Ciao, Internet! con Matteo Flora

Matteo Flora

Io sono Matteo Flora, mi occupo di #Reputazione Digitale, la insegno in Università e faccio consulenza ad Aziende, Enti e Professionisti con le mie aziende. E con Ciao, Internet! racconto come la Rete ci cambia.

  1. 2d ago

    ESPROPRIARE lIntelligenza Artificiale AI #1566

    Il 69% degli americani direbbe sì a obbligare le grandi aziende di Intelligenza Artificiale a cedere metà della proprietà a un fondo pubblico: un dato che stona con decenni di sfiducia verso il governo federale. Il punto non è un amore improvviso per lo Stato, ma un voto “contro” Big Tech, alimentato da un riflesso di sopravvivenza collettiva: licenziamenti nel tech e paura di una tecnologia percepita come ingestibile. Dentro il disegno di legge S.4825 di Bernie Sanders c’è però un dettaglio che molti commenti ignorano: non è un “sequestro” di azioni esistenti, ma una diluizione tramite nuove quote emesse fino a portare il Tesoro al 50%. Da lì emergono i problemi veri: valutazione discrezionale delle partecipazioni non quotate, una soglia secca a 200 milioni di ricavi che incentiva elusioni, e soprattutto governance: una commissione nominata politicamente che esercita voto e controllo nei CDA, con implicazioni dirette su dati, modelli e limiti del codice. Il confronto con Alaska (dividendo come “proprietà”), col fondo sovrano norvegese (partecipazioni senza controllo) e con le mosse dei fondi del Golfo apre la domanda finale: se l’AI deriva valore dall’intelligenza collettiva, chi decide il prezzo della nostra conoscenza e chi siede davvero al tavolo? 00:00 Il 69% pro esproprio AI 02:25 Alaska: dividendo, non sussidio 05:03 Sfiducia nello Stato USA 08:02 Polanyi e il doppio movimento 10:35 Licenziamenti e paura dell’AI 15:28 Dentro la legge S.4825 16:44 Non esproprio: diluizione quote 18:24 Valutazione, soglia e controllo #BernieSanders #S4825 #OpenAI

  2. Jul 6

    GIUDICE, ASSOLVIMI! In Brasile un avvocato ha provato a corrompere un giudice AI... #1562

    Un avvocato prova a “ipnotizzare” l’LLM del tribunale infilando istruzioni invisibili (bianco su bianco) dentro un atto: quando il giudice chiede un riassunto, il modello esegue anche i comandi nascosti e produce un’analisi distorta. Qui non c’è magia: è prompt injection applicata a un contesto ad altissimo impatto, dove un riassunto sbagliato può influenzare decisioni, tempi e responsabilità. Il punto chiave è strutturale: per molti modelli linguistici tutto ciò che entra nel contesto è testo “allo stesso livello”, quindi contenuto e istruzioni diventano indistinguibili. È la versione operativa del problema descritto dall’esperimento della “stanza cinese” di John Searle: manipolazione di simboli senza comprensione semantica e senza un confine affidabile tra “documento” e “comando”. Per questo la prompt injection non è solo un bug: è un pattern che riappare in PDF, email, browser, strumenti di sviluppo e workflow aziendali. La conseguenza pratica è una nuova superficie d’attacco: non vieni colpito tu, viene colpito l’assistente che legge al posto tuo. Se l’abitudine diventa “non leggo l’originale, leggo il riassunto”, allora ogni catena documentale si porta dietro un terzo attore non autorizzato: ciò che il file sussurra al modello mentre tu guardi altrove. 00:00 Il trucco bianco su bianco 01:20 Cos’è la prompt injection 02:08 Il caso in tribunale 04:10 Dalla scuola ai paper 06:10 Email, IDE, browser, Slack 09:12 Perché non si risolve 09:45 Searle e stanza cinese 14:43 Regola: AI come stagista #PromptInjection #StanzaCinese #LLMSecurity

  3. Jul 1

    ROCCELLA E LODIO: il branco, capro espiatorio e algoritmi #1561

    L’odio online non è (solo) “colpa dei cattivi”: funziona come un branco transitorio che si coagula attorno a un bersaglio, lo travolge e poi si scioglie per riformarsi altrove. Il singolo commento è individuale nell’esecuzione, ma collettivo nel “permesso”: scrivi perché vedi migliaia di altri farlo e ti senti una goccia nel mare. E quando la vittima è trattata come un simbolo, non come una persona, il dolore sparisce e resta soltanto lo scontro tra bandiere. La dinamica è antica: capro espiatorio (René Girard) e massa che cerca un bersaglio (Elias Canetti). I social cambiano soprattutto tre cose: abbassano il costo dell’aggressione (un like, un commento), tolgono la chiusura rituale (l’odio non finisce mai) e - qui sì - introducono un incentivo economico: piattaforme e algoritmi premiano ciò che genera engagement. La compassione è lenta, la rabbia vola. Gli algoritmi non inventano l’odio, ma ne falsano le proporzioni: rendono ipervisibili pochi nodi rumorosi e trasformano la visibilità in contagio, abbassando la soglia di chi era indeciso. Il punto finale è politico e sociale: se mancano spazi reali dove elaborare il conflitto, la rete diventa il luogo in cui lo si scarica, scegliendo una vittima alla settimana. 00:00 Dal caso al meccanismo 01:14 Le domande chiave 03:04 Odio di branco transitorio 07:40 Quando una persona diventa simbolo 08:55 Disimpegno morale (Bandura) 11:46 Girard e Canetti: dinamiche antiche 14:29 Cosa cambiano i social 18:27 Viralità: rabbia batte empatia #odioonline #algoritmi #psicologiasociale #socialmedia #caproespiatorio

  4. Jun 30

    W33K Ep.27 - Sono vivo, Roccella e lOdio, la polarizzazione di meglio una di meno... ~ 29.06.2026

    ✨ W33K: il Lunedì che fa la differenza! Sono tornato, sono vivo, e parliamo un po' di cosa è successo. Ma parliamo anche di odio... L’odio online non è (solo) una somma di individui cattivi: è un comportamento di branco che si forma, travolge un bersaglio e si scioglie, pronto a ricomporsi sul prossimo pretesto. Il singolo commento è personale nell’esecuzione, ma collettivo nel “permesso”: scrivo perché vedo migliaia di altri farlo e mi convinco di essere irrilevante, quindi innocente. Quando una persona diventa simbolo, smette di essere percepita come individuo: diventa una lavagna su cui proiettare un conflitto più grande. Qui entra il “disimpegno morale” (Albert Bandura): ci si racconta di stare punendo il Male, non infierendo su qualcuno che soffre. Girard (capro espiatorio) e Canetti (massa e potere) descrivevano già dinamiche simili: i social non cambiano la natura umana, ma abbassano il costo dell’aggressione, eliminano la chiusura rituale e soprattutto monetizzano l’engagement. Gli algoritmi non inventano l’odio, ma ne falsano le proporzioni: rendono ipervisibile la minoranza rumorosa e trasformano rabbia e indignazione in carburante. Il risultato è una società che perde spazi fisici di elaborazione del conflitto e delega alle piattaforme una liturgia continua: un bersaglio alla settimana, un linciaggio, poi il prossimo. 00:00:00 Sigla e apertura 00:03:22 Ritorno in live e saluti alla chat 00:03:51 Racconto del grave incidente stradale in moto 00:07:09 Spiegazione delle sigle musicali generate con intelligenza artificiale 00:13:08 Festeggiamenti per il traguardo di 312.000 iscritti sul canale 00:16:12 Novità sul corso e moduli multi-agente 00:27:38 Introduzione del tema: l'odio online e il caso Roccella 00:31:02 Sociologia del branco virtuale come massa transitoria e indeterminata 00:33:05 Teoria dei ''Transit Dogpile Groups'' e gradiente della rabbia 00:35:52 Trasformazione delle persone in simboli e bersagli senza colpa 00:36:36 Il meccanismo psicologico del disimpegno morale di Albert Bandura 00:39:39 Teorie classiche del capro espiatorio e della folla (Girard e Canetti) 00:42:25 Effetto disinibizione online e crollo dell'empatia senza contatto visivo 00:43:19 Modello economico dei social basato sulla monetizzazione dell'indignazione 00:46:40 Algoritmi e viralità delle emozioni negative rispetto alla compassione 00:50:41 Analisi dei dati della mappa delle intolleranze di Vox Diritti 00:53:51 I premi intangibili del branco: appartenenza e superiorità morale 01:00:35 La scomparsa degli spazi fisici di mediazione del conflitto sociale 01:06:14 Analisi del caso fake news del falso gruppo Facebook antifemminista 01:08:32 Manipolazione dei troll, gaslighting ed esibizionismo morale degli attivisti 01:23:00 Chiusura della live, saluti finali

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