Speciale Radical Talk/149 - 20.10.2026 BASTA UN RADICALE. Una delle espressioni più caratteristiche della tradizione pannelliana diventa il filo conduttore della puntata. Federico Tantillo, insieme a Riccardo Morgante, addetto stampa del movimento, riflette sulla capacità dell'iniziativa radicale di incidere concretamente nella vita politica e nelle istituzioni, dalle grandi questioni internazionali fino all'attività quotidiana delle amministrazioni locali. La trasmissione si apre con un intervento di Debora Striani, componente della direzione nazionale di RI e vicepresidente dei Giovani Federalisti Europei, dedicato agli attacchi dell'amministrazione Trump contro la Corte Penale Internazionale. Striani propone una risposta europea attraverso l'estensione del regolamento di blocco alle sanzioni statunitensi, per difendere l'autonomia della giustizia internazionale. Il confronto ricorda il ruolo decisivo del Partito Radicale Transnazionale e di Emma Bonino nella nascita della Corte e si allarga alla necessità di un'Europa capace di agire come soggetto politico autonomo sulla scena mondiale. Un secondo contributo, del presidente di RI Matteo Hallissey, affronta il problema della sostenibilità del sistema pensionistico italiano e del suo peso sui conti pubblici. La riflessione si concentra sulla distribuzione delle risorse tra generazioni, sulle difficoltà di finanziare scuola, università, ricerca e welfare e sulla necessità di riforme strutturali. Il dialogo tra Tantillo e Morgante affronta anche il tema della violenza nelle manifestazioni, richiamando la tradizione nonviolenta radicale e distinguendo il diritto alla protesta dalle degenerazioni violente e dalle possibili strumentalizzazioni. La seconda parte della puntata è dedicata all'esperienza dei Radicali Pratesi, con due ospiti in collegamento: Matteo Giusti, militante radicale di lunga esperienza, e Jonathan Targetti, consigliere comunale a Prato. Al centro del confronto il significato concreto dell'espressione "Basta un radicale": l'attività di opposizione alle pratiche clientelari, la richiesta di trasparenza nella gestione delle società partecipate e la difesa delle prerogative democratiche del consiglio comunale. Targetti racconta le iniziative sulla gestione di Plures, la società dei servizi pubblici locali, e le difficoltà incontrate nell'ottenere un confronto istituzionale sulle sue attività. Giusti illustra invece le battaglie per ampliare gli strumenti di partecipazione dei cittadini, tra cui l'introduzione del referendum abrogativo comunale, e le iniziative sui diritti e sulla riduzione del danno. Tra queste, la proposta di sperimentare a Prato una stanza del consumo controllato, come risposta sanitaria e sociale ai problemi legati alla tossicodipendenza. Il confronto diventa anche un'occasione per ripercorrere la storia dell'organizzazione radicale. Giusti richiama il congresso straordinario del Partito Radicale del 1976 e il concetto di "disorganizzazione scientifica": un modello fondato sull'autonomia e sull'iniziativa degli iscritti, piuttosto che su strutture territoriali rigidamente gerarchiche. Si discute così dell'importanza del contatto diretto con i cittadini, dei banchetti, delle campagne referendarie e della capacità di avvicinare nuove generazioni alla militanza. Nella parte conclusiva emerge una riflessione sull'eredità di Marco Pannella e di Emma Bonino. Un'eredità che non deve trasformarsi in culto della personalità o in ripetizione rituale del passato, ma continuare a vivere attraverso nuove idee, nuove responsabilità e nuovi protagonisti. Si sottolinea come il radicalismo abbia sempre saputo coniugare iniziativa nonviolenta, spirito critico e rispetto delle istituzioni. Una puntata che restituisce il significato più concreto della militanza radicale: non soltanto testimoniare principi e denunciare ingiustizie, ma assumersi la responsabilità di cambiare le cose, anche partendo da un solo consigliere comunale, da una battaglia locale o dall'iniziativa di un singolo cittadino.