Televisione - BastaBugie.it

BastaBugie

La Tv esige un solo atto di coraggio: quello di spegnerla!

  1. Sal da Vinci all'Eurovision: quando un italiano piace al mondo, perchè ci vergogniamo?

    May 19

    Sal da Vinci all'Eurovision: quando un italiano piace al mondo, perchè ci vergogniamo?

    VIDEO: Sal Da Vinci all'Eurovision ➜ https://www.youtube.com/watch?v=OknnSe8SG8Q TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8552 SAL DA VINCI ALL'EUROVISION: QUANDO UN ITALIANO PIACE AL MONDO, PERCHE' CI VERGOGNIAMO? di Simona Bimbi   Ci sono occasioni in cui il successo di un italiano all'estero dovrebbe suscitare almeno un moto spontaneo di soddisfazione. Non necessariamente entusiasmo unanime, perché gusti e sensibilità possono essere diversi, ma almeno la capacità di riconoscere quando qualcosa di nostro viene accolto con simpatia, interesse e perfino ammirazione. E invece accade spesso il contrario: appena un artista, un simbolo o un tratto della nostra identità ottiene un consenso internazionale, una parte d'Italia sente il bisogno di prenderne le distanze, sminuirlo, quasi di vergognarsene. È una specie di riflesso condizionato, un'autodenigrazione preventiva che scambia il disprezzo per intelligenza e la freddezza per raffinatezza. Dopo aver visto i commenti su Sal Da Vinci all'Eurovision Song Contest appena concluso mi viene da chiedere: ma perché noi italiani dobbiamo sempre lamentarci? Capisco che una canzone di musica leggera non è sicuramente un tema di fondamentale importanza, ma mi ha sollevato un po' di indignazione.  Tutto il mondo interessato alla musica parla dell'esibizione all'Eurovision del vincitore di Sanremo e, anche se ci sono pareri non favorevoli perché troppo anni '80, tutti ne riconoscono l'energia positiva, allegra, autentica e geniale... perché, diciamocelo, la gonna della sposa-ballerina che si stacca e diventa una bandiera italiana è un autentico colpo di genio! Infatti il boato del pubblico presente è stato uno dei più forti di tutte le esibizioni!  Sal Da Vinci è l'artista con più visualizzazioni e ascolti sul web di tutto l'Eurovision, molto avanti rispetto alla vincitrice bulgara! Solo su YouTube hanno guardato il video di Sal più di 26 milioni di volte!  LE CRITICHE E da noi in Italia c'è qualcuno che lo ha accusato di portare in Europa canzoni da matrimoni della Camorra o nella migliore delle ipotesi di portare i vecchi stereotipi di pizza e mandolino! Poi ovviamente la canzone può piacere o non piacere e per fortuna ci sono anche giornali italiani che ne parlano bene, ma questi brutti commenti cosa c'entrano?! Noi un tempo eravamo un'eccellenza mondiale in tanti campi, un'eccellenza sempre più difficile da mantenere o che ormai è purtroppo svanita e una volta che ci riconoscono un primato a livello europeo, se non globale, cosa facciamo? Ci vergogniamo!  Qual è il problema se a molti è piaciuto Sal Da Vinci?! Che ha parlato di matrimonio davanti a Dio e per giunta per tutta la vita? Che ha messo in scena l'emozione che dà la celebrazione di un matrimonio? Che ha portato una canzone neomelodica e non con tutte quelle sonorità che vanno di moda ora? Che ha fatto più di 30 anni di gavetta e quindi era il più anziano in gara? Gavetta che, fra l'altro, si vedeva bene nel modo di cantare, anche se non perfetto, nel modo di stare sul palco e di coinvolgere il pubblico, che forse gli altri avevano meno. Cosa altro può aver dato noia? Che è arrivato a Vienna con moglie, figli, nipoti e genero? E così ricorda che la famiglia unita esiste ancora e ti sostiene nella gioia, ma anche quando non si ha tutto questo successo perché non avendo mai cambiato moglie lui ha sempre avuto accanto le solite persone. Forse dà noia il fatto che ricorda che esiste ancora un'Italia affidabile? In un'intervista Sal ha detto che il suo verso preferito è: "Con la mano sul petto io te lo prometto davanti a Dio" perché "per me le promesse sono importanti". E in un mondo dove il rispetto di promesse elettorali, promesse matrimoniali o semplicemente promesse di riservatezza su un segreto di un amico, sembra dimenticato, lui con la sua semplicità dà una bella lezione a tante, troppe persone. LA RISPOSTA DI SAL Ma forse la risposta a tutte queste critiche nostrane, spesso di sinistra, l'ha data Sal Da Vinci stesso dichiarando in un'intervista: "Quando gli italiani fanno gli italiani, si sprigiona una forza incredibile!" Una forza che, indipendentemente dalle inclinazioni personali o geografiche (perché non abbiamo modi di fare identici in tutte le zone d'Italia), ci accomuna tutti e ci rende riconoscibili e apprezzati in tutto il mondo: la geniale simpatia che, senza troppo sforzo, porta un po' di sana allegria! E credo che l'allegria sia una di quelle caratteristiche che più possono portare a Dio!  In fondo, il punto non è stabilire se Sal Da Vinci debba piacere a tutti, né trasformare una gara musicale in una questione di patriottismo obbligatorio. Il punto è imparare a guardare con maggiore onestà ciò che accade: se un artista italiano conquista il pubblico europeo con una proposta popolare, piena di gioia di vivere e riconoscibile, non c'è nulla di cui vergognarsi. Anzi, forse c'è qualcosa da riscoprire: vi pare che non ci sia bisogno di gioia di vivere in questo mondo?! E allora ben venga chi, senza complessi, porta sul palco un'Italia che sorride, canta e non chiede scusa di esistere. Grazie Sal Da Vinci che hai portato un po' di gioia e di normalità sul palco, in uno scenario (quello europeo) che ultimamente ha ben poco di allegro e normale. E pazienza per quegli italiani che, criticandoti e basta, rinunciano ad essere fieramente italiani!

    6 min
  2. Chuck Norris, il "duro" che non si vergognava di Gesù Cristo

    Mar 24

    Chuck Norris, il "duro" che non si vergognava di Gesù Cristo

    VIDEO: Chuck Norris ➜ https://www.youtube.com/watch?v=Q8j85-Aj_xk TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8489 CHUCK NORRIS, IL ''DURO'' CHE NON SI VERGOGNAVA DI GESU' CRISTO di Don Stefano Bimbi   La morte di Chuck Norris, avvenuta in un'isola delle Hawaii il 19 marzo a 86 anni, chiude una parabola singolare: quella di un uomo di spettacolo che, pur immerso nel circo di Hollywood, non si vergognò di parlare di Gesù. E già questo, nel deserto morale dell'Occidente contemporaneo, basta a distinguerlo da un'intera folla di divi, influencer, artisti e saltimbanchi che trovano sempre il coraggio di bestemmiare il cristianesimo, ma mai quello di professarlo. Chuck Norris era protestante evangelico, ma mentre non pochi cattolici arrossiscono davanti al Vangelo, un attore di film d'azione trovava ancora la forza di dire che senza Dio la vita perde il suo ordine. In un articolo del 2008 aveva dichiarato che l'aborto «non riguarda il diritto di scelta della donna, ma il diritto fondamentale alla vita». Norris veniva da un'America in cui parole come disciplina, virilità, onore, patria e responsabilità non erano ancora state completamente consegnate alla caricatura progressista. Prima campione di karate, poi volto simbolo del cinema d'azione, costruì la propria fama tra combattimenti, giustizieri, soldati, uomini duri e inflessibili. Da The Way of the Dragon a Missing in Action, da Invasion U.S.A. a The Delta Force, fino a Walker Texas Ranger, una delle fiction più viste degli anni Novanta, incarnò un tipo umano oggi quasi proibito: il maschio che non chiede scusa di esistere. Nei trenta film nel ruolo di protagonista Chuck Norris ha incarnato precisamente quello che il mondo moderno odia: l'uomo virile, l'autorità, la morale, la difesa degli innocenti e dell'ordine che non si conserva con le chiacchiere sociologiche, ma con l'uso della forza, anche fisica, al servizio del bene. Il sistema liberal-progressista tollera tutto, tranne la normalità; assolve ogni perversione, ma non perdona la rettitudine; celebra ogni trasgressione, ma considera provocatorio un uomo che parli di Dio, di famiglia, di disciplina e di valori tradizionali. Norris, con il suo stile diretto e senza vergogna, risultava insopportabile alla mentalità contemporanea proprio perché ricordava una verità elementare: una civiltà può sopravvivere solo se conserva forza morale, senso del dovere e un riferimento superiore all'ego individuale. L'APPOGGIO AL PARTITO REPUBBLICANO Anche sul piano politico, non si allineò al catechismo laicista imposto dall'oligarchia culturale. Fu conservatore, patriottico, estraneo alle liturgie del politicamente corretto. E questo bastò a renderlo sospetto agli occhi di chi pretende di impartire lezioni di umanità mentre benedice aborto, dissoluzione familiare, corruzione dei costumi, ideologia gender e disprezzo sistematico della legge naturale. Ha sempre sostenuto i candidati repubblicani alla Casa Bianca. Nel 1984 aveva detto al New York Times di essere «un grande ammiratore di Ronald Reagan». Ha sostenuto sia Bush padre che Bush figlio. Nel 2012 si era schierato con Mitt Romney, dicendo che gli Stati Uniti avrebbero avuto «mille anni di tenebre» se Obama fosse stato rieletto. Nel 2016 si era espresso a favore di Trump che, appresa la notizia della morte ha commentato: «Chuck Norris era un bravo ragazzo. Era davvero un duro. Non avresti voluto sfidarlo, te lo dico. Era un mio grande sostenitore». Il 7 aprile 2009 pubblicò un articolo dove commentava il fatto che molte persone ignoravano le convinzioni religiose di Barack Obama lamentando «il clima di "correttezza politica" che serpeggia per l'intero paese, nel quale le persone hanno paura di manifestare le proprie convinzioni, temendo accuse di intolleranza». Pur dichiarandosi a favore della libertà di religione, scriveva che «è un dovere, e un privilegio, e nell'interesse della nostra nazione cristiana, quello di scegliere e preferire cristiani per i ruoli di governo» non dovendo dimenticare che «siamo nati come nazione cristiana». Norris non aveva paura a scrivere: «Come George Washington, non credo che un qualunque standard civile o morale potrà essere mantenuto rinunciando a un fondamento religioso», e poi sottolineava: «soprattutto, credo nei vari e tanto poetici articoli del Credo degli Apostoli: Credo in Dio Padre Onnipotente, Creatore del cielo e della terra, e in Gesù Cristo suo unico figlio», proseguendo con il testo del Credo per intero. CHI HA PAURA DI GESÙ? Tornando poi a criticare Obama scriveva: «Non c'è spazio per le esitazioni a cui abbiamo assistito nella Settimana Santa. Gesù è il suo nome, e credo che sia venuto in questo mondo per morire per i peccati dell'umanità, che chiunque creda in lui avrà la vita eterna - faccio pubblicamente questa professione di fede oggi esattamente come ritenni opportuno di farla anni fa». «Obama ha forse paura della parola "Gesù"? Io no, e spero sia lì che trovi dimora il mio cuore e la mia mente durante questo periodo in cui un miliardo di persone nel mondo vanno commemorando la sua Via Dolorosa. Piuttosto che chiederci quale sia la religione di Obama, cerchiamo di capire bene quale sia la nostra». Invitava infine i credenti a non vergognarsi della propria religione, ma anzi a proclamarla pubblicamente, come peraltro faceva lui che infatti concludeva l'articolo dicendo «Questa è l'America e questo è ciò che ancora fa di noi una grande nazione. In God we trust». Naturalmente nessuno pensi di arruolare Chuck Norris in un pantheon cattolico che non gli appartiene. Non servono agiografie sciocche, né ecumenismi sdolcinati. Un cattolico deve restare cattolico anche davanti alla morte di una celebrità che non ha avuto paura di annunciare la sua fede cristiana. Ma bisogna riconoscere che la morte di Chuck Norris non è soltanto la fine di una stagione cinematografica. È un rimprovero provvidenziale. Non a lui, che ora è consegnato al giudizio di Dio, davanti al quale ogni uomo compare nella verità nuda, senza celebrità, senza meme, senza adulazioni. Ma a noi. A noi cattolici del tempo della crisi. A noi figli di un'epoca che ha smesso di combattere. A noi, troppo spesso più preoccupati di essere tollerati dal mondo che di essere trovati fedeli da Cristo. Chuck Norris non era cattolico, ma almeno era un cristiano che non si vergognava di esserlo. E questa, nel tempo dei tiepidi, è già una condanna per molti. Nota di BastaBugie: dagli anni 2000 Chuck Norris è divenuto molto popolare tra i giovani in internet grazie a notizie inventate e volutamente inverosimili che lo fanno assomigliare a un dio. Questo filone goliardico è denominato in America "Chuck Norris facts" ed è stato diffuso in Italia da La Zanzara, il programma radiofonico di Giuseppe Cruciani. Nel seguente video si possono ascoltare alcuni esempi.

    7 min
  3. Come Sal da Vinci a Sanremo, Bruno Mars conquista l'America

    Mar 17

    Come Sal da Vinci a Sanremo, Bruno Mars conquista l'America

    VIDEO: Risk It All ➜ https://www.youtube.com/watch?v=lY5V4hSLWY8 TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8479 COME SAL DA VINCI A SANREMO, BRUNO MARS CONQUISTA L'AMERICA di Raffaella Frullone   Che il pop tornasse a cantare il matrimonio non era esattamente la previsione più scontata del nostro tempo. E invece sta accadendo. Se da noi il successo del brano di Sal Da Vinci a Sanremo ha mandato in tilt l'intellighenzia liberal - che vede come fumo negli occhi quel "Per sempre sì", con tanto di stacchetto che mette in evidenza l'anello nuziale e la promessa davanti nientepopodimeno che a Dio - negli Stati Uniti sta succedendo qualcosa di molto simile, ma probabilmente di portata ben maggiore. Protagonista è Bruno Mars, con la sua Risk It All, ovvero "Giocati tutto", una ballata romantica che racconta una storia semplice quanto ormai controcorrente: una coppia che decide di sposarsi e di affrontare insieme il tempo, le difficoltà, la vita, buttando il cuore oltre l'ostacolo. Non l'amore liquido e intermittente che domina da anni la narrativa pop, non la fluidità sentimentale, ma una promessa che guarda all'eternità.  C'è da dire che Mars ha già onorato l'antica arte di donarsi tutta la vita con il suo successo del 2010 "Marry you", diventato la colonna sonora di molte proposte di matrimonio, soprattutto quelle che corrono sui social, un brano vivace e orecchiabile diventato presto coreografia. In questo caso si va anche oltre, nel videoclip, in cui domina l'estetica romantica e cinematografica, ci sono alcuni dettagli che non sono passati inosservati: la location è una chiesa disseminata di statue dei santi, con una Madonna in bella vista, inoltre nei primi istanti della clip si intravedono un rosario e la Medaglia Miracolosa. Ma poi è lo stesso Mars mostrarsi seduto fuori e dentro la chiesa mentre suona la chitarra portando al collo quella stessa medaglia insieme a un crocifisso. Un immaginario esplicitamente cattolico dentro un prodotto pop globale: decisamente fuori dal comune. Naturalmente nessuno pensa che Bruno Mars stia facendo teologia. Ma il segnale culturale resta interessante: nel pieno di un'epoca che racconta soprattutto relazioni fragili e fluide, senza prospettiva sul futuro, arrivano non una ma due canzoni che mettono in musica matrimonio e fedeltà. E se da noi, dopo Sanremo, il pubblico ha trasformato il ritornello di Per sempre sì in un coro collettivo - cantato in piazza e soprattutto sui social - con Risk It All si prevede qualcosa di simile.  RISK IT ALL To hold your hand and call you mine I'm tryna be your man 'til the end of time Oh, I'll do anything, anything you ask me to I would run through a fire Just to be by your side If your heart's on the line You could take mine Per tenerti la mano e chiamarti mia Cercherò di essere il tuo uomo fino alla fine dei tempi Farò qualsiasi cosa, qualsiasi cosa mi chiederai Correrei attraverso il fuoco Solo per essere al tuo fianco Se il tuo cuore è in gioco Potresti prendere il mio. L'AMORE PUÒ DURARE IN ETERNO Da Napoli a Hollywood, da Sanremo alle classifiche americane, sembra emergere lo stesso filo rosso: dopo anni di storie usa-e-getta e amori a tempo determinato, il pop ricomincia a flirtare con l'idea che l'amore possa durare. Addirittura in eterno. Forse è solo una coincidenza musicale. Oppure è il segnale di qualcosa di più semplice e profondo: anche nella cultura più disincantata resta una nostalgia ostinata per l'amore vero, quello indissolubile. E se perfino il pop ricomincia a cantarlo, forse è la volta buona che si ricominci a sposarsi.

    4 min
  4. Non guardo Sanremo ma... ho visto una piccola luce!

    Mar 3

    Non guardo Sanremo ma... ho visto una piccola luce!

    VIDEO: Per sempre sì - Sal Da Vinci ➜ https://www.youtube.com/watch?v=4Q4Ga2Pb5MY TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8469 NON GUARDO SANREMO MA... HO VISTO UNA PICCOLA LUCE! di Simona Bimbi   Premetto che non mi siedo sul divano a guardare Sanremo da almeno 10 anni, ma di botta o di rimbalzo, quella settimana lì tutti noi qualcosa su Sanremo veniamo sempre a sapere. Quest'anno ho sentito di un balletto che tutti rifanno sui social che includeva indicare la fede nuziale... incuriosita ho scoperto che tra i concorrenti in gara c'era un certo Sal Da Vinci, che portava una canzone sul matrimonio dedicata alla moglie, sposata nel 1992. Confesso che non sapevo chi fosse il cantante, come più della metà di quelli in gara... ma d'altra parte ho passato i 40 anni e per fortuna le nuove generazioni con il microfono in mano e molto alternative mi sono più o meno sconosciute! Sal Da Vinci non è sicuramente un giovane ma ho ascoltato la sua canzone, che ha una melodia più facile per le mie orecchie e appena terminato l'ascolto ho pensato: "Che cosa fantastica sarebbe se quest'anno vincesse lui!” Sì forse porta in gara una canzonetta senza lode né infamia ma almeno che parla di una normalità che ormai pare in disuso: un uomo e una donna che si innamorano e decidono di passare insieme tutta la vita, coronando il loro sogno con un matrimonio davanti a Dio... Ma figurati, se in questo mondo così politicamente corretto può vincere una canzone così "banale"... E invece domenica ho letto che aveva vinto proprio lui!!! Non ci potevo credere!!!  Non sono un critico musicale quindi le mie considerazioni non hanno un gran valore, lo so, ma in questa vittoria mi piace leggerci un urlo unanime di tutti quelli che non ne possono più di tutto questo politicamente corretto con baci saffici, uomini vestiti da donna, coppie non più coppie alla Ilary e Totti, di tutta questa musica tremendamente alternativa che, con sonorità poco piacevoli, parlano insistentemente di sesso sfrenato con chiunque, di violenza, di odio, di disperazione, ecc. Volendo essere precisi, di sesso parla anche Sal Da Vinci ("Litigare e far l’amore poi che male c’è"), ma un sesso sicuramente più sano di chi a Sanremo nel 2023 ha cantato: "Ormai nemmeno facciamo l’amore / Direi piuttosto che facciamo l’odio". E anche Sal Da Vinci parla di momenti difficili ma non con disperazione come fanno tante canzoni degli ultimi tempi ma dicendo più poeticamente: "Perché un amore, non è amore per la vita / Se non ha affrontato la più ripida salita". Poi al televoto ha preso più voti il secondo classificato? E pazienza... alle 1,00 di notte per votare possono essere svegli principalmente solo i giovani della notte a cui piace di più il secondo! Ma nelle giurie di Sala stampa e della Radio ha vinto Sal... come a dire: "Anche se noi per lavorare dobbiamo stare nel politicamente corretto... però non se ne può più nemmeno noi perché... quando è troppo è troppo!" E se è troppo per loro... figuriamoci per noi comuni mortali!!!  Insomma magari mi sono entusiasmata troppo per una canzonetta ma mi auguro che Dio prenda una piccola cosa come questa vittoria per toccare il cuore di tante persone in modo da migliorare un po' questo mondo e spero che Dio premi con un matrimonio lungo chi oggi ha avuto il coraggio di cantare: Con la mano sul petto / io te lo prometto / Davanti a Dio / saremo io e te / da qui / sarà per sempre sì.

    4 min
  5. Pippo Baudo è morto con il conforto dei sacramenti

    09/16/2025

    Pippo Baudo è morto con il conforto dei sacramenti

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8290 PIPPO BAUDO E' MORTO CON IL CONFORTO DEI SACRAMENTI È lecito sperare che si sia pentito (anche perché aveva avuto due mogli e due figli, di cui uno da una donna che non sposò mai), ma i santi sono un'altra cosa... di Lorenzo Bertocchi   Sabato 16 agosto 2025 si è spento serenamente Pippo Baudo, a 89 anni, al Campus Biomedico di Roma. Attorno a lui gli affetti più cari e, come riportano le agenzie, «con il conforto dei sacramenti». Un dettaglio che rischia di passare inosservato, ma che dice più di mille necrologi: l'uomo che per oltre mezzo secolo è stato il volto stesso della televisione italiana ha concluso la sua lunga corsa affidandosi a Dio. Baudo non è stato soltanto un conduttore, è stato un simbolo. Un'icona nazionale-popolare, capace di trasformare la TV in fenomeno di costume, di dare un ritmo e un linguaggio alle famiglie italiane. Con quella sua battuta che è diventata leggenda - «L'ho inventato io!» - ricordava con orgoglio gli artisti che aveva scoperto: Lorella Cuccarini, Heather Parisi, Andrea Bocelli, Giorgia, Laura Pausini, Fiorello, Beppe Grillo. Nomi, tra i tanti, che hanno segnato musica, comicità, spettacolo, e che devono a lui la prima scintilla sotto i riflettori. Eppure, al tramonto della vita, Pippo sembra aver riconosciuto che c'è qualcuno che non poteva inventare lui: Dio. Il successo, la fama, gli amori, le platee gremite - tutto resta piccolo davanti al mistero dell'eternità. E Baudo ha voluto affrontarlo con la forza dei sacramenti, quasi un gesto di umiltà che ribalta l'immagine del mattatore assoluto. Il suo rapporto con la fede non è mai stato lineare. Celebre l'episodio dell'incontro con Padre Pio, che lo cacciò dopo aver ascoltato la sua risposta: «Sono venuto per curiosità». «Allora vattene», replicò il frate. Ma qualcosa, negli ultimi anni, sembrava essere cambiato. In un'intervista del 2020 concessa al periodico Maria con te, Baudo confidò: «Maria è nostra madre, per lei nutro amore e rispetto. È a lei che mi rivolgo nei momenti difficili». Una frase semplice, quasi sussurrata, che lasciava intravedere un legame nascosto, forse mai del tutto reciso. Forse è stato proprio quel filo con la Madre a portarlo fino all'abbraccio dei sacramenti. Fino al Figlio. Così se ne va l'uomo che ha fatto la storia della televisione italiana, capace di trasformare la TV in specchio e rito collettivo. Un uomo che ha regalato sorrisi, lanciato carriere, accompagnato le domeniche degli italiani. Ma nell'ultimo atto, lontano dai riflettori, ha scelto un gesto di fede silenziosa e potente: ricevere i sacramenti. È lì che la sua storia incontra un'altra regia, quella definitiva, che non appartiene al piccolo schermo ma all'eternità. E così, caro Pippo, noi siamo tra quelli che ti sperano finalmente davanti a quel palco infinito, dove non puoi più dire «L'ho inventato io!». Perché hai incontrato Dio. Nota di BastaBugie: Tommaso Scandroglio nell'articolo seguente dal titolo "Armani, Baudo, Acutis e Frassati tra mode ed eternità" spiega la differenza tra i "santi" del Mondo e quelli della Chiesa Cattolica. Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 12 settembre 2025: Ci sono santi e santi. C'è Giorgio Armani e Pippo Baudo, da poco scomparsi, e Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, da poco canonizzati. I primi sono santi laici, anche i secondi, ma in un'altra accezione. Armani e Baudo sono santi pop, venerati in vita. I secondi sono santi cattolici, venerati da morti. I primi li sappiamo morti. I secondi li sappiamo morti, ma anche vivi tra noi e vivi lassù dove ci attendono. I primi non facevano miracoli, se non miracoli terreni grazie a forbici e microfoni. I secondi hanno compiuto veri e propri miracoli, hanno portato il Cielo in terra. I primi avevano il pubblico. I secondi hanno i credenti. Armani fu ed è celebrato per lo stile, il gusto, l'originalità, la ricercatezza, il lusso. Virtù del mondo e di certo non tra le peggiori, seppur virtù di superficie, scintillanti ma in sé vuote se non c'è sostanza, quella sostanza che invece ha riempito l'esistenza dei due nuovi e giovani santi. Giuseppe Raimondo Vittorio Baudo viene ricordato per la professionalità, la capacità di scoprire nuovi talenti, di intercettare il sentimento nazional popolare e di inventare format che al tempo non si sapeva nemmeno che si chiamassero così. Al pubblico o non importava l'omosessualità di Armani o addirittura l'apprezzava. Così come al pubblico non importava o riteneva normale che Baudo avesse avuto due mogli e due figli, di cui uno da una donna che non sposò mai. Di contro Acutis e Frassati sono stati canonizzati perché interpreti in modo eroico di virtù quali la giustizia, la fortezza, la temperanza, la prudenza su su fino alla fede, alla speranza e alla carità. Ai credenti invece importa eccome della loro vita privata perché è questa che li ha spediti in Paradiso. Ed è questa vita privata che prima con la beatificazione e poi la canonizzazione è diventata pubblica per far sapere a tutti che se loro ce l'hanno fatta, possiamo farcela anche noi. Non tutti potranno essere il nuovo Armani o il nuovo Pippo Baudo, ma tutti potremo essere il nuovo Acutis e il nuovo Frassati, seppur a modo nostro. Le virtù post-moderne dello stilista e del presentatore li hanno consacrati come idoli dello spettacolo, seppur il Pippo nazionale era ormai da anni più che una stella cadente una stella decadente o ormai decaduta, simbolo di un'Italia che non c'è più e che mai più tornerà. Acutis e Frassati non erano ammaliati da idoli, ma da Dio. Armani vantava milioni di follower, i due giovani santi erano tra i milioni di seguaci anonimi di Cristo. L'umiltà dei due servitori di Dio li ha resi sconosciuti in vita alla massa dei loro contemporanei, seppur in vita erano già assai conosciuti da Gesù stesso. Lo stilista e il conduttore invece cercavano la fama - non certo la fama di santità - come molti, moltissimi che affollano i social nella speranza di essere seguiti, notati, ricercati, conosciuti, apprezzati, stimati. Insomma voluti bene. Carlo e Pier Giorgio invece sapevano che erano già amati dall'Amore in persona. Armani e Baudo erano personaggi, Acutis e Frassati solo persone. Il personaggio è necessariamente mondano perché piace al mondo, la persona invece è imago Dei e se l'immagine di Dio si scorge nelle sue scelte allora piace a Dio stesso. Il like che ha maggior valore al mondo. Il sarto stilista si è spento a 91 anni e l'uomo di spettacolo a 89. Acutis morì a 15, Frassati a 24. Il tempo di Dio non è il nostro. Le brevi vite di Acutis e Frassati abbracciavano già l'eternità qui in terra e dunque, verrebbe da chiedersi, perché prolungarle ancor di più? La lunga esistenza dei due vip appare oggi così fugace perché è stato l'effimero la cifra caratteristica delle loro professioni. L'imperituro e il perenne invece sono state le alte vette a cui hanno teso i due giovani santi. Questo ha donato un peso specifico alle loro brevi esistenze che non possiamo ritrovare in quelle, ben più lunghe, dei due celebrati vip appena scomparsi. Armani seguiva e dettava le mode, che per loro natura sono precarie, temporanee. Baudo fondò il suo successo nel mondo dello spettacolo, anch'esso soggetto a mode. E dunque il motivo del suo successo fu anche il motivo del suo declino. Carlo e Pier Giorgio non hanno seguito mode, ma hanno vissuto al modo di Cristo, nel tempo, ma fuori dalle tendenze del tempo perché tendevano sempre all'Assoluto. Inattuali per i loro contemporanei. Immortali come possono esserlo solo i santi.

    4 min
  6. Attrice pornografica si converte al cattolicesimo

    04/16/2024

    Attrice pornografica si converte al cattolicesimo

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7758 ''ATTRICE'' PORNOGRAFICA SI CONVERTE AL CATTOLICESIMO di Paola Belletti «Il perdono e la misericordia di Dio sono reali. Se qualcuno distrutto e peccatore come me può essere redento e convertito, non c'è dubbio che anche chiunque legga questo possa essere salvato dalla Sua divina misericordia». Sono alcune delle parole che Bree Solstad ha "fissato in alto" nel suo account X. Fissate a fondo nella sua anima, come racconta lei stessa, sono le parole di misericordia che ha non solo ricevuto, ma effettivamente incontrato vive nella Chiesa cattolica fino al punto da desiderare, chiedere e ottenere di essere accolta tra le sue braccia materne. Sì, si tratta di un'altra storia di conversione e come tale è miracolosa. Ogni conversione è una sorta di personale apocalisse che ci rivela a noi stessi, mostrandoci l'orrore del peccato e la vastità della nostra miseria insieme alla vittoria definitiva di Cristo sulla radice di ogni male. La storia di questa giovane donna ha però qualcosa che può colpire ancora di più per il fatto che lo stile di vita che ha deciso di abbandonare definitivamente è legato a doppio filo con la pornografia: attrice e produttrice di successo, poteva contare sulla ricchezza e gli agi che le garantiva il work sex. Spazzatura, alla fine. Di questo si è resa conto durante un viaggio in Italia. Dio abita volentieri in Italia, potremmo dirci con baldanzosa umiltà, echeggiando il titolo dell'ultimo libro di Antonio Socci. UN AMORE MAI SPERIMENTATO E così, conquistata da un amore che non aveva mai sperimentato prima e consolata finalmente dalla Presenza di qualcuno che poteva guardarla con benevolenza infinita nonostante tutto il suo male, ha chiesto di diventare cattolica: il Mercoledì della Ceneri si è confessata per la prima volta e durante la Settimana Santa ha ricevuto la sua prima comunione. Come riportano ACI Prensa e Infocatolica, la svolta è avvenuta lo scorso anno: «Nel 2023 ha viaggiato in Italia, e nelle chiese vedeva sempre il crocifisso. Ma a Sorrento cominciò a vedere l'immagine della Vergine ovunque: "Sentivo che Maria mi stava chiamando in un modo molto particolare. Ogni volta che entravo in una chiesa la cercavo, potevo davvero sentire la sua presenza. Volevo salutarla e chiederle aiuto per superare la tragedia che ho sofferto"». Si riferisce a un fatto doloroso, che non ha specificato, avvenuto durante il periodo universitario e che ha contribuito ad allontanarla ancora di più dalla fede in Dio e a indurla al vizio. La giovane infatti è stata battezzata da bambina nella chiesa luterana e fino a quel momento si era definita almeno nominalmente cristiana. Nei momenti salienti della conversione di Bree vediamo i tratti distintivi della vita del credente: il disgusto per il proprio peccato, il desiderio di abbandonare definitivamente il male e la presenza costante di Maria, come colei che ci porta concretamente Cristo. E' bello dunque notare che la giovane convertita ha voluto annunciare sui social la decisione di abbandonare la pornografia e ogni forma di peccato proprio il 1° gennaio, festa della Santa Madre di Dio. «In Assisi, "sono rimasta colpita da San Francesco ma Santa Chiara mi ha commosso fino alle lacrime. Mi sono inginocchiato davanti alla sua tomba e gli ho chiesto aiuto. L'ho sentita presente e ho sentito che mi stava dicendo che avrei preso tutto il mio dolore e la mia ansia per darli a Dio", ha raccontato ad ACI Prensa.» DIO TI AMA, AMA PROPRIO TE Che gioia accorgersi che c'è qualcuno di così grande e buono in grado di toglierci di dosso tutto quel peso; una volta fatta questa scoperta difficile restare a contendersi carrube con i maiali. Bree è cambiata e da quel momento non le è più stato possibile tornare a fare quel che faceva e le dava ricchezza e potere, ne era ormai profondamente disgustata: «mi sono resa conto che non volevo più quella vita. (...) Mi sono sentita sgradevole e colpevole per il lavoro che ho fatto per un decennio. Non potevo smettere di pensare a tutte le cose che avevo fatto e a tutte le vite che avevo influenzato negativamente con la pornografia (...).» A leggere le sue parole ci si sente un po' come il figlio maggiore che sbuffa e si lamenta col padre perché per il fratello che ha sperperato metà patrimonio in bevute e bordelli ammazza il vitello grasso, mentre a noi tocca sgobbare tutti i giorni nei campi senza nemmeno un capretto da grigliare per far festa con gli amici. Peccato che non ci rendiamo sempre conto di quanto sia esaltante e gratificante avere da fare per nostro Padre, essere in Sua compagnia, aiutarlo a diffondere il Suo regno: grazie allora a tutti i fratelli impazienti che se ne vanno, sperperano e ritornano e ci danno motivo non solo per fare festa ma anche per fare memoria. Bree racconta di come si è sentita parlando a lungo con un sacerdote che le diceva quello che ci sentiamo dire spesso anche noi nelle omelie, in confessionale, durante le catechesi: Dio ti ama, ama proprio te. Per lei quelle parole sono state come «una cascata di luce» e le hanno fatto desiderare di essere migliore, di essere felice e di mostrare a tutti cosa può fare l'amore di Dio. Come molte altre testimonianze ci ricordano, ciò che fa capitolare definitivamente chi si avvicina alla chiesa cattolica per la prima volta è l'Eucarestia: «Onestamente mi sono innamorata della Chiesa cattolica. C'è una tale ricchezza nella fede. La Santissima Trinità, il Padre, Gesù, lo Spirito Santo, Maria Madre di Dio, tutti i santi ispiratori, eroici e belli, i sacramenti, la storia, la tradizione, tutto! Ma ciò che mi ha toccato di più è l'Eucaristia (...) qualcosa di così sorprendente per me con Gesù fisicamente presente». Non stupisce allora che questa sorella convertita ricordi con tanta commozione i momenti di questo primo incontro: «Questi 5 secondi rimarranno per sempre impressi nel mio cuore, nella mia mente e nella mia anima. E' il momento più bello della mia vita. La mia vita è cambiata così tanto in meglio durante questi ultimi mesi, ma impallidisce in confronto a quanto questo momento in cui ho ricevuto la mia prima Eucaristia mi ha trasformato in modo.» permanente.

    7 min
  7. Sister Boniface, l'investigatrice del mistero che smaschera il male

    03/20/2024

    Sister Boniface, l'investigatrice del mistero che smaschera il male

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7733 SISTER BONIFACE, L'INVESTIGATRICE DEL MISTERO CHE SMASCHERA IL MALE di Paolo Gulisano Arriva in Italia su Rai 1 la serie televisiva Le indagini di Sister Boniface, prodotta dal 2022 dalla BBC e BritBox con il titolo originale di Sister Boniface's Mysteries. Nell'Inghilterra degli anni Sessanta, la protagonista che dà il titolo alla serie è sorella Boniface, una suora cattolica del convento di St. Vincent situato nell'immaginaria città di Great Slaughter, collocata nelle Midlands, nel cuore della vecchia Inghilterra rurale. La scelta di non tradurre il nome lasciando l'originale inglese può far sorridere, immaginando l'imbarazzo dei produttori in tempi di ipersensibilità sui temi della parità di genere. Boniface infatti significa Bonifacio, e un tempo era normale che nel mondo anglosassone le suore prendessero come nome da religiosa anche nomi maschili, con riferimento a santi particolarmente significativi. In questo caso, san Bonifacio era un monaco benedettino inglese, vissuto tra settimo e ottavo secolo, che fu il principale evangelizzatore della Germania e morì martire per mano dei pagani. Sister Boniface è una religiosa che oltre a compiere i propri doveri nella vita del convento, tra Ora e Labora (in tal senso si occupa di produrre vino) possiede un dottorato in scienze forensi che le dà le competenze per collaborare con la polizia locale in qualità di consulente della polizia locale. Molto spesso le fiction con presenza di sacerdoti e suore, lasciano abbastanza a desiderare da un punto di vista dell'ortodossia dottrinale. Il punto più basso venne raggiunto col grottesco Sister Act. SPIN OFF DI PADRE BROWN Sister Boniface è ben altro, fortunatamente. Nasce come spin off della serie dei Racconti di Padre Brown, con Mark Williams nella parte del sacerdote detective creato da Chesterton. Suor Boniface infatti compare in uno degli episodi di una serie che già di per sé era apocrifa, essendo ambientata negli anni '50 (Chesterton era morto nel 1936). Le vicende della suora investigatrice hanno una collocazione ulteriore: siamo negli anni '60, e questo è di per sé molto significativo. Sono gli anni in cui la Chiesa inglese era ancora molto solida, consapevole della propria tragica e commovente storia di persecuzione. Un prete cattolico era distinguibile per la sua veste talare, e per il suo colletto definito “romano”. Il pubblico televisivo inglese aveva già avuto modo di esprimere la propria approvazione verso la serie di Padre Brown per quel tipo di Chiesa, per gli aspetti “esteriori” ma anche e soprattutto per quella dottrina, per quella visione chiara dei rapporti col mondo che la caratterizzavano prima della burrasca postconciliare. E' significativa questa nostalgia per quel mondo, ma soprattutto per quel tipo di Chiesa. Molti spettatori giovani che non la conoscevano, ne sono rimasti affascinati, scoprendo una realtà molto più interessante delle attuali strutture e attività socioecclesiali progressiste. Così come il pubblico aveva gradito la catholic way of life di Padre Brown e dei personaggi della sua serie, così sta apprezzando il personaggio di questa Sister Boniface che anch'essa indossa la veste del suo ordine, e non un tailleur come si usa adesso, che prega, che crede in Dio, che riconosce la presenza del male nel mondo e collabora per arginarlo. COZY MYSTERY Questa serie appartiene a una sorta di sottogenere del Giallo, chiamato in inglese Cozy Mystery, ovvero un filone narrativo privo di violenza, di sesso, di aspetti spaventosi. “Cozy”, che letteralmente significa “confortevole”, è anche il rivestimento, quasi sempre fatto a mano, delle teiere. Un prodotto dello sferruzzamento di gentili anziane signore. Il Giallo Cozy è una narrazione che non vuole terrorizzare, ma vuole fare pensare il lettore, rassicurandolo che per quanto il male esista e agisca, non può avere l'ultima parola. Sister Boniface ci ricorda proprio questo. Lei non è un'assistente sociale: è una donna di fede e un'investigatrice del Mistero, come è indicato per i grandi giallisti cristiani, da monsignor Knox a Chesterton fino ad Agatha Christie, che non a caso si impegnò negli anni seguenti al Concilio perché fosse mantenuta la Messa in Vetus Ordo. Così vediamo la suora di St. Vincent operare in un mondo segnato dalla caduta, che è una questione di libera scelta: come il mondo è stato corrotto a causa di una tale scelta, così può essere riparato attraverso un buon uso della libertà. Come diceva Chesterton, «un uomo può stare sdraiato immobile e guarire da una malattia. Ma non deve stare sdraiato immobile se vuole guarire dal peccato; al contrario, deve alzarsi e balzare in piedi violentemente. Il “paziente” si trova in un atteggiamento passivo; il “peccatore” in un atteggiamento attivo. Ogni riforma morale deve iniziare con una volontà attiva, non passiva». Sister Boniface ce lo conferma. Cogliamo l'opportunità rara di vedere qualcosa di buono alla Tv.

    6 min
  8. Hazbin Hotel, la serie tv che riabilita i demoni

    03/06/2024

    Hazbin Hotel, la serie tv che riabilita i demoni

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7718 HAZBIN HOTEL, LA SERIE TV CHE RIABILITA I DEMONI di Stefano Chiappalone Riabilitare gli abitanti dell'inferno per sottrarli allo sterminio ordito dal paradiso: su questo ribaltamento tra buoni e cattivi si gioca la nuova serie tv statunitense Hazbin Hotel. Appena creata per Prime Video da Vivienne Medrano (ma preceduta da un episodio pilota nel 2019), è già disponibile in italiano, accolta con grande entusiasmo, a giudicare dai commenti in margine al trailer. Una serie animata, anche se classificata dai 18 anni in su per via del linguaggio esplicito e volgare, che forse è il minore dei problemi. Quello principale è appunto la raffigurazione quasi tranquillizzante dell'inferno contrapposto a un cielo cattivo e vendicatore. È in fondo una delle mille varianti di quell'«eccessivo e insano interesse» verso i diavoli (contrapposto all'errore speculare di chi invece non ci crede affatto) menzionato da Clive S. Lewis: c'è l'interesse insano di chi si dà all'esorcismo fai-da-te (con esiti talora tragici, come la strage di Altavilla) e quello altrettanto insano di chi coltiva una familiarità quantomeno imprudente col "piano inferiore". Hazbin Hotel prende le mosse da un problema di sovrappopolazione all'inferno (con buona pace di chi pensa che sia vuoto): a risolverlo provvedono annualmente degli angeli sterminatori capeggiati da Adamo, detti anche "esorcisti" nella serie, con periodici massacri. "Poveri diavoli", dirà lo spettatore... A salvarli dalla celeste carneficina provvede la protagonista "Charlie" Stella del Mattino, figlia di Lucifero e Lilith, con la brillante idea di creare un luogo - l'Hazbin Hotel, appunto - dove demoni e dannati, che mai verrebbero accettati in paradiso, possano riabilitarsi. In questo modo potrebbero andare in cielo, invece di essere annientati. L'impresa viene condotta insieme alla sua "compagna" Vaggie (ex angelo sterminatore, ripudiato dal cielo perché, mossa a compassione di un demone, si era rifiutata di ucciderlo) e di Anthony "Angel" Dust, demone androgino, gay e pornostar, nonché primo ospite dell'hotel. Alla fine sono gli angeli a venire ricacciati in paradiso: l'esatto rovesciamento dell'invocazione con cui si conclude la preghiera a san Michele arcangelo: «ricaccia nell'inferno Satana e gli altri spiriti maligni i quali errano nel mondo per perdere le anime». L'ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE ESORCISTI Ma per quanto l'idea possa apparire "accattivante" al pubblico, specie ai più giovani (e forse pure a qualche teologo), L'inferno non si può redimere: lo chiarisce sin dal titolo una Nota dell'Associazione Internazionale Esorcisti, che definisce Hazbin Hotel «un pianificato stravolgimento del racconto biblico che mistifica il messaggio cristiano di salvezza e lede la coscienza del pubblico, in particolare di bambini e ragazzi». Vero, è «formalmente vietata ai minori, ma accessibile a tutti (tanto più perché animata e quindi di sicura presa sui più giovani)», presentando «un universo narrativo falso e deviante sul piano teologico, culturale e educativo». Per inciso, e a costo di essere ripetitivi, non si può fare a meno di chiedersi anche questa volta perché l'unica religione costantemente - e impunemente - presa di mira sia sempre il cristianesimo, dai programmi televisivi alla vita quotidiana, mentre ci si riempie la bocca di rispetto e tolleranza per qualsiasi credenza, fosse anche la più astrusa. Il problema principale evidenziato dall'AIE è la «normalizzazione del male», nonché la «sottovalutazione della sua reale pericolosità», ritraendo «demoni e dannati in modo umoristico». Così facendo li si rende familiari, addomesticati, inducendo nello spettatore un atteggiamento simpatetico verso gli abitanti dell'inferno, addirittura vittime di quel paradiso "cattivo" che li stermina senza pietà, quando loro in fondo vorrebbero redimersi, in «oltraggiosa e ricercata contraddizione con l'insegnamento cattolico sulla confessione, sul pentimento e la vera conversione del cuore verso Dio». Ecco il "diabolico" (è il caso di dirlo) fraintendimento inculcato dalla serie: una redenzione senza conversione. Meglio ancora, anzi, peggio ancora: senza volersi redimere. Dimenticando che se anche, per assurdo, il cielo si aprisse a demoni e dannati, sarebbero questi a non volervi entrare, in virtù di una scelta irrevocabile per il male compiuta in modo definitivo da loro stessi. L'INFERNO COME IL PAESE DEI BALOCCHI L'inferno, spiegava san Giovanni Paolo II, «è la situazione in cui definitivamente si colloca chi respinge la misericordia del Padre anche nell'ultimo istante della sua vita», specificando che «la "dannazione" consiste proprio nella definitiva lontananza da Dio liberamente scelta dall'uomo e confermata con la morte che sigilla per sempre quell'opzione» (L'inferno come rifiuto definitivo di Dio, 28 luglio 1999). Una tragica realtà che questa serie tv invece "normalizza", con un ulteriore rischio, evidenziato dalla Nota dell'AIE: «La sua visione impietosita dei demoni e della loro sorte (descritta come ingiusta) può favorire una distorta concezione del peccato e incoraggiare una normalizzazione dell'occultismo, aumentando il rischio che le persone, in particolare i giovani, si avvicinino a pratiche magiche, cerchino di interagire con entità maligne fino ad aderire a una visione satanista della realtà». Conseguenze esagerate? E perché mai, se in fondo il male non fa più paura e l'inferno si trasforma in una specie di paese dei balocchi, abitato da questi diavoletti apparentemente innocui, giocando addirittura il ruolo di vittime di un Dio spietato, lui sì, il vero antagonista. Nicolás Gómez Davila scriveva che «la più grande astuzia del male è travestirsi da dio domestico e discreto, familiare e rassicurante». Così rassicurante da ribaltare la redenzione da lotta contro il male a lotta contro il bene, non con la grazia di Dio ma contro di Lui. Facile nella nostra epoca che se la ride delle "arcaiche" paure del diavolo, ma manifesta una vera e propria fobia nei confronti di Cristo.

    7 min

About

La Tv esige un solo atto di coraggio: quello di spegnerla!