Respiro

Anthony Perretta

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  1. La maturità spirituale non è priva di sofferenze.

    ٢٦ يناير

    La maturità spirituale non è priva di sofferenze.

    2Re 8, 7 – 15 Un servo di Dio disse: “Se mi chiedessero che cosa vorrei raggiungere nella mia vita spiritualmente, risponderei: Mi piacerebbe diventare un uomo anziano saggio e maturo, con una profonda gioia nel cuore”. Un bel traguardo! Il testo di oggi menziona una caratteristica inevitabile nella maturità spirituale: il dolore, la sofferenza. Ci parla di un uomo maturo, di un uomo di Dio, che nutriva certamente la gioia profonda di conoscere il Signore.   Ma anche che non lo rendeva immune al dolore e al pianto.   L’apostolo Paolo, che ha sperimentato la sofferenza per la sua fede, da una prigione scrisse: ho imparato ad essere felice nella condizione in cui mi trovo (Filippesi 4, 11). Gesù stesso, “uomo di dolore, familiare con la sofferenza,” come descrive il Messia Isaia 53, 3, era gioioso. Giubilò con gioia dicendo: Ti rendo lode Padre che hai rivelato queste cose ai piccoli fanciulli.” Siccome la gioia è uno dei frutti dello Spirito, la maturità spirituale consiste nel maturare anche nella gioia, e nella pace. Ma questo non esclude l’altra parte della maturità spirituale: Essa non è mai priva di sofferenze.   Il testo di oggi ci mostra un profeta che piange. Il profeta Eliseo è una persona spiritualmente matura, coinvolta nella sofferenza del suo popolo. Infatti, la maturità spirituale non ci porta ad elevarci al di sopra di tutto, o a diventare indifferenti. Non esiste un “nirvana” nel cristianesimo, cioè uno stato di felicità che annulla la realtà, che elimina ogni sensazione e quindi anche il dolore.

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  2. Luci di Natale

    ٢٥‏/١٢‏/٢٠٢٥

    Luci di Natale

    È impossibile non provare emozioni in questo periodo dell’anno, e in vista della festa del Natale. C’è chi prova agitazione, chi tristezza, altri malinconia, solitudine, altri ancora allegria di festa, gioia, e la lista potrebbe continuare. Ma che cosa c’era nell’aria a Betlemme e dintorni quando è nato Gesù, al primo Natale?   Dal testo che abbiamo udito, quando è nato Gesù nell’aria c’era una “grande gioia”.   “Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà..” 2, 10   La gioia è il primo grande sentimento natalizio. La prima luce che si accende. Nel testo si respira un’allegrezza particolare. Ed è soltanto l’inizio. Il versetto che abbiamo letto parla al futuro: il popolo avrà una grande gioia.Ma di quale popolo si tratta? Per chi è questa grande gioia? Per il popolo di Dio. Per coloro che accoglieranno Gesù nella loro vita, e lo accetteranno per chi lui è: Il Messia promesso, il Salvatore e il Signore. Rileggiamo i v. 8 all’11 da un’altra traduzione.   Quella notte c’erano alcuni pastori nei campi vicini, a guardia delle loro greggi di pecore. Improvvisamente un angelo del Signore apparve in mezzo a loro, e lo splendore della gloria del Signore li avvolse. Essi erano terrorizzati, ma l’angelo li rassicurò: «Non abbiate paura!» disse. «Vi porto buone notizie che daranno grande gioia a tutto il popolo. Il Salvatore – sì, proprio il Messia, il Signore – è nato oggi a Betlemme, la città di Davide! Gesù è il Salvatore, è il Signore, ed è anche il Messia, vale a dire, Colui che era stato promesso dai profeti, e di cui si parla nelle Antiche Scritture. Questo significa che è impossibile accogliere Cristo come Salvatore e Signore, tralasciando la fiducia nell’affidabilità della Scrittura. Senza credere e accogliere anche la Parola di Dio. Infatti, come dice Giovanni nel Suo Vangelo, Egli era fin dal principio il “logos”. “Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio… E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre.” (Vangelo secondo Giovanni 1, 1 e 14)   Questo è Gesù, il bambino di Betlemme. Chi accoglie Gesù, lo accoglie come Salvatore e Signore, e come il Messia annunciato dalle Scritture.

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  3. Gesù Cristo nel cuore e nella mente

    ٠٢‏/١٢‏/٢٠٢٥

    Gesù Cristo nel cuore e nella mente

    Qualunque cosa ci accada abbiamo davanti a noi sempre un’alternativa. Possiamo scegliere da quale lato considerare la realtà. Possiamo concentrarci di più sugli aspetti negativi, o su quelli che aprono alla speranza.   Un esempio pratico: Stai viaggiando e rimani bloccato nel traffico, oppure si rompe l’auto e non puoi andare avanti. Quali pensieri prevalgono nella tua mente? A cosa pensi? Al danno materiale? Al tempo perso, ai costi? Oppure sei grato di non aver subito o causato un incidente, e che questo imprevisto ti ha preservato dal peggio, o addirittura può aprirti delle nuove strade, o delle nuove possibilità?   Noi cristiani sappiamo che ogni cosa contribuisce al bene di coloro che amano Dio. Ma spesso questo non è il primo dei nostri pensieri quando le cose non vanno secondo i nostri piani e le nostre aspettative. In quel momento le preoccupazioni prevalgono sulle promesse di Dio. Ecco perché abbiamo bisogno che Cristo dimori sì, nel nostro cuore, e anche nella nostra mente. Che sia presente e regni nel mondo dei nostri pensieri.   Come uomini e donne di fede, in tutto ciò che ci accade, abbiamo bisogno di cercare, di individuare e di cogliere l’ottica di Dio. Altrimenti, i nostri stessi pensieri si rivolgeranno contro noi stessi. Una cosa vera è che i nostri pensieri a volte ci combattono, combattono contro di noi. Spesso il nostro più grande nemico è nella nostra mente. È dentro di noi, nella nostra natura carnale. E, allora, cosa fare? Dobbiamo smettere di pensare, come suggeriscono alcuni? Oppure spegnere la mente? Non usare più la testa? NO! Anzi, al contrario: Un cristiano dovrebbe avere Gesù Cristo nel cuore e anche nella mente.

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  4. A Dio non sfugge nulla

    ١٣‏/١٠‏/٢٠٢٥

    A Dio non sfugge nulla

    Testo: 2 Re 8, 1 – 6   1 Eliseo aveva detto alla donna di cui aveva risuscitato il figlio: «Àlzati; va', tu con la tua famiglia, e soggiorna all'estero, dove potrai; perché il SIGNORE ha chiamato la carestia, ed essa verrà nel paese per sette anni». 2 La donna si alzò, e fece come le aveva detto l'uomo di Dio; se ne andò con la sua famiglia, e soggiornò per sette anni, nel paese dei Filistei. 3 Finiti i sette anni, quella donna tornò dal paese dei Filistei, e andò dal re a reclamare la sua casa e le sue terre. 4 Allora il re discorreva con Gheazi, servo dell'uomo di Dio, e gli diceva: «Ti prego, raccontami tutte le cose grandi che Eliseo ha fatte». 5 E mentre appunto Gheazi raccontava al re come Eliseo aveva risuscitato il morto, ecco che la donna, di cui era stato risuscitato il figlio, venne dal re a reclamare la sua casa e le sue terre. E Gheazi disse: «O re, mio signore, questa è quella donna, e questo è suo figlio, che Eliseo ha risuscitato».  6 Il re interrogò la donna, che gli raccontò tutto; e il re le mise a disposizione un funzionario, al quale disse: «Falle restituire tutto quello che è suo, e tutte le rendite delle terre, dal giorno in cui lasciò il paese, fino a ora». 2 Re 8, 1 - 6   Questa mattina continuiamo la lettura e meditazione dei testi Biblici riguardanti la vita di Eliseo, il profeta, l’uomo di Dio che è una figura di Cristo, il profeta della grazia.    Alcuni studiosi collocano l’episodio che abbiamo letto a prima degli eventi narrati del capitolo cinque, cioè a prima della guarigione di Naaman, il Siro. Questo perché dopo la guarigione di Naaman, il servo di Eliseo diventò lebbroso a causa della sua avidità.  E quindi, dicono, questo episodio deve essersi svolto prima.  Altri studiosi pensano, invece, che questo episodio si trovi nel capitolo 8 perché dal punto di vista cronologico è qui che appartiene, cioè dopo l’assedio e la liberazione di Samaria. Ipotizzano che Gheazi, dopo essersi ammalato si sia pentito, e Dio gli abbia fatto grazia e lo abbia guarito dalla lebbra.    È affascinante questo pensiero e non è in contrasto col testo. Ma il momento preciso degli avvenimenti narrati in questo capitolo, non è decisivo per comprendere il suo significato. Perché? Qual è il messaggio di questo testo? Ho intitolato questo episodio: “A Dio non sfugge nulla”, perchéquesto episodio fa risaltare il tempo perfetto delle azioni di Dio.    Il testo dimostra come Dio opera per il bene dei suoi figli, ha sotto controllo tutto ciò che accade nella loro vita. Egli provvede in anticipo per le necessità future di ogni genere.  Dio è Signore anche del tempo. (mio detto: Il tempo è nostro amico, perché è controllato dal nostro Signore.) In senso più largo questo descrive la grandezza di Dio. Ci ricorda che Dio è grande e realizza tutti i suoi piani nonostante la peccaminosità degli esseri umani, nonostante le grandi o piccole colpe dell’uomo.    Osserviamo oggi tre cose su questo Dio grande in questo testo. Dio è il Dio a) dei piani perfetti, piani che svolge per il bene di coloro che si affidano a lui. Dio è anche il Dio b) dal tempismo perfetto. Egli non è un Dio assente, ma veglia su tutti gli avvenimenti della nostra vita quotidiana. C) Egli è il Dio della provvidenza perfetta. Egli sa prevedere e provvedere per i suoi oltre quanto possiamo immaginare.    Con Dio la realtà supera sempre la nostra immaginazione.

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  5. Dio compie ciò che ha promesso

    ٠٣‏/٠٩‏/٢٠٢٥

    Dio compie ciò che ha promesso

    Testo: 2 Re 7, 1 - 20 Se vogliamo comprendere bene la Bibbia, e beneficiare della sua lettura, abbiamo bisogno ogni volta di chiederci, quando la leggiamo: che cosa c’è scritto davvero? Di cosa sta parlando questo brano. Cosa significa? Qual è l’intenzione dell’autore? Cosa vuole trasmetterci?  Se non accettiamo ciò che il testo dice davvero, la Parola rimane infruttuosa. Magari possiamo provare stupore, meraviglia, reazioni emotive, ma manchiamo il vero focus, e ciò che Dio vuole dirci.   Questo capitolo ci parla del Dio adempie le sue promesse. Realizza ciò che ha anticipato tramite la Sua parola. L’autore pone questo accento e sottolinea questo aspetto. In questo capitolo è descritto un miracolo. Avviene un grande miracolo che salva la vita a molte persone. Ma il miracolo non è il focus principale dell’autore. L’intenzione dell’autore di questo testo biblico, dall’inizio fino alla fine è quella di dirci e di dimostrarci in base a questi fatti una grande verità: Dio mantiene la sua Parola e compie ciò che ha promesso. Ed è da questa ottica, rispettando l’intenzione dell’autore, che vogliamo ripercorrere insieme questo testo grandioso.   Il versetto 3 ci porta su una nuova scena, che finora non era stata menzionata. Cioè nella terra di nessuno tra le mura di Samaria e le tende dell’accampamento dei nemici che avevano assediato la città, peggiorando la carestia. Il popolo della città di Samaria sta per morire di fame. Tra le mura e l’accampamento nemico si aggirano quattro uomini lebbrosi, poveri, che vivono nella solitudine, esclusi dalla vita sociale. Essi non sanno nulla delle parole profetiche che Eliseo ha appena pronunciato nel v. 1 e che rileggiamo: Allora Eliseo disse: «Ascoltate la parola del SIGNORE! Così dice il SIGNORE: Domani, a quest'ora, alla porta di Samaria, la misura di fior di farina si avrà per un siclo, e le due misure d'orzo si avranno per un siclo». (2Re 7, 1) Dio ha fatto annunciare al re, che presto ci sarà di nuovo cibo in abbondanza per tutti. La porta della città era il luogo dove si svolgeva il mercato. Eliseo annuncia da parte di Dio che il giorno seguente la carestia sarebbe cessata.  7 kg di farina sarebbero costati 11 grammi d’argento, e con lo stesso prezzo si sarebbe acquistato anche circa 15 kg d’orzo. I lebbrosi non sanno nulla di queste parole. Loro hanno una sola certezza: non c’è via di scampo per noi, la fame è insopportabile. L’unica certezza è la morte. Non possono entrare in città, e non si possono nemmeno recare nel campo dei siri, loro nemici.    Questi quattro si riuniscono per fare il punto della situazione, e giungono alla conclusione che non possono più restare dove sono.

    ٣٦ من الدقائق
  6. Tranquillità alla presenza di Dio

    ٢٠‏/٠٧‏/٢٠٢٥

    Tranquillità alla presenza di Dio

    Testo: 2Re 6,24-33 Abbiamo stampato con la libreria un libretto che si intitola: “Tranquillità”. È un libretto da regalare che contiene immagini e testi incoraggianti su questo tema. Ma qual è la fonte della tranquillità? È la certezza della fedeltà di Dio. Sapere che Dio mantiene il suo patto.  E quando ci allontaniamo da lui e ci incamminiamo su un terreno tortuoso, egli ci corregge. Ci riporta indietro. Se rimaniamo alla sua presenza egli ci preserva una tranquillità di base perché sappiamo che Egli non ci ha abbandonati.    Il brano di oggi racconta di un grave momento di bisogno nel quale si trova il popolo di Dio. In questo momento gran parte del popolo, incluso il re, è molto lontana da Dio, ed è disperata. Mentre altri dimorano tranquilli. Il testo biblico è molto chiaro, drammatico, crudo nel descrivere le condizioni in cui si trova il popolo di Dio in questa grave prova, circondato e assediato dai suoi nemici e ridotto alla fame.  Vedremo innanzi tutto a) la causa di questa situazione b) il suo effetto, il panico nel quale si trova la città assediata e in preda alla carestia, c) l’impotenza della fede superficiale e formale, che non sorregge e non può aiutare nel momento del bisogno, infine, d) la tranquillità, nel caos generale, dei figli di Dio, che conoscono il Signore vivente e sanno che Egli è presente, fedele e mantiene il suo patto.  Dio è fedele al Suo patto.   Dopo la reazione amichevole di Eliseo verso i nemici del popolo di Dio, le bande dei Siri si erano calmate e non avevano più invaso il territorio di Israele. Cosa era successo prima? I versetti precedenti ci raccontano come una banda di Siri aveva assediato la casa di Eliseo. Ma Dio aveva capovolto la situazione accecando i soldati avversari. Invece di dare Eliseo nelle mani dei Siri, fa accadere il contrario: i siri sono nelle sue mani. Allora Eliseo li prende come ostaggi e li conduce nella città di Samaria. Poi prega perché Dio apra di nuovo i loro occhi. Ed essi si rendono conto di essere in trappola. Ma il profeta offre a tutti una lezione di pace in stile NT, coerente con l’insegnamento di Gesù. Dà ai suoi nemici da mangiare e da bere e li rimanda in pace a casa loro.   Il carattere di una persona si manifesta nel modo in cui agisce verso coloro che sono più deboli.

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  7. Pregare con perseveranza

    ٢٨‏/٠٦‏/٢٠٢٥

    Pregare con perseveranza

    Qualche giorno fa una signora mi ha chiesto un consiglio su un libro di preghiere. Mi dice che lo desidera suo figlio adolescente. “È stanco delle solite preghiere e desidera impararne delle nuove.” Incontri come questo mi incoraggiano. Ci sono, oggi, ragazzi che desiderano imparare a pregare. Domenica scorsa abbiamo meditato sulla preghiera fiduciosa.    Oggi continuiamo da dove eravamo rimasti. Il tema è: pregare con perseveranza. In Colossesi 4, 2 leggiamo: Perseverate nella preghiera, vegliando in essa con rendimento di grazie. Dedicatevi alla preghiera con vigilanza di mente e gratitudine di cuore. (Versione NTV)  Perseverare è una decisione della mente.  Il testo di Colossesi 4 parla del tipo di parole che un credente pronuncia. Ed inizia con la preghiera. Perché?  Perché le parole della preghiera sono fondamentali per un credente. La preghiera rivela e rispecchia il tipo di relazione che abbiamo con Dio. Rafforza e consolida l'unione del credente col Signore. Ci permette di rimanere uniti a Dio, di crescere, e di accorgerci se iniziamo a sviarci. La scorsa volta abbiamo visto che la preghiera del credente ha effetto, opera e agisce nel mondo invisibile. È potente nella lotta quotidiana del credente contro il maligno.  La preghiera è un’arma, una vera arma che agisce nel mondo invisibile contro le forze del male. È un’arma nella guerra spirituale. È indispensabile nella lotta di conquista di quei cuori che sono ancora dominati dalle tenebre.  Efesini 6 dal v. 10, dove è descritto il nostro combattimento spirituale come credenti è scritto che la preghiera è fonte di autorità e potere contro Satana e i suoi angeli.    Efesini 6, 18: Pregate in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con ogni preghiera e supplica; vegliate a questo scopo con ogni perseveranza. Vediamo cosa dice la scrittura a riguardo.

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  8. Pregare con fiducia

    ٠٨‏/٠٦‏/٢٠٢٥

    Pregare con fiducia

    Un credente chiese a un ragazzino di anni, suo parente: Tu preghi Dio ogni giorno? Il ragazzo rispose: Sì, prego ogni sera prima di andare a dormire. Allora l’uomo domandò: Preghi anche di mattina?  No, disse il ragazzo, Durante il giorno so cavarmela da solo. Allora l’uomo chiese: Perché, quando dormi ti cacci nei guai?    Questo piccolo aneddoto ci aiuta a riflettere su una tragedia del mondo perduto: la mancanza di consapevolezza del bisogno che abbiamo di Dio. Eppure Dio desidera aiutarci, guidarci, parlarci, istruirci. Prov. 16, 9 dice: Il cuore dell'uomo medita la sua via, ma il SIGNORE dirige i suoi passi. Abbiamo bisogno di parlare, dialogare con Lui. Egli è il vero esperto della nostra vita. Perché Lui ci ha fatti, ci conosce. Quando è stata l'ultima volta che hai trascorso del tempo con Dio parlando della tua vita e di ciò che ti sta davvero a cuore?  Qual è stata l'ultima volta che hai dedicato del tempo alla preghiera, per scelta, con desiderio, perché cercavi una risposta, cosciente di avere bisogno di Dio, della sua guida e del suo aiuto?    Il tema di questa mattina: Pregare con fiducia è un invito a imparare a dare respiro spirituale alla tua vita. Uno spazio chiuso ha bisogno di aprire le finestre e respirare, così noi abbiamo bisogno di aprire il nostro cuore davanti a Dio.    Non si tratta solo di senso di dovere, di pressione religiosa. Alcune persone amano creare sensi di colpa in altri dicendo: preghi troppo poco. Ma questo non aiuta. È manipolazione.  La pressione religiosa non aiuta a crescere.  Ma così come il respiro ci mantiene in vita, così la preghiera ci aiuta a restare vicino alla fonte della vita: Dio. Ne abbiamo bisogno.    In Giacomo 1, 5 – 6 leggiamo: Se poi qualcuno di voi manca di saggezza, la chieda a Dio che dona a tutti generosamente senza rinfacciare, e gli sarà data. Ma la chieda con fede, senza dubitare; perché chi dubita è simile a un'onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là. (NRV) Un’altra versione, più recente, dice:  Se avete bisogno di saggezza, chiedetela al nostro Dio, che è generoso, e ve la donerà; egli non vi rimprovererà di certo per avergliela chiesta. Quando chiedete, però, assicuratevi che la vostra fede sia in Dio soltanto. Non esitate; infatti chi esita ha una fedeltà fluttuante e somiglia a un'onda del mare che il vento agita e sospinge qua e là. (NTV) E nel v. 8 aggiunge: La sua fedeltà è divisa fra Dio e il mondo; egli è instabile in tutto quel che fa.     La preghiera è un rimedio all’instabilità umana. Ci dona nuove forze, orientamento e rende saldi i nostri piedi nel cammino con Dio.    Giacomo ci invita a pregare con fiducia.  Oggi ti invito a fare il punto della tua situazione della vita di preghiera personale vissuta come momento esclusivo davanti a Dio. Si tratta di concederci un “check up” di questa una disciplina di base della vita cristiana.

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