CdTalk - L'ospite

Gruppo Corriere del Ticino

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  1. Oct 6

    Mike Bizzik: Cerco corti dal... «bidone»

    👉 https://cdtlink.ch/corti-bidone 👈 Per aderire alla rassegna, inviare una mail a bizzerello456@gmail.com 🗑️📽️🦁💙🎬🎞️ «Un Paese che produce film brutti è un Paese sano». È una provocazione che il direttore artistico del Locarno Film Festival, Giona Nazzaro, ha espresso in diverse occasioni per rivendicare il valore di un cinema libero, vitale e capace di sperimentare anche al di fuori dei canoni della perfezione. Un'affermazione che suona quasi come un manifesto per Trashort MicroFest, l'iniziativa lanciata dal locarnese Michele Bizzini, conosciuto artisticamente come Mike Bizzik o Bizzerello. Nella città che ogni estate accoglie alcuni fra i più importanti autori del cinema mondiale, c'è infatti chi vuole dare spazio anche all'altra faccia della produzione audiovisiva: quella più spontanea, istintiva e amatoriale. Non servono scuole di cinema, studi professionali o grandi investimenti. Basta uno smartphone, un pizzico di fantasia e la voglia di mettersi in gioco. È questo lo spirito del festival ideato da Bizzini, che invita chiunque a realizzare e inviare un cortometraggio per la prima edizione di Trashort MicroFest, in programma venerdì 12 marzo 2027 all'Osteria La Fabbrica di Losone. Una rassegna che punta a trasformare il cosiddetto «trash» da etichetta dispregiativa a occasione di creatività, scoperta e divertimento condiviso. 🗑️📽️🦁💙🎬🎞️ Bizzini, 41 anni, vive a Locarno e nella vita lavora come polimeccanico. Parallelamente coltiva da sempre una forte passione per la creatività, che nel tempo si è espressa attraverso la musica, l'animazione e la produzione di video indipendenti. Racconta che tutto è iniziato da bambino, quando ricevette in regalo una videocamera. Da quel momento iniziò a girare filmati assieme agli amici, sperimentando anche con le animazioni in plastilina e, più tardi, con piccole produzioni animate disegnate a mano e realizzate al computer. Progetti spesso ironici, surreali e volutamente sopra le righe, in linea con quell'estetica «trash» che continua ad affascinarlo ancora oggi. L'idea del festival è nata quasi per caso, durante alcune conversazioni legate all'attività dell'Osteria La Fabbrica. Quando si è iniziato a discutere della possibilità di organizzare proiezioni e momenti culturali, Bizzini ha colto l'occasione per proporre qualcosa di diverso dal solito: una serata dedicata ai cortometraggi amatoriali, senza obblighi formali e senza l'ossessione della perfezione tecnica. 🗑️📽️🦁💙🎬🎞️ Del resto, il concetto stesso di «film brutto» è spesso relativo. Molte opere considerate marginali, dilettantistiche o di serie B sono diventate negli anni oggetti di culto per generazioni di appassionati. È proprio in questo spazio di libertà che il progetto di Bizzini prova a inserirsi. Tra le poche indicazioni fornite agli aspiranti partecipanti ce n'è una che ha attirato l'attenzione: la preferenza per opere realizzate senza ricorrere all'intelligenza artificiale generativa. La posizione di Bizzini è dichiaratamente personale. Pur riconoscendo che questi strumenti possono avere applicazioni divertenti o pratiche, ritiene che nel contesto artistico rischino talvolta di uniformare linguaggi e stili. Per il Trashort MicroFest vorrebbe invece valorizzare lavori nati interamente dall'iniziativa umana, anche se tecnicamente imperfetti. L'attenzione è rivolta alla componente artigianale e all'espressione individuale: in altre parole, a tutto ciò che permette all'autore di lasciare una traccia riconoscibile della propria personalità. 🗑️📽️🦁💙🎬🎞️ La parola «trash», spiega, permette di liberarsi dall'ansia del giudizio, dalle aspettative eccessive e dalla ricerca ossessiva della qualità tecnica. «Significa concedersi il diritto di sperimentare, di sbagliare e persino di essere assurdi. Può essere una storia senza senso, una parodia, una trovata demenziale oppure un modo per affrontare temi seri da una prospettiva inusuale. Può perfino diventare una valvola di sfogo, attraverso cui raccontare qualcosa che sta particolarmente a cuore al suo autore», racconta ancora il 41enne al Corriere del Ticino. 🗑️📽️🦁💙🎬🎞️ Il 12 marzo, all'Osteria La Fabbrica di Losone, toccherà poi al pubblico decidere se quei corti siano davvero dei "bidoni". O se, come spesso accade nel mondo del cinema, il trash non sia altro che una forma particolarmente sincera di creatività. 🗑️📽️🦁💙🎬🎞️

  2. Sep 5

    Emanuel «Tikkiz Shelby» Cassiano: Vi racconto la mia «Locarno meravigliao»

    Emanuel Cassiano, in arte Tikkiz Shelby, in questo episodio della serie podcast «L'ospite», porta il pubblico del Corriere del Ticino alla scoperta dell'album collaborativo «Locarnage» al quale hanno lavorato nomi emergenti ma anche storici della scena rap/hip hop di Locarno. In particolare, Cassiamo si sofferma sulla traccia realizzata insieme a un altro artista, Astro (che non ha mai visto di persona e del quale si sa poco o nulla), intitolata appunto «Locarno meravigliao». 👉 https://cdtlink.ch/podcast 👈 Locarno diventa nelle sue parole un’entità vivente, un corpo che respira e che mostra, senza filtri, tanto la sua bellezza quanto le sue contraddizioni. Cassiano insiste più volte su questo punto: la volontà di rappresentare la città «per quello che è», senza edulcorare le zone d’ombra né trasformare la critica in un atto di accusa. È un realismo che nasce dall’esperienza diretta, dal crescere tra Tenero e Contra, dal vivere Locarno come culla e come luogo di formazione artistica. Le prime battaglie freestyle, le amicizie del liceo, le influenze dei gruppi storici come Gentaglia Urbana, Linea 23 o i Locandieri: tutto concorre a costruire un rapporto affettivo che non esclude la possibilità di mostrare ciò che non funziona. Anzi, proprio perché la città è amata, merita di essere raccontata nella sua interezza. Questa capacità di osservare e trasformare la realtà in racconto è legata, per Tikkiz, alla sua formazione letteraria. Studente universitario appassionato di poesia, lettore di Dante e Pascoli, autore di testi che spesso nascono come versi poetici prima di diventare barre rap, Cassiano vede nella scrittura un ponte tra mondi: la metrica della poesia e quella del rap, gli artifici retorici, la costruzione dell’immaginario. Non a caso cita Rancore come riferimento fondamentale, esempio di come il rap possa diventare poesia in musica senza perdere la sua forza espressiva. Accanto alla produzione musicale, racconta anche il suo impegno nei laboratori di scrittura con i ragazzi di prossimità locarnesi: un’attività che gli permette di trasmettere la storia del rap, le sue origini nel Bronx come strumento di tregua tra gang, e di insegnare ai giovani come lavorare sul tempo, sulle barre, sulla chiusura dei versi. È un modo per offrire un canale espressivo a chi ha vissuto situazioni difficili, per trasformare la rabbia o la sofferenza in qualcosa di creativo e liberatorio. Il futuro, per Tikkiz, passa anche dal nuovo EP «Prodigio», realizzato insieme al producer Zanluck: sette tracce che lasciano più spazio all’autocelibrazione e a testi apparentemente meno impegnati, pur mantenendo quella cura per le analogie e gli artifici retorici che caratterizzano la sua scrittura. Un progetto che segna un’altra tappa della sua crescita, in equilibrio tra ricerca stilistica e immediatezza.

  3. Jul 30

    Raphaël Brunschwig: «Anche il Festival è pronto a crescere a braccetto con la Locarno che verrà»

    👉 https://cdtlink.ch/locarno-futuro 👈 Raphaël Brunschwig, presidente della direzione della manifestazione cinematografica, saluta positivamente lo sviluppo della Città: dalla Nouvelle belle époque alla futura Rotonda, passando per il Grand Hotel: «Ma dobbiamo affrontare anche il rinnovo delle sale più grandi» 💪😃🎬🎞️🦁💙 «Una città più accogliente, viva e capace di valorizzare i propri spazi rende migliore anche l’esperienza per il pubblico, per gli ospiti e per chi ci lavora». È con queste parole che Raphaël Brunschwig, presidente della direzione del Festival, saluta la rinascita di Locarno, grazie alle iniziative pubbliche, ma anche private. Dalla Nouvelle belle époque alla nuova Rotonda, passando per il Grand Hotel e poi, non molto più in là nel tempo, il Pretorio, «perno» del Patto della Pace. Senza dimenticare il Museo di storia naturale, che aprirà al pubblico un’area verde dalle dimensioni paragonabili a piazza Grande (l’iconica sala «sotto le stelle» raffigurata sulla banconota da venti franchi), e il Teatro Kursaal, per il quale l’anno scorso era stato presentato il progetto «Polvere di stelle». Una voglia di rilancio, insomma, che non coglie impreparati i vertici della kermesse, anzi. «Siamo pronti a farci coinvolgere e a far crescere la rassegna», spiega al Corriere del Ticino Brunschwig. «Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che all’orizzonte c’è la sfida del rinnovo delle sale più grandi, quelle nel comparto della Morettina (La sala e L’altra sala) e del Fevi (rinominato Palexpo)». Ma andiamo con ordine. «Il rilancio del Grand Hotel, uno degli interventi più avanzati, per noi ha un valore particolare. È il luogo dov’è iniziata la nostra storia. Ritrovarlo, grazie allo spirito imprenditoriale di Stefano Artioli, del gruppo Arabella e di Marriott, significa riconnettere le origini al futuro, recuperare un punto di rappresentanza che rafforzerà anche la nostra capacità di accoglienza internazionale». E chissà che non siano riproposte le proiezioni nel parco. L’ultima delle quali, nel 1967 - la manifestazione era in calendario dal 22 al 31 luglio -, «Guerra e pace» (Unione sovietica, 1966, Serghei Bondarciuk), tre ore e un quarto (ed era solo il primo di tre episodi, per un totale di otto ore). «È ancora presto per definire scenari realistici, ma si apriranno sinergie interessanti», evidenzia il nostro interlocutore riferendosi anche alla riqualifica dal Debarcadero alla piazzetta Remo Rossi, di fronte al Palacinema. «Il fatto che il centro si apra in modo più naturale verso il lago ci permetterà di valorizzare diversamente Largo Zorzi. In passato, con Michele Arnaboldi avevamo prospettato strutture in quello spazio. Ecco perché possiamo ben immaginare qualcosa di più visionario: uno spazio raccolto, qualche centinaio di persone, proiezioni sul lago non come alternativa alla piazza, bensì come esperienza intima e complementare. È solo un’idea, non un progetto finanziato, ma la trasformazione urbana ci spinge a esplorarla». Sull’altro lato, a ovest, Palazzo Marcacci si appresta ad aprire un cantiere che ha ricevuto il sostegno di mezzo milione dalla società cooperativa La Mobiliare per la progettazione secondo i principi della «città spugna»: «Oggi, montare qualsiasi cosa nella Rotonda è complicatissimo. Avere un palco e degli allacciamenti adeguati cambierà radicalmente il modo di lavorare. Negli anni l’abbiamo resa più sostenibile e meno “piena”, ma una struttura pensata fin dall’inizio per ospitare attività culturali sarà un enorme passo avanti». Tornando all’ex convento di Santa Caterina, destinato a diventare Museo di storia naturale, l’intervistato sottolinea come negli ultimi dieci anni con Locarno Kids si sia investito molto nella mediazione culturale, nel lavoro con bambini e ragazzi, nell’avvicinarli al cinema e alle immagini in movimento. «Potremmo immaginare che le scolaresche da tutta la Svizzera raggiungano Locarno non solo per questa nuova entità, ma anche per laboratori che uniscano natura, scienza e audiovisivo. Sarebbe un modo per far crescere nuovi pubblici e rispondere alla nostra responsabilità di ruolo educativo».

  4. Jun 21

    Angelo Renzetti: «Un nuovo volto alla stazione con il mio progetto “Urbania”»

    👉 https://cdtlink.ch/angelo-renzetti 👈Parla Angelo Renzetti, imprenditore immobiliare molto legato alla Città di Locarno, anche se non è ancora riuscito ad aprire il cantiere del suo progetto di riqualificazione alla stazione — Angelo Renzetti, imprenditore immobiliare 72.enne, racconta al Corriere del Ticino di voler presto concludere il passaggio generazionale dell’attività al figlio, Luca. «Poi vorrei dedicarmi a ciò che mi piace: viaggiare, coltivare amicizie, godermi il tempo della pensione». Sogna, però, di aprire il cantiere di «Urbania», il progetto di riqualificazione alla stazione fermo da anni, e valuta una causa civile, sperando «di smuovere le acque». Signor Renzetti, qual è il suo rapporto con Locarno, anche a livello familiare? «Sono arrivato a Locarno nel 1964, dopo le prime tre classi a Bellinzona. Da allora ho fatto tutto qui. Scuola, lavoro, sport. Mi sento locarnese a tutti gli effetti. Anche la mia famiglia è sempre stata legata a Locarno. La mia prima moglie era locarnese, mio figlio è nato qui, le mie prime esperienze imprenditoriali sono state nel Locarnese. E poi c’è il calcio: dai Pulcini fino alla prima squadra del Locarno». Com’è cambiata? «È una città che offre ciò che nessun’altra in Ticino ha. Un lago importante, valli splendide, la possibilità di muoversi a piedi ovunque. Nel tempo sono cresciute anche le infrastrutture e oggi, con il treno da Milano ogni mezz’ora, è più vicina che mai. Certo, ci sono stati periodi di stasi, soprattutto a livello edilizio. E la mentalità non aiuta. Ogni Comune difende il proprio orticello. Ma la “Grande Locarno” è inevitabile. E necessaria». È attrattiva? Si può migliorare? «Si può sempre migliorare, ma è una città vivibile, con un clima unico e un territorio che non ha eguali. Negli ultimi anni vedo un fermento positivo. Dopo un periodo di immobilismo edilizio, ora si costruisce di più. Artioli sta facendo tanto, con il rinnovo dell’ex Globus o il Grand Hotel Locarno. E poi ci sono elementi che fanno la differenza: il Porto, il Lido di che è la struttura più grande nel suo genere nel Cantone, le passeggiate lungo la Maggia». Cosa ci può dire dello sviluppo immobiliare? Che progetti avete? «Abbiamo un terreno importante nella zona della Rotonda (al vecchio saponificio, ndr), un punto strategico che richiede investimenti significativi. L’idea è svilupparlo a tappe, con una visione moderna. Parliamo di un potenziale di circa 250/300 alloggi in 15-20 anni. Sarà mio figlio a portare avanti il progetto. Abbiamo anche altri interventi più piccoli, ma il vero nodo è Urbania». Il progetto Urbania alla stazione di Locarno, appunto: perché è fermo da anni? «Già. È l’esempio perfetto di come certe cose siano gestite male. Abbiamo promosso un piano particolareggiato che ha superato l’esame di 18 uffici cantonali, una serata pubblica, ha recepito le osservazioni delle associazioni ambientaliste e ha persino vinto un premio nazionale come miglior piano dell’anno. Nonostante questo, dopo aver ottenuto il permesso municipale, la STAN (Società ticinese per l’arte e la natura, ndr) ha fatto ricorso per mantenere i portici esistenti, che tra l’altro sono irregolari e già destinati a essere sostituiti, come la stessa STAN aveva convenuto». E il risultato è... «... che da due anni è tutto bloccato! Nessuno decide, i negozi restano sfitti, i danni economici sono enormi e la zona della stazione, già delicata, sta vivendo un ulteriore deterioramento. Se non si sblocca nulla, dovrò procedere tramite una causa civile contro chi ha fatto opposizione. Non è normale restare anni in attesa, con investimenti fermi e nessuna risposta». Dove sarà Locarno tra dieci o vent’anni? «La vedo come un salotto. Quando arriverà finalmente il collegamento autostradale e si farà la Grande Locarno, potrà competere con chiunque. Anzi, di più: soppianterà chiunque. La qualità di vita è il vero valore. Sicurezza, tranquillità, servizi, natura. In un mondo instabile, con guerre e problemi di sicurezza, chi ha possibilità economiche cerca luoghi sereni. E il Locarnese ha tutto. Non serve avere l’università o il palazzo di giustizia, serve vivere bene».

  5. May 31

    Sheldon Suter: un'alba di suoni a Locarno, anche grazie al festival Éther

    👉 https://cdtlink.ch/podcast 👈Cresciuto tra le vie della Città Vecchia di Locarno e le campane di Arcegno, Sheldon Suter è una figura singolare nel panorama artistico ticinese: musicista, fotografo, docente, instancabile sperimentatore. A pochi giorni dall’avvio della quinta edizione di "Éther", il festival da lui ideato, e dopo l’uscita del nuovo album "Pink Dawn", l’artista racconta un percorso fatto di ritorni, deviazioni e ricerche ostinate. «Sono nato qui, in Città Vecchia. All’epoca c’erano ancora le vacche e si suonavano le campane con le funi», ricorda con un sorriso. Dopo un apprendistato come fotografo e una giovinezza trascorsa tra Basilea, Zurigo e Parigi, Suter ha coltivato parallelamente due linguaggi: l’immagine e il suono. «Sembrerebbe che fotografia e musica si contaminino, ma per me sono sempre rimasti due mondi separati», precisa. La musica, però, è diventata negli anni il suo territorio più radicale. Batterista di formazione jazz, Suter ha attraversato club, festival e progetti collettivi, fino a rendersi conto che qualcosa gli sfuggiva: «Dopo una decina di dischi mi sono accorto che mancava un intero lato della mia ricerca. In gruppo certi dettagli si perdono. Volevo capire cosa succedeva registrando davvero da vicino ciò che sentivo mentre sperimentavo sullo strumento». Da qui nasce il lavoro solista che lo ha portato a esplorare suoni lunghi, risonanze inattese, tecniche non convenzionali: sfregamenti, archetti, campane tibetane, gong. Una sorta di laboratorio acustico che ha dato vita prima a "Berceuses & Nocturnes" e ora a "Pink Dawn", un disco che segna un passaggio verso atmosfere più luminose. «Dopo il notturno volevo un risveglio. Qualcosa di più fresco, più fruibile», racconta. Il titolo, "Alba rosa", è richiamato anche dalla copertina: una fotografia di un murale dell’artista ticinese Mona Caron, oggi attiva in California. «Quel rosa antico era perfetto. Ho provato a spingere verso un’estetica più pop, ma alla fine sono rimasto su quel tono, un po' sospeso». Nel nuovo album compaiono anche tre ospiti: l’arpista ginevrina Julie Campiche, la cantante zurighese Lea Lu e lo scrittore Vanni Bianconi. Proprio con Lea nasce "Firefly", uno dei brani più evocativi, ispirato alle lucciole che l’artista aveva visto durante il festival "Éther": «È una storia bella perché nasce al mulino, dove tutto è cominciato. Un cerchio che si chiude». Il festival Éther è forse il progetto più comunitario di Suter. Nato cinque anni fa, al suo rientro stabile in Ticino, rispondeva a un’esigenza semplice: creare luoghi di ritrovo. «Mi sono accorto che mancava la vita notturna, mancavano gli spazi informali. C’erano tanti artisti, ma non si incontravano». Così, con pochi mezzi e molta ostinazione, è nata la prima edizione, “quattro soldi e tanta voglia di fare”, come la definisce lui. L’edizione di quest’anno si terrà dal 3 al 6 giugno e si aprirà proprio sul Monte Verità, con un’installazione sonora e visiva di Giuseppe Di Giacomo alla Casa dei Russi. Seguirà un concerto esclusivo al mulino con un duo ginevrino di “twin pop”, un’introduzione alle campane di Arcegno, musica popolare dal Ticino alla Sicilia, un solo violinistico ispirato alla tradizione berbera e un progetto zurighese di synth pop cantato in giapponese. Il festival, volutamente poco pubblicizzato, vive di passaparola. «Ho sempre paura che arrivi troppa gente. Più di cento persone diventa complicato», ammette. Ma Suter guarda già oltre: «Vorrei portare qualcosa anche nel quotidiano urbano di Locarno. C’è un grande vuoto. L’idea è creare pop-up culturali, da una sera a tre mesi». Accanto alla musica, Suter non ha mai abbandonato del tutto la fotografia. Sta riordinando il suo archivio di viaggi e immagina nuovi formati che uniscano i due linguaggi: «Vorrei creare delle storie con proiezioni e musica dal vivo. Una sorta di fotoromanzo sonoro». Nel frattempo continua a lavorare come freelance e a insegnare agli apprendisti fotografi: «Un terzo concerti, un terzo fotografia, un terzo docenza. È un equilibrio che funziona».

  6. May 7

    Damiano Vignuta: «La scuola del futuro? Sarà così»

    👉 https://cdtlink.ch/gordola-burio 👈 A Gordola la rinnovata sede di elementari e asilo «al Burio» sarà pronta per settembre, con la ripresa delle lezioni – Il sindaco, Damiano Vignuta: «Nella struttura tornerà a essere operativa anche la piscina, dismessa vent’anni fa e ora sistemata» 🏫✒️🚸🎒 Il cantiere delle scuole di Gordola «al Burio» - il più importante per il Comune dagli anni Settanta, cioè quando queste furono edificate - è ormai in dirittura d’arrivo: la rinnovata sede di elementari e asilo sarà pronta per settembre, con la ripresa delle lezioni. Si avvia così verso la conclusione un progetto costato oltre 15 milioni e iniziato nel 2024, dopo aver superato - nel 2021 - lo scoglio di un «doppio referendum» che chiedeva di radere al suolo la struttura esistente costruendone una ex novo. Il sindaco Damiano Vignuta al Corriere del Ticino esprime soddisfazione soprattutto per un «fiore all’occhiello»: la piscina interna, che tornerà operativa dopo la dismissione del 2007. «Allieve e allievi potranno di nuovo imparare a nuotare durante l’orario didattico, com’è avvenuto per molte generazioni di gordolesi, tra cui la mia. È uno dei pochi centri in Ticino a vantare un’offerta del genere, che intendiamo anche aprire a gruppi organizzati o società sportive. Per un territorio che vuole essere attrattivo per le famiglie come il nostro, è un valore aggiunto notevole». Gli fa eco il municipale Nicola Domenighetti, titolare del dicastero Formazione: «La gestione dei 300 scolari è stata una sfida che finalmente siamo riusciti a vincere. Ogni tre o quattro mesi dovevamo prevedere il trasloco da un blocco all’altro, mentre i lavori erano in corso con fino a una cinquantina di maestranze impegnate». Ogni classe ha vissuto due spostamenti, il primo nelle aule provvisorie e il secondo in quelle definitive. «Passata l’inaugurazione ufficiale, dovremo stipulare una serie di contratti con le ditte specializzate nei vari servizi, alfine di garantirne la piena funzionalità per un lungo futuro». Nel contempo, le due sezioni dell’infanzia hanno dovuto «accontentarsi» dei due piani di prefabbricati provvisori in via Pentima, occupando buona parte del parco. Prefabbricati che non si vede l’ora di rimuovere e rivendere, magari a Enti locali che devono affrontare risanamenti di istituti comunali, visto che sono stati progettati su misura per quello: «Intanto, restituiremo l’area verde ai bambini», riprende Vignuta. «Alcuni contatti informali ci sono già stati, anche con associazioni, ma al momento non c’è nulla di definito. Per poter procedere è necessaria l’autorizzazione del Consiglio comunale. Più rapidamente si muoverà la procedura, meglio sarà. Il messaggio dovrebbe essere trattato nella seduta di giugno, prima della pausa estiva», conclude il nostro interlocutore, ricordando come l’investimento, per questa parte, sfiori il milione di franchi.

  7. Apr 2

    Nadir Cortesi: «Le imposte non bastano più» e Onsernone cerca donazioni

    👉 https://cdtlink.ch/onsernone-donazioni 👈 Il Comune di montagna lancia una campagna di raccolta fondi destinata a tre progetti scelti a beneficio della comunità – Una prima serata pubblica è in programma l’11 aprile – Il municipale Nadir Cortesi: «Vogliamo aprire il dialogo con la popolazione». Le entrate delle imposte non bastano e così ora si punta sulle donazioni volontarie. Lo ha appena fatto il Comune di Onsernone, nel quale l’80% delle abitazioni è occupato da persone non domiciliate. Ciò significa che solo un quinto della popolazione sostiene la quasi totalità dei servizi comunali, servizi di cui però beneficiano anche i proprietari delle case di vacanza. Una posizione poco sostenibile, soprattutto a lungo termine. Il Municipio, per far fronte alla situazione, ha dunque deciso di avviare una raccolta fondi. «È da un paio d’anni che ci stavamo pensando e ora abbiamo finalmente lanciato l’idea», racconta al Corriere del Ticino Nadir Cortesi, municipale titolare dei dicasteri Educazione, Salute pubblica, Gestione e pianificazione territorio. Una proposta che, perlomeno nel Locarnese, non si era mai sentita né vista. E che va ben oltre le sole elargizioni su base volontaria, andando a disegnare una strategia di ampio respiro che sarà rivelata man mano: «Ci siamo detti che era necessario aprire un dialogo con chi frequenta la valle senza viverci stabilmente. Molti di loro hanno un legame profondo con questa fetta particolare del territorio, spesso da generazioni, e possiedono competenze e sensibilità che potrebbero essere preziose per la comunità. L’obiettivo è creare un ponte tra due mondi». Una serata pubblica è stata organizzata per presentare il nuovo concetto. L’appuntamento è fissato per sabato 11 aprile alle 20 alla sala multiuso di Russo. «È difficile prevedere quante persone parteciperanno: potenzialmente potrebbero essere molte, visto che le residenze secondarie sono quasi mille», osserva ancora il nostro interlocutore, che precisa anche gli ambiti di questa prima fase. La somma che si riuscirà a mettere in cassa, infatti, sarà impiegata per sviluppare tre progetti scelti dall’Esecutivo a beneficio della comunità: l’installazione di defibrillatori, il sostegno al Corpo pompieri e, infine, il completamento del «Sentierone». A proposito del primo, che richiederà alcune migliaia di franchi per i corsi di formazione rivolti agli interessati che si annunceranno - dal momento che le spese di acquisto e messa a punto sono coperte tramite altri finanziamenti -, porterebbe a sette il numero di dispositivi in tutto il comprensorio ancora nel corso di quest’anno. «In una regione discosta come la nostra, i tempi di intervento dei soccorsi possono essere più lunghi e la presenza capillare di questi apparecchi rappresenta un elemento essenziale per aumentare le possibilità di salvare vite». Più «costoso», invece, il secondo capitolo, che «pesa» tra i 50 e i 60 mila franchi annui, esclusi gli investimenti strutturali sullo stabile della caserma e alla sua manutenzione. «Dal 2026, dobbiamo contribuire al Corpo pompieri di montagna Melezza. Un impegno finanziario importante e un sostegno esterno sarebbe prezioso», sottolinea Cortesi. L’ultimo capitolo riguarda la realizzazione del percorso escursionistico che collegherebbe tutte le frazioni, sfruttando una serie di tratti già esistenti, così da evitare la strada cantonale. «Gran parte del tracciato c’è già, tuttavia mancano alcuni segmenti, come tra Mosogno e Berzona, da costruire ex novo. Non abbiamo ancora una stima definitiva, ma ogni contributo può sostenere progettazione, manutenzione o realizzazione delle porzioni non ancora esistenti». Il municipale afferma che l’Esecutivo guidato da Andri Kunz non ha ancora definito se e come ringraziare pubblicamente chi contribuirà. «È presto per stabilirlo: prima vogliamo capire quale sarà la risposta. Personalmente, troverei bello che chi preferisce non donare al Comune possa comunque sostenere un’associazione attiva sul territorio. Perché l’importante è compiere un gesto a beneficio della valle».Infine, un altro degli scopi dell’operazione: aumentare il numero dei residenti. Una «missione» che sarà compiuta nel corso dei vari incontri. «Molti proprietari non portano il domicilio qui, per il timore di non poter più rivendere la casa come residenza secondaria, ma questo vale solo per gli edifici costruiti dopo il 2012 che in Onsernone si contano sulle dita di una mano. C’è quindi molto margine per chiarire dubbi e, magari, convincere qualcuno a compiere il passo».

  8. Mar 30

    Renato Gallicciotti: «Salviamo il nostro Castello Pedrazzini»

    👉 https://cdtlink.ch/castello-pedrazzini 👈 In questa nuova puntata di CdT-L'ospite—oggi con Renato Gallicciotti, vicesindaco del Comune di Tenero, nonché titolare dei dicasteri Turismo, sport, tempo libero e cultura più Pianificazione e sviluppo territoriale—si parla di un problema con il quale l'Ente locale locarnese è confrontato da decenni, ma la cui soluzione potrebbe essere dietro l'angolo. Il territorio conosciuto per l'attività vitivinicola, il turismo dei numerosi campeggi lungo le rive del lago e lo sport, grazie al centro nazionale, non ha ancora definito quale sarà il destino del maniero in zona Fraccia, sul lato di via San Gottardo e affacciato sulla piazza del paese, tra la chiesa parrocchiale dei santi Pietro e Vincenzo e il ponte sul fiume Verzasca. Il complesso, del Seicento, e quello di Casa Marcacci-Trevani-Pedrazzini, più noto con l’appellativo di Castello Pedrazzini. Ed versa in totale stato di abbandono da parecchio tempo. Il Consiglio di Stato aveva dato via libera alla protezione a livello cantonale del complesso Casa Marcacci-Trevani-Pedrazzini, più noto con l’appellativo di Castello Pedrazzini. Un edificio seicentesco, di proprietà di privati, che da decenni versa in stato di abbandono e che il Comune vorrebbe veder rilanciato come merita. Nel vincolo - che fra l’altro farebbe «salire di livello» la struttura, già riconosciuta a livello locale - era tuttavia raccomandata l’inclusione di tutta la zona, compresa una serie di terreni che si estendono oltre la costruzione stessa. Una questione sulla quale il Municipio aveva fatto sapere di non trovarsi d’accordo. Ora, dunque, sale l’attesa per capire quale sarà la risposta da Bellinzona e, di conseguenza, il destino del maniero in zona Fraccia, sul lato di via San Gottardo e affacciato sulla piazza del paese, tra la chiesa parrocchiale dei santi Pietro e Vincenzo e il ponte sul fiume Verzasca. Un passaggio importante, spiega il vicesindaco Renato Gallicciotti al Corriere del Ticino, perché una volta definiti i contorni, gli attuali proprietari - o eventuali futuri acquirenti - potrebbero accedere a contributi destinati al suo restauro. «Ma l’estensione proposta dalla capitale ci è sembrata eccessiva, avrebbe imposto limitazioni edilizie a numerose proprietà che nulla hanno a che vedere con l’oggetto principale». Il problema più urgente, aggiunge il nostro interlocutore (titolare dei dicasteri Turismo, sport, tempo libero e cultura, nonché Pianificazione e sviluppo territoriale), riguarda il tetto: «Se non viene sistemato, rischia di compromettere l’intero stabile. Come Ente locale ci auguriamo che, una volta chiarito il quadro normativo, si trovi qualcuno disposto a investire nel recupero. Al momento non abbiamo contatti attivi con i proprietari e l’ultimo sopralluogo risale al 2019, insieme ai tecnici cantonali. Sarebbe davvero un peccato perdere questa importante testimonianza». Nel frattempo, dunque, non sono noti progetti in corso. «Spetta ai proprietari presentare eventuali proposte, ma immagino che al momento vorranno capire come si concluderà la procedura. Una volta ottenuto il riconoscimento, avrebbero accesso ai sussidi per il restauro, il che potrebbe facilitare un intervento». Un intervento comunque impegnativo, considerando che l’opera, in stile barocco, è composta da tre ali di due piani da sette locali ciascuno, in parte muniti di soffitti a cassettoni, in parte arcuati. Scoprire, attraverso un pannello trasparente da guardare dalla giusta angolazione, quanto era grande l’antica cartiera. È questo il «piatto forte» del nuovo percorso didattico appena realizzato nella zona riqualificata a sud della stazione ferroviaria di Tenero. «Ci eravamo resi conto che in molti si chiedevano il significato della ciminiera e della grande macina industriale, tuttora protette dal piano regolatore e che devono essere conservate, parte dell’impianto», illustra il vicesindaco Renato Gallicciotti. «Il nostro Comune è cresciuto parecchio negli ultimi decenni e non tutti conoscono la storia del luogo. Questo itinerario serve proprio a raccontarla, sia ai residenti sia ai visitatori, ma soprattutto alle nuove generazioni». Il progetto si inserisce in una cornice più ampia che ha coinvolto le vicine scuole, il cui ampliamento si è appena concluso a settembre con un’opera di quasi 15 milioni, e anche il vicino Lido (in fase di sistemazione con altri tre milioni e mezzo) dagli anni Ottanta di proprietà comunale, ma «nato» come club riservato ai dipendenti di quell’attività ormai scomparsa, che aveva però contribuito parecchio alla crescita del territorio. Tornando ai dintorni del centro commerciale, un’importante area è stata chiusa al traffico veicolare per renderla più sicura e fruibile, collegando il tracciato sia alla ciclopista Locarno-Bellinzona, sia alla zona dei campeggi e delle Bolle. I cartelloni multilingue (in italiano, francese e tedesco), sono collocati in questo particolare luogo ricco di verde e sono in attesa di essere promossi: «Per ora non abbiamo ancora organizzato visite guidate o iniziative specifiche, ma in futuro valuteremo come pubblicizzarlo sia a livello comunale, sia turistico. È probabile che anche le scuole lo utilizzeranno come strumento didattico», conclude Gallicciotti.

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