TWENTYFOUR

Trash Talking

Dal lunedì al venerdì. Il primo daily podcast italiano sul gioco più bello del mondo.  Per chi vive di pallacanestro a ogni ora del giorno.  TWENTYFOUR è gratuito e così vuole rimanere.  Tu puoi aiutarmi a mantenerlo tale offrendomi un caffè.  buymeacoffee.com/twentyfour

  1. 14 h fa

    Ep. 246 - Victor Wembanyama ha deciso di non giocarsi la faccia e gli altri passaggi di oggi

    A San Antonio hanno chiesto a Victor Wembanyama se accetterebbe mai di fare da testimonial a una piattaforma di scommesse, e la risposta è stata di quelle che lasciano il segno, soprattutto perché arriva da un ragazzo di ventidue anni che a luglio ha rinunciato a cinquantun milioni pur di non appesantire il bilancio della sua squadra, e perché i giocatori che quelle piattaforme le promuovono hanno nomi che pesano quanto LeBron James e Giannis Antetokounmpo. Intanto a Detroit si è chiusa la trattativa più estenuante dell'estate: Jalen Duren ha firmato per cinque anni e 200 milioni, la stessa identica cifra che aveva rifiutato poche settimane fa, e per sbloccare tutto è bastato togliere dal contratto un oggetto. Infine Philadelphia, dove LeBron James ha deciso di raggiungere gli allenamenti in elicottero e dove migliaia di persone, nel giro di poche ore, si sono ritrovate a pensare tutte la stessa cosa, quella che nessuno aveva voglia di dire ad alta voce. Rifiutare i soldi delle scommesse è una scelta morale o soltanto una scelta di immagine? Una clausola in un contratto è un dettaglio tecnico o un modo per dire a un giocatore che non ti fidi di lui? E la paura che abbiamo provato tutti questa settimana riguardava davvero LeBron, o riguardava noi? Dimmi la tua nei commenti, segui TWENTYFOUR per non perderti mai una puntata e, se ti va, lascia la recensione che ritieni più opportuna, aiuterai questo progetto a crescere. TWENTYFOUR è gratuito, ed è la cosa a cui tengo di più. Se ti va, e solo se ti va, puoi sostenerlo con un caffè: buymeacoffee.com/twentyfour. Mi aiuterai a mantenerlo così. Buon ascolto e buona pallacanestro a tutti.

  2. 1 g fa

    Ep. 245 - in Europa la NBA si è messa a giocare a pallone e gli altri passaggi di oggi

    A Copenaghen, davanti ai dirigenti del calcio europeo riuniti in assemblea, il vice commissioner Mark Tatum ha elencato tutto quello che la NBA ha imparato dal pallone, mentre fuori dalla sala i suoi uomini trattavano con Paris Saint-Germain, Barcellona, Bayern Monaco, Real Madrid e Milan per costruire la nuova lega continentale, con Roma e Milano tra le dodici città prescelte e l'EuroLega chiamata a votare il 5 ottobre, in Italia, se vendersi al progetto americano. Intanto, al Senato degli Stati Uniti, un'audizione sulle indagini a carico di Donald Trump è deragliata nel modo più imprevedibile possibile, perché un senatore ha costruito un'accusa di falsa testimonianza confondendo gli Hawks di Atlanta con gli Hawkeyes dell'Iowa, e in mezzo c'era una partita di Caitlin Clark. Infine Michael Jordan, con la maglia di gara 3 delle Finals 1998 battuta all'asta per dodici milioni e 260 mila dollari, cifra mai raggiunta da una maglia di basket, per una partita che è rimasta negli almanacchi per ragioni tutt'altro che gloriose. La NBA sta costruendo il futuro del basket europeo o se lo sta comprando? Il pasticcio del Senato è un incidente da ridere o il segno che certe accuse nascono prima delle verifiche? E una maglia vale dodici milioni per quello che ha fatto chi la indossava o per l'anno che c'era scritto sopra? Dimmi la tua nei commenti, segui TWENTYFOUR per non perderti mai una puntata e, se ti va, lascia la recensione che ritieni più opportuna, aiuterai questo progetto a crescere. TWENTYFOUR è gratuito, ed è la cosa a cui tengo di più. Se ti va, e solo se ti va, puoi sostenerlo con un caffè: buymeacoffee.com/twentyfour. Mi aiuterai a mantenerlo così. Buon ascolto e buona pallacanestro a tutti.

  3. 2 gg fa

    Ep. 244 - in NBA i 38 anni si compiono a 35 e gli altri passaggi di oggi

    Kevin Durant ha compiuto trentotto anni proprio ieri, e trentotto è il numero attorno a cui gira una delle regole meno raccontate e più determinanti dell'intero contratto collettivo: quella che ha scritto, uno dopo l'altro, i contratti brevi e scontati di Durant, Harden, Curry e Kawhi Leonard, e che colpisce un giocatore molto prima che quel compleanno arrivi davvero. Intanto, nel deserto del Nevada, la corsa alla nuova franchigia di Las Vegas si è ristretta a tre gruppi, con cifre che nessuno aveva mai visto, un palazzo ancora tutto da costruire e Seattle che osserva dalla finestra. Infine una notizia di cronaca: JR Smith, campione NBA nel 2016 e nel 2020, è stato arrestato nel nord del Texas con l'accusa di aggressione in ambito familiare, pochi mesi dopo essersi laureato all'università in cui era entrato da matricola a trentasei anni. Le regole del contratto collettivo proteggono le squadre o finiscono per decidere al posto dei giocatori? E una franchigia che non esiste ancora può davvero valere quanto una delle più antiche della lega? Sul terzo passaggio, invece, non c'è nulla da chiedere e nulla da commentare: c'è solo da lasciare che la vicenda faccia il suo corso. Dimmi la tua nei commenti, segui TWENTYFOUR per non perderti mai una puntata e, se ti va, lascia la recensione che ritieni più opportuna, aiuterai questo progetto a crescere. TWENTYFOUR è gratuito, ed è la cosa a cui tengo di più. Se ti va, e solo se ti va, puoi sostenerlo con un caffè: buymeacoffee.com/twentyfour. Mi aiuterai a mantenerlo così. Buon ascolto e buona pallacanestro a tutti.

  4. 3 gg fa

    Ep. 243 - tra il dire e il fare c'è di mezzo il media day e gli altri passaggi di oggi

    Le franchigie NBA hanno celebrato il rito che apre la stagione, e per una volta dal media day è scappato molto più del solito: LeBron James in maglia Sixers per la sua ventiquattresima stagione, con la promessa di non aver lasciato la propria famiglia per perdere al secondo turno, Giannis che incorona i Knicks sotto lo sguardo contrariato di Bam Adebayo, Wembanyama che racconta le notti insonni dopo la finale persa, Haliburton che si dichiara guarito facendo sapere di essere lui stesso la fonte, i Clippers che aprono con delle scuse e Detroit che confessa di non aver parlato con Jalen Duren per un'intera estate. Intanto, alla Ball Arena, Nikola Jokić ha annunciato che firmerà il prossimo anno e ha aggiunto tre parole, «se mi vogliono», dietro le quali si nascondono ottantadue milioni di dollari, il meccanismo del tetto salariale e un'idea molto precisa di ciò che significa lasciare un segno. Infine Los Angeles, dove Bronny James si è seduto per la prima volta davanti ai microfoni senza suo padre nella stanza accanto, nel giorno in cui il percorso di entrambi ha smesso di essere lo stesso percorso. Dal media day si capisce davvero che stagione sarà, o è soltanto il giorno in cui nessuno ha ancora perso niente? Jokić sta aspettando il contratto giusto o sta aspettando una risposta da Denver? E Bronny James, senza il cognome accanto, si ritrova più solo o finalmente più libero? Dimmi la tua nei commenti, segui TWENTYFOUR per non perderti mai una puntata e, se ti va, lascia la recensione che ritieni più opportuna, aiuterai questo progetto a crescere. TWENTYFOUR è gratuito, ed è la cosa a cui tengo di più. Se ti va, e solo se ti va, puoi sostenerlo con un caffè: buymeacoffee.com/twentyfour. Mi aiuterai a mantenerlo così. Buon ascolto e buona pallacanestro a tutti.

  5. 4 gg fa

    Ep. 242 - tra Jalen Duren e i Detroit Pistons il terzo incomodo è una bilancia e gli altri passaggi di oggi

    Oggi i Detroit Pistons si presentano alla stampa e il loro centro non ci sarà, perché Jalen Duren, ventidue anni, reduce da una stagione da 19,5 punti e 10,5 rimbalzi col 65% dal campo, dal primo All-Star Game e dal terzo quintetto All-NBA dentro la squadra che ha vinto 60 partite, è fermo da mesi in una trattativa che si è incagliata su cinque anni e 200 milioni e su una clausola che lo obbligherebbe a salire sulla bilancia una volta al mese, lui che pesa gli stessi 113 chili del giorno in cui è entrato in NBA e che in quattro anni non è mai sceso sotto le sessantuno partite giocate. Intanto a San Francisco è arrivata la firma che i tifosi aspettavano: Stephen Curry ha esteso per due anni e 116 milioni con i Warriors, prendendone circa venti in meno del massimo che gli spettava, e quei soldi lasciati sul tavolo diventano margine per costruirgli intorno una squadra nella parte finale della sua carriera. Infine il collezionismo, dove giovedì sera una figurina unica al mondo con LeBron James e Kobe Bryant, autografata da entrambi e con incastonate due toppe del logo NBA ritagliate dalle loro maglie, è stata venduta all'asta per sei milioni e mezzo di dollari dopo essere rimasta vent'anni in un cassetto senza che nessuno sapesse che esistesse. Jalen Duren ha ragione a non presentarsi o è una squadra da sessanta vittorie ad avere il diritto di mettere le sue condizioni? Stephen Curry ha fatto un regalo ai Warriors o ha comprato la possibilità di non finire la carriera in una squadra qualunque? E sei milioni e mezzo per una card sono la follia di un mercato impazzito o il prezzo giusto per l'unico oggetto al mondo? Dimmi la tua nei commenti, segui TWENTYFOUR per non perderti mai una puntata e, se ti va, lascia la recensione che ritieni più opportuna, aiuterai questo progetto a crescere. TWENTYFOUR è gratuito, ed è la cosa a cui tengo di più. Se ti va, e solo se ti va, puoi sostenerlo con un caffè: buymeacoffee.com/twentyfour. Mi aiuterai a mantenerlo così. Buon ascolto e buona pallacanestro a tutti.

  6. 25 set

    Ep. 241 - se n'è andato il padre della NBA dei nostri padri e gli altri passaggi di oggi

    La puntata di oggi è dedicata a tre persone che ci hanno lasciato in queste ore, e che allo sport hanno dato tre cose diverse. Chi una strada, chi l'appartenenza. Chi una voce. Bob Pettit, morto mercoledì a novantatré anni, dalla squadra del liceo era stato tagliato due volte, imparò a giocare da solo in un cortile della Louisiana illuminato dalla finestra di una camera da letto, e da lì è arrivato a essere il primo Most Valuable Player della storia della NBA, il primo uomo a superare i ventimila punti, il primo a segnare cinquanta punti in una finale, uno dei primissimi ad allenarsi con i pesi e l'uomo da cui comincia il ruolo dell'ala grande moderna. Lawrence Tanter, se ne è andato a settantasei anni, ed è stato per quarantatré stagioni la voce che presentava i Los Angeles Lakers dentro il loro palazzo, dal quarto anno di Magic Johnson fino a oggi, attraverso quindici finali e nove titoli, senza che nessuno, in tutto quel tempo, sentisse mai il bisogno di cambiarla. Elena Pero, infine, una delle voci più importanti del tennis mondiale, è morta a sessant'anni dopo una malattia durante la quale, ha fatto sapere Sky, non ha saltato una sola telecronaca: era entrata a Telepiù nel 1991 da praticante, aveva avuto Rino Tommasi come maestro, per più di vent'anni ha raccontato il tennis accanto a Paolo Bertolucci, e la sua ultima telecronaca è stata da Wimbledon, per il secondo titolo di Jannik Sinner. Se avete un ricordo legato a una di queste tre persone, a una partita, a una telecronaca, a una voce che vi ha accompagnato, scrivetelo qui sotto. È il modo migliore per tenerle con noi. Segui TWENTYFOUR per non perderti mai una puntata e, se ti va, lascia la recensione che ritieni più opportuna, aiuterai questo progetto a crescere. TWENTYFOUR è gratuito, ed è la cosa a cui tengo di più. Se ti va, e solo se ti va, puoi sostenerlo con un caffè: buymeacoffee.com/twentyfour. Mi aiuterai a mantenerlo così. Buon ascolto a tutti.

  7. 24 set

    Ep. 240 - che Lonzo Ball si fosse ritirato non lo sapeva nemmeno lui e gli altri passaggi di oggi

    Per ventiquattro ore mezza NBA ha creduto che Lonzo Ball si fosse ritirato, sulla base di cinquantacinque minuti di podcast in cui parlava della propria carriera al passato senza dirlo mai, finché non è stato lui a sistemare tutto con una riga su X: mi sono ritirato? Prima notizia che leggo, visto che sto ancora aspettando una chiamata. Ed è la storia di un ragazzo scelto con la seconda chiamata del 2017 tra Fultz e Tatum, che a ventotto anni ha giocato sette stagioni su nove, che nel marzo del 2023 si è fatto impiantare nel ginocchio sinistro il menisco di un donatore e della cartilagine nuova, e che è tornato in campo più di mille giorni dopo l'ultima partita, primo atleta professionista a farcela dopo un intervento del genere. Intanto da Oakland arriva la frase che i tifosi dei Warriors aspettavano, perché Stephen Curry, alla vigilia della diciottesima stagione con la stessa maglia e con il rinnovo ancora non firmato, ha detto che non va da nessuna parte, spiegando però perché stavolta la firma richiede tempo dopo un'annata chiusa fuori dai playoff. Infine New York, dove a una settimana dal camp i Knicks campioni in carica non hanno ancora trovato l'accordo con Karl-Anthony Towns, e dove tutto dipende da una riga di regolamento chiamata secondo apron e dal precedente di Jalen Brunson, che due anni fa rinunciò a 113 milioni. Una squadra NBA dovrebbe chiamare Lonzo Ball? Stephen Curry sta prendendo tempo per capire che squadra saranno i Warriors o è solo una trattativa come tutte le altre? E Karl-Anthony Towns deve fare come Brunson e rinunciare a una parte dei suoi soldi, o è la società che deve smettere di nascondersi dietro il secondo apron? Dimmi la tua nei commenti, segui TWENTYFOUR per non perderti mai una puntata e, se ti va, lascia la recensione che ritieni più opportuna, aiuterai questo progetto a crescere. TWENTYFOUR è gratuito, ed è la cosa a cui tengo di più. Se ti va, e solo se ti va, puoi sostenerlo con un caffè: buymeacoffee.com/twentyfour. Mi aiuterai a mantenerlo così. Buon ascolto e buona pallacanestro a tutti.

  8. 23 set

    Ep. 239 - Kawhi Leonard e i Toronto Raptors finché corte non li separi e gli altri passaggi di oggi

    Nel 2019 i Toronto Raptors avevano provato a tenersi Kawhi Leonard costruendogli intorno una squadra da titolo e inventando per lui la gestione dei minuti che avrebbe cambiato il vocabolario della NBA, ma un mese dopo l'anello lui se n'era andato a Los Angeles: sette anni più tardi è tornato in Canada per uno scambio congelato mesi in attesa delle sanzioni per l'aggiramento del tetto salariale, e dopo appena otto giorni, senza aver ancora giocato una partita, ha firmato un'estensione da due anni e 115 milioni che lo lega fino al 2029, lasciando sul tavolo undici milioni proprio lui che dalla lega era stato multato per aver preteso entrate in più. Intanto, rispondo alle due domande che tornano sempre sull'espansione a Seattle e a Las Vegas, il quando e il quanto: le scadenze delle offerte, i gruppi in corsa, i motivi per cui una città è pronta domani e l'altra non sa ancora dove costruire l'arena, e i 7/10 miliardi che la lega chiede, da confrontare con i 300 milioni che nel 2004 bastarono per l'ultima squadra nata in NBA. Infine Detroit, dove Michael Blackstone, il numero due delle operazioni cestistiche dei Pistons, ha raccontato pubblicamente di convivere da tre anni con un tumore al polmone al quarto stadio scoperto grazie a un dolore alla spalla che si era rifiutato di ignorare, e lo ha fatto per una ragione precisa, che riguarda chiunque lo ascolti. Kawhi Leonard ha firmato a Toronto perché ci crede davvero o perché in questo momento era il posto più sicuro dove stare? La NBA sta allargando i suoi confini per far crescere il gioco o per incassare la cifra più alta possibile? E raccontare pubblicamente una malattia può aiutare circa la prevenzione? Dimmi la tua nei commenti, segui TWENTYFOUR per non perderti mai una puntata e, se ti va, lascia la recensione che ritieni più opportuna, aiuterai questo progetto a crescere. TWENTYFOUR è gratuito, ed è la cosa a cui tengo di più. Se ti va, e solo se ti va, puoi sostenerlo con un caffè: buymeacoffee.com/twentyfour. Mi aiuterai a mantenerlo così. Buon ascolto e buona pallacanestro a tutti.

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