Discorsi Fotografici

Discorsi Fotografici

Discorsi Fotografici nasce dall’esigenza di creare un punto di riferimento e discussione nel panorama italiano della fotografia tradizionale e digitale.In un processo da fotografo a fotografo, Discorsi Fotografici punta a realizzare un canale di informazione sulle ultime novità, tecniche, tendenze, e tutto ciò che riguarda lo sconfinato mondo del dipingere con la luce.Punto di forza dell’idea è la creazione di podcast audio e video in cui far interagire il fotografo professionista così come chi si avvicina per la prima volta a questa arte, creando una sorta di talk-show fotografico unitamente alla tradizionale informazione via web.

  1. Roberto Solomita, The Disappearance of Harry Kipper: la fotografia davanti al falso

    3 gg fa

    Roberto Solomita, The Disappearance of Harry Kipper: la fotografia davanti al falso

    Puoi sostenere Discorsi Fotografici destinandoci il tuo 5×1000. Nella dichiarazione dei redditi firma nel riquadro “Sostegno degli Enti del Terzo Settore iscritti nel RUNTS” e inserisci il codice fiscale 92026180585. Per te non ha alcun costo, per noi è un aiuto importante. In questa intervista incontriamo Roberto Solomita, fotografo il cui percorso nasce molto presto, in camera oscura, davanti a un ingranditore aperto dal padre e alla scoperta della fotografia analogica, del bianco e nero, della chimica. Accanto alla fotografia, nella sua vita c’è anche un’altra grande passione, la politica: due modi diversi di stare dentro il mondo, osservarlo e interrogarlo. Da questa relazione nasce una ricerca che non si limita alla forma dell’immagine, ma cerca un rapporto più profondo con il reale, con il discorso pubblico e con ciò che crediamo di vedere. Il cuore della conversazione è The Disappearance of Harry Kipper, progetto che prende le mosse da una beffa mediatica degli anni Novanta ideata nell’orbita di Luther Blissett: la storia di un artista di strada inglese, mai esistito, che avrebbe attraversato il Friuli in bicicletta componendo la parola “ART” attraverso una serie di città e località collegate dal GPS, prima di scomparire misteriosamente. Da questa vicenda falsa ma credibile, Roberto Solomita costruisce una pseudo-documentazione fotografica, mettendo in tensione documento e invenzione, verità e verosimiglianza, testimonianza e immaginazione. Con lui parliamo di fotografia, territorio, media, fake news e del nostro desiderio, spesso inconsapevole, di credere alle immagini. Buon ascolto! Leggi gli articoli del nostro Magazine: https://magazine.discorsifotografici.itSeguici su Facebook: https://www.facebook.com/discorsifotograficiSeguici su Instagram: https://www.instagram.com/discorsifotografici/Scrivici a: info@discorsifotografici.it

    31 min
  2. Silvia Camporesi. Il perturbante, l’ambiguo, il visibile

    26 mag

    Silvia Camporesi. Il perturbante, l’ambiguo, il visibile

    In questa puntata ospitiamo al microfono Silvia Camporesi, fotografa e artista forlivese che da oltre vent’anni indaga il mezzo fotografico non come semplice strumento di registrazione del reale, ma come spazio di costruzione del pensiero. L’occasione del dialogo è l’inaugurazione della sua nuova mostra personale, ospitata in uno spazio scientifico e prezioso come il Mattatoio nell’ambito delle attività del Centro della Fotografia di Roma. Il colloquio si sviluppa a partire da una riflessione sul tempo e sulla memoria, elementi cardine della produzione di Camporesi. L’artista ripercorre la distanza che separa la sua primissima e fanciullesca immagine – una Polaroid di un pony bianco scattata a otto anni – dalle sue prime esperienze consapevoli in bianco e nero e in camera oscura alla fine degli anni Novanta. È proprio in quel periodo, in concomitanza con gli studi in filosofia, che la tecnica appresa sul campo si trasforma definitivamente in un linguaggio per elaborare idee e mettere in scena storie, inaugurando la sua pratica legata alla staged photography. I temi della discussione L’avvento dell’Intelligenza Artificiale: Nell’ultima parte della conversazione, l’autrice analizza l’impatto delle immagini generate tramite algoritmi. Pur non intravedendo rischi di “sgonfiamento” per una tecnologia così pervasiva, Camporesi evidenzia le problematiche etiche, sociali e di regolamentazione legate alla falsificazione della realtà, distinguendo nettamente la produzione di immagini dal nulla rispetto alla pratica artistica tradizionale. L’ambiguità del visibile: Dalla prima Polaroid ai lavori più recenti, la ricerca di Silvia Camporesi si concentra sistematicamente sull’insolito, sul bizzarro e sul perturbante. Le sue immagini non offrono risposte immediate, ma pongono domande all’osservatore, muovendosi sul confine sottile tra il vero e il finzionale, tra il modello in miniatura e il paesaggio reale. La sottrazione e l’enigma: Viene approfondito il metodo metodologico dell’artista, basato sulla sottrazione di riferimenti temporali o dimensionali (come la rimozione di figure umane o alberi nelle sue serie sulle frane o nei luoghi insoliti di Mirabilia). Questa voluta assenza costringe chi guarda a una fruizione più lenta e a un interrogativo costante sul soggetto osservato. La complessa genesi dello scatto: Camporesi scardina l’idea della fotografia come gesto istantaneo ed estemporaneo. Lo scatto finale è solo l’ultimo atto di un lungo e articolato processo progettuale che include ricerca bibliografica, mappature territoriali complesse (come nel caso del progetto Atlas Italiae) e vere e proprie ricostruzioni scenografiche in studio, come l’allestimento di un acquario per ricreare il parco archeologico sommerso di Baia. Buon ascolto! Leggi gli articoli del nostro Magazine: https://magazine.discorsifotografici.itSeguici su Facebook: https://www.facebook.com/discorsifotograficiSeguici su Instagram: https://www.instagram.com/discorsifotografici/Scrivici a: info@discorsifotografici.it

    30 min
  3. Fotobar: L’evoluzione della fotografia mobile tra innovazione tecnica e percezione sociale. Con Francesco Carlini

    17 mag

    Fotobar: L’evoluzione della fotografia mobile tra innovazione tecnica e percezione sociale. Con Francesco Carlini

    In questa puntata del Fotobar, la discussione si riallaccia alle novità presentate al Mobile World Congress 2026 di Barcellona, espandendo l’analisi ai più recenti e discussi dispositivi nel panorama della fotografia mobile. Dopo aver approfondito le caratteristiche del Leica Leitz Phone e dello Xiaomi 14 Ultra nei precedenti appuntamenti, il focus si sposta su due flagship di riferimento: l’Oppo Find X9 Ultra e il Vivo X300 Ultra. Anteprime del mercato: Uno sguardo ai rumors e alle imminenti evoluzioni tecnologiche del settore, con particolare attenzione alla futura Nikon Z9 Mark II, che beneficerà delle tecnologie derivate dalla recente acquisizione di RED.Buon ascolto! Oppo Find X9 Ultra e la tecnologia periscopica: Analisi approfondita del comparto ottico del nuovo top di gamma Oppo, caratterizzato da un sistema periscopico a cinque prismi che introduce uno zoom ottico 10×(equivalente a un 230mm f/3.5). Viene esaminata la resa del sensore spettrale, la gestione del rumore elettronico – tra le più basse e costanti della categoria – e la particolarità del file RAW nativo, privo di interpolazioni software e maschere di contrasto aggiuntive. La fisica dell’immagine e il confronto con le fotocamere tradizionali: Una riflessione nata dalle dichiarazioni di Simon Liu (Director of Imaging Technology di Oppo), il quale ribadisce come uno smartphone non possa sostituire una fotocamera tradizionale a causa dei limiti fisici imposti dallo spazio e dalle ottiche, ponendo l’accento sul concetto di “miglior file immagine disponibile quando non si ha una fotocamera con sé”. Vivo X300 Ultra e l’orientamento al video professionale: Uno sguardo alle peculiarità del dispositivo Vivo, che propone una focale principale da 35mm equivalenti e una forte ottimizzazione per il comparto video, grazie al supporto per il caricamento di tabelle LUT, il formato Log a 10-bit e la registrazione in 4K a 120 fps. La percezione della Street Photography con lo smartphone: Un dibattito cruciale sulla percezione sociale dello strumento fotografico in contesti stradali. Contrariamente alla tesi che vede lo smartphone come uno strumento “discreto” capace di rendere i soggetti più naturali, l’esperienza sul campo evidenzia come la fotografia mobile venga spesso percepita come più invasiva e orientata alla condivisione non consensuale sui social network, mentre l’uso di una fotocamera tradizionale genera maggiore tolleranza e un senso di finalità artistica. “Prodotti che non hanno bisogno di esistere”: Una nuova rubrica critica in cui viene analizzata la Panasonic Lumix TZ300, una compatta superzoom considerata un’operazione commerciale anacronistica, e il sistema GoPro Mission 1 / One Pro ILS, criticato per la complessità strutturale a fronte di pesanti limitazioni operative (mancanza di autofocus e controllo elettronico del diaframma con ottiche Micro Quattro Terzi). Buon ascolto! Leggi gli articoli del nostro Magazine: https://magazine.discorsifotografici.itSeguici su Facebook: https://www.facebook.com/discorsifotograficiSeguici su Instagram: https://www.instagram.com/discorsifotografici/Scrivici a: info@discorsifotografici.it

    41 min
  4. Firenze Fuori Campo: l’archeologia del presente di Lorenzo Valloriani

    12 mag

    Firenze Fuori Campo: l’archeologia del presente di Lorenzo Valloriani

    In questa nuova puntata del podcast di Discorsi Fotografici, torniamo a ospitare Lorenzo Valloriani per discutere del suo ultimo progetto editoriale e di ricerca: “Firenze Fuori Campo”. A quattro anni di distanza dalla conversazione su Ventennio — lavoro dedicato alle tracce dell’architettura fascista nel paesaggio italiano — Valloriani sposta l’obiettivo sulla propria città, ma lo fa con uno sguardo deliberatamente obliquo. Firenze è una delle città più fotografate e rappresentate al mondo, vittima di un’iconografia millenaria e di un consumo visivo frenetico che ne hanno cristallizzato l’immagine in uno stereotipo museale. Valloriani sceglie invece di esplorare il “fuori campo”, termine mutuato dal linguaggio cinematografico per indicare ciò che esiste nello spazio ma rimane escluso dall’inquadratura principale. Il progetto si concentra sulle aree marginali, sulle periferie anonime e sugli spazi di transizione — come svincoli, parcheggi e architetture funzionali — che accomunano Firenze a molte altre realtà urbane italiane. In questa sorta di “archeologia del presente”, la città smette di essere un’eccezione storica per diventare un organismo reale, fatto di stratificazioni lente e contraddizioni quotidiane. Per la prima volta in un progetto di vasta scala, Valloriani adotta il bianco e nero per “asciugare” la visione e concentrarsi sulla struttura ossea del paesaggio urbano, eliminando il rumore cromatico del presente. Un altro elemento cardine è l’assenza della figura umana. Non si tratta di una negazione dell’individuo, ma di una scelta metodologica per far emergere la collettività attraverso le tracce e le conseguenze delle sue azioni nello spazio. Il fotografo agisce qui come un “detective”, raccogliendo indizi visivi che compongono un dossier sulla città invisibile. Buon ascolto! Leggi gli articoli del nostro Magazine: https://magazine.discorsifotografici.itSeguici su Facebook: https://www.facebook.com/discorsifotograficiSeguici su Instagram: https://www.instagram.com/discorsifotografici/Scrivici a: info@discorsifotografici.it

    30 min
  5. Lanterne Magiche: la collezione Valerio De Paolis

    26 apr

    Lanterne Magiche: la collezione Valerio De Paolis

    In questa nuova puntata del podcast, esploriamo il confine tra l’immagine statica e la narrazione cinematografica attraverso lo sguardo di Valerio De Paolis, figura cardine nella distribuzione del cinema d’autore in Italia. L’occasione è la mostra “Lanterne Magiche”, curata da Alessandra Mauro e Roberto Koch, attualmente ospitata presso il Museo Carlo Bilotti di Roma. L’esposizione segna il passaggio della collezione De Paolis dalla dimensione privata a quella pubblica, trasformando una passione personale in un percorso visivo condiviso. Durante la conversazione, De Paolis riflette sulla natura impulsiva e istintiva della sua ricerca, nata non dalla volontà di costruire sistematicamente un archivio, ma dal piacere immediato del “colpo di fulmine” visivo. Il cuore della discussione ruota attorno alla capacità della fotografia di operare una sintesi estrema: De Paolis osserva come un singolo scatto possa condensare una narrazione complessa e profonda, riuscendo a trasmettere in un istante ciò che il cinema, per sua natura, deve costruire gradualmente attraverso lo scorrere del tempo. Questa riflessione introduce uno dei pilastri della sua collezione, ovvero la centralità della figura femminile. Per De Paolis, la donna non è mai un semplice soggetto estetico o fisico, ma viene rappresentata come un’interlocutrice privilegiata, simbolo di un rapporto fondato sulla conversazione e sull’amicizia. Il valore dell’immagine viene poi esplorato attraverso il dualismo tra l’originale e la sua riproduzione. Prendendo come esempio il celebre ritratto di Tina Modotti scattato da Edward Weston, l’ospite sottolinea come il possesso dell’opera originale generi un coinvolgimento emotivo unico, che trascende la pur valida fruizione estetica di una copia. Buon ascolto! Leggi gli articoli del nostro Magazine: https://magazine.discorsifotografici.itSeguici su Facebook: https://www.facebook.com/discorsifotograficiSeguici su Instagram: https://www.instagram.com/discorsifotografici/Scrivici a: info@discorsifotografici.it

    27 min
  6. Speciale Molichrom 2026 – Cinzia Canneri – I Corpi delle Donne come Campi di Battaglia

    3 apr

    Speciale Molichrom 2026 – Cinzia Canneri – I Corpi delle Donne come Campi di Battaglia

    Oggi vi portiamo dentro un lavoro che non nasce semplicemente dallo sguardo, ma da una relazione profonda, costruita nel tempo, fatta di fiducia, ascolto e responsabilità. In questa puntata incontriamo Cinzia Canneri, fotografa che negli ultimi anni ha sviluppato un progetto intenso e complesso, dedicato alle donne eritree e tigrine, attraversando storie di migrazione, guerra e violenza. Un lavoro che ha preso forma lentamente, trasformandosi nel tempo fino a trovare un suo centro preciso: il corpo delle donne come campo di battaglia. Ma questa non è solo una conversazione sul fotogiornalismo o sulla rappresentazione del dolore. È anche, e forse soprattutto, un dialogo su cosa significhi davvero fotografare l’altro senza ridurlo a immagine. Su come si costruisce una relazione autentica, su quando è giusto scattare — e quando invece è necessario fermarsi. Parleremo di etica, di consenso, di identità. Di cosa vuol dire essere fotografa occidentale in contesti segnati da profonde disuguaglianze. E di come un progetto possa mettere in discussione, prima di tutto, chi lo realizza. Perché, come emerge chiaramente da questa intervista, non esiste immagine che valga più della persona che ritrae. E forse è proprio da qui che bisogna partire. Buon ascolto! Leggi gli articoli del nostro Magazine: https://magazine.discorsifotografici.itSeguici su Facebook: https://www.facebook.com/discorsifotograficiSeguici su Instagram: https://www.instagram.com/discorsifotografici/Scrivici a: info@discorsifotografici.it

    21 min
4,3
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Discorsi Fotografici nasce dall’esigenza di creare un punto di riferimento e discussione nel panorama italiano della fotografia tradizionale e digitale.In un processo da fotografo a fotografo, Discorsi Fotografici punta a realizzare un canale di informazione sulle ultime novità, tecniche, tendenze, e tutto ciò che riguarda lo sconfinato mondo del dipingere con la luce.Punto di forza dell’idea è la creazione di podcast audio e video in cui far interagire il fotografo professionista così come chi si avvicina per la prima volta a questa arte, creando una sorta di talk-show fotografico unitamente alla tradizionale informazione via web.

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