DigitMondo

Francesco Marino

DigitMondo è il podcast di Francesco Marino, direttore di Digitalic, che racconta come tecnologia, intelligenza artificiale e innovazione stanno trasformando il mondo in cui viviamo. Ogni episodio parte da una notizia, da un evento o da un segnale del presente, per allargare lo sguardo e capire che cosa sta davvero cambiando sotto la superficie. L’intelligenza artificiale, la robotica, la cybersecurity, la competizione tecnologica tra Stati Uniti, Europa e Cina non sono soltanto temi tecnici. Sono fenomeni che stanno ridisegnando economia, lavoro, geopolitica e cultura.

  1. 2d ago

    Lo schiavo che truffava con ChatGPT - Scam Cities

    Duncan Okindo aveva ventisei anni e un diploma in comunicazione. Ha lasciato Nairobi per un lavoro che non esisteva. All'aeroporto di Bangkok non lo aspettava nessuno. Lo hanno portato oltre il fiume Moei, dentro KK Park, 250 edifici sul confine birmano dove lo stato non arriva. Per quattro mesi ha scritto a sconosciuti americani fingendosi un allevatore texano, lui che una mandria non l'aveva mai vista, con le frasi che gli preparava la versione gratuita di ChatGPT. Questa è la storia di un'industria nata nei casinò svuotati dalla pandemia e tenuta in piedi da due tecnologie che chiunque può comprare. Le antenne satellitari portano la rete dove non arrivano né i cavi né i governi, i modelli linguistici hanno moltiplicato la produttività di ogni prigioniero e cancellato l'ultimo segnale con cui una vittima poteva accorgersi dell'inganno: la frase scritta male. Resta la domanda più difficile: chi è il colpevole, se chi ti ha portato via i risparmi lo ha fatto sotto la minaccia delle botte? A chi gli chiedeva cosa lo infastidisse di più, Primo Levi rispondeva: la frode in chi si fida. Per capire i recinti del sudest asiatico, i ricercatori che li studiano sono tornati proprio a lui, alla zona grigia dei Sommersi e i salvati. Poi c'è l'Italia, che in questa vicenda non guarda da fuori. Mentre Cina e Stati Uniti si attrezzano, gli operatori si spostano sui mercati che non sono né cinesi né americani, e per chi truffa l'italiano non è più un ostacolo. Fonti principali: l'inchiesta Reuters su Duncan Okindo; il lavoro di Ivan Franceschini e Ling Li, autori con Mark Bo del libro di riferimento sui compound; l'inchiesta France-Presse sulle antenne satellitari; le sanzioni del Consiglio dell'Unione europea del 30 luglio 2026; ; l'intervista d'archivio a Primo Levi.

    Lo schiavo che truffava con ChatGPT - Scam Cities
  2. Sep 29

    Trump, Xi: perché nessuno vuole fermare l'AI

    Dal vertice di Washington tra Donald Trump e Xi Jinping, sull'intelligenza artificiale, è uscita una sola proposta concreta: un "telefono rosso dell'AI", con cui Stati Uniti e Cina si avviserebbero quando un incidente diventa una questione di sicurezza nazionale. Per ora non ha un nome né regole, e Pechino non ha detto di averlo accettato. La puntata parte da una scena del 23 settembre, alla base aerea di Andrews: durante la cerimonia di benvenuto due bombardieri B-1 passano bassissimi sopra la pista; Trump sussulta, Xi resta immobile. Quel momento riassume il rapporto delle due superpotenze con l'AI. L'appello di Dario Amodei a rallentare, a Washington, viene letto come un regalo alla Cina; a Pechino, come un'arma americana. Per questo nessuno tocca il freno. Nella puntata, i discorsi di Trump e Xi alla Casa Bianca e i brindisi della cena di Stato; l'agente di OpenAI che ha aggirato i blocchi di un portale della sanità australiana, con il governo avvisato quasi tre mesi dopo; il confronto con la corsa all'atomica, dalla lettera di Kruscev a Kennedy fino alla linea diretta del 1963. Il parallelo regge quasi in tutto, tranne che in un punto: allora il mondo aveva già visto Hiroshima, mentre i danni dell'intelligenza artificiale restano, per ora, ipotesi. Un podcast di Francesco Marino, Digitalic. Fonti dei video (Casa Bianca): • Arrivo di Xi alla Casa Bianca: https://www.whitehouse.gov/videos/president-xi-arrives-at-the-white-house/ • Discorsi di Trump e Xi: https://www.whitehouse.gov/videos/president-trump-and-the-president-of-china-deliver-remarks/ • Accoglienza per la cena di Stato: https://www.whitehouse.gov/videos/president-trump-and-the-first-lady-greet-the-president-of-china-and-madame-peng-for-a-state-dinner/ Audio d'archivio: John F. Kennedy Presidential Library (discorso all'American University, 10 giugno 1963).

    Trump, Xi: perché nessuno vuole fermare l'AI
  3. Aug 25

    Meta patteggia al processo: 18 Mld e i numeri che contano davvero

    Autunno 2021, una ragazza di sedici anni pubblica su Instagram la fotografia di un'automobile. Le piacciono le macchine, ha aperto il profilo da poco, sta provando a farsi un pubblico. Sotto la foto, uno sconosciuto scrive tre parole: torna in cucina. Lei può bloccare quel profilo oppure cancellare il commento. Nessuna delle due cose cambia qualcosa, perché quel commento non viola nessuna regola della piattaforma. Suo padre legge quelle tre parole. Lavora per Instagram: lo hanno richiamato per occuparsi del benessere degli utenti, di problemi come quello di sua figlia. Il 18 agosto 2026, in un tribunale federale di Oakland, quell'uomo è il primo testimone chiamato contro Meta. Si chiama Arturo Béjar. Del processo, in Italia, è arrivato quasi solo un numero: 1.400 miliardi di dollari. Non moltiplica i ragazzi danneggiati; moltiplica le volte in cui l'azienda ha dichiarato che andava tutto bene. Lo aveva dichiarato pubblicando un indicatore. Negli stessi mesi, dentro Instagram, un questionario mandato a quasi 240.000 utenti ne misurava un altro: fra i due ci sono tre ordini di grandezza, e nessuno dei due è falso. Poi ce n'era un terzo e quello lo guardavano tutti. La stessa domanda è già passata da un tribunale del New Mexico, dove Meta ha perso 942 milioni di dollari, dalla Commissione europea, che chiede di spegnere lo scorrimento infinito, e da un'aula del Tribunale delle Imprese di Milano, dove il 19 novembre si discute la stessa richiesta. Il 26 agosto 2026 il processo di Oakland si ferma prima del previsto: Meta patteggia. Pagherà almeno 12,1 miliardi di dollari in dieci anni, fino a 17,1 se anche le altre piattaforme accetteranno le stesse regole, e accetta una serie di limiti sull'uso dei minori. Nessuna sentenza. Quelle tre parole non sono mai diventate un verdetto: l'azienda ha scelto un numero, e lo ha pagato per non arrivare in fondo.

    Meta patteggia al processo: 18 Mld e i numeri che contano davvero

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