna che maschi e femmine siano soltanto convenzioni sociali, poiché si può essere ogni giorno ciò che si vuole, a prescindere dal proprio sesso biologico. D'altra parte, il progetto "L'ora delle storie con Priscilla" nasce proprio per far incontrare l'infanzia con «la diversità senza filtri ideologici e senza paure indotte. Non si parla di orientamento sessuale. Non si fa propaganda. Non si "indottrina"» è la descrizione degli stessi promotori, che sa tanto di excusatio non petita, accusatio manifesta.  Ma soprattutto di una palese contraddizione. Durante le stesse letture ai bambini, infatti, si insegna «l'autodeterminazione. Si parla di diritto di essere se stess3. Si parla di educazione affettiva, rispetto e libertà di espressione», come si legge sempre nella descrizione dell'evento. E ancora: «Questo progetto rappresenta un gesto chiaro: offrire strumenti, parole e immagini che aiutino i più piccoli a crescere senza vergogna, senza paura, senza silenzi imposti» e «sostenere percorsi educativi fondati sull'ascolto e sull'inclusione». Ecco, dunque, che alla luce di queste considerazioni l'obiettivo pedagogico della drag queen appare evidente: introdurre precocemente i bambini alla fluidità di genere e alla libertà sessuale. E, come se non bastasse, nelle ultime righe della presentazione dello spettacolo traspare ancor più esplicitamente l'intento ideologico - sovversivo della realtà e conseguentemente della stessa grammatica italiana - di quest'azione pedagogica: «La rivoluzione non è uno slogan. È una voce che legge una fiaba. È una stanza in cui ogni bambino e ogni bambina può sentirsi liber@ di esistere». CHI E' PRISCILLA, LA DRAG GIA' OSPITE IN UN LICEO La drag queen Priscilla - all'anagrafe Mariano Gallo - non è nuova ad incontri con bambini e adolescenti. A gennaio dello scorso anno è stata infatti protagonista di un incontro con i ragazzi del liceo artistico Munari di Acerra nell'ambito della settimana dello studente, con il pieno coinvolgimento dei docenti e della dirigente scolastica. Allora si presentò a scuola in abito fucsia e kefiah e disse con orgoglio: «È la prima volta in assoluto che una drag queen incontra gli studenti e le studentesse di un liceo». Eppure, gli studenti si trovarono allora di fronte a un'attivista Lgbt, non certo a un'esperta in materia di discriminazioni o bullismo. Dunque, «niente a che vedere con un pedagogista, uno psicologo dell'età evolutiva o un esperto di comunicazione: solo un soggetto che, senza alcuna competenza, fa formazione, dicendo ai nostri ragazzi che "spesso, quello che viene costruito a scuola, viene distrutto a casa dalle famiglie"», ebbe modo di dire al tempo il deputato Rossano Sasso, nel corso di un'interrogazione parlamentare sulla scia delle polemiche che scaturirono dopo quell'incontro. In tale prospettiva, e proprio in tema di scuola e libertà educativa dei genitori, appare urgente e fondamentale ciò che sta per accadere proprio in questi giorni in Senato, ovvero la discussione - e, si auspica, l'approvazione - del Ddl Valditara sul consenso informato proprio su iniziative inerenti la sessualità e l'affettività. [...]

    Anche a Napoli la drag queen indottrina i bambini
  5. May 19

    L'agenda Lgbt minaccia le suore con il carcere

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8546 L'AGENDA LGBT MINACCIA LE SUORE CON IL CARCERE di Luca Marcolivio   L'agenda gender non risparmia nessuno. Neanche alcune suore che da oltre un secolo si prodigano per la carità, la solidarietà e la cura degli ultimi. Sembra assurdo, ma è quanto di vergognoso sta succedendo alle suore domenicane di Hawthorne, congregazione fondata nel 1901 dalla venerabile Rose Hawthorne Lathrop. Da 125 anni, infatti, le religiose - che come unica fonte di finanziamento hanno le donazioni dei fedeli - gestiscono la casa di cura Rosary Hill Home, nello Stato di New York, offrendo servizi di carità come l'assistenza ai malati terminali, con particolare riguardo per i malati oncologici. Ebbene, la fedeltà delle domenicane di Hawthorne alla dottrina sociale della Chiesa e ai principi non negoziabili sta suscitando la netta opposizione delle autorità statali. Il motivo? Pur accogliendo tutti, le suore si rifiutano di piegarsi all'ideologia gender: nel caso specifico, lo Stato di New York vorrebbe imporre loro l'uso dei pronomi scelti dai pazienti e l'assegnazione delle stanze ospedaliere in base all'identità di genere dichiarata. Una contrapposizione in cui i nuovi principi politicamente corretti dell'amministrazione dem entrano in collisione con il Primo Emendamento, che tutela la libertà religiosa e di espressione, oltre che con il pensiero e la fede delle domenicane. Il contenzioso va avanti dall'aprile 2024 e le autorità dello Stato di New York non si limitano ad esigere l'utilizzo dei pronomi secondo la volontà dei pazienti transgender, ma vorrebbero anche dei servizi sanitari "neutri", nonché l'affissione di specifici avvisi "antidiscriminazione", che certificherebbero, anche a livello simbolico, la resa di un importante istituto cattolico all'ideologia Lgbt+. LA DIFESA DELLE SUORE Le domenicane di Hawthorne, tuttavia, non sono disposte a piegare il capo al laicismo dem e proseguono nella loro battaglia legale. La causa, presentata presso il Tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Meridionale di New York a White Plains, vede come imputati la governatrice di New York, Kathy Hochul, e quattro funzionari del Dipartimento della Salute dello stesso Stato. «Credo che la cosa più importante sia la nostra ferma volontà di mantenere la nostra identità cattolica. Senza di essa, ciò che facciamo non avrebbe senso», ha dichiarato in un'intervista Madre Marie Edward, OP, superiora della congregazione religiosa. Le religiose non sono dunque disposte a negoziare sulla loro fede cattolica. Tutto nasce dall'approvazione di una legge statale approvata nel 2023, intitolata "Carta dei diritti dei residenti delle strutture di assistenza a lungo termine per i newyorkesi Lgbtqia+ e le persone che vivono con l'Hiv". La normativa fu approvata ad amplissima e trasversale maggioranza, potendo contare anche sull'appoggio di una parte dei parlamentari dell'opposizione repubblicana. Nella fattispecie, il disegno di legge passò con 144 voti favorevoli e 2 contrari alla Camera e 55 voti favorevoli e 7 contrari al Senato, dopodiché la governatrice Hochul firmò la legge il 30 novembre 2023, alla vigilia della Giornata Mondiale contro l'Aids. «Gli anziani Lgbtqia+ e sieropositivi sono tra le nostre popolazioni più vulnerabili e oggi stiamo prendendo provvedimenti per garantire che tutti i newyorkesi, indipendentemente da chi siano, da chi amino o dal loro stato sierologico, trovino sicurezza e sostegno nei luoghi in cui ne hanno più bisogno. L'odio non avrà mai posto a New York», dichiarò allora Hochul. Da parte loro, le suore di Hawthorne erano rimaste ignare dell'entrata in vigore della nuova legge, fino al giorno in cui, circa due anni fa, erano iniziati ad arrivare dei solleciti dall'amministrazione statale, senza che fosse avviato alcun procedimento legale contro l'istituto religioso, sebbene le suore ritengano tale rischio reale. L'avvocato L. Martin Nussbaum, legale delle domenicane, ha rimarcato che la legge del 2023 rappresenta una «forma di ostentazione dell'ideologia di genere, che obbliga queste suore a essere formate secondo un'ideologia totalmente contraria alla loro fede cattolica. Perché ci viene imposto questo? Non abbiamo nemmeno pazienti di questo tipo [transgender, ndr]», ha continuato Nussbaum. «È lo Stato che obbliga queste sante suore a piegarsi a un'ideologia contraria alla loro fede». IL RISCHIO DEL CARCERE Quel che è peggio, però - come riporta il sito ufficiale delle suore domenicane che ripercorre l'intera vicenda - è che la legge sanitaria statale di cui si è appena parlato esenta le strutture gestite dalla "Church of Christ", da "Scientist" e da altre realtà sia laiche che religiose, ma non prevede alcuna esenzione per le organizzazioni cattoliche. Di conseguenza, se i membri della Catholic Benefits Association - di cui fanno parte, appunto, le suore domenicane e la Casa di Riposo Rosary Hill - non si conformano, rischiano multe, ingiunzioni, la potenziale revoca della licenza, fino addirittura alla reclusione. Rosary Hill Home, la struttura gestita dalle domenicane di Hawthorne, è situata a Hawthorne, una frazione della città di Mount Pleasant, nella contea di Westchester, a circa 50 chilometri a Nord-Est di Manhattan. L'hospice dispone di 42 posti letto ed è gestito da 14 suore coadiuvate da assistenti infermieristici laici qualificati. La struttura non prevede limiti di durata per il soggiorno, al punto che alcuni pazienti vi rimangono per anni, sebbene la permanenza media sia di circa due o tre mesi, e la maggior parte dei pazienti, data la gravità delle condizioni, purtroppo spesso muore proprio all'interno della casa di cura. «L'assistenza infermieristica è un lavoro meraviglioso di per sé, ma le nostre suore, tutte noi, siamo consacrate, abbiamo pronunciato i voti, abbiamo consacrato la nostra vita a Dio, e certamente la preghiera è la cosa più importante, primaria. Consideriamo questo un lavoro, e le suore vivono una vita di preghiera molto intima, che poi si riversa nella cura dei pazienti, in modo che dobbiamo prenderci cura di loro come se fossero Cristo, il Cristo sofferente», ha affermato sempre Madre Marie Edward. «E per fare ciò, dobbiamo essere molto salde nella nostra identità di cristiane e seguire gli insegnamenti di Cristo - ha aggiunto - quindi fare qualcosa che vada contro questo non funzionerebbe». Va da sé che tutta questa vicenda sia non solo vergognosa, ma a suo modo storica. La violazione della libertà religiosa e di coscienza nei confronti delle suore domenicane di Hawthorne sta infatti rappresentando un precedente gravissimo e un esempio drammatico di quanto possa essere crudele e liberticida l'ideologia Lgbt.

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  6. May 12

    Sconfitto Orban, l'Europa impone all'Ungheria la propaganda Lgbt

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8531 SCONFITTO ORBAN, L'EUROPA IMPONE ALL'UNGHERIA LA PROPAGANDA LGBT di Luca Marcolivio   Dopo la sconfitta di Viktor Orbán in Ungheria, l'Unione Europea non perde tempo e ricomincia a fare pressioni sui presunti diritti Lgbt+. Un vero e proprio ultimatum è infatti arrivato dalla Corte di Giustizia dell'UE che, in una sentenza emessa lo scorso 21 aprile, ha ordinato alle autorità magiare di abrogare la norma del 2021, che stabiliva il divieto o la severa limitazione della promozione dell'omosessualità e della transizione di genere nei media accessibili ai minori. L'introduzione della norma da parte del governo Orbán era avvenuta all'atto dell'adozione del regolamento UE sui contenuti audiovisivi e delle sue disposizioni sulla protezione dei minori dai contenuti dannosi. Da parte sua, la Corte di Giustizia dell'UE ha ritenuto che le restrizioni di Budapest sulla propaganda Lgbt+ rappresentino la violazione di una serie di leggi comunitarie e costituirebbero «un'ingerenza particolarmente grave in diversi diritti fondamentali». La Commissione ha deferito il caso alla Corte, con il sostegno di 15 Stati membri e del Parlamento Europeo. Al momento dell'adozione delle norme ungheresi, il presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen aveva definito il provvedimento «una vergogna» e aveva promesso di usare «tutti i poteri della Commissione per garantire i diritti di tutti i cittadini dell'UE, chiunque essi siano e ovunque vivano». Nonostante le pressioni giunte dall'UE, il governo ungherese era andato avanti, implementando ulteriormente la norma, attraverso il divieto dei Pride, stabilito lo scorso anno. Secondo il principale consulente legale della Corte di Giustizia dell'UE, l'Ungheria «si è discostata significativamente dal modello di una democrazia costituzionale», criticando le norme in quanto «basate su un giudizio di valore secondo cui la vita omosessuale e non cisgender non ha lo stesso valore o status della vita eterosessuale e cisgender». «Accogliamo con favore la storica sentenza odierna della Corte. È la prima volta che la Corte riscontra una violazione di tale disposizione fondamentale di un trattato sui valori dell'UE», ha dichiarato da parte sua la portavoce della Commissione, Eva Hrncirova. «Ora la palla passa all'Ungheria: spetta al governo ungherese dare attuazione alla decisione». Cosa farà il nuovo premier dell'Ungheria? Starà quindi al nuovo premier ungherese Péter Magyar la scelta se obbedire ai diktat dell'Unione Europea o, al contrario, stabilire una continuità con il suo predecessore. Se da un lato, durante la campagna elettorale, lo sfidante di Orbán aveva usato toni più morbidi dinanzi alla questione Lgbt+, è altrettanto vero che il programma di Tisza (il partito che adesso controlla i due terzi del Parlamento magiaro) - forse per ragioni di opportunità elettorale - non prevedeva l'abolizione delle restrizioni orbaniane. Rimane il fatto che la dissuasione nei confronti di qualunque promozione dell'immaginario Lgbt+ presso i minori (il Pride ne è l'esempio più lampante ma non l'unico, visto che la legge ungherese si focalizza molto sui contenuti attraverso i media) dovrebbe essere un principio universalmente condivisibile e da difendere strenuamente, a prescindere dall'appartenenza politica. La Corte di Giustizia dell'UE si è assunta quindi una responsabilità gravissima nei confronti dei bambini del vecchio continente, mentre il possibile cedimento del nuovo governo magiaro a queste pressioni e a quelle lobby arcobaleno costituirebbe un precedente importante e preoccupante.  Nota di BastaBugie: Luca Volontè nell'articolo seguente dal titolo "Come previsto: Magyar cambia linea per ingraziarsi l'Ue" parla del nuovo premier ungherese Magyar che va alla corte di Bruxelles e riceve promesse sui soldi, ma dovrà vendere l'anima del paese per ottenerli. I cambi più vistosi nei ministri meno ostili alla causa Lgbt. Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 1 maggio 2026: Peter Magyar va alla corte di Bruxelles, riceve promesse sui soldi ma dovrà vendere l'anima del paese per ottenerli. Alti funzionari dell'UE e il nuovo governo ungherese discutono da mercoledì i cambiamenti legislativi che Budapest dovrà attuare per sbloccare 17 miliardi di euro di fondi UE trattenuti per condizionare la vittoria delle opposizioni e limitare l'azione del governo Orban in questi anni. Alcuni dei fondi congelati, come gli 11 miliardi di euro (13 miliardi di dollari) del Fondo per la ripresa post-pandemia, dovranno essere prelevati entro metà agosto, altrimenti andranno persi irrimediabilmente. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il futuro primo ministro ungherese Peter Magyar partecipano ai colloqui, visto che i funzionari di entrambe le parti si sono già incontrati due volte dopo la vittoria elettorale del partito Tisza del 12 aprile. In questi giorni Péter Magyar, è a Bruxelles per ristabilire le relazioni tra il Paese dell'Europa centrale e i suoi alleati dell'UE per sbloccare la situazione, sostenuto senza mezzi termini anche dal leader del PPE Manfred Weber, a conferma della assoluta politicizzazione delle misure che hanno colpito da un decennio il governo Orban. «Questi incontri sono interamente incentrati su come compiere progressi nello sblocco dei fondi UE destinati all'Ungheria», ha dichiarato lunedì in una conferenza stampa il portavoce della Commissione Olof Gill perchè, ha proseguito, «vogliamo collaborare in modo strutturato e mirato con il nuovo governo ungherese per garantire che, fin dalle prime fasi, vengano intraprese tutte le azioni necessarie affinché il popolo ungherese, a beneficio del quale erano destinati questi fondi, possa usufruirne il prima possibile». Partire col passo giusto è dunque fondamentale, perciò il futuro Premier Peter Magyar ha cambiato idea repentinamente sul prossimo Ministro dell'istruzione ungherese, passando dalla preferenza per la cattolica e stimatissima Rubovszky Rita, alla nomina di Judit Lannert, attivista favorevole all'educazione sessuale ed al gender nelle scuole. La Professoressa Rubovszky Rita, direttrice generale dell'Autorità scolastica cistercense, già vicepresidente degli insegnanti cattolici europei, apprezzatissima dai vertici della Chiesa Cattolica e dall'intera comunità educativa del paese era in pole position sino allo scorso weekend, successivamente, anche a seguito della sentenza del 21 aprile della Corte di Giustizia europea contraria alla legge ungherese che limita propaganda LGBTI e aggrava le pene ai pedofili, il futuro Premier Magyar deve aver capito l'aria che tirava da est e si è immediatamente adeguato. Due giorni dopo la sentenza europea, il 23 aprile, è stata resa nota la notizia della presentazione all'Autorità nazionale per i media e le telecomunicazioni ungherese di una richiesta per il lancio di un nuovo servizio televisivo e social denominato "Rainbow TV" che opererebbe sia come canale televisivo lineare che come piattaforma di streaming online, combinando la trasmissione tradizionale con l'accesso digitale, con una programmazione di 24 ore con contenuti vari ma tutti caratterizzati dal fil rouge della propaganda LGBTI. Successivamente, in questi giorni, la nomina di Ministro dell'Istruzione e degli Affari relativi all'Infanzia per Judit Lannert che sul suo profilo Facebook personale utilizza simboli arcobaleno e ha più volte espresso solidarietà alle comunità LGBTQ in Ungheria. La nomina della Lannert all'incarico, porterà presumibilmente un approccio più "aperto", "inclusivo" e "creativo" all'istruzione ungherese anche con la chiusura delle piccole scuole per far fronte alla carenza di insegnanti in Ungheria e non eccepirà in nulla nei confronti dei desiderata di Bruxelles visto il suo sostegno ai Pride di Budapest e la sua opposizione alla legge ungherese, bocciata dalla Corte europea, che vieta qualsiasi tipo di educazione e propaganda LGBTQI nelle scuole ed in pubblico. Nel frattempo, per meglio affrontare le riforme necessarie nei rispettivi partiti e promuovere il cambiamento necessario nei gruppi parlamentari, molti politici di lungo corso ed i leader dei cristiani democratici (KDNP) Zsolt Semjén e quello di Fidesz Viktor Orban, hanno deciso di rinunciare al seggio parlamentare e lasciare la guida delle agguerrite e preparate pattuglie dell'opposizione a due giovani preparati, rispettivamente all'ex Segretario di Stato Bence Rétvári per i democristiani e all'ex Ministro Gergely Gulyás per Fidesz. Ennesimo esempio di statura politica e morale che nessun critico di Orban mai si sognerebbe di imitare. In ogni caso, Peter Magyar ha celebrato i colloqui avuti a Bruxelles come «estremamente costruttivi e positivi», assicurando un pronto rilascio dei fondi dovuti per rilanciare l'economia ungherese e ad attuare gli interventi necessari per costruire un «paese funzionante e umano». Un prossimo incontro si svolgerà il 25 maggio ma a che prezzo? Al momento le assicurazioni che l'UE non imporrà condizioni in contrasto con gli interessi dell'Ungheria appaiono delle vere e proprie bugie dalla "gambe corte".

    Sconfitto Orban, l'Europa impone all'Ungheria la propaganda Lgbt
  7. Apr 21

    Coppia gay deride il figlio ottenuto con l'utero in affitto

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8512 COPPIA GAY DERIDE IL FIGLIO OTTENUTO CON L'UTERO IN AFFITTO di Federica di Vito   Si può arrivare a ridere di un bambino che non ha la mamma? A quanto pare nel tollerante e sempre gaio mondo arcobaleno sì. Una coppia gay di Nahsville ha pubblicato un video divenuto virale di un dialogo con il neonato ottenuto da surrogata. Sottotitolo del video: «Il bambino ha 2 papà... non ha scelto nessuno dei due». «Chi vuoi, dada o papa?», «mamma», risponde il bambino, «la mamma non c'è». I due scoppiano a ridere mentre il neonato piange e l'indignazione - oltre al cattivo gusto - esplode. Non contenti, hanno proseguito con la serie definendo in un altro video il bambino «omofobo» per aver aggrottato la fronte mentre l'uomo gli spiega che ha due papà. «È una cosa malvagia e disgustosa. Perché affidare un bambino a due uomini? Dato che lo stile di vita che hanno scelto non permette la continuità della vita, perché permettere loro di avere accesso a un bambino tramite persone normali? È da malati», ha commentato una persona su X. «Perché due omosessuali hanno il diritto di privare un bambino della madre? Quando questo abuso verrà riconosciuto per quello che è realmente? È traffico di minori», ha scritto un altro. Qualcuno ha ricondotto queste naturali e logiche reazioni all'«ascesa del conservatorismo negli Stati Uniti» che «ha incoraggiato i repubblicani a esprimere apertamente il loro disprezzo per la genitorialità omosessuale e la maternità surrogata» citando gli studi che dimostrano che i figli di coppie omogenitoriali non stanno peggio di quelli delle coppie naturali. Su altri media si legge che sarebbero state «voci conservatrici» a indignarsi di fronte alla clip. SMASCHERARE LA RETORICA TOLLERANTE DEL MONDO LGBT A sostegno del fantomatico "clima di odio" che affliggerebbe il mondo Lgbt negli Stati Uniti viene riportato un sondaggio del Pew Research Center del 2023 in cui si rileva che il 26% degli adulti statunitensi afferma che una coppia gay o lesbica sposata che cresce figli insieme è inaccettabile. Ma anziché pensare a fazioni politiche, chiedersi dov'è finito il buon senso è troppo? Quando abbiamo smesso di pensare che un bambino può essere prodotto e strappato dal seno di sua madre? Quando abbiamo normalizzato due finti padri che ridono di un neonato? Quando la ricerca naturale di un neonato verso la madre è stata tacciata di "omofobia"? Episodi come questo permettono innanzitutto di smascherare la retorica inclusiva e tollerante del mondo Lgbt dimostrando quanto sia naturale l'inclinazione del bambino verso la madre. In secondo luogo, danno l'occasione di mettere a confronto con gli studi che dimostrerebbero la bontà sempreverde delle famiglie arcobaleno altri, ben più rigorosi. Per esempio, uno studio europeo del 2023 ha messo a confronto i figli nati da coppie gay attraverso la maternità surrogata con quelli nati da coppie eterosessuali. I partecipanti allo studio includevano 67 coppie gay che sono diventate genitori tramite maternità surrogata gestazionale e 67 coppie eterosessuali che hanno concepito i loro figli in modo naturale; l'età dei figli dei partecipanti era compresa tra 18 mesi e 10 anni. I ricercatori hanno scoperto che i bambini con padri gay erano più felici e si comportavano meglio, mostrando problemi come aggressività e violazione delle regole con un tasso di 4.58 rispetto a un tasso di 10.30 con genitori eterosessuali, e mostrando problemi interiorizzati, come ansia e depressione, con un tasso di 3.40 rispetto a 6.43. Inoltre, i ricercatori hanno riferito che i padri gay avevano stili genitoriali più efficaci, maggiori capacità di co-genitorialità e una maggiore soddisfazione relazionale rispetto ai genitori eterosessuali. Lo studio ha poi concluso che quando i figli di coppie omosessuali avevano qualche problema veniva ricondotto ad aggressioni omofobe. I dati per questo studio sono stati raccolti tramite un questionario via e-mail rivolto ai genitori che riferivano i propri stili genitoriali, problemi comportamentali e soddisfazioni relazionale. LOVE IS LOVE? Questo studio ha messo in atto la stessa discutibile metodologia di molti altri studi che finiscono per non mostrare nessuna differenza nei risultati dei bambini cresciuti da genitori dello stesso sesso rispetto a quelli cresciuti da genitori eterosessuali. Va specificato che i campioni utilizzati sono mirati: vengono spesso reclutati partecipanti attraverso reti di amici o organizzazioni di patrocinio e i partecipanti sono consapevoli che lo scopo del sondaggio è quello di indagare sulla genitorialità omosessuale. Inoltre, un campione così esiguo garantisce risultati che non logicamente non mostrano differenze statisticamente significative tra genitorialità omosessuale e genitorialità eterosessuale. Di contro, il sociologo Mark Regnerus, con una metodologia scientifica ben più rigorosa, ha raggiunto risultati molto diversi studiando i risultati per i figli di coppie dello stesso sesso. Come citato dal professor Richard P. Fitzgibbons, Regnerus «ha scoperto che i figli giovani-adulti (di età compresa tra 18 e 39 anni) di genitori che avevano avuto relazioni omosessuali prima che i soggetti raggiungessero i 18 anni avevano maggiori probabilità di soffrire di un'ampia gamma di problemi emotivi e sociali». Lo studio citato è rilevante su più fronti: il campione di studio era ampio, rappresentativo e basato sulla popolazione (non un gruppo piccolo e autoselezionato), le risposte sono state date dai figli adulti invece che ai genitori e sono stati messi a confronto differenti categorie di famiglie. Questo e altri studi concordano sul fatto che i bambini cresciuti da due genitori biologici in un matrimonio stabile ottengono risultati migliori rispetto ai bambini di altre forme di famiglia in una vasta gamma di situazioni.  Love is love. È l'amore a fare una famiglia. I bambini hanno bisogno di amore. Queste frasi sdolcinate nascondono una realtà in cui la biologia tende a non contare più nulla e l'interesse del bambino viene calpestato dagli arroganti capricci degli adulti. La parola «mamma» compare in quasi tutte le lingue della terra. «Ma» è uno dei primi suoni che il bambino sa pronunciare perché per farlo la bocca assume la stessa naturale posizione che assume durante l'allattamento. La mamma non è un'invenzione, la mamma nasce col bambino che la riconosce. E un mondo dove la mamma non c'è è semplicemente un mondo che non esiste.

    Coppia gay deride il figlio ottenuto con l'utero in affitto
  8. Mar 10

    Due milioni alla prima detransitioner a vincere una causa in tribunale

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8475 DUE MILIONI DI DOLLARI ALLA PRIMA DETRANSITIONER A VINCERE UNA CAUSA GIUDIZIARIA di Fabio Piemonte   Ammonta a due milioni di dollari il risarcimento che la Corte suprema della contea di Westchester, nello stato di New York, ha recentemente accordato alla ventiduenne Fox Varian, detransitioner pentita di aver effettuato il cambio di sesso, giudicato dallo stesso tribunale come affrettato e zeppo di conseguenze negative sulla salute e il benessere psicofisico della giovane donna. La sentenza, che giunge al termine di un processo durato tre settimane, è destinata a passare alla storia, perché si tratta di fatto del primo risarcimento in denaro per danni alla salute provocati dal percorso di transizione di genere. Nel caso di specie si tratta di un risarcimento di 1,6 milioni di dollari per la sofferenza e i dolori passati e futuri e di 400mila quale anticipo per le spese mediche che Varian dovrà ancora affrontare per riappropriarsi del proprio autentico sé femminile. LA VICENDA DI FOX VARIAN Sul banco degli imputati sono finiti lo psicologo Kenneth Einhorn e il chirurgo plastico Simon Chin, che nel 2019 hanno dato il loro assenso e parere positivo all'intervento di transizione della giovane americana - per farla diventare "uomo" - senza neanche confrontarsi tra loro in maniera adeguata e violando gli stessi protocolli di cura vigenti in materia. «Ho pensato subito che fosse sbagliato e che non poteva essere vero», ha dichiarato Adam Deutsch, avvocato di Varian, riprendendo alcune considerazioni della giovane messe su carta a ridosso della mastectomia. In esse Varian raccontava di «un calore bruciante, una sensazione di lacerazione al petto» accompagnata da un forte senso di «vergogna: è difficile accettare di essere trasfigurati a vita». Nel corso del processo, la madre di Varian, Claire Deacon, ha testimoniato di aver accettato a malincuore - a suo tempo - la scelta della figlia di sottoporsi a un intervento chirurgico e di non averla osteggiata, pur essendo contraria a questa decisione. Anche a lei i medici avevano infatti raccontato il solito ritornello: "Meglio un figlio vivo che una figlia morta", facendole credere che, se non si fosse operata, la giovane avrebbe corso il grosso rischio di suicidarsi. Sulla portata storica di questa sentenza è intervenuto anche l'avvocato Josh Payne, noto in quanto co-fondatore dello studio Campbell Miller Payne che negli ultimi anni ha sviluppato varie azioni legali per presunti danni e mancanza di consenso informato legati a percorsi medici di "transizione", anche su minori. «Questa giuria - ha dichiarato Payne - ha inviato un messaggio chiaro: giustizia sarà fatta per le persone vulnerabili che sono state indotte a procedure di transizione di genere senza le opportune garanzie». E in effetti, di 28 cause intentate dai detransitioner ancora in corso, questa è la prima a giungere al termine e a ottenere il relativo risarcimento davanti a un tribunale federale. I DETRANSITIONER Purtroppo quello dei detransitioner non è un fenomeno nuovo, né questo è pertanto un caso isolato. Si tratta infatti della drammatica realtà vissuta da tante persone, prima sedicenti trans - giovani e meno giovani non soltanto Oltreoceano ma anche in Europa -, le quali scelgono liberamente di tornare indietro nel percorso di transizione di genere, dunque di riappropriarsi della propria identità e sessualità biologica, dopo averne sperimentato tragicamente anche numerosi danni irreversibili sulla propria pelle. La loro voce è scomoda per il "politicamente corretto" che cerca con ogni mezzo di censurarla e metterla a tacere, proprio perché costituisce quel bastone tra le ruote capace di far inceppare i meccanismi ideologici della teoria gender. Quelle dei detransitioner, insomma, sono storie drammatiche e molto toccanti anche sul piano emotivo, perché raccontano di una sofferenza e di dolori fisici e psicologici che continuano a segnare corpi e anime. Lo sa bene Pro Vita & Famiglia, che già nell'ottobre 2024 ha portato in tour, nelle principali città italiane, la storia della detransitioner americana Luka Hein, la quale nella sua testimonianza ha acceso i riflettori non solo sui danni irreversibili del percorso di transizione di genere sperimentati in prima persona, ma anche sul peso del contagio sociale, che arriva da social, ambienti scolastici e spesso anche da medici ideologizzati. Anche di recente l'associazione è tornata sul tema, con un'altra testimonianza, quella del venticinquenne di origine ceca Daniel Black, il quale - durante una conferenza stampa a Bruxelles, nella sede dell'Unione Europea - ha raccontato senza sconti né infingimenti gli anni di medicalizzazione, gli interventi chirurgici irreversibili e le cicatrici fisiche e psicologiche con cui deve fare purtroppo ancora i conti quotidianamente per aver creduto alla menzogna ideologica di essere nato nel corpo sbagliato.

    Due milioni alla prima detransitioner a vincere una causa in tribunale

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Gender, gay pride, movimento LGBTQIecc. hanno conquistato tutti gli spazi possibili e immaginabili: come possiamo difenderci da questi attacchi alla legge naturale (e al buon senso)?