18 episodes

Un altro podcast da ascoltare, ma con una voce in più. Siamo in due, Antonio Dini e Riccardo Palombo, toscani finiti in città diverse, si potrebbe dire all'opposto (rispettivamente Milano e Roma), ma che più o meno masticano le stesse cose.

Abbiamo un sito ~ https://tilde.show

Dall'informatica (lo sapevate che la tilde è il simbolo della home su Unix/Linux/macOS?) ai libri, film, videogiochi e tutte le forme di narrazione e relativi contenitori, sino al gusto per cose strane come viaggiare al tempo del coronavirus (in aereo, mi raccomando), incrociare cose improbabili come pensieri estemporanei sulla storia della traduzione (Umberto Eco è ancora là che si rivolta nella tomba) con l'ultimo processore fatto da Apple per i suoi Mac, che poi è anche il primo.

Passando per Ortolani e Rat-Man, ovviamente. La nostra tilde è nata perché volevamo divertirci facendo qualcosa insieme, ma anche perché non trovavamo un podcast da ascoltare che ci piacesse davvero. E allora abbiamo deciso di farlo noi.

"Speriamo con due voci di farne una buona" disse lui. "Ottimista", rispose l'altro.

tilde ‪~‬ Riccardo Palombo & Antonio Dini

    • Society & Culture
    • 5.0 • 1 Rating

Un altro podcast da ascoltare, ma con una voce in più. Siamo in due, Antonio Dini e Riccardo Palombo, toscani finiti in città diverse, si potrebbe dire all'opposto (rispettivamente Milano e Roma), ma che più o meno masticano le stesse cose.

Abbiamo un sito ~ https://tilde.show

Dall'informatica (lo sapevate che la tilde è il simbolo della home su Unix/Linux/macOS?) ai libri, film, videogiochi e tutte le forme di narrazione e relativi contenitori, sino al gusto per cose strane come viaggiare al tempo del coronavirus (in aereo, mi raccomando), incrociare cose improbabili come pensieri estemporanei sulla storia della traduzione (Umberto Eco è ancora là che si rivolta nella tomba) con l'ultimo processore fatto da Apple per i suoi Mac, che poi è anche il primo.

Passando per Ortolani e Rat-Man, ovviamente. La nostra tilde è nata perché volevamo divertirci facendo qualcosa insieme, ma anche perché non trovavamo un podcast da ascoltare che ci piacesse davvero. E allora abbiamo deciso di farlo noi.

"Speriamo con due voci di farne una buona" disse lui. "Ottimista", rispose l'altro.

    18 | Come abbiamo usato GPT-3: dietro le quinte con l’AI

    18 | Come abbiamo usato GPT-3: dietro le quinte con l’AI

    Ce l’abbiamo fatta! Abbiamo usato l’intelligenza artificiale di Trenitalia! Anzi no. Stiamo scherzando. La puntata 17 di Tilde è stata condotta dall’intelligenza artificiale di OpenAI, GPT-3, questo lo sapete. È stato un lavorone, ma per capirlo ci vuole qualche spiegazione, sennò sembra davvero che abbiamo giocato con Siri sull’iPhone.

    Note della puntata: https://tilde.show/podcast-18/

    Invece, è un po’ più complicato di così: abbiamo fatto molte più cose e le abbiamo spiegate passo passo in questa che è veramente l’ultima puntata della stagione.

    In questo lungo dietro le quinte, spieghiamo il perché e il percome di tutto. Da dove siamo partiti (c’è anche il trailer che avevamo preparato all’inizio dell’anno per il primo tentativo andato miseramente in buca), come abbiamo operato e poi perché le reti neurali sono una gran cosa e tutto il lavoro di cesello che c’è stato per consentire al computer di esprimersi al meglio delle sue possibilità.

    Attenzione, perché vi spieghiamo non solo come abbiamo fatto a fare la puntata del podcast condotto dall’intelligenza artificiale, ma vi spieghiamo anche come funziona GPT-3 dal punto di vista pratico: non è una cosa che trovate da tutte le parti.

    Alla fine siamo riusciti a fare quel che ci interessava, cioè provarci, capire questa cosa e poi condividerla. Secondo noi la volta scorsa abbiamo tirato fuori una chicca di quelle buone, da spilluzzicare con gusto; ne siamo soddisfatti. Però, prima di salutarci e andare in villeggiatura a ricaricare le batterie, ci siamo messi un attimo anche a parlare di libri per l’estate. Li abbiamo indicati qui sotto.

    • 42 min
    17 | Conduce la puntata: l’intelligenza artificiale GPT-3

    17 | Conduce la puntata: l’intelligenza artificiale GPT-3

    Ci siamo riusciti e ne siamo molto orgogliosi: abbiamo fatto condurre un’intera puntata di Tilde all’intelligenza artificiale. In questa puntata il nostro è stato solo un ruolo di intervistati e di tecnici del suono, gestori del mixaggio e facilitatori, ma il “pensiero originale” è quello della rete neurale di GPT-3 in italiano.

    Note dell'episodio: https://tilde.show/podcast-17/

    Abbiamo scelto l’argomento (podcast e libri) e risposto alle domande dell’intervista che la nostra intelligenza artificiale (non abbiamo voluto darle un nome perché i computer si arrabbiano se li antropomorfizzi) ci ha posto e ai commenti che ha fatto dopo aver “capito” le nostre risposte. Abbiamo scelto una voce femminile solo per contrasto con le due nostre maschili, per il resto quello che sentite è stato veramente e solamente “pensato” dalla macchina.

    Non è stato un lavoro facile, intendiamoci: convincere una intelligenza artificiale a fare una cosa complicata come condurre un podcast con due ospiti non è per niente banale e richiede molto lavoro intorno; ve ne parleremo in una puntata di coda a questa prima stagione di Tilde, che arriverà più avanti. Per adesso noi ci si ferma qui. A voi, intanto, giudicare il risultato.

    E ricordate: state ascoltando il primo podcast in Italia (e forse nel mondo) condotto in modo autonomo da una intelligenza artificiale. Oh yeah!

    • 17 min
    16 | L'iMac giallo, l'eredità digitale, i nostri doppelgänger

    16 | L'iMac giallo, l'eredità digitale, i nostri doppelgänger

    Un doppelgänger è un doppione, un sosia, addirittura un gemello nascosto e maligno. In questo caso no, giochiamo semplicemente con il termine per indicare un omonimo, di cui sono dotati sia Antonio che Riccardo. Altri Antonio Dini e altri Riccardo Palombo che si aggirano per l’Italia e mondo (e che magari potrebbero fare un altro podcast insieme, oppure magari sposarsi tra loro).

    Note dell'episodio: https://tilde.show/podcast-16/

    In realtà il podcast di oggi era partito con tutto un altro tenore: c’era da parlare dell’iMac 24 M1, che Antonio ha provato e a cui è piaciuto molto, mentre Riccardo è decisamente perplesso e ha le sue buone ragioni per esserlo. Ma poi come succede sempre gli argomenti hanno cominciato a inseguirsi e cambiare rapidamente. Però uno molto importante è stato toccato: il tema dell’eredità digitale. Cosa ne sarà di tutte le nostre cose fatte di bit dopo che non ci saremo più? Non è un argomento secondario e qui Riccardo ha cominciato a fare un gran lavoro a partire dal suo articolo “Sopravvivere a se stessi” di qualche giorno fa: se ne riparlerà ancora e in maniera più strutturata, ma per adesso basti sapere che da questo argomento sono seguiti discorsi sui token, le blockchain (e i domini .crypto), insomma tanta roba come al solito, inclusa una piccola apologia a Wordpress fatta da Antonio (bravo, era l’ora).

    Potevano mancare un po' di libri da leggere? Certo che no: li trovate qui sotto, nella lista dei libri citati. Tra questi purtroppo uno che non troverete: si chiama Tokāidō ed è stato scritto da John McBride: è fuori commercio ma in giro per la rete a guardare bene se ne trovano versioni scaricabili. È un peccato ma è anche la base dell’idea che i libri vadano comunque preservati, e che quelli in digitale dovrebbero essere parte di una conoscenza comune, patrimonio dell’umanità. Ci credeva un grande come Aaron Swartz e ci credono i volontari che fanno progetti per preservare i contenuti, ma dovrebbe essere un pensiero di cui si prendono cura anche gli autori stessi, anziché lasciare tutto in mano alle case editrici.

    Infine, un aneddoto: alla posta un povero straniero è stato mandato via da un impiegato perché, come testimonia Riccardo, “Non siamo tenuti a parlare inglese”. Quanta tristezza.

    • 48 min
    15 | Greenlights, AirTag, Tezuka e Munari

    15 | Greenlights, AirTag, Tezuka e Munari

    Puntata veloce ma soda, come si dice. Questa volta siamo stati belli concentrati e abbiamo cambiato argomento solo venti volte, o giù di lì. Forse una o due meno della media.

    Note (e link) della puntata: https://tilde.show/podcast-15/

    È difficile spiegare dove siamo andati a parare e soprattutto come ci siamo arrivati: meglio ascoltare la puntata. Però, per i più curiosi, abbiamo parlato di libri belli (“Compro libri, anche in grande quantità” di Giovanni Spadaccini) e libri davvero molto belli (i diari di Virginia Woolf) che quasi ti rovinano il gusto di quello che leggi dopo. Però anche fumetti belli, come quello di Osamu Tezuka, che ci ha fatto pensare a come si fa a gestire un’opera complessa facendo attenzione al dettaglio e all’architettura complessiva. E poi Riccardo è rimasto molto perplesso perché c’era la biografia di Matthew McConaughey che è stata recensita un po’ troppo bene (attenzione: la versione per Kindle del libro non funziona).

    Poi tra gli altri ci sono due temi e mezzo che sono più caldi del solito, in questa puntata: le AirTag, che Antonio ha recensito in anteprima (e un po’ ci chiediamo: ma ci sono davvero così tanta persone che perdono le chiavi di casa ogni giorno? E poi, perché tutte queste paranoie sugli stalker? Possibile che il mondo sia solo pieno di gente brutta?) e la tastiera che Riccardo sta montando un pezzettino alla volta, saldatore alla mano. È un progettone, lo vedrete presto in video (forse) ma soprattutto, dice Riccardo, credevo di aver saperne di tastiere ma adesso ho capito che non ne sapevo quasi niente. Bisogna costruirla una cosa per capire come funziona. Come diceva Richard Feynman, dopotutto, “quello che non posso ricreare non lo posso capire”.

    A proposito di costruire, il mezzo tema che avanzava è il bonsai della Lego, che Antonio ha costruito facendosi aiutare da suo figlio ottenne, sennò era ancora là che cercava di finirlo. A Riccardo non piace, ma sul Mac Mini M1 di Antonio illuminato di tre quarti ci sta alla grande. Infine, sia Antonio che Riccardo sono al lavoro su un po’ di articoli e cose varie da chiudere perché tutti e due hanno una gran voglia di andarsene un po’ in vacanza, quando riapre l’Italia. Come dargli torto?

    • 32 min
    14 | Pulire i social, evento Apple, vivere nei libri

    14 | Pulire i social, evento Apple, vivere nei libri

    Una puntata giocherellona, tutto sommato. Perché di cose da dire come al solito ce ne sono tante (e questa volta abbiamo cancellato pochissimo). Cominciamo con un’idea: se vi sentite circondati da persone che vi fanno pensare di essere matti, significa che state seguendo gli account Twitter sbagliati. Invece, ripulire Twitter si può (e si deve). Dopo diventa una goduria guardare quella timeline. Allora, Antonio e Riccardo come Marie Kondo, vi dicono: smettete di seguire gli account che non vi danno felicità. E ripulite quella timeline, un po' alla volta ma fatelo. Ecologia della mente ed ecologia del processore (tutta quella ram sprecata!).

    Leggi tutto: https://tilde.show/podcast-14/

    Invece, un giornalista americano che piace molto ad Antonio, Craig Mod, ha scritto un articolo per Wired USA in cui parla del potere curativo della programmazione per chi si sente depresso e Riccardo concorda: creare un piccolo mondo dove torna tutto è una cosa che fa benissimo.

    L’amore per il computer è tanto perché i computer ci hanno dato tanto, hanno cambiato il mondo. E, ricorda Antonio, servono per rendere la nostra mente più capace e potente: lo aveva iniziato a dire Vannevar Bush da giovane in un articolo pubblicato nel 1945 su The Atlantic intitolato As We May Think che descriveva il cervello esterno al nostro cervello sessant’anni prima che ci fosse Internet.

    “Consider a future device (…) in which an individual stores all his books, records, and communications, and which is mechanized so that it may be consulted with exceeding speed and flexibility. It is an enlarged intimate supplement to his memory.”

    Invece, notiziona della settimana, Riccardo si è comprato il Mac. Ma non uno di quegli sfiziosi iMac colorati (che con Antonio avevano praticamente previsto, dato che il podcast l’abbiamo registrato prima dell’evento “Spring Loaded” di Apple) con processore M1. No, Riccardo si è preso il più bel Mac del decennio (passato), cioè il MacBook con schermo Retina da 12 pollici. Ultraleggero, massimo della configurazione, l’ha riparato e adesso qusi non si sente degno di avere un Mac. Che si fa, lo vende o lo tiene? Antonio il suo Godzilla da 16 pollici con i9 se lo tiene stretto, ma quando passa da casa Palombo a Roma ha già detto che ha un paio di vecchi Mac da portare per farsi rimettere la pasta termica.

    Sapete che poi abbiamo fatto uno di quei tour de force che solo su Tilde li potete sentire e siamo passati dalla scarsità di schede video (è colpa dei minatori di Bitcoin! No, è il buco nell’ozono!) alle maratone di Riccardo mentre Antonio procrastina e i 93 studenti del suo corso a distanza stanno tutti seduti (tranne uno e un altro sdraiato in un prato in montagna), dai “diari” di Virginia Woolf ai “Cavoli a merenda” di Sergio Tofano in arte Sto, dal “Profumo” di Patrick Süskind alla “Trilogia del ritorno” (il cui primo capitoletto si intitola “L’amico ritrovato”) di Fred Uhlman sino a considerazioni non banali sull’industria culturale, i libri che si intrecciano tra di loro, il vivere nei libri rispetto al vivere nel mondo. E poi alla fatica che ci vuole per leggere così come per fare tante altre cose: come dice Antonio “il talento non basta” e come aggiunge Riccardo “No pain, no gain”.

    Insomma, è stata una puntata piuttosto densa, ma tanto ci siete abituati no? Sono un po' tutte così. Buon ascolto, se non avete ancora ascoltato.

    • 36 min
    13 | Carne sintetica, web design e saggi sull'Expo

    13 | Carne sintetica, web design e saggi sull'Expo

    Quando si sentono, Riccardo e Antonio, non si sa mai come va a finire. Inizi a parlare di corsa e raffreddore e un attimo dopo stai già parlando della distribuzione di Arch Linux che adesso ha uno script di installazione, cosa che fa un po' arrabbiare i puristi ma vuoi mettere la comodità? E poi ci sono i Chromebook che Riccardo sta per regalare, tramite cinque youtuber, ad altrettante persone che ne hanno bisogno (bypassando la pubblica amministrazione, e ci sta) e la scuola di oggi che ancora non ha pensato a un computer portatile per chi fa lezione da casa (dopo quasi due anni di pandemia, ma guarda un po'). Pensate che basti? Vi sbagliate.

    Note della puntata: https://tilde.show/podcast-13/

    Quando lo ritrovate un podcast in cui Antonio spiega che ha voluto fare il suo sito personale Mostly Here perché fosse il suo digital garden però sbagliando, perché ha spostato troppa complessità dalla parte degli utenti, e dove Riccardo invece gli spiega paziente come deve fare per rimetterlo a posto? Oltretutto, Antonio si è messo a parlare del sito perché ha pubblicato un vecchio saggio, anzi un essai (con la “i”, è francese) sulla storia degli Expo, le fiere internazionali tipo quella di Milano del 2015. È una signora storia (quella delle fiere, non il saggio di Antonio) perché inizia una vita fa nel Regno Unito ed è legata a un grande amore che pochi conoscono: quella tra la regina Vittoria e suo cugino Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha. Se ci ricordiamo dell’epoca vittoriana oltre che come un’epoca di progresso, di colonialismo e di nascita di un impero (quello britannico) anche come un’epoca cupa, in gramaglie, è perché per quarant’anni la regina Vittoria ha portato il lutto per il suo amato marito, scomparso a 42 anni.

    Sembrava una chiacchierata come tante e invece avete visto quanta strada? Sembrava quasi finita e poi saltano fuori gli spot di Wix You deserve better, che fanno il verso alla vecchia campagna pubblicitaria di Apple I’m a Mac, I’m a Pc, recentemente “clonata” (male) anche da Intel. Non vi vogliamo rovinare la sorpresa (sennò non ci ascoltate più il podcast) ma c’è tutto un ragionamento mica banale su perché WordPress è un grande progetto, che non ha niente in comune ad esempio con Windows, che invece le magagne strutturali ce le ha veramente.

    Infine, una puntatina su un tema alimentare un po' complicato ma intrigante, sul quale promettiamo che torneremo: mangiare carne, ammazzare gli animali, la sovrappopolazione del pianeta e per fortuna che c’è anche la carne sintetica. Oppure no? Ci sentiamo alla prossima.

    • 39 min

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