Specchi

Radio Vaticana - Vatican News

I Giubilei tematici che animano quello della speranza sono lo spunto per raccontare la vita, gli inciampi e le risalite di molte persone appartenenti a diverse categorie: dai giornalisti ai sacerdoti, dai giovani ai poveri. Il podcast è scritto e curato da Benedetta Capelli, Fabio Colagrande e Amedeo Lomonaco. - Podcast - Radio Vaticana - Vatican News

  1. 6 ФЕВР.

    Ep. 15 - Speciale - seconda parte

    Tredici storie, tredici Giubilei tematici, un unico filo rosso: la speranza che si riflette nelle vite di persone segnate da ferite profonde, cadute improvvise, inquietudini, domande irrisole. Storie illuminate anche, e soprattutto, dalla capacità di rialzarsi e di andare avanti con una speranza più forte di ostacoli apparentemente insormontabili. Dalla comunicazione all’arte, dal volontariato alla malattia, dallo sport alla disabilità. Dall’universo dei giovani, a quello dei migranti, del lavoro. Dalla povertà alla detenzione. Gli ultimi due speciali episodi del podcast “Specchi” attraversano questi mondi con testimonianze accompagnate dalle voci di Papa Francesco e di Papa Leone, che ha vissuto da Pontefice il Giubileo dopo l’elezione, l’8 maggio del 2025, al soglio di Pietro. Il dialogo degli autori - Benedetta Capelli, Fabio Colagrande e Amedeo Lomonaco - ripercorre il percorso del podcast nell’Anno Santo della speranza. Nel 15.mo episodio si ricordano, in particolare, sette testimonianze. Una giovane influencer, Lucia Vecchi, vent’anni, ripercorre la genesi del suo profilo Instagram che diventa ricerca di autenticità. Fra Andrea Palmentura, un giovane carmelitano, evangelizza sui canali social con la parola scritta. La testimonianza di Mor Amar, cittadino italiano originario della Mauritania e co-fondatore della cooperativa Sophia, che è il protagonista di un’esperienza di migrazione e di integrazione. Francesca Villanova, infermiera tra mamme e bambini disabili in Zambia, racconta la vita consacrata come relazione che genera futuro. Manuela Praticò, presidente della sezione Anmil di Reggio Emilia, ha trasformato un tragico infortunio sul lavoro in una testimonianza di speranza. La storia di Ciro,che ha vissuto per strada e si commuove al ricordo delle persone che non hanno esitato a tendergli la mano. La settima testimonianza è quella di Massimiliano Cirillo, ex detenuto che, grazie all’Articolo 21 dell’Ordinamento Penitenziario, ha avuto la possibilità di lavorare in un laboratorio di panificazione.

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  2. 30 ЯНВ.

    Ep. 14 - Speciale - prima parte

    Tredici storie, tredici Giubilei tematici, un unico filo rosso: la speranza che si riflette nelle vite di persone segnate da ferite profonde, cadute improvvise, inquietudini, domande irrisole. Storie illuminate anche, e soprattutto, dalla capacità di rialzarsi e di andare avanti con una speranza più forte di ostacoli apparentemente insormontabili. Dalla comunicazione all’arte, dal volontariato alla malattia, dallo sport alla disabilità. Dall’universo dei giovani, a quello dei migranti, del lavoro. Dalla povertà alla detenzione. Gli ultimi due speciali episodi del podcast “Specchi” attraversano questi mondi con testimonianze accompagnate dalle voci di Papa Francesco e di Papa Leone, che ha vissuto da Pontefice il Giubileo dopo l’elezione, l’8 maggio del 2025, al soglio di Pietro. Il dialogo degli autori - Benedetta Capelli, Fabio Colagrande e Amedeo Lomonaco - ripercorre il percorso del podcast nell’Anno Santo della speranza. Nel 14.mo episodio si ricordano, in particolare, sei testimonianze.  Il giornalista abruzzese, Giustino Parisse - che dopo il terremoto dell’Aquila nel 2009 ha perso i figli e il padre - continua a raccontare la sua terra per non farla morire tra le macerie dell’oblio. La seconda storia è quella di Simone Cristicchi, un artista che trasforma la fragilità in poesia. La terza testimonianza è quella di un medico, Vincenzo Trapani Lombardo, che ha scelto di stare accanto ai malati, agli ultimi. Una storia segnata ma non sfigurata dalla malattia è quella di Andrea Rustichelli, giornalista che stava per partire per l’Ucraina come inviato del TG3. Invece ha iniziato un viaggio tra reparti oncologici. È ricca di coraggio e di forza anche la testimonianza di Amelio Castro Grueso, schermitore colombiano che, a causa di un incidente, ha perso l’uso delle gambe ma non la voglia di andare vanti. La sesta storia è quella di Federico Azzaro, poeta e giornalista. Per lui la carrozzina non è una condanna ed esorta a non confondere la persona con il suo limite. Grazie a Luca Rossi per il supporto tecnico e grazie a chi ha deciso di raccontarsi, di offrire agli altri una parte di sè. E grazie anche a chi ha avuto il coraggio e la forza di specchiarsi nella vita degli altri, traendone quella speranza che il Giubileo 2025 ha voluto far rivivere.

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  3. 12.12.2025

    Ep. 13 - Il Giubileo dei detenuti

    In questo episodio del podcast “Specchi” la testimonianza di Massimiliano Cirillo, ex detenuto che grazie all’Articolo 21 dell’Ordinamento Penitenziario ha avuto la possibilità di lavorare nel laboratorio di panificazione della cooperativa “Panatè”. Oggi è il responsabile del panificio della casa circondariale di Cuneo. "Il carcere - afferma - può servire a farti capire, comunque, dove hai sbagliato. Quando sei libero non devi più sbagliare per non ritornare dentro". Imparare un mestiere significa anche avere la possibilità di scrivere una pagina nuova, anche dopo tanti errori. "Io penso che il lavoro nella vita sia la base di tutto; senza lavoro non si va tanto avanti. Poi c’è la soddisfazione che vedi, giorno dopo giorno".  Sfornare il pane è una grande emozione. "L’impasto non è tutti i giorni uguale. Poi, piano piano, quello che mi fa svegliare, mi fa andare tutti i giorni a lavorare, è far capire ai ragazzi che comunque c'è la vita, c'è speranza". L'episodio si apre con le parole pronunciate da Papa Paolo VI durante la storica visita el 1964 al carcere “Regina Caeli”: "Sappiate che io sono venuto perché vi voglio bene, che ho per voi illimitata simpatia. Se mai vi cogliesse la tristezza di pensare: nessuno mi vuol bene, tutti mi guardano con occhi che umiliano e mortificano, la società intera che qui m'ha relegato mi condanna; forse perfino le persone care mi guardano con insistente rimprovero: che cosa hai fatto? ebbene ricordate che io, venendo qui, vi guardo con profonda comprensione e grande stima". Massimiliano Cirillo esorta a guardare chi ha compiuto degli errori senza pregiudizi. Le sue riflessioni superano il perimetro della cella e si legano ai dolori, alle speranze del mondo. "Noi detenuti - sottolinea - a volte ci lamentiamo. Ma c'è gente che sta peggio. In Ucraina i bambini, a volte, non hanno neanche coperte per coprirsi, cibo da mangiare. Noi almeno abbiamo un tetto sulla testa. I ragazzi detenuti hanno un piatto caldo da mangiare. Anche se il mangiare non è eccellente, però almeno c'è. Quindi la speranza dobbiamo averla tutti: non solo per noi, non solo per i detenuti, ma anche per le altre persone che soffrono ancora più di noi".

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  4. 14.11.2025

    Ep. 12 - Il Giubileo dei poveri

    In questo episodio del podcast “Specchi” la testimonianza di Ciro si rispecchia in un percorso fatto di discese all’inferno delle dipendenze e di risalite provvisorie. Il suo è un cammino in cui non mancano cadute ma anche certezze via via più solide. “In fondo sono una bella persona”, afferma questo giovane oggi 37.enne ripercorrendo la sua storia che è un riflesso nitido della speranza. Una delle voci più autentiche che scandiscono il Giubileo dei poveri. Nella sua testimonianza non manca il riferimento ad un capitolo importante del suo vissuto più recente: l’Osservatore di strada, il giornale che tiene spesso nel suo zaino con pagine scritte dalle persone più vulnerabili in cui emergono storie dolorose ma anche ricche di riscatto. Nel racconto si scorge anche il tessuto urbano del Quarticciolo, il quartiere romano nella zona dell’Alessandrino dove Ciro è tornato, dopo anni da frequentatore delle piazze di spaccio, nelle vesti di reporter. In un suo articolo racconta di sentirsi come “Il sottoscritto”, la canzone dei Baustelle che “parla di battaglie perse, di occasioni al vento, di ali di cera che si sciolgono al sole e di mulini a vento”. Ciro ha vissuto per strada e si commuove al ricordo delle persone che non hanno esitato a tendergli la mano. La sua risalita dall’inferno del passato ha un punto focale: “ho messo al centro della mia vita la fede”, sottolinea dopo aver ricordato ferite profonde. “La mia problematica è stata la figura paterna, la mia c'è stata, ma l'abuso non va mai bene, qualsiasi tipo di abuso non va bene, per cui ora comprendo tutto, lo accetto, lo perdono, ma nulla toglie che è stato quel che è stato”. Ripercorre infine gli incontri con Leone XIV e Francesco: “quegli attimi - riferendosi all’abbraccio con il Pontefice argentino - sono stati anche di grazia, perché alla fine i miei occhi hanno incontrato i suoi e forse anche gli occhi di un signore stanco ma mi hanno fatto rivedere gli occhi di mio nonno. Sono uscito fuori da quell'aula veramente già lì cambiato”. Ciro è una persona nuova e dalla sua voce traspare nitida la speranza: “Pure in tutto questo mondo malvagio, io la vedo ancora una speranza perché tanto Dio all'ultimo viene e cambia tutto”.

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  5. 07.11.2025

    Ep. 11 - Il Giubileo del mondo del Lavoro

    In questo’episodio del podcast Specchi – la speranza giubilare riflessa nella vita – raccontiamo la storia di Manuela Praticò, presidente della sezione ANMIL di Reggio Emilia, che ha trasformato una tragedia sul lavoro in una testimonianza di speranza. “Il lavoro è un diritto dell’essere umano... ma non basta commentare i problemi: bisogna unire le forze per trovare soluzioni”, ricorda in apertura una frase di Papa Leone XIV pronunciata alla vigilia del Giubileo del mondo del lavoro. È il contesto in cui si inserisce la vicenda di Manuela, che nel 2013 subì un grave infortunio: “Un muletto di novecento chili mi è passato sopra. La gamba è esplosa. Io ero sempre cosciente, e ricordo tutto.” Da quel giorno la sua vita è cambiata: “Dopo un infortunio grave devi reinventarti fisicamente, psicologicamente. E non è facile.” Ma da quella ferita è nato un nuovo impegno. “Io credo infinitamente nella missione dell’ANMIL... Se con la mia testimonianza riuscissi a salvare anche solo una persona, direi che ho già vinto la mia battaglia.” Nel podcast il cammino di rinascita di una donna che ha scelto di “non arrendersi al dolore, ma di trasformarlo in un dono per gli altri.” Nelle sue parole, la sicurezza sul lavoro diventa cultura e responsabilità: “Bisogna fare qualcosa di concreto, non solo parlare, com'è giusto fare, dei morti.” La tragedia personale ha fatto vacillare la fede di Manuela, che ancora oggi è attraversata da momenti di sconforto. “Quando è successo l’incidente ce l’avevo con Dio... Poi ho incontrato un sacerdote che mi ha donato un rosario. Da allora lo porto sempre con me e ogni giorno dico: ‘Grazie Signore, perché non mi hai voluto con te’. ” L’episodio si chiude con le parole di Papa Francesco nel settembre 2023: “La sicurezza sul lavoro è come l’aria che respiriamo... ci accorgiamo della sua importanza solo quando viene tragicamente a mancare, ed è sempre troppo tardi! Non possiamo abituarci agli incidenti né rassegnarci all’indifferenza verso le vite spezzate.” Nella storia di Manuela, un messaggio di coraggio e speranza: rialzarsi è possibile, e ogni vita custodita è già una vittoria.

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  6. 08.10.2025

    Ep. 10 - Il Giubileo della Vita Consacrata

    “La vita consacrata è una relazione”, dice Francesca Villanova, 55 anni, veneta, Piccola Apostola della Carità, missionaria in Zambia. Una relazione “di quelle piene dove dici: che bello stare insieme a quella persona lì”. E quella persona, per lei, è Cristo. Dalla veranda della casa dei volontari di Chipata, dove lavora come infermiera tra mamme e bambini disabili, racconta una vocazione nata tra le incertezze di gioventù e sbocciata come una chiamata d’amore. In questo episodio del podcast Specchi -  che racconta la speranza giubilare riflessa nella vita -  Francesca offre la sua testimonianza nel cammino verso il Giubileo della Vita Consacrata 2025, tempo per riscoprire la speranza nel dono totale di sé. La sua voce attraversa distanze e culture, intrecciando la quotidianità africana con il ricordo delle radici venete e di un percorso segnato da scelte difficili, da una madre preoccupata e da sorelle incerte, fino a quel segnalibro ricevuto come una benedizione: Va’ dove ti porta il cuore. A Taizé, a 17 anni, aveva incontrato per la prima volta Cristo “senza rendermene conto”. Poi, dopo una breve esperienza con i disabili de La Nostra Famiglia, ha scoperto il carisma delle Piccole Apostole della Carità: vivere nel mondo senza abito, accanto agli ultimi, portando la speranza nei gesti quotidiani. “Diamo ai bambini la possibilità di muoversi, di andare a scuola, di vivere”, racconta. “È un lavoro che non cambierei con nulla al mondo, perché mi permette di rimanere in relazione, in una relazione profonda.” Nel suo racconto, la fede si intreccia alla corsa, altra passione che diventa annuncio. “Ho trovato più gente da catechizzare nella corsa che nella catechesi. Correndo insieme si diventa amici nella fatica.” Da Chipata, Francesca ricorda che la speranza è una forza concreta, capace di rinascere ogni giorno: “Ho vissuto storie non a lieto fine, ma dopo il non lieto fine c’è sempre stata tanta vita. La vita che ci ha promesso Cristo è abbondante, rigogliosa, piena. Lo sperimento in continuazione anche in questa terra lontana, povera e dall'altra parte del mondo, eppure la gente qui ha molta speranza nel futuro, quindi si va avanti".

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  7. 03.10.2025

    Ep. 9 - Il Giubileo dei migranti

    “I nostri cuori sono feriti anche per le più di cinquanta persone morte e circa cento ancora disperse nel naufragio di un’imbarcazione carica di migranti che tentavano il viaggio di 1100 chilometri verso le Isole Canarie, rovesciatasi presso la costa atlantica della Mauritania”. Nelle parole pronunciate da Papa Leone XIV all’Angelus, lo scorso 31 agosto, si riflettono le tragedie di chi, solcando deserti e tratti di mare, perde la vita cercando di raggiungere l’Europa. La Mauritania, evocata dal Pontefice, è proprio il Paese sullo sfondo della testimonianza dell’ospite del nuovo episodio del podcast “Specchi”. Si tratta di Mor Amar, arrivato in Italia nel 2011 dopo essere fuggito dalla Mauritania: “per motivi politici, sono stato costretto a scappare per salvare la mia vita; nel mio Paese avevo tutto e anche degli obiettivi. Ma sono stato costretto un giorno a lasciare tutto”. Un incontro ha poi portato nel 2013 alla nascita della cooperativa Sophia, una impresa sociale sostenuta dalla Fondazione Migrantes della Conferenza episcopale italiana. . Mor, uno dei fondatori di questa impresa sociale, porta la sua testimonianza nelle scuole in Italia e in Senegal: “è importante prima di fare una scelta, prima di partire o di restare, conoscere bene la realtà: per i giovani - anche i ragazzi italiani - è importante che, prima di partire, conoscano la realtà del Paese di destinazione”. Mor parla della cooperativa Sophia come di una famiglia dove, stando insieme, le differenze trovano una composizione armonica: “io sono musulmano e vivo e lavoro con ragazzi cristiani. Siamo colleghi di lavoro, siamo fratelli”. Riferendosi a questo Anno Santo, Mor esprime infine una speranza: “per i giovani, anche per i miei figli, io sempre dico che dobbiamo vivere la realtà; quando vivi la realtà puoi avere una speranza molto bella, puoi avere anche un futuro veramente molto bello; dobbiamo cercare la cultura della realtà”.

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  8. 01.08.2025

    Ep. 8 - Il Giubileo dei missionari digitali

    Nel cuore del Giubileo degli influencer cattolici e dei missionari digitali, celebrato a Roma a fine luglio, la voce di fra Andrea Palmentura, carmelitano scalzo, si distingue per profondità e autenticità. Il protagonista dell’ottavo episodio del podcast Specchi non è un religioso “smanettone”, ma un giovane figlio di Teresa d’Avila e Giovanni della Croce, per il quale “la contemplazione è la base dell’evangelizzazione online”. Fra Andrea, nato a Bari a metà degli anni ’90, evangelizza con sobrietà e rigore, scrivendo post su Facebook che parlano di Vangelo e spiritualità. Non lo fa per apparire, ma per trasmettere ciò che ha ricevuto. “Pregare – ricorda – è stare soli a soli davanti a colui dal quale sappiamo di essere amati”. E aggiunge: “È la preghiera che mi insegna ad essere non un uomo virtuale, ma un uomo virtuoso”. Fra Andrea racconta la sua esperienza durante il Giubileo dei missionari digitali, vissuta come un tempo di “comunione e unità nella diversità”, tra giovani evangelizzatori provenienti da tutto il mondo. Colpisce la sua riflessione sul mandato ricevuto da Papa Leone XIV: essere “agenti di comunione, capaci di rompere le logiche della polarizzazione”. Perché, osserva fra Andrea, “anche sui social si combattono guerre inutili: la prima guerra è quella delle parole”. Non ama definirsi influencer: “Ho scelto la scrittura in controtendenza con l’immediatezza dei video, perché spesso si parla alla pancia delle persone. Io vorrei parlare alla mente e al cuore”. E anche quando viene attaccato sui social, risponde sorprendendo gli interlocutori: “Alla violenza verbale ho risposto con parole di carità. Alla fine, quella persona mi ha chiesto scusa e oggi c’è anche stima. Se noi usassimo e vivessimo di più la carità incendieremmo il mondo di amore”. "A volte - commenta ancora il religioso carmelitano - noi pensiamo che i social siano il luogo per poter dire tutto il contrario di tutto e con il linguaggio e il tono che vogliamo noi, come se l'altro non esistesse, come se non ci fosse più rispetto". "Questo quando succede? Quando ci dimentichiamo che l'altro è fatto di carne, quando manca il principio dell'incarnazione". Il podcast raccoglie la testimonianza di come si possa conciliare vita spirituale e attività social. Fra Andrea spiega che scrivere su Facebook è un’estensione della sua vocazione. Ma per essere autentici nel virtuale bisogna prima essere radicati nel reale. "Quando perdiamo di vista quel contatto con lo sguardo di Cristo - racconta - cominciamo a guardare alle altre cose, ad attaccarci ad esse in modo sbagliato… è tutta una questione di sguardi…".

    21 мин.

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I Giubilei tematici che animano quello della speranza sono lo spunto per raccontare la vita, gli inciampi e le risalite di molte persone appartenenti a diverse categorie: dai giornalisti ai sacerdoti, dai giovani ai poveri. Il podcast è scritto e curato da Benedetta Capelli, Fabio Colagrande e Amedeo Lomonaco. - Podcast - Radio Vaticana - Vatican News