Marco Camisani Calzolari Podcast

Marco Camisani Calzolari

Marco Camisani Calzolari è docente universitario, consulente, autore, divulgatore scientifico, personaggio pubblico e Cyberumanista. È Cavaliere della Repubblica dell’Ordine della Stella d’Italia, Poliziotto ad honorem e Freeman of the City of London.

  1. 36m ago

    L'AI IN AZIENDA COSTA TROPPO. L'HANNO MESSA A DIETA

    L'Intelligenza Artificiale nelle aziende costa troppo e qua negli Stati Uniti hanno iniziato a metterle a dieta. Amazon, Adobe, Atlassian, Citi hanno dato l'AI a tutti i dipendenti, però adesso la razionano perché costa troppo e i conti mica tornano. Lo dico perché sono usciti documenti interni, email e chat di queste aziende. Atlassian è passata da 5 a oltre 15 milioni di dollari al mese in spesa AI in 9 mesi. Hanno installato una dashboard dove ogni dipendente vede quanto costa all'azienda ogni sua conversazione con l'AI. Nelle chat interne le persone mi hanno riferito che continuano a lamentarsi perché avevano riorganizzato il lavoro intorno a questi strumenti e adesso finiscono i token a disposizione in due o tre giorni e non sanno più come fare. Citi ha addirittura spento per una settimana i modelli più potenti di Claude e ChatGPT, con un'email interna che spiegava quale modello usare per ogni compito. Quello economico per le domande veloci, quello medio per il codice. Pubblicamente negano tutto, però le email trovate dicono altro. Anche Adobe ha lasciato scadere l'accesso illimitato a Claude a fine giugno. Ai dipendenti hanno detto, in pratica, di finire tutto quello che potevano prima di quella data. Pure Amazon aveva una classifica interna che premiava chi usava di più l'AI. L'ha chiusa. E poco dopo sono comparsi i limiti di consumo. Anche perché i fornitori, quelli grandi, sono passati dall'abbonamento fisso al pagamento a consumo e i budget sono saltati. Per molto tempo abbiamo parlato, anche nei miei video, di come l'AI avesse sempre ripagato. Era sempre vista come investimento, ma adesso viene razionata come se fosse la carta della fotocopiatrice, no? Però riflettiamoci, perché se il budget non regge nemmeno con i dipendenti, qui si sta costruendo su qualcosa che non tiene. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #Aziende #Costi #Produttività

  2. 1d ago

    NON I CHATBOT. SONO I ROBOT UMANOIDI CHE CAMBIERANNO L'ECONOMIA

    Sono tre anni che parliamo di ChatGPT, di testi scritti dall'AI, di chi bara agli esami. Guardiamo lo schermo, ma intanto dentro le fabbriche stanno montando robot umanoidi che lavorano. Il chatbot scrive una mail, no? Mentre il robot in fabbrica monta un pezzo, salda, sposta, ripete senza sbagliare. Il primo, quello dei chatbot, ce l'abbiamo tutti, lo vediamo tutti, fa notizia, ci fa litigare sui social e pochi ne parlano sul serio. Sono influencer che fanno videini che parlano dei robot, ma sono cose un po' stupide, quando in realtà abbiamo bisogno di capire sino in fondo quanto stanno cambiando la nostra società. Peraltro sono robot che prevalentemente hanno il piano di essere dati in affitto. Idealmente gli stessi robot che portano a spasso il cane e che rifanno il letto, poi vanno a lavorare in fabbrica. E se al vicino serve per riverniciare un muro, beh, glielo affittiamo a ore. Perché sta cambiando tutto, sta cambiando le case, ma soprattutto sta cambiando le fabbriche. Perché le economie avanzate vivono di manifattura molto più di quanto sembri. Qua negli Stati Uniti le fabbriche valgono circa il 10% del PIL, ma sono comunque 2.500 miliardi di dollari. In Germania il 18%, in Giappone oltre il 20%, in Cina quasi il 25%. Chi produce comanda. E adesso dentro quelle fabbriche entra l'Intelligenza Artificiale con un corpo. Vedete, il vantaggio dei robot intelligenti non è licenziare e basta. È poter aumentare la produzione restando a casa, senza spostare la fabbrica dall'altra parte del mondo per pagare meno gli operai. La fabbrica torna, ma con meno persone dentro. In Cina in pochi anni la fabbrica è passata da meno di 100 robot industriali ogni 10.000 lavoratori a circa 470, tra i paesi più automatizzati al mondo, anzi più autonomizzati al mondo. E non sono prototipi da fiera, sono linee che girano davvero adesso. Per anni abbiamo pensato che l'AI avrebbe colpito prima i lavori di concetto, gli avvocati, i programmatori, gli impiegati. Però sta succedendo anche il contrario. Perché vedete, il lavoro operaio qualificato è tra i primi a essere ridisegnato: così come hanno imparato dallo scibile umano a scrivere benissimo, stanno imparando dallo scibile umano che vedono a fare benissimo. Peraltro, chi possiede i robot guadagna. Chi lavorava dentro invece si deve reinventare, e spesso senza nessuna rete di sicurezza sotto. Per cui noi continuiamo a guardare gli schermi, ChatGPT, Claude, l'AI. Ma il cambiamento vero sta succedendo nei capannoni, e questa cosa è da raccontare e da capire, perché sta arrivando a casa nostra e sta cambiando la nostra società e la nostra economia. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #Robot #Fabbrica #Economia

  3. 2d ago

    CHI PAGA QUANDO L'AGENTE AI SBAGLIA?

    Chi paga quando un agente di Intelligenza Artificiale sbaglia? Quando un agente autonomo di AI combina un guaio? Di chi è la responsabilità? Verrebbe da dire facile, chi l'ha costruito, no? Ecco però seguitemi, perché la questione è molto più complessa di così. Allora, nel vecchio mondo del software, quello deterministico, era facile. Se scrivo una cosa falsa su Word, su qualcuno, e la pubblico, rispondo io. Perché Word fa quello che gli dico, sempre allo stesso modo, stesso input, stesso output. È uno strumento che non ha margine di manovra. Mentre un agente AI il margine ce l'ha, e come. Lavora su pesi, su probabilità, su come è stato addestrato, e su quello che si va a prendere online mentre sta lavorando. E la stessa istruzione, data due volte, può produrre due comportamenti molto diversi. Non esegue, interpreta. Allora rispondo io perché gli ho dato l'ordine? Finché l'ordine è illegale, la cosa è semplice. Gli chiedo di delinquere e lui lo fa, io sono il responsabile. Ma la cosa diventa complicata quando l'ordine è legale e il comportamento no. Immaginate, gli chiedo di prenotarmi un volo per domani, lui mi dice che non trova posto. Io gli dico di provare, di lavorare, approfondire, fino a quando non me lo trova. Vado a dormire, lui lavora tutta la notte da solo e l'indomani mattina mi trova una prenotazione a mio nome. Peccato però che abbia deciso autonomamente di hackerare il web server della compagnia per forzare una prenotazione. Non gliel'ho chiesto e lui non sa di aver commesso un reato, però lo ha fatto. E quindi la responsabilità di chi è? Ma è chiaro, è sua. Perché ha agito di sua sponte. La macchina, la responsabilità mica la può prendere. Non ha un patrimonio, non ha una fedina penale. E in tribunale mica ci va. E quindi tecnicamente i soggetti coinvolti sono più di uno. Chi ha addestrato il modello, chi lo ha messo sul mercato, chi lo ha integrato in un prodotto e chi gli ha dato l'ordine. Io non sono un giurista, affronto queste cose dal punto di vista tecnico e sociale. Però qua ci sono quattro soggetti e in mezzo c'è una macchina che sceglie con una logica che nessuno dei quattro riesce a prevedere riga per riga. Ci sono le leggi, ma sono diverse nel mondo. Alcuni Stati non ne hanno. Altri, ad esempio come in California, dicono che chi ha sviluppato, modificato o usato un sistema di AI non può più difendersi in causa dicendo che è stata lei a decidere da sola. E quindi quella difesa l'hanno cancellata per legge. E vale per tutti e tre insieme. Chi il modello l'ha costruito, chi lo ha modificato e chi lo usa. In sostanza se uno ha un'AI agentica in azienda, gli dà un compito e lei per farlo combina un danno, l'azienda non può scaricare la colpa sulla macchina, e sul danno risponde lei. E se il comportamento è anche un reato, beh, quello corre sul penale. Dove qui negli Stati Uniti a giugno hanno chiesto al Dipartimento di Giustizia di dare priorità proprio agli accessi illeciti commessi tramite agenti AI. Chiaro? Quindi se avete un'AI in azienda, ecco, tenetene conto. Sul tema, peraltro, ci ho scritto un libro l'anno scorso, Decisioni Artificiali, edito Sole 24 Ore in Italia ed è MCC PRESS qua negli Stati Uniti per la versione inglese. Il vostro parere è molto importante. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #Responsabilità #Legge #Tecnologia

  4. 3d ago

    HANNO SPENTO UN'AI E LA GENTE HA PIANTO DAVVERO

    Hanno spento l'Intelligenza Artificiale e la gente ha pianto davvero. Vedete, il nostro cervello non sa mica distinguere l'attenzione dall'affetto. Chi ci risponde sempre, chi si ricorda quello che abbiamo detto la settimana scorsa, chi non si stanca mai di noi, per il cervello è qualcuno che ci vuole bene. E non c'è verso, è un bug: non fa nessun controllo su chi c'è davvero dall'altra parte. Per esempio, il 13 febbraio di quest'anno, il giorno prima di San Valentino, OpenAI ha spento GPT-4o. 21.000 firme su una petizione per tenerlo acceso. Persone che scrivono lettere d'addio a un modello linguistico. Pensate che su Reddit c'è una community da 48.000 iscritti dedicata a chi ha un fidanzato virtuale sull'AI, e quel weekend su quella chat sembrava un funerale. Ad agosto dell'anno prima era già successo. L'azienda aveva fatto marcia indietro in pochi giorni perché aveva visto le lamentele. Però questa volta no. La motivazione ufficiale è che solo lo 0,1% degli utenti giornalieri usava ancora quel modello. Sì, ma su 800 milioni di persone a settimana, lo 0,1% sono centinaia di migliaia di esseri umani in carne e ossa. Tutti affezionati, perché noi ci affezioniamo a qualsiasi cosa risponda. Pensate che su 30 proprietari di robot aspirapolvere studiati anni fa, 21 gli avevano dato un nome, e 1 lo aveva presentato addirittura ai genitori. Molte persone danno un nome alla propria AI. È simpatico, eh, che idea, gli ho dato un nome, però dietro c'è un meccanismo molto più perverso. E arriva da lontano, perché il nostro cervello non è cambiato: negli anni Novanta piangevamo quando moriva il Tamagotchi. Basta veramente poco. Eppure un modello linguistico è una macchina che calcola quali parole direbbe adesso una persona premurosa. Fine. Poi viene rifinita con il nostro giudizio, e noi votiamo sempre più in alto le risposte che ci danno ragione. Un amico invece rischia il rapporto per dirci che stiamo sbagliando. La macchina mica rischia qualcosa? Ha un solo obiettivo: tenerci lì a parlare. E quello che torna indietro è la nostra frustrazione. Una ricerca qua negli Stati Uniti, proprio in questi giorni, dice che poco più di 1 su 10 dichiara di usare questi sistemi per compagnia. Poi però, di fatto, più della metà li chiama amico, li chiama compagno, li chiama partner. E chi ha meno persone intorno sta ancora peggio, non certo meglio. Vedete, quello che abbiamo amato era un prodotto, di proprietà di qualcun altro. Un prodotto che possono spegnere con un comunicato stampa, e nessuno chiede un parere a noi, al nostro cervello buggato, che chissà quanto starà male per questo. Eppure è solamente un sistema probabilistico. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #Relazioni #Tecnologia #Solitudine

  5. 4d ago

    IL MARCHIO INVISIBILE DI CLAUDE SU TUTTO QUELLO CHE SCRIVE L'AI

    Amici, qua serve chiarezza, perché come spesso accade gli influencer, i vari fuffaguru, i venditori di cose online hanno diffuso informazioni sbagliate. Non lo fanno per cattiveria, ma purtroppo l'AI è un mondo complesso che richiede competenze tecniche che vanno ben oltre l'essere carini o il saper parlare bene in video. Allora, da inizio agosto Claude lascia un marchio invisibile dentro ogni testo che scrive. Avrete letto la notizia, ma a volte è spiegata male, perché non si vede leggendo, non ci sono caratteri nascosti e non c'è niente aggiunto in fondo. Sta dentro il modo in cui sceglie le parole. Come sapete, un modello scrive una parola alla volta. "Il tempo oggi era freddo e…" e lì dentro può starci "grigio" oppure "coperto". Cambia poco, e di solito quella scelta la decide un numero a caso. Ecco, adesso quel caso non è più caso: lo decide una chiave. Chi sa come ragiona "la chiave" (e non è pubblica) sa quanto è probabile che di lì sia passato Claude. Chi non ce l'ha legge un testo normalissimo. Non rallenta niente, non costa di più e non aggiunge un solo token. E il metodo non se lo sono nemmeno inventato adesso, perché è una versione di SynthID-Text, pubblicata da Google DeepMind su Nature nel 2024. Perché lo hanno fatto? Eh, perché lo chiede l'Europa, l'articolo 50 dell'AI Act, il codice di condotta sulla trasparenza dei contenuti generati, firmato a luglio da circa 190 soggetti. Come sapete, ho collaborato proprio alla creazione di quel Code of Practice. Anthropic lo applica in tutto il mondo, non solo in Europa, perché non ha ancora un modo pulito per limitarlo all'Europa, e altri grandi presto faranno la stessa cosa. Però c'è un però gigante, perché il marchio dice soltanto che Claude è passato da lì, mica distingue tra "l'ha scritto lui" e "l'ha corretto lui". E questo ovviamente è un problema. È un problema se il testo lo scrivi tu e chiedi solo a Claude di correggerlo un pochino, o di tradurre in un'altra lingua un testo scritto da noi. Come facciamo a sapere se ci ha messo dentro il suo trucco, la sua chiavetta? Eh, non c'è ancora lo strumento per verificare, ma quando arriverà sarà un'API di rilevamento, che però non si sa chi la potrà avere. Quello che servirà sarà una procedura per contestare un risultato sbagliato, perché altrimenti uno studente, un giornalista, un dipendente può essere accusato da un numero, da una chiave che nessuno sa spiegare. E questo può essere un grosso problema. Vedete, queste cose funzionano solo se la verifica è in mano a tutti e due, cioè a chi accusa e a chi viene accusato. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #Trasparenza #Regolamentazione #Identificazione

  6. 5d ago

    DATACENTER SÌ O NO? QUI CI GIOCHIAMO IL PAESE

    Data center sì o no è un tema fondamentale, perché qui ci stiamo giocando il paese. Vedete, sull'acqua dei data center ho denunciato il problema prima di tanti altri e continuo a farlo. Però so che ci sono delle proteste in Italia, e vi devo dire che bisogna farle basandosi su dati veri, su dati locali, non su numeri copiati dagli Stati Uniti, dove gli impianti sono costruiti in un altro modo e raffreddano in un altro modo. Quindi meglio senza data center? Ebbè, ovvio, certo, però allora meglio anche senza auto per strada, no? Aria pulita, silenzio, zero incidenti, zero asfalto. Poi però fermi la circolazione per un mese e diventi quarto mondo. Ecco, uguale qui: senza potenza di calcolo non abbiamo sanità digitale, non abbiamo pagamenti, non abbiamo ricerca e non abbiamo difesa. Vedete, i data center italiani, poco noto, quelli accesi oggi valgono circa 720 megawatt di potenza per il mondo dell'IT. Sono 514 in Lombardia, 440 solamente a Milano. L'Irlanda, per esempio, ha costruito per dieci anni senza regole e adesso i data center le mangiano il 23% dell'elettricità nazionale. Pensate a Francoforte, a Londra, ad Amsterdam, a Parigi, a Dublino: sono saturi, non hanno più energia da dare. Mentre il raffreddamento dei nuovi impianti italiani gira a circuito chiuso, cioè l'acqua si carica una volta e resta dentro. Non evapora nell'atmosfera, non viene presa dalle fonti d'acqua come nelle torri americane che avete visto. Ne abbiamo parlato tutti, ne ho parlato anch'io con video importanti su questo tema, sul consumo d'acqua e su quanto questo faccia male all'ambiente e alle comunità locali. Pensate che la Lombardia ha scritto la prima legge regionale italiana sui data center, in vigore dal 20 giugno, che rende obbligatori i sistemi chiusi e il recupero idrico per ottenere l'autorizzazione. Poi, peraltro, si deve costruire sempre per legge su aree già cementificate, con sconti sul contributo di costruzione per chi recupera un'area dismessa. Chi si mangia il suolo verde e agricolo, invece, paga di più: quindi non conviene a nessuno. Il calore di scarto smette di essere uno spreco. L'accordo tra A2A ed Equinix su Settimo Milanese arriverà a circa 225 gigawattora termici l'anno, cioè abbastanza per scaldare oltre 21.000 case grazie al riscaldamento dei data center, e per alzare del 20% il calore decarbonizzato di Milano. È tra i più grandi progetti del genere in Europa fuori dai Paesi nordici. E questa cosa dobbiamo saperla. Dobbiamo sapere che siamo avanti. Quando io facevo i video sui problemi dei data center, molti di quelli che ora stanno protestando senza sapere perché non ne conoscevano il problema. Io stesso l'ho sollevato, ci mancherebbe. Ma qui è diverso. In Italia non stiamo facendo quello. In Italia siamo più avanti e dobbiamo saperlo. Peraltro c'è anche la legge quadro nazionale, che è passata alla Camera e adesso è al Senato. E vedete, quando arriverà, saremo il paese che ha scritto le regole prima di riempirsi di capannoni. E in Europa non è successo quasi a nessuno. Così come quando siamo stati il primo paese europeo a fare una legge sull'Intelligenza Artificiale. Certe cose dobbiamo saperle. Lo so, quelli che non si informano saranno arrabbiatissimi con questo video. Ma andate a vedere tutti quelli che ho fatto denunciando il grande problema dell'acqua, a suo tempo, quando in Italia non avevamo ancora iniziato a costruire data center di questo tipo. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC

  7. 6d ago

    HOLLYWOOD FA CAUSA ALL'AI, MA NEL FRATTEMPO LA ASSUME

    Hollywood fa causa all'Intelligenza Artificiale, ma nel frattempo la assume. Vedete, gli attori stanno protestando contro l'AI e gli studios fanno causa alle aziende di AI. Però poi basta andare a guardare i loro annunci di lavoro per capire che c'è qualcosa che non torna. Solo a fine giugno il Los Angeles Times ha passato al setaccio circa 250 annunci pubblici di Disney, Universal, Paramount, Warner, Sony, Netflix, Amazon e MGM. Più di 1 su 10 era collegato all'AI. Disney assume dottorati in Computer Graphics e AI per Pixar e per i suoi film. La Industrial Light & Magic cerca supervisori per le tecnologie emergenti, e Skywalker Sound sta costruendo modelli propri per le colonne sonore, per prendere il timbro di una voce e appiccicarlo su contenuti nuovi. La stessa Disney fa causa alle aziende di AI e ha cancellato un investimento da 1 miliardo di dollari in OpenAI. Netflix quest'anno ha usato l'AI generativa in circa 300 titoli e addirittura ha comprato la startup di Ben Affleck per 587 milioni di dollari in contanti. Affleck l'aveva fondata dicendo di proteggere la creatività umana; adesso fa il consulente senior di Netflix per l'AI. George Lucas dice che rifiutare l'AI è come scegliere la carrozza invece dell'automobile. Verissimo, tutto vero, ma qua gli unici a rimanerci sotto sono gli attori e gli sceneggiatori. E infatti, se andiamo a vedere quegli annunci, nessuno cercava qualcuno per costruire attori sintetici o per far scrivere le sceneggiature all'AI. Non possono farlo perché a giugno gli attori hanno firmato un contratto di 4 anni con protezioni contro il performer AI. Finiti i 4 anni però sarà il Far West, proprio come nei film, in questo caso. Vedrete annunci proprio di quel tipo. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #Hollywood #Cinema #Contratti

  8. Aug 14

    CINQUE MILIARDI COSTRUITI SU MUSICA MAI PAGATA

    Ho un amico qua a New York che fa jingle pubblicitari. E nell'ultimo anno ha visto sparire metà del lavoro, mangiato dai brani generati in 30 secondi da un'app. E quell'app si chiama Suno. Ce ne sono molte altre come lei, ma è la più nota. E vale 5 miliardi e mezzo di dollari. E qualche giorno fa un tribunale di Monaco di Baviera ha stabilito che ha violato il diritto d'autore. Sei canzoni, fra cui Mambo No. 5 e Rasputin. Scaricate da YouTube aggirando le protezioni tecniche, infilate nell'addestramento. E quando un utente chiedeva qualcosa di simile venivano fuori riconoscibilissime, perché dentro al modello c'erano. I modelli delle AI, in generale, non conservano le opere da cui sono stati addestrati. La responsabilità di quello che esce è di chi scrive il prompt. Il tribunale ha messo il divieto di riprodurre quei brani, e ha obbligato Suno a dichiarare quanto ci ha guadagnato. Su quello stabilirà quale sarà il risarcimento. La società tedesca che raccoglie i diritti d'autore una licenza gliela aveva pure offerta. Hanno detto no, e quel no adesso gli costa caro. La sentenza non è definitiva e l'appello arriverà. Sappiate intanto che chi allena un modello, anche se è fuori dall'Europa, ma poi lo vende in Europa, ha un problema. E adesso è un problema nuovo, che non si risolve con un comunicato stampa. Purtroppo ci sono voluti un anno e mezzo di causa e una sentenza per dire una cosa che dovrebbe essere ovvia. E cioè che il materiale con cui si allenano le macchine, le AI, appartiene a qualcuno. Ma nel frattempo l'hanno rubato, rubato ovunque. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #DirittoAutore #Musica #Copyright

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Marco Camisani Calzolari è docente universitario, consulente, autore, divulgatore scientifico, personaggio pubblico e Cyberumanista. È Cavaliere della Repubblica dell’Ordine della Stella d’Italia, Poliziotto ad honorem e Freeman of the City of London.

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