La storia messa in musica

Rete Toscana Classica

Il programma indaga le connessioni tra le grandi ricorrenze storiche che ogni anno il calendario propone e le musiche che evocano queste ricorrenze. Le trasmissioni, a cadenza mensile, vanno a comporre prevalentemente cicli semestrali dedicati alle principali ricorrenze dell'anno in corso in campo storico, culturale, artistico o scientifico. Nel 2026 da gennaio a giugno va in onda un ciclo sull'architetto modernista Antoni Gaudí, detto "l’architetto di Dio" per la sua grande spiritualità, nel centesimo anniversario della morte. Da luglio a dicembre sarà la volta di un ciclo sulla Rivoluzione americana, con la conseguente Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti, nel 250esimo anniversario di questo evento storico. Il ciclo su Gaudí parte dalla sua infanzia e gioventù, gli studi e i sogni, in una Catalogna in profonda e veloce trasformazione. Si parla delle prime grandi realizzazioni dell'architetto catalano, del suo eclettismo stilistico e dell’amicizia decisiva con l’imprenditore Eusebi Guëll. Tra gli argomenti anche la partecipazione alla Renaixença Catalana insieme ad artisti come Mirò, Casals, Dalì, Mompou e altri ancora. Non può mancare la ricostruzione della "storia infinita" della costruzione della Sagrada Familia, la sua opera più nota, fino ad arrivare alla sua tragica morte e all'eredità che ha lasciato. In particolare si analizza il suo rapporto con la musica - quella popolare catalana e quella di fine Novecento - nel panorama dell’Art Nouveau segnato da connessioni tra musica, letteratura ed architettura a cavallo tra due secoli.

Episodes

  1. Feb 17

    Gaudí: i primi passi

    La seconda puntata del ciclo dedicato ad Antoni Gaudí racconta i primi passi che egli fece dopo essersi laureato, nel 1878. La prima commissione importante gli venne dal Comune di Barcellona per l’illuminazione pubblica di alcune piazze, tra le quali Plaça Reial, una delle più belle e vivaci del Barri Gòtic. Nei suoi primi lavori Gaudí si rifece a due importanti fonti architettoniche: le arti orientali e il neogotico. Il suo orientalismo veniva dagli anni dello studio, quando collezionava fotografie di arte egizia, indiana, persiana e cinese. Ma un posto speciale ebbero lo stile moresco e gli ornamenti dell’arte mudéjar. Quanto al neogotico egli studiò il restauro della Città fortificata di Carcassonne, il restauro più grande d’Europa. Dalle rovine nacque una cittadella medievale “ideale”. La prima grande opera privata fu Casa Vicens a Barcellona, il capolavoro mudéjar di Gaudí: esplosione di colore e decorazione geometrica-floreale. Un incontro chiave fu quello con Eusebi Güell, imprenditore tessile e mecenate che gli commissionò i più grandi lavori (Palau Guëll e Parc Guëll). I due condividevano il cattolicesimo devoto, il nazionalismo catalano e l’interesse per l’arte e la natura. Infine le due ultime sraordinarie realizzazioni a Barcellona. La prima è Casa Batlló, massima espressione creativa per fantasia, naturalezza e simbolismo catalano, dove tutto è curva, colore e movimento. Diceva Gaudí: “La linea retta è la linea degli uomini, quella curva è la linea di Dio”. L’altra è Casa Milà, nota come La Pedrera, il culmine del suo stile naturalistico e “biologico”, una delle opere più innovative dell’architettura novecentista. Oggi ospita il Festival dei giovani talenti del jazz.

  2. 3d ago

    La musica prima della Rivoluzione Americana

    La prima puntata analizza innanzitutto la musica eseguita o composta nelle colonie britanniche intorno a metà Settecento, ossia prima della Rivoluzione. Prendiamo in esame: – i brani sacri che accompagnavano le funzioni domenicali nelle chiese congregazionali e presbiteriane delle colonie; – il gusto musicale dell’élite – nei salotti buoni di Boston, Filadelfia e Williamsburg – ancora rivolto verso Londra e verso Haendel; – la musica popolare, portata nelle colonie dagli immigrati: arie da ballo e da taverna, la voce vera del popolo; – il contributo dato alla musica americana dalla comunità morava della Pennsylvania, enclave religiosa di origine centroeuropea con una vita musicale sorprendentemente raffinata; – la più antica composizione secolare scritta da un nativo americano, Francis Hopkinson, uomo di legge filadelfiano, futuro firmatario della Dichiarazione d’Indipendenza. La cesura avviene con la canzone Bunker Hill di Andrew Law. Il brano commemora la battaglia del giugno 1775 alle porte di Boston, quando i britannici conquistarono la collina solo perché gli americani avevano esaurito le munizioni. Da quel momento la musica diventa cronaca, esortazione, propaganda. E la musica sacra si pone al servizio diretto della causa patriottica. Segue dunque una scaletta di brani patriottici, ribelli, rivoluzionari. A cominciare dal canto corale Chester di William Billings, un inno in cui il linguaggio biblico diventa sfida contro la tirannia e proclama politico. La fede coloniale si fa ideologia rivoluzionaria.Lo stesso Billings scrisse poco dopo anche Lamentation over Boston: l’assedio e l’occupazione britannica della città, tra il 1775 e il 1776, vissuti come un moderno salmo di Babilonia. È il lamento di chi la guerra la subisce sulla propria pelle. A seguire The battle of Trenton di James Hewitt, dedicato a George Washington. Una sonata a programma, con l’attraversamento del Delaware, la fuga dei mercenari tedeschi, le trombe della vittoria. Per l’insediamento di Washington come primo presidente, il 30 aprile 1789, viene composta da Philip Phile la President’s march. La guerra è finita, la nazione ha un governo e un rito: la musica cambia registro e si fa cerimoniale. È poi la volta del celeberrimo Yankee Doodle, brano beffardo, nato come canzone di scherno rivolta dai soldati britannici ai coloni, rivendicata da questi ultimi come simbolo d’orgoglio durante la guerra. In chiusura la Federal Overture di Benjamin Carr, brano del 1794 che mostra come il linguaggio popolare diventa quello ufficiale della repubblica.

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Il programma indaga le connessioni tra le grandi ricorrenze storiche che ogni anno il calendario propone e le musiche che evocano queste ricorrenze. Le trasmissioni, a cadenza mensile, vanno a comporre prevalentemente cicli semestrali dedicati alle principali ricorrenze dell'anno in corso in campo storico, culturale, artistico o scientifico. Nel 2026 da gennaio a giugno va in onda un ciclo sull'architetto modernista Antoni Gaudí, detto "l’architetto di Dio" per la sua grande spiritualità, nel centesimo anniversario della morte. Da luglio a dicembre sarà la volta di un ciclo sulla Rivoluzione americana, con la conseguente Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti, nel 250esimo anniversario di questo evento storico. Il ciclo su Gaudí parte dalla sua infanzia e gioventù, gli studi e i sogni, in una Catalogna in profonda e veloce trasformazione. Si parla delle prime grandi realizzazioni dell'architetto catalano, del suo eclettismo stilistico e dell’amicizia decisiva con l’imprenditore Eusebi Guëll. Tra gli argomenti anche la partecipazione alla Renaixença Catalana insieme ad artisti come Mirò, Casals, Dalì, Mompou e altri ancora. Non può mancare la ricostruzione della "storia infinita" della costruzione della Sagrada Familia, la sua opera più nota, fino ad arrivare alla sua tragica morte e all'eredità che ha lasciato. In particolare si analizza il suo rapporto con la musica - quella popolare catalana e quella di fine Novecento - nel panorama dell’Art Nouveau segnato da connessioni tra musica, letteratura ed architettura a cavallo tra due secoli.