Qualcosa di personale

Si può esplorare il messaggio di un libro, l’anima di un disco o il segreto di un film con chi l’ha scritto, suonato, girato? Com'è nata quell’idea? Cosa è successo nel backstage? E chi ha scritto, suonato recitato, si porta dentro un ricordo di bambino, un incubo dell'età della ragione, un sogno che non lo abbandona? Oppure un amore perduto, un passaggio di carriera, una domanda sui figli, dubbi, paure, speranze.  C’è la vita di tutti i giorni e il mondo che gira intorno nelle chiacchierate che facciamo con scrittori e musicisti, attori, sportivi, artisti, psicologi, attivisti, influencer. Storie uniche di persone disposte a mettersi in gioco, da 0 a 99 anni. Perché farlo? Per conoscere meglio l’altro e, magari, riconoscersi. Per emozionarsi e condividere. Potremmo commuovervi, spesso vi faremo ridere. Perché ci piace affondare il coltello nelle piaghe, ma senza mai prenderci troppo sul serio. "Qualcosa di personale" è il podcast - audio e video - di Giulia Santerini. Ogni venerdì una nuova puntata.

  1. 2d ago

    Matteo Lancini: "Rabbia e paura ci fanno crescere, lasciate che i figli ne parlino con voi"

    Il rapporto di coppia come specchio della nostra fragilità e solitudine. Oppure come il nodo di un tessuto di rapporti autentici, a due e nella società intera. Questo è il bivio al quale si trovano davanti i giovani oggi, ma in fondo anche gli adulti, sempre più timorosi dell'intimità e di legami duraturi ("si preferisce stare nella situationship, c'è il love-bombing, ci si ghosta"). Lo spiega uno che con adolescenti e genitori parla da oltre 35 anni: Matteo Lancini, psicoterapeuta, presidente della Fondazione Minotauro, docente alle università Milano-Bicocca e Cattolica, autore di molti saggi, l'ultimo si chiama "A volte ti amo" (Einaudi). In studio cerca di spiegare come non siamo di fronte a ragazzi "deboli perché viziati e coccolati", ma a genitori troppo occupati a fare altro, che non hanno saputo o voluto ascoltare le emozioni negative dei figli: rabbia, insofferenza, noia, solitudine, inadeguatezza. "Devi essere te stesso ma a modo mio", il nostro motto, pena il deluderci e il farci sentire in errore. E il figlio della famiglia amorevole questo non riesce a farlo, preferisce restare in superficie. Ma il non detto poi può esplodere. E così diamo la colpa dei disagi a internet, la musica trap, i social che "non sono la causa ma la conseguenza del mancato ascolto, della mancata verbalizzazione, dell'isolamento, i ritirati sociali crescono sempre più, i reati gravi sono eclatanti ma pochi in rapporto al numero dei giovani che escono dalla partita". Lancini ci dà le domande chiave da porci ("Lo faccio per te o per me?") e i tabù da sfatare ("Chiedi a tuo figlio come sta, chi è, se ha mai pensato al suicidio e non ti preoccupare, non ci penserà perché glielo domandi tu"). Con una confessione personale: "Ho una dipendenza da lavoro, mio figlio di 14 anni ha costruito un dissing contro di me che non ci sono mai". Intervista di Giulia Santerini GUARDA TUTTE LE PUNTATE (questa puntata è stata registrata prima dei disordini del 17 e 18 ottobre. "Qualcosa di personale", la serie nata per conoscere chi è disposto a mettersi in gioco e a raccontare storie di vita uniche. In video sul sito e sul canale YouTube di Repubblica e in podcast e vodcast su tutte le piattaforme OnePodcast Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

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  2. Oct 8

    Giovanna Mezzogiorno: "Il mondo e il cinema sono feroci, ma io resto fuori dall'arena"

    l talento gliel'hanno riconosciuto da subito, agli inizi della sua carriera strepitosa, a vent'anni. Ma il rispetto è un'altra cosa e va riconquistato ogni giorno, ancora adesso, garantisce. E parliamo di Giovanna Mezzogiorno, una storia professionale al top, debutto a vent'anni a teatro con Peter Brook, al cinema con Sergio Rubini. Poi sono stati grandi successi e grandi premi, con Placido, Muccino, Ozpetek, Bellocchio, Comencini, Archibugi, Wenders, Amelio. Ora torna in sala con "Se ami qualcuno dillo", di Marco Bonini, e "Sotto a chi tocca", di Giorgio Pasotti: due commedie in cui si ride anche, ma amaro. E in cui lei brilla per ironia e profondità. Bonini racconta di suo padre, duro e insensibile che dopo il coma torna bambino: Mezzogiorno interpreta la madre del regista che non riconosce più l'ex marito e che deve fare i conti con la sua "stanza del dolore", il dispiacere delle occasioni perdute. Pasotti invece la coinvolge e stravolge in uno colloquio-thriller di lavoro a sei, dove vince chi è più spietato e le donne finiscono in minoranza. "È sempre ancora così, ma siamo più intelligenti e più forti. Gli uomini non lo capiscono, ma è la verità", garantisce l'attrice e regista. Mezzogiorno a 52 anni è in una forma strepitosa, alle spalle restano alcuni anni più privati: la maternità, due gemelli adorati, la coscienza chiarissima che sul set ti giochi tanto, ma "la vita è fuori". In studio ci racconta di un mondo "che non è buono": "In scena ognuno pensa per sé, a come viene meglio". E della sua empatia che sconfina, confessa, con la tontaggine ma che lei si tiene stretta: "Oggi devi essere competitivo ed empatico, un ossimoro". Ci spiega la differenza tra forza e resistenza: "Pratico la seconda. Quando sono nati i miei figli ho fatto un passo indietro anche nella professione, volevo vivermeli e l'ho fatto e non me ne pento, mai avuto baby sitter. Certo poi aver detto dei no e non essere rientrata nella forma codificata ha fatto svanire le proposte". Ci ha fatto il corto "Unfitting", su quelle proposte scemate, ma non è servito a nulla: "Lo sapevo già da prima", sorride. Oggi i ragazzi hanno 15 anni, le sono affezionatissimi, usano due telefonini coi tasti, non smartphone, senza social: "Si può fare", ci incoraggia. Intervista di Giulia Santerini Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

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  3. Oct 1

    Giovanni Soldini: "Nel Mediterraneo non puoi salvare i naufraghi, ma si spendono 5000 euro di gasolio per un bagno"

    Giovanni Soldini racconta i suoi primi 60 anni, di cui una buonissima parte in mare, e l'ultima estate a terra, in Kenya, con Amref, che sostiene da sempre ma con cui questa volta è andato a visitare scuole e "geniali" pozzi e carri a energia solare. Il velista delle traversate record dell'oceano e del mondo - fino all'ultimo giro senza motore sul trimarano Maserati 70 - condanna il cattivismo per cui (non solo in Italia) non si raccoglie più la gente in mare: "Anche io ho avuto problemi a farmi portare a terra, negli Usa, perché mi aveva tirato su dopo un naufragio una nave cargo e nessuno mi voleva traghettare sulla costa". Ormai: "Mi fa male vedere che c'è una volontà politica di lasciar fare al mare quello che non sappiamo fare noi. Non si può risolvere problema della migrazione facendo rendendo la vita difficile ai soccorsi e facendo morire le persone. È una cosa barbara, in mare la gente si è sempre salvata". Soldini in prima linea su clima e risparmio energetico. "Il Mediterraneo bolle a 30 gradi, i coralli si sbiancano. Serve una volontà politica mondiale per affrontare questa emergenza, che non c'è". Dovremmo tutti consumare meno e meglio. "Non è possibile utilizzare dai 3000 ai 5000 litri di gasolio per andare a fare un bagno". E non va bene usare un pentolone a ogni pastasciutta: "Bastano una pentola a pressione e una ciotola e mezza d'acqua ogni mezzo chilo di pasta". Che cucina così anche a casa per i 4 figli: "Sono stato un buon padre, ma anche io ho fatto fatica, sei condizionato dalla società del controllo - riflette -. Così mi sono forzato a farli andare a scuola in bicicletta. Se non li lasci liberi di sbagliare come troveranno un po' di autostima?" Postilla: "Luna Rossa può vincere l'America's Cup" Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

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  4. Sep 24

    Chiara Gamberale: "Doppie merende, telefonini, mille attività. Non uccidiamo i desideri dei bambini"

    Potremmo definirla una "kamikaze dei sentimenti", ma il suo stile è tutt'altro che sentimentale. Alle presentazioni riempie i teatri, arrivata al suo 14mo romanzo ha ormai un popolo di fan accanitissimi. Sarà che Chiara Gamberale scrive libri terapeutici, per lei e per i lettori, dalle "Luci nelle case degli altri", a "Dieci minuti" a questo nuovo ultimo "Liberi tutti" (Feltrinelli). Ognuno sa da cosa si dovrebbe liberare, ma spesso non se lo dice più. Almeno gli adulti, perché i bambini lo saprebbero, ma i genitori glielo fanno dimenticare: soffocandoli con aspettative, cellulari, sport e impegni pomeridiani. Chiara ambienta la storia in una prima elementare (con l'ospedale gli unici luoghi dove siamo noi stessi) e riflette in studio sui suoi protagonisti, che poi sono quelli che abbiamo incontrato fuori dalle scuole dei nostri figli: famiglie "tutto bene" o in lutto, coppie apparentemente perfettissime, disfunzionali, monogenitoriali. Lei che fa la madre a tempo pieno, quasi una "mam-pa" mezza mamma e mezza papà ammette: "Mi sono dedicata tanto a mia figlia Vita, siamo entrate in simbiosi e ora è tempo per me e per lei che io trovi uno spazio tutto mio. Vorrei giocare al gioco dell'amore, ma è sempre più difficile, a volte mi sento radioattiva, cercata più per il personaggio che per il bisogno di coccole o di banalità". Gamberale ammette di innamorarsi di adulti-bambini, quelli che da piccola ci avresti potuto giocare, spesso "pericolosissimi". Intanto il mondo per le trenta-quaranta-cinquantenni libere è pieno di "MEIC", "maschi etero in crisi": fingono di stare benissimo, ma non sanno amare perché "non si sono fatti domande sulle loro ferite". Ci sarebbero anche gli "MR", i maschi responsabili, ma quelli di solito sono occupati. E i "maschi-divano", che dicono che dormono sul divano, appunto, e lasceranno le mogli. Ma non lo faranno mai. Gamberale ci dice anche delle persone "anancastiche" con "la sindrome del controllo", sua e di chi ci si riconoscerà. Chi organizza tutto e vuole che tutti stiano bene chiude all'imprevisto, che a volte è magico ed altre terribile. Come nel finale a sorpresa del thriller sentimentale "Liberi tutti", come nella vita. Intervista di Giulia Santerini Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

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  5. Sep 17

    Il comico Paolo Camilli: "Vorrei il diritto di essere gay e stro*zo. Vannacci non merita risposta”

    Si è formato sul palco con Luca Ronconi e poi si è scoperto un po' Ilary Blasi e un po' Lenù dell'Amica geniale. Può recitare Amleto e farti la lista in chiave esilarante delle paranoie stereotipate della femmina e del maschio italiani. Parla di odio omofobo e racconta con una sincerità disarmante del suo coming out con il padre che stava per perdere. Paolo Camilli, classe 86, di Civitanova Marche, con le sue incursioni comiche è stato protagonista dei Diversity Media Award 2026 ed è stato scelto per la tv da due signore della satira come Serena Dandini e Geppi Cucciari. ​​​​​​​Nasce come attore di teatro "serissimo", fino a The Dubliners di Giancarlo Sepe al Festival di Spoleto, ma arriva ai grandi numeri con i suoi contenuti e le sua parodie social, il SAG Award (Screen Actors Guild Award) per la parte di Hugo nella serie americana White Lotus, gli spettacoli L'amico di tutti e Sconfort zone, il paradiso delle irrelazioni, dove non mancano citazioni autobiografiche e attenzione ai temi della comunità LGBTQIA+ (ma non chiedetegli di replicare agli attacchi di Roberto Vannacci, "non gli farò mai da eco di risonanza"). Ora sta scrivendo un podcast e il prossimo show, che nasce da un 2026 amaro, in cui ha perso la sorella ed è finita una storia d'amore. In studio con noi viaggia tra risate e commozione nei suoi primi quarant'anni. Intervista di Giulia Santerini Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

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  6. Jul 23

    Paolo Crepet: "Tutti pazzi per Sinner. E perché tuo figlio è chiuso in casa a ordinare la pizza?"

    "Non tutti hanno un'anima, chi uccide i bambini non ce l'ha. Ma se ce l'hai è come un orto, va nutrita e coltivata". Paolo Crepet - psichiatra, sociologo, saggista, conferenziere nei teatri da sold out fisso - varcati i 70 anni e con decine di saggi alle spalle, firma, appunto, "Riprendersi l'anima" (HarperCollins) - già premio Hemingway - e ci indica una via stretta."L'IA ci fa scemi, lo scroll e l'algoritmo anche". Grandi e piccini. La strada è il gioco per i bambini, la creatività e il fare le cose insieme per gli adulti. Sfide, sconfitte, andare oltre la ripetizione e la comfort zone. Altro che ossessione dei corpi ed eterna giovinezza: "I nonni invece di fare la corsetta vadano a giocare coi nipoti. Vogliamo vivere fino a 130 anni ma senza vita, rinunciando a mangiare e bere con l'aggeggio della pressione addosso". E isolati."I signori delle Big tech ci vogliono individui e separati. Ma l'intelligenza non è individuale, è collettiva. Dunque, o la esercitiamo o abdichiamo". Ne va della democrazia: "Ci vogliamo consegnare a una monarchia digitale? Vogliamo ospedali controllati dai robot, scuole coi robot, Wimbledon giocata dai robot?"Il tennis è una sua croce e ossessione: "Possibile che, sbracati sul divano, ammiriamo Sinner e Alcaraz, che sanno cosa sono fatica e impegno, e poi ai nostri figli puliamo il nasino a 10 anni come a 20!?". Nulla contro i giovani: "Amo i rivoluzionari, ma quelli che osano, sfidano le onde da velisti, vanno a cercarsi un lavoro in Antartide, gli ultimi dei Mohicani". Da dove nasce la violenza nei ragazzi? "Dalla frustrazione. Non ci fidiamo di loro, li andiamo a prendere a scuola come pacchi Amazon. A proposito. Vorrei il divieto di ordinare cibo a casa sotto i 35 anni".  E del cellulare sotto i 16? "Avanti così e arriveremo a una bella telecamerina inserita nel feto per postare foto del nascituro". E il profluvio di foto e video ci fa sempre meno sensibili: "Siamo micragnosi, anestetizzati dalle immagini, non ci fanno più effetto. Guerre e gattini. Ma ci pensate all'effetto dello scatto della strage di Capaci ai tempi?" Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

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  7. Jul 16

    Vanessa Casu: "Io non sono la mia cecità. Ho una figlia-cane guida, conosco il panico e la felicità"

    "Non c'è un podio del dolore. Anche se io ho passato una Divina Commedia a vent'anni, non è detto che oggi non possa essere felice. Faccio quello che mi pare, amo la mia cucciola Pancake, il mio cane guida. E voglio prendermi cura degli altri". Parola di Vanessa Casu, 30 anni, un'artrite reumatoide che e le ha tolto la vista un pezzettino alla volta fino alla cecità totale a 20 anni, appunto. In studio con Pancake, un labrador da 33 chili che lei chiama "la mia piccolina", ci porta la sua storia e la sua battaglia: "Non sono la portavoce della dinastia dei disabili. Sono Vanessa, che aveva paura di essere Vanessa al 20% una volta persa la vista. E che ha avuto per anni il buio dentro. Ma poi ne è uscita ed è diventata una bella ragazza indipendente". Una ragazza gay che ha avuto anche un paio di "storie tossiche", ha sofferto molto ma che ha ripreso a cercare l'amore ("non mi accontento della prima che passa perché sono cieca e sento così poca voglia di un impegno totale in giro"). Non cerca più invece il successo con la musica anche se ha una voce splendida - 4 sì a X Factor a 19 anni -, suona chitarra e batteria e compone canzoni in stile Janis Joplin. "Il mio è un genere che in Italia non esiste, pop ma anche rock e soul. Per avere successo non bastano il talento e una storia. Il mercato non vuole una ragazza cieca con la testa dura che non canta la canzone dell'estate e non cede alle mode". Quella ragazza oggi è cintura nera di kickboxe, si è laureata con lode in Media, comunicazione digitale e giornalismo e ha fatto dei suoi canali social un lavoro: sulla pagina Instagram vanessacasumusic raggiunge centinaia di migliaia di persone raccontando la sua vita e i suoi pensieri e ha scritto il libro "Io e Pancake. La mia storia, il mio cane guida e tutto quello che ci fa stare bene" (Rizzoli). E tra social, libro e intervista in studio riesce a farci stare davvero meglio tutti. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

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  8. Jul 9

    Gabriele Corsi: "Quanti uomini da poco. A indifferenti e cinici social chiedo solo 'Tu cosa fai'?"

    La provocazione a tutti i costi e i social violenti ("non sei un hater, sei solo uno stronzo"). Il libro mistero sangue sesso del vecchio direttore di giornale e il trapper ignorantissimo Colon che strabilia Sanremo con il brano "Attacca il diacono". La serie strabanale "Reinnamorarsi" a Roma e "i podcast dei podcast che al mercato mio padre comprò". Cattivissimi casi da promuovere che toccano al protagonista del primo romanzo di Gabriele Corsi, "Un uomo da poco. Sei disposto a peggiorare per migliorare la tua vita?". Insomma: essere senza scrupoli e morale porta più successo? Partiamo di qui, perché un conduttore storico di Radio Deejay (Chiamate Roma Triuno Triuno col Trio Medusa) e un volto tv (Iene, Eurovision, PrimaFestival, Dont' Forget the lyrics) assai amato ha sentito il bisogno di scrivere questa storia? "A volte mi dicono che sono troppo una brava persona. Penso invece che ci siano in giro troppe cattive persone", spiega in studio. Ma chi sono gli uomini "da poco" per l'autore? Quanti ne ha incontrati nel mondo dello spettacolo. E fuori? Corsi non si tira indietro, racconta chi e cosa non ama e perché ha detto parecchi no ("Domenica in" compresa). Sono show le imitazioni del suo "Sbrocco", modello del comico romano scadente, come le reading . Poi mostra il tatuaggio con il nome che gli hanno dato in Uganda, che significa "giorno di raccolta quando il raccolto è buono". "Questo vorrei che restasse, non un libro o la tv ma qualcuno che dica Gabriele ha provato a fare qualcosa". Ancora una volta, come con il suo primo libro "Che bella giornata. Speriamo che non piova", riesce a farci ridere e commuovere. Il suo segreto. Una news: da settembre lo vedremo condurre una nuova trasmissione: "Buy it now, mai più senza", in prima serata sul Nove. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

    Gabriele Corsi: "Quanti uomini da poco. A indifferenti e cinici social chiedo solo 'Tu cosa fai'?"

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