Marco Camisani Calzolari Podcast

Marco Camisani Calzolari

Marco Camisani Calzolari è docente universitario, consulente, autore, divulgatore scientifico, personaggio pubblico e Cyberumanista. È Cavaliere della Repubblica dell’Ordine della Stella d’Italia, Poliziotto ad honorem e Freeman of the City of London.

  1. 8h ago

    SERVONO PIÙ CHIP, ALTRIMENTI LA CURA DEL CANCRO ARRIVA PIÙ TARDI

    Rene Haas dice che l'Intelligenza Artificiale troverà una cura per il cancro. Da soli non ci arriveremo, non nell'arco della nostra vita. E dice che quel giorno slitta perché i chip non bastano. Haas guida Arm, l'azienda sta a Cambridge, disegna i cervelli dei microchip, quelli dentro centinaia di miliardi di telefoni e automobili. Quest'estate ha toccato il picco e ne ha fatto l'azienda britannica più valutata della storia. Lo ha spiegato alla BBC: modellare una cellula è troppo complesso. Modellare come un marcatore del DNA viene toccato dal cancro, uguale. Troppo perfino per i computer che fanno girare l'AI. Ma più modelli gli diamo in pasto, più quelle macchine diventano capaci. Prima o poi lo risolveranno. Lui ci crede, e ci credo anche io. Poi c'è il resto dell'intervista, no? Robot umanoidi diffusi entro 5 anni, che imparano a fare il letto, e che poi da soli imparano a sistemare gli asciugamani. Ed entro 10 anni li vede in fabbrica. O a riparare ponti. E sui posti di lavoro bruciati dice che le stime sono un po' gonfiate. E sul timore di una correzione in borsa delle valutazioni dell'AI, uguale. La tecnologia Arm, ricordiamoci che gira in metà dei data center di AI del mondo, e Meta gli ha chiesto di sviluppare un chip. E da marzo ha raccolto più di 2 miliardi di dollari di domanda. Però mancano i chip. Siamo in un ambiente a offerta limitata, dice. Servono altre fabbriche prima di mettere un data center nello spazio. E sulle fabbriche in Gran Bretagna, invece, però dice alt. Costano troppo e servono lavoratori specializzati. Meglio lasciarle dove stanno, in mano a TSMC. Quindi le previsioni sulla medicina le firma uno che i chip li disegna. E poi finiscono tutte più o meno allo stesso posto. Mentre Chris Bakal la gira al contrario. Lui lavora all'Institute of Cancer Research di Londra. Dice che ormai la domanda è cosa diamo da mangiare all'AI. E nel suo laboratorio i dati, però, se li producono loro, vengono da campioni dei pazienti reali sui quali allenano l'Intelligenza Artificiale. Sono modelli, roba raccolta davvero a mano. E tutto questo gira perfino senza un data center gigante. Dice che misure così possono togliere anni allo sviluppo di una cura. E se una terapia arriva prima, arriverà da chi ha le misure giuste. E quelle, sapete come si prendono? Un campione alla volta. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #Chip #Cancro #Medicina

  2. 1d ago

    LA PRIMA COSA DA FARE PER PORTARE L'AI IN AZIENDA È NON COMPRARE NIENTE

    Vedete, il posto dove far entrare l'Intelligenza Artificiale in azienda è il lavoro che qualcuno rifà identico ogni lunedì mattina. Cronometratelo: quante persone lo fanno, quante ore ci mettono, quanti errori escono. Se quel numero non ce l'avete prima, dopo non saprete mai se è servito a qualcosa. Poi scegliete un processo solo, non il reparto che urla di più, quello che ha i numeri. Le offerte da preparare, le email al servizio clienti, i verbali delle riunioni, i controlli sulle fatture. Roba noiosa, ripetitiva e che se sbaglia non manda a casa nessuno. Quindi prima ancora di aprire qualunque strumento, decidete cosa può uscire e cosa no. Scritto: nomi dei clienti, prezzi, contratti, dati del personale. E se una cosa non può uscire, allora o il contratto dice nero su bianco che non addestrano sui vostri dati e non bisogna comunque fidarsi mai, oppure quel pezzo gira su una macchina vostra, dentro le vostre mura. Fine. Come sapete ho incarichi istituzionali, sia con l'Agenzia per la Cyber Sicurezza Nazionale, sia con il Dipartimento per la trasformazione digitale, ma soprattutto sono nella task force della Presidenza del Consiglio per la definizione della strategia italiana dell'AI, e per tutte queste cose non posso usare AI di terzi. Devo usare quelle mie locali. Ho amici qua a New York che anche loro lavorano per le istituzioni e l'unico modo che hanno è usare AI locale. Ce l'hanno quasi tutti a casa. E poi quell'AI che introducete, datela in mano a chi quel lavoro lo fa già. Non a una task force di dirigenti che un'offerta non l'hanno mai compilata in vita loro. Due settimane, e chi la usa scrive cosa ha funzionato e cosa no. Perché ogni cosa che esce firmata dall'azienda la deve firmare una persona. Se sbaglia la macchina la responsabilità rimane comunque lì, perché bisogna controllare sempre quello che fa l'AI, sempre. Dopo misurate: stesso cronometro, stesso conteggio degli errori. Se il tempo non è sceso, si spegne e si cambia processo, senza fare storie. E la formazione non è il corso in sala con le slide, è sedersi con i loro documenti veri, con i loro casi veri e lavorarci insieme, certo. Prima ci vogliono dei corsi di base, ovviamente, ma poi è quello. E lo strumento invece si sceglie alla fine. È la parte più facile ed è quella che cambia in continuazione, peraltro. Perché intanto che decidete, i vostri dipendenti l'AI in azienda l'hanno già portata. Dal telefono, con l'account gratuito, e nessuno sa cosa ci hanno incollato dentro stamattina. Non entra quando lo decidete voi. Entra prima. Voi decidete solo se saperlo. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #Azienda #Processi #Sicurezza

  3. 2d ago

    SU YOUTUBE SPIEGARE UNA COSA È IL MODO PIÙ VELOCE PER PERDERE PUBBLICO

    È incredibile come funziona YouTube, lo guardate dal mio canale, no? Milioni di follower dappertutto e su YouTube poca roba. Perché vedete, noi spieghiamo davvero come funziona una cosa e quando lo facciamo perdiamo pubblico. Vedete, tutto dipende da come si misura un video, no? Perché conta quanto tempo stiamo dentro, soprattutto nei primi secondi. E una spiegazione vera ha bisogno di una premessa per farla capire. E la premessa è esattamente il momento in cui si scrolla via. La promessa, magari a volte un po' fuffosa, invece regge. Dico che sto per rivelare qualcosa e la rivelazione la sposto sempre più avanti. Ecco, chi fa quei video non è mica scemo, cioè fa danni ma non è scemo. E lo vede nei suoi numeri, mese dopo mese. Perché se prova a spiegare bene, come a volte ci impegniamo a farlo, insomma, noi esperti, il grafico, bam, crolla. Mentre prova a promettere, il grafico tiene. E quindi ovviamente scelgono quello che funziona meglio. Non il bene degli utenti. E poi ci si mette anche un altro strato, no? Quello nuovo. Cioè i canali che rifanno lo stesso identico argomento. Voce sintetica, immagini generate, copioni scritti in 20 minuti, costano quasi niente e si moltiplicano. Per cui chi ha passato 3 settimane a leggere i documenti, finisce poi in quella griglia lì di risultati. Accanto però a chi non ha letto niente. E da fuori mica si distinguono, no? Stesso titolo, stessa copertina, stessa faccia stupita dell'anteprima. Anzi, quello sbagliato ha spesso la voce più sicura. Perché chi conosce davvero una materia, si ferma a dire, non lo so, ha il dubbio, no? Davanti a una miniatura, il dubbio. Sembra debolezza. E il risultato lo vediamo tutti i giorni. E lo chiamano gusto del pubblico. Ma sono le regole con cui si distribuisce l'attenzione oggi. E non le scriviamo noi, e non lo scrive il pubblico, le scrive qualcun altro. Chi spiega bene, si sposta, finisce dentro una newsletter a pagamento, un podcast lungo, un corso, una community chiusa. Roba che si paga. A cui bisogna accedere. Non ti scrolla davanti, non ti passa davanti. Poi c'è quello che resta gratis e aperto, no? Davanti magari a chi cerca una risposta a mezzanotte sul telefono. È la versione detta benissimo da qualcuno che però non l'ha capita. E questo va ben oltre YouTube. Vale per il modo in cui ci informiamo tutti, no? Sulla salute, sui soldi, sull'Intelligenza Artificiale. Il sapere buono finisce alla fine dentro un abbonamento. Quello sbagliato resta libero e veloce. Te lo ritrovi qua, con la copertina pure più bella. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #YouTube #Contenuti #Attenzione

  4. 3d ago

    UN ESERCITO DI PROFILI FINTI DISCUTE DI POLITICA SENZA NESSUNO DIETRO

    Quasi 80.000 persone seguivano dei profili social senza che nessuno scrivesse nulla. Li apriva un software che decideva da solo cosa dire e nessuno lo comandava. Si spacciavano per americani qualunque, gente delle grandi città con le loro opinioni, taggavano i giornalisti e i politici sotto i post, rilanciavano i meme del momento e rispondevano nelle discussioni. Ma dietro non c'era nessuno. Erano attivi nella prima metà di quest'anno e la campagna arrivava da Teheran. Le opinioni erano tutte contro il Partito Repubblicano. Lo raccontano funzionari americani e ricercatori di sicurezza, non persone di parte. E questo può succedere in qualsiasi paese del mondo. È cambiato tutto. L'Intelligenza Artificiale permette ai bot di parlare come se fossero persone vere. Non sono più messaggi copia e incolla tutti uguali, riconoscibili. Fino a ieri una fabbrica di troll era una stanza con delle persone pagate a post. C'erano i turni, gli stipendi da pagare. Adesso non c'è più nessuno di fisico. Il software si apre i profili da solo. Se li tiene vivi per mesi. E si costruisce un seguito di persone vere. È chiaro, qua negli Stati Uniti si preoccupano per le elezioni di metà mandato. Ma chi si occupa di sicurezza, come me, vede un pezzo di software che discute di politica nel mondo americano, in questo caso. Tutto il giorno viene pagato da un altro paese. L'anno prossimo ci saranno le elezioni in Italia. E l'ultima cosa che vogliamo fare è essere influenzati da paesi stranieri che non ci vogliono bene. Pensate che poi hanno identificato anche due campagne di spionaggio che arrivano da aziende private israeliane. Una l'ha montata quest'estate IntelEye, una società di Tel Aviv nata nel 2023. E a fondarla sono stati degli ex dipendenti di NSO. Cioè l'azienda di spyware finita nella lista nera degli Stati Uniti. E loro dicono che erano solo dei test. Ma vedete, un test vuol dire che la cosa funziona. E una cosa che funziona si vende. Un governo invece se la deve organizzare. Un'azienda te la fattura. E chi la compra? Mica lo scrive che l'ha comprata, da nessuna parte. Quindi qualcuno magari ci risponde male sotto un post. Magari ci fa arrabbiare per mezz'ora. E può darsi che dall'altra parte non ci sia nessuno. Solo un software a noleggio. Pagato da qualcuno che non conosciamo. Per farci litigare tra di noi. Per spostare l'idea, per spostare i risultati delle elezioni. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #Bot #Disinformazione #Elezioni

  5. 4d ago

    151 MILIONI DI CONVERSAZIONI PER COPIARE UN'INTELLIGENZA ARTIFICIALE

    Hanno trovato 4.700 profili finti su app di incontri. Dietro c'era un'Intelligenza Artificiale. In 2 settimane hanno ingannato 25.000 persone. Persone vere che scrivevano a qualcuno e rispondevano però a una macchina. E sapete chi lo dice questo? Anthropic, l'azienda che fa Claude. Nel suo rapporto sulle minacce hanno trovato la rete e l'hanno spenta. E sapete cosa c'è nello stesso rapporto? 40 casi di abuso fermati. Qualcuno ha provato a usare Claude per fare ricerca su armi biologiche, qualcun altro per sorvegliare dissidenti e giornalisti. Operazioni di Stato, dicono loro: Cina, Iran, Emirati. E poi il caso più grosso: 151 milioni di conversazioni in 3 mesi. Oltre 3.500 account falsi, collegati ad Alibaba secondo il rapporto. E lo scopo era succhiare le capacità del modello per addestrare il loro Qwen. Si chiama distillazione: fai milioni di domande a un'intelligenza migliore della tua, ti tieni le risposte e con quelle insegni alla tua. Il modello lo copi senza entrare in nessun server. Vedete, io Qwen lo uso. Gira sulle mie macchine, come altri modelli cinesi a pesi aperti. È bravo, costa poco. I pesi li regolo io. Lo riaddestro io. E secondo il rapporto però è cresciuto anche così. Peraltro a scoprire tutto questo è stata un'azienda privata, guardando i suoi log. E le spie e i profili falsi non li ha mica fermati un governo. Li ha fermati chi vende l'abbonamento. E li ha fermati perché usavano Claude. Un modello a pesi aperti gira su un server privato però, e lì i log mica li può guardare nessuno. E chi ci riprova probabilmente sceglie un modello che non tiene traccia. Quello lo scarichi e basta. E noi in Europa abbiamo l'AI Act. Abbiamo le regole scritte bene. In Italia abbiamo fatto la prima legge sull'AI, a cui ho partecipato anch'io nella creazione. Ma nessuna azienda europea vede 151 milioni di conversazioni passare, perché il traffico passa da altri. E le minacce le vede chi ha il traffico. Chi ha il traffico decide anche cosa raccontarci e quando. Quindi difenderci vuol dire avere modelli nostri, server nostri, data center nostri, con i log che guardiamo noi. Oggi in Europa ci si difende guardando i rapporti trimestrali di aziende straniere. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #Sicurezza #Sovranità #Privacy

  6. 5d ago

    LE REGOLE SULL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE IN CLASSE LE STA SCRIVENDO CHI VENDE LE LICENZE

    Allora i bambini a scuola stanno imparando a usare l'Intelligenza Artificiale, ma nessuno gli spiega dove si ferma. Si apre la chat, si incolla la traccia di una ricerca magari, arriva il testo pronto, ma dentro quella chat ci finisce anche molto altro. Il nome, la scuola, il tema sulla famiglia e resta sui server di un'azienda privata da dove non lo togli più. E in classe questa parte non la spiega nessuno perché agli insegnanti non l'ha spiegata nessuno prima. Vedete le leggi parlano di competenze digitali, ma sui dati di un minore dentro un chatbot in aula le regole ancora non ci sono. Intanto le AI, le macchine rispondono sempre, in fretta, con un tono che non ammette dubbi. E un ragazzino davanti a quel tono si fida perché gli strumenti per controllare non glieli ha dati nessuno. Chiede una data, la macchina la sbaglia con la stessa faccia con cui dice le cose giuste. E nel quaderno comunque ci finisce lo stesso. Vedete, chi vende i chatbot alle scuole lo sa benissimo. E i pacchetti per l'istruzione girano già con la licenza e la formazione compresa, si compra la piattaforma e la chiamano innovazione. Vedete la parte noiosa, quella a cui un ragazzo si ferma e controlla quello che ha detto, quello che ha letto, dentro quei contratti lì mica c'è. Amici la tecnologia in classe è ovvio che ci deve stare e su questo non abbiamo dubbi perché è il mondo, è quello che i ragazzi andranno a vedere appena escono da scuola. Ma insieme ci deve stare anche qualcuno che spiega come guadagna chi te la mette in mano. In Italia siamo molto avanti sulle regole del digitale. Però bisogna fare attenzione alle aziende, alle compagnie private perché sono quelle che scrivono le regole. Quelli che vendono le licenze e i nostri figli imparano a fidarsi di loro. Occhio. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #Scuola #Privacy #Regole

  7. 6d ago

    COME APPARIRE NELLE RISPOSTE DELLE AI CON LA VOSTRA AZIENDA

    Una volta bisognava essere nella prima pagina dei risultati di Google e per cercare di ottenerlo si usavano varie tecniche SEO. Oggi invece le persone cercano dentro le chat dell'Intelligenza Artificiale e quando si tratta dell'AI di Google Search valgono quasi i posizionamenti di prima. Ma quando vi cercano su ChatGPT, Claude o altri, le cose cambiano. Se uno cerca "miglior produttore di finestre in Italia", se producete finestre vorrete che l'AI risponda che siete voi. O almeno anche voi. Eh, ma come fare? Allora, la prima cosa da sapere è che quando chiedete a una chat AI qual è il prodotto migliore per voi, i nomi lui ce li ha già in testa prima ancora di rispondere. E 86 volte su 100 quei nomi lì sono esattamente la risposta che poi arriva a tutti. Nessuno li aveva mica nominati nella domanda, li ha portati lui. Poi dopo va a cercare, se insistete, la ricerca gli serve soprattutto a confermare poi alla fine la lista che aveva già in mente. Una società che vende strumenti di monitoraggio, Searchable, ha guardato 90.000 fonti usate dall'AI a luglio. Uno chiede a Claude il software di selezione del personale più economico per le agenzie, e Claude parte da solo con 3 marchi. E quei 3 lì hanno già vinto. E voi se non siete fra quelli, state giocando una partita che è finita prima ancora di cominciare. Questa è la verità. Quando poi cerca, perché non è mica sempre, "Miglior CRM 2026" va a cercarlo 9 volte su 10. "Zendesk contro Intercom" una volta su 7. E "come scelgo un CRM", una su 34. Questo per avere un'idea. Quando guarda, mica guarda dove pensate voi. Il 63% delle pagine che apre corrisponde ai risultati di Brave, non Google. Google si ferma al 34%. 10 anni di posizionamento su Google per finire nell'indice poi di qualcun altro. Per cui prima cosa, per apparire su Claude, dovete prima apparire su Brave. Siete indicizzati su Brave? La cosa buona è che dentro i primi 10 risultati la posizione non conta quasi niente. La terza viene letta quanto l'ottava. L'undicesima non viene aperta mai. Chi paga per salire da settimo a terzo per Claude, paga per stare fermo. E poi il vostro sito lavora a metà. Cioè quando Claude apre una pagina del vostro dominio, la usa nel 31,6% dei casi, secondo l'analisi. ChatGPT nel 60,9. Un pezzo di stampa nazionale invece se lo tiene nel 52% delle volte. E i forum tipo Reddit nell'8,3%. La parte migliore di come fanno sta scritta nel loro stesso documento. Cioè quelli che vendono il monitoraggio ammettono che il monitoraggio, il loro compreso, misura soltanto le domande in cui Claude va a cercare, la minoranza. Su tutto il resto il cruscotto, come dire, è cieco. E sul locale, cioè attività locali, sta ancora peggio. Cioè ogni volta che hanno provato una domanda tipo "vicino a me", Claude ha ricavato il posto dal fuso orario e ha risposto "sempre Londra, ovunque". Per cui lì c'è poco da fare per ora. Quindi, in poche parole, se qualcuno vi vende un punteggio di visibilità locale su Claude, chiedetegli in che città crede che siate. E se vi risponde Londra, sapete già quanto valgono anche tutti gli altri numeri, tutti quelli che vi ha messo dentro l'idea, il cruscotto, l'offerta. Comunque, nei prossimi giorni conto di pubblicare alcuni approfondimenti sul tema, perché è davvero importante. #DecisioniArtificiali #MCC #SEO #Marketing #Visibilità

  8. Sep 28

    UN ROBOT SI HACKERA SENZA TOCCARLO

    Un adesivo su un cartello e il robot non vede più il muro, cambia solo quello che vede e nessuno gli ha messo le mani addosso. Vedete, fino a ieri un robot lo si metteva in sicurezza così: la gabbia intorno, il pulsante rosso, i sensori che bloccano il braccio quando passa una persona, per esempio. Funziona tutto, però ha una condizione: il robot deve vedere giusto. E adesso dentro il robot c'è un'Intelligenza Artificiale, guarda con le telecamere, misura con il lidar e decide da sola. E chi vuole fargli fare un danno lavora lì, su quello che entra nei sensori. Un'immagine stampata sul pavimento, un segnale radio che sposta il GPS di qualche metro. E il robot funziona alla perfezione ed esegue, solo che esegue la cosa sbagliata. Vedete, in fabbrica vuol dire un braccio che posa un pallet dove c'è una persona. Su strada vuol dire un'auto che legge uno stop come via libera. Vedete, la gabbia protegge da un guasto, ma qui il robot è sano, va esattamente dove crede sia giusto andare e ci va con tutta la forza che ha. IEEE Spectrum, la rivista degli ingegneri, lo sta scrivendo. Io ne parlo da anni, loro stanno lanciando adesso l'allarme. Io parlo da anni di targhe nei robot e di kill switch che stacchi veramente la batteria. Vedete, la sicurezza va pensata sin dal primo giorno, se aggiunta dopo è una gabbia intorno alla macchina che purtroppo ha già preso le sue decisioni. Ci si sta muovendo lenti nel mondo perché i robot non sono ancora qui, gli umanoidi intelligenti, ma stanno arrivando. Bisogna pensarci prima, avete visto cosa è successo con l'AI? È un po' tardino, bisognava farlo prima. Per cui un kill switch fisico, obbligatorio, che stacchi la corrente. Perché il software si inganna con una frase, ma il filo tagliato resta tagliato. E la seconda è una targa grande, obbligatoria, lo dico da anni, su ogni robot. Come le auto, così quando fa un danno si sa di chi è e chi risponde, anche se scappa via. Vedete, un robot che cade è un incidente, ma un robot ingannato è un attacco. E i robot lì, li abbiamo messi noi, dobbiamo occuparcene per tempo. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #Robotica #Sicurezza #Attacco

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Marco Camisani Calzolari è docente universitario, consulente, autore, divulgatore scientifico, personaggio pubblico e Cyberumanista. È Cavaliere della Repubblica dell’Ordine della Stella d’Italia, Poliziotto ad honorem e Freeman of the City of London.

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