Studio BURDI

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Questo è il Podcast dello Studio BURDI. Giorgio Burdi è psicologo e psicoterapeuta e Sessuologo con oltre trentacinque anni di esperienza clinica, maturata nell’ambito della psicologia, della psicoterapia e della ricerca sui processi di cambiamento della persona. Accanto all’attività professionale, è autore di numerosi libri pubblicati su Amazon, raccolti nella collana editoriale “Psicologia e Psicoterapia Applicata”, nella quale affronta, con un linguaggio profondi, rigoroso ma accessibile, temi legati al cambiamento personale, alle relazioni, alle emozioni, al superamento della sofferenza psicologica e allo sviluppo dell’identità…

Episodes

  1. 3d ago

    Il Numero Uno e Il Numero Due - Il Libro -

    ⁠Il Numero Uno e Il Numero Due⁠ “Lo trovi su Amazon cercando Burdi o il titolo del libro”. Questo non è semplicemente un libro, ma una analisi di te infinita, una opportunità di lettura di te stesso, che può accompagnarti ovunque. Non è un libro da tenere in libreria, ma sul proprio comodino, sotto l’ ombrellone è da consultare spesso, nei momenti di maggior luminosità o in quei più difficili. Dentro di te convivono, due istanze, due persone. Solo una è davvero tua.Il Numero Uno è ciò che sei: l'essenza, l'irripetibile, l'opera d'arte da coltivare. Il Numero Due è il mondo che ne ostacola l'emersione: i doveri, i sensi di colpa, gli obblighi, il pregiudizio, i modelli imposti, i moralismi. Ogni giorno il Numero Uno si confronta tra ciò che è e ciò che gli altri vorrebbero che fosse. Da quel conflitto nasce quasi tutta la sofferenza psicologica che conosciamo. Questo libro propone un modello nuovo di comprensione della personalità e ti chiede, parola dopo parola, di proteggere la tua voce, di custodire ciò che sei senza tradirti, perché è da quella voce che nasce ogni giusto orientamento e ogni felicità possibile. Non è un manuale per sopravvivere. È uno strumento per svelarsi. Un metodo determinato per leggere e rafforzare la propria struttura interna, per ascoltare la voce sepolta sotto le macerie di ciò che non ci appartiene, per risalire all'origine di quei disagi che, se ignorati, si trasformano in disturbi strutturati. Ogni volta che lo riapri, ogni paragrafo agisce come una seduta: ti scuote, ti provoca, ti costringe a rispondere a te stesso senza più difese, aprendo varchi reali verso ciò che sei sempre stato. Un libro per chi vive sotto il peso dei sensi di colpa, per chi ha costruito una vita che funziona ma non gli somiglia, per chi cerca un percorso di crescita personale che non si accontenti di consolare.

  2. 3d ago

    ognuno si Schianta sui Bui Altrui

    Ognuno si schianta nei bui altrui Quando parliamo di “schianto”, inevitabilmente, ci viene in mente uno scontro automobilistico in cui l’impatto improvviso è dato dall’assenza di misure di sicurezza. Nelle relazioni non esiste un dispositivo o una spia che ci avverte quando siamo di fronte ad un pericolo, ma siamo in grado di percepire ciò che ci fa stare bene o male, attraverso la nostra percezione, i segnali inviati dal corpo, o ancora la nostra vocina interiore. Ma cosa porta ad uno schianto? La proiezione è il meccanismo più frequente. I desideri, la voglia di un rapporto, gli stessi schemi mentali, le nostre fragilità irrisolte, vengono proiettate sulla realtà che viviamo. Un po’ come fossimo al cinema, vediamo un film creato da noi stessi che non ci permette di capire con obiettività ciò davanti cui ci troviamo. Tutto diventa edulcorato, mediante un’interpretazione senza filtri. Esci, due chiacchiere, uno scherzo e si sta bene.. e in alcuni momenti, male. Cosicchè d’improvviso ci troviamo in un luogo sperduto e senza via d’uscita. Il buio dell’altro. L’altro, colui che non vediamo, problematico quanto basta, accartocciato su se stesso, intriso nei suoi dolori, crocevia di pensieri intrusivi e sensi di colpa, ruba le nostre energie,portandoci a soddisfare una richiesta continua di amore di cui noi non siamo i diretti responsabili. Persistiamo, perché ce la possiamo fare. Ignoriamo il nostro sentore e deturpiamo l’unica opera originale, la nostra, per rincorrere incessantemente quel sentimento che crediamo essere unico e dal quale non ci accorgiamo essere intrappolati o giàdipendenti. La nostra vitalità svanisce, la pulsione di vita va in detumescenza. Il vuoto dell’altro diventa l’oggetto d’amore condiviso a caro prezzo. Abbiamo perso la bussola della nostra vita. Meglio ancora quando mettiamo in atto un comportamentoossessiva in cui riteniamo che l’altro possa cambiare.. e ci chiediamo senza sosta cosa poter fare. Nulla. L’unica soluzione valida: il nulla, meglio, lasciarlo nel suo vuoto. L’altro non cambia se non è lui a volerlo. La peggiore delle consapevolezze. Il momento in cui effettivamente percepiamo si esserci schiantati. Non rimane che una profonda tristezza, alienazione, cadiamo in una valle di lacrime, parole delle nostre più accese speranze e illusi rimaniamo attoniti in uno stato di confusionale, nel tentativo di dare una spiegazione a ciò che è stato. Quel film che stavamo vedendo si spegne davanti ai nostri occhi e la sala diventa buia. Non rimane più nulla, sedie vuote. Anzi, qualcosa ancora sosta ed è dentro di noi.. Quella vocina che non abbiamo mai ascoltato, balza alla nostra mente e quei sintomi di malessere hanno modo di trovare una spiegazione. Nel finale, un pensiero, “ tutto dipende da noi, relativamente”.....

  3. 3d ago

    L' Imprevisto

    L’ IMPREVISTO e i contrattempi “Mi dispiace, ma ho avuto un imprevisto e devo disdire” .”“Ha Dimenticato  che mi ha impegnato l orario da cinque giorni ?”Ho avuto un imprevisto, dovrebbe potersi dire, non  ho previsto, non si può essere veggenti per predire tutti i fenomeni, equivale anche ad ammettete che sono stato distratto, non ho calcolato bene i tempi, non ho potuto tener conto, non ho fatto caso, si è sovrapposta una situazione ad un altra. Oppure, sono un’ottimista che cerca di massimizzare la propria efficienza e che incastra troppi impegni nell’agenda giornaliera che inverosimilmente porterà a termine.  Oppure, semplicemente, non riesco a dire di no alle richieste altrui, dando priorità a chi è presente senza tener conto degli altri impegni presi. Analiticamente, “l’ imprevisto”, ha una connotazione differente , quella difensiva, è una resistenza ad incontrarsi in un nuovo evento ritenuto inconsciamente sconvolgente, oneroso o intriso di paura per un cambiamento. A volte inconsciamente, accogliamo l’imprevisto nella nostra vita come un segno del destino, troviamo in esso la scusa per crogiolarci e procrastinare, per evitare situazioni scomode senza sensi di colpa. L’imprevisto, invece, si può e si deve controllare, e se ciò non accade, è una questione di mancata capacità riorganizzativa, sulla base dove il fenomeno precedente diventa secondario rispetto ad un nuovo evento. L’ansia generata dall’imprevisto può occultare la lucidità di pensiero ed alterare i parametri di giudizio. L’ imprevisto possiede una dimensione sociale, ha la caratteristica peculiare di rappresentare un domino di condizionamenti: disdico perché, ho il covid e sono in quarantena, mi hanno spostato l’ esame ad oggi; il mio relatore non legge la tesi del dottorato e mi lascia in standby da sei mesi. Questi condizionamenti di vita,, sono forme di imposizioni, di violenza e violazioni agite, dove il più debole attende. Ed in questa attesa, il tempo gli è rubato due volte: non solo non potrà andare avanti nella sua vita, come da programma, ma investirà male il suo tempo, non potendolo pianificare liberamente nell’eventualità che il più forte si faccia vivo. Imprevisti e contrattempi, sono tutti abusi manifesti, forme di aggressività passive,mobbing, molestie, se reiterate. Il tempo altrui è un patrimonio intimo ed inviolabile, ed il suo rispetto è un diritto umano su cui si fondano le società più evolute. Il rispetto del tempo ha un valore inestimabile perché il tempo è lo stesso uomo. Chi si trova in una condizione di attesa, muore, si pensi alle lungaggini per i ricoveri o per certe cure che non possono essere erogate, per le file di prenotazioni interminabili. Nelle attese, si bloccano dei meccanismi che, possono dipendere da singole persone “inceppate”, capaci di scatenare tsunami di imprevisti a catena, da mandare in blocco tutta la filiera. Chi dice ho un imprevisto o, peggio ancora chi non lo dice affatto e lo agisce, inconsapevolmente impone se con la  una scelta, si pone nelle funzioni dell’ esercizio di un suo potere prepotente, che avrà le conseguenze su una catena di altri individui. Nel suo mondo,relativamente osservabile, lascia intendere che la situazione subentrata ha una valenza di gran lunga più importante. Chi esercita l’ imprevisto o lo tace, si comporta da usurpatore, fa del tuo tempo, il suo tempo, una carta appallottolata nel cestino, è come un ladro che ha la mano lesta, è un giocoliere manipolatore degli affari tuoi, ti lascia a bocca aperta perché, è “perfetto” che, che non lo puoi quasi contestare. L’ imprevisto ha una valenza squalificante e svalutante della persona, lascia disorganizzati, attoniti, bloccati,  ed è generatore di ansia e depressione per le sue conseguenze e lungaggini, è comunque un meccanismo prevalentemente inconscio che induce ad una riorganizzazione, ad un reset, a ricalcolare le agende dei tanti del domino, dove ogni agenda è una vita....

  4. 3d ago

    L' Elogio dell' Incoerenza

    L’ ELOGIO DELL’ INCOERENZA L’ unica coerenza umana, è l’ incoerenza. L’ incoerente è colui che una volta scelto, risceglie, una volta detto, ridice, non rinuncia a rivisitare la sua opinione, le sue comprensioni e deduzioni, a sbagliare di proprio; l’ incoerente è il solo in grado di sapersi mettere in discussione, ha  carattere ed individualità creativa. Cambia idea parallelamente con le situazioni che cambiano e si evolvono, è un adattato capace di rispondere alle metamorfosi, è malleabile ed elastico ai contenuti del divenire. L’ incoerenza è la prerogativa delle nuove conoscenze e dell’ essere emancipati. La persona perfetta  è pretenziosa, non gli bastano  mai le conferme, può fare di più, è malato di dovere, ti mette in riga, suggeziona, genera imbarazzo, è un narcisista, ti parla con gli occhi, è sufficiente o scarso ma si sente primo, punta il dito, ti fa sentire ultimo, out, fuori luogo, fuori legge, sregolato, inappropriato, inadeguato, annoia, suggestiona, stanca, è un tribunale inquisitore, è un dominus, un alter ego, un ego partes, guarda dall’ alto della sua fragilità, perché sta fuori dall’ umanità. Bacchetta, è severo, boccia e promuove chi gli è riverente, adora le penne rosse, sottolinea, cancella, strappa la pagina, cerca cavilli, il pelo nell’ uovo,usa il registro,  le note disciplinari, ha l’ alibi perfetto per inchiodarti, ti blocca, ti sblocca, ti inquadra, cerca la pecora nera e L’ uomo perfetto è un uomo di parola, è un obbligato, non viene mai meno, anche se gli eventi e le persone cambiano, resta un uomo d’ onore, deve mantener sempre fede agli impegni dati, se venisse meno non reggerebbe le critiche, perché la gente parla, mentre il mondo è cangiante, l’ uomo di parola, rimane fedele, per questo disadattato ed inappropriato, perché subisce i cambiamenti, mentre mantiene la propria posizione, realizza che agli altri è dovuto, mentre lui è tenuto; realizza tutto da solo, il suo più elevato stato di sottomissione ed ingiustizia nei propri confronti, l’ eziopatogenesi della sua malattia. La persona perfetta non deve fare una grinza, non fa una piega, non fa una pippa, squadra rapporti gognometrici, applica gli algoritmi alle relazioni, non esce dal rango, biasima  chi cambia idea, posizione e connotati, è eccessivo ed un ossessivo del controllo, è un tradizionalista, ció che è vecchio gli risuona stabile e conosciuto, mentre percepisce il nuovo come un pericolo da evitare. La minaccia di poter cambiare, di potersi mettere in gioco, lo spaventa, lo fa rammaricare ed ammalare, per auto sabotare e frenare le prospettive sospirate. La malattia è la sua risposta, come un alibi, alla paura del cambiamento, vissuto come una minaccia di squilibrio, pur ideato per la sola sua emancipazione. L’ incoerente è uomo perchè inizia cento volte la dieta, e fa la molla con il peso,  si rifà la dose, si rifà del suo problema, ed in itinere ne comprende i motivi e magari ne esce, perchè scopre che non è la dose il suo vero problema, ma quali ricordi ha, lui chi è e quale tipo di vita fa. L’ uomo incoerente è uomo, perchè ascolta le follie del suo traffico mentale, e finalmente agisce ciò che non sono gli altri, perché è stanco di chi interferisce e frena la sua corsa, e se poi perde le staffe nella sua follia, decide che delle briciole non sa più che farsene e pretende poi il pane, il panificio e la cassiera, perché da coerente al problema, diventa incoerente della soluzione,  da zerbino, all’ azienda che è, dall’ idea, al progetto, al plinto,dalla linea contorta della sua vita, al mattone. Ogni trasformazione che la vita in divenire ci ripropone o ci impone, rappresenta una forma di incoerenza, perché ci impone sempre una emancipazione dal passato verso il presente, ed è per questo che ci propone e ci impone una incoerenza continuativa nell’ essere sempre diversi da prima di come eravamo. Nulla è mai uguale a prima... giorgio burdi

  5. 3d ago

    Esiste la Normalità ?

    ESISTE LA NORMALITÀ ? Non ci sono pazienti da curare, ma persone da riportare a se stesse. Ognuno di noi è una sintesi continua di contraddizioni rivolte verso la crescita, tutte da considerare e nessuna da escludere. Noi ed esse siamo la stessa cosa. Per una persona, possiamo definire il proprio stato confusionale, uno stato di norma. Pensare, affermare e dire tutto e il contrario di tutto, esprime sia una condizione irregolare che regolare. Percepiamo ed agiamo, pensieri, sensazioni ed azioni, con inesorabili turbamenti per le diverse ambivalenze della vita e innanzitutto dettate dalle relazioni, esse andrebbero ascoltate, accolte ed accettate per poterle cambiarle. In realtà, siamo sempre all’ interno di una danza tra affermazioni e negazioni , accettazioni e rifiuti, con negoziazioni e compromessi continui, tutto ciò accade come all’ interno di un balletto continuo mentale, tra noi e gli altri. Ci sentiamo smarriti, in una continua contraddizione, all’ interno della nostra ed altrui ambiguità e in un costante dialogo interno tra noi e il mondo. Paradossalmente per ovviare alla solitudine, ci consoliamo, conformandoci, conformandoci e allineandoci agli altri. Il conformismo che alle volte accettiamo e il compromesso che facciamo con il mondo delle relazioni, rappresentano il farmaco contro la paura di sentirci soli, diversi e isolati, ragioniamo e decidiamo a vantaggio loro, con la conseguente frustrazione di rinunciare a noi stessi. La solitudine è il vero incontro con se stessi e la sofferenza che ne comporta, rappresenta l’appuntamento con la propria unicità e originalità, alla quale non vorremmo rinunciare, la solitudine è l’unico vero luogo di ricognizione e di incontro con noi stessi. La ricerca degli altri, come evitamento dalla propria solitudine, introduce, la necessità di conformarsi agli altri e avvia in contemporanea il desiderio di isolarsi per ritrovarsi.  Evitiamo la solitudine per fuggire i nostri fantasmi, essa andrebbe attraversato oltre il suo tunnel per ritrovare la nostra luce, integrando con le nostre parti contraddittorie. Ma in tal senso esiste un evidente contraddittorio anche in questa direzione: come può una norma omologante, promuovere l’ individualità, garantendo contemporaneamente il rispetto delle libertà e dei bisogni di  tutti ? Legiferare è molto arduo ed è una operazione molto complessa, così come è tanto più complesso mantenere la democrazia e la libertà per tutti. È molto semplicistico schierarsi a destra o a sinistra o al centro, ci si illude di appartenere ad una coalizione per garantire la propria individualità, ma  la vera promozione dell’ individualità risiede in una democrazia che garantisce il diritto ad ogni soggettività . Una democrazia per quanto possa essere onnicomprensiva, nel senso di comprendere, esprimere e capire tutti, dovrebbe essere utopistica. Solo il lavoro verso uno sforzo ed una visione utopistica, metterebbe in condizioni di cogliere lo spirito di ogni uomo. Ma per rispettarci, dobbiamo necessariamente essere omologati !? La linearità e la conformazione agli altri è un atto di socializzazione che non necessariamente garantisce l’ esistenza dell’ individualità . L’uomo è un contraddittorio continuo rispetto a se e stesso e rispetto agli altri, è questo che lo rende unico, diverso e qualificato. A tale avviso, Sartre definisce l’uomo un inferno. Pertanto dove è la normalità, se in ognuno di noi, nella nostra ambiguità e follia risiede la nostra essenza e il vero fulcro e l’ incontro con la nostra unicità ? La normalità è il rispetto delle “follie” di tutti, non secondo una accezione psichiatrica, perché in ogni nostra follia, piaccia o no, c’è L’ UNICO, il totalmente altro, rispetto al mondo che ci circonda. Se la follia viene considerata una patologia, solo perché siamo tutti UNICI e diversi, allora la malattia e la normalità non esiste, sono definizioni semplicistiche, obsolete e scontate, perché ciò che realmente esiste, è solo L’ UOMO. giorgio burdi

  6. 3d ago

    La Sostanza Affettiva - Articolo -

    LA SOSTANZA AFFETTIVA Breve compendio sulle dipendenze. Tra le sostanze psicotrope  più diffuse che creano maggior dipendenza organica ed emotiva, tra le più complesse da trattare in termini di tempi di psicoterapia, secondo una scala di  difficoltà di trattamento, abbiamo al primo posto l’ eroina, a seguire, il crack, l’ alcool, la cocaina e in fondo alla scala la cannabis. Esse richiedono un periodo di trattamento di psicoterapia mediamente lungo e statisticamente pari a tre anni per la prima, due per il crack e l’ alcool, un anno per la cocaina e per la cannabis; per tutte queste dipendenze il lavoro di psicoterapia deve essere condotto con continuità e senza interruzioni. La dipendenza affettiva, risulta essere la più radicata e la più complessa da trattare, si pone al primo posto per il suo livello di difficoltà di trattamento e esattamente si pone prima dell’ eroina; per questo la definiremo, sostanza affettiva; essa infatti affonda le sue radici causali più profonde all’ interno della relazione parentale e si comporta come una vera e propria sostanza che viene assunta per gratificare quei sistemi di ricompensa mancati nella relazione affettiva originaria. La dipendenza affettiva ha tutt’ altro  che una dimensione razionale, essa va di gran lunga oltre quei processi del pensiero ed è complessa nel riconoscimento delle sue cause; la sostanza affettiva risiede in meccanismi inconsci ed ombrosi, all’ interno di sfumature antiche, attentive ed affettive compromesse della famiglia. La gamma dei sintomi determinati dalla sostanza affettiva sono numerosi e comprendono: fobie generalizzate, frustrazione per l’ assenza della figura affettiva, percezione del vuoto emotivo e sensazione di smarrimento, paura per la solitudine e per gli abbandoni, timore intermittente di perdere l’ oggetto amato, timore di essere rifiutato e il bisogno di rassicurazioni continue. La dipendenza affettiva si confonde con l’ amore, ed è cosa molto diversa dall’ amore; la prima è caratterizzata dalla presenza evidente di un litigio continuativo, è conflittuale ed insostenibile; L’ amore non è mai dipendenza affettiva, al contrario è un’ opera d’ arte che va contemplata per la sua poesia e la sua delicatezza, è gratuità di sentimenti, è autonomia dell’ uno verso l’ altro, è attesa, non coercizione o cospirazione, è paziente, comprensiva, guarda alla persona, non al progetto, esso viene tanto dopo, è orientato non al bisogno da soddisfare,ha stima, fascino per l’ altro, non fa contratti, compromessi, ne ricatti, non ha obblighi, è rispettoso e discreto, desidera, è passionale e compassionevole, dialoga ininterrottamente, si incanta, non litiga sempre, non comanda, non è mai direttorio, è umile, impara, ma, non insegna o conosce saccenza, non si erge, o si piega, copre, promuove, è protettivo, non usa imperativi, è stupito, è riparativo e devoto, sa chiedere scusa, è in preghiera per la meraviglia e se discute ne apprezza le differenze per evolversi. La sostanza affettiva è una sabbia mobile che non ti permette mai lo slancio, le emozioni del bello, decreta la fine già dall’ inizio; procrastina, per la chiarezza torbida dell’ obiettività, è quel bisogno che rende cieca l’ oggettività; la sostanza affettiva proclama la fine di se e delle proprie risorse, tira fuori il peggio di se, da credere di non essere mai stati migliori; condanna alla prigionia dell’ altro, a sentirsi ripetutamente sbagliati ed errati; fa arrampicare sugli specchi dell’ impossibile e della malattia. Cosa manca ad un soggetto che soffre di dipendenza ? “LA PRESENZA”. Riempirà il malessere delle  assenze,  con la presenza e le premure di uno qualunque approssimativo surrogato, attraverso il contatto rassicurante di una comparsa o attraverso l’ euforia della cocaina, o tramite la parola  di un ammalato di vuoti come lui, o attraverso l’ alcol,.... giorgio burdi

  7. 3d ago

    La sostanza Affettiva - Libro -

    La sostanza affettiva “Lo trovi su Amazon cercando Burdi o il titolo del libro”. La libertà affettiva nasce quando smetti di consegnare all'altro il compito di darti un senso e dirti chi sei. La sostanza affettiva è un libro orientato a curare la dipendenza affettiva, partendo dalle sue radici e dagli abbandoni. È un libro per chi soffre nei rapporti e resta dentro relazioni tossiche, per chi si sente sempre troppo esposto al dolore affettivo o troppo poco amato, per chi vuole capire da dove viene il proprio dolore e trasformarlo in una nuova forma di presenza. La dipendenza affettiva non è solo un amore che fa soffrire, ma una struttura interna che ritorna a cercare nell'altro ciò che un tempo è mancato: presenza, conferma, centralità, continuità, diritto di esistere senza elemosinare sguardi. È l'ansia da abbandono che governa la scena: il partner diventa troppo, il silenzio pesa troppo, la distanza si fa minaccia, il controllo sembra lucidità, il possesso si traveste da passione e la gelosia diventa una febbre che consuma, finché l'amore si fa ossessivo. Il libro mostra come nascono gli attaccamenti ansiosi e insicuri che imprigionano, come agiscono gli abbandoni, l'anaffettività, l'ambivalenza, il bisogno di essere scelti a ogni costo, il distacco da sé, il ruolo del corpo che parla con i sintomi, delle passioni, del talento, dell'autostima e dell'amore di sé, fino ad arrivare a una domanda decisiva: come si passa dalla dipendenza al legame. Queste pagine non offrono formule facili né consolazioni romantiche. Offrono qualcosa di più raro: una strada concreta per riconoscere il meccanismo, interrompere il vecchio copione, ricostruire il proprio centro e rendere finalmente pensabile un amore più libero, più vero, più degno. Non per sopravvivere all'amore, ma per smettere di usarlo come prigione e tornare a viverlo come incontro. Il percorso parte dai fondamenti del legame e dell'attaccamento, e mostra come la neurobiologia costruisca nel corpo e nella mente un bisogno che non è solo emotivo ma anche fisiologico. Entra poi nelle cause, dove prendono forma la relazione parentale, la codipendenza, l'assenza e i vuoti di presenza. La terza parte segna il passaggio decisivo, perché il lavoro si sposta sul soggetto: riconoscere la dipendenza, liberarsene, scollare il Numero Uno, costruire amore di sé, dare direzione attraverso l'autorealizzazione e le passioni, usare strumenti concreti come la Lettera Analitica e la Lettera Terapia, entrare in analisi quando necessario, fino a rendere possibile il passaggio dalla dipendenza al legame. Tre test finali di auto-osservazione servono a riconoscere i propri meccanismi e a prevenirne la ripetizione. Non è una lettura teorica. È un lavoro. Nasce esattamente come si aiuta in studio. Accompagna chi non riesce a uscire da una relazione che lo consuma, chi torna sempre nello stesso punto, chi si umilia pur di non perdere il legame. Ed è uno strumento per chi cerca una comprensione clinica rigorosa della dipendenza affettiva.

  8. Aug 17

    L'Amore non Basta

    L’ Amore non Basta Prospettive per attenuare il rischio. Di chi è colpa quando le storie amorose declinano? Una continua replica di un interrogativo: “chi lo avrebbe mai detto?”, ”cosa non ha funzionato?”, “perché?” Questo tipo di domande svelano l’ inganno : si ama l’amore o la persona, il desiderio irresistibile dell’ abito bianco?  si ama il dipinto o l’ autore? il regalo o chi lo dona ? il regista o il protagonista? emoziona di più una fiction o una storia live ? Si preferisce zoom o un abbraccio,  i pixel o la pelle? Fondamentalmente si ama la persona o la percezione di essa? In realtà pensiamo di vedere, ma  sappiamo molto poco dell ‘ altro quando di un amore resta, solo il fallimento, un pugno di zanzare, quando restano le urla o le mani tra i capelli o il desiderio di fuga, o quando lui non c’è, se esce mi sento libero. Un amore passa attraverso la conoscenza attiva e obiettiva, dedita per incanto all’ altro, non passa attraverso un fulmine a ciel sereno. Diffidare dei colpi di fulmine se non si desidera un fulmine deflagratorio dentro casa o una grandinata di sassi di ghiaccio sulla propria auto fiammante. Ognuno inevitabilmente, ovviando dalla propria consapevolezza,  si innamora di ciò che ha bisogno in quel particolare e determinato periodo della propria vita. “l’amore che strappa i capelli è perduto ormai”, recita De Andre, perché se c’è  lo strazio, c’è già la perdita, perdita di una convinzione, disillusa, probabilmente di non aver mai conosciuto quella persona. Chi è ? quella persona, ora insopportabile, ma allora amata follemente e condotta all’ altare ? Un me, proiettato . In certi momenti di poca obiettività della nostra vita è molto difficile distinguere noi, le nostre concentrazioni, dagli altri, noi vediamo noi stessi, difficilmente chi ci gira attorno, vediamo i nostri desideri come sentiamo da soli i nostri dolori. Bisogni proiettati, direbbe Freud parlando dell, amore. Quando c’è un fallimento, si è amato un amore invisibile, visionario, inesistente, dove di esistente c’era solo il proprio bisogno, si ama una idea, l’ isola che non c’è, un appagamento momentaneo un amore a tempo determinato, ma non sarebbe potuto essere altro se non quel delirio, fumo in un banco di nebbia, e non l’amato visibile, l’ amato visibile diviene un incubo. Quante separazioni per incompatibilità di carattere; come mai? Inizialmente erano compatibilissimi da credere di condividere la propria esistenza assieme, ma poi, estranei nella migliore condizione possibile, o nemici nel peggiore dei modi? L’ amore è cieco, ma l’amore invece per essere tale  deve essere veduto, nel pelo nell’ uovo, nelle fessure dell’ anima, fra le dita dei piedi, non solo tra il rimmel e il mascara, ma osservato nei dettagli, negli spiragli di luce abbagliante, guardato minuziosamente, nelle crepe del buio dell’ anima . Nulla viene lasciato al caso durante la festa, ma viene del tutto trascurato il festeggiato da tenere nel letto. Osservare, un tono di voce feroce,una spinta, una spina in gola, un boccone che non va giù,  un blocco intestinale, l’ angoscia nel petto o una dissenteria, in un approccio misogino o misantropo, o subire la discreta violenza di un’ assenza persecutoria reiterata e coercitiva, con la sua aggressività passiva, latente o manifesta che si voglia, sono tutti dati di fatto di ciò che superficialmente viene trascurato e che  il tempo, se non curate, li restituirà poi come delle metastasi. Mancanze sorvolate per anni,  portate al confine dei limiti, si riveleranno in  patologie, dolori come delle slavine e caduta a pezzi del corpo come dei massi in una strada dissestata. Le scoperte di oggi sono i sentori di ieri. Quanto sarebbe importante poter ascoltare i sentori. La disillusione di un sogno per sgamare in un incubo ....

  9. Aug 17

    L'Amore di Sé - Il Libro -

    L'Amore di Sé “Lo trovi su Amazon cercando Burdi o il titolo del libro”. verifica se sei estraneo o compiaciuto di te. Guardati allo specchio, fissa il fondo dei tuoi iridi, li nel centro della pupilla e di a te stesso, “ Ti Amo “ . Se scappi, sei imbarazzato, sei un estraneo, diresti, mi sento matto, strano, in un profondo disagio, ma come mai una tale distanza da chi dovrebbe esserti più vicino, tale da deviare lo sguardo ? Ma se resisti e non desisti, insisti, oltre quella strana fatica, iniziando a bisbigliare “ Ti … “ , avvertiresti in te l’ apertura di un uscio luminoso, da sussurrare sorridendo : “ quanto sei scemo “ ; e se persisti, senti che dentro di te inizia a cambiare qualcosa di molto bello, inizia esattamente da lì a cambiare le tue sensazioni in positivo, ti cambi la vita, ti rendi sereno, più rilassato, amato da te stesso dicendoti semplicemente “ Ti Amo “ . Non c’è persona più cara, più amabile, bella, profonda, affidabile come te, se tutto viene meno, tu ci sei, mi accompagni ovunque, dappertutto, mi stai accanto da una vita, con la massima fedeltà, non mi tradisci mai, sei il mio punto di vista, di riferimento, la mia ancora nella tempesta, il mio migliore amico, sei mio padre e mia madre, mio fratello, tu ci sei sempre accanto a me, dentro di me, in mezzo alla gente, nel caos, nel dolore, non mi lasci mai, sei colui che mi parla ininterrottamente da sempre, sei il mio goliardico, il mio buffone, che mi fa divertire e mi fa sorridere, non mi abbandoni mai, sei il mio ormeggio, la mia vela spiegata, il mio salvatore, il faro, il mio mentore e il mio sostegno, il saggio che mi bisbiglia sempre all’ orecchio e mi sussurra e mi indica la via dappertutto. Io e te ci facciamo certe chiacchierate in tutte le ore, compagno del mio unico viaggio, io e te siamo ricchi, ma ci piacere essere poveri, ci accontentiamo di poco, ci bastiamo della sola nostra presenza, non stiamo mai zitti, non ci annoiamo mai, tu sai tutto di me, delle mie sofferenze, delle poche gioie, dei miei segreti, sei il mio intimo confidente che non dirà mai niente a nessuno, sei colui che mi capisce al volo e comunque, stai sempre dalla mia parte, l’ amico del cuore, il mio consolatore, ma sei anche tanto critico e severo, ma poi mi asciuga le lacrime, mi tiene il braccio sulla spalla, mi da una pacca e dice vai, ce la fai, sei forte, tu solo sai delle mie fantasie erotiche, delle mie follie, dei miei pensieri assurdi e brillanti, idee che altri disprezzano o che stanno lì subito a criticarle, mai nessuno che le accolga come sai fare tu, ti adoro, ti amo, mi piaci tanto, sei il mio complice, davvero un bel tipo, il diverso da tutti, l’ opera d’ arte, i miei girasoli, un idiota per diversi, abile per tutto ciò che solo tu sai fare, Ti amo, più di qualsiasi altra cosa al mondo, più di qualsiasi altra persona, farei all’ amore con te, ti accarezzerei delicatamente dappertutto, io sono mio, non ho bisogno di nulla e di nessuno e quando sto bene con te, sto bene con tutti, ognuno vuole sempre qualcosa, tu non desideri nulla da me, se non solo il mio bene, non mi ricatti mai, con te ci uscirei tutte le sere, tutte le mattine, dormirei abbracciato a te, ti regalerei il mondo, ogni giorno dei fiori, per ricordarti che la vita è una festa, che la vita è bella, ti vizierei come un bimbo e se tu non ci fossi, non esisterebbe il mondo, nulla avrebbe senso senza di te. Tutti gli altri sono importanti, ma senza di te, non esiste alcuno. “ Ama il prossimo tuo, come te stesso “ . È questo te stesso il vero problema  se viene lasciato da solo, nel sentirsi sbagliato, inadeguato…. giorgio burdi

    L'Amore di Sé - Il Libro -
  10. Aug 17

    La Realtà è la Cura

    La Realtà è la Cura Spesso non vediamo la realtà così com’è, ma attraverso occhiali che proiettano le nostre credenze, prospettive, illusioni e, in generale, la nostra esperienza di vita. È per questo che le persone reagiscono in modo diverso alla stessa situazione. Abbiamo una serie di schemi attraverso i quali analizziamo le nostre esperienze quotidiane, che possono essere più o meno rigidi. Per esempio, a seconda delle nostre convinzioni e della nostra autostima, quando qualcuno dice “Sei bella oggi” possiamo pensare che sia un bel complimento, o che la persona stia mentendo o ridendo di noi. A seconda di quanto siano adattivi i nostri schemi, agiremo e penseremo in modo più o meno sano. Essere consapevoli che ci sono sempre diverse prospettive sulla stessa situazione ci fa allontanare dal manuale che avevamo stabilito e agire in un modo che è più vantaggioso per noi. Quando ci succede un qualsiasi evento, l’emozione che proviamo dipende dalla nostra interpretazione della situazione. A seconda dell’interpretazione che ne diamo, questo ci farà sentire in un certo modo e, di conseguenza, il nostro comportamento tenderà in una direzione o nell’altra. I nostri pensieri negativi e le nostre preoccupazioni spesso ci fanno soffrire più del dovuto: essendo intrusivi, ricorrenti, esagerati… Ci sentiamo in una “nuvola” che offusca la nostra visione e non possiamo vedere oltre. Quindi come possiamo controllare le nostre emozioni? Cosa possiamo fare per cambiare il modo in cui ci sentiamo? La risposta sta nell’imparare a cambiare il modo in cui interpretiamo gli eventi, cioè a cambiare il discorso interno che abbiamo con noi stessi. Chiediti le seguenti domande: “Quello che sto pensando è davvero così?”, “Tutti gli altri lo capirebbero allo stesso modo?”, “Cosa penserebbe la persona che più ammiro della stessa situazione?”, “E il mio migliore amico?” Non credere a tutto ciò che pensi: prima di tutto sii consapevole che i nostri pensieri sono solo questo: pensieri. Non sono la realtà. I nostri pensieri e le nostre preoccupazioni sono la nostra interpretazione ed elaborazione della realtà… non la realtà stessa. Pertanto, dobbiamo imparare a identificare le nostre emozioni negative quando appaiono, in modo che quando notiamo quel segnale di avvertimento, possiamo fermarci un momento e cercare il pensiero che ci ha portato a sentirci in quel modo, e poi cercare un modo di pensare alternativo più adattivo. Questo non è un compito facile, poiché siamo profondamente radicati nel nostro sistema di credenze e ci vuole pratica e sforzo per cambiarlo.

  11. Aug 17

    L'Uomo Analitico

    L’ UOMO ANALITICO Ostetrica dell’ anima L’ uomo analitico appende al chiodo la sua maschera, mette a nudo la sua opera d’ arte, è vero, autentico, è numero uno, aspira al confronto, è reattivo, non disdegna il dolore, lo considera zona intima, ne il conflitto, li ritiene occasioni di sviluppo, si inoltra nei suoi fondali, ci nuota, si immerge, va a fondo più del profondo, va in apnea e sa riemergere, chiede e richiede a chi non risponde, non molla l’ osso, attraversa il buio e vede la luce li dove non c’è, non teme il problema, lo considera la soluzione, non lo schiva, gli va incontro, si impatta, affronta chi lo evita, non procrastina, è nemico dell’ ambiguità, dell’ ipocrisia, dei sotterfugi e delle incertezze, svela il non detto, è insolente, ama l’ indicibile. Convive  con la verità, aborra la menzogna, ha lo sguardo di un hacker, ti guarda dentro ma, ti svela, ma è discreto, è veemente, impertinente, non conosce vergogne, ironico, esprime l’ inammissibile, ama le trasparenze, non si nasconde, non spettegola sugli assenti, perché affronta i presenti, va contro corrente, in avan scoperta, è in prima linea, non attende alcuno e non decide per loro, è intraprendente, non teme l’errore pur di non lasciare l’ intentato,  osa sempre e non procrastina, elogia l’ incoerenza, sgama l’ impostore e l’ imbroglione, il serpeggiante e il millantatore, l’ opportunista, non curante di chi ostenta, perché preso dalle proprie risorse e meraviglie. L’ uomo analitico, non conosce potere se non quello della parola per ogni sibilo e brivido di vita , dialoga  sempre, ascolta tanto, ma ti tiene testa, l’ ultima parola è sempre la sua, non ha paura di rispondere, si confronta, schivare il conflitto genera ansia, la risposta è il suo potente, è collaborativo, non è corruttibile, ne omertoso, ne connivente, non convenzionale, perché la sua legge è la differenza, la simmetria è dittatura, non si lascia manipolare, è comprensivo, osservatore e creativo, improvvisatore, stupisce, non giudica, acceso ribelle contro gli stereotipi, non abita le consuetudini, ne le convenzioni o i dogmi, non è superstizioso, non ha convinzioni, e se ne ha, preferisce averne infinite. Sa mettersi in gioco, cambia angolo di veduta, va in retro marcia, in divieto d’ accesso, è nauseato dal senso unico o dai luoghi comuni, sa mettersi in discussione, coltiva l’ arte del dubbio, rivede gli schemi di gioco, va al contrario, a ritroso, sotto sopra, di sbieco, di lato, prende la tangente, fintanto che la strada non la trova. Non è diffidente, alla richiesta di consigli, lui risponde, tu cosa senti, perché la sua esperienza non è legge, perché la strada è  sempre personale, è un ostetrico che fa partorire se e chi ama e adora quando ognuno è se stesso; accoglie, fa silenzio, è attenti ed  è empatico e comprensivo, dedito, raffinato, diplomatico, incisivo e molto affilato..... giorgio burdi

About

Questo è il Podcast dello Studio BURDI. Giorgio Burdi è psicologo e psicoterapeuta e Sessuologo con oltre trentacinque anni di esperienza clinica, maturata nell’ambito della psicologia, della psicoterapia e della ricerca sui processi di cambiamento della persona. Accanto all’attività professionale, è autore di numerosi libri pubblicati su Amazon, raccolti nella collana editoriale “Psicologia e Psicoterapia Applicata”, nella quale affronta, con un linguaggio profondi, rigoroso ma accessibile, temi legati al cambiamento personale, alle relazioni, alle emozioni, al superamento della sofferenza psicologica e allo sviluppo dell’identità…