Moby Dick

RSI - Radiotelevisione svizzera

Moby Dick è il magazine del sabato mattina che mira a mettere a confronto, attorno ai grandi temi di cultura, politica, società, economia, ospiti di sensibilità e opinioni diverse, anche radicalmente contrapposte. Coglie momenti e tematiche di particolare rilievo e le pone al centro di una tavola rotonda per scandagliarne peculiarità e sfumature. Ma consente anche attraverso una particolare scelta editoriale di meglio conoscere le personalità stesse degli interlocutori invitati a dibattere.

  1. Storie buone come il pane

    JAN 17

    Storie buone come il pane

    Il pane è l’alimento per eccellenza e antonomasia. Fin dalla notte dei tempi e dalla nascita della storia (sancita proprio dall’avvento della cerealicoltura), attorno a lui lievitano e si moltiplicano i significati: simbolici, culturali, religiosi, politici. A conclusione del dossier di Alphaville dedicato al pane, “Moby Dick” propone un viaggio entusiasmante che riconosce nel pane uno strumento privilegiato per raccontare il mondo, promuovere l’incontro fra persone e culture e diffondere cultura e giustizia alimentari. undefinedLo faremo attraverso le storie, le esperienze e l’impegno di tre persone che, attorno al pane e al cibo, hanno costruito la propria vita professionale e personale: Stefano Pasquini, co-fondatore del Teatro delle Ariette, straordinaria compagnia di attori-contadini che da oltre trent’anni propongono un “teatro da mangiare” in cui testimoniano la loro vita in mezzo ai campi; Diletta Sereni, direttrice editoriale de “L’integrale. Cibo e Cultura” che coglie “il pane come orizzonte e pretesto per raccontare le cose del mondo” e lo chef italo-egiziano Walter El Nagar, fondatore del ristorante Refettorio di Ginevra, che a pranzo si rivolge a una clientela pagante e la sera accoglie i poveri, abbattendo lo spreco alimentare e le disuguaglianze alimentari fra classi sociali, e fondatore della Fondazione Mater, promotrice di un manifesto di Diritto al cibo che vorrebbe iscriversi nella Costituzione svizzera e dell’Unione Europea.

    1h 26m
  2. Il pulp, i cannibali e gli anni ’90

    12/06/2025

    Il pulp, i cannibali e gli anni ’90

    Nel 1996, per Einaudi, uscì Gioventù cannibale, un’antologia di racconti caratterizzati da un linguaggio crudo e violento, che terremotò l’editoria italiana. Tra gli autori, Niccolò Ammaniti, Alda Teodorani, Aldo Nove e Daniele Luttazzi. Era una raccolta che catturava la gioventù del decennio in un atto di cannibalizzazione dei nuovi scenari sociali: un mondo saturato da media, pubblicità, tecnologia, film di genere, fumetti e tante merci, che nella scrittura dei “cannibali” si ritrovava amalgamato con abbondante sangue. Un movimento che è stato raccontato in un recente documentario di Hilary Tiscione, scritto insieme ad Aldo Nove. Daniele Luttazzi parla di “Gioventù cannibale” come di un’antologia profetica, infatti « dopo qualche mese, l’Italia conobbe i casi del mostro di Firenze, del serial killer ligure, di Erika e Omar, dei satanisti lombardi ecc. Gli artisti hanno le antenne e sentono in anticipo quello che sta per arrivare». A quasi trent’anni dall’uscita dell’antologia cannibale, in questa puntata torneremo a interrogare questo fenomeno letterario, che rappresentò un punto di rottura nella letteratura italiana del periodo: come mai questa antologia emerse proprio in quel decennio? Che genere di svolta nell’immaginario produsse? Con quali modelli culturali dialogava? E ancora, che tipo di violenza veniva rappresentata nei racconti “cannibali”? Tenendo conto del fatto che c’era una frase che circolava all’epoca, come una specie di ritornello: “Un racconto di Ammaniti non è più violento di una serata su canale 5”.

    1h 22m

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Moby Dick è il magazine del sabato mattina che mira a mettere a confronto, attorno ai grandi temi di cultura, politica, società, economia, ospiti di sensibilità e opinioni diverse, anche radicalmente contrapposte. Coglie momenti e tematiche di particolare rilievo e le pone al centro di una tavola rotonda per scandagliarne peculiarità e sfumature. Ma consente anche attraverso una particolare scelta editoriale di meglio conoscere le personalità stesse degli interlocutori invitati a dibattere.