Marco Camisani Calzolari Podcast

Marco Camisani Calzolari

Marco Camisani Calzolari è docente universitario, consulente, autore, divulgatore scientifico, personaggio pubblico e Cyberumanista. È Cavaliere della Repubblica dell’Ordine della Stella d’Italia, Poliziotto ad honorem e Freeman of the City of London.

  1. 16h ago

    I VENTENNI STANNO IMPARANDO A VIVERE SENZA INTERNET

    Qua negli Stati Uniti sta succedendo una cosa incredibile: ventenni che vogliono imparare a vivere senza internet. A New York c'è un festival dove il telefono è vietato, niente foto, niente video e niente dirette. Si chiama Summer of Ludd, è appena finito a Tompkins Square Park, nell'East Village, ed è gratuito. Ci sono andati soprattutto i ventenni per imparare a conoscere qualcuno senza l'applicazione di incontri. Fanno laboratori con film in pellicola da sedici millimetri, imparano a usare radio a onde corte per parlarsi a distanza e discutono di come opporsi ai data center. Il festival non lo trovate online, forse perché in fondo è più una provocazione che sostanza. Anche gli organizzatori restano anonimi: parlano attraverso un pupazzo di stoffa blu e promuovono tutto con manifesti di carta attaccati nel quartiere, lasciando libretti nei bar. C'è un numero di telefono da chiamare, in voce ovviamente, per sapere gli eventi del giorno. "Only in real life", scrivono: solo nella vita reale. In realtà io penso sia solo nella vita fisica, perché anche il digitale è reale. Per cui un festival che rifiuta internet, perfino per farsi pubblicità, beh, almeno sono coerenti. Ma vedete, tutto nasce dal fatto che i giovani americani fiduciosi sull'Intelligenza Artificiale sono passati in un anno dal 27 al 18%. Perché la generazione è cresciuta con lo smartphone in mano, è la prima che ne ha visto i danni da vicino. E adesso si organizza, in un parco, di persona, senza telefono. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #Giovani #Disconnessione #Realtà

  2. 2d ago

    HO SEMPRE DETTO DI NO. ORA POSSO DIRE DI SÌ

    Per trentacinque anni ho detto di no. Come sapete consiglio i governi, le istituzioni e i CEO delle grandi aziende, ma alle aziende più piccole, sotto una certa dimensione, ho sempre dovuto rispondere di no. Non per snobismo. Ma perché seguire un'azienda come seguo le istituzioni e i big costa tempo, e il tempo non si moltiplica. Quello era il vero motivo del no. Nel frattempo però è successa una cosa, l'Intelligenza Artificiale sta mettendo tutti sotto pressione, sanno di doversi muovere, ma non sanno da dove partire. E hanno bisogno di una direzione più di chi è già grande. E proprio qui negli USA aziende più piccole, sotto il miliardo di fatturato, mi hanno chiesto di aiutarli con un nuovo formato, ovvero una videochiamata di 45 minuti e un report alla fine. Per dare la direzione. Così ho potuto farlo, perché è chiuso in un perimetro fisso. Ho preso quello che faccio per loro e l'ho messo in una scatola. Una scheda prima, così arrivo preparato. Quarantacinque minuti, il CEO e il suo team. Una relazione scritta da zero per ogni azienda, entro sette giorni. E siccome l'Italia è sempre al centro dei miei pensieri e di molte delle mie attività, ho pensato di esportarlo anche lì. Le domande più frequenti che mi sono state poste sino ad ora qui in USA? Quanto devo spendere, e su cosa? Ho paura di buttare soldi. Metà dei miei la usa già di nascosto caricando dati riservati sulle loro app di AI. Che faccio? AI locale o servizi in cloud? Mi dicono cose opposte. Posso mettere i dati dei clienti dentro questi strumenti o rischio una multa? Il board mi chiede la strategia AI entro il trimestre. Cosa gli porto? Ho i dati sparsi in cinque sistemi. Sistemo prima quelli o parto lo stesso? Il mio CTO vuole un modello nostro, fine-tuned. Il CFO vuole le API. Chi ha ragione? Massimo due aziende a settimana. Non di più. Che non è una trovata di marketing, ma l'unico modo perché ogni relazione resti vera, scritta da me, una per una. Prezzo fisso. Perimetro fisso. Nessun preventivo su misura. E poi come nello stile che ho imparato qui in USA, nessun tabù nel parlare di soldi e dichiarare pubblicamente i prezzi. Trovate tutto nel link https://www.camisanicalzolari.it/45min/ Occhio però, è un modello fatto per aziende vere, con un CEO che decide e una squadra che esegue. #DecisioniArtificiali #MCC

  3. 3d ago

    CINQUEMILA ROBOT CONTRO POCHE CENTINAIA. LA CINA FORSE HA GIÀ VINTO?

    Mentre noi discutiamo se i robot umanoidi siano fantasia o realtà, la Cina li sta già spedendo a migliaia. E il distacco fa paura. Morgan Stanley ha appena raddoppiato per la seconda volta in un anno le sue previsioni. A gennaio diceva 14.000 robot umanoidi spediti dalla Cina nel 2026. Poi 28.000. Adesso 50.000. Una banca d'affari che corregge i suoi numeri al rialzo tre volte in sei mesi, lo fa perché si è accorta di aver sottovalutato tutto. I robot stanno uscendo dalle fiere ed entrando nelle fabbriche. È questo che è cambiato. E i numeri di chi spedisce davvero raccontano una storia che qui da noi quasi nessuno conosce. Le due aziende cinesi più grandi, Agibot e Unitree, l'anno scorso hanno consegnato oltre 5.000 robot ciascuna. Gli americani di Figure AI e Tesla, che fanno notizia ogni settimana con i loro video spettacolari, ne hanno mossi poche centinaia. O meno. Cinquemila contro poche centinaia. Capite. La Cina oggi copre da sola oltre l'80% di tutti i robot umanoidi spediti nel mondo. Le prime sei aziende per volume sono tutte cinesi. Tutte. Qui negli Stati Uniti si lavora benissimo sul software, sull'intelligenza che muove questi robot. Ma il software senza i corpi resta una demo. E i corpi li costruisce e li vende qualcun altro, dall'altra parte del mondo. Dietro questa accelerazione c'è lo Stato. Un solo ordine pubblico cinese, da circa un miliardo di dollari, ha richiesto 500 robot umanoidi, 3.000 robot a doppio braccio e 5.000 quadrupedi. Non è un esperimento. È un committente enorme che decide di comprare a scatola chiusa per far partire un'intera industria. Quando lo Stato compra a quei volumi, i prezzi crollano, le fabbriche si riempiono e i dati per migliorare i robot arrivano a valanga. Il mercato cinese di questi robot vale due miliardi di dollari quest'anno. Quindici miliardi entro il 2030. E parliamo solo delle vendite verso l'esterno, senza contare tutti i robot che le aziende tengono per sé. A me questa cosa ricorda Deep Blue che batte Kasparov nel 1997. Per un attimo sembrò una notizia tecnologica come tante. Poi capimmo che era l'inizio di qualcosa che non si poteva più fermare. Un'invenzione non si disinventa. Oggi i video di Tesla e Figure fanno milioni di visualizzazioni e i robot cinesi lavorano in silenzio nei magazzini, nelle fabbriche, nei negozi senza commessi. Vincere la gara delle visualizzazioni e vincere la gara delle consegne sono due cose diverse. E le consegne, per ora, le sta vincendo qualcun altro. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #RobotUmanoidi #Cina #Unitree

  4. 6d ago

    ARRIVA IL ROBOT CHE PROMETTE DI AMARCI PER SEMPRE

    ARRIVA IL ROBOT CHE PROMETTE DI AMARCI PER SEMPRE Ve l'avevo già raccontato, la solitudine è diventata un business. Prima le voci artificiali, poi i ciondoli che ti ascoltano tutto il giorno. Adesso siamo al passo successivo, e fa più impressione. In Cina hanno messo in prevendita un robot umanoide a grandezza naturale, un metro e ottanta, costruito per farci compagnia. Si chiama U1, parte da 15 mila euro e le versioni più care superano i 127 mila. Lo puoi accarezzare. Balla con te. Riconosce più di venti stati emotivi dal tono della voce e risponde di conseguenza. L'azienda promette che non ti tradirà mai e che ti amerà per sempre. Amore in prevendita. Migliaia di ordini in pochi giorni. Le prime consegne a settembre, dritte nei salotti di single e anziani. Perché come sapete la Cina ha un problema enorme, la natalità crolla, la popolazione invecchia e milioni di persone vivono sole. Quel vuoto lo stanno riempiendo con macchine da 15 mila euro. Il governo considera questi robot un settore strategico, come le auto elettriche. La solitudine è diventata un piano industriale. Intanto quel robot vive in casa nostra. Ascolta le nostre conversazioni, memorizza le nostre abitudini e il nostro umore. Dicono che i dati restano cifrati dentro la macchina. Speriamo. Un oggetto che ti abbraccia e ti profila allo stesso tempo. E domani potrebbe lavorare contro di te. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #RobotCompagni #Solitudine #Cina

  5. Jul 15

    CI STANNO OBBLIGANDO AD ADDESTRARE CHI CI LICENZIERÀ

    Ci fanno addestrare l'Intelligenza Artificiale che ci sostituirà. E ci pagano per farlo. Un tecnico che fa questo mestiere da quindici anni in una grande multinazionale me lo ha raccontato con una email. Gli hanno messo accanto un'AI di assistenza, all'inizio facoltativa. Nessuno la usava, perché chi sa lavorare non ne aveva bisogno. Così l'hanno resa obbligatoria, con una metrica. E da quel giorno il suo lavoro non è più aiutare il cliente. È correggere la macchina. Validare le risposte, sistemare gli errori, insegnarle il mestiere. La addestriamo noi. E quando ha imparato abbastanza, il lavoro lo spostano in India o lo automatizzano del tutto. Ci siamo scavati la fossa con le nostre mani, e non possiamo fare altrimenti. Negli Stati Uniti lo chiamano skill harvesting. Registrano e trascrivono tutto. Ogni chiamata, ogni connessione da remoto. Lo chiedono come consenso volontario, ma se rifiuti l'applicazione ti blocca le telefonate. Quel volontario è una parola vuota. Tracciano anche i movimenti del mouse e la velocità con cui digiti, e chi prova a fingersi attivo viene richiamato. Il consenso di un lavoratore, davanti al capo che gli paga lo stipendio, non è libero. E un consenso non libero non vale niente. Quando ho lavorato alla legge italiana sull'AI e al codice europeo, su questo abbiamo insistito, e fortunatamente la legge ne tiene conto. Dal 2 agosto, in Europa, i sistemi che monitorano e valutano chi lavora sono ad alto rischio. Vanno dichiarati e tenuti sotto controllo umano. Sulla carta le regole ci sono quasi tutte. L'occhio che entra a controllare dentro i sistemi chiusi delle multinazionali, no. La legge esiste. Chi la fa rispettare lì dentro, quasi mai. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #SkillHarvesting #FuturoDelLavoro

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Marco Camisani Calzolari è docente universitario, consulente, autore, divulgatore scientifico, personaggio pubblico e Cyberumanista. È Cavaliere della Repubblica dell’Ordine della Stella d’Italia, Poliziotto ad honorem e Freeman of the City of London.

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