La Sveglia di Giulio Cavalli

Giulio Cavalli

Dal lunedì' al venerdì, ogni mattina, la sveglia per il quotidiano La Notizia. E poi le letture. E tutto quello che ci viene in mente. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  1. 5h ago

    Occhi su Gaza, diario di bordo #329

    L’appuntamento per i vaccini dei due mesi, racconta l’agenzia turca Anadolu, era fissato per sabato mattina in un ambulatorio del sud della Striscia di Gaza. Habiba Mohammed Zanoun quella mattina è morta. Con lei, nella terapia intensiva del Complesso medico Nasser di Khan Younis, è morta Aseel Abu Suhayban, sette mesi, e tutte e due erano state ustionate dal fuoco che venerdì 30 ottobre si è mangiato una tenda di sfollati ad al-Mawasi. Le fonti sentite da Anadolu dicono che le fiamme sono partite mentre qualcuno cucinava dentro la tenda e che la madre di Aseel si è ustionata provando a tirarla fuori, mentre Al Jazeera scrive che la causa resta da chiarire. Quel venerdì, sempre secondo Anadolu, nelle tende del centro e del sud gli incendi sono stati tre, e la nonna delle bambine ha detto all’agenzia che a Gaza «si muore in tanti modi». Il rischio era scritto. A giugno l’Ufficio dell’Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) avvertiva che gli incendi domestici crescevano perché le famiglie cucinano in tende rinforzate con vecchie coperte e teli di plastica, dove le fiamme, una volta partite, diventano quasi impossibili da contenere. Nella settimana fra il 19 e il 25 ottobre, scrive ancora l’Ocha, nella Striscia sono entrati 343 camion commerciali. Quelli con il gas da cucina erano 25. È la tregua in vigore dal 10 ottobre 2025, arrivata tre settimane dopo che la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta dell’Onu aveva concluso che a Gaza Israele commette un genocidio. Domenica 1 novembre, il giorno dopo la morte di Habiba, l’Autorità generale del petrolio di Gaza ha fatto sapere, secondo il Palestinian Information Center, che per tutta la giornata il gas da cucina è rimasto fuori dalla Striscia e che i camion sono stati rimandati indietro vuoti. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  2. 1d ago

    Occhi su Gaza, diario di bordo #328

    Venerdì, nella sala stampa della Camera dei deputati, Elyas Abu Safiya ha pronunciato due volte la parola Ginevra. Secondo la traduzione pubblicata dal Giornale ha chiesto alla presidente del Consiglio di ricordare, quando chiama sua figlia Ginevra, le “Convenzioni di Ginevra, che prevedono la protezione del personale sanitario”. Poi ha aggiunto che lei desidera vedere la figlia ogni giorno e lui sente la mancanza del padre. Il padre è Hussam Abu Safiya, pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan nel nord della Striscia di Gaza. L’esercito israeliano lo ha arrestato il 27 dicembre 2024 durante il raid sull’ospedale e da allora lo tiene in cella senza incriminazione né processo secondo Amnesty International, in base alla legge sui “combattenti illegali”. Due mesi prima, accanto all’ospedale che dirigeva e che si era rifiutato di lasciare, un drone aveva ucciso suo figlio Ibrahim. Fratelli d’Italia ha ascoltato soltanto il nome della bambina. Il senatore Salvo Sallemi (FdI), vicecapogruppo a Palazzo Madama, ha scritto che il figlio di Abu Safiya, “arrestato con l’accusa di avere legami con Hamas”, aveva tenuto alla Camera un “delirante discorso in lingua araba”. Quale accusa, però. In 676 giorni, contati fino a stamattina, un capo d’imputazione non è mai arrivato: l’accusa è rimasta un sospetto dei militari e la Corte suprema israeliana il 16 giugnoha confermato la prigionia sulla base di un fascicolo classificato che la difesa ha chiesto di leggere senza mai ottenerlo. La terza Ginevra di questa storia è la città da cui, il 6 luglio, il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria ha reso pubblico il parere 14/2026: la detenzione di Hussam Abu Safiya è “arbitraria” e il rimedio appropriato sarebbe “rilasciarlo immediatamente”. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  3. 4d ago

    Occhi su Gaza, diario di bordo #327

    Curarsi fuori da Gaza era più facile sotto i bombardamenti, per un bambino. Lo dicono i dati che l’Organizzazione mondiale della sanità ha fornito a Save the Children, resi pubblici al Cairo il 29 ottobre: tra il 7 ottobre 2025 e il 6 ottobre 2026, nel primo anno di tregua, sono usciti per cure 1.010 bambini, contro i 1.241 dell’anno precedente e i 4.163del primo anno di attacchi israeliani sulla Striscia. Il calo sul primo anno è del 75 per cento. Layan, come la chiama l’organizzazione, ha nove anni ed è tra quelli che sono usciti. È arrivata al Cairo con la madre Reem, 38 anni, in cura per un cancro al seno, mentre il fratello Mohamed, dieci anni, orfano del padre, è rimasto a Gaza e passa da una zia all’altra. «Voglio solo stare con mio fratello», ha detto Layan. Reem dice la stessa cosa con le parole di una madre: «Tutto ciò che voglio è riabbracciare mio figlio e vivere in un luogo sicuro». Il centro egiziano che i cooperatori chiamano “Piccola Gaza” segue 750 bambini, ne tiene quasi 5.000 in lista d’attesa e rischia di chiudere l’anno prossimo per mancanza di fondi. Il ministero della Salute di Gaza, come riporta Al Jazeera il 29 ottobre, conta 21.468 malati e feriti che devono curarsi all’estero, 6.430 dei quali con priorità, e accusa Israele di chiusure ripetute e ritardi deliberati, mentre da febbraio, quando il valico di Rafah ha riaperto dopo la chiusura del maggio 2024, ne sono usciti 3.056. Ho fatto il conto sui numeri del ministero e a questo ritmo, ammesso che nessun altro si ammali, per far uscire tutti servono più di cinque anni. Il piano in venti punti pubblicato dalla Casa Bianca il 29 settembre 2025, da cui è nata la tregua, prevedeva “l’apertura del valico di Rafah in entrambe le direzioni”. Mohamed intanto è ancora dall’altra parte. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  4. 6d ago

    Occhi su Gaza, diario di bordo #325

    Martedì mattina Israele ha chiuso i valichi di Gaza per motivi elettorali. Secondo una fonte della sicurezza egiziana citata dall’ANSA, il blocco ha preso anche il lato palestinese di Rafah, e i feriti e i malati che dovevano uscire per farsi curare sono rimasti dentro ad aspettare che gli israeliani finissero di votare. L’ultimo convoglio verso gli ospedali egiziani, il 93° nel conto dell’ANSA, era passato domenica. Lo stesso giorno Mahmoud Hamada, da Khan Younis, ha detto all’Associated Press che «non c’è differenza» fra il primo ministro Benjamin Netanyahu e il suo sfidante, l’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot, perché tutto risponde a «una politica israeliana ben nota». Parlava da una Striscia dove dal cessate il fuoco il ministero della Salute di Gaza conta più di 1.500 palestinesi uccisi. Bastava aspettare la notte. Eisenkot aveva aperto la giornata a Nir Oz, kibbutz colpito il 7 ottobre 2023, con la promessa di distruggere il governo di Hamas e la sera secondo il Times of Israel ha parlato di una coalizione che lo smantellerà. Netanyahu dopo le tre di notte ha chiesto un governo «forte, di destra, nazionalista» e ha attaccato i partiti arabi. Poi è toccato a Bezalel Smotrich. Il ministro delle Finanze israeliano, dal quartier generale del suo partito a Gerusalemme, ha detto agli avversari che falliranno nel rovesciare la «rivoluzione degli insediamenti» in Cisgiordania. Il 19 luglio 2024 la Corte internazionale di giustizia ha stabilito che la presenza di Israele nei territori palestinesi occupati, Gaza compresa, è illecita e che ogni attività di insediamento va fermata subito. Martedì notte, mentre Netanyahu ed Eisenkot si contendevano ancora i seggi, Smotrich ha dato alla Striscia un futuro preciso: «A Gaza sorgeranno insediamenti ebraici». #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  5. Oct 27

    Occhi su Gaza, diario di bordo #323

    Per l’esercito israeliano, lunedì all’alba, nelle tende degli sfollati di al-Mawasi, a ovest di Khan Younis, non è successo niente. All’Afp ha risposto di non essere a conoscenza di alcuna attività militare in quella zona, mentre l’ospedale Nasserriceveva tre corpi che, secondo i medici, erano stati dilaniati dalle schegge di un missile israeliano. Uno era di Jouri al-Soufi, che aveva sette anni secondo il ministero dell’Istruzione di Gaza citato dall’Afp, e con lei sono morti due uomini, in un campo che l’esercito stesso, nel 2024, aveva indicato ai civili come zona umanitaria. Il giorno prima, domenica, lo stesso esercito aveva scelto un altro vocabolario. All’Università islamica di Gaza City un drone ha colpito un gruppo di studenti nel campus e meno di un’ora dopo, con l’ateneo evacuato e i custodi rimasti di guardia, un secondo colpo ha ucciso tre addetti, tra cui Sami Baroud, che un collega descrive a Felesteen come l’uomo che accoglieva tutti con un sorriso. Lo stesso ministero dell’Istruzione aveva già contato dieci studenti e un insegnante uccisi dal fuoco israeliano tra il 18 e il 24 ottobre. Secondo il portavoce militare, ripreso dall’Ansa, il bersaglio era un uomo dell’ala armata di Hamas, e la traiettoria dell’ordigno “è stata deviata” per limitare i danni a persone non coinvolte. Se il bersaglio sia tra i morti, il comunicato lo tace. Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco, nell’ottobre 2025, il ministero della Salute di Gaza conta 1.551 palestinesi uccisi, dentro quello che la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha definito genocidio già nel settembre 2025. Sui custodi dell’università il portavoce ha chiuso la nota con quattro parole: “L’episodio è sotto indagine”. Per Jouri, nemmeno quelle. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  6. Oct 23

    Occhi su Gaza, diario di bordo #321

    Mercoledì, mentre l’esercito israeliano celebrava la Giornata mondiale dell’alimentazione con il conto dei suoi 41 forni gestiti dalle organizzazioni internazionali, a Gaza City due grandi panifici spegnevano i forni senza farina, come racconta l’osservatorio Euro-Med. Nella stessa nota Israele dice che chi parla di fame a Gaza fa il gioco di Hamas. Giovedì Abdul Nasser al-Ajrami, presidente dell’Associazione dei panificatori della Striscia, ha raccontato all’agenzia palestinese Wafa che i forni accesi sono sette su venti e che fra 48 ore potrebbero spegnersi anche quei forni, perché la farina è finita e Israele, dopo una settimana di valichi chiusi, respinge quella destinata alla vendita. I camion che portano la farina, scrive Euro-Med, non entreranno prima di domenica mattina. Il pane si misura in ore. Umm Khaled, 43 anni, ha raccontato che il più delle volte non trova cibo che possa permettersi. Giovedì mattina, al valico di Kerem Shalom, i camion li fermavano a mano gli attivisti di Tsav 9, movimento sanzionato dall’Unione europea. Con loro c’era Sigal Kraunik, che il 7 ottobre ha perso il marito e oggi sta con il partito di estrema destra Amcha Israel: ha chiamato gli aiuti una vergogna nazionale e chiesto di promuovere l’emigrazione da Gaza. Poi la polizia li ha sgomberati. Mercoledì il ministro degli Esteri Antonio Tajani (Forza Italia) ringraziava la Coldiretti per Food for Gaza e parlava al passato dei bambini aiutati, prima di annunciare un’iniziativa simile per il Sudan. Per la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite, dal settembre 2025, Israele a Gaza ha commesso genocidio. E il 28 marzo 2024 la Corte internazionale di giustizia aveva ordinato all’unanimità a Israele di far entrare il cibo “senza ritardi” e di tenere aperti i valichi “per tutto il tempo necessario”.   #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  7. Oct 22

    Occhi su Gaza, diario di bordo #320

    In Israele c’è finalmente un’inchiesta sulla distruzione di Gaza. Niente di serio, tranquilli, qui si parla di fatture. Martedìla polizia ha fermato 21persone, 16 appaltatori civili e 5 sottufficiali dell’esercito, dopo mesi di indagine sotto copertura dell’unità Lahav 433 e della polizia militare: secondo Ynet gli appaltatori avrebbero rubato carburante per milioni di shekel e fatturato all’esercito lavori con i mezzi pesanti lasciati a metà o mai cominciati. Sono le ruspe che a fine giugno 2025 Haaretz raccontava all’opera nella Striscia, con un soldato che spiegava come ogni appaltatore incassasse 5.000 shekel per ogni casa abbattuta. Le accuse di martedì sono frode, corruzione e riciclaggio. La parte lesa è l’esercito. Intanto mercoledì il ministero della Salute di Gaza ha avvertito che l’olio per i generatori degli ospedali è finito, che ne servono più di 2.500 litri al mese e che le forniture a gocce “non prolungano la vita” degli impianti, mentre l’OCHA già il 2 ottobre legava gli spegnimenti dei generatori negli ospedali alla carenza di olio lubrificante e alle restrizioni israeliane su olio motore e pezzi di ricambio. Martedì all’alba un raid su un appartamento accanto all’ospedale Al-Shifa ha ucciso un uomo e sua moglie, e i corpi sono arrivati lì, dove le luci dipendono da quell’olio. Medici senza frontiere ad agosto ha scritto che il blocco dell’olio e dei ricambi è un tassello di quello che definisce il genocidio in corso contro i palestinesi di Gaza. Chi ha provato a portare aiuti dal mare paga ancora: secondo El País gli Stati Uniti hanno negato l’ingresso ad Ada Colau, candidata del Frente Amplio, dopo un colloquio in ambasciata tutto sulla flottiglia. La polizia israeliana, nel comunicato ripreso da i24News, promette di agire “finché la verità sarà portata alla luce” e la legge applicata fino in fondo. Sulle fatture, ovviamente.  #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

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