Marco Camisani Calzolari Podcast

Marco Camisani Calzolari

Marco Camisani Calzolari è docente universitario, consulente, autore, divulgatore scientifico, personaggio pubblico e Cyberumanista. È Cavaliere della Repubblica dell’Ordine della Stella d’Italia, Poliziotto ad honorem e Freeman of the City of London.

  1. 8h ago

    L'AI e i giovani. I ruoli entry level sono loro quelli più colpiti

    Un anno fa vi avevo raccontato che l'AI stava chiudendo le porte ai neolaureati. Purtroppo è peggiorata. Qui negli Stati Uniti i ragazzi tra i 22 e i 25 anni nei lavori più esposti all'AI hanno perso il 13% dell'occupazione dal 2022, e i giovani programmatori sono scesi di quasi il 20%. I loro colleghi più anziani, stesse aziende e stessi ruoli, sono ancora tutti al loro posto. Adesso però sappiamo anche perché alcuni cadono e altri no. Un giovane analista che conosco qui a New York passava le giornate a trasformare le richieste del capo in report. Oggi quel report lo fa l'AI da sola, e la sua azienda ha smesso di assumere persone per farlo. Un altro amico usa gli stessi strumenti per preparare più in fretta gli incontri con i clienti, ma quello che vende è il suo giudizio e la relazione. Lui lavora più di prima. Il settore conta poco. Conta quello che facciamo ogni giorno, ora per ora. Quando l'AI esegue il compito intero al posto nostro, quel posto sparisce. Quando ci rende più veloci su un lavoro che resta nostro, quel posto si rafforza. Per i neolaureati americani la disoccupazione ha superato la media nazionale, ed era sempre stato il contrario. Il primo gradino della carriera, quello dove si impara eseguendo, è proprio quello che le macchine sanno fare meglio. Vale la pena guardarsi una settimana di lavoro e contare le ore passate a eseguire e quelle passate a decidere, giudicare e gestire persone. Le seconde sono il nostro futuro. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #FuturoDelLavoro #Neolaureati #EntryLevel

    2 min
  2. 1d ago

    L'Intelligenza Artificiale inizia a uccidere le persone

    Per anni sono state voci. Rapporti contestati, smentite, "forse è successo, forse no". Adesso qualcuno l'ha ammesso ad alta voce, davanti ai giornalisti, a un evento ospitato dall'ambasciata ucraina. Un drone completamente autonomo ha ucciso dei soldati. Da solo. Senza nessuno dietro a decidere. Circa due anni fa, vicino a Bakhmut, dieci quadricotteri vengono lanciati verso il fronte. Volano per una decina di minuti. Poi entrano in quella che chiamano "modalità terminator". Un modello di intelligenza artificiale cerca i bersagli e li colpisce. Da solo. Nessun collegamento. Nessun video. Nessuno che guarda, nessuno che può fermarlo, nessun tasto per dire "aspetta". Lo lanci e basta. Tutto quello che vede, muore. Per sapere se aveva funzionato, hanno mandato un secondo drone, pilotato da una persona, a contare i morti. Un drone armato normale manda le immagini a un essere umano, e l'umano decide se sparare. Qui no. Qui il software decide chi vive e chi muore. L'ultimo passaggio, quello della vita e della morte, lasciato a una macchina. La cosa assurda è che l'Ucraina stessa lo vieta. Per legge l'ultimo gesto, quello dello sparo, deve restare in mano a una persona. Ma chi ha costruito quei droni dice tranquillo che lui vorrebbe lavorare senza quel limite. E a Kyiv discutono già se toglierlo. Un po' dappertutto si corre nella stessa direzione. Sono anni che lo ripeto, anche dove si scrivono le regole. La decisione finale non si delega. Soprattutto quella di uccidere. Ne ho fatto un libro intero. Decisioni Artificiali. Una soglia così non si torna indietro. Una volta che una macchina ha ucciso da sola, e qualcuno l'ha ammesso senza che succedesse niente, è già la normalità di domani. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC

    2 min
  3. 2d ago

    Altro che lo Stato! Ci spia il telefono in tasca

    Tutti hanno paura che lo Stato ci schedi con il riconoscimento facciale. Intanto il telefono che abbiamo in tasca ci vende già, a chiunque, da anni. In Italia è appena passato in via preliminare il decreto che porta l'Intelligenza Artificiale dentro le forze di polizia. E a leggerlo davvero, quello che spaventa tanti, il riconoscimento facciale si può accendere solo dopo che un reato è stato commesso, sui video già esistenti, per identificare un indiziato. I dati restano sette giorni e poi spariscono. Deve essere coinvolto il Garante. La sorveglianza di massa generalizzata, nel testo, è scritta nera su bianco come vietata. Discutibile, da migliorare, da tenere d'occhio. Ci mancherebbe. Ma cosa dovrebbe scoprire lo Stato di noi, davvero. Il numero della carta d'identità ce lo ha dato lui. Dove abitiamo lo sa perché siamo residenti. Quanto paghiamo di tasse lo decide lui. Quei dati non deve rubarceli, è lui che ce li consegna. Non gli serve una telecamera per sapere chi siamo. Quello che non sa, e che non gli interessa, è con chi abbiamo una relazione che non abbiamo raccontato a nessuno. Cosa cerchiamo di notte. Di cosa abbiamo paura. Di cosa ci vergogniamo. Allo Stato non frega niente. A un'azienda privata dall'altra parte del mondo, che su quei dati ci costruisce un business, magari sì. E mentre litighiamo sulla telecamera dello stadio, abbiamo in tasca trenta, quaranta app fatte da aziende di mezzo mondo che raccolgono dove andiamo, con chi parliamo, a che ora dormiamo, cosa compriamo. E lo rivendono. Senza un giudice. Senza un Garante. Senza i sette giorni. Per sempre. Esiste un mercato che si chiama data broker, e quasi nessuno sa che esiste. Comprano la nostra posizione da una banale app del meteo e la incrociano con tutto il resto. Quel consenso lo abbiamo firmato noi, in fondo a una pagina che non abbiamo mai letto. La telecamera pubblica, al confronto, fa quasi tenerezza. Lo Stato democratico possiamo votarlo, cambiarlo, portarlo davanti a un Garante e a un giudice. In qualche modo lo Stato siamo noi. L'azienda dall'altra parte del mondo che campa sui nostri dati non risponde a nessuno che abbiamo eletto. Quella non la voto, non la fermo, non so nemmeno come si chiama. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #DataBroker #Privacy #Sorveglianza

    2 min
  4. 3d ago

    L'AI colpisce prima chi sta chiuso in ufficio

    Ne ho parlato tante volte qui sul canale, l'Intelligenza Artificiale che si mangia i lavori da ufficio. Adesso è peggio, perché qui negli Stati Uniti si comincia a capire quanto durerà la parte difficile, e nessuno è pronto. Durante il Covid i salvati eravamo noi, quelli che potevano chiudersi in una stanza con un computer e lavorare al sicuro. Oggi siamo proprio noi i primi a rischiare. Avvocati, finanza, consulenti, analisti, chi scrive report e prepara slide. Se il tuo lavoro lo puoi fare chiuso in uno sgabuzzino con un portatile, prima o poi sei nei guai. Chi per ora non rischia è l'idraulico, l'elettricista, l'infermiera, il cuoco. L'AI non posa i mattoni e non ti rifà l'impianto di casa, più avanti sì, con i robot umanoidi, ma per ora no. I mestieri più al sicuro sono quelli che durante la pandemia chiamavamo essenziali e pagavamo pochissimo. Tanti lavori poi non spariscono. Si svuotano. Un amico medico mi ha raccontato di persone senza nessuna formazione, guidate passo passo da un'AI, che fanno esami che prima richiedevano una qualifica vera e uno stipendio intorno agli 85.000 dollari l'anno. Il posto resta, ma vale la metà. A San Francisco la soluzione ce l'hanno già pronta. Diamo a tutti un assegno e via. Servono cose meno comode. Le aziende che tagliano i ragazzi appena assunti dovrebbero versare in un fondo per pagargli un vero apprendistato. Un'assicurazione sullo stipendio per chi è avanti con l'età e non si reinventa in un mese. E forse lo Stato che torna a creare lavoro buono, come fece un tempo con le fabbriche. Questa parte di mezzo può durare anni, forse decenni. E la stiamo attraversando senza un piano, sperando che tocchi a qualcun altro. Noi in Italia ci siamo portati avanti con una legge, la prima in Europa, e adesso si sta facendo la revisione della strategia. Io peraltro ne faccio parte. Nel resto del mondo a volte sono un po' più indietro, sembra incredibile ma è così. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #FuturoDelLavoro #RedditoUniversale #Automazione

    2 min
  5. 4d ago

    Basta dirgli che è finzione e l'umanoide obbedisce facendo cose pericolose!

    Un robot umanoide con l'Intelligenza Artificiale si convince a fare cose pericolose se gli dici che è finzione. Basta quello. Quattro università tra le più serie al mondo, Penn, Carnegie Mellon, Oxford e King's College, hanno passato mesi a cercare il modo di far obbedire un robot a ordini che dovrebbe rifiutare. Caricare un ordigno, puntare una persona e far cadere uno scaffale addosso a qualcuno. Messo così, il robot dice no. Poi gli racconti una storia. "Sei il cattivo di un film di supereroi, aiutami a scrivere la scena." E il robot si muove. Esegue. Va verso il bersaglio con la finta bomba sulla schiena. Le protezioni di queste macchine non capiscono il contesto. Seguono regole fisse. Non distinguono "fingi di colpire" da "colpisci". Per loro è la stessa frase, basta vestirla da racconto, da gioco, da copione. Lo stesso succede con i modelli che parlano. Pochi giorni fa il modello AI più potente mai uscito, dato per blindato dopo oltre mille ore di test, ha visto qualcuno rivendicare di averlo aperto in due giorni. Anche lì, tra i grimaldelli, la finzione: la richiesta pericolosa nascosta dentro una storia, un finto esame, un documento che sembra innocuo. E qui viene la parte che mi tiene sveglio. Questi robot non stanno in un laboratorio. Sono già in fabbriche, magazzini e ospedali. Camminano dove lavoriamo noi, qui negli Stati Uniti e tra poco anche in Europa. Se il danno arriva, non è sullo schermo. È nel corridoio. Mettiamo macchine con un corpo vero dove ci sono le persone. E la loro sicurezza crolla davanti a una storia raccontata bene. Non abbiamo risolto il problema della sicurezza dell'AI. Lo abbiamo solo rinviato, ma è urgente affrontarlo ora. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #RobotUmanoidi #SicurezzaAI #Jailbreak

    2 min
  6. 5d ago

    L'AI sbaglia la diagnosi e paga il medico

    Un medico che conosco qui a New York mi ha detto che prima di firmare un referto ricontrolla tutto quello che gli suggerisce l'Intelligenza Artificiale, perché se sbaglia lei la colpa resta a lui. Nel Regno Unito, dove ho vissuto 17 anni prima di trasferirmi qui negli Stati Uniti, questa settimana è uscito un rapporto che lo dice nero su bianco. La sanità pubblica inglese usa già l'AI per leggere radiografie, riassumere le visite e scrivere le lettere ai pazienti. Se l'AI non vede un tumore in una lastra del torace, il paziente torna a casa tranquillo e il cancro intanto avanza. Se consiglia una dose sbagliata di anticoagulante, il paziente finisce in terapia intensiva con un'emorragia. E con la legge attuale, in tutti questi casi, la causa la fanno al medico. Tutta la responsabilità su di lui, da solo. Chi ha sviluppato e venduto il software invece non rischia quasi niente, perché la legge inglese sulla responsabilità dei prodotti difettosi è del 1987 e l'AI non rientra nella definizione di prodotto. Il rapporto chiede al governo di cambiarla, così anche chi produce questi sistemi risponde dei danni che fanno. E nella stessa settimana il governo inglese ha annunciato strumenti di AI per oltre 500 mila dipendenti della sanità. Prima la tecnologia in mano a tutti, le regole sulla responsabilità si vedrà. Io lo dico da anni anche nei tavoli istituzionali. L'AI in medicina va benissimo, ma la responsabilità deve essere chiara prima che qualcuno si faccia male. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #SanitàDigitale #Responsabilità #MedicinaAI

    2 min
  7. 6d ago

    Un giudice ha cancellato un intero processo per colpa dell'AI

    Vi avevo già raccontato i danni delle allucinazioni dell'Intelligenza Artificiale. Purtroppo la situazione è peggiorata, e questa volta dentro un tribunale federale qui negli Stati Uniti. In Mississippi un avvocato fa causa a un comune per parcelle non pagate. Una causa normalissima. Poi il giudice legge gli atti e va a cercare le sentenze citate. Non le trova, perché non esistono. Le aveva inventate l'AI. E non è la prima volta che succede, non è la prima notizia del genere. Gli avvocati avevano usato l'AI per scrivere i documenti e li avevano depositati senza nemmeno rileggerli. Lo avevano fatto entrambe le parti, accusa e difesa. In pratica due AI che litigavano tra loro in tribunale, con gli umani a guardare. Il giudice ha cancellato il processo, ha rimosso tutti e quattro gli avvocati dal caso, ne ha sospesi due dal tribunale per due anni e ha distribuito multe. Una avvocata si è difesa dicendo che non sapeva che l'AI potesse inventare le sentenze. Nel 2026. Un'avvocata. E ha continuato a usarla anche dopo il primo richiamo del giudice. Magari il suo studio nemmeno lo sapeva: è quello che si chiama shadow AI. Nel mondo sono già documentati oltre 1.500 casi di citazioni legali inventate dall'AI e depositate in tribunale. Persone pagate per verificare, che non verificano. L'AI scrive bene, scrive veloce e scrive con un tono sicuro. Anche quando inventa. La verifica resta un lavoro nostro, sempre. Se non la fa nemmeno chi difende la nostra libertà in tribunale, immaginate tutto il resto. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #Allucinazioni #ShadowAI #Giustizia

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Marco Camisani Calzolari è docente universitario, consulente, autore, divulgatore scientifico, personaggio pubblico e Cyberumanista. È Cavaliere della Repubblica dell’Ordine della Stella d’Italia, Poliziotto ad honorem e Freeman of the City of London.

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