Personaggi di Milano

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Milano e i suoi personaggi. Loquis presenta Personaggi di Milano, per scoprire dove sono cresciuti e quali sono le storie delle più importanti personalità della storia di Milano e i personaggi più famosi del jet set meneghino. - Scarica l'app Loquis per iOS e Android.

  1. 10/05/2021

    Francesco Facchinetti e le Colonne di San Lorenzo

    E’ nato a Milano nel 1980. Città che gli ha aperto gli occhi dopo un’esperienza come volontario nei sotterranei della Stazione Centrale di Milano. Figlio del tastierista dei Pooh Roby Facchinetti e dell'allora compagna Rosaria Longoni, Francesco ha vissuto a Mariano Comense, un paese della Brianza comasca, dove risiedeva stabilmente la madre. Milano ha cominciato a frequentarla da quattordicenne. “Da adolescente per un periodo fui un Punkabbestia, per protestare contro la mia famiglia e i Pooh, realtà che mi sembravano soffocanti” racconta Francesco, “Venivo a Milano, saltando sul treno e nascondendomi nella ritirata perché ero senza biglietto. Avevo la cresta e gli anfibi. Con gli amici andavamo alle Colonne di San Lorenzo dove c’era un centro anarchico e spesso ci scontravamo con i naziskin. Ne ho date e ricevute, compresa qualche sprangata”. Ha poi cominciato a lavorare come pr della discoteca Hollywood portando in giro i vip, come Marilyn Manson e Leonardo Di Caprio, che girava nudo su uno skateboard all’ultimo piano dell’Hotel Principe di Savoia. Dopo inizio a fare il dj folle all’Atlantique, dove metteva i dischi, gettava acqua sul pubblico e si spogliava restando in mutande. Claudio Cecchetto volle conoscerlo e da lì prese avvio la sua carriera con la “Canzone del Capitano. Tra le zone di Milano che più ama c’è Paolo Sarpi, che sta diventando il centro della nuova movida, ben collegata con Corso Garibaldi e l’Arco della Pace.

  2. 09/28/2021

    Alessandro Robecchi e la Milano dei suoi libri

    È nato a Milano nel 1960. Giornali, radio, satira, documentari, saggi, la scrittura dei testi TV di Maurizio Crozza e, nel 2014, l’approdo alla narrativa: davvero una figura poliedrica quella di Robecchi. I suoi libri, attenti alla società, alle sue diseguaglianze e contraddizioni, sono sempre ambientati in una Milano che Alessandro indaga e perlustra di continuo. Il nuovo romanzo, I cerchi nell’acqua, è il settimo episodio che vede muoversi nella capitale lombarda Monterossi, Ghezzi, Carella. L’autore non ha inventato un commissario, un carabiniere, e nemmeno un investigatore privato, ma tutto questo insieme: il suo è un coro di personaggi, un’alternanza di situazioni; lui si muove per la città, nella città: sopra, negli attici di piazza Repubblica; sotto, negli scantinati, nelle bettole, nei bar. L’obiettivo di Robecchi è quello di analizzare la nostra società, di andare a vedere cosa succede nel bar Tramonto di Turro o nello scantinato della Maggiolina. “Quando scopro un nuovo pezzo di città, mi piace andarci, ci torno per sette giorni a fare colazione nello stesso bar” ha dichiarato. Robecchi ricorda a tutti noi che “prima del Bosco Verticale c’era un bosco orizzontale” e lo fa raccontandoci le trame che si dipanano nelle vie malfamate, a pochi minuti dall’aperitivo al “bar fighetto”: lo fa raccontandoci come è cambiata Milano, ci ricorda poi che la Milano dei grattacieli c’è, ma c’è anche il resto.

  3. 09/14/2021

    Ulrico Hoepli e la sua casa editrice milanese

    E' stato un editore svizzero naturalizzato italiano. Nel 1870 rilevò per corrispondenza la piccola libreria di Theodor Laengner a Milano, nella Galleria De Cristoforis presso il Duomo, e si trasferì nel capoluogo lombardo. La libreria divenne rapidamente un punto di riferimento della borghesia colta milanese, che vi poteva trovare sia preziosi libri di antiquariato sia testi, in particolare scientifici e tecnici, in tutte le principali lingue europee. Sin dal 1871 Ulrico affiancò all'attività libraria quella editoriale, con la nascita della casa editrice Hoepli. Legatosi agli ambienti dell'Istituto Tecnico Superiore (che sarebbe diventato il Politecnico) e delle altre istituzioni scientifiche milanesi, come l'Osservatorio astronomico di Brera, il libraio-editore concepì un'importante operazione culturale: quella di rimediare alla povertà dell'editoria scientifico-tecnica italiana, creando una collana di testi agili destinati ai quadri tecnici dei quali lo sviluppo economico faceva intravedere un crescente bisogno. Oltre ai manuali, la casa editrice, oggi in via Hoepli, pubblicò anche opere di pregio, come la riproduzione del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci e la monumentale Storia dell'Arte Italiana. Ulrico contribuì allo sviluppo culturale anche con il suo mecenatismo: in particolare nel 1921 fondò la "Biblioteca Popolare Ulrico Hoepli" e nel 1930 donò alla città di Milano il planetario a lui oggi intitolato.

  4. 09/09/2021

    Livio Garzanti e la casa editrice in via della Spiga

    Ultima grande figura dell'epoca degli editori solitari, laureato in filosofia a Milano, dove era nato nel 1921, è stato un uomo che al valore della cultura ha dedicato la vita. Erano gli anni dopo il conflitto mondiale in cui gli editori, lontani dalle logiche commerciali e dai gruppi, andavano alla scoperta di talenti e in cui il libro veniva considerato uno strumento di elevazione sociale. Livio è stato l'editore delle Garzantine ma anche, nel 1955, di Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini, di Quer pasticciaccio brutto di via Merulana di Carlo Emilio Gadda, de Il prete bello di Goffredo Parise che si ispirò proprio a lui per scrivere Il padrone. Fondata dal padre Aldo, che aveva rilevato le Edizioni Treves nel 1936, la Garzanti di via della Spiga 30, con la sala riunioni affrescata da Tullio Pericoli con la storia della casa editrice, era passata nel 1952 sotto la guida di Livio, diventato presidente nel 1961. Schivo, famoso per il suo caratteraccio, l’editore aveva, come quelli del secondo Novecento, un grande intuito e fiuto ma era anche un uomo colto, lui stesso autore di due romanzi. Editore in pensione, come parlava di sé negli ultimi anni, Garzanti ha lasciato le redini della sua casa editrice forse quando ha capito che era tramontata un'epoca, quella in cui non si muoveva una foglia senza che lui non volesse. Alla sua morte, ha lasciato un fondo di 90 milioni da destinarsi ad associazione che si occupano dell'assistenza agli anziani di Milano.

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