Rame

Rame

Rame è la serie podcast di una community che vuole sfatare il tabù dei soldi. Nasce all'interno di una piattaforma (www.rameplatform.com) che attraverso i suoi contenuti si pone l’obiettivo di avviare una rivoluzione culturale nella società, che trasformi la finanza personale in un argomento di conversazioni audaci e liberatorie. Annalisa Monfreda, ogni settimana, dialoga con un ospite diverso seguendo il filo della sua storia economica. Parlare di soldi può essere intimo e coinvolgente, rivelatorio ed eccitante. E si finisce sempre per svelare chi siamo e ciò in cui crediamo.

  1. 4h ago

    Money Clinic 18. Come gestire i soldi quando si pianifica l'arrivo di un figlio

    Un figlio cambia sempre il bilancio di una famiglia. Cambiano le spese, le priorità, le paure, il modo in cui si immagina il futuro. Anche quando quel figlio non nasce dal tuo corpo, ma arriva attraverso un’adozione. Rossella ha 37 anni, vive a Piacenza, lavora nel sociale e insieme al marito ha scelto l’adozione nazionale. Una decisione pensata a lungo, rimandata anche per ragioni economiche, poi diventata urgente dopo il Covid e dopo la perdita di una persona cara. La procedura di adozione nazionale in Italia è gratuita: non si pagano agenzie, intermediari o percorsi privati. Ma questo non significa che il denaro resti fuori dalla storia. Ci sono i permessi presi al lavoro, gli spostamenti, i colloqui, i documenti, il tempo dell’attesa. E poi c’è tutto quello che arriva dopo: una casa da riorganizzare, nuove spese, assegno unico da gestire, un piccolo fondo da immaginare per il futuro. Nel caso di Rossella, la genitorialità porta con sé anche un bisogno ancora più forte di protezione. Durante l’iter di adozione ha scoperto di avere un linfoma non Hodgkin, superato dopo il primo ciclo di terapia. Una malattia che l’ha resa più consapevole di quanto sia importante tutelare la propria famiglia anche davanti all’ipotesi di una propria assenza, temporanea o definitiva. Oggi Rossella e suo marito vogliono capire come proteggere il futuro economico del loro bambino, come usare bene le risorse che arrivano per lui, come costruire un fondo nel tempo e come integrare una pensione che, per chi lavora nel sociale, rischia di poggiare su basi contributive fragili. Perché pianificare l’arrivo di un figlio non significa solo comprare quello che serve adesso. Significa costruire un margine per gli imprevisti, pensare alla protezione della famiglia, iniziare presto a mettere da parte risorse per il futuro e dare al proprio amore anche una forma economica. Ad aiutare Rossella a orientarsi tra fondo di emergenza, piano di accumulo, polizza vita, salute e previdenza integrativa c’è Silvia Seresi, consulente di Alleanza Assicurazioni dell’Agenzia di Teramo. Questa è Money Clinic, il podcast di Rame in collaborazione con Alleanza Assicurazioni: storie vere di grandi cambiamenti, e le domande economiche che possono renderli più sostenibili.

    Money Clinic 18. Come gestire i soldi quando si pianifica l'arrivo di un figlio
  2. 2d ago

    Episodio 145. Quei gettoni d'oro che non ho messo da parte

    Loredana Scaiano cresce a Tricarico, in provincia di Matera, in una casa in affitto, mandata avanti con due stipendi pubblici ma spoglia di orpelli: non ci sono nemmeno i lampadari, considerati del tutto inutili. Le risorse di famiglia prendono infatti un’altra direzione: i libri, lo studio e soprattutto i viaggi. Aveva tredici anni quando i genitori prosciugarono i risparmi per acquistare un camper. «Nella mia famiglia d'origine i viaggi non erano il superfluo, erano la base». Il matrimonio la catapulta però in una realtà speculare, fondata sull'accumulo: «Si conservano i soldi per comprare una casa, per comprare una terra...». In questa logica, viaggiare diventa un lusso ingiustificabile. Nonostante nessuno le ponga divieti espliciti, Loredana inizia ad autolimitarsi e a partire solo quando c'è un pretesto accettabile per farlo. Nella coppia, lui è medico, lei insegnante, e tra i loro redditi c’è una distanza enorme. I soldi vengono sempre considerati comuni, ma la disparità contribuisce a rendere più difficile per lei riconoscere come legittimi desideri che non coincidono con le priorità familiari. Questo equilibrio tiene per vent'anni, fino a quando i figli lasciano il nido. A quel punto, nel 2012, Loredana sceglie di separarsi per iniziare a vivere secondo ciò che conta per lei. Ma passare da un bilancio sostenuto da due redditi a uno solo fa emergere immediatamente la fragilità della sua posizione economica. Con uno stipendio annuo di circa 27 mila euro deve mantenersi da sola e affrontare i costi di una casa enorme: soltanto il riscaldamento arriva a costarle mille euro al mese. Per rialzarsi si affida all’unica arma che possiede: la cultura. Tenta la carta dei quiz televisivi, partecipa ad Avanti un altro! e vince 27 mila euro, esattamente l’equivalente di un anno di stipendio. Con quella cifra non solo paga le bollette, ma regala un viaggio in Giappone alla figlia e uno ai Caraibi al figlio. Poi compie il gesto decisivo: chiede un anno di aspettativa dal lavoro e parte per il giro del mondo con appena diecimila euro in tasca. Attraversa quattro continenti con venti voli, fermandosi pochi giorni nei Paesi ricchi e settimane in quelli poveri, arrivando a dormire nelle sale d’attesa degli aeroporti pur di risparmiare. Oggi Loredana continua a fare i conti con la sostenibilità delle proprie scelte. Sa che, se avesse conservato i gettoni d’oro della vincita e li avesse lasciati rivalutare, avrebbe in mano circa 150 mila euro. Ma a quel calcolo ne oppone un altro: «Stiamo parlando di dieci anni di vita che io ho vissuto esattamente come volevo».

    Episodio 145. Quei gettoni d'oro che non ho messo da parte
  3. Jul 24

    Money Clinic 17. Come gestire i soldi quando perdi il lavoro e decidi di reinventarti

    Quando si perde il lavoro dopo i cinquant’anni, la prima reazione sembra quasi obbligata: rimettersi subito in corsa, aggiornare il CV, cercare un’altra posizione simile, tornare il prima possibile dentro una traiettoria conosciuta. Ma cosa succede se proprio quella rottura diventa l’occasione per chiedersi: voglio davvero un altro lavoro uguale? Fosca è un’ingegnera. Per venticinque anni ha lavorato nel campo delle infrastrutture e della mobilità, costruendo una carriera internazionale tra Italia, Germania e Danimarca. Ha avuto ruoli di responsabilità, stipendi importanti, una crescita lineare. Poi, a 50 anni, è arrivato un licenziamento improvviso, legato a una riorganizzazione aziendale. La parte più difficile non è stata solo economica. È stata identitaria. Perché quando per anni ti sei riconosciuta nel tuo lavoro, perderlo significa anche chiederti chi sei fuori da quel ruolo. Fosca avrebbe potuto cercare subito un’altra posizione simile. Invece ha scelto di fermarsi. È partita per l’India, ha completato una formazione come insegnante di yoga e ha iniziato a costruire un nuovo progetto: una piattaforma dedicata alle donne tra i 38 e i 50 anni, per accompagnarle nella perimenopausa attraverso yoga, consapevolezza del corpo e strumenti concreti. Non è un salto fatto allo sbaraglio. Alle spalle ci sono anni di risparmio, investimenti, fondi pensione, piccoli bilanci fatti ogni sei mesi. Ma la domanda resta: quanto tempo può permettersi di dare a questo nuovo progetto prima che inizi a produrre reddito? Perché reinventarsi a 50 anni non significa solo avere coraggio. Significa conoscere il proprio costo di vita reale, capire quanta autonomia garantiscono i risparmi, rivedere il portafoglio quando il reddito diventa variabile e iniziare a pensare anche alla protezione di lungo periodo. Ad aiutare Fosca a orientarsi tra rischio economico, investimenti, liquidità e tutela della propria autonomia futura c’è Immacolata Imperatrice, consulente di Alleanza Assicurazioni dell’Agenzia di Ceprano. Questa è Money Clinic, il podcast di Rame in collaborazione con Alleanza Assicurazioni: storie vere di grandi cambiamenti, e le domande economiche che possono renderli più sostenibili.

    Money Clinic 17. Come gestire i soldi quando perdi il lavoro e decidi di reinventarti
  4. Jul 21

    Episodio 144. 27mila euro di Ral per fare ciò in cui credo, 82mila per tradirlo

    Flavia ha 33 anni, viene da Chiaramonte Gulfi, in provincia di Ragusa, ed è cresciuta in una famiglia di imprenditori agricoli. In casa il lavoro occupava quasi tutto: i suoi genitori investivano continuamente nell’azienda, rinunciavano alle vacanze e consideravano molte spese legate al piacere come superflue. Da quel modello Flavia eredita due convinzioni: che più si lavora, più si guadagna, e che la rinuncia sia il modo normale di gestire il denaro. Il confronto con vite diverse le fa però intravedere un’altra possibilità. Attraverso lo studio cerca non soltanto un lavoro, ma una forma di emancipazione dalla fatica che aveva visto in casa. Dopo la laurea in Biotecnologie mediche si trasferisce a Barcellona per un dottorato, senza nemmeno chiedere quanto avrebbe guadagnato. A muoverla è un’idea romantica della ricerca e delle vite che avrebbe potuto contribuire a salvare. Con il tempo, però, quel sogno si ridimensiona. Il lavoro in laboratorio richiede moltissime ore e sacrifici, ma non le permette di costruire l’autonomia che cercava. Da postdoc guadagna 27 mila euro lordi l’anno, continua a vivere in una casa condivisa e non riesce a immaginare un futuro diverso. È allora che l’equazione con cui è cresciuta - più lavori, più guadagni - si rivela falsa. «Mi frustrava lavorare molto, sacrificare molto della mia vita privata, senza avere quel ritorno economico che invece vedevo nei miei». Dopo aver lasciato l’università e Barcellona, Flavia torna per un anno a casa dei genitori e, con l’aiuto di un career advisor, prova a tenere insieme soddisfazione e sicurezza economica. Durante la ricerca arriva un’offerta da 70 mila sterline, circa 82 mila euro, per lavorare in un’azienda di pesticidi. È quasi il triplo della sua Ral da ricercatrice, ma il settore entra in conflitto con ciò in cui crede. «Non mi faceva dormire la notte». Alla fine sceglie una startup scientifica, con una Ral di 34 mila euro: meno denaro, ma la possibilità di non separare del tutto il lavoro dalla persona che vuole essere.

    Episodio 144. 27mila euro di Ral per fare ciò in cui credo, 82mila per tradirlo
  5. Jul 17

    Money Clinic 16. Come gestire i soldi quando rinunci allo stipendio sicuro per la libertà

    A volte il lavoro fisso non si lascia perché qualcosa va male. Si lascia perché, anche quando tutto sembra funzionare, dentro si fa strada una domanda: e se stessi dando meno di quello che potrei? Lucia ha 35 anni, è architetta e per otto anni ha lavorato come dipendente. Non scappa da un capo tossico, né da un burnout, né da un ambiente insostenibile. Aveva uno stipendio, una routine, una certa tranquillità. Ma proprio dentro quella stabilità ha iniziato a sentire che qualcosa non tornava: la sensazione di essere al sicuro, sì, ma anche ferma in una casella troppo stretta. Dopo anni di stage sottopagati, contratti precari e affitti milanesi che rendevano quasi impossibile risparmiare, Lucia era finalmente riuscita a costruirsi un cuscinetto. Circa 40.000 euro messi da parte in cinque anni, grazie a scelte attente, qualche fortuna e una vita non troppo sopra le proprie possibilità. Poi, a gennaio, ha deciso di lasciare il contratto a tempo indeterminato e provare a costruire una strada da libera professionista. Un salto che porta con sé libertà, tempo, possibilità di lavorare da altrove. Ma anche una parola con cui bisogna imparare a convivere: incertezza. Perché quando esci dal lavoro dipendente, non perdi solo uno stipendio fisso. Perdi anche una serie di protezioni che spesso dai per scontate: malattia, coperture, continuità di reddito, tutela in caso di stop. E allora i risparmi non bastano più a sentirsi al sicuro: serve capire come proteggersi se succede qualcosa proprio mentre si sta costruendo una nuova vita professionale. Ad aiutare Lucia a orientarsi tra fondo di emergenza, assicurazioni, salute e protezione del reddito c’è Alessia Rossettini, consulente di Alleanza Assicurazioni dell’Agenzia di Lonigo. Questa è Money Clinic, il podcast di Rame in collaborazione con Alleanza Assicurazioni: storie vere di grandi cambiamenti, e le domande economiche che possono renderli più sostenibili.

    Money Clinic 16. Come gestire i soldi quando rinunci allo stipendio sicuro per la libertà
  6. Jul 14

    Episodio 143. Quando ho imparato a chiedere, il mio stipendio è cresciuto del 140%

    Elios ha 35 anni, è un software architect e vive a Milano, ma è nato in Albania, nell'anno in cui il Paese passava dalla dittatura comunista alla democrazia. La sua è una famiglia di ceto medio che manda avanti un ristorante, dove i soldi seguono un rituale preciso: all'inizio di ogni mese si accantona per le tasse, per la scuola, per le spese, e ciò che resta si risparmia il più possibile. Si accumula, non si investe, perché non si sa cosa succederà domani. Sulla cultura e sull'istruzione non si risparmia; sul divertimento e sulle vacanze sì. Da quella selezione Elios eredita qualcosa di più profondo del solo modo di spendere. «Questa modalità aveva creato in me una specie di freno a mano invisibile, che nella vita mi ha sempre guidato a non superare quel confine». Quel freno lo accompagna a lungo. In Albania cambia tre aziende, ma mai per migliorare la remunerazione: solo per cercare più sicurezza. Poi arriva in Italia, per motivi personali, e accetta una posizione molto al di sotto delle sue competenze, a 25.000 euro lordi. Un anno e mezzo dopo arriva la pandemia, che va a colpire il suo punto più fragile: la stabilità che aveva cercato per tutta la vita. È lì che il freno smette di funzionare come protezione e diventa un limite, che lo blocca nel riconoscere il proprio valore anche sul piano economico. In famiglia, del resto, non si negoziava mai, nemmeno il prezzo di un acquisto. «Pur riconoscendo il valore del lavoro degli altri, si faceva fatica a vendere il proprio lavoro al prezzo giusto». A smuovere qualcosa è il confronto con la compagna, con cui il denaro diventa oggetto di conversazione aperta. È lei a dargli la frase che gli mancava. «Questo rispetto che metti verso gli altri, a un certo punto, lo devi mettere anche verso te stesso». Alle conversazioni con la compagna si affiancano conversazioni con esperti di finanza personale. «Quello che mi ha cambiato un po' il modo di relazionarmi con il denaro è stato partecipare a eventi di educazione finanziaria e, soprattutto, cercare di comprendere il più possibile l'economia». Nel giro di otto anni Elios arriva a guadagnare il 140% in più rispetto a quando è arrivato a Milano, cambiando azienda e negoziando. E, a differenza della sua famiglia d'origine, non si limita ad accumulare: inizia a investire. Non ha mai abbandonato la cultura con cui è cresciuto, ma l'ha completata. «Tra cinque anni mi piacerebbe avere una gestione economica che mi permetta di vivere meglio il presente e di guardare al futuro con più realismo».

    Episodio 143. Quando ho imparato a chiedere, il mio stipendio è cresciuto del 140%
  7. Jul 10

    Money Clinic 15. Come gestire i soldi quando vuoi prenderti un anno sabbatico

    Ci sono sogni che non smettono di tornare. Anche quando li rimandiamo per anni, anche quando la vita chiede altro: un lavoro da tenere stretto, una famiglia da assistere, una casa da pagare, una città nuova in cui ricominciare. Viviana ha appena compiuto 40 anni e da sempre sogna di fare la fotoreporter. Per anni, però, quella passione è rimasta sullo sfondo. Ha studiato, lavorato come fotografa freelance, viaggiato quando poteva, poi ha messo tutto in pausa per restare accanto alla madre malata. Ha gestito un bed and breakfast a Palermo, si è trasferita a Torino, ha affrontato una separazione e imparato a non chiedere più soldi a nessuno. Oggi vive a Torino con Andrea, travel designer, e insieme hanno deciso di fare spazio a una domanda che non vogliono più rimandare: che cosa succederebbe se ci prendessimo un anno per vivere davvero come desideriamo? Il loro piano è lasciare la casa, partire per il Sud America e provare a costruire una vita più vicina a ciò che amano: viaggiare, raccontare storie, fotografare. Ma un anno sabbatico non è solo una partenza. È un progetto economico: bisogna capire quanto costa vivere in viaggio, quali spese restano anche mentre si è lontani, quanto serve tenere da parte per gli imprevisti e come affrontare i mesi in cui le entrate potrebbero non arrivare. Perché risparmiare per un sogno non significa soltanto rinunciare a qualche sfizio. Significa trasformare un desiderio in un piano: costruire un budget, definire un fondo di emergenza, capire quanto tempo manca alla partenza e scegliere come accantonare le risorse senza inseguire scorciatoie o rendimenti impossibili. Ad aiutarla a preparare questo salto c’è Elisa Severin, consulente di Alleanza Assicurazioni dell’Agenzia di Novafeltria. Questa è Money Clinic, il podcast di Rame in collaborazione con Alleanza Assicurazioni: storie vere di grandi cambiamenti, e le domande economiche che possono renderli più possibili.

    Money Clinic 15. Come gestire i soldi quando vuoi prenderti un anno sabbatico
  8. Jul 7

    Episodio 142. I miei genitori hanno investito su di me. Ora devo farcela

    Irene ha 30 anni e vive a Firenze, dove suona e insegna violino. Cresce a Varese e fin da piccola sogna una casa più grande di quella in cui vive, ma quel desiderio non diventa mai una bussola per le sue scelte. A cinque anni inizia a suonare il violino, e per tutta l’adolescenza la musica resta una promessa intatta. È solo lasciando Varese, e trasformando quella passione in un percorso di studio e poi in una professione, che Irene si scontra con la vera vita del musicista. Quella vita, Irene la incontra a Firenze, dove si trasferisce per studiare violino alla Scuola di Musica di Fiesole. Oggi in quella scuola insegna con un contratto a tempo indeterminato. A essere stabile, però, è solo il contratto. Il compenso orario si aggira intorno ai 20 euro lordi; il resto arriva dalle orchestre, con contratti di prestazione occasionale e pagamenti che possono richiedere mesi. «Sto ancora aspettando i soldi di concerti fatti a novembre del 2025». Sommando insegnamento e concerti, Irene arriva a guadagnare tra i mille e i milleduecento euro al mese: una cifra che non le garantisce ancora una piena autonomia, ma che non si allontana troppo dalla norma di un settore in cui, secondo l’Inps, nel 2023 il reddito medio annuo dei musicisti era di circa 7.215 euro, poco più di 600 euro al mese. Così, l’indipendenza che a vent’anni sembrava il traguardo, a trenta è ancora un punto all’orizzonte. A complicare le cose c'è il fatto che la sua professione continua a chiedere investimenti anche dopo gli studi. Corsi di perfezionamento, insegnanti, preparazione fisica e fisioterapia restano quasi sempre a carico dei musicisti. E quando un’infiammazione o un dolore costringono a rinunciare a un concerto, salta anche il compenso. Per arrivare fin qui, i genitori di Irene hanno investito nella sua formazione e, quando è arrivato il momento, le hanno comprato anche un violino professionale da diecimila euro. Non le chiederebbero mai di restituire quei soldi. Eppure Irene sente che quell’investimento debba produrre qualcosa: non necessariamente un guadagno, ma almeno la prova che la strada scelta può darle una vita serena e una sicurezza economica. «Hanno fatto questo investimento, e in qualche modo deve dare dei frutti».

    Episodio 142. I miei genitori hanno investito su di me. Ora devo farcela

Ratings & Reviews

5
out of 5
4 Ratings

About

Rame è la serie podcast di una community che vuole sfatare il tabù dei soldi. Nasce all'interno di una piattaforma (www.rameplatform.com) che attraverso i suoi contenuti si pone l’obiettivo di avviare una rivoluzione culturale nella società, che trasformi la finanza personale in un argomento di conversazioni audaci e liberatorie. Annalisa Monfreda, ogni settimana, dialoga con un ospite diverso seguendo il filo della sua storia economica. Parlare di soldi può essere intimo e coinvolgente, rivelatorio ed eccitante. E si finisce sempre per svelare chi siamo e ciò in cui crediamo.