Diario siriano e dintorni

Armadilla

Troppo spesso, il Medio Oriente viene raccontato secondo schemi, pregiudizi e categorie che nella migliore delle ipotesi sono datate e nella peggiore sono false. Insieme a Marco Magnano e Marco Pasquini (direttore della Cooperativa Armadilla) sfoglieremo le pagine del nostro "Diario Siriano" per trovare storie e sguardi che ci permettono di avere una visione più chiara e attuale di un territorio da sempre al confine tra culture e schieramenti. Al centro della scena troveremo spesso gli ultimi, le persone che pagano le conseguenze più gravi delle scelte compiute da chi invece sta al vertice.

  1. 03/28/2023

    S02E09 - Diplomazia e droni, la Siria a un bivio

    Oggi parliamo di due importanti momenti diplomatici dell’ultimo mese, cercando al tempo stesso di calarci sul terreno, dove le buone intenzioni spesso lasciano il posto al conflitto. Venerdì 10 marzo a Pechino è stato firmato un accordo tra Iran e Arabia Saudita per ristabilire relazioni diplomatiche e per riaprire le loro ambasciate nelle rispettive capitali. Questo accordo è stato annunciato in maniera congiunta dalle agenzie di stampa ufficiali dei due Paesi, e ci porta a diverse considerazioni: prima di tutto, Iran e Arabia Saudita sono due tra le più influenti potenze regionali dell’area e sono considerate rivali su praticamente ogni aspetto, dalle alleanze all’idea di Stato. In seconda battuta, questo accordo arriva in anni di grande tensione regionale, segnata dalla guerra in Siria, quella in Yemen, la crisi nerissima del Libano, il ritorno dei Talebani in Afghanistan e senza dimenticare il tunnel politico in cui sembra essersi infilato Israele, in cui da settimane vediamo proteste sempre più forti e una reazione sempre più dura da parte del governo. Per questo motivo, diventa estremamente importante un altro accordo, quello del 23 marzo tra Siria e Arabia Saudita, anche in questo caso con lo stesso risultato. In particolare, le ambasciate di Siria e Arabia Saudita a Riad e Damasco dovrebbero riaprire verso la fine del Ramadan, che cadrà il 20 aprile, in vista poi della possibile riammissione di Damasco nella Lega Araba, da cui era stata esclusa nel 2012 per via della guerra civile. Il problema è che, se da un lato ci sono segnali piuttosto incoraggianti di una nuova stagione regionale in cui i conflitti via via si cominciano a gestire, dall’altra sul terreno stiamo assistendo a un nuovo rischio di escalation militare. Giovedì 23 marzo, proprio mentre Damasco e Riad annunciavano questa nuova fase diplomatica, un soldato privato in forza all’esercito statunitense è stato ucciso in una base militare nel nord-est della Siria, nella zona di Hasakah, da un drone autodistruttivo. Immediatamente dopo l’attacco, il Pentagono ha dichiarato che il drone era di “origine iraniana” e ha disposto attacchi aerei nella Siria orientale, nella zona di Deir-Ez-Zur, su strutture utilizzate dal Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche iraniane, uccidendo 14 persone. Dove ci porta questa contraddizione? Difficile avere una risposta certa.

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  2. 02/28/2023

    S02E07 - Libano, il Paese dei dollari

    La banconota da 100.000 lire libanesi è la più grande disponibile a Beirut e dintorni. Appena quattro anni fa valeva 66 dollari statunitensi e il sistema del cambio ancorato è ancora ufficialmente valido. Eppure oggi nel Paese si vive con una moltitudine di cambi, da quello legale, su cui si pagano tasse e stipendi e che abbatte il valore della banconota a 6 dollari e 60 centesimi, fino a quello "di mercato" (un modo elegante per definire il cambio nero), per cui un dollaro cambia a oltre 85.000 lire. Insomma, nell'economia reale, per avere in tasca 66 dollari servono 50 banconote del taglio più grande disponibile.  Al tempo stesso i prezzi continuano a salire, con un tasso d’inflazione vicino al 700%, ma difficile da misurare in assenza di dati ufficiali. La crisi valutaria è lo specchio più evidente del crollo del sistema-Libano, finito in una spirale economica, politica e diplomatica da cui sembra impossibile uscire. Sin dall'inizio dell'attuale crisi, cominciata nel 2019, si discute dell'ipotesi di abbandonare la lira e di adottare ufficialmente il dollaro statunitense come valuta allo scopo di stabilizzare l'economia libanese. Tuttavia, se da un lato la dollarizzazione è già avvenuta per alcuni settori e per alcune fasce di popolazione, la sensazione è che, senza affrontare le cause profonde dell'instabilità del sistema, non ci sia valuta che possa mitigare la crisi. Per mettere ordine nella questione, oggi è con noi Clara Capelli, economista dello sviluppo, esperta di Medio oriente e Nord Africa.

    S02E07 - Libano, il Paese dei dollari
  3. 12/13/2022

    S02E04 - L'ombra di Ankara sulla Siria

    La nostra pagina di diario oggi ha una data molto precisa: domenica 13 novembre 2022. è il giorno in cui nel centro di Istanbul un attentato ha provocato 6 morti e numerosi feriti. Le conseguenze di questo evento sono molte e oggi cercheremo di capire che cosa significano per la Siria.  Il governo turco ha subito puntato il dito contro il PKK, il partito dei Lavoratori del Kurdistan. Ma al dì là delle conseguenze interne, le ricadute sulla Siria sono sicuramente di grande portata. Esattamente una settimana dopo, la Turchia ha avviato una delle operazioni militari aeree più importanti degli ultimi anni contro il PKK nel nord della Siria e dell’Iraq e con una simmetria per nulla casuale ha colpito 81 obiettivi, ovvero proprio il numero dei feriti causati dall’esplosione a İstiklal Caddesi. Ma al di là di questo numero, colpisce il fatto che in Iraq gli aerei e i droni turchi siano arrivati a 140 km dal confine, mentre in Siria abbiamo attaccato tutte le principali roccaforti del PKK. A colpire è anche la tempistica, perché la prontezza con cui si sono chiuse le indagini ed è partito l’attacco fanno pensare che il presidente turco Erdogan non aspettasse altro che un motivo, o un pretesto, per avviare l’operazione militare. A questa prima ondata ha poi fatto seguito un’azione ancora più ampia datata 29 novembre, che ha colpito le stesse aree di una settimana prima, aggiungendo anche la provincia di Hasakah. C’è un aspetto che è sfuggito a diversi osservatori, e incrocia la dimensione militare con quella politica: lo spazio aereo siriano è uno dei più militarizzati del mondo, soprattutto per la presenza degli aerei russi e delle batterie contraeree russa, siriana, iraniana e di Hezbollah. Ecco, gli F16 turchi sono entrati in territorio siriano senza che l’aviazione di Mosca o di Damasco si opponesse. Anzi, possiamo dire che tutti gli attori si sono girati dall’altra parte.

    S02E04 - L'ombra di Ankara sulla Siria
  4. 11/07/2022

    S02E02 - Nagorno-Karabakh, una guerra che ci riguarda

    C’è un conflitto che va avanti da poco meno di trent’anni e che a ondate continua a far parlare di sé quando si riaccende all’improvviso. È una guerra che coinvolge a vario titolo alcune tra le principali potenze regionali e che non sembra avere una soluzione plausibile. Parliamo della guerra del Nagorno-Karabakh, nel Caucaso meridionale, una piccola repubblica secessionista di cultura armena, de iure parte dell’Azerbaijan, de facto controllata dagli armeni karabakhi e sostenuta ma non riconosciuta dall’Armenia. In quest’area rientrano varie tensioni regionali: prima di tutto i rapporti fra l’Azerbaijan e i secessionisti, quelli armeno-azeri, quelli armeno-turchi, e gli interessi regionali di Iran, Turchia e Russia. Soprattutto questi ultimi attori sono al centro anche dell’altra grande crisi di lunga data in questo settore, quella siriana, con cui abbiamo a che fare ogni giorno. Per capire meglio questo conflitto protratto e le sue influenze sul più ampio quadro regionale, o sovraregionale, oggi ci facciamo aiutare da chi conosce in profondità il contesto e lo segue con competenza e passione da molti anni, ovvero Simone Zoppellaro, giornalista, scrittore, insegnante, basato in Germania ma che ha vissuto in Iran, in Armenia e in diverse altre parti del mondo. Simone ha pubblicato i libri “Armenia Oggi, drammi e sfide di una nazione vivente” nel 2016 e “Il genocidio degli yazidi. L'Isis e la persecuzione degli «adoratori del diavolo»” nel 2017, entrambi editi da Guerini e Associati.

    S02E02 - Nagorno-Karabakh, una guerra che ci riguarda

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