Neighbours

Serenella Martufi, Maddalena Colombi, NFO Radio

The world is made of neighbours

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  1. 6d ago

    Neighbours - Co-housing: La stoffa che ci vuole! - S01E04

    [A seguire: TRADUZIONE messaggio Isabel]Che stoffa ci vuole per fare un co-housing? Tanta, soprattutto se devi confezionare borsette di tela!  Quante volte avete detto con le amiche: « andiamo a vivere tutte insieme, sarà bellissimo, risate, comunità e aiuto pratico! ». Ma siamo veramente pronte a lasciare le nostre idiosincrasie, cattive abitudini e lati oscuri, per il bene della comunità? In questa puntata ci sporgeremo dalla finestra di un co-housing, per osservare piccoli dispettucci quotidiani, omertà al profumo di incenso, e la sempiterna difficoltà a comunicare! Pensavamo sarebbe stato tutto fiori e yoga e invece no, la creazione di un co-housing è più complessa di ciò che si può credere! Ne parliamo con Giorgia Di Cintio – architetta e dottore di ricerca europeo sui temi dell'abitare sociale e collaborativo. Direttrice di Fondazione Impact Housing. Parleremo di come si costruisce un co-housing, e soprattutto di come cambiano le relazioni di vicinato quando si hanno spazi e principi che in teoria sono comuni, ma… come si dice l’occasione fa il vicino… ladro? O non si dice?   Siamo Serenella e Maddalena, e ogni settimana viaggeremo tra androni e ballatoi a tutte le latitudini per raccogliere le vostre storie di vicinato! Con l’aiuto di espert* sui temi sollevati, analizzeremo e commenteremo i vostri racconti, apriremo improbabili sportelli condominiali, perché, anche se ancora non lo sapete: sul pianerottolo ci sta tutto il mondo! [TRADUZIONE messaggio Isabel]Vivo in un “cohousing”, una forma di abitare collaborativo in un paesino vicino a Bruxelles. Siamo circa 50 persone, di cui 15 bambini, e condividiamo tutti una vecchia fattoria. Sono arrivata nel 2020, attratta dall’idea di vivere in modo collettivo come risposta alle sfide ambientali e sociali del nostro tempo. Ma la vita in comunità, come ho scoperto strada facendo, ha le sue frustrazioni silenziose. Vivere con 50 vicini significa condividere tutto: spazi comuni, pasti, riunioni, feste. E a volte questa vicinanza crea tensione. Non conflitti drammatici, ma un lento stillicidio di piccole cose che, giorno dopo giorno, cominciano a pesare. Vi racconto due storie che spiegano bene cosa intendo. Ecco la prima. Ho passato diverse settimane nel laboratorio di cucito della comunità a realizzare delle borsette di tela per un’attività che avevo all’aperto. Il giorno prima dell’evento sono andata a prenderli e non c’erano più. Ho mandato un messaggio a tutta la comunità. Silenzio. Nemmeno un “che strano” come risposta. Ho passato quasi tutta la notte a cucire 20 borsette nuove e sono arrivata all’attività esausta e molto abbattuta. Qualche mese dopo, a una festa a casa di alcuni vicini, ho visto le mie borsette originali appese come decorazione. Durante la festa non ho detto niente, ma il giorno dopo mi sono fatta coraggio, sono andata a bussare alla loro porta e gliel’ho raccontato. La risposta è stata più o meno: “Ah, le abbiamo trovate in soffitta, ci sembravano carine”. A quanto pare le aveva prese uno dei loro figli. Ci sono state delle scuse vaghe, mi hanno restituito le borsette, ma senza una vera assunzione di responsabilità. E io mi sono ritrovata con 20 borsette in più che ormai non mi servivano a niente. La seconda storia riguarda le mie lezioni di yoga. Le tengo nella sala polivalente della comunità e un lunedì, poco prima di cominciare, ho trovato una delle coperte che usiamo sul pavimento, fradicia e con un fortissimo odore di pipì di cane. Ho mandato un messaggio a tutti. Di nuovo, silenzio. Solo grazie a un incontro casuale con una vicina in giardino ho scoperto cos’era successo. Qualcuno aveva organizzato una festa e aveva portato il cane di un invitato nello spazio comune, sistemandolo sopra la coperta, e poi se n’era dimenticato. Il cane, naturalmente, ha fatto i suoi bisogni, e la persona era andata a riprenderlo e se n’era andata senza dire niente, violando, tra l’altro, il regolamento interno della comunità sugli animali negli spazi comuni. Quello che mi pesa di più non sono gli episodi in sé, è il silenzio, il nascondersi dietro l’anonimato del gruppo, il modo in cui qualcuno può causare un problema, sapere di averlo causato e semplicemente sparire nel collettivo. E col tempo, questi silenzi si accumulano. Ognuno sembra piccolo. Tu lavi la coperta e vai avanti, cuci le borsette e vai avanti, ma il peso continua a crescere. Sono venuta al “cohousing” sperando di trovare qualcosa di diverso, un modo più consapevole e connesso di vivere. E per tanti aspetti l’ho trovato, ma mi sono anche ritrovata, come mi capita di dire, in un mondo in miniatura. Le stesse bolle, la stessa mancanza di tempo e la stessa tendenza a pensare: “Questo è un problema degli altri”, che esiste ovunque. E forse è proprio questa la vera lezione. Vivere in comunità non ci rende automaticamente più presenti l’uno per l’altro. Per quello credo serva qualcosa in più, ed è più difficile di quanto sembri.

    Neighbours - Co-housing: La stoffa che ci vuole! - S01E04

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