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Il futuro dell'Europa? Il "federalismo pragmatico" tra chi ci sta. Ora lo propone anche l’ex capo del governo ed ex presidente della Bce Mario Draghi. Cosa ha detto Draghi, l’altroieri all’università di Lovanio? «L'Europa faccia in fretta, scelga la strada della cooperazione rafforzata e proceda con una unione di federalismo pragmatico». Qual è la novità rispetto al passato? «Cina e Stati Uniti ci vogliono frammentati – dice Draghi - considerano la frammentazione europea funzionale ai loro interessi1». E allora, se è così, le basi del “federalismo pragmatico” devono essere più solide. Che dire di un sano ripudio delle politiche di austerità fiscale che tanta diseguaglianza hanno generato negli ultimi anni? Che dire di una rinnovata centralità del lavoro nella futura costruzione europea. Pubblica ha ospitato Piervirgilio Dastoli, presidente del Consiglio Italiano del Movimento Europeo, già assistente parlamentare di Altiero Spinelli; e Lucia Tajoli, economista, docente al Politecnico di Milano, collaboratrice dell'Istituto di Studi di Politica Internazionale (ISPI).

  1. 16h ago

    1) Riarmo o sicurezza sociale 2) Scontro per Generali

    «Per inseguire una sicurezza strategica basata sul riarmo, all’interno dell’Italia e della UE si rischia di sacrificare la sicurezza sociale». Sono le parole di Fabrizio Battistelli, sociologo, presidente e cofondatore di IRIAD, Istituto di ricerche internazionali di Archivio Disarmo (think tank romano sulla pace). Venerdì 5 giugno alla Camera è stato presentato l’ultimo rapporto di Archivio Disarmo. I nuovi impegni sulla spesa militare (3,5% del pil), solo per la difesa strettamente militare, accettati anche dal governo italiano, «sono esorbitanti». Quali scelte rimarranno nelle mani del governo? Tre possibilità: aumentare ulteriormente il debito pubblico, aumentare le tasse, spostare sul riarmo le risorse per pensioni, istruzione e salute. Pubblica ha ospitato Fabrizio Battistelli. Nella seconda parte della trasmissione abbiamo raccontato lo scontro in atto nel sistema bancario italiano. Obiettivo ultimo: il controllo di Assicurazioni Generali: 900 miliardi di risparmi degli italiani, tra i principali finanziatori del debito pubblico italiano. La novità di queste ore: la discesa in campo di Intesa San Paolo a favore di un progetto che trasferisca il controllo di Generali dagli attuali MPS, Del Vecchio, Caltagirone ai futuri Intesa, Unipol, Bper. Intesa è ad un passo dal siglare il nuovo patto con la non ostilità di Palazzo Chigi e l’immobilismo di Unicredit. Ospite di Pubblica il giornalista e saggista Gianni Dragoni.

    28 min
  2. 4d ago

    Clara Mattei, fuga dal capitalismo

    Clara Mattei è un’economista, insegna all'università di Tulsa in Oklahoma, negli Stati Uniti. Ha fondato ed è presidente del Forum for Real Economic Emancipation, il Forum per l’emancipazione economica reale (freefreeforum.org). «Fuga dal capitalismo» è il titolo del suo ultimo libro pubblicato da Fuoriscena. Mattei è stata ospite di Pubblica, oggi. Questa mattina pensavo al titolo del suo libro (Fuga dal capitalismo) e ai quattro giovani lavoratori uccisi ad Amendolara (nel cosentino) come conseguenza dello sfruttamento schiavistico del lavoro nei campi. In questa storia c’è una dimensione criminale che supera i limiti della disumanizzazione. Gli assassini dei quattro braccianti pakistani hanno dato fuoco al minivan con all’interno i giovani vivi, Waseem Khan e Amin Fazal Khogjani, entrambi 28 enni, Safi Iayjad, 27 anni e Ullah Ismat Qiemi, 19 anni. Loro fuggivano dalla povertà estrema, dalla violenza. Nelle campagne dell’Italia del sud hanno trovato altrettanta violenza, povertà e miseria morale. In questa storia oltre alla dimensione criminale, c’è anche una dimensione politica: ci si chiede dov’è la forza di norme che possano impedire lo sfruttamento delle persone, lavoratori e lavoratrici, per lo più migranti, per mano di altre persone, i cosiddetti caporali? Oppure quali sono le ragioni strutturali che portano un sistema economico a generare costitutivamente forme di sfruttamento schiavistico del lavoro? Da qui inizia l’intervista all’economista Clara Mattei.

    28 min
  3. 5d ago

    1946-1992, la repubblica e la violenza. Il filo nero che lega mafia, politica e zone grigie dello stato.

    La storia di questi ottant’anni di «repubblica democratica fondata sul lavoro» non è stata soltanto quella dell’affermazione di diritti fondamentali, alcuni dei quali aspettano ancora una realizzazione concreta. Questi ottant’anni che ci separano da quel giugno 1946 sono stati anche gli anni bui delle minacce e della violenza che hanno ferito e oltraggiato la Repubblica. «C’è stato un filo che lega mafia, violenza politica e zone grigie dello stato», hanno scritto due studiose della criminalità organizzata Alessandra Dino e Francesco Petruzzella (Micromega n. 3/2026) . «Dalla strage di Portella della Ginestra (1947) a quelle di Capaci e via D’Amelio (1992), c’è un filo rosso che attraversa la storia repubblicana – sostengono Dino e Petruzzella - È quello che intreccia mafia, terrorismo e settori delle istituzioni in una rete di interessi e complicità». Pubblica ha ospitato oggi Alessandra Dino, sociologa giuridica e della devianza all’Università di Palermo. Nel corso della puntata è stato presentato anche “Mafia a Milano e in Lombardia” (Zolfo 2026) con uno degli autori, il giornalista del Corriere della Sera Giampiero Rossi. Gli altri due autori sono Mario Portanova, caporedattore del mensile Millenium, scrive su Ilfattoquotidiano.it in una rubrica sulle mafie globali; e Franco Stefanoni, giornalista del Corriere della Sera.

    26 min
  4. May 26

    Critica dell'Intelligenza Artificiale. Leone XIV, l'enciclica: gli stati tornino a guidare l'innovazione

    Anche l’intelligenza artificiale (IA) dovrà essere disarmata e disarmante? Papa Leone XIV, nelle sua prima enciclica, ci crede al disarmo dell’IA. Disarmare per Robert Prevost non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l’umano. Significa sottrarla ai monopoli. «Un disarmo da logiche – scrive il papa nell’enciclica “Magnifica humanitas” - che la trasformano in strumento di dominio, esclusione o morte». Ci vogliono norme, leggi, per «contenere gli effetti distorsivi del potere tecnologico». Ma non bastano. E papa Leone lo sa. Scrive il pontefice: «occorre domandarci, come avvertiva Francesco, chi oggi detenga questo potere e a quali fini lo orienti». BigTech? Troppo esplicito. Leone parla, invece, di «attori privati dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi». Il potere tecnologico assume un carattere inedito, «prevalentemente privato, difficile da orientare al bene comune». Che cosa determina la concentrazione del potere economico? E’ una tendenza del capitalismo, spiegherebbe un economista di influenze marxista (ad esempio, Emiliano Brancaccio). Ma Prevost, in tutta l’enciclica, non usa mai la parola “capitalismo”, anche se “profitto” ricorre diverse volte nel testo dell’enciclica. Ad esempio, qui: «Evitiamo...l’idolatria del profitto che sacrifica i deboli». E gli stati, cosa possono fare? «Un tempo – sostiene Leone XIV - erano soprattutto gli Stati a guidare e indirizzare l’innovazione». Per l’oggi papa Prevost offre un’indicazione di programma: «ci vogliono criteri chiari e controlli effettivi...la proprietà dei dati non può essere affidata solo ai privati, ma va regolamentata». Pubblica ha ospitato oggi Luigino Bruni , economista, storico del pensiero economico, con interessi per etica, studi biblici e letteratura. E’ autore – tra gli altri - di “Introduzione all’economia civile”; Irene Doda, scrittrice, collabora con diverse testate, scrive di tecnologia, diritti umani, lavoro e questioni di genere. E’ autrice di “Onnipotenti” (Fuoriscena 2026).

    30 min
  5. May 25

    Storia, identità e nazione: la destra a scuola

    Obiettivo: riscrivere gli indici dei manuali di storia. Sembra essere proprio questo il compito che Meloni ha affidato al ministro Valditara che ha appena licenziato le nuove “indicazioni nazionali” (bozze) per l’insegnamento della storia, come delle altre materie, nelle scuole superiori. Che idea della storia emerge da queste indicazioni? Innanzitutto che la storia che importa alla destra al governo è la storia politica, «via maestra – dice Valditara – per accostarsi allo studio del passato». Ma questa passione storico-politica del meloniano Valditara rischia di far fare un grande passo indietro all’insegnamento della storia. «Rischiamo di perdere – racconta la storica Valeria Deplano – una storia molto studiata oggi che è la storia sociale, oppure la storia culturale. Non sono storie "altre", ma elementi importanti della realtà in cui viviamo». Pubblica ha ospitato oggi tre docenti di storia: Giorgio Caravale dell'università di Roma Tre (autore di “Chi controlla il passato. La storia nelle mani del potere”, Laterza 2026); Lucia Ceci, storica del cattolicesimo contemporaneo all’università di Tor Vergata (autrice di “Cattolici tra fascismo e post-fascismo. Spazi pubblici e memorie politiche”); Valeria Deplano, studiosa del colonialismo, università di Cagliari (co-autrice di «Storia del colonialismo italiano. Politica, cultura e memoria dall'età liberale ai nostri giorni», Carocci 2024).

    29 min
  6. May 21

    Capaci, la strage di 34 anni fa. Falcone e le vittime donne antimafiose.

    Sabato 23 maggio sarà il 34esimo anniversario della strage di Capaci del 1992. La strage con la quale cosa nostra ha annientato il suo nemico storico, Giovanni Falcone, ucciso insieme a Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Il 23 maggio 1992 è anche l’epilogo di almeno tutto un ultimo decennio della vita di Falcone, in cui il giudice ha dovuto combattere contro i tentativi di ostacolarlo, metterlo ai margini, isolarlo, che arrivavano dall’interno dello stato. Non fu solo cosa nostra, ricorda da anni l’ex giudice di Palermo Roberto Scarpinato, oggi senatore del M5S. “Le stragi del 92 e 93 – ha raccontato Scarpinato il 4 dicembre del 2023 ad un’iniziativa pubblica del M5S – furono eseguite dai mafiosi, ma furono pianificate da mandanti esterni per ragioni politiche e furono coperte da esponenti dei servizi segreti e della polizia con depistaggi per evitare che dal livello di esecutori si potesse risalire al livello dei mandanti”. Contro questa tesi, c’è quella ufficiale – dice Scarpinato – che si ascolta alle commemorazioni ufficiali: la strage di capaci opera solo di cosa nostra (Riina, Graviano), non ha più niente da dire perché tutti i colpevoli sono stati condannati definitivamente. Nella prima parte della trasmissione di oggi parliamo di “Donne contro la mafia”, che è anche il titolo di un libro pubblicato dalle Edizioni Paoline e scritto da Maria Dell’Anno Sevi. Ospite oggi a Pubblica anche Pierparolo Farina, direttore e fondatore di Wikimafia, la libera enciclopedia sulle mafie, con il quale abbiamo parlato anche del processo Hydra (in corso a Milano) contro il cosiddetto “consorzio mafioso” tra cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra.

    28 min

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Il futuro dell'Europa? Il "federalismo pragmatico" tra chi ci sta. Ora lo propone anche l’ex capo del governo ed ex presidente della Bce Mario Draghi. Cosa ha detto Draghi, l’altroieri all’università di Lovanio? «L'Europa faccia in fretta, scelga la strada della cooperazione rafforzata e proceda con una unione di federalismo pragmatico». Qual è la novità rispetto al passato? «Cina e Stati Uniti ci vogliono frammentati – dice Draghi - considerano la frammentazione europea funzionale ai loro interessi1». E allora, se è così, le basi del “federalismo pragmatico” devono essere più solide. Che dire di un sano ripudio delle politiche di austerità fiscale che tanta diseguaglianza hanno generato negli ultimi anni? Che dire di una rinnovata centralità del lavoro nella futura costruzione europea. Pubblica ha ospitato Piervirgilio Dastoli, presidente del Consiglio Italiano del Movimento Europeo, già assistente parlamentare di Altiero Spinelli; e Lucia Tajoli, economista, docente al Politecnico di Milano, collaboratrice dell'Istituto di Studi di Politica Internazionale (ISPI).