CdTalk - L'ospite

Gruppo Corriere del Ticino

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  1. 5D AGO

    Damiano Vignuta: «La scuola del futuro? Sarà così»

    👉 https://cdtlink.ch/gordola-burio 👈 A Gordola la rinnovata sede di elementari e asilo «al Burio» sarà pronta per settembre, con la ripresa delle lezioni – Il sindaco, Damiano Vignuta: «Nella struttura tornerà a essere operativa anche la piscina, dismessa vent’anni fa e ora sistemata» 🏫✒️🚸🎒 Il cantiere delle scuole di Gordola «al Burio» - il più importante per il Comune dagli anni Settanta, cioè quando queste furono edificate - è ormai in dirittura d’arrivo: la rinnovata sede di elementari e asilo sarà pronta per settembre, con la ripresa delle lezioni. Si avvia così verso la conclusione un progetto costato oltre 15 milioni e iniziato nel 2024, dopo aver superato - nel 2021 - lo scoglio di un «doppio referendum» che chiedeva di radere al suolo la struttura esistente costruendone una ex novo. Il sindaco Damiano Vignuta al Corriere del Ticino esprime soddisfazione soprattutto per un «fiore all’occhiello»: la piscina interna, che tornerà operativa dopo la dismissione del 2007. «Allieve e allievi potranno di nuovo imparare a nuotare durante l’orario didattico, com’è avvenuto per molte generazioni di gordolesi, tra cui la mia. È uno dei pochi centri in Ticino a vantare un’offerta del genere, che intendiamo anche aprire a gruppi organizzati o società sportive. Per un territorio che vuole essere attrattivo per le famiglie come il nostro, è un valore aggiunto notevole». Gli fa eco il municipale Nicola Domenighetti, titolare del dicastero Formazione: «La gestione dei 300 scolari è stata una sfida che finalmente siamo riusciti a vincere. Ogni tre o quattro mesi dovevamo prevedere il trasloco da un blocco all’altro, mentre i lavori erano in corso con fino a una cinquantina di maestranze impegnate». Ogni classe ha vissuto due spostamenti, il primo nelle aule provvisorie e il secondo in quelle definitive. «Passata l’inaugurazione ufficiale, dovremo stipulare una serie di contratti con le ditte specializzate nei vari servizi, alfine di garantirne la piena funzionalità per un lungo futuro». Nel contempo, le due sezioni dell’infanzia hanno dovuto «accontentarsi» dei due piani di prefabbricati provvisori in via Pentima, occupando buona parte del parco. Prefabbricati che non si vede l’ora di rimuovere e rivendere, magari a Enti locali che devono affrontare risanamenti di istituti comunali, visto che sono stati progettati su misura per quello: «Intanto, restituiremo l’area verde ai bambini», riprende Vignuta. «Alcuni contatti informali ci sono già stati, anche con associazioni, ma al momento non c’è nulla di definito. Per poter procedere è necessaria l’autorizzazione del Consiglio comunale. Più rapidamente si muoverà la procedura, meglio sarà. Il messaggio dovrebbe essere trattato nella seduta di giugno, prima della pausa estiva», conclude il nostro interlocutore, ricordando come l’investimento, per questa parte, sfiori il milione di franchi.

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  2. APR 2

    Nadir Cortesi: «Le imposte non bastano più» e Onsernone cerca donazioni

    👉 https://cdtlink.ch/onsernone-donazioni 👈 Il Comune di montagna lancia una campagna di raccolta fondi destinata a tre progetti scelti a beneficio della comunità – Una prima serata pubblica è in programma l’11 aprile – Il municipale Nadir Cortesi: «Vogliamo aprire il dialogo con la popolazione». Le entrate delle imposte non bastano e così ora si punta sulle donazioni volontarie. Lo ha appena fatto il Comune di Onsernone, nel quale l’80% delle abitazioni è occupato da persone non domiciliate. Ciò significa che solo un quinto della popolazione sostiene la quasi totalità dei servizi comunali, servizi di cui però beneficiano anche i proprietari delle case di vacanza. Una posizione poco sostenibile, soprattutto a lungo termine. Il Municipio, per far fronte alla situazione, ha dunque deciso di avviare una raccolta fondi. «È da un paio d’anni che ci stavamo pensando e ora abbiamo finalmente lanciato l’idea», racconta al Corriere del Ticino Nadir Cortesi, municipale titolare dei dicasteri Educazione, Salute pubblica, Gestione e pianificazione territorio. Una proposta che, perlomeno nel Locarnese, non si era mai sentita né vista. E che va ben oltre le sole elargizioni su base volontaria, andando a disegnare una strategia di ampio respiro che sarà rivelata man mano: «Ci siamo detti che era necessario aprire un dialogo con chi frequenta la valle senza viverci stabilmente. Molti di loro hanno un legame profondo con questa fetta particolare del territorio, spesso da generazioni, e possiedono competenze e sensibilità che potrebbero essere preziose per la comunità. L’obiettivo è creare un ponte tra due mondi». Una serata pubblica è stata organizzata per presentare il nuovo concetto. L’appuntamento è fissato per sabato 11 aprile alle 20 alla sala multiuso di Russo. «È difficile prevedere quante persone parteciperanno: potenzialmente potrebbero essere molte, visto che le residenze secondarie sono quasi mille», osserva ancora il nostro interlocutore, che precisa anche gli ambiti di questa prima fase. La somma che si riuscirà a mettere in cassa, infatti, sarà impiegata per sviluppare tre progetti scelti dall’Esecutivo a beneficio della comunità: l’installazione di defibrillatori, il sostegno al Corpo pompieri e, infine, il completamento del «Sentierone». A proposito del primo, che richiederà alcune migliaia di franchi per i corsi di formazione rivolti agli interessati che si annunceranno - dal momento che le spese di acquisto e messa a punto sono coperte tramite altri finanziamenti -, porterebbe a sette il numero di dispositivi in tutto il comprensorio ancora nel corso di quest’anno. «In una regione discosta come la nostra, i tempi di intervento dei soccorsi possono essere più lunghi e la presenza capillare di questi apparecchi rappresenta un elemento essenziale per aumentare le possibilità di salvare vite». Più «costoso», invece, il secondo capitolo, che «pesa» tra i 50 e i 60 mila franchi annui, esclusi gli investimenti strutturali sullo stabile della caserma e alla sua manutenzione. «Dal 2026, dobbiamo contribuire al Corpo pompieri di montagna Melezza. Un impegno finanziario importante e un sostegno esterno sarebbe prezioso», sottolinea Cortesi. L’ultimo capitolo riguarda la realizzazione del percorso escursionistico che collegherebbe tutte le frazioni, sfruttando una serie di tratti già esistenti, così da evitare la strada cantonale. «Gran parte del tracciato c’è già, tuttavia mancano alcuni segmenti, come tra Mosogno e Berzona, da costruire ex novo. Non abbiamo ancora una stima definitiva, ma ogni contributo può sostenere progettazione, manutenzione o realizzazione delle porzioni non ancora esistenti». Il municipale afferma che l’Esecutivo guidato da Andri Kunz non ha ancora definito se e come ringraziare pubblicamente chi contribuirà. «È presto per stabilirlo: prima vogliamo capire quale sarà la risposta. Personalmente, troverei bello che chi preferisce non donare al Comune possa comunque sostenere un’associazione attiva sul territorio. Perché l’importante è compiere un gesto a beneficio della valle».Infine, un altro degli scopi dell’operazione: aumentare il numero dei residenti. Una «missione» che sarà compiuta nel corso dei vari incontri. «Molti proprietari non portano il domicilio qui, per il timore di non poter più rivendere la casa come residenza secondaria, ma questo vale solo per gli edifici costruiti dopo il 2012 che in Onsernone si contano sulle dita di una mano. C’è quindi molto margine per chiarire dubbi e, magari, convincere qualcuno a compiere il passo».

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  3. MAR 30

    Renato Gallicciotti: «Salviamo il nostro Castello Pedrazzini»

    👉 https://cdtlink.ch/castello-pedrazzini 👈 In questa nuova puntata di CdT-L'ospite—oggi con Renato Gallicciotti, vicesindaco del Comune di Tenero, nonché titolare dei dicasteri Turismo, sport, tempo libero e cultura più Pianificazione e sviluppo territoriale—si parla di un problema con il quale l'Ente locale locarnese è confrontato da decenni, ma la cui soluzione potrebbe essere dietro l'angolo. Il territorio conosciuto per l'attività vitivinicola, il turismo dei numerosi campeggi lungo le rive del lago e lo sport, grazie al centro nazionale, non ha ancora definito quale sarà il destino del maniero in zona Fraccia, sul lato di via San Gottardo e affacciato sulla piazza del paese, tra la chiesa parrocchiale dei santi Pietro e Vincenzo e il ponte sul fiume Verzasca. Il complesso, del Seicento, e quello di Casa Marcacci-Trevani-Pedrazzini, più noto con l’appellativo di Castello Pedrazzini. Ed versa in totale stato di abbandono da parecchio tempo. Il Consiglio di Stato aveva dato via libera alla protezione a livello cantonale del complesso Casa Marcacci-Trevani-Pedrazzini, più noto con l’appellativo di Castello Pedrazzini. Un edificio seicentesco, di proprietà di privati, che da decenni versa in stato di abbandono e che il Comune vorrebbe veder rilanciato come merita. Nel vincolo - che fra l’altro farebbe «salire di livello» la struttura, già riconosciuta a livello locale - era tuttavia raccomandata l’inclusione di tutta la zona, compresa una serie di terreni che si estendono oltre la costruzione stessa. Una questione sulla quale il Municipio aveva fatto sapere di non trovarsi d’accordo. Ora, dunque, sale l’attesa per capire quale sarà la risposta da Bellinzona e, di conseguenza, il destino del maniero in zona Fraccia, sul lato di via San Gottardo e affacciato sulla piazza del paese, tra la chiesa parrocchiale dei santi Pietro e Vincenzo e il ponte sul fiume Verzasca. Un passaggio importante, spiega il vicesindaco Renato Gallicciotti al Corriere del Ticino, perché una volta definiti i contorni, gli attuali proprietari - o eventuali futuri acquirenti - potrebbero accedere a contributi destinati al suo restauro. «Ma l’estensione proposta dalla capitale ci è sembrata eccessiva, avrebbe imposto limitazioni edilizie a numerose proprietà che nulla hanno a che vedere con l’oggetto principale». Il problema più urgente, aggiunge il nostro interlocutore (titolare dei dicasteri Turismo, sport, tempo libero e cultura, nonché Pianificazione e sviluppo territoriale), riguarda il tetto: «Se non viene sistemato, rischia di compromettere l’intero stabile. Come Ente locale ci auguriamo che, una volta chiarito il quadro normativo, si trovi qualcuno disposto a investire nel recupero. Al momento non abbiamo contatti attivi con i proprietari e l’ultimo sopralluogo risale al 2019, insieme ai tecnici cantonali. Sarebbe davvero un peccato perdere questa importante testimonianza». Nel frattempo, dunque, non sono noti progetti in corso. «Spetta ai proprietari presentare eventuali proposte, ma immagino che al momento vorranno capire come si concluderà la procedura. Una volta ottenuto il riconoscimento, avrebbero accesso ai sussidi per il restauro, il che potrebbe facilitare un intervento». Un intervento comunque impegnativo, considerando che l’opera, in stile barocco, è composta da tre ali di due piani da sette locali ciascuno, in parte muniti di soffitti a cassettoni, in parte arcuati. Scoprire, attraverso un pannello trasparente da guardare dalla giusta angolazione, quanto era grande l’antica cartiera. È questo il «piatto forte» del nuovo percorso didattico appena realizzato nella zona riqualificata a sud della stazione ferroviaria di Tenero. «Ci eravamo resi conto che in molti si chiedevano il significato della ciminiera e della grande macina industriale, tuttora protette dal piano regolatore e che devono essere conservate, parte dell’impianto», illustra il vicesindaco Renato Gallicciotti. «Il nostro Comune è cresciuto parecchio negli ultimi decenni e non tutti conoscono la storia del luogo. Questo itinerario serve proprio a raccontarla, sia ai residenti sia ai visitatori, ma soprattutto alle nuove generazioni». Il progetto si inserisce in una cornice più ampia che ha coinvolto le vicine scuole, il cui ampliamento si è appena concluso a settembre con un’opera di quasi 15 milioni, e anche il vicino Lido (in fase di sistemazione con altri tre milioni e mezzo) dagli anni Ottanta di proprietà comunale, ma «nato» come club riservato ai dipendenti di quell’attività ormai scomparsa, che aveva però contribuito parecchio alla crescita del territorio. Tornando ai dintorni del centro commerciale, un’importante area è stata chiusa al traffico veicolare per renderla più sicura e fruibile, collegando il tracciato sia alla ciclopista Locarno-Bellinzona, sia alla zona dei campeggi e delle Bolle. I cartelloni multilingue (in italiano, francese e tedesco), sono collocati in questo particolare luogo ricco di verde e sono in attesa di essere promossi: «Per ora non abbiamo ancora organizzato visite guidate o iniziative specifiche, ma in futuro valuteremo come pubblicizzarlo sia a livello comunale, sia turistico. È probabile che anche le scuole lo utilizzeranno come strumento didattico», conclude Gallicciotti.

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  4. MAR 13

    Carla Speziali: «Facciamo i nostri auguri a Moon&Stars»: nessun ricorso per i concerti estivi in piazza grande nel 2027

    (PUBBLICATO IL 27 GENNAIO)👉 https://www.cdt.ch/news/ticino/facciamo-gli-auguri-a-moonstars-417257 👈 Parla Carla Speziali, rappresentante legale della TAKK ab di André Béchir: «Il termine per ricorrere contro la decisione di assegnare la rassegna di concerti estivi in piazza Grande a Locarno al concorrente Dani Büchi è scaduto e non intendiamo ricorrere. Ora puntiamo tutto sull'aggiudicazione per il quinquennio 2028-2032» 🎵🎙️ Alla fine, il ricorso non ci sarà. Resta dunque valida l’assegnazione diretta del Municipio di Locarno alla Moon&Stars Festival SA di Dani Büchi per l’organizzazione della rassegna di concerti estivi in piazza Grande nel 2027. Una scelta compiuta dall’Esecutivo per sbloccare l’impasse che si era creata a seguito di un ricorso da parte di un esercente, che poteva mettere a rischio tutta la manifestazione. Il nuovo bando - che vede in lizza anche una terza società, oltre alle due citate - coprirà dunque il periodo 2028-2032, mentre per l’anno prossimo, appunto, ci penserà ancora Moon&Stars. E così, la TAKK ab di André Béchir, fra l’altro creatore della stessa kermesse che negli anni è passata di mano fino all’attuale gestione, inizialmente stava pensando di farsi avanti. Ma, alla fine, ha desistito: «Facciamo gli auguri ai nostri concorrenti per un’edizione di successo. Ora puntiamo tutto sull’aggiudicazione del quinquennio 2028-2032», riferisce al Corriere del Ticino Carla Speziali, rappresentante legale della società. «Il termine per presentare un ricorso è scaduto ieri, lunedì (26 gennaio 2026, ndr.), e abbiamo deciso di non impugnare la decisione. In realtà l’orientamento era già questo fin dall'inizio. Negli ultimi giorni abbiamo fatto ulteriori valutazioni, ma la conclusione non è cambiata. Consideriamo infatti il 2027 un anno di passaggio, poiché il concorso è ancora in corso e riguarda gli anni successivi. In quest’ottica, l’argomento della continuità, su cui il Municipio ha insistito, a nostro avviso ha un suo peso», ribadisce la nostra interlocutrice, che conferma la scelta di concentrare le energie sull’esito della procedura che determinerà l’assegnazione dal 2028 al 2032: «È parso sensato riconoscere una logica nella sequenza: chi si occupa dell’edizione 2026 prosegue anche nel 2027, garantendo una certa linearità nel lavoro. Ci tengo inoltre a riportare la posizione espressa dai miei clienti, in particolare da Sébastien Vuignier, che ha voluto formulare i migliori auguri a Moon&Stars di Dani Büchi affinché l’edizione 2027 sia di alto livello. Così come, ovviamente, quella del 2026, che rappresenta la base stessa della candidatura che abbiamo presentato. Per noi, la priorità resta offrire qualità costante, e riteniamo di aver proposto un progetto molto solido sia per il 2027 sia, soprattutto, per il periodo 2028-2032 messo a concorso, con l’obiettivo di garantire un’edizione curata e all’altezza delle aspettative negli anni a venire». Dal punto di vista dell’immagine, aprire una candidatura con un ricorso non sarebbe stato l’ideale, sottolinea Speziali. «Questo non significa, però, che non ci consideriamo un interlocutore adatto all’organizzazione dei concerti; anzi, vi sono elementi che meritano di essere ribaditi. L’esperienza accumulata da André Béchir e da Sébastien Vuignier, insieme alla rete di contatti costruita negli anni, unica nel suo genere e che permette un accesso privilegiato a grandi artisti e ai loro manager, rappresenta un valore aggiunto notevole e una garanzia di standard elevati. A questo, si aggiungono la solidità finanziaria, l’affidabilità e le competenze organizzative maturate già negli anni in cui Béchir ha curato i concerti di Moon&Stars. Tutti fattori che, a mio giudizio, dimostrano come abbiamo tutte le carte in regola per ottenere l’assegnazione». Dal punto di vista pratico, presentare un ricorso avrebbe inevitabilmente creato complicazioni, conferma la rappresentante legale: «Sì, più passava il tempo, più ridotti diventavano i margini per organizzare un’edizione di livello, e questo è anche il motivo per cui abbiamo sollecitato a più riprese una decisione. Preparare un evento così complesso richiede tempistiche adeguate, e affrontarlo con scadenze troppo ravvicinate sarebbe stato estremamente impegnativo».

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  5. MAR 6

    Marco Solari: «Io, cittadino onorario, di Locarno vi dico che...»

    👉 https://cdtlink.ch/marco-solari 👈 Parla Marco Solari, due volte «onorario»: sia come cittadino, sia come presidente del Festival del film - «Ho scelto un basso profilo, ma non sono un fantasma» Si ringraziano per la collaborazione: Riccardo Lombardo e il Locarno Film Festival, la scuola di cinema Cisa di Locarno (Conservatorio internazionale di scienze audiovisive) e Davide Macchi 💪🦁💙 Marco Solari, due volte «onorario»: sia come cittadino di Locarno, sia come presidente del Festival del film. Ha scelto di tenere un basso profilo, ma ha deciso di concedere un’intervista: «All’inizio non volevo, ma avete fatto leva sul mio senso del dovere», dice al Corriere del Ticino. Già ci sono stati due libri, uno di Matilde Casasopra e una biografia in tedesco «per tentare di spiegare il Ticino ai non ticinesi». In più seminari e conferenze (come quella che si terrà domani, martedì 4 marzo alle 18, alla Biblioteca popolare di Ascona). 💪🦁💙 🟦Perché ha scelto di mantenere un basso profilo e farsi vedere meno? «Perché mi sembrava la cosa più corretta. Chi conclude un incarico dovrebbe farlo con discrezione. Mi riconosco in quella massima dei patrizi bernesi: “Servire e poi sparire”». 🟦Cosa l’ha convinta, oggi, ad accettare questa intervista da cittadino onorario di Locarno? «Avete fatto leva sul mio senso del dovere. Non si può dire sempre no, altrimenti si rischia davvero di diventare un fantasma. Ogni tanto bisogna mostrarsi». 🟦Le manca la vita del Festival? «La nostalgia c’è, eccome: degli anni intensi, dei collaboratori, e soprattutto del pubblico di piazza Grande, che era meraviglioso. Vivo comunque tutto ciò con tranquillità e un equilibrio sereno». 🟦Cosa significa «cultura»? «Di definizioni ne esistono migliaia, ma quella che sento più vicina è un po’ kantiana: la capacità di stupirsi davanti al cielo stellato e, allo stesso tempo, di riconoscere dentro di sé la legge morale». 🟦Oggi incontra spesso il pubblico in contesti più raccolti. «È un rapporto più intimo, direi anche più profondo. In piazza Grande parlavo davanti a ottomila persone, e ogni parola aveva un peso enorme. Ora il dialogo è più vicino, più caldo. È un’altra forma di intensità». 🟦Ha delle figure di riferimento? «Da giovane, quando dirigevo l’Ente del turismo, frequentai persone come Piero Bianconi, Virgilio Gilardoni, Plinio Martini. Hanno influenzato il mio modo di guardare al Ticino». 🟦E in politica? «Sono stato vicino a Flavio Cotti e Pascal Delamuraz. Ho avuto un ottimo rapporto con Marina Masoni». 🟦Nel mondo imprenditoriale? «Moritz Suter fu un compagno di tante avventure, soprattutto per l’aeroporto di Agno. E una figura che mi colpì profondamente fu Angelo Conti Rossini: un ristoratore, un intellettuale, un maestro di vita». 🟦Ha conosciuto Sandro Pertini: che impressione le lasciò? «Indelebile. Un giorno, durante una visita ufficiale negli anni Ottanta a Morcote, al mattino presto, parlammo da soli per un momento. Gli chiesi degli anni in prigione». 🟦Cosa le disse? «Mi rispose con una frase che conservo ancora: “Mai piegarsi alla prepotenza. Mantieni la fiducia, così non perderai la tua dignità”. È stato un uomo di una sincerità disarmante». 🟦Che cosa rappresentò il 700. della Confederazione? «Fu molto più di un anniversario. Era un’occasione per interrogarsi sul futuro del Paese. Ricordo l’inaugurazione sotto la tenda di Botta a Bellinzona: da una parte i gruppi folkloristici legati al fuoco, dall’altra discorsi memorabili. Quello di Jean Starobinski rimane, per me, il più bello dell’anno celebrativo». 🟦Quando è iniziato il suo legame con il Festival del Film? «Nel 1973. Raimondo Rezzonico, allora presidente, mi chiamò per occuparmi dei rapporti con la stampa. Fu lui a salvare il Festival in un momento delicato. Poi, nel 2000, con una nuova crisi in corso, mi venne chiesto di assumere la presidenza». 🟦Oggi, come presidente onorario, ha ancora voce nelle decisioni? «No. Ed è giusto così. Chi lascia un incarico deve garantire la libertà dei successori. Dico sempre: il suocero entra in casa della nuora solo se invitato». 🟦Qual è stata la serata più bella della sua presidenza? «Senza dubbio l’ultima. Bellissima e malinconica insieme. Salutare quel pubblico così sensibile fu molto toccante. Quando chiamai mia moglie sul palco, il suo sorriso illuminò la piazza: molti scoprirono allora che sono sposato».

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  6. FEB 2

    «Oggi parlare di aggregazioni a Locarno non è più un tabù»

    👉 https://cdtlink.ch/loc.aggregazione 👈 «Oggi parlare di aggregazioni a Locarno non è più un tabù» 😃💪🦁💙 Procede a passo spedito il lavoro «dietro le quinte» per immaginare delle fusioni tra i Comuni del distretto – Marzio Della Santa, caposezione Enti locali: «Un sondaggio rileva tanto benessere, dunque la missione resta sempre difficile» 😃💪🦁💙 Nel distretto di Locarno la parola «aggregazioni» non è più un tabù. Non fa più scalpore come un tempo, perché il tema è ormai entrato nella fase operativa e qualcosa inizia a muoversi anche al di fuori delle scrivanie di alcuni uffici. Lo conferma il caposezione degli Enti locali Marzio Della Santa al Corriere del Ticino, che commenta i risultati freschi freschi di un sondaggio sulla qualità della vita sottoposto alla popolazione dei «fantastici sette»: Locarno, Losone, Orselina, Brione sopra Minusio (nello scenario «Urbano»), Tenero, Mergoscia (di quello denominato «Piano», con Minusio a far parte di entrambi). 😃💪🦁💙 «Rileviamo tanto benessere, dunque la missione resta difficile. Entriamo nel campo delle opportunità e non delle necessità. Ed è più che comprensibile: se sto bene, perché dovrei cambiare?», si chiede l’esperto interpretando un sentimento diffuso. Un grande «ritratto» scattato a suon di dati, insomma, per capire punti di forza, criticità e aspettative che servirà, d’ora in poi, come base di valutazione per l’eventuale «grande passo». Le «fotografie» saranno presentate nel corso di una serata pubblica dedicata, organizzata in ognuna delle località coinvolte. Inoltre, a inizio marzo al Palexpo (ex Fevi) si terrà un grande laboratorio al quale prenderanno parte poco meno di duecento persone in rappresentanza delle istituzioni locali, della società civile e del tessuto economico di ogni realtà, incluso alcuni esperti o politici che hanno a cuore l’annosa questione rimasta ferma tanto a lungo, mentre nel resto del Cantone i poli hanno iniziato ad avere più peso grazie ai vari «matrimoni» istituzionali. «Oltre all’indagine, abbiamo condotto pure un’analisi dei dati finanziari e delle prestazioni offerte dagli enti locali, non tanto per valutare la loro “salute” contabile, quanto piuttosto per capire, nel concreto, che cosa i sette Comuni mettono a disposizione della cittadinanza e in che misura contribuiscono a farla stare bene e, più in generale, alla competitività del territorio», continua il nostro interlocutore, che snocciola alcuni dettagli sulla ricerca: il tasso di partecipazione, sul fronte delle persone fisiche, è stata attorno al 20%, pari a oltre 6.000 questionari compilati su una popolazione di circa 31.000 abitanti. «Si tratta di un risultato considerevole per questo tipo di consultazioni, soprattutto se si tiene conto delle dimensioni relativamente ridotte del comprensorio». La partecipazione delle aziende è stata più contenuta, intorno al 10%, «ma comunque sufficiente per fornire indicazioni statisticamente utilizzabili». Entrando nel merito dei contenuti, il livello di soddisfazione espresso è alto o molto alto per circa il 90% dei partecipanti: «Un dato che testimonia sia la qualità di vita percepita, sia il contributo concreto delle istituzioni attraverso servizi e iniziative». Scorrendo i numeri, saltano all’occhio alcune differenze generazionali. 😃💪🦁💙 L’apprezzamento cresce con l’età, mentre tra i più giovani, in particolare nella fascia tra i 20 e i 25 anni, affiorano segnali di maggiore fragilità: «Un elemento che ritroviamo anche in altri studi e che rimanda a difficoltà più ampie, non solo locali». Interessante è anche l’analisi delle singole dimensioni del benessere: ambiente, sicurezza, abitazione e servizi di pubblica utilità risultano tra gli aspetti più graditi. Al contrario, il tema del lavoro e della conciliazione tra vita professionale e privata appare più critico, «seppure da leggere con cautela, considerando la minore partecipazione di alcune fasce coinvolte». Infine, una curiosità al capitolo «mobilità»: «Lo si sarebbe potuto aspettare come elemento problematico in un territorio come il Locarnese. In realtà, emerge qualche criticità, ma senza scarti marcati rispetto ad altri ambiti».

    14 min
  7. JAN 28

    Dopo l'alluvione: ponti, ricucitura e Lido Alpino, ecco i cantieri che risollevano Cevio

    👉 https://cdtlink.ch/cantieri-cevio 👈 Dopo l'alluvione: ponti, ricucitura e Lido Alpino: ecco tutti i cantieri che risollevano Cevio 💪🌉🏔️😌 La sindaca Wanda Dadò elenca i diversi progetti che daranno un futuro al territorio, tra passerelle o passaggi da ricostruire e opere di messa in sicurezza: «Tra le priorità vi è quella di restituire la dimensione rurale alla zona di Fontana» 💪🌉🏔️😌 Piano piano, Cevio si risolleva. Non solo per il ponte di Visletto che il Cantone sta ricostruendo e il cui cantiere sta entrando nella sua fase cruciale, ma anche i vari progetti in campo, tra passaggi, passerelle e opere di messa in sicurezza. Senza dimenticare uno sguardo al futuro Lido Alpino, il centro balneare che dovrà ridare ossigeno al Comune colpito dalla tragica alluvione che si era abbattuta nella notte tra il 29 e il 30 giugno 2024 anche sulla vicina Lavizzara, causando in tutto otto morti. Ed è proprio la sindaca, Wanda Dadò, a fare il punto al Corriere del Ticino sulle numerose questioni da affrontare. A partire dall’acquedotto di Fontana: «I lavori stanno avanzando e in questo periodo ci stiamo concentrando sul consolidamento e sulla messa in sicurezza della struttura, approfittando del livello dell’acqua ancora basso. L’obiettivo è completare gli interventi principali prima dell’arrivo delle piogge primaverili, così da avere la parte essenziale già conclusa». E quando si parla della frazione della val Bavona non si può non ricordarsi dell’enorme frana di 300mila metri cubi, composta anche da massi giganteschi, che ha devastato il piccolo insediamento, creando una sorta di «ferita» tra le vicine Bosco e Mondada. Ferita che sarà curata, appunto, con il progetto di ricucitura: «Circa un mese fa, sono stati selezionati tre gruppi multidisciplinari incaricati di elaborare le proposte progettuali. Stanno finalizzando i loro masterplan, che presenteranno a marzo insieme all’offerta completa. Successivamente, la direzione di progetto dovrà valutare e scegliere il gruppo che proseguirà nella fase di progettazione vera e propria», evidenzia Dadò, che precisa alcuni contorni relativi alle cifre: «Quando il Gran Consiglio aveva affrontato il messaggio lo scorso settembre, erano stati inizialmente stanziati 200mila franchi per questa fase. Considerata però la complessità della sfida, il Parlamento cantonale ha deciso di raddoppiare il contributo a 400mila, approvandolo all’unanimità». Oltre a questo, anche la raccolta fondi privata sta andando avanti. «L’orizzonte temporale è ampio, ma l’idea condivisa dalla direzione di progetto è di procedere gradualmente: non aspetteremo di avere un piano definitivo per iniziare a intervenire», dice ancora Dadò. «Se emergeranno necessità prioritarie e già chiaramente individuate, si potrà partire con quelle, come il recupero di alcuni terreni agricoli. È importante restituire quanto prima anche la dimensione rurale della zona». Il mese prossimo, poi, è in programma una serata dedicata alla presentazione del percorso partecipativo. Il rapporto, elaborato dagli specialisti di «Consultati» dopo aver raccolto esigenze e proposte della popolazione, dei proprietari dei terreni e degli agricoltori, è stato già esaminato dalla direzione di progetto. «Questo materiale servirà come strumento aggiuntivo, perché racchiude ciò che la comunità immagina per questa pittoresca fetta di territorio». Tornando al presente «in corso», rientra di competenza locale anche la passerella di Cavergno, in fase di ricostruzione: «I basamenti sono pronti e il montaggio della struttura è previsto entro il prossimo mese. Per questo intervento abbiamo ricevuto contributi molto significativi, in particolare dalla Curia vescovile e da due Comuni, uno ticinese e uno del Canton Ginevra». In parallelo, prosegue anche il ripristino del ponte di San Rocco a Bignasco, «finanziato grazie all’impegno congiunto di diversi Rotary. Le imprese sono al lavoro su entrambi questi settori». Infine, largo anche a visioni per un domani di rilancio, con il Lido Alpino (il centro balneare al coperto nato dalle «ceneri» della piscina di Bignasco): «Martedì scorso abbiamo organizzato un evento pubblico per presentare i passi successivi dopo l’approvazione, a dicembre, del credito per la progettazione definitiva».

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