La Strada degli Scrittori

Anas

C’è una strada, in Sicilia, che è unica al mondo. Percorrendola, attraverserai le province di Agrigento e Caltanissetta, un territorio unico, per bellezza e storia. L’itinerario è dominato da quel paesaggio che ha nutrito gli occhi e il cuore di alcuni dei più grandi scrittori e poeti, la cui fama va ben oltre gli esigui confini di quest’isola! Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Rosso di San Secondo, Antonio Russello, questi sono solo alcuni dei grandissimi artisti che questi luoghi li hanno vissuti e li hanno raccontati nei loro romanzi, fra ricchezze artistiche, monumentali, archeologiche, naturalistiche e, immancabile in questa terra, anche enogastronomiche! Benvenuto nella Strada degli Scrittori! Autrice e voce: Elisa Bonacini, Archeologa siciliana ed esperta di Storytelling Digitale Cura Editoriale: Cristiana Rumori Anas - Scarica l'app Loquis per iOS e Android.

  1. 11/11/2022

    Trailer - La Strada degli Scrittori

    C’è una strada, in Sicilia, che è unica al mondo. Percorrendola, ti sembrerà per nulla diversa dalle altre, eppure, la strada statale 640, snodandosi fra le province di Agrigento e Caltanissetta, attraversa un territorio unico, per bellezza e storia: iniziando da Porto Empedocle attraversa l’incredibile scenario della Valle dei Templi .. e, questo, dirai, la rende già eccezionale! Alzando lo sguardo, rimarrai incantato dall’improvviso manifestarsi di quei templi maestosi, che qui dominano il paesaggio da ben 2500 anni! Ed è questo il paesaggio che, tra borghi, colline e fiumi, arriva fino all’innesto con l’autostrada A19. Ecco, l’itinerario che ti consiglio di fare, da Porto Empedocle fino all’autostrada, è dominato da quel paesaggio che ha nutrito gli occhi e il cuore di alcuni dei più grandi scrittori e poeti, la cui fama va ben oltre gli esigui confini di quest’isola! Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Rosso di San Secondo, Antonio Russello, questi sono solo alcuni dei grandissimi artisti che questi luoghi li hanno vissuti e li hanno raccontati nei loro romanzi! Benvenuto sul palcoscenico della Strada degli Scrittori! Ti porterò alla scoperta proprio di quei luoghi, vissuti profondamente e altrettanto profondamente amati di questi scrittori, proprio quelli che abbiamo imparato ad amare sui banchi di scuola, descrivendo paesaggi, volti e personalità che sono entrati ormai nella nostra immaginazione! Quello che ti aspetta, è un vero e proprio circuito turistico-culturale, che si dipana fra ricchezze artistiche, monumentali, archeologiche, naturalistiche e, immancabile in questa terra, anche enogastronomiche! Non mi resta che augurarti buon viaggio!

  2. 11/09/2022

    Convento di Padre Gioacchino Lomia – Canicattì

    C’è una figura particolarmente venerata a Canicattì: Padre Gioacchino Fedele, che cambiò nome e abbandonò privilegi e ricchezze per indossare il saio dei frati francescani. Proprio come aveva fatto San Francesco, Gioacchino La Lomia settimo figlio della baronessa Eleonora La Lomia, decise così non solo di consacrarsi a Dio, ma di seguire gli insegnamenti di San Francesco e di partire per portare la parola di Dio in terre lontane: il nostro frate finì in Brasile, dove riuscì a fondare 13 villaggi e ad essere insignito della medaglia d’argento al valore militare, avendo soccorso i feriti durante la guerra fra Brasile e Paraguay. Solo la salute malferma lo costrinse a tornare in Italia e nella sua Canicattì, dove fondò, dopo tanti sacrifici, il Convento dei frati Cappuccini, affiancandolo alla chiesa della Madonna della Rocca, che qui si trovava già dalla metà del 1600. Padre Gioacchino scelse infatti di costruire il nuovo convento in un luogo sacro già da tempo per i canicattinesi: qui, già nel 1700, esisteva un'edicola votiva dedicata alla Vergine, che col passar del tempo venne ingrandita, trasformando una cappella di campagna di una chiesa, riedificata nel 1796. Ed è qui, nel luogo da lui fondato, che si venera quest’uomo santo, morto nel 1905 in odore di santità dopo aver vissuto fra penitenze e aver elargito grazie! Il Convento è diventato così uno tra i luoghi di culto più importanti di questo territorio: potrai visitare la cella dove visse il frate, che si conserva ancora intatta, mentre in una apposita sezione museale troverai alcuni oggetti appartenuti al frate. La sua tomba, nella Chiesa della Madonna della Rocca, è oggi meta di numerosissimi devoti. Se vuoi conoscere la storia di questo frate, così vicino agli ultimi ma capace di compiere incredibili grazie e miracoli, la troverai raccontata in un libro che nel 1970 gli dedicò un altro canicattinese, lo scrittore Pietro Candiano.

  3. 11/09/2022

    Il calvario della via crucis e della via lucis – San Cataldo

    Nelle tradizioni religiose il “Calvario” è un luogo, spesso fuori dai centri abitati, in cui durante le celebrazioni della Settimana Santa prendono vita alcuni riti, collegati alla Passione di Cristo. In genere, i fedeli vi collocano tre croci, a rappresentare simbolicamente la crocifissione di Cristo e dei due ladroni. A San Cataldo, il Calvario per tradizione si trovava in un grotta, che aveva la funzione di una piccola chiesa dedicata a questi riti. Poi, il vescovo di Caltanissetta decise di chiudere la grotta: fu così che il Calvario nel 1861 fu trasferito nel luogo in cui ancora si trova, nella parte alta del paese. All’inizio vi fu costruita una piccola struttura con tre croci, fin quando, nel 1963, non si decise di costruire una struttura decisamente più imponente, che è unica in Sicilia. Venendo fin qui, ti troverai di fronte un Santuario, un vero e proprio complesso monumentale, costituito da una scalinata che si apre a ventaglio, affiancata ai lati da 14 cappelle, 7 per lato disposte a semicerchio, e culminante in una terrazza sormontata dalla Croce. Si tratta di un percorso spirituale, impreziosito da un percorso artistico culturale unico al mondo per la sua singolarità e bellezza: “La via Crucis e la via Lucis”. Si tratta di 18 pannelli ceramici situati all’interno delle cappelle, che sono stati realizzati da artisti di fama nazionale, in rappresentanza di tutte le migliori scuole di arte ceramica d’Italia. Le scene della Passione e della Resurrezione emergono dal fondo dei pannelli, uno diverso dall’altro, a seconda della libera creatività degli artisti. Il percorso della Croce si trasforma così, raccontato con l’arte ceramica, in un percorso di Luce! Quando cala il sole e la scala si illumina, è davvero uno spettacolo unico ed evocativo proprio di questo viaggio verso la Luce divina!

  4. 11/09/2022

    Vare e Misteri pasquali – Caltanisetta

    Le tradizioni religiose hanno in Sicilia una storia e una vitalità incredibili. L’area centrale della Sicilia offre un ricchissimo patrimonio di riti e processioni, che raggiungono il culmine durante la Settimana Santa di Pasqua, profondamente sentita a Caltanissetta e in molte feste locali. Se ti trovi da queste parti, ti consiglio di non mancare queste celebrazioni! La sacra rappresentazione della Passione di Gesù a Caltanissetta si compone di veri e propri “atti” in tre giorni. Il Lunedì Santo, Martedì Santo e Domenica di Pasqua c’è il rito della Scinnenza, che culmina nell’atto di deposizione di Gesù dalla croce, il momento più drammatico di tutti! Lo stesso Leonardo Sciascia ci descrive le “Vare” di Caltanissetta, durante i “Misteri” pasquali: «La città è festosa, vibra di gioia nel vibrare… la gente si muove per la piazza come si trovasse a far visita di lutto: fitta e silenziosa, in un moto di vortice intorno alle ‘bare’ dei sacri misteri». Le “vare” sono quindi veri e propri gruppi statuari, realizzati intorno alla metà del 1800, in rappresentanza di un ceto o una congregazione e raffigurano le scene della passione. Sono portate in processione solo in occasione della Settimana Santa. La mattina del Mercoledì Santo, poi, scende in scena della Real Maestranza, le cui origini risalgono fin al 1551, quando fu necessario istituire una milizia formata da artigiani, per difendere Caltanissetta dalle invasioni dei Turchi. Questi artigiani, detti “mastri”, erano raggruppati per mestiere, divisi in categorie, ognuna guidata da un capitano d'armi. Il Mercoledì Santo, per salutare l'ostensione finale di Cristo dopo 40 ore di esposizione ai fedeli, la Maestranza rendeva l’onore delle armi, sparando a salve con i suoi archibugi. Ancora oggi si è mantenuta la tradizione di questo corteo storico, la Real Maestranza, che il Mercoledì diventa la vera protagonista delle processioni pasquali, sfilando per Corso Umberto I in atto di penitenza. Se vuoi prendere parte a queste processioni, organizza il tuo viaggio in Sicilia per Pasqua! I materiali appartenenti alle varie corporazioni, come le insegne, le alabarde, le divise e fotografie anche storiche, sono invece esposte tutto l’anno presso i locali di Vicolo Neviera. Avrai modo invece di ammirare anche le vare presso i sotterranei della parrocchia di San Pio X, in via Colajanni 31, dove sono tenute in esposizione grazie ai volontari della associazione “Giovedì Santo”.

  5. 11/09/2022

    Chiesa Madre e il Monastero delle Benedettine – Palma di Montech

    Visitando Palma di Montechiaro non puoi non apprezzare l’incredibile bellezza della Chiesa Madre, che svetta dalla sommità di un’ampia scalinata, con le due alte torri campanarie! Ti trovi di fronte a un capolavoro del barocco siciliano, opera del 1666 di Fra’ Angelo Italia, autore della cappella del Crocifisso nel Duomo di Monreale e del piano della nuova città di Noto, dopo il terremoto del 1693. Qui si trovava la chiesa di San Giuseppe, fondata nel 1644 e abbattuta per costruire la Chiesa Madre, consacrando al suo posto una cappella. Ricordi la chiesa che Tomasi descrive, quando la famiglia del Principe arriva a Donnafugata? Ebbene, è proprio questa! Entrando noterai il contrasto fra il barocco esterno e il gusto neoclassico ottocentesco degli stucchi all’interno. Qui lo spazio è diviso in tre ampie navate, con cupola sul transetto e la cantoria dell’organo; in fondo il presbiterio è cinto da splendide inferriate e dalle sontuose cappelle del SS. Sacramento e della Madonna del Rosario. Immancabile una sosta al Monastero delle Benedettine! Monumentale sulla sua scalinata semicircolare, con la torre campanaria e un lungo affaccio finestrato, il Monastero inglobò il primo palazzo ducale e fu inaugurato nel 1659. All’interno, conserva le finestre barocche affacciate sul cortile, il parlatorio con volte a botte che dà su un giardino, con le sculture della Madonna e San Benedetto e della Madonna della Colomba Rosata. Fu il “Duca Santo” Giulio Tomasi a costruire questo monastero. Chissà che lo scrittore del “Gattopardo” non pensasse proprio al suo ascetismo, quando descriveva il duca di Salina mentre si fustigava di fronte a Dio? In realtà, tutta la famiglia dei Tomasi era “santa”: degli 8 figli di Giulio, 4 si fecero suore, e uno, Giuseppe, è un Santo della Chiesa. Fra i pochi monasteri di clausura rimasti in Sicilia, questo luogo quasi inaccessibile racchiude storie e segreti inenarrabili dietro le sue grate! Ora mi spiego! Tra le figlie suore di Giulio c’era Isabella, la cui sepoltura si trova proprio qui: si tratta di Suor Maria Crocifissa, che Tomasi descrisse come la Beata Corbera, sulla cui tomba il principe di Salina era solito pregare. Suor Crocifissa è nota per una vicenda a metà fra leggenda e satanismo! Qui, l’11 agosto 1676, in una sorta di trance e su dettatura di Satana in persona, la Suora avrebbe scritto la Lettera del Diavolo! Si tratta di 14 righe, in un alfabeto misto fra greco e cirillico, sotto cui la suora scrisse «ohimè», unica parola comprensibile di un documento indecifrabile, oggetto di un lungo processo, i cui atti, inclusa la lettera, si conservano presso l’Archivio Capitolare della Diocesi di Agrigento. Di questo luogo scrissero anche Leonardo Sciascia e Andrea Camilleri. Anzi, quest’ultimo negli anni ‘60 convinse La Domenica del Corriere a bandire un concorso, mettendo in palio un soggiorno di un mese ad Agrigento ,per chi fosse riuscito a decifrare la Lettera! Nel 2017, con un programma di decriptazione e inserendo le lettere dell’alfabeto greco, latino, runico e degli yazidi, un’antica setta satanica irachena, alcuni informatici catanesi hanno potuto decodificare alcune frasi…ma forse è meglio non interpretare il contenuto di quella lettera, che andrà letta solo nel giorno del Giudizio Universale!

  6. 11/09/2022

    Monastero di Santo Spirito – Agrigento

    Passeggiando per le stradine tortuose del centro storico, la Via Santo Spirito ti condurrà all’omonimo monastero, uno dei più importanti monumenti dell’arte medievale in Sicilia! Il complesso fu fondato da Rosalia Prefoglio detta “Marchisia”, moglie di Federico I Chiaramonte, intorno al 1299, per le monache cistercensi. Gli agrigentini lo chiamano “Bataranni”, che significa Badia Grande. La facciata della Chiesa, cui è annesso il monastero, ti apparirà elegante nella sua semplicità, con il portale gotico e il rosone che spiccano sul colore della pietra locale, dominati dal secentesco sistema campanario. Il contrasto con l’interno è incredibile! La chiesa, a navata unica con soffitto a cassettoni, è splendida nella decorazione barocca, con i quattro teatrini in stucco, scolpiti da Giacomo Serpotta fra il 1704 e il 1708, che rappresentano la Natività, l'Adorazione dei Magi, la Presentazione al Tempio e la Fuga in Egitto. Resterai colpito soprattutto dall’altare maggiore, i cui decori sembrano dei ricami, con la Gloria raffigurante Dio, lo Spirito Santo, S. Bernardo e S. Benedetto circondati da angeli. Oltre alla cappella votiva di Giovanni Chiaramonte, troverai opere d’arte pregevole, come la scultura cinquecentesca della scuola di Antonello Gagini, raffigurante la Madonna del fonte con bambino. Dopo l’Unità d’Italia e la soppressione degli ordini religiosi, il Monastero passò di proprietà al Comune di Agrigento: oggi l’edificio ospita la sezione Antropologica del Museo Civico e la Collezione Sinatra. Il monastero, che ospita alcune monache, è costituito da un ampio chiostro, sul cui prospetto occidentale si affaccia l’ingresso all’Aula Capitolare, vera opera d’arte medievale! Il grandioso portale è fiancheggiato da due bifore, abbellite da tre ordini di colonnine e sormontate da due piccoli rosoni, mentre all’interno si conserva il soffitto a grandi archi trasversali. Al piano terra si trovano anche la Cappella, eretta da Costanza II Chiaramonte intorno al 1350, e il Grande Refettorio. Al piano superiore il Dormitorio, col soffitto in legno sorretto da archi ogivali, decorato da affreschi medievali, è oggi adibito a sala convegni. Se vuoi provare un’esperienza unica, puoi alloggiare presso il monastero e assaggiare i prelibati dolci di mandorle preparati dalle monache e un dolce che preparano solo qui, la cui ricetta è segreta: il cous cous al pistacchio! Si racconta che furono alcune donne tunisine, assegnate al monastero per svolgere servizi, a insegnare alle monache questa ricetta, amata a tal punto da Leonardo Sciascia, che ne avrebbe regalato 20 chili a amici e parenti!

  7. 11/09/2022

    Cattedrale e biblioteca Lucchesiana – Agrigento

    Sulla più alta collina dell’antica Akragas, sorge la Cattedrale di Agrigento, intitolata al suo santo vescovo, Gerlando di Besancon, cui fu affidata la diocesi dopo la conquista normanna del 1086. La Cattedrale fu costruita fra il 1096 e il 1102, come ecclesia munita, cioè fortificata, con impianto a croce latina a tre navate. Nel corso del tempo subì numerose modifiche: per questo oggi presenta uno stile che va dal normanno al gotico fino al barocco, sublimato nelle incredibili decorazioni dell’altare maggiore! La sua torre campanaria ha a lungo conservato la famosa lettera del Diavolo, appartenuta alla monaca di Palma di Montechiaro Suor Crocifissa, la famosa Beata Corbera del “Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa. Qui potrai ammirare alcuni sepolcri di arcivescovi e notabili, mentre in un’urna di vetro si conserva il corpo imbalsamato di San Felice Martire, in cui una leggenda popolare riconosceva Brandimarte, cavaliere di Carlo Magno, morto nel celebre duello di Lampedusa che vide tre Paladini cristiani sfidarne altrettanti Saraceni. Se c’è un nome da ricordare nella storia di Agrigento è quello del vescovo Andrea Lucchesi Palli che, nel 1765, accanto al Palazzo vescovile fece costruire la sua Biblioteca, la Lucchesiana. Qui mise a disposizione degli studiosi una incredibile mole di volumi, quasi 20.000, di varie discipline, ma anche una collezione di manoscritti, gemme e oggetti d’arte antica. Fu lo stesso vescovo a far incidere sul marmo il regolamento della Biblioteca, che volle aperta tutti i giorni, a tutti, per poi donarla agli agrigentini. Ma la sua “creatura” non ebbe vita facile! Alla sua morte nacque una contesa; alla Biblioteca rimasero solo il patrimonio librario, la sede e una rendita esigua. Nel 1862, con l’Unità d’Italia, aboliti gli ordini religiosi, la biblioteca passò di proprietà al Comune di Agrigento, alle cui dipendenze rimase fino al 1899 e fu un periodo di estrema decadenza! Lo stesso Pirandello ne “Il fu Mattia Pascal” ci racconta «…sul tavolone lì in mezzo c’era uno strato di polvere alto per lo meno un dito… Precipitavano poi, a quando a quando, dagli scaffali due o tre libri, seguiti da certi topi grossi quanto un coniglio». Molti oggetti antiquari e manoscritti finirono dispersi; a periodi di chiusura si alternavano vere e proprie devastazioni, come un’infestazione di termiti, che nel 1963 fece crollare il tetto del salone e di due stanze. La frana che coinvolse Agrigento nel 1966 e il terremoto del Belice del 1968 costrinsero a trasferire le collezioni nel Museo Civico. Il tetto della sala di lettura rimase scoperchiato fin quando, grazie all’interesse di personalità come Leonardo Sciascia e Gesualdo Bufalino, non ebbe inizio nel 1978 un lavoro di restauro: la Biblioteca fu riaperta al pubblico nel 1990, restituita al suo antico splendore.

  8. 11/09/2022

    Museo delle miniere – Caltanisetta

    Non poteva mancare a Caltanissetta un museo che documentasse l’attività mineraria delle antiche zolfare! Unico nel suo genere in tutto il Meridione d’Italia è il museo mineralogico, paleontologico e della zolfara di Caltanissetta, intitolato all’ingegnere Sebastiano Mottura. Oggi ha sede in Viale della Regione, in una struttura inaugurata da poco, proprio accanto a quella scuola tecnica mineraria che lo stesso Mottura fondò, facendola istituire con un Decreto del Re d’Italia nel 1862, e dirigendola fra il 1868 e il 1875. L’Istituto Tecnico Industriale di Caltanissetta aveva una particolarità: qui si formavano non solo i tecnici che lavoravano nelle miniere, ma tutti coloro che finirono per dirigerle e fu il primo istituto di questo genere in Italia. Furono centinaia i ragazzi che si formarono qui, come fece il fratello di Leonardo Sciascia, Giuseppe, che finì poi suicida lasciando nello sconforto la famiglia. Ma torniamo al Museo! Ebbene, Mottura aveva in mente di creare un vero e proprio museo-laboratorio a vocazione didattica, per gli allievi della scuola. Grazie alle sue donazioni di campioni di minerali di ogni genere, soprattutto quelli della formazione gessoso-solfifera del centro Sicilia, e alle donazioni o agli scambi con ex allievi e direttori delle zolfare siciliane, la raccolta si ingrandì al punto da diventare davvero imponente, con oltre 2.500 minerali e 1.500 fossili! Qui scoprirai quali incredibili formazioni minerarie e rocce e quali splendidi e rari fossili si siano formati nelle viscere della terra. Particolarmente ricca è poi la collezione di strumenti che si usavano nelle miniere, dai vagoncini per il trasporto dello zolfo ai forni “Grill”, insieme ad alcuni castelletti utilizzati per l’estrazione del minerale. Una collezione di foto d’epoca documenta, col loro bianco e nero, un mondo e una società che ci sembrano lontani nel tempo. Pannelli didattici, diagrammi e, infine, una ricostruzione in scala, ti saranno utili per comprendere come si sviluppasse una miniera, fra gallerie, pozzi di estrazione e forni. Se poi sei un collezionista, non puoi mancare a un evento unico da Roma in giù, che si svolge presso la Scuola a settembre: si tratta di una mostra e borsa di scambio di minerali e fossili, che attira tantissimi appassionati del genere!

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C’è una strada, in Sicilia, che è unica al mondo. Percorrendola, attraverserai le province di Agrigento e Caltanissetta, un territorio unico, per bellezza e storia. L’itinerario è dominato da quel paesaggio che ha nutrito gli occhi e il cuore di alcuni dei più grandi scrittori e poeti, la cui fama va ben oltre gli esigui confini di quest’isola! Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Rosso di San Secondo, Antonio Russello, questi sono solo alcuni dei grandissimi artisti che questi luoghi li hanno vissuti e li hanno raccontati nei loro romanzi, fra ricchezze artistiche, monumentali, archeologiche, naturalistiche e, immancabile in questa terra, anche enogastronomiche! Benvenuto nella Strada degli Scrittori! Autrice e voce: Elisa Bonacini, Archeologa siciliana ed esperta di Storytelling Digitale Cura Editoriale: Cristiana Rumori Anas - Scarica l'app Loquis per iOS e Android.