Storyline

Gabriele Niola

Fare cinema è un lavoro assurdo. Creare film è ogni volta un piccolo inferno e le persone che ci girano intorno sono strane, originali se non proprio pericolose. Questo podcast racconta le storie dietro ai film, quelle delle vite degli attori o dei registi e tutto quello di paradossale gira intorno al cinema e chi lo fa. Qui in audio su YouTube pure in video. Gabriele Niola è un critico cinematografico, podcaster e creatore di contenuti, da anni scrive di cinema e intervista attori e registi. Tutto pur di non lavorare. Una recensione (a 5 stelle!) è il massimo che puoi fare

  1. 2d ago

    ARRIVAL: la nascita di un nuovo maestro della fantascienza

    Come è nato Arrival: la storia di un regista che ha rimandato tutta la vita il suo sogno, di uno sceneggiatore cacciato di casa a 19 anni e di un film che nessuno voleva produrre. Acquista "Fare film è un inferno": https://bit.ly/InfernoUTET Per chi è interessato a cosa ha portato Villeneuve alla fantascienza questo video è molto interessante: https://www.youtube.com/watch?v=1TgS8r-WhTk Questo invece è tutto sulla scrittura: https://www.youtube.com/watch?v=WDXlaa9JpuI Denis Villeneuve è cresciuto in Canada con due cose davanti agli occhi ogni mattina: la sagoma di una centrale nucleare e le riviste di tecnologia del padre. Tutta la vita ha voluto fare fantascienza. E tutta la vita ha rimandato, convinto di non essere ancora pronto, di non avere gli strumenti giusti, di non voler fare una fantascienza stupida. Nel frattempo ha fatto Prisoners, Enemy, Sicario — film commerciali fuori e d'autore dentro. Esattamente la stessa cosa di cui la Fox avrebbe criticato Arrival.Eric Heisserer invece era stato cacciato di casa a 19 anni dal padre, che non poteva permettersi l'università ma si vergognava a dirlo. Si era ritrovato a Houston a lavorare per conto della NASA, l'unico sobrio alle serate dei fisici teorici, ad ascoltare conversazioni che lo convinsero che la realtà della fisica era più affascinante della fantascienza. Poi andò a vedere Armageddon con loro, e quando partirono i due Space Shuttle insieme si alzarono e uscirono dalla sala. Da quel momento decise che avrebbe scritto fantascienza plausibile. Anni di sceneggiature orrende, remake di Nightmare on Elm Street e Final Destination, fino a quando non lesse il racconto di Ted Chiang Story of Your Life e capì che doveva trarne una sceneggiatura. Era il 2010: l'anno dei franchise, degli universi Marvel, e nessun studio voleva una storia originale.Alla fine si autofinanziarono, portarono il film al mercato di Cannes e la Paramount e Sony si fecero una guerra per aggiudicarselo. Nel frattempo Villeneuve e Heisserer avevano scritto 100 bozze diverse della sceneggiatura — tra la prima versione e l'ultima, l'unica cosa in comune erano le prime e le ultime quattro pagine. La protagonista fu scelta in un caffè di Montréal: ognuno scrisse un nome su un fogliettino, li girarono tutti insieme, su tutti c'era lo stesso nome. Amy Adams. Che disse subito di sì, ma precisò: "La fantascienza non mi interessa. Io interprerò il dramma. Agli alieni pensaci tu." Riprese e montaggio: Bianca Ferrari Storyline su IG: https://bit.ly/StorylineIGStoryline su TikTok: https://bit.ly/StorylineTK #arrival #DenisVilleneuve #ArrivalFilm #Cinema #Fantascienza #FilmHistory #AmyAdams #scifi

    ARRIVAL: la nascita di un nuovo maestro della fantascienza
  2. Oct 13

    Da dove viene l'ELEVATED HORROR

    Come siamo arrivati all'elevated horror, il genere che ha vinto la Palma d'Oro a Cannes e trasformato il cinema dell'orrore nel settore più vitale di Hollywood. Acquista "Fare film è un inferno": https://bit.ly/InfernoUTET Nel 2021 Titane ha vinto la Palma d'Oro a Cannes — con Spike Lee che ha spoilerato il vincitore per sbaglio leggendolo per primo. Era un segno del tempo: per la prima volta nella storia del festival, un horror vinceva il premio più importante del cinema. Non era un caso. È il sintomo di qualcosa che si è costruito in vent'anni di produzione, fallimenti, esperimenti e rivoluzioni economiche. Tutto parte dal Blair Witch Project del 1999: costato $60.000, incassò 248 milioni. Il primo film nella storia il cui successo fu costruito su internet, con un marketing che fingeva che i personaggi fossero davvero scomparsi. Quella lezione — l'horror invisibile, la minaccia che non si mostra, il basso costo trasformato in punto di forza — è alla base di tutto quello che viene dopo. Compreso Jason Blum e la sua Blumhouse, che ha industrializzato il modello: mai più di 5 milioni di budget, attori pagati a percentuale, set unici, case come ambientazioni. Paranormal Activity, Insidious, Sinister, La notte del giudizio. Un sistema a prova di flop che ha reso l'horror la scommessa più sicura di Hollywood. Ma il linguaggio visivo dell'elevated horror non viene dalla Blumhouse. Viene dalla Svezia. Lasciami Entrare di Thomas Alfredson nel 2008 ha inventato qualcosa di nuovo: un horror costruito sull'atmosfera invece che sugli spaventi, sull'introspezione psicologica invece che sul mostro, sull'apice narrativo suggerito invece che mostrato. Alfredson disse che il suo obiettivo era uno solo: evitare il tono americano. Nel farlo, ha creato il modello che avrebbero seguito tutti. The Babadook e It Follows nel 2014, The Witch nel 2015 — quando esiste un termine per una cosa, la si può fare, discutere, replicare. Jordan Peele con Get Out, Ari Aster con Hereditary, Robert Eggers che non era neanche un appassionato di horror ma capì che era l'unica forma produttiva in cui poteva esordire con ambizioni autoriali. L'elevated horror ha riempito il vuoto lasciato dal cinema adulto, quello di mezzo tra il blockbuster e il film d'autore. Parla di maternità, cambiamento climatico, bullismo, intelligenza artificiale — e lo fa in sala. Storyline su IG: https://bit.ly/StorylineIGStoryline su TikTok: https://bit.ly/StorylineTK #ElevatedHorror #Horror #Cinema #FilmHistory #Blumhouse #TheWitch #Hereditary #GetOut

    Da dove viene l'ELEVATED HORROR
  3. Oct 6

    DUNE: una storia di due film

    La storia di Dune al cinema è la storia di due fallimenti clamorosi che hanno cambiato tutto il cinema di fantascienza. Acquista "Fare film è un inferno": https://bit.ly/InfernoUTET Per chi volesse approfondire consiglio il film Jodorowsky's Dune e questo libro: https://www.lafeltrinelli.it/masterpiece-in-disarray-david-lynch-libro-inglese-max-evry/e/9781948221290 Nel 1974 i diritti di Dune finiscono ad Alejandro Jodorowsky, il regista surrealista cileno che aveva appena inventato il cinema di mezzanotte con El Topo e La montagna sacra. Lui non l'ha neanche letto il romanzo di Frank Herbert. Non voleva fare un adattamento: voleva fabbricare droga. Un film che aprisse le porte della percezione come l'LSD. E per farlo comincia ad assemblare quelli che chiama i suoi sette samurai: Moebius per lo storyboard, H.R. Giger per i visual del casato Arkonnen, Dan O'Bannon per gli effetti speciali, i Pink Floyd per la colonna sonora. E poi Orson Welles — trovato ristorante per ristorante a Parigi — e Salvador Dalì, pagato 100.000 dollari al minuto di schermo.Dopo due anni e due milioni di dollari spesi, quando la sceneggiatura è pronta, il film durerebbe 10 ore. La Warner si ritira. Il consorzio francese non trova chi la sostituisce. Il film non si fa. Ma quella Bibbia visiva creata da Moebius comincia a girare per gli studi di Hollywood, e da lì nasceranno Alien, Blade Runner e Terminator.I diritti passano a Dino De Laurentiis. Prima ci prova Ridley Scott — che poi li abbandona per lutto familiare e ci porta invece le idee accumulate dentro Blade Runner. Poi arriva David Lynch, fresco di nomination all'Oscar per The Elephant Man, che aveva appena rifiutato di dirigere Il ritorno dello Jedi. Lynch legge il romanzo, lo ama, firma per tre film. E poi comincia il disastro: le riprese in Messico con il 15% della troupe ogni settimana in ospedale, 1000 cappelli fatti a mano per una scena poi tagliata, l'Industrial Light & Magic sostituita con una ditta locale, e uno scontro continuo con De Laurentiis sulla luminosità del film — imposta dai distributori VHS. Il risultato: un montaggio che passa da 4 ore a 2 ore e 17 minuti a suon di tagli con l'accetta. Lynch toglie il suo nome dal film. Dice che senza meditazione trascendentale si sarebbe suicidato.Ma da quel fallimento nacque Velluto Blu. E da quel disastro Lynch capì che l'unica cosa che poteva fare era i suoi film, al suo modo, senza compromessi. A volte le lavorazioni infernali, i fallimenti clamorosi, sono la parte più necessaria di tutto. #Dune #DavidLynch #Jodorowsky #Cinema #Storia #FilmHistory #CinemaMondiale #BehindTheScenes #Fantascienza

    DUNE: una storia di due film
  4. Sep 29

    Il patto con i mostri di GUILLERMO DEL TORO

    Come è stato fatto Il Labirinto del Fauno: dall'inseguimento con la polizia messicana per non perdere i prop di Chronos, all'inferno dei Weinstein su Mimic, al rapimento del padre liberato grazie a James Cameron, fino al taccuino perduto in un taxi a Londra che ha cambiato tutto. Acquista "Fare film è un inferno": https://bit.ly/InfernoUTET Guillermo del Toro ha fatto un patto con i mostri a 4 anni — per andare a fare pipì senza paura. Lo psicologo gli spiegherà che quella cosa esiste: si chiama fobia inversa. Da quel momento i mostri non lo spaventano più, li ama. Il padre analfabeta vince la lotteria negli anni '70 e si fa installare una gigantesca biblioteca. Del Toro se la divora. Il primo film viene distrutto dai vandali prima ancora di girare. Cronos (1993) si fa in 4 anni con 2 milioni di dollari — di cui 500mila spariti in commissioni bancarie. Per recuperare soldi vende tutto, incluso il furgone. Nel tragitto verso il concessionario, con tutti i prop nel retro, passa col rosso. Non avendo soldi per la mordida — la bustarella alla polizia messicana — scappa, dando vita a "l'inseguimento di polizia più patetico e lento di sempre". Cronos arriva alla Quinzaine di Cannes. Mimic con i Weinstein è devastante: lo vogliono licenziare, è la troupe a ribellarsi. Nel 1997 il padre viene rapito in Messico. James Cameron — nel pieno della post-produzione di Titanic — assume di tasca propria un negoziatore che tratta per 2 mesi e mezzo: il padre viene liberato per 2 milioni. Del Toro dirà che il rapimento era più sopportabile dei Weinstein: "Almeno loro volevano i soldi. Con i Weinstein non ho mai capito cosa volessero." Nel 2003, a Londra, deve scegliere tra il primo Thor e X-Men 3. Dimentica il taccuino su un taxi: 20 anni di idee per Il Labirinto del Fauno, irrecuperabile. Piange in camera d'hotel. Il tassista lo riporta grazie a un foglio col logo dell'hotel trovato dentro. Del Toro attacca il telefono e dice ad alta voce: "Signore, ho capito. Farò il Labirinto del Fauno." Rifiuta il doppio del budget offerto da Hollywood perché richiedevano l'inglese. Zero stipendio, zero percentuale sugli incassi. In Spagna la foresta era bruciata: la dipingono di verde. La protezione civile vieta le armi a salve: gli attori mimano gli spari come i bambini che giocano ai cowboy. L'uomo pallido nasce quando Del Toro disegna gli occhi sulla mano di David Martí per dimostrare l'idea — ispirato a Santa Lucia con gli occhi in mano. Doug Jones dorme con il costume perché ci vogliono ore per toglierlo e rimetterlo. Il mixaggio finale dura 40 ore consecutive: l'ultima revisione si fa con Iñárritu che porta il cibo cinese e aiuta a tagliare 8 minuti. A Cannes: 22 minuti di applausi, record assoluto. Ma la proiezione preferita di Del Toro è quella con Stephen King: "Lo vedevo saltare dalla paura davanti all'uomo pallido." Al Leone d'Oro a Venezia, la traduttrice simultanea capisce male il suo inglese: invece di "I love monsters" traduce "amo la mostarda". Storyline su IG: https://bit.ly/StorylineIGStoryline su TikTok: https://bit.ly/StorylineTK #IlLabirintoDelFauno #GuillermoDelToro #PansLabyrinth #ComeÈStatoFatto #CriticaCinematografica #Cinema #DougJones

    Il patto con i mostri di GUILLERMO DEL TORO
  5. Sep 22

    LA LA LAND: tutto in 40 giorni

    Come è stato fatto La La Land: da un musical rifiutato da tutti gli studios a un film girato con 30 milioni, aperto a Venezia e arrivato a 6 Oscar. Con la sequenza dell'autostrada scoperta grazie a Waze, il poster con la mano storta di Ryan Gosling, e il disastro della busta sbagliata agli Oscar. Acquista "Fare film è un inferno": https://bit.ly/InfernoUTET Per chi vuole approfondire il lato produttivo del film: https://www.screendaily.com/features/how-damien-chazelle-made-la-la-land-for-just-30m/5112184.article E qui per chi vuole approfondire la storia dell'Oscar sbagliato:https://www.hollywoodreporter.com/movies/movie-features/they-got-wrong-envelope-oral-history-oscars-epic-best-picture-fiasco-1087829/ Damian Chazelle aveva scritto La La Land nel 2008, appena arrivato a Los Angeles, volendone fare un musical jazz classico. Gli studios lo volevano rock, senza la sequenza in autostrada e con un finale positivo. Ha detto no e ha fatto Whiplash — prima un corto, poi il lungo — per guadagnarsi la credibilità necessaria a fare il film come diceva lui. Il casting è stato un disastro: Miles Teller era il protagonista maschile prescelto (stesso attore di Whiplash), Emma Watson la protagonista femminile. Teller sparisce dalle trattative in circostanze mai chiarite. Emma Watson rifiuta perché preferisce La Bella e la Bestia. Ryan Gosling — che stava scappando da La Bella e la Bestia — prende il posto. Emma Stone lo segue perché sa che con Gosling funziona: l'unica cosa di Crazy Stupid Love che si ricorda è una loro scena di ballo. I due si allenano per 4 mesi e mezzo separati in un capannone. Ryan Gosling impara a suonare il pianoforte dal vivo. Justin Hurwitz compone 1900 demo prima di trovare le canzoni giuste. City of Stars richiede 31 ciak. La sequenza del tramonto a Griffith Park si gira solo al tramonto, 30 minuti di luce buona per 5 ciak al giorno, 2 giorni: 10 possibilità in totale per centrarla. Non la centrano mai perfettamente — tengono il secondo ciak, con la mano di Gosling storta. Quella mano storta finisce nel poster ufficiale, che Gosling chiama la sua "LaLa Hand". Nel decennale ha chiesto di correggerla. L'hanno fatto. La sequenza d'apertura sull'autostrada nasce da una multa: Chazelle imbocca per errore una rampa chiusa seguendo Waze, rimane affascinato dalla location, la percorre tutta e mesi dopo riceve la contravvenzione. La girano in 2 giorni, 38 gradi, con la coreografa nascosta sotto le macchine a urlare le indicazioni. Finito il film, ai test screening non funziona. Chazelle lo rimonta mille volte. Slitta la data di uscita — ed è così che diventa disponibile per Venezia. Alla prima qui è un'ovazione. A Telluride, Tom Hanks interrompe la promozione di Sully e dice che il film da 30 milioni ne incasserà 448. Ne incasserà 448. Agli Oscar vince 6 premi. Poi Warren Beatty apre la busta sbagliata e legge La La Land come miglior film. I produttori si accorgono dell'errore sul palco e cedono il microfono a Moonlight. La busta era quella di Emma Stone, già consegnata prima della cerimonia da un responsabile della società incaricata — che in quel momento stava fotografando Emma Stone nel retropalco per i suoi social. #lalaland #DamianChazelle #EmmaStonE #RyanGosling #ComeÈStatoFatto #Oscar #CriticaCinematografica #Cinema

    LA LA LAND: tutto in 40 giorni
  6. Sep 21

    Chi è il vero autore di HARRY POTTER

    Come è stato fatto il primo film di Harry Potter: dalla resistenza di JK Rowling contro Hollywood, alla scelta del regista, al casting che ha rischiato di portare a un Harry Potter americano. E il problema del titolo. Acquista "Fare film è un inferno": https://bit.ly/InfernoUTET Il titolo stava per essere il primo ostacolo: la casa editrice americana voleva chiamarlo "School of Magic", la Warner lo trovava invendibile. Rowling ha ceduto solo sulla parola — "Philosopher" diventa "Sorcerer" per gli USA — e ogni scena in cui si cita la pietra è stata girata due volte identiche. Rowling ha venduto i diritti per meno del dovuto pur di ottenere il controllo su sceneggiatura e casting. Ha detto no a Spielberg (voleva fare un film animato), no a Zemeckis, Rob Reiner e Peter Weir (volevano ambientare tutto in America), e quasi sì a Terry Gilliam — bloccato dagli studios. La scelta è ricaduta su Chris Columbus, presentatosi al colloquio con una sceneggiatura completa scritta di tasca propria, dopo che la figlia lo aveva martellato per mesi.Il casting è stata un'altra battaglia: 40.000 bambini vagliati, Rowling irremovibile sull'inglese. Il favorito era Haley Joel Osment (il bambino del Sesto Senso). Rowling ha telefonato personalmente a Columbus per bloccarlo e ha spinto per Daniel Radcliffe. Rupert Grint ha mandato un VHS in cui rappava, Emma Watson è arrivata grazie alla sua insegnante di teatro. Per Severus Piton, Tim Roth ha rifiutato per girare Il Pianeta delle Scimmie: è arrivato Alan Rickman, a cui Rowling ha svelato l'intera traiettoria del personaggio. Segreto che Rickman ha tenuto per 10 anni senza dirlo a nessuno. La produzione si è insediata agli studi Leavesden, ex hangar della Rolls-Royce: ambienti costruiti per durare una saga intera, con pavimenti in vera pietra, mappe architettoniche di Hogwarts condivise con lo scenografo Stuart Craig, candele fluttuanti passate in CG perché la cera colava ovunque. Il protagonismo che ha reso Harry Potter il film che è — il controllo maniacale di Rowling su ogni aspetto — è la stessa personalità che oggi la rende una figura controversa sui diritti trans. #HarryPotter #JKRowling #ChrisColumbus #AlanRickman #DanielRadcliffe #ComeÈStatoFatto #CriticaCinematografica #Cinema

    Chi è il vero autore di HARRY POTTER
  7. Sep 13

    DIO RIDE, NO PARADISE IF YOU'RE KILLED BY A WOMAN, FATHER JOE e le previsioni - Venezia Daily #11

    Ultimo giorno alla Mostra del Cinema di Venezia 2026: Dio Ride di Giovanni Veronesi è molto più drammatico del previsto, Father Joe di Luc Besson è una stupidaggine gigantesca ed estremamente divertente, No Paradise If You're Killed by a Woman è uno dei migliori film del festival. E le previsioni sui premi. Acquista "Fare film è un inferno": https://bit.ly/InfernoUTET Dio Ride è il film di chiusura: Pierfrancesco Favino è un frate francescano nel Medioevo che predica la parola di Dio facendo ridere, Silvio Orlando è l'inquisitore inviato a fermarlo. Ci si aspettava una commedia o un dramedic stile La Vita è Bella — invece è un film drammatico, punto. Le prediche umoristiche del frate sono coerenti con l'umorismo da giullare medievale, non con il nostro. La cosa più intelligente del film è che non nobilita l'umorismo in sé, ma l'impresa: raccontare cose serie cercando di far ridere per arrivare a tutti. Una gigantesca apologia del cinema popolare. Favino usa un'inflessione umbra per rendere il personaggio umile e tenero — la tenerezza smielata non è proprio il mio genere, ma il film è più corretto e strutturato di quanto temessi. Father Joe: scritto e prodotto da Luc Besson (non diretto), con Kiefer Sutherland nei panni di un prete cattolico di New York negli anni '90, reduce del Vietnam, armato fino ai denti, che sgomina le gang della droga per salvare i giovani. Sparatoria in chiesa al ralenti, bazooka, esplosione con camminata a rallentatore sui canti gregoriani. Una stupidaggine gigantesca, un B-movie post-tarantiniano che trova l'equilibrio perfetto tra "Madonna che stupidaggine" e "divertiamoci". In sacrestia c'è un'armeria, i chierichetti sono artisti marziali, i rabbini hanno sistemi informatici, l'imam contribuisce alla causa. Le religioni sono in pace tra loro e combattono il crimine per la salvezza degli orfanelli. Voglio il crossover con L'Esorcista del Papa di Russell Crowe. No Paradise If You're Killed by a Woman è uno dei migliori e più inaspettati del festival. Produzione Kurdistan iracheno-Svezia, regia norvegese-irachena. Una cecchina Pashmerga cerca la sorella prigioniera dell'ISIS tra le macerie di Mosul — girato nei luoghi veri, ambientazione fuori dalla grazia di Dio. Asciuttissimo, stile cinema europeo di tensione (sembra Sollima), azione contaminata da melodramma mediorientale. La protagonista è caratterizzata non dalla forza ma dalla resistenza al dolore, che è la chiave del grandissimo finale. Fuori concorso, ma è il candidato agli Oscar per l'Iraq. Le previsioni: probabile Leone d'Oro a Possible Love, ma il leone che vorrei è per Dau — un pezzo di storia del cinema che però scotta politicamente. Il mio palmarès ideale: Leone d'Oro a Dau, Gran Premio della Giuria a Possible Love, Miglior Attore a Lino Musella, Migliore Attrice a Vanessa Scalera, Miglior Sceneggiatura a Martin McDonagh, Miglior Regia a Werner Herzog, Leone del Futuro alle bambine di Look Back. Riprese e montaggio: Bianca Ferrari #FestivalDiVenezia2026 #Venezia83 #DioRide #PierfrancescoFavino #FatherJoe #KieferSutherland #LucBesson #NoParadise #MostraDelCinema #CriticaCinematografica #VeneziaDailyVlog

  8. Sep 12

    RITORNO A BUENOS AIRES, FATHER JOE e DIO RIDE - Daily Venezia #11

    Penultimo giorno alla Mostra del Cinema di Venezia 2026: Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis è il migliore dei film italiani in concorso, A Bit of Light delude tantissimo e La Moola non mantiene le promesse. Acquista "Fare film è un inferno": https://bit.ly/InfernoUTET A Bit of Light di Aliasgari era uno dei più attesi — e la delusione è proporzionale. Racconta un uomo a Teheran che ha deciso di farla finita, con i parenti e amici che lo sanno. Il clima del regime iraniano è lo sfondo, ma il film non racconta mai davvero il dramma della persona, le cause rimangono vaghe, il protagonista è fastidioso nella sua passività, e la cosa più imperdonabile è il ritmo: il cinema iraniano contemporaneo ha sempre avuto una scrittura forsennata, questo è appositamente dilatato fino a sembrare un cortometraggio allungato a dismisura. Deludentissimo.La Moola stava in Orizzonti, Barbera l'aveva speso molto in conferenza stampa. L'idea è buona — un finto documentario sul traffico di droga a Marsiglia, found footage stile I Promessi Sposi ("abbiamo ritrovato questo reportage"). Nella pratica è realizzato da quattro soldi, i gangster recitano male il loro essere gangster, i momenti di tensione non lo sono, l'incastro narrativo è poco chiaro. Un'originalità che esiste solo sulla carta. Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis è probabilmente il migliore dei cinque italiani in concorso. Un paramedico che negli anni '70, giovanissimo studente di medicina, veniva usato dalla dittatura argentina per tenere in vita i detenuti durante le torture — costretto, senza alternative, ma collaborazionista. Oggi è convocato a testimoniare al processo. Adriano Giannini è eccezionale nel portare un personaggio combattuto tra tutto: sopravvissuto e complice, vittima e carnefice suo malgrado. Bechis conosce la macchina cinema alla perfezione e usa una leggera patina di genere per farti passare le domande impossibili del cinema d'autore. Riprese e montaggio: Bianca Ferrari #FestivalDiVenezia2026 #Venezia83 #MarcoBechis #AdrianGiannini #MostraDelCinema #CriticaCinematografica #VeneziaDailyVlog

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Fare cinema è un lavoro assurdo. Creare film è ogni volta un piccolo inferno e le persone che ci girano intorno sono strane, originali se non proprio pericolose. Questo podcast racconta le storie dietro ai film, quelle delle vite degli attori o dei registi e tutto quello di paradossale gira intorno al cinema e chi lo fa. Qui in audio su YouTube pure in video. Gabriele Niola è un critico cinematografico, podcaster e creatore di contenuti, da anni scrive di cinema e intervista attori e registi. Tutto pur di non lavorare. Una recensione (a 5 stelle!) è il massimo che puoi fare

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