Ultimo giorno alla Mostra del Cinema di Venezia 2026: Dio Ride di Giovanni Veronesi è molto più drammatico del previsto, Father Joe di Luc Besson è una stupidaggine gigantesca ed estremamente divertente, No Paradise If You're Killed by a Woman è uno dei migliori film del festival. E le previsioni sui premi. Acquista "Fare film è un inferno": https://bit.ly/InfernoUTET Dio Ride è il film di chiusura: Pierfrancesco Favino è un frate francescano nel Medioevo che predica la parola di Dio facendo ridere, Silvio Orlando è l'inquisitore inviato a fermarlo. Ci si aspettava una commedia o un dramedic stile La Vita è Bella — invece è un film drammatico, punto. Le prediche umoristiche del frate sono coerenti con l'umorismo da giullare medievale, non con il nostro. La cosa più intelligente del film è che non nobilita l'umorismo in sé, ma l'impresa: raccontare cose serie cercando di far ridere per arrivare a tutti. Una gigantesca apologia del cinema popolare. Favino usa un'inflessione umbra per rendere il personaggio umile e tenero — la tenerezza smielata non è proprio il mio genere, ma il film è più corretto e strutturato di quanto temessi. Father Joe: scritto e prodotto da Luc Besson (non diretto), con Kiefer Sutherland nei panni di un prete cattolico di New York negli anni '90, reduce del Vietnam, armato fino ai denti, che sgomina le gang della droga per salvare i giovani. Sparatoria in chiesa al ralenti, bazooka, esplosione con camminata a rallentatore sui canti gregoriani. Una stupidaggine gigantesca, un B-movie post-tarantiniano che trova l'equilibrio perfetto tra "Madonna che stupidaggine" e "divertiamoci". In sacrestia c'è un'armeria, i chierichetti sono artisti marziali, i rabbini hanno sistemi informatici, l'imam contribuisce alla causa. Le religioni sono in pace tra loro e combattono il crimine per la salvezza degli orfanelli. Voglio il crossover con L'Esorcista del Papa di Russell Crowe. No Paradise If You're Killed by a Woman è uno dei migliori e più inaspettati del festival. Produzione Kurdistan iracheno-Svezia, regia norvegese-irachena. Una cecchina Pashmerga cerca la sorella prigioniera dell'ISIS tra le macerie di Mosul — girato nei luoghi veri, ambientazione fuori dalla grazia di Dio. Asciuttissimo, stile cinema europeo di tensione (sembra Sollima), azione contaminata da melodramma mediorientale. La protagonista è caratterizzata non dalla forza ma dalla resistenza al dolore, che è la chiave del grandissimo finale. Fuori concorso, ma è il candidato agli Oscar per l'Iraq. Le previsioni: probabile Leone d'Oro a Possible Love, ma il leone che vorrei è per Dau — un pezzo di storia del cinema che però scotta politicamente. Il mio palmarès ideale: Leone d'Oro a Dau, Gran Premio della Giuria a Possible Love, Miglior Attore a Lino Musella, Migliore Attrice a Vanessa Scalera, Miglior Sceneggiatura a Martin McDonagh, Miglior Regia a Werner Herzog, Leone del Futuro alle bambine di Look Back. Riprese e montaggio: Bianca Ferrari #FestivalDiVenezia2026 #Venezia83 #DioRide #PierfrancescoFavino #FatherJoe #KieferSutherland #LucBesson #NoParadise #MostraDelCinema #CriticaCinematografica #VeneziaDailyVlog