TWENTYFOUR

Trash Talking

Dal lunedì al venerdì. Il primo daily podcast italiano sul gioco più bello del mondo.  Per chi vive di pallacanestro a ogni ora del giorno.  TWENTYFOUR è gratuito e così vuole rimanere.  Tu puoi aiutarmi a mantenerlo tale offrendomi un caffè.  buymeacoffee.com/twentyfour

  1. 2d ago

    Ep. 241 - se n'è andato il padre della NBA dei nostri padri e gli altri passaggi di oggi

    La puntata di oggi è dedicata a tre persone che ci hanno lasciato in queste ore, e che allo sport hanno dato tre cose diverse. Chi una strada, chi l'appartenenza. Chi una voce. Bob Pettit, morto mercoledì a novantatré anni, dalla squadra del liceo era stato tagliato due volte, imparò a giocare da solo in un cortile della Louisiana illuminato dalla finestra di una camera da letto, e da lì è arrivato a essere il primo Most Valuable Player della storia della NBA, il primo uomo a superare i ventimila punti, il primo a segnare cinquanta punti in una finale, uno dei primissimi ad allenarsi con i pesi e l'uomo da cui comincia il ruolo dell'ala grande moderna. Lawrence Tanter, se ne è andato a settantasei anni, ed è stato per quarantatré stagioni la voce che presentava i Los Angeles Lakers dentro il loro palazzo, dal quarto anno di Magic Johnson fino a oggi, attraverso quindici finali e nove titoli, senza che nessuno, in tutto quel tempo, sentisse mai il bisogno di cambiarla. Elena Pero, infine, una delle voci più importanti del tennis mondiale, è morta a sessant'anni dopo una malattia durante la quale, ha fatto sapere Sky, non ha saltato una sola telecronaca: era entrata a Telepiù nel 1991 da praticante, aveva avuto Rino Tommasi come maestro, per più di vent'anni ha raccontato il tennis accanto a Paolo Bertolucci, e la sua ultima telecronaca è stata da Wimbledon, per il secondo titolo di Jannik Sinner. Se avete un ricordo legato a una di queste tre persone, a una partita, a una telecronaca, a una voce che vi ha accompagnato, scrivetelo qui sotto. È il modo migliore per tenerle con noi. Segui TWENTYFOUR per non perderti mai una puntata e, se ti va, lascia la recensione che ritieni più opportuna, aiuterai questo progetto a crescere. TWENTYFOUR è gratuito, ed è la cosa a cui tengo di più. Se ti va, e solo se ti va, puoi sostenerlo con un caffè: buymeacoffee.com/twentyfour. Mi aiuterai a mantenerlo così. Buon ascolto a tutti.

  2. 3d ago

    Ep. 240 - che Lonzo Ball si fosse ritirato non lo sapeva nemmeno lui e gli altri passaggi di oggi

    Per ventiquattro ore mezza NBA ha creduto che Lonzo Ball si fosse ritirato, sulla base di cinquantacinque minuti di podcast in cui parlava della propria carriera al passato senza dirlo mai, finché non è stato lui a sistemare tutto con una riga su X: mi sono ritirato? Prima notizia che leggo, visto che sto ancora aspettando una chiamata. Ed è la storia di un ragazzo scelto con la seconda chiamata del 2017 tra Fultz e Tatum, che a ventotto anni ha giocato sette stagioni su nove, che nel marzo del 2023 si è fatto impiantare nel ginocchio sinistro il menisco di un donatore e della cartilagine nuova, e che è tornato in campo più di mille giorni dopo l'ultima partita, primo atleta professionista a farcela dopo un intervento del genere. Intanto da Oakland arriva la frase che i tifosi dei Warriors aspettavano, perché Stephen Curry, alla vigilia della diciottesima stagione con la stessa maglia e con il rinnovo ancora non firmato, ha detto che non va da nessuna parte, spiegando però perché stavolta la firma richiede tempo dopo un'annata chiusa fuori dai playoff. Infine New York, dove a una settimana dal camp i Knicks campioni in carica non hanno ancora trovato l'accordo con Karl-Anthony Towns, e dove tutto dipende da una riga di regolamento chiamata secondo apron e dal precedente di Jalen Brunson, che due anni fa rinunciò a 113 milioni. Una squadra NBA dovrebbe chiamare Lonzo Ball? Stephen Curry sta prendendo tempo per capire che squadra saranno i Warriors o è solo una trattativa come tutte le altre? E Karl-Anthony Towns deve fare come Brunson e rinunciare a una parte dei suoi soldi, o è la società che deve smettere di nascondersi dietro il secondo apron? Dimmi la tua nei commenti, segui TWENTYFOUR per non perderti mai una puntata e, se ti va, lascia la recensione che ritieni più opportuna, aiuterai questo progetto a crescere. TWENTYFOUR è gratuito, ed è la cosa a cui tengo di più. Se ti va, e solo se ti va, puoi sostenerlo con un caffè: buymeacoffee.com/twentyfour. Mi aiuterai a mantenerlo così. Buon ascolto e buona pallacanestro a tutti.

  3. 4d ago

    Ep. 239 - Kawhi Leonard e i Toronto Raptors finché corte non li separi e gli altri passaggi di oggi

    Nel 2019 i Toronto Raptors avevano provato a tenersi Kawhi Leonard costruendogli intorno una squadra da titolo e inventando per lui la gestione dei minuti che avrebbe cambiato il vocabolario della NBA, ma un mese dopo l'anello lui se n'era andato a Los Angeles: sette anni più tardi è tornato in Canada per uno scambio congelato mesi in attesa delle sanzioni per l'aggiramento del tetto salariale, e dopo appena otto giorni, senza aver ancora giocato una partita, ha firmato un'estensione da due anni e 115 milioni che lo lega fino al 2029, lasciando sul tavolo undici milioni proprio lui che dalla lega era stato multato per aver preteso entrate in più. Intanto, rispondo alle due domande che tornano sempre sull'espansione a Seattle e a Las Vegas, il quando e il quanto: le scadenze delle offerte, i gruppi in corsa, i motivi per cui una città è pronta domani e l'altra non sa ancora dove costruire l'arena, e i 7/10 miliardi che la lega chiede, da confrontare con i 300 milioni che nel 2004 bastarono per l'ultima squadra nata in NBA. Infine Detroit, dove Michael Blackstone, il numero due delle operazioni cestistiche dei Pistons, ha raccontato pubblicamente di convivere da tre anni con un tumore al polmone al quarto stadio scoperto grazie a un dolore alla spalla che si era rifiutato di ignorare, e lo ha fatto per una ragione precisa, che riguarda chiunque lo ascolti. Kawhi Leonard ha firmato a Toronto perché ci crede davvero o perché in questo momento era il posto più sicuro dove stare? La NBA sta allargando i suoi confini per far crescere il gioco o per incassare la cifra più alta possibile? E raccontare pubblicamente una malattia può aiutare circa la prevenzione? Dimmi la tua nei commenti, segui TWENTYFOUR per non perderti mai una puntata e, se ti va, lascia la recensione che ritieni più opportuna, aiuterai questo progetto a crescere. TWENTYFOUR è gratuito, ed è la cosa a cui tengo di più. Se ti va, e solo se ti va, puoi sostenerlo con un caffè: buymeacoffee.com/twentyfour. Mi aiuterai a mantenerlo così. Buon ascolto e buona pallacanestro a tutti.

  4. 5d ago

    Ep. 238 - il 21 settembre non è mai stato un giorno come un altro per Nicolas Batum e gli altri passaggi di oggi

    Nicolas Batum ha annunciato il ritiro in una palestra della Normandia, parlando con suo figlio Ayden, dopo diciotto stagioni in NBA senza mai un All-Star Game e 877 partite da titolare, dopo un contratto da 120 milioni tagliato a Charlotte e una ripartenza dal minimo salariale ai Clippers, dopo un oro europeo, due argenti olimpici e una stoppata a Tokyo che tolse a Luka Dončić la finale, e lo ha fatto il 21 settembre, lo stesso giorno in cui trentacinque anni fa suo padre crollò in campo prima di tirare due liberi, con lui in tribuna, a due anni. Intanto Doc Rivers, che nel 1996 aveva detto di no a NBC per non chiudersi la porta della panchina, a quella stessa televisione ci arriva da allenatore in pensione, con 1.194 vittorie, un titolo, una Hall of Fame e un figlio che lavora già lì. Infine Toronto, dove nel weekend dedicato a Kyle Lowry è comparso un dinosauro dorato che palleggia con una zampa e chiama uno schema con l'altra, un omaggio così letterale che i Raptors hanno dovuto precisare che si tratta di un'installazione temporanea e non della statua definitiva, in attesa del 10 gennaio, quando il numero 7 del miglior Raptor di sempre salirà sotto il tetto accanto al 15 di Vince Carter, proprio contro quella Philadelphia in cui Lowry è nato. Nicolas Batum resterà nella memoria per quello che ha vinto o per il tipo di giocatore che è stato? Un allenatore appena ritirato può raccontare la NBA con l'onestà che promette Doc Rivers o conoscerne troppo bene i protagonisti è un limite? E il dinosauro dorato di Toronto è un omaggio affettuoso o un modo sbrigativo di celebrare uno dei giocatori più importanti della storia dei Raptors? Dimmi la tua nei commenti, segui TWENTYFOUR per non perderti mai una puntata e, se ti va, lascia la recensione che ritieni più opportuna, aiuterai questo progetto a crescere. TWENTYFOUR è gratuito, ed è la cosa a cui tengo di più. Se ti va, e solo se ti va, puoi sostenerlo con un caffè: buymeacoffee.com/twentyfour. Mi aiuterai a mantenerlo così. Buon ascolto e buona pallacanestro a tutti.

  5. 6d ago

    Ep. 237 - da ieri notte la rookie più prolifica nella storia della WNBA si chiama Olivia Miles e gli altri passaggi di oggi

    Per diciotto anni il record di punti di una rookie in WNBA è stato di Seimone Augustus e dei Minnesota Lynx, per due è rimasto nelle mani di Caitlin Clark, e ieri notte, dentro l'arena delle Connecticut Sun, con un tiro libero arrivato dopo un primo quarto a tabellino vuoto, è tornato a Minneapolis: se lo è preso Olivia Miles, la ragazza che nel 2025 ha rinunciato a essere la seconda scelta del Draft per ricostruirsi un ginocchio e una testa in Texas, e che un anno dopo è stata scelta esattamente allo stesso numero. Intanto la NBA chiude il primo anno di un contratto televisivo da settantasei miliardi, con le Finals più viste dai tempi di Jordan e una fila di miliardari pronti a pagare fino a dieci miliardi per entrare, mentre le squadre passano di mano una dopo l'altra e le città restano a guardare, da Dallas che ha perso Dončić a Boston che ha salutato Jaylen Brown, fino a Seattle, che per riavere la pallacanestro dovrà pagare più di venti volte quello che costò portargliela via. Infine Quantico, in Virginia, dove l'FBI ha nominato agente speciale onorario Shaquille O'Neal, che la polizia la frequenta dal 2005, che per anni ha lavorato da riservista per un dollaro all'anno, che ha un dottorato sull'uso dell'umorismo nella leadership, e che quel dottorato lo ha messo in pratica subito, davanti a 265 dirigenti di polizia, prendendosela con Charles Barkley. Il record di Olivia Miles vale di più per come ci è arrivata o per la stagione più lunga in cui lo ha stabilito? I soldi dei nuovi proprietari stanno facendo crescere la NBA o la stanno allontanando dalle città che la tengono in vita? E un titolo onorario dell'FBI a Shaquille O'Neal è il riconoscimento di un impegno lungo vent'anni o soltanto l'ennesima puntata di un personaggio senza limiti? Dimmi la tua nei commenti, segui TWENTYFOUR per non perderti mai una puntata e, se ti va, lascia la recensione che ritieni più opportuna, aiuterai questo progetto a crescere. TWENTYFOUR è gratuito, ed è la cosa a cui tengo di più. Se ti va, e solo se ti va, puoi sostenerlo con un caffè: buymeacoffee.com/twentyfour. Mi aiuterai a mantenerlo così. Buon ascolto e buona pallacanestro a tutti.

  6. Sep 18

    Ep. 236 - a Los Angeles per la NBA adesso ci sono problemi anche sponda Lakers e gli altri passaggi di oggi

    Martedì Adam Silver aveva garantito che nel vagliare Mark Walter come proprietario dei Lakers la NBA non aveva trovato nessuna red flag, e stanotte una class action depositata in Florida ha accusato lui e quattro sue società di aver nascosto a centinaia di migliaia di pensionati un'indagine penale federale, mentre dirottava i loro risparmi dentro il fondo che, secondo l'accusa, ha comprato prima i Dodgers e poi i Lakers: con i Clippers puniti il 2 settembre e la procura di Brooklyn che indaga su di loro, la lega si ritrova senza una sponda pulita nella città più importante che ha dopo New York. Intanto a Boston, alla presentazione dei tre nuovi acquisti, mancava Mitchell Robinson, e il motivo che i Celtics avevano definito personale lo ha raccontato lui stesso davanti a una telecamera, tre mesi dopo quel pugno al pick up che gli costò un dito e che nessuno, durante le Finals, sapeva spiegare. Infine da Denver arriva la storia di DeMar DeRozan, trentasette anni, diciottesima stagione e un contratto annuale firmato dopo essere stato tagliato da Sacramento, che continua a fare quello che ha iniziato nel 2018 quando raccontò per primo la sua depressione, e che oggi passa le giornate a convincere dei ragazzi di contare qualcosa, con addosso il tatuaggio di una domanda che si sentì rivolgere a Compton da bambino. Chi vaglia i proprietari delle squadre NBA sta facendo male il suo lavoro o sta facendo l'unico lavoro possibile con gli strumenti che ha? Che impatto avrà Mitchell Robinson ai Celtics? E della salute mentale si parla ormai abbastanza o siamo ancora all'inizio di tutto? Dimmi la tua nei commenti, segui TWENTYFOUR per non perderti mai una puntata e, se ti va, lascia la recensione che ritieni più opportuna, aiuterai questo progetto a crescere. TWENTYFOUR è gratuito, ed è la cosa a cui tengo di più. Se ti va, e solo se ti va, puoi sostenerlo con un caffè: buymeacoffee.com/twentyfour. Mi aiuterai a mantenerlo così. Buon ascolto e buona pallacanestro a tutti.

  7. Sep 17

    Ep. 235 - solo i Clippers potevano trattare Chris Paul come stanno continuando a fare e gli altri passaggi di oggi

    Sullo shop online dei Clippers sono comparse le maglie di Bradley Beal con il numero 3, quello che a Los Angeles nessuno aveva più indossato dal 2017, quello che Beal stesso si era tolto di dosso dodici mesi fa per restituirlo a Chris Paul, e quello che Lawrence Frank aveva promesso di ritirare proprio nei giorni in cui lo stava rispedendo a casa da una trasferta ad Atlanta: ovvero il modo in cui solo i Clippers potevano trattare Chris Paul. Intanto NFL, NBA, MLB, NHL e MLS hanno firmato con i loro sindacati una lettera indirizzata a trentacinque stati americani e a Washington DC per chiedere il divieto a vita dalle piattaforme di scommessa per chi minaccia gli atleti, in una stagione in cui Fred VanVleet è stato avvicinato in chiesa e J.B. Bickerstaff ha dovuto rivolgersi alle autorità. Infine New York, dove i Knicks sistemano il fondo del roster con cinque contratti da training camp per due posti, Jalen Brunson passa dagli Emmy al set di Law & Order a Saturday Night Live nel giro di tredici giorni, e il prezzo per vedere i campioni in carica dal vivo parte da milletrecento dollari. Ritirare una maglia è un gesto dovuto o una concessione che si può ritirare quando cambia il vento? Le molestie agli atleti sono il prezzo inaccettabile, sia ben chiaro, ma inevitabile di un mercato legale o una cosa che si può fermare con delle regole? E una squadra che vince l'anello diventa più grande per i suoi tifosi o semplicemente più cara? Dimmi la tua nei commenti, segui TWENTYFOUR per non perderti mai una puntata e, se ti va, lascia la recensione che ritieni più opportuna, aiuterai questo progetto a crescere. TWENTYFOUR è gratuito, ed è la cosa a cui tengo di più. Se ti va, e solo se ti va, puoi sostenerlo con un caffè: buymeacoffee.com/twentyfour. Mi aiuterai a mantenerlo così. Buon ascolto e buona pallacanestro a tutti.

  8. Sep 16

    Ep. 234 - Adam Silver ha ammesso che la NBA sta trattando con l'Eurolega ma ancora non si sa precisamente su cosa e gli altri passaggi di oggi

    Adam Silver rompe il silenzio al termine del Board of Governors NBA e ammette per la prima volta quello che la lega aveva smentito fino a ventiquattro ore prima, ovvero che tra NBA ed Eurolega esistono trattative in corso, mentre il progetto della lega americana in Europa procede comunque per la propria strada con sedici squadre previste e nuovi annunci attesi nelle prossime settimane, e mentre sul fronte domestico l'espansione verso Las Vegas e Seattle resta in attesa di una decisione entro la fine dell'anno. Nella stessa conferenza stampa, poi, arriva il momento più spiazzante di tutta la riunione: interrogato dal Pablo Torre il cui podcast ha fatto esplodere il caso Clippers, il Commissioner riconosce che i giornalisti riescono a fare cose precluse agli investigatori tradizionali e confessa che su Mark Walter, oggi, non sa nulla di più di quanto sapesse quando la lega lo sottopose ai controlli prima di consegnargli i Los Angeles Lakers. E da Atlanta arriva infine la notizia più bella della giornata, perché le Dream riportano dentro la propria organizzazione Matilde Villa, cinque mesi dopo averne abbandonato i diritti e tre settimane dopo che la playmaker azzurra aveva firmato a Berlino il primo canestro italiano a un Mondiale dopo trentadue anni di assenza. Un fronte unito tra NBA ed Eurolega è davvero la soluzione migliore per il basket europeo, oppure è soltanto il modo più elegante per consegnare il continente a chi arriva da fuori? Se il capo della lega più ricca del mondo ammette che i suoi controlli non arrivano dove arriva un giornalista, quanto possiamo fidarci di chi viene ammesso nel club dei proprietari? E quella di Matilde Villa è la firma che apre finalmente le porte della WNBA a una generazione azzurra intera oppure resta un'occasione ancora tutta da conquistare? Dimmi la tua nei commenti, segui TWENTYFOUR per non perderti mai una puntata e, se ti va, lascia la recensione che ritieni più opportuna, aiuterai questo progetto a crescere. TWENTYFOUR è gratuito, ed è la cosa a cui tengo di più. Se ti va, e solo se ti va, puoi sostenerlo con un caffè: buymeacoffee.com/twentyfour. Mi aiuterai a mantenerlo così. Buon ascolto e buona pallacanestro a tutti.

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