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  1. 05/20/2025

    Rafah, i magazzini dove sono bloccati i beni umanitari che Israele non fa entrare a Gaza

    Arrivano gli aiuti, a Gaza, affamata da 80 giorni. 9, 10 camion: peccato che la popolazione sia (ancora) di 2 milioni di persone, e che davanti al valico di Rafah di camion ce ne sono a migliaia fermi in attesa, che non possono entrare per il no di Israele.Benjamin Netanyahu apre – con il parere contrario del suo governo – a questa “goccia” nel mare, e con una giustificazione che fa raggelare: “Non ci conviene la carestia” (che c’è già, a Gaza) – “per sconfiggere Hamas”. Non ci conviene affamarli, non oltre – visto che sono due mesi che sono affamati. Il presidente americano Donald Trump potrebbe avere fatto delle pressioni per dire all’alleato israeliano “dai un segnale”.Alla comunità internazionale, alla società civile, che a fatica di fronte alla carestia aveva finalmente cominciato a dire piccole parole unitarie – forse finalmente quando è troppo è troppo?E questo è il segnale.Una decina di camion, una goccia nel mare, per i bisogni umanitari di una popolazione che non trova più pane da tempo e che sta già morendo di fame e di sete. Per “meglio” portare avanti l’operazione militare, occupare Gaza e – questo il piano americano – espellere il popolo palestinese. A Rafah, a poca distanza dal confine chiuso con Gaza, la Mezzaluna Rossa egiziana conserva gli aiuti umanitari destinati alla Striscia bloccati da Israele da più di due mesi. Biscotti, farina, latte in polvere per bambini, sedie a rotelle, pneumatici, respiratori, bombole di ossigeno, medicine, frigoriferi, vaccini. Il racconto di Lofty s. Gheith, head of operations and strategic communications della Mezzaluna rossa egiziana alla delegazione italiana di società civile, parlamentari, stampa e giuriste e giuristi in missione al valico di Rafah.

    Rafah, i magazzini dove sono bloccati i beni umanitari che Israele non fa entrare a Gaza
  2. 05/17/2025

    Gaza, anche il personale umanitario sotto attacco

    Lavorava con i bambini e le bambine. Era un’operatrice umanitaria ed è morta sotto le bombe israeliane.È la storia di Nora Sultan, 40 anni, morta nelle ultime ore a Gaza insieme al marito, ai quattro figli e al suocero.Il raid è parte dell’operazione Carri di Gedeone che Israele ha lanciato in queste ore per conquistare la Striscia, causando circa 120 vittime. 19mila gli sfollati. Vittime umanitarie Dal 7 ottobre 2023 412 operatori e operatrici umanitari sono morti nei raid a Gaza, come calcola il Norwegian Refugee Council.Nora non è ancora un numero di questa drammatica conta, il dato è aggiornato ad aprile.La donna faceva “un lavoro importante: portare educazione ai bambini di Gaza, anche assistendo quelli traumatizzati da 19 mesi di guerra e fame”, racconta sul pullman diretto a Rafah Valentina Venditti, responsabile Medio oriente e Nord Africa dell’Organizzazione Ciss.Nora, per molti anni, è stata una collega.Era nella sua casa quando il raid ha colpito lei e la sua famiglia. Valentina Venditti racconta il senso di questa carovana mentre il pullman che trasporta a delegazione entra ad Al Arish, decaduta località turistica a pochi chilometri dal varco di Rafah che congiunge l'Egitto con la striscia di Gaza.Una carovana di parlamentari delle opposizioni, docenti universitari, associazioni, ONG e giornalisti che attraversa il Sinai militarizzato per "entrare a Gaza per rompere questo silenzio insopportabile". La delegazione promossa da AOI, ARCI e Assopace Palestina è in viaggio verso il valico di Rafah, diretta alla Striscia di Gaza. Crisi di umanità "Le testimonianze raccolte nei giorni scorsi da rappresentanti delle organizzazioni della società civile palestinese, da giornalisti e operatori umanitari ci restituiscono un quadro della situazione ancora più drammatico di quanto le immagini e i numeri riescano a raccontare, dicono le associazioni".Gaza è un luogo in cui non si muore solo sotto le bombe, ma anche di fame, di sete, di abbandono."Il grido che ci è stato affidato è chiaro: non voltatevi dall’altra parte".Quella in corso non è più solo una crisi umanitaria. È una crisi di umanità. "Le leadership europee e la comunità internazionale non possono continuare a ignorare l’evidenza. Hanno il dovere politico e morale di esigere il cessate il fuoco immediato e l’ingresso degli aiuti umanitari senza ulteriori ostacoli. Basta complicitàBloccare gli aiuti significa infliggere una crudeltà pianificata, che colpisce indiscriminatamente una popolazione civile già stremata. AOI, ARCI e Assopace Palestina continueranno a denunciare, testimoniare e mobilitarsi fino a quando non prevarrà il diritto alla vita, alla dignità, alla giustizia". Bloccare gli aiuti ma anche le persone.Il personale umanitario, target inaccettabile.  Ma anche ormai osteggiato e "sotto embargo", che può entrare a Gaza e in Cisgiordania solo a determinate condizioni per Israele. Lo spiega Meri Calvelli dell’Associazione di cooperazione e solidarietà (Acs) – Italia. https://www.radiobullets.com/rubriche/gaza-anche-il-personale-umanitario-sotto-attacco/

    Gaza, anche il personale umanitario sotto attacco

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