Charlot

RSI - Radiotelevisione svizzera

Versatile, curioso e con l’ambizione di regalare qualche sorriso con una pensosa leggerezza. Charlot da Charlie Chaplin prende il nome ma vorrebbe rifletterne anche lo spirito, per diventare un programma che guarda al mondo dello spettacolo come da una scala a chiocciola: con una prospettiva a 360 gradi ma anche qualcuno in più. Perché passare e ripassare da un certo luogo - fisico o mentale - affrontare tematiche e problematiche vicine da punti di vista differenti, alla fine ci regala piccole illuminazioni, impreziosite da accostamenti inediti. Charlot si occuperà di cinema, di teatro, di opera lirica, di serie TV, di musical o di stand-up comedy... Facendoli dialogare tra loro a volte. Altre sfruttando quello che i linguaggi più moderni insegnano a quelli tradizionali. Due ore settimanali per scoprire, riflettere, interrogarsi sul mondo dello spettacolo e le sue prospettive.

  1. 3d ago

    ​​Nolan, Ulisse e l’impossibilità del ritorno a casa​ ​ 

    Il regista rilegge il mito omerico in un’opera spettacolare che interroga memoria, colpa e perdita di un mondo distrutto per sempre. È stato l’Evento cinematografico dell’estate – qualcuno direbbe dell’anno – al centro di un vortice di polemiche che per mesi ha preceduto l’uscita nelle sale cinematografiche (poco più di un migliaio nel mondo, per garantire la spettacolare versione IMAX voluta da Nolan). Prima l’Elena di Troia interpretata da un’attrice nera. Poi le accuse di woke da una parte e di appropriazione culturale “Born in the U.S.A.” dall’altra. E ancora: un cast superstellare, ma il meno mediterraneo della storia del cinema, e la presunta credibilità dell’ex soldato Ryan – alias Matt Demon – nelle vesti del tormentato Ulisse dal multiforme ingegno che, reduce da decenni di mare aperto, tenta ancora di tornare alla sua Itaca. Un dibattito che, con l’arrivo del film, è esploso definitivamente, rimbalzando per settimane sui giornali, in quella che chiamiamo l’estate più torrida di sempre (e che, con ogni probabilità, sarà solo la nuova normalità).   Noi “Odissey”, il nuovo film di Cristopher Nolan, l’abbiamo visto. E, forti dell’idea che “tradurre” e “trasporre” è sempre, inevitabilmente, anche “tradire” (del resto, le tre parole condividono la stessa radice etimologica) e che quindi un eccessivo accanimento filologico sugli scarti rispetto all’originale testo omerico finisca per diventare sterile, poniamo quella che ci sembra l’unica domanda davvero cruciale: fermo restando che questa non è L’Odissea, ma una Odissea, siamo di fronte a un’operazione cinematografica che ci consegna qualcosa di significativo? Un’opera “che palesa ancora una volta, con forza e intensità, la vita di una storia – quella dell’Odisseo – che continua a circolare nelle vene di un immaginario collettivo”? Per molti (sufficienti?) aspetti, sì.  Ne parliamo con la grecista e saggista Cristina Dell’Acqua, docente all’IULM di Milano e autrice de “Il nodo magico. Ulisse, Circe e i legami che ci rendono liberi” (Mondadori, 2021), e con lo scrittore e traduttore Edoardo Rialti, docente di Letterature Comparate e Storia del Cinema e della Letteratura presso l’Istituto Lorenzo de Medici di Firenze, autore di una delle più notevoli e articolare recensioni dedicate al film. ​

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  2. Sep 5

    ​​Palco/carta andata e ritorno

    Arzo è attenta da sempre a una dimensione di teatro narrativo, incentrato prima di tutto sulla parola e sulla magia che un racconto è in grado di generare. Il concetto di teatro di narrazione però è molto mutato nei 26 anni di vita del Festival, e sono di conseguenza cambiate anche le proposte che gli organizzatori - anno dopo anno - presentano al pubblico. Nell’edizione 2026 che si è svolta tra il 20 e il 23 agosto la peculiarità che accomunava gli spettacoli proposti era quella di essere scritti, diretti e interpretati da giovani artisti che per la prima volta si esibivano ad Arzo. Giovani autrici e autori che con chiavi e linguaggi diversi si cimentano tutti con la scrittura drammaturgica e che uniscono alla scrittura propriamente detta, quella su carta, la riflessione di come sul palco dare corpo e voce alle parole. Una pratica che nell’attuale panorama spesso offre belle sorprese e che il Festival ha voluto esplorare anche dedicando spazi di incontro con il pubblico che ruotassero attorno a questo tema. Gli incontri sono stati realizzati insieme al laboratorio di formazione alla drammaturgia Prismi inaugurando una nuova collaborazione che punta anche alla produzione di nuovi testi. Prendendo spunto da una mostra itinerante promossa dall’ufficio federale di Giustizia che il prossimo anno arriverà in Ticino e sarà ospitata al Castelgrande di Bellinzona è così nato il bando di drammaturgia Sulle tracce del silenzio che mira alla creazione di testi teatrali ispirati dalla documentazione proposta dalla mostra sugli internamenti amministrativi forzati avvenuti in Svizzera nella seconda metà del secolo scorso. Con Giulio Santolini, Sergi Casero Nieto, Francesca Astrei e Natalia Lepori.​

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  3. Aug 23

    Il mio nome è Orson Welles

    ® A quarant’anni dalla morte, avvenuta il 10 ottobre 1985, Orson Welles continua a sfuggire a qualsiasi definizione. Non è soltanto il regista di Quarto potere, il film che, ancora oggi, molti critici considerano come il miglior film di tutti i tempi. Non è neppure il mago della radio che, nel 1938, scatenò il panico nella costa orientale degli Stati Uniti con la sua trasposizione de La guerra dei mondi di H. G. Wells. Ecco forse spiegato il motivo per cui il suo genio poliedrico continua a incuriosirci ed è al centro di una mostra in corso (fino al 5 ottobre 2026) al Museo Nazionale del Cinema di Torino. Intitolata My name is Orson Welles ripercorre la storia del regista visionario e interprete di mestiere, dell’uomo di teatro e radio, autore di capolavori assoluti come L’infernale Quinlan e Rapporto confidenziale ma anche di progetti incompiuti, di film rimontati contro la sua volontà e sceneggiature dimenticate in un cassetto. Il final cut sottratto a L’orgoglio degli Amberson, i quarantotto minuti tagliati dalla Universal a L’infernale Quinlan, la lunga odissea europea del Don Chisciotte mai portato a termine, sono tutte ferite che ci raccontano la stessa storia, quella di un artista tenace e ostinato. Il corpus dei film che ci ha lasciato — tra opere portate a termine, frammenti, versioni trafugate dalla produzione e lavori distribuiti postumi come The Other Side of the Wind — resta uno dei più fecondi e preziosi della storia del cinema. Da sempre considerato il più europeo dei cineasti americani, Welles era però convinto di essere, prima di tutto, un americano. “Io sono, sono stato e sempre sarò una sola cosa: un americano”, dichiara il protagonista di Quarto potere, Charles Foster Kane. Ospiti di Charlot, Gabriele Gimmelli, docente di Caratteri del cinema muto all’Università di Bari, autore di American. Orson Welles, il mito, la letteratura (Quodlibet, 2024), ed Emiliano Morreale, professore ordinario di Storia del cinema alla Sapienza di Roma e curatore del volume fotografico I mille volti di Orson Welles (Edizioni Sabinae, 2015). Prima emissione: 21 giugno 2026

    Il mio nome è Orson Welles
  4. Aug 9

    La costumista e la designer 3D

    ® Partire dal Piano di Magadino per andare a studiare all’Accademia del Costume e di Moda a Roma e ritrovarsi, qualche decennio più tardi, su uno dei set più prestigiosi al mondo. È la storia della costumista Cecilia Tognetti, appena rientrata in Ticino dopo dieci mesi a Budapest, dove ha fatto parte del colossale team di oltre sarte, artigiani e maestranze della nuova serie HBO Dune: Prophecy (prequel dell’omonima saga di Denis Villeneuve), trionfatrice agli ultimi “Costume Designers Guild Awards”. Oppure, la passione per i videogiochi di un’adolescente del Luganese che si trasforma in una vera e propria professione – la creazione di mondi virtuali per il cinema – e in una permanenza di quasi 10 anni a Londra, polo mondiale per l’industria degli effetti visivi. È l’avventura della designer 3D Eleonora D’Onofrio, che ha partecipato a produzioni del calibro di Avatar, The Mandalorian, Batman e Jurassic World, e che ora è tornata in Ticino con l’idea di cambiare vita, per colpa di un nuovo player che sta stravolgendo (in peggio) le regole del lavoro: l’Intelligenza Artificiale. Oggi, protagoniste di Charlot, saranno proprio Cecilia ed Eleonora: due artiste che, grazie a uno straordinario talento, sono partite dal piccolo Ticino fino ad accedere ad alti livelli dell’industria cinematografica internazionale. Una via privilegiata per conoscere due professioni poco note, fra le tante che si muovono dietro le quinte di un artigianato cinematografico in via di ridefinizione. Prima emissione 7 giugno 2026.

    La costumista e la designer 3D
  5. Jul 26

    Cronaca di un’apocalisse annunciata

    ® «Ciò che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla» la frase, attribuita a Lao Tzu, è perfetta per raccontare la nostra ossessione contemporanea per l’apocalisse. Viviamo infatti in un’epoca in cui la fine del mondo è evocata un po’ ovunque. Film, serie tivù, videogiochi, romanzi. Ma cosa ci affascina nell’immaginare la catastrofe? Perché siamo così attratti da ciò che, in teoria, dovrebbe spaventarci? Forse perché, almeno nella finzione, quello è uno spazio sicuro. È un luogo dove possiamo confrontarci con l’idea di apocalisse senza esserne travolti per davvero. Perché ogni racconto post-apocalittico, in fondo, è un racconto di rinascita. In cui qualcuno, alla fine, resiste e trova una ragione per poter andare avanti. La fine del mondo diventa così specchio della possibilità di sopravvivere alla nostra stessa paura. Dopotutto l’immaginario apocalittico abbraccia l’intera storia del cinema, da Nosferatu a L’esercito delle 12 scimmie, fino a serie come The Last of Us, Fallout e Pluribus che parlano di umanità e identità, più che di catastrofi.  Ospiti di Charlot, per raccontarci di come ogni epoca veda nella fine del mondo il riflesso delle proprie ansie e del proprio bisogno di senso, il critico cinematografico Giuseppe Ghigi, autore del saggio “Si salvi chi può! Cinema, apocalisse e altri disastri” (Marsilio, 2022) e lo scrittore e autore televisivo Emiliano Ereddia i cui romanzi “Il settimo cerchio” (Il Saggiatore, 2024) e “L’oltremondo” (Alessandro Polidoro Editore, 2025) s’ispirano proprio all’immaginario apocalittico. Prima emissione: 14 dicembre 2025.

    Cronaca di un’apocalisse annunciata

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Versatile, curioso e con l’ambizione di regalare qualche sorriso con una pensosa leggerezza. Charlot da Charlie Chaplin prende il nome ma vorrebbe rifletterne anche lo spirito, per diventare un programma che guarda al mondo dello spettacolo come da una scala a chiocciola: con una prospettiva a 360 gradi ma anche qualcuno in più. Perché passare e ripassare da un certo luogo - fisico o mentale - affrontare tematiche e problematiche vicine da punti di vista differenti, alla fine ci regala piccole illuminazioni, impreziosite da accostamenti inediti. Charlot si occuperà di cinema, di teatro, di opera lirica, di serie TV, di musical o di stand-up comedy... Facendoli dialogare tra loro a volte. Altre sfruttando quello che i linguaggi più moderni insegnano a quelli tradizionali. Due ore settimanali per scoprire, riflettere, interrogarsi sul mondo dello spettacolo e le sue prospettive.