Charlot

RSI - Radiotelevisione svizzera

Versatile, curioso e con l’ambizione di regalare qualche sorriso con una pensosa leggerezza. Charlot da Charlie Chaplin prende il nome ma vorrebbe rifletterne anche lo spirito, per diventare un programma che guarda al mondo dello spettacolo come da una scala a chiocciola: con una prospettiva a 360 gradi ma anche qualcuno in più. Perché passare e ripassare da un certo luogo - fisico o mentale - affrontare tematiche e problematiche vicine da punti di vista differenti, alla fine ci regala piccole illuminazioni, impreziosite da accostamenti inediti. Charlot si occuperà di cinema, di teatro, di opera lirica, di serie TV, di musical o di stand-up comedy... Facendoli dialogare tra loro a volte. Altre sfruttando quello che i linguaggi più moderni insegnano a quelli tradizionali. Due ore settimanali per scoprire, riflettere, interrogarsi sul mondo dello spettacolo e le sue prospettive.

  1. 3d ago

    Cronaca di un’apocalisse annunciata

    ® «Ciò che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla» la frase, attribuita a Lao Tzu, è perfetta per raccontare la nostra ossessione contemporanea per l’apocalisse. Viviamo infatti in un’epoca in cui la fine del mondo è evocata un po’ ovunque. Film, serie tivù, videogiochi, romanzi. Ma cosa ci affascina nell’immaginare la catastrofe? Perché siamo così attratti da ciò che, in teoria, dovrebbe spaventarci? Forse perché, almeno nella finzione, quello è uno spazio sicuro. È un luogo dove possiamo confrontarci con l’idea di apocalisse senza esserne travolti per davvero. Perché ogni racconto post-apocalittico, in fondo, è un racconto di rinascita. In cui qualcuno, alla fine, resiste e trova una ragione per poter andare avanti. La fine del mondo diventa così specchio della possibilità di sopravvivere alla nostra stessa paura. Dopotutto l’immaginario apocalittico abbraccia l’intera storia del cinema, da Nosferatu a L’esercito delle 12 scimmie, fino a serie come The Last of Us, Fallout e Pluribus che parlano di umanità e identità, più che di catastrofi.  Ospiti di Charlot, per raccontarci di come ogni epoca veda nella fine del mondo il riflesso delle proprie ansie e del proprio bisogno di senso, il critico cinematografico Giuseppe Ghigi, autore del saggio “Si salvi chi può! Cinema, apocalisse e altri disastri” (Marsilio, 2022) e lo scrittore e autore televisivo Emiliano Ereddia i cui romanzi “Il settimo cerchio” (Il Saggiatore, 2024) e “L’oltremondo” (Alessandro Polidoro Editore, 2025) s’ispirano proprio all’immaginario apocalittico. Prima emissione: 14 dicembre 2025.

    Cronaca di un’apocalisse annunciata
  2. Jul 5

    Inseguendo quel suono  

    ® Non è semplicemente la musica composta per accompagnare le immagini, la colonna sonora di un film orienta le emozioni, aiuta e il senso di una scena, la trasforma in qualcosa d’indimenticabile. Da qualche anno, però, quel lavoro quasi invisibile sta diventando sempre più visibile. E lo diventano, letteralmente, le orchestre. Il fenomeno del cineconcerto — la proiezione di un film con la colonna sonora eseguita dal vivo in perfetto sincrono — ha conosciuto negli ultimi anni una diffusione sorprendente, fino a rappresentare una vera tendenza culturale. A Milano e Roma di recente è andato in scena Il ritorno dello Jedi con l’Orchestra Italiana del Cinema. Profondo Rosso ha aperto l’edizione 2025 del Roma Film Music Festival con Claudio Simonetti e i Goblin, ed è stato successivamente riproposto al festival Tutti i colori del giallo di Massagno. Psycho e Nosferatu hanno animato il LAC. Dal blockbuster alla riscoperta del cinema muto, il pubblico risponde ogni volta con un crescente entusiasmo. Ma perché sedersi in sala con un’orchestra davanti allo schermo, quando si potrebbe rivedere lo stesso film comodamente a casa? La risposta è forse nella natura stessa dell’esperienza. Come insegnano Ennio Morricone e John Williams, la musica non accompagna semplicemente le immagini, le trasforma. Ospiti di Charlot, Alessandro De Rosa, compositore e coautore dell’autobiografia di Ennio Morricone Inseguendo quel suono (Mondadori, 2016); Annalisa Canfora, direttrice artistica e project manager della Fondazione Ennio Morricone e, infine, il compositore e presidente dell’Associazione Compositori Musiche per Film, Roberto Pischiutta, noto con lo pseudonimo di Pivio. Prima emissione: 17 maggio 2026.

    Inseguendo quel suono  
  3. Jun 21

    Il mio nome è Orson Welles

    A quarant’anni dalla morte, avvenuta il 10 ottobre 1985, Orson Welles continua a sfuggire a qualsiasi definizione. Non è soltanto il regista di Quarto potere, il film che, ancora oggi, molti critici considerano come il miglior film di tutti i tempi. Non è neppure il mago della radio che, nel 1938, scatenò il panico nella costa orientale degli Stati Uniti con la sua trasposizione de La guerra dei mondi di H. G. Wells. Ecco forse spiegato il motivo per cui il suo genio poliedrico continua a incuriosirci ed è al centro di una mostra in corso (fino al 5 ottobre 2026) al Museo Nazionale del Cinema di Torino. Intitolata My name is Orson Welles ripercorre la storia del regista visionario e interprete di mestiere, dell’uomo di teatro e radio, autore di capolavori assoluti come L’infernale Quinlan e Rapporto confidenziale ma anche di progetti incompiuti, di film rimontati contro la sua volontà e sceneggiature dimenticate in un cassetto. Il final cut sottratto a L’orgoglio degli Amberson, i quarantotto minuti tagliati dalla Universal a L’infernale Quinlan, la lunga odissea europea del Don Chisciotte mai portato a termine, sono tutte ferite che ci raccontano la stessa storia, quella di un artista tenace e ostinato. Il corpus dei film che ci ha lasciato — tra opere portate a termine, frammenti, versioni trafugate dalla produzione e lavori distribuiti postumi come The Other Side of the Wind — resta uno dei più fecondi e preziosi della storia del cinema. Da sempre considerato il più europeo dei cineasti americani, Welles era però convinto di essere, prima di tutto, un americano. “Io sono, sono stato e sempre sarò una sola cosa: un americano”, dichiara il protagonista di Quarto potere, Charles Foster Kane. Ospiti di Charlot, Gabriele Gimmelli, docente di Caratteri del cinema muto all’Università di Bari, autore di American. Orson Welles, il mito, la letteratura (Quodlibet, 2024), ed Emiliano Morreale, professore ordinario di Storia del cinema alla Sapienza di Roma e curatore del volume fotografico I mille volti di Orson Welles (Edizioni Sabinae, 2015).

    Il mio nome è Orson Welles

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Versatile, curioso e con l’ambizione di regalare qualche sorriso con una pensosa leggerezza. Charlot da Charlie Chaplin prende il nome ma vorrebbe rifletterne anche lo spirito, per diventare un programma che guarda al mondo dello spettacolo come da una scala a chiocciola: con una prospettiva a 360 gradi ma anche qualcuno in più. Perché passare e ripassare da un certo luogo - fisico o mentale - affrontare tematiche e problematiche vicine da punti di vista differenti, alla fine ci regala piccole illuminazioni, impreziosite da accostamenti inediti. Charlot si occuperà di cinema, di teatro, di opera lirica, di serie TV, di musical o di stand-up comedy... Facendoli dialogare tra loro a volte. Altre sfruttando quello che i linguaggi più moderni insegnano a quelli tradizionali. Due ore settimanali per scoprire, riflettere, interrogarsi sul mondo dello spettacolo e le sue prospettive.