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"Ricordatevi sempre che un po' di scienza potrà allontanarvi da Dio, ma molta scienza vi ricondurrà a Lui" Luigi Pasteur, chimico e biologo francese (fondatore della batteriologia moderna)

  1. Chi era Antonino Zichichi: l'eredità osteggiata di un uomo di fede e di scienza

    Feb 10

    Chi era Antonino Zichichi: l'eredità osteggiata di un uomo di fede e di scienza

    VIDEO: Gli errori dell'ateismo secondo Zichichi ➜ https://www.youtube.com/watch?v=MWvli3r_PvE&list=PLolpIV2TSebWIWP-3gYxkN2LbjB79Fu2F TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8452 CHI ERA ANTONINO ZICHICHI: L'EREDITA' OSTEGGIATA DI UN UOMO DI FEDE E DI SCIENZA di Enzo Pennetta   Il 9 febbraio è morto, nel suo letto, il professor Antonino Zichichi, fisico e divulgatore scientifico, fra i più noti al pubblico italiano. Era diventato un nome scomodo quello di Zichichi, il Presidente della Federazione Mondiale degli Scienziati. Il suo è un nome che si può scrivere anche senza farlo precedere da titolo di "Fisico" e dal nome di battesimo, la sua notorietà è stata una di quelle che non avevano bisogno di presentazioni anche presso la gente comune. Parliamo di un uomo che è stato in grado di avvicinare la grande fisica alle persone semplici e, questa, in un mondo in cui è nato la locuzione "lo dice la scienza", è stata una caratteristica imperdonabile. In molti lo ricordano quando rispondeva alle domande sulla scienza nella trasmissione Mattina in famiglia, una collaborazione durata venti anni e terminata nel 2009. La gente amava quel fisico dai capelli bianchi che, per certi versi, ricordava Albert Einstein. Ma va detto che quel fisico, che tanta presa aveva presso l'opinione pubblica, nel 2007 aveva iniziato ad assumere posizioni critiche su un argomento che proprio in quegli anni stava diventando tabù: la questione del riscaldamento climatico causato dell'uomo (Agw). Sempre nel 2007 era iniziata una campagna mediatica a favore dell'Agw, quello era l'anno in cui l'ex vicepresidente degli Usa, Al Gore, vinceva sia il premio Oscar che il premio Nobel con il documentario An Unconvenient Truth. In quel contesto ad essere sconvenienti erano proprio le critiche di Zichichi. LA SCIENZA DI ZICHICHI ERA QUELLA GALILEIANA Questa sua posizione scomoda andava a cozzare contro la tendenza opposta a porre la scienza come territorio dell'autorità indiscutibile, le affermazioni di Al Gore erano fatte in nome della scienza e niente doveva porle in dubbio. Per capire la differenza tra la scienza di Antonino Zichichi e quella che non ammetteva critiche bisogna andare indietro nel tempo. La scienza di Zichichi era quella galileiana, figlia della Rivoluzione scientifica iniziata nel Seicento da Galileo Galilei, colui che cercava nelle pietre le impronte del Creatore, come amava dire spesso Zichichi riferendosi al grande fisico pisano. Anche in questo Antonino Zichichi si poneva in disaccordo con la narrazione che voleva un contrasto tra fede e scienza. Quello stesso Galilei che, con la testimonianza della propria vita, aveva mostrato la non conflittualità tra fede e scienza, veniva usato da altri per dimostrare l'esatto contrario e cioè il conflitto insanabile tra fede e scienza. Quest'ultima tesi si basa sulle note vicende del processo subito da Galilei per via del suo libro Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano dove prendeva le parti del sistema copernicano, una triste vicenda nella quale ad essere in questione non era in realtà la scienza, ma indirettamente la politica e in particolare delicate questioni legate alle sanguinose guerre tra Cattolici e Luterani che avevano devastato l'Europa per un secolo. Ma all'analisi storica dei fatti si è preferita la narrazione teatrale di Bertold Brecht in Vita di Galileo che mostra un confronto del pisano contro gente rozza e ignorante mentre invece si trattava delle migliori menti scientifiche dell'epoca che ponevano obiezioni legittime. E proprio la visione galileiana di un universo governato da leggi razionali che rimandano ad un'intelligenza divina è stata per decenni la colpa principale attribuita a Zichichi, una colpa che gli venne rinfacciata già nel 2003 in un libro irridente dal titolo Zichicche a lui dedicato dal matematico Piergiorgio Odifreddi, un libro dal sottotitolo Pensieri su uno scienziato a cavallo tra politica e religione. In sostanza nel libro si rimprovera a Zichichi di aver affermato più volte che tutto nell'universo è strutturato in modo razionale e logico, gli scienziati constatano che dalla realtà fisica emerge ovunque un ordine, cosa che fa dire al fisico di Erice «Perché credo in colui che ha fatto il mondo», titolo di un suo libro del 1999. Zichichi dunque critico sulle affermazioni della "scienza" e perfino credente, ce n'era a sufficienza affinché venisse a sua volta criticato aspramente e osteggiato, nonostante un nome che nella considerazione delle persone era sinonimo di massima autorità di riferimento. LA POLITICA AL SERVIZIO DELLA SCIENZA E qui è necessario evidenziare l'esistenza di due diversi modi di concepire la Scienza, quello di Zichichi, che come abbiamo visto si rifà a quella galileiana, e quello di coloro che hanno invece come riferimento il filosofo inglese, contemporaneo di Galilei, Francis Bacon. Quella che nei manuali di filosofia viene indicata con il termine "Rivoluzione scientifica" è legata al nome di Galilei che come abbiamo visto aveva come fine la scoperta delle leggi della natura e partiva dal presupposto che la natura fosse intellegibile proprio perché governata da regole stabilite dal Creatore, una scienza umile. La scienza baconiana invece era riassunta dal motto "scientia potentia est", nella visione del filosofo inglese la conoscenza della natura era uno strumento di potere che sarebbe servito al nascente impero britannico. Sulla visione di Bacon sarebbe stata istituita nel 1660 la Royal Society, una società al servizio della corona britannica, ancora esistente e punto di riferimento mondiale. Per Antonino Zichichi la politica doveva essere al contrario al servizio della scienza, all'inizio degli anni '80 il fisico di Erice fu determinante nell'ideazione e realizzazione del progetto dei laboratori nazionali di fisica sotto il Gran Sasso (Lngs), e la scienza con le sue scoperte sarebbe stata al servizio dell'uomo. In un'epoca dove in nome di una scienza materialista e "non democratica" si decidono politiche energetiche, sanitarie ed infine economiche, dove si orienta la cultura e il senso comune verso il riduzionismo materialista, una figura come Antonino Zichichi non poteva che essere scomoda. Qualcuno vorrebbe relegare Antonino Zichichi tra i residui di un passato ormai superato, ma la sua visione autenticamente scientifica si proietta nel futuro, in un tempo in cui la scienza non sarà al servizio della politica, ma tornerà a cercare le impronte del Creatore nelle pietre.

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  2. Autismo, ora è epidemia (e se le cause fossero i vaccini?)

    05/20/2025

    Autismo, ora è epidemia (e se le cause fossero i vaccini?)

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8177 AUTISMO, ORA E' EPIDEMIA (E SE LE CAUSE SE FOSSERO I VACCINI?) di Paolo Gulisano   Negli scorsi giorni, il Presidente Trump, in una conferenza stampa dove era accompagnato dal ministro Robert Kennedy, ha affrontato uno dei più drammatici temi sanitari che preoccupano la sua amministrazione: l'aumento dei casi di autismo. Trump ha portato dei dati impressionanti: dieci anni fa negli Stati Uniti c'era un caso di autismo ogni 10.000 bambini, mentre ora ce n'è uno ogni 36. È ormai tempo di dire, come ha fatto poi Robert Kennedy, che siamo di fronte ad una vera e propria epidemia. Quando ci si trova di fronte ad eventi epidemici, il compito di un sistema sanitario è anzitutto quello di individuarne le cause. Trump non ha girato molto intorno al problema, e ha detto di aver incaricato Kennedy di «investigare su quali sono le sostanze introdotte nel corpo di questi bambini, che hanno determinato l'autismo». Nel corso degli anni la Medicina ha assistito al crescere costante delle dimensioni di questo problema. Se Trump ha parlato di un caso ogni 36 bambini, l'OMS stessa ammette ufficiosamente che il numero dovrebbe essere di uno ogni 88 bambini a livello mondiale. In ogni caso si tratta di un problema grave che non può più essere ignorato. UN AMPIO SPETTRO A causa della gamma di sintomi che varia per livello da individuo a individuo, l'autismo è ora chiamato disturbo dello spettro autistico (o ASD, acronimo inglese di "Autism Spectrum Disorder"). Infatti il disturbo copre un ampio spettro di sintomi, livelli di abilità e disabilità, che possono influire o meno, nell'autonomia quotidiana e di vita. L'autismo varia in gravità in base al livello di compromissione che limita l'autonomia nella vita quotidiana. I bambini con disturbo dello spettro autistico hanno generalmente sintomi che si manifestano con difficoltà nella comunicazione e interazione sociale, difficoltà di comprensione del pensiero altrui e difficoltà ad esprimersi. L'autismo è quattro volte più comune nei maschi che nelle ragazze. Non conosce confini razziali, etnici o sociali. Il reddito familiare, lo stile di vita o i livelli di istruzione non influiscono sulla possibilità di manifestare disturbi dello spettro autistico. Per quanto riguarda le cause di questa complessa patologia invece, risultano ancora ad oggi sconosciute. Un vero scacco per la scienza. Le ipotesi che alcuni ricercatori formulano riguardano cause neurobiologiche, congenite o psicoambientali acquisite. Tuttavia da tempo si ipotizzano anche altre cause, in particolare forme di intossicazioni, ipotesi stranamente mai prese in considerazione dalla scienza ufficiale, ma nei confronti delle quali sembra muoversi l'indagine del ministero della sanità americano. Ipotesi peraltro sostenute recentemente anche da una importante medico legale e forense, la dottoressa argentina Chinda Asumpción Brandolino, nota pro life e membro dell'associazione "Medici per la verità". Anche la dottoressa ha parlato di autismo in termini di epidemia, che è la vera emergenza sanitaria dell'Argentina insieme alle neoplasie pediatriche, anche queste in significativo aumento. «L'autismo sta già devastando intere generazioni - ha dichiarato -. Naturalmente abbiamo lottato, abbiamo studiato, indagato, fatto molte indagini specialistiche, e abbiamo molta bibliografia da tutto il mondo che evidenzia la neurotossicità di alcune sostanze». Tra queste, afferma il medico legale, ci sono mercurio e alluminio presenti nei vaccini pediatrici. L'INTRODUZIONE DELL'OBBLIGATORIETÀ DEI VACCINI La dottoressa Brandolino mette in correlazione l'aumento dei casi di autismo con l'introduzione dell'obbligatorietà dei vaccini in Argentina, voluta dal governo Macri nel 2018. La Brandolino ricorda che Macrì mise tutto il suo impegno in campo sanitario nel volere promuovere nel Paese sudamericano due cose: l'obbligo vaccinale e la pratica abortiva, per propagandare la quale venne anche chiamata Cristine Lagarde, all'epoca direttrice del Fondo monetario Internazionale, con il quale l'Argentina era fortemente indebitata. Per quanto riguarda i vaccini, la Brandolino lancia un allarme rispetto ad alcuni prodotti in commercio in Argentina acquistati dall'Organizzazione Panamericana della Salute, in particolare un vaccino con una quantità di alluminio e di mercurio che supera largamente la dose massima prevista dalla FDA americana. Questi allarmi devono essere presi seriamente in considerazione. Per troppo tempo nei confronti dell'ipotesi vaccinale nell'eziologia dell'autismo è stato imposto un aprioristico negazionismo. Occorre invece che le ricerche e gli studi riguardanti gli effetti di sostanze neurotossiche proseguano in modo sempre più approfondito, sia per poter eventualmente individuare cure efficaci, ma anche per evitare che altri piccoli e i loro familiari debbano patire per il dramma dell'autismo.

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  3. La psicologia non è scienza, nè medicina e non può salvarci

    12/24/2024

    La psicologia non è scienza, nè medicina e non può salvarci

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8027 LA PSICOLOGIA NON E' SCIENZA, NÉ MEDICINA E NON PUO' SALVARCI di Roberto Marchesini   La psicologia (clinica) è - si dice - una branca della medicina; significa che è una scienza, quindi dobbiamo affidarci a lei ciecamente. Come la medicina (moderna), dai sintomi risale a una patologia univoca ben conosciuta; applica un metodo testato scientificamente e risolve il problema. Se il problema non si risolve, è colpa del paziente che non ha applicato scrupolosamente il metodo, che è, ovviamente, infallibile. Spero che il gentile lettore del Timone non abbia creduto a una sola parola di quanto scritto qua sopra perché sono tutte sciocchezze. In realtà, la psicologia (letteralmente, "scienza dell'anima") non ha nulla a che fare con la medicina, che cura il corpo; tantomeno può utilizzare il metodo scientifico fondato sulla sperimentazione, perché con l'essere umano ci sono dei limiti etici (o dovrebbero esserci) e non è possibile il controllo totale delle variabili. La psicologia si è ammantata di scientificità semplicemente perché l'uomo moderno ripone una fiducia religiosa nella scienza; e il modo migliore per accreditarsi è farsi passare per una scienza. Se ci pensiamo, infatti, è sufficiente dare una veste scientifica a qualsiasi ideologia perché le persone le prestino una fiducia cieca e totale e la difendano furiosamente da qualsiasi critica. Abbiamo detto che la psicologia è la scienza dell'anima; tuttavia, la modernità ha stabilito scientificamente che l'anima non esiste; quindi la psicologia si accontenta di occuparsi della "mente", dei comportamenti e degli atteggiamenti. Resta comunque il fatto che, per fare una qualsiasi psicologia, bisogna avere una certa idea di cosa sia la persona umana, di come funzioni e di come, invece, non funzioni. Ne deriva che la psicologia è una antropologia (cioè filosofia, non medicina); e la psicologia clinica consiste nel ripristinare la fisiologia e nel superare la patologia. QUESTIONE DI ANTROPOLOGIA Partiamo dal primo di questi punti: l'antropologia. È un dato di fatto che esistono diverse antropologie e questo è il motivo per cui esistono diverse psicologie: a una certa idea di uomo corrisponde una certa psicologia. C'è, ad esempio, la psicologia classica, evoluta da Socrate, Platone e Aristotele e culminata con Tommaso d'Aquino; la quale vede l'uomo come un sinolo (cioè una unione inscindibile) tra anima e corpo, al mondo per un fine. È fisiologico, in questo caso, ciò che si avvicina al fine dell'uomo; patologico ciò che lo allontana. Poi c'è la modernità e le sue antropologie: c'è quella nietzschiana/freudiana, che vede l'uomo come un essere dominato dalle passioni (principalmente sessuali e omicide/suicide), per la quale la fisiologia consiste o nel soddisfare queste passioni in modo socialmente accettabile (Freud) o nel soddisfarle punto e basta (Reich); la patologia consiste nella morale, ossia nella funzione più alta della ragione. C'è l'antropologia junghiana/hillmaniana che vede l'uomo come terra di conquista da parte di vari demoni, per cui la fisiologia sarebbe ridare a questi demoni il dominio dell'uomo e della terra. C'è l'antropologia umanista, che vede al vertice della salute mentale l'orgasmo (ops: l'esperienza di picco); c'è l'antropologia comportamentista, per la quale l'essere umano è come un animale, addestrabile con stimoli positivi o negativi... potremmo continuare a lungo. Ma - e questo è il secondo punto - eliminando il fine, come si stabilisce in modo scientifico cosa è fisiologico e cosa è patologico? Beh, in due modi: il primo (come abbiamo visto) vede come fisiologia l'applicazione totale della propria ideologia e come patologia tutto ciò che la morale indica come bene o male; il secondo... con la statistica. È fisiologico il valore più frequente, patologico lo scostamento dalla media. Volete un esempio? I valori "di norma" delle vostre analisi del sangue: sono stabiliti come valori medi della popolazione generale, oppure modificati in base alle esigenze dell'industria farmaceutica. Ciò che abbiamo visto finora spiega l'atteggiamento diffidente che il Magistero della Chiesa cattolica ha sempre avuto nei confronti della psicologia e della psicologia clinica in particolare. Atteggiamento che non è mai stato compreso fino in fondo. A volte scambiato per una chiusura retrograda e bigotta, dovuta alla diffidenza di una istituzione antichissima nei confronti del nuovo; talvolta assolutizzato, generalizzando questa diffidenza nei confronti di ogni psicologia. Come al solito, un atteggiamento critico, ma ragionevole, nei confronti della psicologia si rivela più utile ed equilibrato. TERAPIE E DINTORNI Dedichiamo ora qualche parola ai temi della nosologia e della terapia. La nosologia è la classificazione sistematica delle malattie (o disturbi, nel caso della psichiatria e della psicologia). I manuali diagnostici più autorevoli e diffusi sono il Dsm dell'American Psychiatric Association e l'Icd dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, che in genere recepisce le proposte del primo. La prima osservazione che si può fare su questi metodi nosologici è che sono stati più volte oggetto di critiche e accuse: dall'inclusione o esclusione di orientamenti sessuali (omosessualità o pedofilia), all'influenza delle case farmaceutiche, all'utilizzo della sintonia che il paziente ha nei confronti di un certo atteggiamento/orientamento per definirne la fisiologia o patologia. La seconda, a parere di chi scrive ancora più importante dal punto di vista clinico, è che (come affermava l'ingegnere polacco Alfred Korzybski) «la mappa non è il territorio»: quello che sembra definito sul manuale può non esserlo nella stanza di terapia, l'essere umano è molto più complesso delle nostre sempre troppo rigide classificazioni. Per quanto riguarda la terapia, invece, si sta affermando l'idea che - come nella medicina moderna - a ogni diagnosi corrisponda un certo tipo di terapia dimostrata efficace. Si sta affermando anche per l'avanzata del modello di cura statunitense (fondato sulle assicurazioni sanitarie), modello che ha come fine non il benessere della persona, ma il profitto (le assicurazioni sono aziende in tutto e per tutto). In una bella ricerca, lo psicologo statunitense John Norcross ha dimostrato che l'elemento maggiormente determinante in una psicoterapia è la relazione tra il clinico e il paziente. Il che ci riporta all'antropologia classica, per la quale l'uomo è relazione; e i suoi bisogni più importanti sono bisogni relazionali: amare ed essere amato. NON È UN LASCIAPASSARE Ultimo punto: la psicologia moderna ha fatto suo uno dei principi cardine della modernità: il rifiuto di una morale oggettiva e metafisica. Per la modernità è morale ciò che è utile, ciò che non danneggia terzi ed è consensuale: all'interno di questi paletti, tutto è lecito. Non è così, ma spesso la "scienza psicologica" viene utilizzata per giustificare - soprattutto in ambito sessuale -comportamenti e atteggiamenti rifiutati dalla morale tradizionale. La psicologia, per concludere, si è allargata troppo? Direi il contrario: la psicologia è stata "focomelizzata" - così come la ragione - dalla modernità, il suo campo d'azione è stato ridotto ad atteggiamenti e comportamenti. La psicoterapia umanista, ad esempio, chiama il paziente semplicemente «cliente» e ha rifiutato di affermarsi terapeutica, preferendo il termine «counselling», consulenza. L'impressione che la psicologia sia sovra-utilizzata deriva dal fatto che è diventata uno strumento per giustificare qualunque cosa, soprattutto dal punto di vista (a)morale. Nota di BastaBugie: Roberto Marchesini, autore del precedente articolo, ha fatto alcune precisazioni interessanti a integrazione del testo riportato. PSICOLOGO E CATTOLICO? SI PUÒ È possibile essere psicologo cattolico? Certamene sì, basta accogliere una antropologia in accordo con il dato rivelato. Ovviamente, come indicato anche dal Magistero della Chiesa, l'antropologia maggiormente aderente a tale dato è quella tomista. Il riferimento principale degli psicologi cattolici è Rudolf Allers (1883-1963), unico cattolico che fece parte della cerchia di Freud nella Vienna d'inizio Novecento; lasciò Freud per seguire Adler, poi si allontanò anche da questo, portando con sé il suo più brillante allievo (ben più noto del maestro), Viktor Frankl. Per Allers ogni nevrosi è la conseguenza di un problema metafisico non risolto, al punto che "l'unica persona che possa essere interamente libera dalla nevrosi è quella che passa la vita in una sincera dedizione ai doveri naturali e soprannaturali, e che ha costantemente affermato la sua posizione come creatura e il suo posto nell'ordine del creato; in altre parole, al di là del nevrotico c'è solo il santo". PER NON CONFONDERSI Spesso si chiedono chiarimenti sui termini psicologo, psicoterapeuta, psicoanalista, counsellor e psichiatra. Vediamo di fare chiarezza. 1) PSICOLOGO Lo psicologo è un laureato in psicologia (quindi non è un medico) che non può prendere in carico persone con sofferenze; può fare diagnosi, somministrare test, lavorare nella pubblicità e nella politica, fare selezione e gestione del personale. 2) PSICOTERAPEUTA Lo psicoterapeuta è uno psicologo con una formazione (aggiuntiva) specifica per occuparsi di persone con problemi clinici. 3) PSICOANALISTA o PSICANALISTA Lo psicoanalista (se freudiano) o psicanalista (lacaniano) è uno psicoterapeuta che segue la dottrina

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  4. La verità biologica sui due pugili maschi (XY)

    08/13/2024

    La verità biologica sui due pugili maschi (XY)

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7887 LA VERITA' BIOLOGICA SUI DUE PUGILI MASCHI (XY) CHE HANNO VINTO L'ORO PICCHIANDO LE FEMMINE (XX) di Renzo Puccetti Il caso dei due pugili giunti alla finale del torneo olimpico (al momento che scrivo uno dei due ha vinto la medaglia d'oro) ha suscitato un dibattito mediatico e sportivo che trova precedenti forse solo nello scandalo del doping di Stato delle atlete del blocco sovietico dopo la caduta del muro di Berlino. Da un lato c'è il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) che ha ammesso i due atleti alle competizioni femminili basandosi sul certificato anagrafico e sul livello ormonale al di sotto di un valore soglia. Si rammenti che questo standard consente anche ad atleti transgender biologicamente maschi di misurarsi in competizioni femminili. Dall'altro c'è l'associazione Internazionale di Boxe (IBA) che nel 2023 ha squalificato i due pugili perché l'esame genetico effettuato nel 2022 e ripetuto nel 2023 in due laboratori differenti accreditati ufficialmente di due Paesi differenti, effettuato dopo le lamentele ricevute da atlete e federazioni pugilistiche nazionali, hanno appurato la presenza del genoma maschile in entrambi i casi. L'espulsione, ratificata da 16 membri su 18 della dirigenza (un voto contrario e un astenuto) è divenuta legalmente definitiva perché uno degli atleti non ha addirittura presentato ricorso, mentre l'altro ha rinunciato a dargli seguito. Dal contrasto è nato una querelle che ha visto lo scontro aperto tra CIO e IBA. Vediamo gli elementi principali che sono emersi. Che il CIO non fosse stato informato, è smentito dallo stesso portavoce del Comitato Olimpico che ha ammesso al giornalista del Daily Mail, Mark Keegan, di avere ricevuto l'informativa di sospensione del 5 giugno 2023 da parte dell'IBA. Perché il CIO non ha preso in considerazione i risultati dei test? Ha risposto lo stesso portavoce: «Non riconosciamo i test IBA sul sesso perché non sono leciti. Nessuno vuole tornare ai giorni in cui si facevano il test del sesso [...] è una questione di diritti umani. Non sono test leciti». Ora per fare comprendere ciò di cui si parla, materialmente i test in questione sono fatti attraverso un semplice prelievo del sangue, oppure sono fattibili attraverso il prelievo con una piccola spazzolina strofinata nella cavità orale per raccogliere alcune cellule. Nel caso dei due pugili, il prelievo è stato effettuato col consenso dei due e i risultati sono stati loro notificati. Dunque si afferma che indagare la natura biologica maschile o femminile di una persona che volontariamente intende partecipare a competizioni sportive, sarebbe una violazione dei diritti umani, mentre di converso, non lederebbe alcun diritto costringere atleti biologicamente femmina a misurarsi con atleti biologicamente maschi, persino in sport ad alto contatto fisico come il pugilato. LE DICHIARAZIONI DEL CIO La posizione del CIO è stata confermata dal suo presidente, il tedesco Thomas Bach, che ha dichiarato: «abbiamo due pugili che sono nate donne, sono cresciute come donne, hanno passaporti femminili, e hanno gareggiato come donne per anni. Questa è una chiara definizione di donna». Come siano nati i due pugili, non si capisce come il presidente del CIO possa affermarlo, dal momento che il CIO ha rinunciato a ogni accertamento sulla biologia degli atleti. Riguardo al resto, i casi di Brenda/David Reimer negli USA e i casi di Joella/Joel Holliday in Inghilterra, entrambi nati biologicamente maschi e con genitali ambigui, cresciuti come femmine, con documenti femminili (Joella), ma poi tornati al genere maschile una volta appresa la propria natura di maschio, dimostra che la definizione di Bach è insostenibile. Se già con queste dichiarazioni il presidente del CIO appariva assai confuso, con la dichiarazione resa alla stampa successivamente ha tolto ogni dubbio. Ha dichiarato infatti che non esiste un modo scientificamente certo per distinguere un uomo da una donna. Se ci fosse, ha detto, il CIO lo adotterebbe ben volentieri. Senza volere indulgere sulla contraddittorietà di questa posizione con la precedente in cui forniva "una chiara definizione di donna", c'è da rimanere basiti: nessun uomo potrebbe essere certo che la propria moglie è una donna e viceversa e nessun essere umano potrebbe essere "scientificamente certo" di essere egli stesso uomo o donna. Tutto ciò in barba alle conoscenze di fisiologia della riproduzione. COSA DICE LA SCIENZA È indicativo che un uomo posto al vertice dello sport olimpico ignori la scoperta di una donna, la scienziata americana Nettie Steven's, che nel settembre 1905 (sono trascorsi da allora 119 anni) pubblicava l'articolo scientifico "Studies in spermatogenesis with special reference to accessory chromosomy" con cui dimostrava che i maschi hanno un cromosoma che le distingue dalle femmine, il cromosoma Y. Al momento della fecondazione viene deciso il sesso dell'essere umano. La madre fornisce la cellula uovo che ha sempre un cromosoma X. Se lo spermatozoo che si unisce alla cellula uovo (fecondazione) ha un cromosoma X, nascerà un essere umano femmina con due cromosomi X, uno del padre e uno della madre. Se invece lo spermatozoo ha un cromosoma Y, allora nascerà un maschio con un corredo cromosomico XY, in cui la X deriva dall'ovocita materno e la Y dallo spermatozoo paterno. Dalla differenza cromosomica acquisita al momento della fecondazione, si giunge alla differenziazione della gonade maschile (testicolo) da quella femminile (ovaio), alla differenziazione ormonale, alla differenziazione degli organi sessuali e ai caratteri sessuali extragenitali (mammelle, distribuzione adiposa e pilifera, solo per fare degli esempi tra una infinità). Questa è la fisiologia umana. Tutto ciò che devia da questo processo, a qualsiasi livello (cromosomico, genetico, ormonale, recettoriale) fa parte della patologia in cui emergono uno o più difetti. Per questo si parla di sindromi: sindrome di Klinefelter, sindrome di Turner, sindrome della tripla X, sindrome di Morris completa, parziale, o lieve, sindrome di Swyer e molte altre ancora comprese nel termine omnicomprensivo di Disordini dello Sviluppo Sessuale (DSD). GENDER THEORY Fare apparire tali disordini, cioè patologie, come varianti intermedie di uno spettro compreso tra maschio e femmina poste alle due opposte estremità, è un'operazione ideologica introdotta dalla attivista LGBT Anne-Fausto Sterling che nel 1993 varò la teoria dei 5 sessi aggiornata nel 2000 per includere nella terra di mezzo tra maschio e femmina l'infinito e indefinibile caleidoscopio gender, come suggeritole da Suzanne J. Kessler, psicologa sociale, colonna del costruttismo sociale del genere. È una costruzione ideologica intellettualmente volta a persuadere che non esiste differenza basata sulla natura biologica e se la natura offre uno spettro che dal maschio arriva alla femmina e viceversa, passando attraverso un caleidoscopio di mutazioni, diventa più facile asserire quello che il presidente del CIO ha detto, che non esiste un metodo scientifico che distingue l'uomo dalla donna per cui diventa accettabile basarsi unicamente sulla anagrafe, su un foglio di carta che con intento inclusivo trasferisca in atto ufficiale legalmente vincolante la percezione e l'attribuzione del sesso, sulla costruzione del genere. Stiamo descrivendo il nocciolo duro della teoria gender che però, secondo i suoi sostenitori non esiste ed è una invenzione della Chiesa. Il caso della box femminile alle olimpiadi di Parigi ha reso evidente l'approdo pratico delle premesse teoriche e ha il merito di averne rivelato l'assurdità. Ed è triste dovere constatare quanto questo pensiero ideologizzato e reso dogma, che condiziona regolamenti e leggi attraverso una lobby che il giornalista Federico Rampini ha detto essere "potentissima e cattivissima", vada a detrimento della tutela delle donne nei bagni pubblici, così come nelle prigioni statali e sempre più nello sport. E non è meno triste dovere constatare come certi commentatori cattolici si siano esercitati in improbabili similitudini cliniche e medico-sportive per giustificare l'operato del CIO, mancando il nocciolo di tutta questa vicenda in cui si è privilegiato la costruzione politicamente corretta alla realtà, la cosiddetta inclusione alla equità nella competizione, le richieste di una minoranza fatta di donne maschi ai diritti delle donne femmine, le donne che abbiamo conosciuto per millenni e che fino ad oggi hanno salvato l'umanità dall'estinzione. Nota di BastaBugie: Stefano Fontana nell'articolo seguente dal titolo "Lo scientismo del Comitato olimpico" spiega perché il regolamento del CIO ha adoperato considerazioni scientifiche sbagliate, cadendo nello scientismo. Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 7 agosto 2024: Alle Olimpiadi di Parigi abbiamo visto il ritorno in grande stile dello scientismo. Il regolamento del Comitato olimpico, ammettendo la possibilità di gare sportive egualitarie per maschi e femmine, ha adoperato considerazioni scientifiche sbagliate mentre la scienza, quella vera, chiarisce che la diversità cromosomica tra maschio e femmina ha obiettive conseguenze sulla diversità dello sviluppo dei soggetti coinvolti. Del resto, tutta l'ideologia gender, quando pretende di fondarsi anche sulla scienza, è una forma macroscopica di scientismo. Lo scientismo è la morte e la trasfigurazione della scienza nell'ideologia. Per ideologia si intende la parte che vuole valere per il tutto. Per esempio, quando si pretende che la scienz

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  5. La Francia manda in carcere chi critica i vaccini a Mrna

    04/16/2024

    La Francia manda in carcere chi critica i vaccini a Mrna

    VIDEO: Video sul vaccino censurati da YouTube ➜ https://rumble.com/v3c93au TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7762 LA FRANCIA MANDA IN CARCERE CHI CRITICA I VACCINI A MRNA di Paolo Gulisano Un duro colpo alla liberà di pensiero e alla libertà di ricerca e verifica scientifica è arrivato dalla Francia neo-giacobina di Emmanuel Macron. Dalla terra di "libertè, egalitè e fraternitè" è arrivato un provvedimento che mette il bavaglio a chiunque critichi i vaccini a mRNA o le terapie geniche. Anzi, più che bavaglio arriva proprio il carcere oltre che sanzioni pecuniarie. Il Parlamento francese ha infatti approvato nei giorni scorsi un emendamento all'articolo 4 della legge sulla "Lotta alle derive settarie", che introduce una pena fino a tre anni di reclusione e un'ammenda fino a 45.000 euro per chiunque esprima delle critiche ad un determinato prodotto farmaceutico, ovvero i vaccini a mRNA. Si può dibattere su tutto, su chemioterapici vari, perfino su vaccini, ma l’mRNA propro no. È stato legalmente blindato, è protetto con una sorta di scudo penale che non consentirà a nessuno di metterne in discussione l’efficacia o la sicurezza, nemmeno davanti a dati o prove contrarie. È qualcosa che non si è mai visto nella storia della Medicina, ovvero la promulgazione di un dogma laico dell’infallibilità di un prodotto farmaceutico. Questo provvedimento legislativo è stato ironicamente definito "emendamento Pfizer" dal deputato Florian Philippot, leader del partito Les Patriots, e di fatto equipara la libera scelta di trattamento a una «deriva settaria» e criminalizza chiunque sconsigli trattamenti medici che siano «evidentemente idonei» sulla base delle attuali conoscenze mediche. In realtà viene sancita una sorta di «verità scientifica di Stato». La nostra civiltà che si è fondata sui principi di libertà, diritti umani (in primis l’intangibilità del corpo), e proprietà privata, viene rinnegata dai rappresentanti che il popolo sovrano aveva eletto, teoricamente proprio al fine di tutelare quei valori. LA SCUSA DI FERMARE LA DISINFORMAZIONE La giustificazione governativa è quella di fermare la disinformazione, ovvero una informazione diversa da quella ufficiale. È una indicazione precisa che viene dall’Organizzazione Mondiale della Salute, ed è uno dei punti fondamentali del Trattato Pandemico che dovrà a breve essere approvato. Quanto è stato deciso dal Parlamento francese, può costituire un significativo precedente. Il giro di vite penale che arriva dalla Francia è molto preoccupante. La difesa dell’intoccabilità della tecnologia mRNA, già canonizzata con i Premi Nobel, deve diventare sempre più intransigente. È punita con un anno di reclusione e un'ammenda di 15.000 euro anche il semplice invito «ad astenersi» dal seguire un trattamento medico terapeutico o profilattico, come ad esempio un vaccino, allorché tale abbandono o astensione venga presentato come benefico per la salute delle persone interessate quando invece, allo stato delle conoscenze mediche, ciò sia chiaramente suscettibile di comportare gravi conseguenze per la loro salute fisica o psicologica, tenuto conto della patologia di cui soffrono. È punibile con le stesse sanzioni la provocazione ad adottare pratiche presentate come aventi scopo terapeutico o profilattico nei confronti delle persone interessate allorché è evidente, allo stato delle conoscenze mediche, che tali pratiche espongono le stesse ad un rischio immediato di morte o di lesioni tali da comportare mutilazioni o invalidità permanente. L'INTOLLERANZA DEI TOLLERANTI Questo significa che anche terapie considerate alternative ai protocolli ufficiali non devono essere utilizzati e devono essere sanzionati chi li raccomanda. Insomma, la Francia non tollererà più comportamenti come quello del professor Raoult, primario infettivologo di Marsiglia, che fin dagli inizi del Covid curò con successo con Idrossiclorochina, Eparina, antinfiammatori. La politica decide cosa è lecito e cosa non lo è in ambito medico, la stretta sul pensiero critico sta diventando sempre più forte, e questo comportamento illiberale è motivato dall’avvicinarsi delle elezioni europee del prossimo giugno, La Francia sarà uno dei cinque Paesi dove Google lancerà una campagna «anti-disinformazione» in vista delle elezioni europee, quando i cittadini dell’UE eleggeranno un nuovo Parlamento europeo per approvare politiche e leggi, e molti temono che la diffusione della controinformazione online possa influenzare gli elettori. Jigsaw di Google pubblicherà annunci su TikTok e YouTube in Belgio, Francia, Germania, Polonia e infine anche in’Italia, utilizzando tecniche di prebunking per aiutare gli spettatori a identificare i «contenuti manipolativi» prima di incontrarli. Agli spettatori che guardano gli annunci su YouTube verrà chiesto di compilare un questionario su ciò che hanno appreso sulla disinformazione. Se questo significa «lotta alle derive settarie», la deriva opposta è quella verso un controllo dispotico della scienza, dell’informazione, del pensiero stesso.

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  6. Guglielmo Marconi, l'inventore della radio è italiano

    03/06/2024

    Guglielmo Marconi, l'inventore della radio è italiano

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7715 GUGLIELMO MARCONI, L'INVENTORE DELLA RADIO E' ITALIANO Nel 2024 si celebrano i 150 anni della nascita dello scienziato che, tra l'altro, curò anche la costruzione di Radio Vaticana per dare al Papa un canale mondiale di Francesco Agnoli A 150 anni dalla nascita di Guglielmo Marconi l'Italia si appresta a celebrarne il ricordo. Proviamo anche noi, pur nella brevità inevitabile, a ricostruire il personaggio nella sua interezza. Non solo lo scienziato, dunque, ma l'uomo. Nato a Bologna il 25 aprile 1874 da mamma scozzese-irlandese, di fede anglicana, e da padre italiano, Guglielmo impara la fisica un po' da autodidatta e in parte alla scuola del fisico Augusto Righi. Non possiede alcuna laurea, è estraneo al mondo universitario, ma immagina e persegue con ostinazione il suo disegno. Ama in particolare l'elettricità e presto i suoi interessi si spostano dall'elettro chimica alle onde elettromagnetiche. A quest'epoca dominano due tecnologie di comunicazione via cavo: il telegrafo di Samuel Morse, che avvolge ormai il pianeta di fili, e il telefono. Ma Marconi guarda avanti: vuole una comunicazione wireless, che attraversa i mari, che superi le montagne viaggiando sulle onde elettromagnetiche... immagina i radar, prefigura il telefono cellulare. Così l'uomo che «ha dato voce al silenzio» fa la prima trasmissione, a 10 km di distanza, nel 1896, fino al grande balzo transoceanico, nel 1901, allorché collega America ed Europa, riuscendo così a dimostrare che l'ostacolo della curvatura terrestre non è insormontabile. Alcuni fatti specifici contribuiscono presto a consacrarne la fama mondiale. Nel 109, l'anno del Nobel, il transatlantico Republic viene speronato. Per la prima volta nella storia della navigazione il telegrafo senza fili di Marconi lancia l'SOS: il “marconista” a bordo chiama aiuto, permettendo così il sopraggiungere di una nave di salvataggio per 1.700 passeggeri. Anche nel 1912, mentre il Titanic sta inabissandosi (avrebbe dovuto esserci a bordo anche lui, ma aveva declinato l'invito!), circa 750 passeggeri vengono salvati grazie al radiotelegrafista che riesce a chiamare in aiuto la nave russa Karpatia. Salvare naufraghi e fare radiocronache sportive sono alcuni dei primi utilizzi di questo nuovo straordinario mezzo che Marconi immagina serva a «promuovere la reciproca conoscenza tra i popoli, permettendoci di sempre più soddisfare un desiderio essenzialmente umano, quello cioè di poter comunicare fra noi con facilità e rapidità, annientando quell'elemento di separazione che si chiama distanza». Un po' come per la stampa, creata per scopi religiosi e umanistici, e presto trasformata anche in strumento di propaganda e di guerra, anche la radio subisce presto lo stesso destino: se ne servono precocemente i comunisti, i nazisti e i fascisti per seminare il loro verbo nel mondo o nei loro Paesi. L'ANGELO DELLA MIA CONVERSIONE Però c'è una radio diversa dalle altre: è Radio Vaticana. Presiede alla sua costruzione proprio lo stesso Guglielmo Marconi, tra il 1929 e il 1931. Qualche anno prima, nel 1925, ha sposato, in seconde nozze, dopo l'annullamento del primo matrimonio, Maria Cristina Bezzi-Scali. Una donna di fede profonda, che Marconi stesso definisce, in una lettera, «l'angelo della mia conversione, della mia redenzione, un angelo come quello che fermò san Paolo sulla strada di Damasco...». Maria Cristina frequenta la Curia romana e conosce sia il Pontefice sia il cardinale Pacelli: il marito diventa confidente e amico di entrambi. Ama parlare con loro di scienza, di fede, di attualità. Sino a diventare «molto sensibile agli umori dei palazzi apostolici» (Riccardo Chiaberge). È per questo che Marconi gioisce quando, grazie alla sua invenzione, il messaggio papale di «pace cristiana tra tutti i popoli» raggiunge l'orbe intero. Radio Vaticana è, all'epoca, quanto di più avanzato esista: Marconi vi sperimenta «le microonde in un servizio permanente per la prima volta al mondo». Ma la costruzione della radio del Papa non è l'unica manifestazione pubblica della sua fede. Il 12 ottobre 1931 l'inventore partecipa all'inaugurazione della statua del Cristo Redentore di Rio de Janeiro, facendo accendere l'illuminazione con un segnale radio trasmesso dall'Italia al Brasile; il 12 agosto del 1934 fa costruire per il Papa un radiocomando con cui egli possa azionare, da Castel Gandolfo, l'illuminazione della stele votiva dedicata alla Madonna dalla Lettera a Messina. Scienziato celeberrimo che si trova a vivere sotto il fascismo, Marconi ha con Mussolini un rapporto ambiguo e altalenante. La figli Degna ricorda: «Mio padre, ignaro di politica, in un primo tempo considerò il fascismo con qualche sospetto, giudicandolo un movimento violento e opportunista, e di conseguenza diffidò del suo capo»; poi, con il tempo, quando il fascismo sembrò normalizzarsi, aderì al nuovo ordine senza mai diventare un pasdaran. Dal canto suo il duce ha bisogno di un uomo di fama internazionale come Marconi e lo nomina presidente del Consiglio nazionale delle ricerche e della regia accademia d'Italia: Marconi è un sincero patriota, e rimane tale negli anni in cui il fascismo non appare votato alla guerra. Comincia però un progressivo distacco, come la gran parte degli italiani, con l'avvicinamento di Mussolini a Hitler, intorno al 1935-1936. È a questo punto che gli incontri con il duce diventano sempre più difficili: Marconi non riesce a convincerlo a tenersi lontano da Hitler e dalla guerra. In una circostanza la risposta di Mussolini è lapidaria: «Voi parlate così perché la vostra madre era inglese». L'allarme creato in Marconi dall'alleanza con la Germania è anche nella mente e nel cuore del suo amico Pio XI, che il 14 marzo 1937 rende pubblica l'enciclica contro il nazionalsocialismo, la Mit brennender Sorge. LA TELEFONATA DI PIO XI Qualche mese dopo, Marconi gli chiede un appuntamento personale, con grande urgenza. Viene ricevuto il 17 luglio: cosa ha da dire di tanto importante al Pontefice? Non lo sappiamo e non lo sapremo mai. Si sospetta che Marconi abbia degli scrupoli di coscienza e si senta pressato dal regime, che vuole mettere i suoi scienziati al servizio della guerra. Ma già alla fine della Prima, proprio in riferimento alle armi nuove introdotte dai tedeschi (gas, lanciafiamme...), Marconi aveva dichiarato: «Era opinione corrente che il progresso della scienza significasse inevitabilmente pace. Questa idea ha fallito. La Germania ha utilizzato la scienza al suo massimo, ma devo dire con dolore e rincrescimento che in questa guerra ha prostituito le sue conquiste scientifiche». Fatto sta che due giorni dopo, il 19 luglio, Marconi deve vedere il duce, ma si sente male e l'incontro viene annullato; nella notte, alle 3.45 del 20 luglio, muore. Maria Cristina, la moglie che gli ha ridonato la fede e una serenità prima assente e che lo ha trasformato da inquieto dongiovanni in marito fedele e felice, è lontana. Scriverà: «Essi (coloro che lo assistettero)mi narrarono con quale fede Guglielmo, negli ultimi atti della sua vita, avesse baciato ripetutamente il piccolo crocifisso. Era spirato con grande coraggio e rassegnazione cristiana». L'indomani La Stampa di Torino descrive così gli ultimi momenti della sua vita: Marconi «ricevé i conforti religiosi con intima partecipazione, da cristiano militante qual era sempre stato, e recitò il Pater noster con le suore... Poco dopo il telefono squillò, era il Pontefice in persona» che si informava sulla salute dell'amico. Ricordandolo nella Messa mattutina, subito dopo la morte, Pio XI sottolinea in particolare il fatto che la suprema aspirazione del defunto era stata «quella di contribuire con la sua attività scientifica al raggiungimento della vera pace cristiana fra tutti i popoli». Tutto lascia pensare che proprio la pace sia stato l'argomento segreto del 17 luglio. La morte liberò dunque il grande inventore da un incubo: dover vedere un'altra guerra e trovarsi pressato dalle richieste bellicose del duce.

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  7. 01/10/2024

    "Lo dice la scienza", ovvero quando la scienza diventa religione

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7664 ''LO DICE LA SCIENZA'' OVVERO QUANDO LA SCIENZA DIVENTA RELIGIONE di Enzo Pennetta "Lo dice la scienza" è una frase diventata di uso comune da qualche anno ed è anche una delle espressioni più fideistiche del nostro tempo. Affermare "lo dice la scienza" proclama un dogma di fede in un'epoca senza trascendenza, in una società bisognosa di certezze che ha creato una pseudo-divinità personificando qualcosa che non esiste: la "scienza". Quello che chiamiamo "scienza" è letteralmente ciò che si conosce su un determinato argomento e a parlare eventualmente è lo scienziato, per cui si dovrebbe correttamente dire: "Lo dicono gli scienziati". Ma anche sostenere "lo dice lo scienziato" equivale a proclamare un dogma, un atto contrario al metodo scientifico che è nato per superare quell'ipse dixit ("l'ha detto lui") che fu dei pitagorici e poi degli aristotelici. Il vero spirito scientifico consiste nel mettere in dubbio, non nel trasformare le affermazioni in dogmi. Uno dei massimi fisici del XX secolo, Richard Feynman, ci ha lasciato il suo pensiero al riguardo: scienza è credere nell'ignoranza degli esperti. Un dogma è letteralmente un'affermazione posta a fondamento di una religione, è l'equivalente di un postulato matematico non dimostrabile, l'esatto contrario del metodo scientifico sperimentale che richiede proprio una conferma pratica delle sue ipotesi. La scienza moderna nasce con Galileo Galilei nel XVII secolo e proprio la vicenda che lo vede coinvolto in uno scontro con la Chiesa cattolica costituisce un episodio fondamentale per capire perché non si debba far confusione tra affermazioni scientifiche e dogmi, tra scienza e fede. La vicenda Galilei è inoltre uno di quei fatti storici generalmente insegnato male e distorto da rivisitazioni ideologiche che attingono più all'invenzione letteraria che alla ricostruzione storica. Un esempio di questo meccanismo si può trovare nella riduzione teatrale fatta da Bertolt Brecht in Vita di Galileo. UNA FORZATURA Galilei all'inizio del Seicento inviò delle lettere private al matematico Benedetto Castelli e alla granduchessa di Toscana, Cristina di Lorena, in cui scriveva che il passo della Bibbia in cui si racconta di Giosuè che ordinava al sole di fermarsi (Gs 10,12 ss.) andava rivisto alla luce della teoria copernicana, che, essendo eliocentrica, non ammetteva che il sole si muovesse. Discutere su queste basi era veramente una forzatura: se Galilei venisse trasportato ai giorni nostri penserebbe che siamo tutti tolemaici poiché parliamo ancora di "solstizi" di estate e d'inverno, e solstizio letteralmente vuol dire il sole che si ferma. E diciamo ancora che il sole "sorge" e "tramonta" come se si muovesse nel cielo. A parte la pretestuosità dell'argomento, va fatto notare che si trattava di lettere private, maliziosamente utilizzate dal predicatore Tommaso Caccini per denunciare Galilei al Sant'Uffizio: questo ci insegna che le questioni scientifiche possono essere influenzate da aspetti umani che con la scienza stessa hanno poco a che vedere, motivazioni che non sempre sono la ricerca della verità e che rappresentano interessi e conflitti personali. Fatto sta che quella denuncia portò al primo processo a Galilei che si concluse con una sentenza dalla quale possiamo trarre un altro spunto importante: l'insegnamento della teoria copernicana, che fino a quel momento non aveva costituito alcun problema, venne sospeso nelle università pontificie finché la teoria non fosse stata dimostrata vera. In poche parole, la teoria copernicana non era un problema prima del caso Galilei ma lo diventò in seguito. Questo evidenzia che le questioni scientifiche si possono discutere liberamente ed è solo quando diventano problemi politici che la discussione viene negata: un argomento scientifico di cui non si può discutere è un argomento politico. L'ELIOCENTRISMO NON ERA UN PROBLEMA L'eliocentrismo non era un problema in sé: lo conferma il testo della lettera che il cardinale Roberto Bellarmino scrisse a Paolo A. Foscarini il 12 aprile 1615, affermando che «quando ci fusse vera demostratione che il sole stia nel centro del mondo e la terra nel terzo cielo, e che il sole non circonda la terra, ma la terra circonda il sole, allora bisognerà andar con molta consideratione in esplicare le Scritture che paiono contrarie». Bellarmino non era dunque contrario alla teoria copernicana in sé, che infatti, come detto in precedenza, era liberamente insegnata nelle università pontificie, ma era preoccupato dalla strumentalizzazione della teoria eliocentrica da parte di chi avesse voluto mettere in discussione l'autorità del pontefice che, è bene ricordarlo, era anche un sovrano. La sentenza del Sant'Uffizio fu comunque mite. Nessuna restrizione fisica fu imposta a Galilei che, come ribadito nella lettera di Bellarmino, avrebbe dovuto solamente produrre una «vera demonstratione» dell'eliocentrismo: una posizione assolutamente scientifica. Una delle affermazioni più comuni che si sentono ripetere riguardo al caso Galilei è che la teoria copernicana era contrastata dalla Chiesa perché toglieva l'uomo dal centro dell'universo e questo avrebbe costituito un problema. Questa affermazione nasce dall'ignoranza della vera concezione del mondo all'epoca, cioè quella della Divina Commedia, dove il geocentrismo ci mostra la terra come il punto più basso dell'universo, un luogo per nulla privilegiato dove, in accordo con una concezione più antica del cristianesimo stesso, regna la morte e il degrado del tempo: la terra è il luogo dell'imperfezione mentre i cieli sono perfetti e immutabili. Da questo si evince che adottare la teoria copernicana avrebbe abbassato il sole al centro dell'universo ed elevato la terra al terzo cielo, cioè ad una maggior perfezione. L'idea che una concezione antropocentrica potesse essere messa in dubbio dalla teoria copernicana è un errore di prospettiva in cui possono cadere gli uomini del XXI secolo, non quelli del XVII. CARDINALI AMICI Che la teoria copernicana non fosse un problema per la Chiesa Cattolica è confermato dal fatto che quando nel 1623 venne eletto Papa il cardinale Maffeo Barberini, con il nome di Urbano VIII, questi, essendo un amico di Galilei, lo invitò a riprendere il discorso sull'eliocentrismo e a scrivere al riguardo un libro con la sola raccomandazione di usare degli accorgimenti per non creare problemi di tipo politico. La cosa qui ha dell'incredibile: Galilei andò contro tutte le raccomandazioni dell'amico pontefice e giunse persino ad umiliarlo mettendo in ridicolo, nel suo libro Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, delle frasi che questi gli aveva rivolto. Questo comportamento portò inevitabilmente alla rottura tra i due e alla decisione di procedere per via giudiziaria. Per una maggior comprensione dei meccanismi che sottostanno alle vicende scientifiche va riportato anche il fatto che Galilei compì un'operazione scientificamente scorretta proprio a partire dalla scelta del titolo del suo libro che fa riferimento ai "due massimi sistemi" e cioè quello tolemaico e quello copernicano, mentre all'epoca esisteva una terza ipotesi che appariva robusta come quella copernicana. Il riferimento è alla teoria dell'astronomo danese Tycho Brahe che proponeva una terra ferma al centro dell'universo ma con i pianeti che giravano intorno al Sole, una teoria molto nota all'epoca che faceva propri i punti forti del geocentrismo e dell'eliocentrismo. Galilei correttamente avrebbe dovuto fare un confronto tra il sistema copernicano e quello ticonico, non quello tolemaico a cui ormai effettivamente non credevano più in molti. GALILEI AVEVA TORTO DAL PUNTO DI VISTA SCIENTIFICO Andando contro una narrazione diffusa, va detto anche che Galilei aveva torto dal punto di vista del suo stesso metodo scientifico sperimentale. Ritornando infatti alla frase di Bellarmino («...quando ci fusse vera demostratione che il sole stia nel centro del mondo»), Galilei cercò una dimostrazione del movimento della terra intorno al Sole e ritenne di averlo individuato nel fenomeno delle maree che secondo lui erano la conseguenza del nostro ruotare in un'orbita intorno al Sole. Al riguardo gli astronomi pontifici - i quali, contrariamente all'immagine grottesca che ne dà il già citato Brecht, erano di altissimo livello essendo gli stessi che avevano eseguito la difficilissima riforma del calendario nel 1582 - sostenevano correttamente che le maree non avessero nulla a che fare con il movimento della terra; del resto, il contemporaneo Giovanni Keplero aveva già proposto la teoria giusta e che cioè la causa delle maree doveva risiedere in una non compresa interazione con un altro corpo celeste come la Luna. In pratica, Keplero era giunto ad un passo dalla scoperta della teoria della gravitazione universale. Il confronto su quale fosse il centro dell'universo sarebbe proseguito fino a quando, nel 1792, Giambattista Guglielmini fornì la prima prova della rotazione terrestre, poi confermata nel 1851 da Jean Bernard Léon Foucault con il celebre esperimento svoltosi con un pendolo nel Pantheon di Parigi. M

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  8. Lemaitre, il sacerdote che intuì il Big Bang

    03/07/2023

    Lemaitre, il sacerdote che intuì il Big Bang

    VIDEO: La teoria del Big Bang ideata e verificata da uno scienziato e prete cattolico: George Lemaitre ➜ https://www.youtube.com/watch?v=q1MUSvVb41A&list=PLolpIV2TSebWIWP-3gYxkN2LbjB79Fu2F&index=2 TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7339 LEMAITRE, IL SACERDOTE CHE INTUI' IL BIG BANG di Marco Respinti Mezzo secolo fa, il 20 giugno 1966, moriva il sacerdote cattolico che ha descritto la nascita dell'Universo secondo un modello in cui ciò che la scienza scopre non nega ciò che la fede afferma. Georges Henry Joseph Eduard Lemaître nasce il 17 luglio 1894 a Charleroi, in Belgio, e lì compie studi classici nel Collegio del Sacro Cuore retto dai gesuiti. Dopo avere frequentato un anno propedeutico di Matematica nel Collegio Saint-Michel di Etterbeek, vicino a Bruxelles, nel 1911 è ammesso nell'Università Cattolica di Lovanio, all'École des Mines, la facoltà d'Ingegneria. Volontario nel primo conflitto mondiale, si guadagna la Croce di Guerra. Poi, nel 1919, torna agli studi, riorientandosi su Matematica e Fisica. Nello stesso anno consegue il baccellierato in Filosofia. Ma in lui la vocazione sacerdotale cresce forte sin dall'età di 9 anni e può corrispondervi con pienezza una volta terminati gli studi universitari, come gli aveva domandato il padre. Nell'ottobre 1920 entra così nella Maison Saint-Rombaut, che nel Seminario di Malines accoglie le vocazioni adulte, e, grazie alla lungimiranza dei superiori, prosegue gli studi scientifici approfondendo la conoscenza dei princìpi della relatività. Nel 1922 vince una borsa di studio per l'estero con la memoria La physique d'Einstein e può studiare Astronomia nell'Università di Cambdrige. In quello stesso 1922 aderisce alla Fraternità sacerdotale degli amici di Gesù, fondata dal cardinal Desiré-Félicien-François-Joseph Mercier (1851-1926), arcivescovo metropolita di Malines e figura significativa del neotomismo, che il 22 settembre 1923 lo ordina sacerdote. Si perfeziona quindi all'Harvard College Observatory (1924-1925) e al Massachusetts Institute of Technology consegue il Ph.D. in Fisica. Nel 1925 rientra finalmente in Belgio per insegnare nella facoltà di Scienze della sua alma mater corsi di astronomia, meccanica quantistica, calcolo delle probabilità, storia e metodologia della matematica nonché teoria della relatività e questo fino al 1964, allorché un infarto lo ferma. Ripresosi, nel 1966 sviluppa però la leucemia, e nella notte tra il 19 e il 20 giugno muore. Nel 1960 Papa san Giovanni XXIII (1881-1963) lo aveva nominato "prelato domestico di Sua Santità" nonché presidente della Pontificia Accademia delle Scienze in sostituzione di Agostino Gemelli O.F.M. (1878-1959). L'ATOMO PRIMITIVO A quella che si rivelerà essere una delle intuizioni più importanti di tutta la storia dell'astronomia il sacerdote belga giunge dando alle equazioni sulla relatività generale formulate da Albert Einstein (1879-1955) una soluzione diversa da quella prevista dall'idea di un Universo eterno e statico allora in voga e di fatto più onnicomprensiva (stizzito, il celebre fisico introdurrà infatti una nuova variabile con un gesto che solo più tardi definirà come il maggiore errore della propria vita). Nel saggio Un Univers homogène de masse constante, pubblicato nell'aprile 1927 negli Annales de la Société Scientifique de Bruxelles, don Lemaître ipotizza infatti che la velocità con cui le galassie si separano e allontanano l'una dall'altra - la cosiddetta velocità di recessione delle nebulose - sia la conseguenza diretta dell'Universo che si espande. È l'elaborazione di questo presupposto che porta ad affermare, certamente sul piano logico ma indubbiamente anche su quello fisico, che l'Universo debba avere un inizio: un punto di avvio che, postulato risalendo teoricamente a ritroso lungo il percorso descritto dal moto delle galassie, concentri tutta la materia di cui è fatto tutto l'Universo in uno stato di ordine perfetto opposto a quella descritto proprio dal moto di recessione. L'origine di tutto, insomma, in un'anticipazione clamorosa di quanto due anni dopo ri-scoprirà l'astrofisico statunitense Edwin Hubble (1889-1953) descrivendo empiricamente quella relazione tra distanza e velocità delle galassie che è passata alla storia appunto come "legge di Hubble". LO SCHERNO E LA CONFERMA Il modello che don Lemaître propone - stimando pure in circa 10 miliardi di anni l'età dell'Universo - è quello dell'«atomo primitivo», la cui esplosione radioattiva molto violenta e di breve durata avrebbe dapprima rapidamente portato il raggio dell'Universo da un valore prossimo allo zero (nel punto di origine) all'estensione ipotizzata anche dal modello einsteiniano, poi avviato due fasi ulteriori ma più lente di espansione (noi stiamo vivendo l'ultima). Per la maggior parte della comunità scientifica l'idea è però semplicemente inconcepibile. Lo stesso Einstein boccia pubblicamente il sacerdote nel 1927 e nel 1931 per via di quell'insopportabile (ai suoi occhi) "creazionismo" che la sua ipotesi veicolerebbe. Un ostracismo ancora più severo don Lemaître lo subisce peraltro dopo la Seconda guerra mondiale, quando l'astronomo inglese Fred Hoyle (1915-2001), ardente e ascoltato ripropositore dell'Universo statico, lo dileggia bollandone l'ipotesi come «Big Bang», il "grande botto" da cui, contro ogni plausibilità (dice Hoyle), sarebbero nati la materia e il tempo. Ma, come spesso accadde, proprio questa espressione canzonatoria ha fatto la fortuna di un modello intelligente di spiegazione della realtà capace di ridurre al silenzio gli avversari. Soprattutto da quando gli astronomi statunitensi Arno Penzias e Robert Woodrow Wilson, premi Nobel nel 1978, ne hanno trovato empiricamente i riscontri nel 1964 misurando la radiazione elettromagnetica di fondo presente nel cosmo come "eco" dell'esplosione lemaîtreana originaria. Tomista rigoroso, animato da profonda devozione mariana, ispirato dal modello sacerdotale di san Giovanni Maria Vianney (1786-1859), don Lemaître si è sempre ben guardato dai facili "concordismi" con cui scienza e teologia si sovrappongono. A lui, presbitero e scienziato, bastava contemplare la sinfonia della verità.

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"Ricordatevi sempre che un po' di scienza potrà allontanarvi da Dio, ma molta scienza vi ricondurrà a Lui" Luigi Pasteur, chimico e biologo francese (fondatore della batteriologia moderna)