GRATEFULMonday⭐️ il podcast di 5pani2pesci

Alessandra e Francesco

#GRATEFULMonday! Ogni lunedí un nuovo episodio di vita vissuta per imparare a volare alto e conoscere meglio se stessi. Alessandra e Francesco con la loro semplicità e simpatia vi lasceranno elementi concreti sulla vita di coppia, la fede e il cammino. Per approfondire trovate articoli e testimonianze sul sito 5p2p.it e sul canale YouTube. Fare centro nell’amore è fare centro nella vita.

  1. 3 ago

    Il cammino di Santiago mi ha insegnato ad ascoltarmi in profondità

    Chiara è partita per il cammino di Santiago subito dopo la maturità. Il primo giorno era già seduta su un letto a dirsi che voleva tornare a casa: uno pensa che a rimetterla in piedi sia stato il carattere. È stata una cosa molto più piccola, ed è la stessa che alla fine si è portata a casa. Pianificare tutto è la gabbia da cui volevi uscire Prenotare i posti letto con giorni di anticipo sembra la mossa prudente, e c’è chi si organizza una settimana intera. Poi arriva il giorno in cui cammineresti volentieri ancora un po’, o in cui il corpo chiede di fermarsi prima, e il programma decide al posto tuo: la gabbia te la sei costruita da solo. Vivere il presente comincia da lì, dall’ascoltarsi giorno per giorno invece di stabilirlo in anticipo. Quello che ti sta nello zaino Tre magliette, due pantaloni e lo spazzolino: la scoperta non riguarda la sopravvivenza, riguarda la felicità, perché con quel poco si sta bene davvero. Le altre cose restano importanti, ma smettono di essere la condizione perché tu stia bene. La differenza tra importante e necessario si vede solo quando togli tutto il resto. Quando c’è nebbia ci si ferma In montagna, dentro la nebbia, ci si ferma e si aspetta in silenzio che passi: muoversi senza vedere vuol dire scivolare o perdersi. Lo stesso vale nei periodi di confusione, quando dentro c’è disordine e la tentazione è decidere qualcosa pur di decidere. La felicità, allora, è la pace che riesci a tenere anche quando davanti non vedi niente. Con Francesco c’è Chiara, sua figlia, tornata da poco dal cammino del nord fino a Finisterre. Si parla del primo giorno con tutti gli ostelli pieni, delle tappe lunghe e dell’asfalto lasciato per il sentiero sull’oceano, di quanto si condivide con sconosciuti prima ancora di farsi il letto — e del perché il cammino non le ha cambiato la vita, ma l’ha riportata alle cose importanti. Buon ascolto!

  2. 27 lug

    Come faccio a capire quali sono i miei doni?

    Sappiamo elencare i nostri peccati a memoria, ma se qualcuno ci chiede quali doni abbiamo ricevuto restiamo zitti. Eppure è da lì che si parte per amare qualcuno. L’esame di gratitudine Dell’esame di coscienza sappiamo tutto: dove siamo caduti, dove ci siamo fatti fregare. Manca l’altra metà, quella di guardare la grazia ricevuta e dargli un nome. Ed è la metà che serve davvero, perché i doni sono lo strumento con cui ami qualcuno. Due segnali per riconoscere un dono Il primo è che quella cosa ti supera: la fai e capisci che è più grande delle tue capacità, che non viene solo da te. Il secondo arriva da fuori, quando persone diverse — anche chi non ti conosce — ti rimandano la stessa cosa. Se entrambi i segnali puntano nella stessa direzione, lì c’è un dono. Doni e capacità sono due cose diverse Saper suonare la chitarra, organizzare, stare con i bambini: quelle sono capacità, te le sei costruite studiando. I doni sono un’altra categoria — la fede, la compassione, la preghiera, la forza, la gioia — e stanno sopra il tuo livello. Confonderli è ciò che porta a cercare i doni nel posto sbagliato, e il Signore affida proprio sulle capacità che già hai il peso di un dono. C’è un lavoro concreto da fare: leggere Galati 5 e 1 Corinzi 12, scriversi la lista dei doni dello Spirito e poi chiedere agli amici più intimi quali di questi arrivano a loro attraverso di te. E insieme chiedere quelli che mancano — per crescere come Chiesa, nell’amicizia, nel cammino che state facendo. Buon ascolto!

  3. 20 lug

    Dare la vita

    Aspetti di essere pronto per dare la vita — di aver risolto le tue ferite, di aver capito la tua vocazione, di trovare la persona giusta. Ma è il contrario: non è risolvere che ti porta a dare la vita, è dare la vita che ti porta a risolvere. Non diventi all’altezza per merito C’è un modo di stare nella vita che consiste nell’aspettare di essere abbastanza: abbastanza forti, abbastanza capaci, abbastanza guariti. Ma all’altezza ci si diventa entrando nella bagarre e mettendosi in prima linea, prendendosi anche qualche bastonata in faccia che non avevi visto arrivare. Dal perché al per chi Cerchiamo la vocazione per capire noi stessi, per stare bene, per dare un senso alla nostra vita: finché al centro resti tu, il conto non torna. La domanda giusta è per chi: quando quello che fai lo fai perché ami una persona e pensi al suo bene, la strada comincia a essere quella buona. I doni sono per gli altri La preghiera da fare non è cosa voglio fare della mia vita, ma: Signore, cosa ci devo fare con quello che mi hai dato? Ognuno ha doni veri — la fede, l’empatia, la misericordia, la forza, la capacità di stare nel silenzio di un altro — e quei doni si mettono a servizio, perché i frutti di un albero non sono per l’albero. Se questo cammino che abbiamo fatto in queste settimane sul discernimento vocazionale ti dice qualcosa, riprendi gli episodi con calma, prendi appunti e verificali con il tuo padre spirituale o con gli amici con cui cammini. E parti proprio da ciò che ti ha fatto arrabbiare: spesso è lì la miniera su cui lavorare. Buon ascolto!

  4. 13 lug

    Passare dal perchè al per chi!

    Perché proprio a me, perché quel dolore, quella ferita? Puoi girarci intorno per anni senza cavarne una risposta che ti rimetta in piedi. La domanda che ti fa ripartire è un’altra: per chi metti a servizio quello che hai vissuto. Dal perché al per chi Restare aggrappati al perché di un dolore è come sprofondare in una palude: anche quando trovi la risposta, riguarda il passato e ti serve a poco. Chiedersi per chi mettere a servizio la propria storia, invece, ti rimette in cammino nel presente e nel futuro. Quando hai un per chi arrivi a fare cose oltre le tue capacità, perché hai trovato un senso. Fare verità e costruire il ponte del perdono Il primo passo è avere consapevolezza della propria storia e chiamare le cose per nome: fare verità su cosa è successo davvero, non per cercare un colpevole ma per guardare in faccia quello che è stato. Il secondo è il perdono, un ponte che collega quello che hai vissuto a quello che vuoi realizzare e taglia il ping pong che si ripete tra le generazioni. Attraversando quel ponte scopri il vero volto di chi ti sta accanto e soprattutto scopri chi sei tu, e cominci una storia nuova. Il per chi è già davanti a te Il dolore che hai attraversato è proporzionale all’amore che puoi dare, e il senso di ciò che ti è successo lo trovi nelle persone concrete che il Signore ti mette davanti. Il talento da mettere a frutto è la fede, il contatto autentico con la verità, e va speso per gli altri: la vocazione è dove metti la vita a servizio. Anche quando il tuo compito sembra inutile e la fatica non la capisci, stai già dando la vita adesso, dentro un’attesa sapiente capace di riconoscere il frutto buono ancora acerbo. Il cuore che aspetta un segno spettacolare spesso non vede i per chi che ha già davanti agli occhi. La frustrazione di oggi, se non la tappi con una compensazione qualsiasi ma la lasci trasformare, è già stare al proprio posto: un cammino che non finisce mai. Buon ascolto!

  5. 6 lug

    Il Signore ti tocca le ferite (e fa male!)

    Cominci un cammino, sembra andare tutto bene, poi il Signore ti tocca proprio la ferita che fa più male e ti ritrovi a pensare che stavi meglio quando stavi peggio. Ma questo passaggio insopportabile è esattamente dove tutto si decide. Guarire non è veder sparire la ferita Il Signore risorge con i buchi dei chiodi nelle mani e il costato aperto: le ferite restano, quello che è accaduto non viene cancellato. Ciò che cambia tutto non è aver risolto il problema, ma il sapersi amati fino in fondo, ed è quell’amore che guarisce davvero, come guariva chi incontrava Gesù ed era finalmente visto. Il Signore entra dove noi scappiamo Per non sentire l’abbandono, la solitudine o il giudizio ci costruiamo strategie di evitamento, e un pezzo alla volta la vita diventa una gabbia dove manca l’aria. Il Signore fa il contrario: entra dentro la paura più grande insieme a te, e quel punto lo attraversi uscendone vivo e con un cuore nuovo. La guarigione passa dai gesti di ogni giorno La parola viva della Scrittura, i sacramenti e la comunità sono i tre canali dove Dio guarisce concretamente: agiscono nel tempo, come piante da curare ogni giorno. Contano la perseveranza e la gradualità, il presentarsi lì anche quando non hai tempo e dai poco, perché è quel poco messo ogni giorno a fare la differenza. Il momento in cui Dio tocca la ferita è il punto in cui tutto si decide: lì di solito scappiamo, come i discepoli davanti alla croce. Ma se resti, se ti arrendi anche senza capirci niente, scopri di essere amato — e questo azzera tutte le domande. Buon ascolto!

  6. 29 giu

    Cosa fa il Padre Spirituale?

    A che serve la mia vita? Dove sto andando davvero? Da soli, queste domande restano senza risposta: il cammino di fede ha bisogno di qualcuno che creda nella promessa di Dio su di te un attimo prima di te. Si diventa cristiani sempre con un altro Il cristiano è il contrario del self made man: nella fede si cresce dentro una comunità e con almeno una figura di riferimento. L’entusiasmo dell’incontro con Dio è una forza vera, ma ancora senza forma, e per attraversare le proprie ferite e fare le scelte che cambiano la vita serve qualcuno accanto, qualcuno che ti faccia da specchio: il padre spirituale. Il padre spirituale profetizza sulla tua vita e ti porta al Signore Crede in Dio, e per questo annuncia che anche per la tua vita c’è una resurrezione: profetizza sulle tue ferite e sui tuoi talenti, perché poi sia tu a profetizzare e a camminare con la tua fede. Ti aiuta a prendere la tua forma, non quella che decide lui, e mette luce dove c’è buio. La sua prima virtù è la castità, intesa come il non legarti a sé: ti porta alla Parola e ti lascia libero di capire ciò che il Signore ti dice. Il padre spirituale lo scegli tu, camminando e pregando Insieme a tuo marito/moglie, è una delle poche cose che nella vita non capitano ma si scelgono: lo riconosci da come vive, da come parla, dalle storie di chi è stato accompagnato da lui. È una figura rara, una persona più avanti nella fede, con uno sguardo oggettivo e paterno, capace di prendersi la responsabilità di un’altra vita in castità e in obbedienza a Dio. Intanto cammini con la comunità, i sacramenti e il confessore, e soprattutto lo chiedi nella preghiera: domandare a Dio il padre spirituale è già parte del cammino. Il Signore compie le sue promesse più di quanto realizzi i tuoi desideri, e dona tutto se stesso fino in fondo. Il cammino del discernimento continua. Buon ascolto!

  7. 22 giu

    Il Signore parla proprio al tuo cuore

    Quando entri davvero nella strada che senti tua, ti immagini gli applausi: hai capito qualcosa di grande col Signore, sarà evidente a tutti. E invece arrivano le critiche, proprio da chi ami di più e da cui volevi conferma. È un errore di percorso o è esattamente il segno che ci sei dentro? Chi entra nella propria vocazione spesso non riceve applausi Quando prendi in mano sul serio la tua chiamata, il consenso degli altri non arriva, e a mancare per primo è proprio quello delle persone più vicine. Spesso la scelta vocazionale divide, e il fatto che ti critichino può essere il segno che ci sei davvero dentro. Saperlo libera dal misurare la propria strada sull’approvazione di chi sta intorno (ma non è sufficiente). Usa prudenza Vai più cauto, dividi la scelta grande in passi piccoli e seriali, e il passo dopo parte solo se quello prima ha portato frutto buono per te e per gli altri. La prudenza è una virtù cristiana, non paura: tasti il campo, guardi come sta il tuo cuore, valuti cosa è successo. Così puoi avanzare in qualcosa di più grande di te restando in cammino con chi ti vuole bene (seppur non ti capisca). Pericoli da cui guardarsi Due movimenti diversi, da riconoscere entrambi: la cieca sicurezza di chi si arroga la parola dello Spirito Santo e va avanti contro tutti, e lo scoraggiamento di chi davanti a un “no” si arrende. La via è aderire alla verità e alla coscienza, con misericordia verso se stessi per tutte le volte in cui manca il coraggio. Il dubbio di aver capito male resta sempre, ma è lì che cammini sul serio col Signore. Buon ascolto!

  8. 15 giu

    Impedimenti

    Gli impedimenti alla grazia di Dio non li mette la tua storia: li metti tu. L’unica cosa che dipende solo da te Dio è onnipotente, fa il cielo e la terra, e la sua grazia ti raggiunge anche nel male e nella morte, perché è la luce che entra nel buio. Resta una sola cosa che dipende da te: il tuo sì, la consegna della tua volontà. La grazia arriva sempre, ma quando sei saturo di pensieri, perfezionismi e resistenze, cade fuori e si perde: per accoglierla devi svuotarti e fare spazio. Gli impedimenti partono da dentro Gli impedimenti sono il modo in cui resisti a quello che accade: i perché, l’ansia, il rifiuto che scatta persino davanti al bene che il Signore chiede. Sono pregiudizi e difese costruite per sopravvivere a ciò che hai dovuto affrontare, e per anni ti hanno tenuto in vita. Oggi, da adulto libero e responsabile, quelle barriere ti impediscono di vivere, di amare e di lasciarti amare. Abbattere le difese si chiama fede Quello che il Signore chiede è sempre troppo, oltre le tue forze, e proprio per questo non te lo chiede da solo: vuole farlo con te e in te, per opera dello Spirito Santo a cui puoi chiedere aiuto. Si tratta di illuminare le difese che non servono più e rimodularle in confini sani, tarati sulla vita di oggi e non sul passato. Tutto questo abbandono è fede: credere che il Signore fa bene ogni cosa nella tua vita, a partire da te. I miti ereditano la terra perché vivono in pace: accolgono ciò che arriva come dono e le domande si azzerano. È la stessa pace che Gesù risorto ripete a ogni apparizione, ed è quella a cui sei chiamato anche tu. Buon ascolto!

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#GRATEFULMonday! Ogni lunedí un nuovo episodio di vita vissuta per imparare a volare alto e conoscere meglio se stessi. Alessandra e Francesco con la loro semplicità e simpatia vi lasceranno elementi concreti sulla vita di coppia, la fede e il cammino. Per approfondire trovate articoli e testimonianze sul sito 5p2p.it e sul canale YouTube. Fare centro nell’amore è fare centro nella vita.

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