Marco Camisani Calzolari Podcast

Marco Camisani Calzolari

Marco Camisani Calzolari è docente universitario, consulente, autore, divulgatore scientifico, personaggio pubblico e Cyberumanista. È Cavaliere della Repubblica dell’Ordine della Stella d’Italia, Poliziotto ad honorem e Freeman of the City of London.

  1. 3h ago

    Hanno fregato l'AI con l'AI e si sono presi gli account

    Hanno preso il controllo dell'account Instagram della Casa Bianca di Obama. Senza virus, senza phishing. Hanno parlato con l'assistente AI di Meta finché non gli ha aperto la porta.Su Telegram, questo fine settimana, giravano le istruzioni. Una VPN per sembrare nella stessa città del proprietario dell'account. Una richiesta di reset della password. E poi al bot di Meta bastava chiedere di aggiungere una mail nuova sull'account di un altro. Il codice di conferma arrivava a loro. Account preso.Non hanno bucato niente. Hanno solo convinto un assistente AI a fidarsi. Quel bot trattava chiunque ci parlasse come se fosse il proprietario, senza verificare niente. Un dipendente in carne e ossa ogni tanto si insospettisce. Una macchina addestrata a essere sempre d'aiuto dice sempre di sì.Hanno colpito profili enormi. La Casa Bianca di Obama, ferma dal 2017. Il sottufficiale più alto della Space Force americana. Riempiti di immagini e messaggi filo iraniani. Alcuni nomi utente corti, quelli che sul mercato grigio valgono cifre a sei zeri, rivenduti su Telegram in pochi minuti.A marzo Meta aveva annunciato che all'assistenza ci avrebbe pensato l'AI, reset delle password compresi. La stessa AI che dovrebbe proteggere il nostro accesso può essere convinta a regalarlo a uno sconosciuto.Quando l'AI sbaglia e ci svuota l'account, chi paga? Non chi l'ha messa lì al posto di una persona. Meta ha risparmiato sull'assistenza, e il conto lo paghiamo noi che perdiamo il profilo.Voi cosa ne pensate?#DecisioniArtificiali #MCC #IntelligenzaArtificiale #Cybersecurity #AIbot

    2 min
  2. 1d ago

    Mi rifaccia il volto uguale ai filtri dell'AI!

    Un chirurgo estetico che conosco qui a New York mi ha detto che ci sono sempre più pazienti che gli arrivano con una foto in mano e gli chiedono di rifargli la faccia identica a quella. E non è la foto di loro da giovani, ma una faccia che ha generato l'Intelligenza Artificiale!Andare dal chirurgo per sembrare più giovani lo facciamo da sempre, niente di nuovo. Adesso però chiedono lineamenti che nessun essere umano ha mai avuto: simmetria perfetta, pelle senza un poro, zigomi disegnati al millimetro. Una faccia da macchina.Perché un filtro non ha ossa, non ha una pelle che invecchia, non ha un'età. Tu hai il tuo zigomo, lui disegna lo zigomo che gli pare. Sputa fuori un viso levigato, identico a destra e a sinistra, perfetto come solo una macchina sa essere. E il cervello lo prende per un traguardo possibile.Lo abbiamo già visto coi filtri di Instagram e Snapchat. Bambine di 10 anni, truccate e vestite come adulte, davanti allo specchio a cercare un difetto che prima non c'era, che non c'è mai stato. Adesso peggiora: l'AI ti restituisce un'altra specie, un te che non è mai stato umano.Ora i filtri delle app sono roba per giocare, ma le usano come specchio. Uno specchio che ci convince che la faccia sbagliata è quella vera.Insomma, l'AI forse troverà la cura per tutti i tumori. Ma nel frattempo, nel 2026, si va dal chirurgo con in mano la foto di una persona che non c'è, e gli si chiede di diventare quella cosa lì!Voi cosa ne pensate?#DecisioniArtificiali #MCC #IntelligenzaArtificiale #FiltriAI #BellezzaDigitale   ✅ Ora che vivo a New York tocca definire con anticipo le settimane in cui sarò in Italia nei prossimi mesi. La email di chi mi gestisce gli ingaggi per gli eventi è: management@camisanicalzolari.com 👉 Se leggete questo commento mettetegli un like così rimane visibile in cima. Grazie📕 È uscito il libro Decisioni Artificiali!https://www.amazon.it/dp/B0GVQ311PL

    2 min
  3. 2d ago

    Le nuove regole USA sull'AI

    Per mesi qui negli Stati Uniti sull'Intelligenza Artificiale la linea è stata una sola. Lasciate fare: niente regole, niente freni, correte più veloce della Cina. Da oggi qualcosa si muove.Trump ha firmato un ordine esecutivo che chiede alle aziende di far vedere al governo i loro nuovi modelli prima di darli al pubblico. Trenta giorni per guardarci dentro, prima dell'uscita.Poi però leggi bene ed è volontario. C'è scritto esplicitamente che nessuno è obbligato, nessuna licenza, nessun permesso preventivo. Trenta giorni, e solo se le aziende ci stanno. Nella prima bozza erano novanta, poi sono scesi a trenta, e una parte dell'industria spingeva per fermarsi a due settimane. L'ex consigliere AI della Casa Bianca prima si era opposto, poi ha dato l'ok quando il tempo si è accorciato.Vogliono guardare cosa sa fare davvero un modello prima che finisca nelle mani di tutti. Soprattutto sulla sicurezza. Pensano a una specie di centrale dove raccogliere le falle che le AI scoprono, e avvisare ospedali, banche e infrastrutture prima che quelle falle diventino un'arma.In Europa su questo lavoriamo da anni. Io stesso ho contribuito al Code of Practice dell'AI Act e alla legge sull'Intelligenza Artificiale italiana. Là gli obblighi sono obblighi. Qui per ora è un invito.Un governo che fino a ieri diceva di non toccare niente oggi vuole aprire le macchine prima che escano. È un passo piccolo e volontario, ma va nella direzione giusta. Per la prima volta.Voi cosa ne pensate?#DecisioniArtificiali #MCC #IntelligenzaArtificiale #Tecnologia

    2 min
  4. 3d ago

    L'AI ce l'hanno regalata. Ora arriva il conto vero

    L'AI ce l'hanno regalata. Ora arriva il conto vero In un video precedente ho letto alcuni commenti che dicevano "ma come fai a spendere 300 dollari al giorno con un'Intelligenza Artificiale?". Per molti è una cifra fuori dal mondo, ma tra poco sarà la normalità per chi lavora davvero con l'AI. Sino a oggi l'AI ce l'hanno regalata: venti dollari al mese, qualcuno meno, qualcuno gratis. Ci siamo abituati a quei numeri lì e abbiamo creduto che quello fosse il prezzo dell'AI. È un prezzo politico, costruito apposta per farci entrare, per farci abituare, per crearci la dipendenza. Quando chattiamo con un'AI consumiamo poco: domanda, risposta, qualche token, finita lì. È quello che fa quasi tutta la gente. Ma quando le diciamo "vai, leggi quei documenti, confronta le fonti, ragiona, torna con un risultato serio" cambia tutto: apre il browser, legge, prende contesto, ricomincia, ragiona ancora, va avanti per ore al posto nostro. Io lavoro così tutti i giorni, anche se chiaramente dipende da che lavoro fai. Ho speso anche più di 300 dollari al giorno per una sola analisi: Opus e ragionamento esteso via API, finestre di contesto piene, agente che gira per cinque ore di fila. I token diventano milioni. Trecento dollari al giorno per un'analisi seria oggi non è una cifra strana, e tra poco saranno molti di più. A spenderli saranno aziende intere, con cifre enormi, non singoli professionisti come me. Pensateci: se dobbiamo dare 300 dollari a una persona che si mette ad analizzarci tutti i social e magari ci dà un bellissimo report, in certi casi non lo consideriamo un prezzo così alto. Però se lo facciamo fare a una macchina, ci sembra un prezzo incredibile. Stiamo confondendo il prezzo della chat con il prezzo dell'AI agentica, quella vera. La chat è un giocattolo sovvenzionato, ci entriamo dentro pagando pochi spiccioli. L'AI che lavora davvero costa quello che costa, perché brucia calcolo, energia, infrastruttura. Non ci stiamo rendendo conto di cosa sia davvero l'AI oggi: non sappiamo cosa sta facendo, non sappiamo cosa costa, non sappiamo cosa sta arrivando. E io voglio aiutare le persone a capirci un pochino di più, perché ci siamo abituati a quei venti dollari al mese e abbiamo creduto che quello fosse il suo valore, e si può confondere molto. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #IntelligenzaArtificiale #CostiAI #Tecnologia

    3 min
  5. 4d ago

    La ragione per cui si bannano i prodotti cinesi

    Qui negli Stati Uniti hanno presentato un disegno di legge per bloccare le auto cinesi dal mercato americano. Software dal 2027, hardware dal 2030. Si chiama Connected Vehicle Security Act.La ragione? Sussidi, posti di lavoro, concorrenza sleale, paura dei prezzi più bassi? Tutto vero. Ma vedete, sotto c'è anche dell'altro, e con la politica c'entra poco.Dentro un microprocessore spesso non si può guardare. Dentro un chip saldato in fabbrica con dentro istruzioni crittate non si entra.Questo vuol dire che un produttore può inserire una backdoor. Ovvero una porta nascosta che si apre con il comando giusto, mandato dal paese di origine, e dà accesso al dispositivo e gli fa fare quello che vuole.Ecco perché gli Stati Uniti hanno già iniziato tempo fa a bannare i router cinesi. Un router vede tutto il traffico di una casa o di un ufficio. Bastano poche righe dentro l'hardware ben nascoste per leggerlo o per dirottarlo altrove.Lo stesso ragionamento si sposta sugli oggetti fisici che arrivano dalla Cina. Auto connesse, robot umanoidi, macchine che frenano, accelerano, sterzano via software.Un'auto connessa è un computer su quattro ruote che pesa due tonnellate. Se chi controlla il software decide, da remoto, di non frenare, l'auto non frena. Se decide che migliaia di auto, nello stesso momento, sterzano contro un marciapiede, accade.Tecnicamente possono farlo. La differenza fra "possono" e "fanno" è una decisione politica. In Cina le aziende sono obbligate per legge a collaborare con i servizi di sicurezza se richiesto, e non è l'unico stato che fa così. Lo prevede la National Intelligence Law del 2017.Poi ognuno si fida di chi vuole. Il rischio oggettivo, tecnico, non sparisce perché un prodotto è economico, ben fatto o ottimo all'apparenza.Ma non a tutti è chiaro questo aspetto e penso che invece sia importante comprenderlo per farvi un'opinione più chiara delle ragioni per cui stanno vietando hardware dalla Cina, qui negli Stati Uniti e presto forse anche in Europa.Voi cosa ne pensate?#DecisioniArtificiali #MCC #SicurezzaDigitale #AutoConnesse #Cybersecurity

    3 min
  6. 5d ago

    Gli errori più comuni delle aziende quando introducono l'AI nei processi

    L'AI in azienda quasi sempre purtroppo alla fine non porta valore. Si compra, si installa, e spesso si abbandona. Ed è un vero peccato perché presto quell'azienda ne pagherà caro l'errore.Sette imprese europee su dieci non la usano perché dicono che non sanno come si usa. In Italia siamo a quasi sei su dieci. Hanno valutato ma poi si sono fermate perché mancano le competenze.Poi ci sono gli annunci di lavoro che chiedono di saper usare l'AI che sono sestuplicati in un anno. In Italia le assunzioni legate all'AI crescono più del totale delle assunzioni ed entro il 2030, 59 lavoratori su 100 dovranno reimparare il mestiere e il 63% dei datori di lavoro dice già oggi che il divario di competenze è il problema numero uno.Quando un'azienda compra l'AI, pensa di aver risolto. Licenze, consulenti, proof of concept. Poi il progetto muore. Il 10% del valore dell'AI viene dagli algoritmi. Il 20% dai dati. Il 70% viene dalle persone, dai processi, dalla cultura.E quel 70% viene tagliato per primo nei budget.Negli Stati Uniti la formazione sull'AI è cercata, comprata, integrata. In Europa la domanda di percorsi formativi su questo tema è ancora più bassa. Compriamo lo strumento, ma poi l'azienda resta uguale. E quando va bene, un dipendente fan di qualche fuffaguru compra il corso sbagliato e fa ancora più danni di prima.Io faccio eventi di consapevolezza per le aziende da anni, e lo vedo. Dopo l'evento l'attenzione sale per qualche settimana. Poi torna tutto come prima. La formazione una tantum non funziona. Serve continuità. E quelle che poi risolvono sono quelle per cui faccio video ogni mese, continuativi. Un evento serve, ma non basta.Poi c'è quello che le aziende non vedono. La shadow AI. I dipendenti che usano ChatGPT, Claude, Gemini di nascosto, senza policy, senza supervisione, con dentro i dati dell'azienda. Un amico CIO di una grande società qui a New York mi ha confessato di averlo scoperto guardando il traffico di rete. Non sapeva che metà del suo team caricava documenti riservati su un'AI gratuita.Per cui un conto è "comprare l'AI" e un conto è ripensare all'organizzazione come AI-driven che è un'altra cosa. Rifacciamo i processi, le responsabilità, le metriche, le abitudini. Lento, scomodo, costoso. Lo so, ma chi non lo fa resta indietro e rischia di chiudere presto…#DecisioniArtificiali #MCC ✅ Ora che vivo a New York tocca definire con anticipo le settimane in cui sarò in Italia nei prossimi mesi. La email di chi mi gestisce gli ingaggi per gli eventi è: management@camisanicalzolari.com📕 È uscito il libro Decisioni Artificiali!https://www.amazon.it/dp/B0GVQ311PL🔍 GUARDA ANCHE: https://www.youtube.com/watch?v=G6LJUWKgZg8

    3 min

About

Marco Camisani Calzolari è docente universitario, consulente, autore, divulgatore scientifico, personaggio pubblico e Cyberumanista. È Cavaliere della Repubblica dell’Ordine della Stella d’Italia, Poliziotto ad honorem e Freeman of the City of London.

You Might Also Like