Sul genere, sui generis

Alessandra Paiusco-Paulsson @la.tuttologa

Sul genere, sui generis è un podcast che porta gli studi di genere fuori dalle aule universitarie — e li intreccia con cultura pop, attualità, teoria critica e vita quotidiana. Un podcast di Alessandra Paiusco-Paulsson — ricercatrice, lettrice universitaria, femminista intersezionale, e content creator (TikTok: @la.tuttologa). 💌 alessandra.tuttologa@gmail.com

  1. Apr 29

    Educazione sessuo-affettiva: tra Svezia e Italia, con Flavia Restivo

    “Sì, in Svezia lo fanno meglio: lo dicono dati, cifre, elenchi di conquiste civiche nel campo dell’armonia sociale e il notevole calo dei crimini correlati alla prevaricazione su altre persone, alla presunzione di poterne disporre a piacimento. Come ci sono riusciti? Diffondendo una seria, sana, aperta e completa cultura sessuoaffettiva in tutte le scuole a partire dall’infanzia, con programmi affidati a esperti che hanno accompagnato la maturazione dei giovani cittadini svedesi. Il Paese scandinavo ha introdotto nelle scuole l’insegnamento dell’educazione sessuale fin dal 1955”. - Gli svedesi lo fanno meglio, 2025 Nel 1960, il presidente americano Dwight D. Eisenhower utilizzò la Svezia come esempio dei pericoli del socialismo, affermando che lo stato sociale aveva condotto il paese a un’orgia di “peccato, nudità, ubriachezza e suicidio”. La “reputazione” della Svezia come paese particolarmente promiscuo (tra le altre cose) è da imputare a più fattori, tra cui i film svedesi dell’epoca — molto espliciti per la sensibilità del pubblico internazionale, soprattutto quando non venivano bollati come “pornografici” e quindi fruiti anche da un pubblico generalista. Ancora oggi, in tedesco, “film svedesi” è sinonimo di “porno”. Ma questa reputazione è legata anche al fatto che la Svezia fosse già all’avanguardia nel campo dell’educazione sessuo-affettiva. In questa puntata di Sul Genere, Sui Generis dialogo con la dott.ssa Flavia Restivo, politologa e attivista, autrice di “Gli svedesi lo fanno meglio” (2025). Insieme abbiamo parlato di educazione sessuo-affettiva in Svezia e in Italia, di statistiche, di cosa significa essere donna negli spazi pubblici e molto altro. Con Flavia andremo anche a smontare le dichiarazioni della ministra Eugenia Roccella, che ci invita a rallegrarci di “ogni donna che non viene uccisa”. E lo faremo partendo dalle basi: come si comparano paesi diversi? Come si costruiscono le statistiche? Chi raccoglie i dati?

    1h 1m
  2. 11/29/2025

    Le influattiviste, la chat “fascistella”, e la piramide della violenza

    ⚠️ Trigger Warning: linguaggio - contiene citazioni ma le parole più volgari / dispregiative sono state censurate se pronunciate da me (anche come citazione) perché non mi sento a mio agio. Se ho riportato audio altrui per motivi di cronaca non ho censurato. Quando riporto audio altrui parlo di “estratto” e non si tratta della versione integrale, eventuali tagli sono stati fatti solo per ragione di sintesi senza andare ad inficiare o manipolare il contenuto degli stessi. - In questa puntata ricostruisco e analizzo la vicenda della chat “Fascistella”, un caso che ha coinvolto alcune note influattiviste italiane (nello specifico: Carlotta Vagnoli, Valeria Fonte e Flavia Carlini) e che, al di là degli aspetti giudiziari, rappresenta un esempio illuminante della crisi del femminismo digitale in Italia. Prendo questa storia come paradigma: il punto di incontro tra personal branding, attivismo performativo, dinamiche di gruppo e uso distorto del linguaggio. Da qui si apre una riflessione più ampia sullo stato del femminismo mainstream online e sulle sue contraddizioni: la centralità degli influencer, la spettacolarizzazione della militanza, la confusione tra visibilità e autorevolezza, e il rischio di trasformare un movimento politico in una strategia di engagement. Partendo dalle frasi emerse nelle chat, esploriamo insieme: – la piramide della violenza e la cultura dello st*pro nel linguaggio quotidiano; – perché “il privato è politico” vale anche nell’era digitale; – la differenza tra feminist rage (rabbia femminile) e livore; - bad feminists; – cosa significa davvero decostruire e assumersi responsabilità; – e perché influattivismo e femminismo non sono sinonimi. Un episodio critico, necessario, scomodo ma urgente: per riportare al centro un femminismo che sia studio, pluralità, etica e coerenza — e non un algoritmo da assecondare.

    1h 29m
  3. 10/22/2025

    Twilight, vent’anni dopo: un esercizio pratico di decostruzione 🩸🪩✨

    In occasione dei vent’anni dall’uscita del primo Twilight (!), questa puntata speciale di Sul Genere – Sui Generis propone un viaggio tra religione, potere e cultura pop, per capire cosa rende ancora oggi la saga di Stephenie Meyer un fenomeno così divisivo e affascinante. A partire da una domanda chiave — Twilight è un’allegoria mormone o il riflesso dei valori della sua autrice? — esploro il modo in cui i temi della purezza, della disciplina, dell’amore eterno e del controllo rivelano l’impronta del mormonismo nella scrittura di Meyer. Dalle coppie eterne alla castità, dal concetto di famiglia come sigillo divino fino alla visione della ricchezza come ricompensa terrena, Twilight diventa un caso di studio perfetto per comprendere come le credenze religiose e culturali plasmino l’immaginario collettivo. Ma questa è anche una riflessione più ampia: un esempio concreto di decostruzione e di applicazione pratica della lente sociologica informata dagli studi di genere. Rileggere Twilight oggi significa guardare dentro una capsula del tempo che ci mostra chi eravamo — adolescenti cresciuti in una cultura che romanticizzava il controllo e la dipendenza — e come, nel frattempo, la società sia cambiata. Perché se nei primi anni Duemila non parlavamo ancora di giustizia decoloniale, equità di genere o dinamiche di potere affettivo, oggi lo facciamo. E forse proprio per questo Twilight, rivisto vent’anni dopo, continua a parlarci — non più solo di vampiri, ma di noi: di chi eravamo, e di chi siamo diventatə. P.S. Vi chiedo un po’ di pazienza per qualche strafalcione, soprattutto negli accordi di genere o di numero: sono italiana ma vivo all’estero da tantissimi anni. Faccio sempre del mio meglio, ma ogni tanto qualcosa mi scappa… come la mia r moscia, ahah.

    1h 44m

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Sul genere, sui generis è un podcast che porta gli studi di genere fuori dalle aule universitarie — e li intreccia con cultura pop, attualità, teoria critica e vita quotidiana. Un podcast di Alessandra Paiusco-Paulsson — ricercatrice, lettrice universitaria, femminista intersezionale, e content creator (TikTok: @la.tuttologa). 💌 alessandra.tuttologa@gmail.com